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 libero arbitrio
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 06/07/2006 :  19:23:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Come si permette?

[img]http://arbeitsblaetter.stangl-taller.at/WISSENSCHAFTPHILOSOPHIE/PHILOSOPHEN/husserl.jpg[/img]


Come chiedere, caro boboross, a un grande medico cosa avrebbe fatto di eventuali diagnosi sbagliate: se non fossero state vere, direbbe lui, non le avrebbe scritte. Capisco che la cosa può risultarci molto tedesca, ma tant'è.

Husserl, da buon idealista, non credeva mica che, se non son scritte, le cose non sono vere (come per esempio Derrida, e forse ogni vero scrittore).
Credeva che valesse, per la sua filosofia, quanto si pensa da sempre per la scienza: si scoprono - e si de-scrivono - cose che esistono. La forza di gravità non è nata il giorno in cui Newton ha diviso la massa per il quadrato della distanza.

Se avessero bruciato il suo corpus fenomenale, ai suoi fenomenologici occhi, i nazisti si sarebbero comportati come isterici che credono di cancellare il mondo bruciando gli atlanti.

Detto questo, il fondamentalissimo Husserl, almeno a me, risulta un tantino noiosetto, il che mi basta per non leggerlo quasi mai. Preferisco, nel caso, leggere qualcosa su di lui che lui stesso. Ho letto pochi giorni fa una definizione (Maurizio Ferraris) che mi è sembrata ottima: qualcosa come "il gigantesco impiegato della filosofia".
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TRILLI
c.s. alato


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Inserito il - 07/07/2006 :  00:54:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Seppure avesse scritto il vero, oppure no, ciò che egli riteneva vero era sempre il frutto della sua esperienza soggettiva.
Mettere per iscritto le proprie convinzioni è una libera scelta dell'individuo, ma il solo fare questo non lo rende speciale di sicuro, forse solo incline a -
Una metà del cielo dice che la vita è bella, l'altra metà no.
Un tizio afferma che uccidere è sempre peccato, un altro invece crede che uccidere, in taluni casi, è cosa buona e giusta.
Chi dei due, dunque (ecco riaffacciarsi pesantemente la questione del libero arbitrio...)è più morale?
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 07/07/2006 :  14:10:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
(Os)tracismi


L'accorta donnina di Tracia riderà sempre dello sbadato Talete che, per guardare il cielo, finisce nel fosso. Avrà dalla sua ragioni inconfutabili, né mai sarà persuasa che scoprire il tempo della prossima eclisse varrà una caviglia slogata.

Sarà la filosofia una babale di opinioni in cui l'una vale l'altra? E non la storia dei pensieri necessari? (Necessari come quelle esperienze che ognuno a suo modo fa, ma senza le quali una vita non è vita).

Varrà forse questa avvertenza di Hannah Arendt, antica in realtà quanto la filosofia: tutti diciamo "io penso che"... poi, da una parte, ci sono i pensieri che opìnano ("Lei opìna?" chiedeva sarcastico Totò), il trionfo dell'inconfutabile "secondo me"; dall'altra, i pensieri che conoscono.
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TRILLI
c.s. alato


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Inserito il - 10/07/2006 :  00:42:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Citazione:

...da una parte, ci sono i pensieri che opìnano ...il trionfo dell'inconfutabile "secondo me"; dall'altra, i pensieri che conoscono
Citazione:



Niente di più vero, caro Effeccì, niente di più. In questo è la grandezza della filosofia: si attivano i pensieri alla ricerca di risposte.
Ne abbiamo bisogno come l'aria.
Talvolta succede che anche in mezzo ai "secondo me" si cela qualcosa di buono. Cristoforo Colombo continuava a ripetere " secondo me ... è rotonda". Ma dici che avesse opinato male...?
Poi ti arriva un John Nash che fa della sua conoscenza matematica lo spartiacque dell'economia. Evviva, brindiamo!
Ma le leggi morali... qui è difficile. E' un campo dove influiscono troppe variabili legate al singolo individuo, piuttosto che a concetti generali.




...è sempre un piacere.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 19/07/2006 :  13:36:01  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Vocazioni

[img]http://www.4to40.com/images/legends/alfredhitchcock/alfred_hitchcock.jpg[/img]


"...se la natura dell'uomo è il suo essere destinato alla nascita e alla morte, ci si adegua a tale natura fabbricando la nascita e la morte dell'uomo.

Uccidendo l'uomo non si viola la sua natura, ma le si dà quanto essa si attende, si rispettano i suoi diritti, le si rende giustizia, si asseconda la sua vocazione.

Che cosa si attende chi deve nascere e morire? Che gli sia data nascita e morte. Che cosa si deve dare, affinché sia fatta giustizia e siano rispettati i diritti e la vocazione di chi deve nascere e morire? Gli si deve dare nascita e morte.

Se l'uomo è destinato alla morte, allora ingiustizia, ignominia, malvagità e prevaricazione è tentare di allontanare definitivamente la morte da lui."

(E. SEVERINO, La filosofia futura)
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TRILLI
c.s. alato


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Inserito il - 19/07/2006 :  15:50:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Interessante.
TITOLO: desiderio di morte, alla luce del libero arbitrio.
E' morale tentare di allontanare la morte da una persona che la persegue? O è morale non farlo?

...è sempre un piacere.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 21/07/2006 :  11:11:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Epicuro Capra

[img]http://www.nationalcowboymuseum.org/research/images/r_a_bren_jdoe_sm.gif[/img]

1. "La necessità è un male; ma non c'è alcuna necessità di vivere nella necessità."
(Epicuro)

2. "C'è sempre la porta."
(F. Capra, Arriva Joe Doe, battuta di Walter Brennan a Gary Cooper)
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 22/07/2006 :  16:08:33  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
La luce comica sarà illuministica?

[img]http://www.grouchomarx.it/img/groucho1.jpg[/img]


"La parola "pensatore" getta su di lui una luce comica; poiché il solo fatto che egli si dedichi unicamente alle idee serve a spiegare, cosa che l'esperimento presume, come sia riuscito a vivere senza la minima esperienza del mondo, e specialmente dell'altro sesso."
(S. KIERKEGAARD, Stadi sul cammino della vita)
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TRILLI
c.s. alato


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Inserito il - 24/07/2006 :  09:41:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Anche i pensatori concorrono, con tutto il resto, a fare "mondo".
Poi esistono i pensatori dell'inutile/futile e quelli che invece ti fanno tremare la terra sotto i piedi.

E poi basta con la storia che chi si dileggia ad elucubrare non frequenta l'altro sesso...sono luoghi comuni.

...è sempre un piacere.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 24/07/2006 :  09:46:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Alter-ego cogito

[img]http://images.amazon.com/images/P/0970714300.01._AA240_SCLZZZZZZZ_.jpg[/img]


Tra il 20 febbraio e il 30 aprile 1845, in Danimarca escono:
di Victor Eremita, Aut aut;
di Johannes de Silentio, Timore e tremore;
di Constantin Constantius, La ripetizione;
di Johannes Climacus, Briciole filosofiche;
di Vigillus Haufniensis, Il concetto di angoscia;
di Nicolaus Notabene, le Prefazioni
e, di Hilarius il Rilegatore, Stadi sul cammino della vita.
Un'intera confraternita di pennaioli fatta da un uomo solo.
Prodigi dello pseudonominarsi.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 24/07/2006 :  17:31:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Da Pseudo a Ano

[img]http://wwar.com/newsletter/images/2002/08/2002-08-26-4798.jpg[/img] [img]http://wwar.com/newsletter/images/2002/08/2002-08-26-4798.jpg[/img]


L'autore che abolisce il suo nome fa il primo passo essenziale per diventare Omero.

Altro esempio, visto che il c.s. lo ha molto amato: cosa si guadagnerebbe se si perdesse quella comune (?) radice H.B. che sta dietro il nome Stendhal, e gli altri pseudonimi suoi (http://www.compagnosegreto.it/NUMERO2/autorstend9bb.htm)?

Ed eccoci ai lavori in corso su Hamlet.
Dopo qualche migliaio di pagine su "S h a k e s p e a r e", mi appare evidente fino alla nausea che il nome è solo vanità. W.S. è un nome sbiografato come pochi: un vuoto vanamente - davvero vanamente - esplorato. Milioni di pagine per niente. Se non per le carriere di chi le scrive. W.S. era il figlio eroticamente abbindolabile, ma non universitario, di un occulato guantaio, uomo nel suo campo inappuntabile: fine della prima puntata. Vale la pena andare avanti?

[img]http://www.contemporaryartarchive.com/ArtePoveraImmagini1/0988c007.jpg[/img] [img]http://www.contemporaryartarchive.com/ArtePoveraImmagini1/0988c007.jpg[/img] [img]http://www.contemporaryartarchive.com/ArtePoveraImmagini1/0988c007.jpg[/img]


Se c'è un caso clamoroso di storia raccontata da un idiota, è la "storia" di W.S.. Molto più facile trovare cose che fanno fremere le molto erogene pagine di W.S. leggendo qua e là tutt'altro, che facendosi iperdosi di specialisti. Il bello è che ognuno lo dice di tutti gli altri. Dunque, libri letti per niente, per buttarli via. W.S., a differenza dei poveri di spirito, non ha una biografia. Non ha neppure una poetica. Per farsene che, poi?

Svaporarsi nella babele monocorde degli shakespiristi è però un esercizio spirituale da non bestemmiare troppo. Anche se non sei dell'Opus Dei, ha un certo salutare effetto di rincoglionimento.
Questo sempre se non finisci a ridurti a un feticista, a uno che crede di conoscere meglio W.S. perché sai quanti posti in piedi c'erano al Globe e quante volte ha riso la regina all'Enrico IV parte seconda.
Come andare a Recanati per credere di apparire al passero solitario.

[img]http://www.latercera.cl/showjpg/0,,1_179366812_165,00.jpg[/img] [img]http://www.latercera.cl/showjpg/0,,1_179366812_165,00.jpg[/img]


Si danno nomi perché, comprimendo un certo quantum di essere sotto un'etichetta, si abbassa il grado di angoscia che sempre ci dà il confronto/affronto con un potere indefinito. Viva dunque i nomi, questi ansiolitici. Platone sapeva così bene tutto questo da chiamare la lingua phàrmakon. La contraddizione è che sappiamo anche - vedi sempre Plato - che ciò che si lascia fermare è anche morto. Nomi come spilloni nelle farfalle.

[img]http://www.contemporaryartarchive.com/ArtePoveraImmagini1/0988c001.jpg[/img] [img]http://www.contemporaryartarchive.com/ArtePoveraImmagini1/0988c001.jpg[/img] [img]http://www.contemporaryartarchive.com/ArtePoveraImmagini1/0988c001.jpg[/img]


Ora guarda cosa succede ai nomi degli scrittori.
Anche i nomi biograficamente giustificabili (Petrarca, Kafka, Proust: vedi un innominabile caso: tutti scrittori del Cancro), se lo scrittore è grande, si innalzano a bolle di sapone, a campi quantistici vuoti, instabili e riottosi, ironici e iracondi. In ogni caso molto sporadicamente frequentabili: se quei nomi corrispondono a qualcosa di vivo, difenderanno tutto ciò che di loro sborda dal nome affibbiato. Ma mai riuscendoci per troppo tempo. Deve passare di lì qualche pellegrino divenuto di suo anarchico per eccesso di sensibilità ed esattezza, per far riprendere le oscillazioni, il salvifico fuori sesto - il rischio - al nome sempre troppo poco sbiografato.
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TRILLI
c.s. alato


95 Messaggi

Inserito il - 25/07/2006 :  18:05:51  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Amare la filosofia è una faccenda, mettersi a cucinare Kafka e Petrarca ...un altra.
Qui ci vuole un bel tuffo nel mare, dammi ascolto, e lasciarsi raffreddare le valvole finchè la pelle non diventa come le dune del deserto. Credimi, funziona.
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 25/07/2006 :  19:14:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
non è una novità (ne parla diffusamente, ad esempio, james hillman ne il codice dell'anima, VIII, § sotto mentite spoglie) che il nome che portiamo - per gusto, ghiribizzo, usanza, dei nostri genitori - riguardi appunto soltanto loro e la persona fisica che hanno generato: fiscalmente codificato, nasce e muore con quella: è la sua etichetta. che poi il nome di chi nacque in cancro - o meglio, fu impastato in scorpione, a sole morente - sia fra i pochi biograficamente giustificabili , come dici tu, darebbe ancora una volta ragione a quell'antipatico di plotino e alle sue chiacchiere sfacciatamente assurde; perciò non ne parlo; ma perciò sbrigatevi gente a procurarvi, o farvi affibbiare, un nickname (io no perché appunto m'impastarono in scorpione, e fiornando va più che bene per le mie bagatelle) - ammenoché, certo, non v'importi una sega che il vostro daimon, il vostro genio, la vostra anima svolazzi ancora tra i posteri senza quel coglione di corpo che non ce l'ha fatta.
ma chissà se anche omero era un nickname - mi sa di sì. o se era del mio stesso segno. che vuoi sapere.
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f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 26/07/2006 :  13:22:44  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il codice di Nevermore

[img]http://images.bestwebbuys.com/muze/books/49/0877735549.jpg[/img]


Grazie per aver ricordato quel capitolo del Codice dell'anima, che sono andato a rileggermi. Divertente. La cosa migliore la prima frase di Mark Twain: "più divento vecchio, più vividamente ricordo cose che non sono mai accadute".

(Una buona raccolta di exempla, anche se per i miei gusti meri un po' troppo querulamente consolante. Come sempre Hillman, che ogni volta ci dice che tutto va mooolto ben comunque. Ci sono infatti l'anima, la ghianda, il carattere: cose moooooolto americane, fantaparti di un Platòn-Plotìn plastificato en rose a Los Angeles.... quanti secoli passeranno prima che imparino, gli iu-es-ei, almeno a intuire una possibile cosmicomica & perfettamente sacrale mancanza di senso del tutto? Immaginarla così, almeno per gioco, per vedere se saprebbero starci dentro!... Eppure ebbero quasi subito Poe e Melville...).

Per tornare dalle parte di Jungopoli, il Tentativo di una mitobiografia di Ernst Bernhard (http://www.compagnosegreto.it/NUMERO5/figure6.htm), comincia con una delle storielle Hassidìm di Buber:

...una volta Rabbi Bunam disse che pensava di scrivere un libro intitolato Adamo, il quale avrebbe raccontato "tutto l'uomo. Ma poi ho pensato che era meglio non scrivere quel libro". - Appunto, meglio scrivere qualcos'altro. Ed è sempre così.


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ALI
c.s. alato


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Inserito il - 26/07/2006 :  19:57:04  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

[img]http://www.libreriauniversitaria.it/data/images/MIT/300/115/img_115684_lrg.jpg[/img]


"mi sento proprio un Kafka"


ALI[img]http://www.megghy.com/immagini/GIF/animali/241%20a.gif[/img]

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Generated in 0.09 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03