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universo
nuovo c.s.


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Inserito il - 02/03/2007 :  23:29:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Non sono d'accordo nel pensare che dio sia un'unvenzione della nostra ragione ; certo ognuno di noi all'interno possiede quella luce divina
non sono d'accordo sull'idea che DIO sia creato dalla nostra mente, quanta presunzione per questo pensiero!!!!!!!!!


Certo il divino è anche dentro di noi, quella luce interiore che ci dà la possibilità di sentirci vivi e vicino al grande DIO E GESU' FATTO UOMO
ma non tutti ne sono consapevoli e soprattutto molti non vogliono vederla QUESTA LUCE quindi non riescono assolutamente a comprendere nulla sull'esistenza, tutto è piatto e monoton per costoro è veramente una vita infernale.
NOI POSSEDIAMO IL DIVINO SOLO DAL MOMENTO IN CUI LO VOGLIAMO POSSEDERE, SOLO COSI' POSSIAMO CAPIRE............
GESU' E' QUESTO CHE CI HA VOLUTO DIRE, MA CI HA ANCHE VOLUTO DIRE CHE DIO E' ANCHE TUTTO CIO' CHE DI PURO C'E' AL DI FUORI DEL NOSTRO MICROCOSMO QUINDI SOLE MARE NATURA ANIMALI MACROCOSMO TRANNE IL

MALIGNO

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Inserito il - 05/03/2007 :  14:16:14  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Alvin si sveglio' da quella notte agitata immerso nel sudore, il suo sogno ad un certo punto sembrava ribellarsi a lui, non gli era mai accaduto prima. Lui era un filosofo e da una vita cercava il senso delle cose, ma quel sogno lo aveva spaventato, in fondo gli uomini si fanno tante domande ma hanno sempre paura della verita', perche' non e' mai come la vogliono, cosi alla fine la evitano girandoci attorno per cercare quella piu' comoda. Il creatore senza coscienza si preparo' il caffe' immerso nei suoi pensieri, riflettendo sulle dimensioni dello spazio che si snoda attraverso il sottile filo del tempo, ma per quanto ci pensasse e lo considerasse come l'unico modo possibile di ragionare, gli rimaneva la sensazione che qualcosa gli fosse sfuggito, ma l'avrebbe scordata in fretta, come si scordano in fretta quasi tutti i sogni.
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Inserito il - 05/03/2007 :  14:19:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Milziade di Sparta, fante oplita mercenario di alessandro il grande, ferito in battaglia su una valle dell'afghanistan, trovato e curato quasi morente da un vecchio che si era impetosito di lui, si era perso cercando di rintracciare il suo esercito. Era arrivato senza saperlo in un luogo sacro, la fonte del giardino dove cresceva l'erba dell'immortalita', stanco ed affamato si era dissetato e aveva mangiato un po' dell'erba della vita eterna, la stessa che prima di lui aveva trovato Gilgamesh. Da quel giorno era diventato immortale, quando se ne accorse si senti felice, ma poi cambio' idea, cosi si mise in viaggio per attraversare le acque dei morti e raggiungere l'isola dove viveva la morte. Il mare della morte era un posto quasi irraggiungibile, ma lui non si scoraggio', e dopo secoli di ricerche e delusioni riusci a trovarlo, stava ai confini dell'oceano e dopo aver convinto il traghettatore Urshanabi minacciando di ucciderlo, si fece accompagnare all'isola. L'isola era attorniata da enormi cedri, piu' grandi di quelli della foresta di Ebla, all'interno c'era un prato con al centro una grande pianta di melo senza foglie e senza frutti, con i rami piu' piccoli accuratamente tagliati. Il cielo sopra quel giardino era cupo, e attorno una leggera foschia, il paesaggio sembrava un eterno inverno, e appollaiata su un grosso ramo stava una figura oscura con un piccolo strumento in mano, la morte. M. tiro' un sospiro di sollievo, finalmente aveva trovato quello che stava cercando. "Che fai qui M.?" "sto cercando te, ho impiegato dei secoli per trovarti" "Sei l'uomo piu' strano del mondo, cerchi quello che tutti sfuggono e vuoi rinunciare a quello che tutti vogliono?" "Si, e' cosi, cerco te" rispose T. "Tu non sei che un sogno di Alvin, lui e' il tuo creatore e il tuo dio, lui ti ha dato la vita e solo lui puo' togliertela, io non posso far nulla per te, hai perso il tuo tempo a venire fin qua" "che vorresti dire? che non puoi farmi morire?" "infatti e' cosi', non posso, morirai solo se A. ti sognera' ancora e nel suo sogno lo fara', e' la tua unica possibilita'" , A. si arrabbio' "A nessuno e' mai stato chiesto di venire al mondo, ma almeno agli uomini e' concesso di poter decidere quando morire, a che mi serve l'immortalita' se non l'ho scelta? non la voglio" "L'immortalita' puo' essere il peggiore dei mali, e tu sei uno dei pochissimi uomini che lo sanno, anche se il motivo e' evidente" gli rispose la morte senza scomporsi . "beh, visto che non mi resta che aspettare almeno permettimi di poter stare accanto a te" "e va bene, questo te lo posso concedere" Da quel giorno il nostro M. comincio' ad accompagnare la morte in giro per il mondo a portar via la vita, la seguiva
dappertutto e vide cose orribili, uomini che morivano per i motivi piu' stupidi, bambini innocenti uccisi nei modi piu' crudeli, per la morte quello era solo un compito da svolgere, e non poteva farsi trascinare da sentimenti di compassione, perche' non li aveva, ma con lei M. un po' alla volta imparo' ad apprezzare la vita. Gli piaceva stare in quel giardino e conversare ore ed ore con la morte, che tutto aveva visto del mondo, cosi piu' passava il tempo e piu' M desiderava vivere, finche' si senti felice di essere immortale. Ma un giorno la morte gli si avvicino' con la faccia triste " mi dispiace , ma ora devo prendere te, questa notte Alvin ti ha sognato, e nel suo sogno ti ha fatto morire" " ma perche'? per secoli ho sofferto desiderando la morte senza trovarla, ora che ho scoperto il piacere della vita la devo lasciare? perche' tanta crudelta' senza motivo? " "vedi M. , c'e' una cosa che non ti ho detto, un tempo c'era solo il caos, e da lui e' nato dio che ha organizzato il mondo attraverso regole, ma in dio stesso e' rimasto quel caos, al quale anche lui deve obbedire, gli uomini lo chiamano destino, oppure il male, senza di lui non esisterebbe nemmeno dio e quindi il mondo, perche' lui e' sempre esistito e ci sara' sempre" "ma dio non e' il bene?" rispose M. "no, non lo e', ovvero una parte lo e', l'altra parte e' solo un gioco, che non ha regole, ma e' lui il vero potere supremo, a cui tutti devono obbedire, se volesse potrebbe far sparire anche dio, e quindi anche me " Si avvicino' ad M., tiro' fuori lo strumento e si prese la sua vita.
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Inserito il - 05/03/2007 :  16:03:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Abbiate pieta'.

Mi scuso per i refusi, scrivo troppo in fretta e non sto mai attento, le A., le T. sono tutte M. abbreviazioni di Milziade. So che non sono giustificabile, ma prometto che faro' il possibile affinche' cio' non si ripeta piu'.
Il senso invece rimane.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 26/03/2007 :  11:46:20  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Sillogismi della stoltezza (1)

[img]http://mardin.blogs.com/manu/images/sartre.jpg[/img]

In margine al recente memento del pontefice
Benedetto XVI sull'esistenza (eterna) dell'inferno.

Premessa maggiore: "l'inferno sono gli altri" (J. P. Sartre)

Premessa minore: "io è un altro" (A. Rimbaud)

Conclusione: "l'inferno............."
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 26/03/2007 :  14:46:04  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
"La fede cristiana è un’offerta all'uomo... mai una imposizione... ogni persona, se vuole, può accettarla spontaneamente... con tutta la sua carica salvifica che ci viene da Dio, il nostro Padre misericordioso che è sempre pronto a aiutarci, a accoglierci, anche quando sbagliamo... a patto che ammettiamo le nostre colpe e promettiamo di non peccare più... Gesù ci vuole tutti in Paradiso... ma l'Inferno, del quale poco si parla in questo nostro tempo, esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore al suo amore".

Insomma: o accetti il mio amore spontaneamente o se no guai a te: ti sbatto all’inferno e butto via la chiave!

Articolo 612 C.P. Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa,con la multa fino a lire centomila. Se la minaccia è grave, o è fatta in uno dei modi indicati nell'articolo 339...(cioè: è commessa da più di cinque persone riunite, mediante uso di armi anche soltanto da parte di una di esse, ovvero da più di dieci persone, pur senza uso di armi)... la pena è della reclusione fino a un anno e si procede d'ufficio.


Che aspetta Woodcock a aprire un fascicolo?

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Inserito il - 26/03/2007 :  20:38:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
La nascita della religione.

La torre di babele era quasi finita, Alvin era uno dei muratori della torre e si sentiva soddisfatto, era uno di quelli che facevano finta di lavorare, nessuno se ne era accorto percio' non era stanco come gli altri. Da lassu' si poteva vedere l'albero della conoscenza, ancora pochi metri e gli uomini lo avrebbero raggiunto, per riprendersi cio' che era stato loro tolto. Finalmente fu completata, gli uomini scesero nel paradiso terrestre e videro che vicino all'albero c'era dio, se ne stava seduto a fumare una sigaretta con una tazza di caffe' fumante sul tavolino, occhiali e giornale sportivo in mano. "che ci fate voi qui?" chiese dio, " siamo venuti a mangiare i frutti dell'albero della conoscenza" risposero quelli, "ah, va bene, ma state attenti..." disse dio, gli uomini senza aspettare che finisse il discorso si precipitarono ad arrampicarsi sull'albero, e si mangiarono tutti i frutti. Cosi acquisirono la conoscenza assoluta, ma in quei frutti non c'era la spiritualita', cosi dopo cinque minuti cominciarono a litigare, e precipitarono di nuovo sulla terra, tutti eccetto uno, Alvin. Dio abbasso' il giornale e gli chiese "e tu, come mai sei ancora qui?" "a me le mele non piacciono, mi fanno venire il mal di stomaco" "bene, allora torna sulla terra e porta laggiu' la religione, cosi non avro' piu' quelli tra le palle" rispose dio, e dicendo cosi si alzo' in piedi, si avvicino' ad A., e con un bel calcio nel sedere lo rispedi' sulla terra insieme agli altri.
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campi giovanni
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Inserito il - 27/03/2007 :  13:24:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

la prova surresistenzialista di dio


[img]http://img217.imageshack.us/img217/3219/8845913627we6.jpg[/img]


"'Dunque non è inferno.'
'O forse dunque è inferno.'
'Ma allora era ed è inferno,
sempre. Prima e dopo
la condizione che
diciamo di vita.'
'E perché no?'
'Non v'è alcuna differenza?'
'Differenze molte;
ma non risolutive,
così pare.
'Ma qui saprete se Dio esiste'"
(Manga)


Campi Giovanni
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campi giovanni
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Inserito il - 08/04/2007 :  14:07:04  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

passeggiata pasquale


solo i morti sono pieni di grazia
noi vivi invece solo di disgrazia


Campi Giovanni
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Inserito il - 08/04/2007 :  14:44:23  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il male e' creativo, lui spinge spinge e spinge, ti porta ai confini e oltre, ti fa capire le strutture le ossessioni e i profumi doppi delle cose, una volta che ti ha preso non puoi piu' liberartene, perche' e' lui stesso liberazione. Il bene e' il suo riposo, da solo porta alla compressione e alla pazzia, lui controlla la sintassi e l'ortografia dall'altra parte dello specchio, si presenta sempre in forma di giudice e padreterno portando sensi di colpa, a volte lo odio anche se non posso fare a meno di riposare.
La pasqua c'era prima di cristo e degli ebrei.
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campi giovanni
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Inserito il - 17/05/2007 :  14:15:26  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

passato passeggio


e solo i morti sono pieni di astri
noi vivi in vece solo di disastri


Campi Giovanni
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f.c.
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Inserito il - 27/05/2007 :  20:59:58  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
motto per mille

[img]http://www.istitutosociale.it/img/img_storia.jpg[/img]


"Non trovo invece nulla di veramente comico nelle pretese dei reverendi padri gesuiti, poveracci in gran parte di umili origini, e che cercano semplicemente di fare bisboccia senza lavorare."
(Stendhal, Racine e Shakespeare, 1825)
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fiornando
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Inserito il - 29/05/2007 :  17:59:51  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
da ragazzo, dopo la colonia marina, finivo le vacanze estive da una mia zia contadina in quel di san miniato al tedesco: una colonica enorme, mossa, per meglio abbracciarsi al colle - riparo di tre famiglie, povere d'averi e ricche di figlioli, nonni e chiacchiere a tavola. "l'aia al fieno" era il nome del posto - oggi un silente agriturismo: tedeschi che vanno e vengono, gutentà e fidersén. allora usava che uno dei tanti figli maschi venisse "offerto" al signore: tutti e due i nostri vicini l'avevano fatto; mia zia no, aveva avuto un maschio e poi tutte femmine, finché la guerra la vedovò dell'attuale marito e del potenziale figlio prete. la domenica vedevo i seminaristi dei vicini scendere dalla corriera sotto casa; d'una ragazza suora invece sentivo solo parlare. uno dei nonni una volta mi fece cenno d'avvicinarmi (lui non poteva muoversi: le donne lo portavano e riportavano da dentro casa a fuori, a sièdere sotto la pergola); s'informò di che scuola facevo, poi m'additò i nipoti che giocavano a pallone sull'aia, le tonache imbiancate di polvere e: "bella vita, eh?" mi disse, "falla anche te: pancia piena e pelle liscia". era ora di desinare, scesero le donne a prenderlo. lui m'accostò la testa ai baffi, li sento ancora pungermi la gota. "non studiare da prete," mi disse; poi, era già a mezze scale, voltandosi: "puzzano".
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f.c.
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Inserito il - 08/06/2007 :  14:56:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
l'unità

[img]http://www.elangelcaido.org/fotografos/jrulfo/jrulfop.jpg[/img]

“Se però la credenza in una unità che pervade il tutto
viene delusa, matura allora la cognizione che con tutto
l’agire e l’operare (“divenire”) non si ottiene nulla.”
(M. Heidegger, Il nichilismo europeo, Milano 2003)

secondo me, no.
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campi giovanni
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Inserito il - 08/06/2007 :  16:43:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

nome 2° con punto e virgola

suasivo di vento in vento diventa
il destino del divenire di due
con zero appunto: sparse, le decidue
foglie del pome senza frutto, tenta

cosparse chi concetto abbia del nome
con frutto: copiosa copia di cosa
giro girando dei venti la rosa,
presunta che sia o assunta nel come

e nel quando fin ché al di là del dove
ove è l'altro insieme è dire altrove:
disunito è l'uno, dispari in tutto

deluso e d'eluso punto costrutto;
la virgola, cornea copia di luna,
accolta lacuna, s'inventa cuna


Campi Giovanni
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 10/06/2007 :  11:39:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Supplemenento dell'unità

[img]http://www.elangelcaido.org/fotografos/lmatiz/lmatiz10.jpg[/img]


Dunque: “Se però la credenza in una unità che pervade il tutto viene delusa, matura allora la cognizione che con tutto l’agire e l’operare (“divenire”) non si ottiene nulla.” (M. Heidegger, Il nichilismo europeo) - Secondo me, no. Heidegger la pensa in fondo come Dostoevskij: se non c'è Dio tutto è possibile: alibi formidabile per qualunque porcheria? - E invece appena lì comincia il bello. Data una realtà franta, dato "il deserto", dato l'uomo "animale non stabilizzato" (Nietzsche), dato il male e il peggio, si cerca di fare il meglio lo stesso. Gli atei devoti (non papisti ma devoti all'indefinibile bene) erano un mistero interessante già per Pascal: ne conosceva tanti più pii (come intende fiornando) di tanti cristiani. Perché, dato che avevano rinunciato alla "scommessa"? Mica c'è una legge morale dentro di loro. Né dentro di me. Si può però sempre essere come il capitano MacWirr del Tifone di Conrad. Va benissimo anche essere un suo mozzo.
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Generated in 0.12 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03