"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 9, dicembre 2004                        


Ogni scrittore, come ogni persona, ha le sue stelle d’orientamento, e a sua volta è stella (danzante?) per altri. Proviamo a segnalarne qualcuna

 

 

Cechov, Céline, Bulgakof, Benn: I medicamenta del dottor Scrittura

 


 

15. Doris Lessing

 

 

 


 

 “Hai avuto tempi meravigliosi, per un certo tempo: 

 ed è  il meglio che tu possa dire della vita.

  Nessuno s’aspetti d’essere felice per tutta la vita.

                                                                                                  E’ un desiderio infantile: non dura.”

  (Epigramma epicureo

citazione di D. Lessing su Zeitgeist  a proposito di Le nonne)

                                                                                                                                  

In un film francese del 2001 Rue du retrait, l’incontro tra l’infeltrita Mado e la quarantacinquenne stillinblossom Isabelle avviene in una farmacia. Già lì,  in odor apotecario di  scatole velenose e iniezioni salvavita,  si diagnostica la storia d’affetti cronici tra le due donne nella  trasfusione di sentimenti e  trapianto di gesti di cura.  A cielo aperto,  esploriamo i tessuti irrorati da  slanci  trattenuti e dal  realismo fin impudico  di  The diary of  Jane Somers  e  The Diary of a Good neighbour di Doris Lessing. 

Ho ascoltato  recentemente  un’ intervista rilasciata  da questa scrittrice ottantacinquenne, lucidissima e vigorosa,  nata in Persia (nome sempre così bello: “…Ricordo l’odore della sabbia al sole… E poi ricordo il viaggio per venire via: il battello sul Caspio, il treno in Russia...”),  vissuta in Rhodesia e poi in Inghilterra. La scrittrice dice parole che assomigliano al  suo volto: seducente e intraprendente alla maniera di Isabelle, timido aggressivoscontroso  come Mado. 

“… In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi;  ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi” (GV.21,18).

In Il diario di Jane Somers,  pubblicato nel 1983 sotto falso nome come sfida all’enclave editoriale britannica,  pagine di acidità perforante auscultano i respiri della terza età:  Maudie (la Mado del film francese) è vecchia, sola e ribelle: corpo prosciugato e implume in balia della morte cui si concederà solo dopo pozioni tremende. E Janna, Isabelle nel film, a seguito di questo strano incontro squagliacuore, le sutura qualche ferita divenendo amicaparente.

Nonostante certo orrore e schifo dell’inizio, Janna non l’ abbandona più: accompagna Maudie nelle dimesse miserie domestiche, negli spogli tè pomeridiani, nelle veglie finali, lunghe come corridoi ospedalieri  impregnati d’odor doloroso. Le due donne cauterizzano così piaghe slabbrate in pagine calpestate come corsie dai bianchi letti. In sottofondo, il rumore dei carrelli che svegliano affetti disperati  e mortiferi bubboni metastatizzati come le domande a cui noi tutti siamo sospesi.

Ci sono anche personaggi generosi e allevianti come Bridget. la favolosa “aiuto domestico”, o le infermiere all’ospedale che Janna impara a distinguere dal passo e dalla gentilezza nei giorni dell’agonia di Maudie. Sono queste infermiere a custodire il malato, a vegliare sui loro sentimenti: sanno che siamo corpo,  non organismo solo. Il  “grande dottore”,  in camice bianco con codazzo di giovani medici, ha smarrito, in questo libro,  il  giuramento di Ippocrate : per lui  Maudie è solo una vecchia col cancro da visitare con fredda mano. L’unica palpazione che emana tepore viene da un medico “di colore”,  un assistente indiano che farà ricredere Maudie nei pregiudizi razziali.


 

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