"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 7 aprile 2004                                         


Ogni scrittore, come ogni persona, ha le sue stelle d’orientamento, e a sua volta è stella (danzante?) per altri. Proviamo a segnalarne qualcuna

 

 

"Fondamenta degli Incurabili" di Iosif Brodsky

 


 

15. Baron Corvo

 

 

 


 

...dimenticare tutti i miei scrupoli […] in un luogo dove è assente tutto ciò

 che può stimolare il senso morale. Sono stufo di moralità. Tu no? 

Rolfe, Letters to Mr Dawkins.

 

Coltivare l’arte soave di farsi nemici: bon mot whistleriano o epitome d’un’esistenza mendace e squilibrata, quella di Frederick Rolfe? “Scalcinato e timido individuo dalla faccia di prete”, papa  mancato (quale bambino non mai vellicò il sogno d’esser anche lui Pietra?); pittore da sagrestia interdetto dalle diocesi di Santa Romana Chiesa per aver foggiato, in una trasfigurazione di Guglielmo di Norwich, centoquarantanove personaggi sulle proprie fattezze; poligrafo prolifico e petulante, manipolatore d’uno stile preziosissimo e menzognero, sbalestrato all’apice del sollucchero sull’onda marezzante di latinismi corruschi, fanfole maccheroniche, luminescenze di decomposizione. 

 

Rolfe a Venezia: quasi meglio di Comisso nei porti d’Oriente; come dire: fiotti di fulgore e sensualità suadente. Epperò anche certo spettro di decrepitezza sciancata. Del resto, cosa auspicare se non un grande avvenire dietro le spalle, dopo cinquant’anni sgomitati tra stenti e odi inveterati, scantonando spesso tenaci scie di conti insoluti, debiti untuosi, e -a sempiterna costante- il porger limosinante di mani callose? Ma finalmente a Venezia, dunque Felicità Maniaca. E allora subito precipitarsi nell’essenza più languida e corvina. Senza scrupoli di sorta. Solo mare, giovinezza rubizza, e il Canottieri Bucintoro. “Venezia è l'unica città che con la preziosità dei propri oricalchi e dei simboli allucinati riesca a costellarsi di una quantità di determinazioni latenti, dalla umile ed umiliata vita di tutti i giorni, così raccorciata nel suo raggio, alla grandiosa raffinatezza di eterna capitale, capace di resistere alla decadenza del presente.”  Filigrana autobiografica? 

 

 “Andavo a nuotare una mezza dozzina di volte al giorno; iniziavo con la candida alba e smettevo solo dopo il tramonto del sole che infiammava tutta la laguna con i colori dell'ametista e del topazio. […] Immaginate il luminoso universo crepuscolare di un cielo sgombro di nuvole e di un mare liscio e piatto, tutto fatto di caldo, liquido, limpido eliotropio, viola e lavanda, con striature di rame infuocato incastonato di smeraldi che, dall'altra parte, si fonde nell'incommensurabile blu degli occhi delle ruote dei pavoni, là dove cresce la luna, rosata come madreperla. In una simile beatitudine, noi tre avanzavamo con la nera barcheta, solennemente, silenziosamente, mentre svaniva l'ultima eco dell' Avemaria.” (The Desire and Pursuit of the Whole)

 

In laguna Rolfe svela la propria eclisse, e, come se chiedesse la verità vi prego sull’amore, a rispondergli è nientemeno che il divo Plato: “il desiderio e la ricerca del Tutto è detto Amore” (Simposio). Vendicarsi dunque, vendicarsi della vita agra, inabissandosi anche nel lusso e nel dolore di scoprire il proprio corpo trepido, ma troppo tardi. “Giunsi a Venezia in agosto, per una vacanza di sei settimane; vivevo, lavoravo e dormivo quasi sempre nella mia barcheta. Sembrava che, continuando a rimanere, sarei riuscito a truffare autunno e inverno, ma nel modo più leale e onesto. L'effetto di questo tipo di vita veneziana era tale su di me che mi sentivo un venticinquenne, in tutto tranne che nell'esperienza priva di valore e nell'inestimabile disillusione” (op. cit.).

 

Nondimeno sbrigliare la coscienza, e che tragga spontaneamente sino alla soglia della depravazione! E soltanto per istinto dissipatorio… Infine, riciclarsi come mezzano. Siamo o non siamo nella “città contro natura” (Chateaubriand)? Rolfe tramutato in “losca figura d’accaparratore di minorenni” (Praz), specie di lenone fervido e solerte, soprattutto nell’adunare ragazzotti forti di petto, saggiarne dapprima le consistenze, per poi dannarli agli illeciti piaceri di qualche mercante di passaggio. Così, schiumando sugli scogli del vizio, nascono le Venice Letters; redatte al solo scopo di inanellare spirali di lusinghe e lascivia. Ma altro che grettezze burocratik-ministeriali! Testi di spericolata magniloquenza stilistica… “La gioventù di Venezia ha un fisico tanto splendido quanto da nessun'altra parte. In una città in cui ognuno nuota dalla culla e in cui quasi chiunque abbia più di cinque anni ha remato (in equilibro e spingendo più che tirando) da venti o trenta generazioni (...), è possibile vedere (e senza cercarli) gli occhi penetranti, svelti e freddi, i colli nobili e saldi, le spalle opulente, le braccia gagliarde, i petti assolutamente splendidi, i tronchi flessibilmente muscolosi inseriti nei (e sorgenti dai) fianchi ben compatti, le gambe lunghe, snelle, fasciate da nervi, i piedi grandi, agili, sensibili, di quella gioventù immortale alla quale un tempo l'Ellade donava diademi". Del resto, non recita forse il più antico statuto remiero? Si è costituita in Venezia con il 1° Ottobre 1882 una società che prende il nome di Bucintoro. Scopo precipuo della Società è quello di promuovere e facilitare l’esercizio del remo.” Tutti gli uomini sono più abbietti di quanto le parole non possano dire. 

 

(riferimenti: Patto col Serpente e Studi e Svaghi inglesi, Mario Praz; The Quest for Corvo, A. Symons; New Quest for Corvo, Autori Vari; Geografia del Desiderio, Donatella Boni.)  


 

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