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 viscontissimus

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
f.c. Posted - 20/01/2004 : 18:01:53
Viscontissimus

[center]
Visconti: se è ancora lui il modello del rapporto letteratura cinema, stiamo freschi… l’apoteosi il Luchino la raggiunse in Gruppo di famiglia in un interno: stanzona dannunziana, anche se non per un satiro ma per “vecchio saggio professore” in catastrofico climaterio (postgattopardesco Lancaster) che centelina cosmiche verità morali: musica in sottofondo? Ma l'adagio della sinfonia concertante K 364 di Mozart!!! Nnoooooo!…e il Ludwig wagnerian-disneyano che mandava in brodo di giuggiole le professoresse che, in pieno slancio missoniario, coattavano classi di adolescenti riottosi a sorbirsi le tre ore abbondanti di helmut bergen e cigni e principessa sissi?!… e tutto da verificare il giorno dopo in discussioni da marxismo d’élite, diciamo gramscian-crocian-luckaciano!!!…AIUTOOOOO!!!! trauma! disastro! catastrofe! ...neppure all'Alex dell'Arancia comminavano tanto!
15   U L T I M E    R I S P O S T E    (in alto le più recenti)
boboross Posted - 16/05/2010 : 22:37:30
Una semplice domanda: perché hai deciso di dare un restyling ad un intervento di più di 2 anni fa ?
f.c. Posted - 17/03/2010 : 13:30:53
il tradimento del coniglio

[img]http://ukiyoeasapumpkin.files.wordpress.com/2009/07/una-sequenza-di-alice-in-wonderland-adattamento-della-fiaba-di-lewis-carroll-firmato-da-tim-burton-1216271.jpg[/img]


Non è più in cronico irrecuperabile ritardo il coniglio in Alice in Wonderland di Tim Burton (e, non sarà un caso, il suo nome appare appena nei titoli di coda, mentre ricordarsi che sia un film Disney è del tutto inevitabile). E il Cappellaio Matto non officia alcuna festa di non compleanno. E non c'è quasi più un paradosso e un nonsense. Alice precipita nel mondo delle meraviglie per salvare la regina buona e ripristinare l'ordine. Alla fine, un drago e una spadona. Senza audio, il film regalerebbe sequenze incantevolissime, che nessun videoartista, da Bill Viola in giù, saprebbe neppure sognarsi.
f.c. Posted - 11/03/2010 : 12:53:53
philo-Sofia

[img]http://www.filmreference.com/images/sjff_03_img1211.jpg[/img]

Tutto si potrà dire del quadro
scelto da nelson dyar,
tranne che sia un miracolo bulgaro.
nelson dyar Posted - 11/03/2010 : 08:39:39
Valutatis svalutandis


[img]http://piel-l.org/blog/wp-content/uploads/2007/12/189/clip_image001.jpg[/img]



Il miracolo sta al merito come il tavolino ad un capolavoro.

f.c. Posted - 10/03/2010 : 17:44:50
miracoli matematici

[img]http://www.getreligion.org/wp-content/photos/CasablancaRenaultRick_thumb.jpg[/img]


Un capolavoro involontario come Casablanca non può nascere però in Bulgaria (nello stesso senso famoso con cui Montale diceva che non può nascere un grande poeta in Bulgaria). Ci vuole un humus, una terrina ben dissodata a concimata… la tradizione non è acqua, e i miracoli accadono a chi se li merita. Così, se vale l’ipotesi di Russell, e poi di Borges, delle scimmie che, se scrivessero all’infinito, avrebbero una probabilità superiore a zero di comporre per caso puro la Divina Commedia, questa probabilità sale in modo vertiginoso se l’arte combinatoria è esercitata da professionisti stellari che fanno affidamento a un repertorio smaliziato da una pratica costante e già antica. Metti insieme tutta la parte maschile del cast del Mistero del falco (Bogart, Lorre, Greenstreet) dell’anno prima (con lo stesso direttore della fotografia Arthur Edeson), la Bergman e Claude Rains, la Warner Brothers, Hal B. Wallis produttore (tra gli altri) di Piccolo Cesare, Io sono un evaso, Quarantaduesima strada, la colonna sonora di Max Steiner, la regia di un navigatissimo come Curtiz, e la somma sarà di saputissime ignoranze, di cecità che vedono quanto basta. Possibile che l’addizione diventi la moltiplicazione degli addendi.
nelson dyar Posted - 09/03/2010 : 22:32:55
[img]http://lucianoconsoli.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/129287/hemingway-castro-1960.jpg[/img]



...Un'ipotesi semplicissima consiste nel fatto che i bei film provengono o da buone idee, o da buoni registi. E "per chi suona la campana" è uno dei libri più brutti di E. Hemingway, troppo, evidentemente, per lasciar spazio ad una bella regia.

Un'altra, ovviamente, è che l'arte come la vita ha da essere miracolo, o non è.

f.c. Posted - 09/03/2010 : 17:25:38
per chi suona Casablanca

[img]http://www.100torri.com/casablanca.jpg[/img]


Imponderabilità ed evidenza sono le due parole che mi vengono pensando a Casablanca. Saltano tutte le tolleranti idee che suggeriscono educatamente che l’arte non può raggiungere l’evidenza di un’operazione matematica o di un pugno in un occhio. Come si fa, per esempio, a non vedere l’eclatante differenza tra il capolavoro di Curtiz (ammesso che sia suo) e, per esempio, il film che subito dopo fece la Bergman, Per chi suona la campana (S. Wood, 1943)? Eppure è il secondo che partì lancia in resta alla ricerca del capolavorone: Hemingway più Gary Cooper più Ingrid Bergman più technicolor (il primo per la diva)!... E infatti addirittura nove candidature all’Oscar. Il risultato fu in realtà un film evidentemente bolso, verboso, recitato malissimo (perfino Tamiroff!), colorato malissimo, noioso allo stremo. Pare che la Bergman si stupisse che Casablanca e non Per chi suona la campana fosse il film a cui rimanesse legato ostinatamente il suo nome. Che sia stata una donna non perfetamente consapevole, un po' come racconta Ingmar Bergman in Lanterna magica? Con quel viso così intelligente? - Il filmetto in bianco e nero, girato di furia con un cast messo assieme quasi per caso, un regista – come il cast – preso per sostituire il prescelto, per girare in fretta e alla cieca (senza sceneggiatura!) perché la Bergman doveva tagliarsi i capelli per la Maria hemingwayana… Anche se non l’avessero fatto apposta, come quando Artù tirò fuori Excalibur dalla roccia, non sbagliarono un colpo: cast perfettissimo, fotografia stupenda, sceneggiatura da non toccare una riga, musica giustissima, regia senza sbavature, neppure un’inquadratura di troppo e tutte perfette, ritmo meraviglioso…
f.c. Posted - 05/03/2010 : 17:01:25
antropologie tra Roma e Casablanca

[img]http://www.britannica.com/blogs/wp-content/uploads/2007/11/bogart.jpg[/img]


Nell'edizione in dvd di Casablanca, si può anche vedere la breve comparsa (prima censurata) del capitano Tondelli, con atteggiamento da barbiere lecchino dei viriloidi tedeschi che, per quel che riguarda i fascistelli italici, è un po' un topos nel cinema americano di quegli anni (Nei Cinque segreti del deserto di Billy Wilder, l'ufficiale italiano è almeno un tenore, fa il dongiovanni a vuoto, ha il sole in tasca e fondamentalmente se n'impippa della guerra).

Rivendo il capolavoro in adorazione, se possibile ancora più di sempre, ripensavo alla nostra discussione su La dolce vita ecc. - L'eroe americano qui non è neanche un militare e non ha compiacimenti neppure hemingwaiani. Fuma beve e ha il cuore amaro. Sta in un angolo e non crede in niente, tanto meno in se stesso; il che, in un film del 1942 e quindi anche di propaganda, fa ancora di più il suo effetto di ruvida sprezzatura... Il Marcello felliniano è dolce, illuso nella sua disillusione, femmineo, accattivante, inesorabilmente simpatico, mediatore, debole, ingenuo, gentile. Credo si possa dire che non capisce niente, e che neppure lo pretende. Non potrebbe mai dire "that the problems of three little people don't amount to a hill of beans in this crazy world", o anche sì, ma con tutt'altro significato. E' eroico Rick mentre le dice, sarebbe la giustificazione di una assoluta impossibilità di eroismo per Marcello. Come lo capisco.
f.c. Posted - 03/03/2010 : 19:11:20
fratelli d'Italia

[img]http://www.cinema.beniculturali.it/images//pane_amore.jpg[/img]


Quello che mi sembra si sia perso della Dolce vita (1960) è, inevitabilmente, la violenza, l’effetto di rispecchiamento terribile di un paese abituato a raccontarsi come consolantemente farà Poveri ma belli (1957), o aveva fatto Pane, amore e fantasia (1953). Come lo specchio delle brame della regina cattiva, vedersi non tanto belli e non tanto poveri, ma molto boh, e in un film internazionale, che doveva fare Paul Newman, e che non si poteva mettere sotto al tappeto come Europa 51 (1952) o l’incomprensibile Stromboli (1950). E senza la sornioneria cinica di Sordi, la sua correità ruffiana che fa tanto simpatico. Bisogna pensare i benpensanti di Signore e signori (1966) che vedono il Fellini e forse un po’ il contesto si ritrova e la violenza dell’opera (come la intendeva Benjamin) risorge. Certo, magari non solo cinematograficamente parlando, che tempi fantastici quando si andava da Totò a De Sica a Comencini a Sordi ecc. anche evitando quegli intellettuali di Rossellini e Fellini. Difficile non dare ragione ad Arbasino, no?...
f.c. Posted - 02/03/2010 : 20:48:50
dolce vita, Aimée

[img]http://www.france5.fr/et-vous/userdata/c_bloc/14/14566/480_14566_vignette_Dolce-Vita-2.jpg[/img]


Forse hai ragione. Trovo però che La Dolce vita, a parte la Chiesa, abbia il coraggio del caos. E come si fa a giudicare il caos? Come controprova: il film cede nell'unico episodio compiuto, antonionan-esistenzial-pavesista, e, almeno per me a rivederlo oggi, molto manierato: quello dell'intellettuale che suona Bach all'organo, è tanto buono e preciso e uccide figli e se stesso perché c'ha il male di vivere metafisico. Fosse stato anche vero, non lo è lo stesso. Molto meglio Celentano, la Madonna e il Cristo volante. Quanto a me, irrecuperabilmente innamorato dell'Aimée, mica dell'Allasio, e neppure della Ekberg.
orlandogibbons Posted - 02/03/2010 : 07:57:55
endimione endimione


provocatorio per non dire sciocco scrivere che Dolce Vita è Poveri ma Belli oltre Tevere; è evidente che la grana delle immagini e il loro effetto sia di diversa fattura; eppure nel disegno generale di rappresentazione dell'Itagliamia (anche se a monte e alla coda di un decennio) l'effetto finale è il medesimo: ritrarre e non castigare clichés e figurine da domenica della buonagente: la cena solitaria in trattoria dell'impiegato, la fame nera di pollo arrosto e patatine, il letto affittato a ore, i fustacchioni romani in lambretta che a mala pena dicono due parole di fila e che seducono verispescialghirlssfromSweden... certo in Poveri ma belli si avverte un'assenza fortissima: manca totalmente la Chiesa: i pretini azzimatissimi, spesso americani, in fila per due su via condotti (prima di farsi imprigionare nelle foto di giacomelli o negli olii di maccari); i monsignori in calza rossa che scelgono i parati delle parocchia e le tendine per la casa al mare; il cristo che vola...

ma è anche ovvio: Poveri ma Belli è un prodotto confezionato per ridere più o meno sguaiatamente nei cimena all'aperto fumando macedonia senza filtro ( e oggi è soluzione al palinsesto stanco di tanti fine luglio asfissianti): è commedia garbata all'amatriciana, prima di tante rucole e grana in tazza grande, molto di tendenza.

non si può pretendere altro: ma se a un romano domandassero in strada: "scusi, per cecilia metella...?" sono sicuro che risponderebbe come in Poveri ma Belli: "secondo ristorante a destra, dopo quei tre vestiti da gladiatori..." . il romanesimo è tutto lì.
o_cugino Posted - 02/03/2010 : 02:49:28
anche a me ogni tanto viene da pensare

Homo sapiens sapiens? o e' sapiens oppure no. Ma a parte questo, il mondo ha bisogno di un italicus piu' simpliciter. Cita e' cita, tarzan e' tarzan, quindi cita non puo' fare tarzan, e tarzan rimane tarzan, anche se e' stanco di esserlo. Purtroppo non basta un sapiens di troppo per cambiare l'ordine delle cose, sarebbe troppo facile, o forse pernicioso? mah, e chissenefrega.

boboross Posted - 01/03/2010 : 14:32:43
Certe volte mi viene da pensare che uno degli attuali tratti caratteristici della comunicazione - tutti i tipi di comunicazione fra esemplari dell'homo sapiens sapiens - sia l'eccessiva attenzione verso colui che parla e la poca o punta cura di ciò che la medesima persona dice o ha detto.
f.c. Posted - 01/03/2010 : 10:57:49
il caro estinto


Il cinema è abituato a morire. Morto talmente tante volte... la dipartita più tragica fu quella che impose di trapassare dall'empireo del muto alla valle di lacrime del sonoro; e da quell'ictus certo non s'è mai veramente ripreso (almeno nel cinema migliore, codesto lutto continua a lasciare la sua radiazione di fondo). Il colore fu un altro cinemacidio (chiedere alle dive che orripilate si vedevano proiettate sugli schermi negli stessi colori della mortadella), e anche il cinemascope che parve subito a Fritz Lang buono per bare e serpenti, essendo l'uomo lungo ma non largo. Negli anni barbosi di Ferreri & co., c'erano ancora degli ottimi Billy Wilder, in piena primavera Kubrick, la Nouvelle Vague ci faceva, oltre a se stessa, rivedere gli americani con occih finalmente limpidi, e la cosiddetta Nuova Hollywood era già una cosa seria, dopo il botto per caso di Easy rider...
orlandogibbons Posted - 01/03/2010 : 06:06:45
bobo caro ti sento un po' viola... Cos'é quest'ossessione per il premier visto e soprattutto cercato ovunque, anche negli oroscopi di brankoelestelle? É una patologia, czro mio; occorre curarla; ma fai attenzione alle pastiglie viola: si confondono facilmente con le valda

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Generated in 0.06 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03