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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
ospodar Posted - 18/01/2006 : 16:20:36
citazione:"nostri padri sono democrito, epicuro e lucrezio, non i mistici e il tantra."
oh Fiornando - ecco, fa piacere che introduci questo punto - sono giorni che ne parlo col muro, e non che mi faccia poi così piacere soccombere sordamente.

[img]http://www.foto-video.ru/var/fv/storage/images/art/report/moda/3/50224-2-rus-RU/3.jpg[/img]

Mi stavo beffardamente domandando come e quanto l'istituzione del liceoginnasio, con la scelta dei suoi programmi e -a monte- delle sue materie, abbia contribuito alla formazione dell'identità nazionale italiana. Ora, si sa - l'ho constatato anche in questi ultimi tempi studiacchiando la formazione dello stato nazionale albanese - quando ci si ricompone geograficamente, e ci si ricompone quasi sempre per volontà altra e alta, è immediatamente necessario costruire memorie comuni: una maglia di storie, o di cosidetti miti, condivisibili di là delle più prossime vicende accadute, di là - nello specifico- delle giovini italie e delle partenze da quarto: collanti che funzionino per l'ex-pre. E quando capita, poi, di non averne nemmeno uno, di passato comune, o di essersi visti sbriciolare la memoria condivisa, beh allora si vira verso soluzioni diverse: mutuare eroi, dei, istituti, dagli Altri. lo spiega mirabilmente Wendy Doniger.

[img]http://moogly25.canalblog.com/images/Rome.jpg[/img]


...nel merito, la mia domanda, sfrontata e banale: ma perché mai l'Italia risulta così fortissimamente attaccata al pensiero greco? perchè in Europa rimaniamo gli unici a tributare un così grande onore formativo (e di affermazione sociale) a un indirizzo scolastico che prevede così tante ore alla settimana di lingua e letteratura antica? Lo facciamo più o meno immutatamente dal 1859 - la nostra società culturale, quella umanistica, quella nutrita a versioni dal greco al latino, ritiene di derivare proprio di lì: da Pericle, oltre che ovviamente dal Diritto romano; e dopo Costantino, dalle istituzioni aggrumatesi attorno al messaggio del Cristo. Ottimi riferimenti: i migliori, forse - epperò rimane un dubbio, come un senso di posticcio in tutta questa operazione... e non mi dite: la magna grecia, la penisola come piattaforma sul mare greco, il mediterraneo del V secolo succursale dell'Egeo...non mi dite così perché insomma, è noto: tutto Platone e il mondo dionisiaco ce li siamo volutamente dimenticati per anni, finché non è piombato nel perimetro ridotto della corte medicea (10.000 m.quadri) quel tal traduttore ebreo, chiamto proprio da Cosimo il Vecchio - e allora via con Careggi, Gemisto Pletone e compagnia bella... fenomeno capitale, vivaddio! - epperò così rilevante che il Cinquecento controriformista l'ha bell'e dimenticato immediatamente; così come il Seicento gesuita, incappucciato subdolamente, e latinorum a pranzo e a cena... sì, voi mi direte, il Settecento a roma è Winckelmann: perfetto - proviamo a studiare però i pensatori, e le istituzioni setteciuentesche: ci accorgiamo che qui è anche, e soprattutto, faccenda di moda: tutt'una gran pastorelleria da haute couture, con tanti idilli di Teocrito e facciamo un pic-nic mascherati à la grécque: allez hop, andra-poi-ennepe-musai... sicché, l'ospodar, che in fondo in fondo è proprio un figliolo della Grecìa più siculo-arabeggiante, finisce per pensare: il greco? bah.

http://www.hbo.com/rome/

...e lo pensa tre volte di più quando osserva una strana bizzarria:
un romano, ebreo, con albero genealogico in città da prima del 70 d.C. legge Levitico e dice: ah però, stanno parlando del mio popolo - il suo vicino di casa: sempre romano, cattolico, anche lui con avi in città da tempo immemore, apre l'Antico Testamento - che la sua Chiesa ha assunto nel canone dei Libri di ispirazione divina, quelli appunto sacri, e perciò santificabili - lo apre e dice: senti, fammi prendere il momsen/canfora che quelli sì che parlano di me... ma com'è sta storia?
15   U L T I M E    R I S P O S T E    (in alto le più recenti)
f.c. Posted - 26/02/2010 : 16:32:05
all'istante

[img]http://web.mclink.it/MH0077/IlGiardinoDeiMagi/Giardino%201/images/la_porta_orghia.jpg[/img]


"Se ci chiedessimo che cosa rappresentano, saremmo forse in imbarazzo nel rispondere. Per il momento, mi limiterei a ciò: queste figure ci danno il sentimento che l'istante doveva essere pregnante, sufficiente a se stesso, per poter diventare una degna cesura nel tempo e l'eternità."
(J. W. Goethe, Lettera a Zelter, 19 ottobre 1829)
nelson dyar Posted - 31/01/2009 : 20:11:13
Stare coi morti, preferire I morti


[img]http://farm4.static.flickr.com/3025/2938872218_f198d6d77f.jpg?v=1223932859[/img]



Stare coi morti, preferire I morti
ai vivi, che indecenza! Acqua passata.
Vedo che adesso più nessuno fiata
per spiegarci gli osceni rischi e torti

dell’assenza, adesso che è sprofondata
la storia… E così tocca a noi, ci importi
tanto o quel tanto, siano fioco o forti
i mesti richiami dell’ostinata

coscienza, alzare questa poca voce
contro il silenzio infinitesimale
a contestare l’infinito, atroce

scempio dell’esistente… (Al capitale
forse è questo che può restare in gola,
l’osso senza carne della parola.)
G. Raboni
sanbernardo granmente Posted - 22/10/2008 : 11:23:47

"Carcere infinito: perché sei infinito non si può evadere da te!"
Pessoa
campi giovanni Posted - 21/10/2008 : 15:05:30

poco dopo, poco prima, poco ora

"Poco dopo, allontanandomi pel corridoio deserto, udivo ancora la voce
triste e dolce, ora sommessa, ora più fote, come un richiamo, del suo
zufolo. Seduto sul tavolo, il povero monello eseguiva la canzone allora
tanto in voga, che s'intitolava 'O carcerato".
(Anna Maria Ortese, Il monaciello di Napoli)
nelson dyar Posted - 16/10/2008 : 06:51:26
[img]http://farm2.static.flickr.com/1249/1211074535_6e11519a88.jpg?v=0[/img]


"Ciò che vorrei è perdere quest'impressione di inconsistenza, di favola, di già passato e perduto, di solamente scritto e sbiadito, che copre per me ogni cosa bella."

A.M. Ortese La lente scura
fiornando Posted - 02/10/2008 : 16:13:47
HOMUNCULUS vs/ PAPUNCULUS



[...] stamattina ho finalmente trovato una struttura con energia inferiore a quella di Kelvin... giocaci un po' e ti accorgerai che non sempre si riduce ad un pattern... sto lavorando su questi tilings. ma sto anche cercando qualcosa di piu' utile per l'anno prossimo. ha da essere legato al cervello e alla vita. non mi va di perdere tempo con seppur divertenti partizioni spaziali. ne di progettare aerei veloci. ne' riparare individui. tanto alla fine muoiono. bisogna trovare il modo per salvare il salvabile. fino ad ora il libro ha fatto la sua parte. ma è il momento di dare una svolta e trovare il modo di "attivare" i dati lasciati da chi se ne va... questa strana connessione tra vita e intelligenza merita di essere esaminata piu' a fondo.


(da una mail d'un mio figliolo a giro per il mondo)

FORZA RUGGERO!
f.c. Posted - 17/11/2006 : 16:29:35
Indoli & idiomi

[img]http://xs302.xs.to/xs302/06262/Jung.jpg[/img]


Citazione:
fiornando scrive:

...per tradizione io intendo il luogo geometrico... un diagramma mentale, analogo a quello ideato dagli astronomi per decidere che razza di stella abbian davanti...


Sento anch'io la tradizione come "luogo": qualcosa dunque che si abita, si attraversa, si cura, si inquina, si segna, si contende, qualcosa in cui ci si limita o da cui si sconfina...

Solo, per quel che riguarda me, e certo per un apriori estetico e quindi molto radicale, la Tradizione (Rembrandt, Dante, Shostakovic, Buster Keaton, Manganelli, Platone, Maria Callas, Michelangelo...) configura un luogo tanto geometrico quanto può esserlo una nebulosetta quantistica. Uno spazio per equazioni piene di x.

Magari qualche volta c'indovino. Ma so anche che la metafora della nebulosetta sbuca fuori da una necessità mia: nel senso che io aprioristicamente trovo più abitabile un luogo magari paradossale, dalle leggi prevedibili solo vagamente, che gli ottagoni inappuntabili di Castel del Monte di Federico II: li moltiplicassi anche fino alla Babele di Borges, almeno io ci starei noiosamente.

Le scontornate nebulosette che ora sono ora in un modo poi chissà, mi piacciono di più e allo stesso tempo mi paiono più "giuste" per descrivere le cose, quindi anche per farmi un'idea della Tradizione. Per me funziona davvero meglio così, e immagino che la scelta (?) di questo habitus sia qualcosa che per il microtribunale della ragione mia non pura resterà sempre inconfutabile. Non so cosa farci, se non magari rileggere un po' di pagine dai Tipi Psicologici di Jung. O magari solo l'oroscopo (sono bilancia).

[img]http://jung.sneznik.cz/soubor_vize/image003.jpg[/img] [img]http://www.quilldrivers.com/leopardi.gif[/img]


Insomma, mica vero che si cambiano i modelli interpretativi come donne il duca di Mantova solo perché codesti modelli a un certo punto non funzionano. E' una fatica boia cambiare paradigma!, e in questo aveva davvero ragione Pareto: altro che liberi: siamo abitati e animati da "residui" atavici e potentissimi!...

Ma provo a tornare al punto.
Per me, su come si sta nel luogo abnorme della Tradizione, c'è tutto nell'irridente Leopardi del Parini ovvero della gloria:

"Se bene il progresso del sapere umano, come il cadere dei gravi, acquista di momento in momento, maggiore celerità; nondimeno egli è molto difficile ad avvenire che una medesima generazione d'uomini muti sentenza, o conosca gli errori propri, in guisa, che ella creda oggi il contrario di quel che credette in altro tempo. Bensì prepara tali mezzi alla susseguente, che questa poi conosce e crede in molte cose il contrario di quella. Ma come niuno sente il perpetuo moto che ci trasporta in giro insieme colla terra, così l'universale degli uomini non si avvede del continuo procedere che fanno le sue conoscenze, né dell'assiduo variare de' suoi giudizi. E mai non muta opinione in maniera, che egli si creda di mutarla. Ma certo non potrebbe fare di non crederlo e di non avvedersene, ogni volta che egli abbracciasse subitamente una sentenza molto aliena da quelle tenute or ora. Per tanto, niuna verità così fatta, salvo che non cada sotto ai sensi, sarà mai creduta comunemente dai contemporanei del primo che la conobbe."

Bellissimo!
Forse si può dire così: proprio perché la Tradizione è una cosa viva, lasciamole un po' di suspense anche nei nostri mentali "luoghi geometrici": se è viva, correrà dei pericoli, ogni tanto farà delle stupidaggini o avrà dei colpi di genio: pericoli e colpi perfino mortali. Anche la bellezza, nell'orizzonte instabile delle nostre apparenze, poiché è viva è mortale. Almeno in Leopardi questo è chiarissimo: sublime che non per questo si accontenti di fare baffi alle Gioconde degli altri.

Di bellezze caduche è lastricata la strada della Tradizione: magari la Tradizione è questa strada necessaria, fastosa e cimiteriale. Dove, del resto, nemmeno la morte è sicura (Dante, mica Guittone, è morto più volte e molto più radicalmente di Nosferatu; niente garantisce che abbia perso il gusto di morire, di morire ogni tanto chissà per quanto).



fiornando Posted - 16/11/2006 : 12:35:43
Sabbie immobili, Sirene volanti


ti credo su tutto, sulla parola, solo non dire che la tradizione "ama nascondersi". perdona la mia buaggine, effecì, sai bene che il mio è un procedere per sassi e ciccia, più che per finèsses di spirito: per tradizione io intendo il luogo geometrico delle bellezze che il tempo, guastatore di quelle di carne, non è riuscito a intaccare: certezza sotto gli occhi di tutti, anche dei pessumi tra i prof, che estrapolata dà l'altra: che mai ci riuscirà. a tal punto è presente alla coscienza, la tradizione, che lo stesso creatore di things of beauty - il quale non sa, per dirla con te, com'è realmente fatto il suo viso, o il suo culo - sa invece benissimo che la sua opera ne fa parte, è un monument'aere perennius (e non passa per sfacciato se lo grida ai quattro venti). come ce l'ha lui, questa certezza, ce l'ha anche chi creatore non è, ma che a godere delle creature è avvezzo, assuefatto, ammaliziato nel tempo: per brevità, e comodità, di fronte al mare magnum dell'offerta estetica, costui s'è costruito un diagramma mentale, analogo a quello ideato dagli astronomi per decidere che razza di stella abbian davanti: se una supergigante, un ordinario sole, o una nana bianca lì lì per spegnersi. Diagramma tipo, visto che ti piace il cinema: se questo è il gruppo dei vari Rossellini, Visconti, Bunuel, Kubrik, Sokurov, com'è possibile infilarci Benigni, Moretti o Zeffirelli? evidentemente non si può. chi lo fa, due sono i casi: o è in malafede (che include buonismo, comunella e partito preso), e allora è comprensibile, o è un bue più bue di me.
f.c. Posted - 14/11/2006 : 14:02:15
Kultur und Spectakularitation

[img]http://www.panorama.it/panorama/statici/homegenerale/img/aperture/mielih230205.jpg[/img]


Nell'homepage del Corriere (www.corriere.it), c'è il richiamo delle pagine dedicate a "Spettacoli e Cultura": intanto, perché assieme? e perché Spettacoli prima? Immagino che se scoprissero la Decima di Beethoven o se oggi fosse uscito un fondamentale saggio di Umberto Eco su Kant e la deforestazione del Congo Belga, lo segnalerebbero qui, anche se per i più la cosa non sarà mucho spettacolar!
Ma forse no, forse neppure qua.

Le quattro notizie della sezione "Spettacoli e Cultura" sono queste: Napoli piange Merola; Cruise: anche i Beckham alle nozze; Troppe scollature: Toffanin bacchetta; Addio a Palance, cattivo di Hollywood.

Naturalmente, la sezione Scienze sta da un'altra parte rispetto alla Cultura: Sienze sta con Tecnologie. Dove si leggono pagine su: Massaggi e pomate per il BlackBerry; Visto, trovato: il motore dello shopping; «Naviga su siti vietati? Non è reato»; Playstation 3, sbarco in Giappone.

Poi dicono che è tutta colpa della scuola.
f.c. Posted - 11/11/2006 : 15:55:29
Glossa armonica al precendete

[img]http://www.liberonweb.com/images/books/8845906671.jpg[/img] [img]http://www.liberonweb.com/images/books/8845919374.jpg[/img]


Postulato delle sabbie immobili:
Perché un'opera degna di tradizione abbia successo, deve permettere l'equivoco di una o più letture modaiole. Questo suo lato infìdo, entropico, volgare e almeno latentemente puttanesco è essenziale per farne commercio su una qualche scala economicamente e dunque politicamente significativa. Visto che è capitato in questi giorni di leggerlo nel nostro forum, tutti sappiamo che per la fama di Nabokov fu essenziale l'equivoco pornografico di Lolita, in realtà capolavoro inconfutabile. Se vuoi intuire cosa fu Nabokov per chi ne capiva, leggi però le pagine bellissime di Nina Berberova in Il corsivo è mio: lo scrittore che "giustificò" un'intera generazione.

Corollario delle sirene volanti:
La potenzialità di equivoco modaiolo di un'opera variano ovviamente da opera a opera, e di per sé non dicono nulla del loro valore, né in senso positivo né negativo.
La conclamata, e dunque sospetta, superiorità di Dante su Cavalcanti potrebbe per esempio dipendere dalle gigantesche capacità di equivoco modaiolo della Commedia, rispetto a quanto offrirebbe quel vertice assoluto dell'homo apparso sulla terra che è Donna me prega, canzone non meno eccezionale del poema, ma più rigorosa, ardua, affilata, e per di più atea.

(Lo stesso può valere, sempre per restare al nostro forum, per la differenza di successo ma non di qualità tra Le lezioni di letteratura del falso pornografo Nabokov e il falso gruppo63 Manganelli del Pinocchio parallelo ).


[img]http://pages.prodigy.net/kubrick/lolita.jpg[/img]


Obiezione al corollario:
La potenzialità di equivoco modaiolo di un'opera potrebbero essere non casuali, ma direttamente proporzionali alla sua vitalità (capacità non decriptabile, ma non per questo meno reale, di sopravvivere a tutto: autori, lettori, critici, professori, oblio, giornalisti, canoni, cannoni, ecc.).
Esempio non casuale: Amleto è un'opera talmente gigantescamente equivocabile, da aver fatto sospettare che la somma degli equivoci coincida con l'opera (T. S. Eliot).

Obiezione all'obiezione, ovvero Del circolo da cui non si esce:
Esiste un legame di reciproca dipendenza tra vitalità dell'opera e vitalità dei fruitori. Per cui, se i lettori fossero spippi, l'opera risulterebbe moscia anche se non lo fosse (cfr. G. Leopardi, Parini ovvero della gloria). Vedi anche quello che i filosofi chiamano "circolo ermeneutico".

Glossa antirelativista all'obiezione di cui sopra (in onore di fiornando):
Il che non toglie che le perle ai porci restino perle (e i porci alle perle porci).
f.c. Posted - 10/11/2006 : 19:51:56
Sabbie immobili, Sirene volanti


[img]http://www.romaspqr.it/ROMA/Foto/ulisse_sirene.jpg[/img]



Citazione:
fiornando scrive:
Quanto al criterio estetico, appunto, bisognerà trovarne uno che non sia autoreferenziale, relativistico, soggettivo, piantato nella sabbia del presente


Caro fiornando, molto di me condivide "lo spirito" di questo tuo post visceralmente. Compreso il lato crociato ("dogmatici, e cattolici, universali") e odisseico ("aggràppati bene all'albero del passato"). Va da sé che con la Tradizione si scherza meno che con Polifemo, e che la fedeltà alla Signora può solo essere perinde ac cadaver. Nel Suo raggio, siamo nello stato di grazia in cui finalmente non si dà scelta, e dunque errore.

Ma la vitalissima Tradizione è lei "il vento", rispetto al quale il presente leggerino e modaiolo è un refoletto neppure rococò: in realtà, una mefitica bonaccia che neppure nella Linea d'ombra...

Ora ammetterai che, nello stesso tempo in cui la Signora agisce come la bufera dei lussuriosi, è anche ironica e addirittura eraclitea: ama insomma nascondersi. Soprattutto ai professori (a parte i tuoi, è un dato statistico e dunque storico: niente spiriti polemici). Questo agire nascosta, della Tradizione, la renderebbe addirittura simile all'inconscio. Ma su questo non vorrei dire altro.

Pensavo invece, ma è solo un esempio, a Leopardi, saturo di tradizione, e quindi non compreso, non letto, non riconosciuto. E a Croce, Musa di tutti i Professori del nostro Indefettibile NO-vecento: quello con la matita rossa e blu di Poesia e non poesia, che legato al tuo albero si sarebbe sentito ottimamente carducciano di sicuro, ma per non capire un H non solo di Leopardi ma un po' di tutto...

Sai meglio di me che la Tradizione non va in giro col cartellino per avvertirti "Eilà, son io!". Quella è la moda, che infatti legge di tutto, ed è molto colta: non solo Baricco ma anche Baudelaire Ovidio e i presocratici. Sgalambro e Battiato si offenderebbero se gli negassi la tua disco-bibliografia. La moda ciàncica con tutto. In modo modaiolo, ma lo fa: e anche questo mi sembra un dato statistico e quindi storico. Magari tende a buttarla sempre alla Hollywood e farebbe scendere Leopardi dalla scala di Wanda Osiris, ma che vuoi farci. E' il suo mestiere: lo stiamo leggendo su tutti i muri e i giornali che il Diavolo veste Prada.

Quando fa sul serio, e tu potrai a ragione dire "sempre", la Tradizione agisce al contrario per giri tutti suoi, "detta dentro" in modo sghembo e strano. E' introversamente fastosa. Quando fa certi suoi sconquassi più eclatanti, e subisce con estremo rammarico l'onta di qualche catastrofico successo, è perché la si equivoca sempre e la si prende (parole sceme e modaiole) per "avanguardia" o "spirito del tempo". Roba che, come dici appunto tu, per sua natura passa, ed è quindi "relativa". E almeno qui lo sappiamo bene tutti che facile errore sia l'attualità.
Punto.

Ma allora, se la ventosa tellurica Tradizione ha di questi spiriti yin-yang, io sul tuo albero ci sto, ma un po' più slegato e discinto: "come d'autunno sugli alberi le foglie", copiava l'inconscio di Ungaretti da Dante, mi andrebbe già benissimo.
Anche se il sogno sarebbe più onnipotente: lo so, è scimmiesco e rischioso, ma per sbattere addosso a qualche sirena o almeno a un po' di vento temo d'esser pronto a questi deliri e a altri:

[img]http://www.tarzan.com/comics/dell3v3.jpg[/img]
fiornando Posted - 08/11/2006 : 12:30:59
tornando ai Venerati Maestri.


Il prof delle medie, del liceo, che riesce a suscitare nel ragazzo il piacere (assoluto) di leggere Orazio, Rabelais, Gadda, di guardare Prassitele, Giotto, Picasso, d'ascoltare Machaut, Bach e Strawinsky, più che, e prima ancora di, interessarlo ai loro (contingenti) assunti, ecco, quel prof avrà avuto il merito d'aver formato una mente tetragona a qualsiasi diktat, a qualsiasi moda: mente che si farà scannare prima d'ammettere a oggetto del suo piacere, a godimento dei suoi sensi (aisthesis), un film di benigni o bertolucci, una scrittura d'eco (dei romanzi dico, altre cose sono stuzzicanti e piacevoli) o d'alberoni (lui no: qualunque cosa), una musica di berio o de gregori (tanto per restare in italia).

Ringrazio iddio, ci sia egli o no, d'avermi dato a suo tempo, inopinatamente e gratis, di tali prof - quali non hanno ricevuto, per esempio, al tempo loro, i figli miei, che pure li hanno avuti "of course" e a pagamento; e oggi si ritrovano, ahimé, bandiere al vento d'ogni mediatico strombazzamento: le loro neonate biblioteche costituendosi dei vari baricchi e danbrowni, le loro pinacoteche (ma che ho fatto di male?) di puzzles da diecimila pezzi, le loro discoteche di nenie peristaltiche, copragoghe.

Il fatto è che a loro tutta 'sta roba piace, non dà fastidio - mentre dà fastidio tutta quella che piace a me. Per cui non so quanto il criterio Berselli, di distinguere fra ciò che dà fastidio e ciò che non lo dà, sia valido in assoluto, nei secoli dei secoli. A volte il pensiero nero mi s'affaccia, a me novello Zampanò, che tutti i miei libri, i miei dischi, i miei quadri, non solo non possano venire meco in quel buco stretto e buio dove ci mettono, ma che diventino un giorno obsoleti a favore di quelli dei figli, dei nipoti. Ma subito la ricaccio, questa fantasima, perché incrollabile è la fede che, tanto per fare un esempio, l'intero l'opus musicalfilosofico del duo Battiato-Sgalambro non valga una battuta, che dico? un accordo, di Chopin o Ravel. Checché ne pensi il mio primogenito (che pure ha frequentato il conservatorio, e sa trarre con maestria dal piano le invenzioni a più voci), e cioè che la mia "è musica del passato, oggi non va più"; (e nonostante lo stupore, l'avvilimento per il Kommt, Ihr Töchter violentato, piegato ai bassi istinti d'un venditore d'orologi: ci può essere stupro più bestiale, bestemmia più meritevole d'essere bandita dagli schermi? e non per regolamento di condominio: per rispetto, per sensibilità. anche se dio è morto, non tutto è permesso).

Quanto al criterio estetico, appunto, bisognerà trovarne uno che non sia autoreferenziale, relativistico, soggettivo, piantato nella sabbia del presente: qui davvero c'è da essere dogmatici, e cattolici, universali, in un solo comandamento: aggràppati bene all'albero del passato, e vedrai che i vènti delle mode, i canti delle sirene ti faranno un baffo.
f.c. Posted - 03/11/2006 : 12:59:28
Vil fredo

[img]http://www.copperbeechpublishing.co.uk/media/images/product_detail/chauffeur_lrg.jpg[/img] [img]http://www.adeptis.ru/vinci/vilfredo_pareto1.jpg[/img]


...dunque un cuoco autista, come era immaginabile (nei libroni Utet dell'abnorme Trattato di sociologia generale per quel che ricordo era declassato a semplice autista). L'idea che mi feci allora di V.P. era di un chiacchierone asfissiante: aveva qua e là delle idee perfino geniali (residui e derivati, la sostanziale impoliticità della politica, oltre che la faccenda celebre delle élites) ma annegate in una logorrea incapace di freno.

Era un induttivo maniacale: non c'era per lui numero sufficiente di esempi, da Tutankamon a Giolitti, da Gengis Khan a sua nonna in cariola, da infilare sotto gli assiomi delle "leggi" sue (a riprova che quasi tutti gli induttivi finiscono con essere dei deduttivi bugiardi: fanno finta di trovare "casualmente" nell'esperienza proprio quello che volevano cercarci). Così per me era come leggere uno Sherlock Holmes che ci mette tremila pagine per spiegare a un Watson pizzicato in flagrante come lui ha capito che aveva le dita nella marmellata.

Pareto era uno di quei positivisti che scrivono solo enciclopedie. Paradossale jattura per uno che diceva di adorare lo stringatissimo Machiavelli. Io meschino, venendo da una lettura intensiva e coatta dell'operona sua (il cui nocciolo è riassumibile al capitoletto che gli dedicò Raymond Aron nelle Tappe del pensiero sociologico, o, a voler essere larghi, al Compendio che trovi per Einaudi, apprestato da altri essendo l'uomo del tutto incapace di sintesi) trovai che la fuga della moglie fosse la nemesi minima: se V.P. parlava come scriveva (ma già le lettere erano per forza di cose migliori), scommetto che la moglie sarebbe scappata via dal "genio" anche se non fosse stata contessa russa. Magari, se avesse avuto nei paraggi Aron, sarebbe scappata con lui.
fiornando Posted - 01/11/2006 : 19:52:34
può succedere, a sposare contesse russe - tanto più ai pensatori d'una certa età, più dediti al verbo che alla carne (di quei giorni è la disputa pareto/croce). l'aleksandra bakunina, anzi alexandre bakounine, avrà avuto le sue buone ragioni - il nuovo inserviente di villa angora - discreto cuoco, valido chauffeur e esperto giardiniere - l'era anca un bel ragasso. ma il marchese vilfredo reagì da re: il giorno dopo pubblicò un annuncio nei cuori solitari, e fra le molte che risposero si scelse una francesina di 22 anni, col nasino all'insù e tutte le sue cose a posto, buon per lui.
f.c. Posted - 31/10/2006 : 19:21:09
Venerati Maestri
di E. Berselli, Mondadori

[img]http://digilander.libero.it/infoprc/movimentosociale_file/image011.jpg[/img]
Renzo De Felice


Lo consiglio. Io mi sono divertito, soprattutto - è ovvio - coi pettegolezzi, soprattutto coi più cattivi, che non sono poi tanti.

Riassumo
Tutto parte da Giulio Einaudi (anni 70) e il terrorismo psicologico dei suoi fantastici spocchiosi piazzisti, grazie ai quali ti ritrovavi con il "Conto Einaudi" che era quasi un mutuo; e continua con l'Adelphi che riesce, a cominciare da Siddharta a spacciarti per molto chic cosette molto kitsch (su Siddharta concordo)...

(Sembra però che non ci sia stato altro: non una riga su, visto che a un certo punto parla di storia, di Laterza e Mulino, dove pure Berselli ha lavorato; né su Feltrinelli o Mondadori o Rizzoli, visto che parla molto di romanzi).

In un panorama nazionale da serie D, Berselli salva più di tutti Renzo De Felice; ma, mentre confida a muso duro (si vanta?) di non aver letto il Nietzsche nell'edizione celeberrima (Colli - Montinari, Adelphi), non ci racconta se si è sorbito l'illeggibilissima infinita prosa di De Felice nei settemila volumi della monumentale biografia di Mussolini (edita, peccato che non lo dica dopo tutte le, immagino giuste, cattiverie sullo Struzzo prima che se lo pappasse Berlusconi, proprio da Einaudi: biografia che, se non altro per lunghezza, non ha eguali al mondo, e dunque che non è più piccola né fu meno spacciata dai suddetti piazzisti della vituperata, da Berselli, "Enciclopedia Einaudi").

In un quadro pieno come un Bosch, o come una trasmissione di quelle domenicali tremende che puoi sopportare solo nei pezzettini di Blob, al centro ci sono due figure: Claudio Magris che scrive sul "Corriere" e Giuliano Ferrara che ha fondato "Il Foglio". La gerarchia mi sembra molto giornalistica. - Se ho capito bene, né l'uno né l'altro diverrà mai un venerato maestro. Immagino che non sia grave neppure per loro.

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Che bello: anche se scrivono sui giornali, e perfino in prima pagina, Berselli non ha nulla da dire su quelli che interessano a me: Emanuele Severino ("Corriere"), Guido Ceronetti ("La Stampa"), Carlo Fruttero ("La Stampa"), Barbara Spinelli ("La Stampa"). - Umberto Galimberti ("La Repubblica") lo sfiora ma non lo tocca: sarà perché è uno di quelli che ha molto approfondito il Nietzsche di Colli - Montinari.

Il libro parte dagli anni settanta e, altro sollievo, per Berselli alla ricerca di eventuali Venerati Maestri anche nel passato prossimo, non esistono Andrea Zanzotto ("Corriere") Zolla e Quinzio ("La Stampa") Manganelli (un po' di tutto: "Corriere", "Messaggero", "Espresso", ecc.), Carmelo Bene (ne scrivevano gli altri dappertutto).

Mancano del tutto i critici d'arte più mondani e modaioli: neppure una riga sull'Argan dei falsi Modigliani o sul Bonito Oliva della Transavanguardia, niente su Federico Zeri che come linguaccia mi sa che batteva perfino De Felice; mancano i critici musicali (non è buffo l'Isotta del "Corriere"? capisco però che in Italia a pensare Monteverdi siano rimaste diciassette persone), però una quantità per me fastidiosa, e quindi subito saltata, di pagine sui Pooh, Battiato, Battisti, Guccini, De André... (ma quale libro non è un'autobiografia?)

Ancora due cose: non si può che amare come Berselli Flaiano. Visto l'esito desolato dell''inchiesta, mi sa che la domanda (dove sono i Venerati Maestri?) sia sbagliata. Potrebbe essere interessante, ma più dolorosa, quest'altra: dato una rosa di eventuali Venerati Maestri, nel Paese qui presente, chi li caga?


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PS: Non è vero che la moglie del sociologo delle élites e dei residui Vilfredo Pareto sia scappata con il cuoco: era l'autista.

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