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ospodar
c.s. acquatico


66 Messaggi

Inserito il - 13/02/2006 :  19:00:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Citazione:
Messaggio inserito da fiornando

quando sento odore di marcio mi tiro indietro e via, su un altro fiore. cos'è che mi fa storcere il naso? cambiare marca di fette biscottate soteriologiche? ecco qua: apro la bhagavad-gita e leggo [...] vo su corano.it e leggo [...] apro la torah e leggo [...]
apro i salmi e leggo:[...] apro il vangelo e leggo: [...] azzo ragazzi, e datevi una calmata.
[img]http://www.olemiss.edu/depts/south/signs/images/29sm.jpg[/img]

ah beh, Fiornando, come già detto altrove: ananda e propaganda... ma dimmi cosa ci sarà mai di strano, al mercato delle debolezze, nel leggere che il mio dio favorisce la diuresi mentre il tuo tutto ciccia e brufoli? è bimillenaria la lotta per tenersi stretti bacini d'utenza a furia di gadget più o meno innovativi (dalle urì a Prop-Fide di Gregorio XV, passando per i kit con l'orologino di geova incorporato), soprattutto quando tutti concordano nel ritenere UNICO il seggio vacante... il dio geloso si interessa forse a tutto ciò? direi di no: i mullah da sinedrio concistoriale hanno ben poco a che vedere con le possibilità vertiginose che offre l'idea di Dio: quest'accorgersi che la consistenza autentica dell'uomo è di stare innanzi a Lui in rapporto personalissimo, vis-à-vis... e vabbé - mi diranno - e il ministro di culto, allora? e il clero, qualunque esso sia? ma quelli sono manovalanza assolutamente irrilevante ai fini della salvazione, che ognun sa, è individuale... sicché abbaiassero pure le loro maxiofferte di indulgenze plenarie...
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fiornando
c.s. oltre


573 Messaggi

Inserito il - 13/02/2006 :  19:20:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
quando ti accorgerai che l'idea di salvazione e di aldilà è stata inventata da tutti codesti monzignori per sfangarla senza faticare (ho messo il corsivo perché devi leggerlo in napoletano), loro, aldiqua, sarà troppo tardi, velikij i moguchii gospodar. le lascio a te, tutte codeste vertiginose possibilità: sempre sofferto di vertigini, sotto i piedi, io.
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f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 13/02/2006 :  21:18:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando


[img]http://www.libreriauniversitaria.it/data/images/BIT/705/8806157051g.jpg[/img]


Questo è un libro molto bello. Roscioni, famoso per la Disarmonia Prestabilita del Gadda, qui ci racconta della sete di martirio dei giovani donchisciotte cattolici in foja di febbrile emulazione. Leggevano di Francesco Saverio, facevano un OGM coi martiri nel Colosseo e pretendevano per se stessi almeno altrettanto. E' il lato mistico-kamikazzico del fondamentalismo gesuitico della controriforma. Che però ebbe, soprattutto quando si trattò di missioni nelle Indie Occidentali e Orientali, capi ben più saggi pii e prudenti di Bin Laden. - Soprattutto, gli indiani del Bagavadgita e delle Upanisad neppure concepirono l'idea di poter masssacrare uno solo perché credesse nella Vergine Maria e tentasse pervicacemente di convertirli a cotanto paradosso. Mica tutti uguali, i preti, i credi e le fedi, oh!
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fiornando
c.s. oltre


573 Messaggi

Inserito il - 13/02/2006 :  22:26:20  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

mah, tutti i lupi perdono il pelo, ma non il vizio. centinaia di migliaia di musulmani furono massacrati dagli induisti nel 47, quando nacque il pakistan. poi leggi qua http://www.chiesa.espressonline.it/dettaglio.jsp?id=7058
magari si scannassero fra di loro e basta, il fatto è che ci va di mezzo anche il povero cristo che è l'ateo (da non confondere con l'ateista: fanatico religioso pure lui).

ma forse mi spiego meglio con questo mio para-bellum dell'epoca.


Siconno er Papa, mo, dietro all’orrori
der monno ce sta l’omo senzaddio.
Dato sì che ce so senza pur io,
dico: a sor Pa’, che vonno dì st’onori?

Se li tienghi per zé e li monzignori
che stanno nell’eserciti, per dio!
S’arilegga la Bibbia, er Viceddio,
si vò trovà davero li valori

che ce stanno a sforna’ questo ber pisto
de sangue, scenufreggi e distruzzioni:
è ner nome d’Allà e de Gesucristo

che a Serajevo canteno i cannoni;
S’arilegga, e vedrà, si nun l’ha visto,
che brutte bestie so’ le riliggioni.



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Verbosa
c.s. alato


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Inserito il - 15/02/2006 :  09:38:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
...e basta sfogliare al punto giusto la relazione al Gran Mogor di Daniello Bartoli, e leggere nelle "vicende eroiche" di Rodolfo Acquaviva la fiamma viva del fanatismo. Soprattutto certa naturale propensione alla rigidità sorda nei colloqui con Akbar ben Babur... ricorderete: erano arrivati, i padri, a Fatehpur Sikri; e già solo il viaggio da Goa li avrebbe dovuti pacificare delle foie loro da scudiscio sagrestan-lussurioso - difficile, infatti, nel versante occidentale dell'India, immaginare un luogo più strano, forse solo Amer: Fatehpur è un geiser arido e prezioso che spunta improvviso al culmine di una landa collinare, morbido alla vista, invisibile nella sua opacità di arenaria rossa. Un sufi, cui ci si era rivolti per risolvere soliti problemi di impotenza (il grembo arido delle donne bibliche si specchia nel ramo secco dei musulmani), era morto proprio lì; sicché santo subito, e vai col marketing da opera pellegrinaggi... ancora oggi, al centro del cortile di una moschea maestosa, eretta sulla scorta della Jami Maschid di Old Delhi, è venerato un piccolo cenotafio in bianco di carrara: ricami di marmo ovunque, pinnacoli da meringata, e dentro, oro e tenebre - una musica di tre cantori suona ininterrotta - mezzeri filettati d'argento ricoprono la tomba in tutto simile a quelle saadite di Marrakech, però viva, striata di petali di rosa con gli oli intorno, lì, a macerare...

[img]http://www.tajhub.com/images/images/fatehpur-sikri-the-history.jpg[/img]

...tutto ciò sin dai tempi di Francesco Benci e Rodolfo Acquaviva, epperò, quelli, cuore duro, si sa... s'era sparsa voce a Goa che Akbar mostrasse "soverchio interesse" per le gesta del Cristo: i gesuiti puntavano a convertire il pagano e conseguentemente a caricarsi in guisa di questua panacali di oro sulle navi del sancto padre - ecco perché accorsero "ratti e rapaci" nella sala delle conversazioni moghul... quattro travi scolpite alla maniera mongola a due metri di terra, tutte convergenti in una piccolla piattaforma centrale che ospitava cuscini e tappeti: sedevano lì di volta in volta, spesso assieme, i maestri cabalisti, i saggi indù, i pellegrini del dharma chiamati a presentare le proprie ipotesi. Ipotesi, ecco, ché di tesi non se ne accettavano per statuto. Lì si incontrarono Acquaviva e Akbar.

http://www.home.zonnet.nl/gsindia/Shows/images/100_3836.jpg

(una noticina sulla faccenda del Cristo: il diario del figlio di Akbar, Jahangir, rivela quel che in Occidente per secoli fu mai notato data la carenza di informazioni, ovverosia che per tutti coloro che le storie d'oriente conoscevano bene il cristo appariva come uno dei tanti santi uomini folgorati sulla via del dolore: un buddha, né più né meno; neanche troppo originale, tra l'altro; epperò venerabile, giammai divinizzabile - ecco lo scarto che fece lo sgambetto ai gesuiti - chiaro, dunque, il perché abbiano fatto triste figura, i padri, proprio come quei ragazzetti incravattati di nero che con la scusa del "si stava parlando brevemente del problema di Dio" mi citofonano la domenica mattina e vogliono vendermi opuscoli, dispense, olio, vino...)

[img]http://www.gesuiti.it/noviziato/reg_rodolfo.jpg[/img]

...le cronache, non solo Bartoli, terribilmente di parte, riferiscono che Akbar si intrattenne a lungo con Acquaviva, e ancora e ancora e ancora avrebbe voluto parlare ma fu il padre a decidere d'andarsene: niente trippe converse per le gole profonde? meglio tornare a Goa, allora, ché almeno c'è il mare... 1583, Rodolfo è eletto superiore delle missioni nella penisola di Salsette - per rinfrancarsi del fallimento parte subito con la squadraccia sua piissima per i villaggi interni di Margàn e Coulàna, epicentro del paganesimo, per "sfregiare gli idoli dei templi". A Cuncolim vedrà finalmente soddisfatto il desiderio suo di rincorrere la corona del martirio. E' il 25 luglio, nel pieno d'un rito di propiziazione indigeno, interrompe il flusso del sacro sollevando la croce sullo stergone Pondú: era davvero troppo. (Le salme furono recuperate dai portoghesi e trasferite solennemente a Goa. Il processo di beatificazione, iniziato nel 1598, si concluse solo sotto papa Leone XIII, che lo elevò alla gloria degli altari il 30 aprile 1893.)
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 17/02/2006 :  21:19:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
e però, vedi, era quello il segno d'una fede viva, come ancor oggi è l'islam, dove ci si fa scannare o si scanna in nome del profeta. ma ce lo vedi te oggi benetto sedici ordinare la ritrattazione a cacciari, o farlo collare nei piombi eccetera. eppure sarebbe tutto quello che si merita, il sindaco filosofo, se ancora ci fosse religione.
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topsy
c.s. alato


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Inserito il - 18/02/2006 :  12:22:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Citazione:
Messaggio inserito da f.c.

Compiendo l'opera prescritta
dalla propria natura non si cade in errore alcuno."
(Bhagavadgita, XVIII, 41)


... seguire il proprio dharma - anche in modo imperfetto: lo si fa senza pensarci, è ovvio - e si finisce poi, istintivamente, per seguire il monito del re canuto: fai ciò che consiste nel non prendere iniziative altre: l'ordine prevarrà, ovverosia do the right visceral thing, la cosa giusta, chilla che dint'o-core ti scald'e-vene: viscere sapiente. un po' come il faremo e udiremo di Esodo XXIV, 7 - e altro che preamboli logici della morale cristiana, "nihil volitum nisi praecognitum": volere prima d'intendere: aderire (al Bene) già prima di poter scegliere di tra e tra.

[img]http://expositions.bnf.fr/parole/expo/images/1/hebr_1427.gif[/img]

(dice il Rabbi che l'accettazione della Torà precede la sua stessa conoscenza: ecco il motivo dell'elezione, comune a tutti coloro, ebrei e non ebrei che -sembra un paradosso - predichino l'affrancamento dalla fascinazione delle novità desiderando l'intimità con la scrittura di là della lettura stessa- esattamente come dinanzi a pietra di partenza: bet del sonno di Giacobbe. Ma come evocare la pienezza d'una vita che trova forma nelle virtù d'un Testo quando noi uomini facciamo a gara per chi si autoriduce prima a fenomeno sociale, orgogliosamente a-spirituale? danzeranno travolgenti e trascurati i globi di luce della Scrittura? che scialo...)

http://expositions.bnf.fr/parole/index.htm
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 18/02/2006 :  16:53:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
seguire il proprio dharma. (topsy)

a parte che la parola di krišna ha tutt'altro intendimento - essendo funzionale alla divisione in caste di quella civiltà che solo oggi il dollaro risveglia - non importa scomodare torah, corano o vangelo per fare ciò che dint'o core te šcald'e'vvene: basta - ed è anche molto più divertente - leggere rabelais. ecco, per esempio a me, ora come ora, le viscere - come dici tu giustamente: prima ancora che la volontà - m'ingiungerebbero di sfregolare il lardo secolei che manco p'a capa pienz'a'mme. c'è qualche soluzione in codesti libri, diversa dal dare capocciate nel muro?
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 30/10/2006 :  09:47:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
...perché? perché?
Risvegli y Autodafé

[img]http://www.ihhc.net/cover/00000833.jpg[/img]


(Dopo tre-quattro decenni di Bertolucci, Moretti, Fo, Benigni, Camilleri, Baricco...)

"Ovvero: come è stato possibile che abbiamo accettato il diktat di un paternalismo critico così ignobile, un peccato di gusto talmente colpevole da risultare senza remissione, un'ipocrisia generale tanto ingiustificabile? Perché mai ci siamo maccchiati di quella tacita complicità con il pubblico, la gente, i nostri cari, gli amici a cui vogliamo bene, per cui meriteremmo tutte le pene dell'inferno? Perché abbaimo sostenuto il senso comune, il tono riconosciuto, la sezione aurea, l'aurea mediocritas, e tutte quelle cose lì, che facevano gusto medio e accettato?"
(E. Berselli, Venerati maestri - più avanti lo stesso tono per Einaudi, Adelphi, ecc.)
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 31/10/2006 :  19:21:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Venerati Maestri
di E. Berselli, Mondadori

[img]http://digilander.libero.it/infoprc/movimentosociale_file/image011.jpg[/img]
Renzo De Felice


Lo consiglio. Io mi sono divertito, soprattutto - è ovvio - coi pettegolezzi, soprattutto coi più cattivi, che non sono poi tanti.

Riassumo
Tutto parte da Giulio Einaudi (anni 70) e il terrorismo psicologico dei suoi fantastici spocchiosi piazzisti, grazie ai quali ti ritrovavi con il "Conto Einaudi" che era quasi un mutuo; e continua con l'Adelphi che riesce, a cominciare da Siddharta a spacciarti per molto chic cosette molto kitsch (su Siddharta concordo)...

(Sembra però che non ci sia stato altro: non una riga su, visto che a un certo punto parla di storia, di Laterza e Mulino, dove pure Berselli ha lavorato; né su Feltrinelli o Mondadori o Rizzoli, visto che parla molto di romanzi).

In un panorama nazionale da serie D, Berselli salva più di tutti Renzo De Felice; ma, mentre confida a muso duro (si vanta?) di non aver letto il Nietzsche nell'edizione celeberrima (Colli - Montinari, Adelphi), non ci racconta se si è sorbito l'illeggibilissima infinita prosa di De Felice nei settemila volumi della monumentale biografia di Mussolini (edita, peccato che non lo dica dopo tutte le, immagino giuste, cattiverie sullo Struzzo prima che se lo pappasse Berlusconi, proprio da Einaudi: biografia che, se non altro per lunghezza, non ha eguali al mondo, e dunque che non è più piccola né fu meno spacciata dai suddetti piazzisti della vituperata, da Berselli, "Enciclopedia Einaudi").

In un quadro pieno come un Bosch, o come una trasmissione di quelle domenicali tremende che puoi sopportare solo nei pezzettini di Blob, al centro ci sono due figure: Claudio Magris che scrive sul "Corriere" e Giuliano Ferrara che ha fondato "Il Foglio". La gerarchia mi sembra molto giornalistica. - Se ho capito bene, né l'uno né l'altro diverrà mai un venerato maestro. Immagino che non sia grave neppure per loro.

*°*


Che bello: anche se scrivono sui giornali, e perfino in prima pagina, Berselli non ha nulla da dire su quelli che interessano a me: Emanuele Severino ("Corriere"), Guido Ceronetti ("La Stampa"), Carlo Fruttero ("La Stampa"), Barbara Spinelli ("La Stampa"). - Umberto Galimberti ("La Repubblica") lo sfiora ma non lo tocca: sarà perché è uno di quelli che ha molto approfondito il Nietzsche di Colli - Montinari.

Il libro parte dagli anni settanta e, altro sollievo, per Berselli alla ricerca di eventuali Venerati Maestri anche nel passato prossimo, non esistono Andrea Zanzotto ("Corriere") Zolla e Quinzio ("La Stampa") Manganelli (un po' di tutto: "Corriere", "Messaggero", "Espresso", ecc.), Carmelo Bene (ne scrivevano gli altri dappertutto).

Mancano del tutto i critici d'arte più mondani e modaioli: neppure una riga sull'Argan dei falsi Modigliani o sul Bonito Oliva della Transavanguardia, niente su Federico Zeri che come linguaccia mi sa che batteva perfino De Felice; mancano i critici musicali (non è buffo l'Isotta del "Corriere"? capisco però che in Italia a pensare Monteverdi siano rimaste diciassette persone), però una quantità per me fastidiosa, e quindi subito saltata, di pagine sui Pooh, Battiato, Battisti, Guccini, De André... (ma quale libro non è un'autobiografia?)

Ancora due cose: non si può che amare come Berselli Flaiano. Visto l'esito desolato dell''inchiesta, mi sa che la domanda (dove sono i Venerati Maestri?) sia sbagliata. Potrebbe essere interessante, ma più dolorosa, quest'altra: dato una rosa di eventuali Venerati Maestri, nel Paese qui presente, chi li caga?


*°*


PS: Non è vero che la moglie del sociologo delle élites e dei residui Vilfredo Pareto sia scappata con il cuoco: era l'autista.
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 01/11/2006 :  19:52:34  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
può succedere, a sposare contesse russe - tanto più ai pensatori d'una certa età, più dediti al verbo che alla carne (di quei giorni è la disputa pareto/croce). l'aleksandra bakunina, anzi alexandre bakounine, avrà avuto le sue buone ragioni - il nuovo inserviente di villa angora - discreto cuoco, valido chauffeur e esperto giardiniere - l'era anca un bel ragasso. ma il marchese vilfredo reagì da re: il giorno dopo pubblicò un annuncio nei cuori solitari, e fra le molte che risposero si scelse una francesina di 22 anni, col nasino all'insù e tutte le sue cose a posto, buon per lui.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 03/11/2006 :  12:59:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Vil fredo

[img]http://www.copperbeechpublishing.co.uk/media/images/product_detail/chauffeur_lrg.jpg[/img] [img]http://www.adeptis.ru/vinci/vilfredo_pareto1.jpg[/img]


...dunque un cuoco autista, come era immaginabile (nei libroni Utet dell'abnorme Trattato di sociologia generale per quel che ricordo era declassato a semplice autista). L'idea che mi feci allora di V.P. era di un chiacchierone asfissiante: aveva qua e là delle idee perfino geniali (residui e derivati, la sostanziale impoliticità della politica, oltre che la faccenda celebre delle élites) ma annegate in una logorrea incapace di freno.

Era un induttivo maniacale: non c'era per lui numero sufficiente di esempi, da Tutankamon a Giolitti, da Gengis Khan a sua nonna in cariola, da infilare sotto gli assiomi delle "leggi" sue (a riprova che quasi tutti gli induttivi finiscono con essere dei deduttivi bugiardi: fanno finta di trovare "casualmente" nell'esperienza proprio quello che volevano cercarci). Così per me era come leggere uno Sherlock Holmes che ci mette tremila pagine per spiegare a un Watson pizzicato in flagrante come lui ha capito che aveva le dita nella marmellata.

Pareto era uno di quei positivisti che scrivono solo enciclopedie. Paradossale jattura per uno che diceva di adorare lo stringatissimo Machiavelli. Io meschino, venendo da una lettura intensiva e coatta dell'operona sua (il cui nocciolo è riassumibile al capitoletto che gli dedicò Raymond Aron nelle Tappe del pensiero sociologico, o, a voler essere larghi, al Compendio che trovi per Einaudi, apprestato da altri essendo l'uomo del tutto incapace di sintesi) trovai che la fuga della moglie fosse la nemesi minima: se V.P. parlava come scriveva (ma già le lettere erano per forza di cose migliori), scommetto che la moglie sarebbe scappata via dal "genio" anche se non fosse stata contessa russa. Magari, se avesse avuto nei paraggi Aron, sarebbe scappata con lui.
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fiornando
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Inserito il - 08/11/2006 :  12:30:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
tornando ai Venerati Maestri.


Il prof delle medie, del liceo, che riesce a suscitare nel ragazzo il piacere (assoluto) di leggere Orazio, Rabelais, Gadda, di guardare Prassitele, Giotto, Picasso, d'ascoltare Machaut, Bach e Strawinsky, più che, e prima ancora di, interessarlo ai loro (contingenti) assunti, ecco, quel prof avrà avuto il merito d'aver formato una mente tetragona a qualsiasi diktat, a qualsiasi moda: mente che si farà scannare prima d'ammettere a oggetto del suo piacere, a godimento dei suoi sensi (aisthesis), un film di benigni o bertolucci, una scrittura d'eco (dei romanzi dico, altre cose sono stuzzicanti e piacevoli) o d'alberoni (lui no: qualunque cosa), una musica di berio o de gregori (tanto per restare in italia).

Ringrazio iddio, ci sia egli o no, d'avermi dato a suo tempo, inopinatamente e gratis, di tali prof - quali non hanno ricevuto, per esempio, al tempo loro, i figli miei, che pure li hanno avuti "of course" e a pagamento; e oggi si ritrovano, ahimé, bandiere al vento d'ogni mediatico strombazzamento: le loro neonate biblioteche costituendosi dei vari baricchi e danbrowni, le loro pinacoteche (ma che ho fatto di male?) di puzzles da diecimila pezzi, le loro discoteche di nenie peristaltiche, copragoghe.

Il fatto è che a loro tutta 'sta roba piace, non dà fastidio - mentre dà fastidio tutta quella che piace a me. Per cui non so quanto il criterio Berselli, di distinguere fra ciò che dà fastidio e ciò che non lo dà, sia valido in assoluto, nei secoli dei secoli. A volte il pensiero nero mi s'affaccia, a me novello Zampanò, che tutti i miei libri, i miei dischi, i miei quadri, non solo non possano venire meco in quel buco stretto e buio dove ci mettono, ma che diventino un giorno obsoleti a favore di quelli dei figli, dei nipoti. Ma subito la ricaccio, questa fantasima, perché incrollabile è la fede che, tanto per fare un esempio, l'intero l'opus musicalfilosofico del duo Battiato-Sgalambro non valga una battuta, che dico? un accordo, di Chopin o Ravel. Checché ne pensi il mio primogenito (che pure ha frequentato il conservatorio, e sa trarre con maestria dal piano le invenzioni a più voci), e cioè che la mia "è musica del passato, oggi non va più"; (e nonostante lo stupore, l'avvilimento per il Kommt, Ihr Töchter violentato, piegato ai bassi istinti d'un venditore d'orologi: ci può essere stupro più bestiale, bestemmia più meritevole d'essere bandita dagli schermi? e non per regolamento di condominio: per rispetto, per sensibilità. anche se dio è morto, non tutto è permesso).

Quanto al criterio estetico, appunto, bisognerà trovarne uno che non sia autoreferenziale, relativistico, soggettivo, piantato nella sabbia del presente: qui davvero c'è da essere dogmatici, e cattolici, universali, in un solo comandamento: aggràppati bene all'albero del passato, e vedrai che i vènti delle mode, i canti delle sirene ti faranno un baffo.
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f.c.
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Inserito il - 10/11/2006 :  19:51:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Sabbie immobili, Sirene volanti


[img]http://www.romaspqr.it/ROMA/Foto/ulisse_sirene.jpg[/img]



Citazione:
fiornando scrive:
Quanto al criterio estetico, appunto, bisognerà trovarne uno che non sia autoreferenziale, relativistico, soggettivo, piantato nella sabbia del presente


Caro fiornando, molto di me condivide "lo spirito" di questo tuo post visceralmente. Compreso il lato crociato ("dogmatici, e cattolici, universali") e odisseico ("aggràppati bene all'albero del passato"). Va da sé che con la Tradizione si scherza meno che con Polifemo, e che la fedeltà alla Signora può solo essere perinde ac cadaver. Nel Suo raggio, siamo nello stato di grazia in cui finalmente non si dà scelta, e dunque errore.

Ma la vitalissima Tradizione è lei "il vento", rispetto al quale il presente leggerino e modaiolo è un refoletto neppure rococò: in realtà, una mefitica bonaccia che neppure nella Linea d'ombra...

Ora ammetterai che, nello stesso tempo in cui la Signora agisce come la bufera dei lussuriosi, è anche ironica e addirittura eraclitea: ama insomma nascondersi. Soprattutto ai professori (a parte i tuoi, è un dato statistico e dunque storico: niente spiriti polemici). Questo agire nascosta, della Tradizione, la renderebbe addirittura simile all'inconscio. Ma su questo non vorrei dire altro.

Pensavo invece, ma è solo un esempio, a Leopardi, saturo di tradizione, e quindi non compreso, non letto, non riconosciuto. E a Croce, Musa di tutti i Professori del nostro Indefettibile NO-vecento: quello con la matita rossa e blu di Poesia e non poesia, che legato al tuo albero si sarebbe sentito ottimamente carducciano di sicuro, ma per non capire un H non solo di Leopardi ma un po' di tutto...

Sai meglio di me che la Tradizione non va in giro col cartellino per avvertirti "Eilà, son io!". Quella è la moda, che infatti legge di tutto, ed è molto colta: non solo Baricco ma anche Baudelaire Ovidio e i presocratici. Sgalambro e Battiato si offenderebbero se gli negassi la tua disco-bibliografia. La moda ciàncica con tutto. In modo modaiolo, ma lo fa: e anche questo mi sembra un dato statistico e quindi storico. Magari tende a buttarla sempre alla Hollywood e farebbe scendere Leopardi dalla scala di Wanda Osiris, ma che vuoi farci. E' il suo mestiere: lo stiamo leggendo su tutti i muri e i giornali che il Diavolo veste Prada.

Quando fa sul serio, e tu potrai a ragione dire "sempre", la Tradizione agisce al contrario per giri tutti suoi, "detta dentro" in modo sghembo e strano. E' introversamente fastosa. Quando fa certi suoi sconquassi più eclatanti, e subisce con estremo rammarico l'onta di qualche catastrofico successo, è perché la si equivoca sempre e la si prende (parole sceme e modaiole) per "avanguardia" o "spirito del tempo". Roba che, come dici appunto tu, per sua natura passa, ed è quindi "relativa". E almeno qui lo sappiamo bene tutti che facile errore sia l'attualità.
Punto.

Ma allora, se la ventosa tellurica Tradizione ha di questi spiriti yin-yang, io sul tuo albero ci sto, ma un po' più slegato e discinto: "come d'autunno sugli alberi le foglie", copiava l'inconscio di Ungaretti da Dante, mi andrebbe già benissimo.
Anche se il sogno sarebbe più onnipotente: lo so, è scimmiesco e rischioso, ma per sbattere addosso a qualche sirena o almeno a un po' di vento temo d'esser pronto a questi deliri e a altri:

[img]http://www.tarzan.com/comics/dell3v3.jpg[/img]
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f.c.
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Inserito il - 11/11/2006 :  15:55:29  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Glossa armonica al precendete

[img]http://www.liberonweb.com/images/books/8845906671.jpg[/img] [img]http://www.liberonweb.com/images/books/8845919374.jpg[/img]


Postulato delle sabbie immobili:
Perché un'opera degna di tradizione abbia successo, deve permettere l'equivoco di una o più letture modaiole. Questo suo lato infìdo, entropico, volgare e almeno latentemente puttanesco è essenziale per farne commercio su una qualche scala economicamente e dunque politicamente significativa. Visto che è capitato in questi giorni di leggerlo nel nostro forum, tutti sappiamo che per la fama di Nabokov fu essenziale l'equivoco pornografico di Lolita, in realtà capolavoro inconfutabile. Se vuoi intuire cosa fu Nabokov per chi ne capiva, leggi però le pagine bellissime di Nina Berberova in Il corsivo è mio: lo scrittore che "giustificò" un'intera generazione.

Corollario delle sirene volanti:
La potenzialità di equivoco modaiolo di un'opera variano ovviamente da opera a opera, e di per sé non dicono nulla del loro valore, né in senso positivo né negativo.
La conclamata, e dunque sospetta, superiorità di Dante su Cavalcanti potrebbe per esempio dipendere dalle gigantesche capacità di equivoco modaiolo della Commedia, rispetto a quanto offrirebbe quel vertice assoluto dell'homo apparso sulla terra che è Donna me prega, canzone non meno eccezionale del poema, ma più rigorosa, ardua, affilata, e per di più atea.

(Lo stesso può valere, sempre per restare al nostro forum, per la differenza di successo ma non di qualità tra Le lezioni di letteratura del falso pornografo Nabokov e il falso gruppo63 Manganelli del Pinocchio parallelo ).


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Obiezione al corollario:
La potenzialità di equivoco modaiolo di un'opera potrebbero essere non casuali, ma direttamente proporzionali alla sua vitalità (capacità non decriptabile, ma non per questo meno reale, di sopravvivere a tutto: autori, lettori, critici, professori, oblio, giornalisti, canoni, cannoni, ecc.).
Esempio non casuale: Amleto è un'opera talmente gigantescamente equivocabile, da aver fatto sospettare che la somma degli equivoci coincida con l'opera (T. S. Eliot).

Obiezione all'obiezione, ovvero Del circolo da cui non si esce:
Esiste un legame di reciproca dipendenza tra vitalità dell'opera e vitalità dei fruitori. Per cui, se i lettori fossero spippi, l'opera risulterebbe moscia anche se non lo fosse (cfr. G. Leopardi, Parini ovvero della gloria). Vedi anche quello che i filosofi chiamano "circolo ermeneutico".

Glossa antirelativista all'obiezione di cui sopra (in onore di fiornando):
Il che non toglie che le perle ai porci restino perle (e i porci alle perle porci).
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