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 Shakespeare
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173 Messaggi

Inserito il - 23/06/2007 :  11:31:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
f.c.

il sonetto del sarto

[img]http://www.maxartis.it/data/604/thumbs/EnzoIlSarto-2_Web.jpg[/img]

Perché spoglio è il mio verso, e il nuovo sfarzo
sfugge (mai variazioni o strani scarti)?
Perché, come fa il mondo, anch’io non sbircio
fresche figure e misture bizzarre?
Perché da sempre solo questo scrivo,
l’estro obbligando a una foggia sola,
al punto ch’ogni verbo fa il mio nome
svelando la sua nascita e la scuola?
Sappi, amore, che sempre di te scrivo
che tu e amore siete il mio argomento,
che il meglio mio è rivoltar parole
cucendo ancora quanto fu già speso;
e come il sole è sempre nuovo e vecchio
è l’amor mio che dice il sempre detto.


Why is my verse so barren of new pride,
So far from variation or quick change?
Why with the time do I not glance aside
To new-found methods and to compounds strange?
Why write I still all one, ever the same,
And keep invention in a noted weed,
That every word doth almost tell my name,
Showing their birth and where they did proceed?
O, know, sweet love, I always write of you,
And you and love are still my argument;
So all my best is dressing old words new,
Spending again what is already spent:
For as the sun is daily new and old,
So is my love still telling what is told.


fiornando

eh, effecì! sei meglio di tanti altri sugli scaffali. 'perché, come fa il mondo, anch'io non sbircio' vorrei averlo scritto io. e comunque rispondo, visto che provochi:

76

Perché i miei versi mancan di trovate?
Di variazioni o capovolgimenti?
Perché non strizzo l’occhio – va di moda –
A nuove norme e a strani accoppiamenti?

Perché la stessa solfa sempre scrivo,
E vesto l’invenzione al modo solito,
Che quasi ogni parola ha su il mio nome,
Mostrando dov’è nata e donde viene?

Perché scrivo, amor mio, sempre di te,
Di te e d’amore: è tutto il mio argomento.
Tutto il mio meglio sta nel rivestire
A nuovo vecchi termini, spendendo
Di nuovo quello che è già stato speso:

Come ogni giorno il Sole è nuovo e vecchio,
Così l’amore mio dice il già detto.

f.c.
Sempre sul 76

[img]http://www.tccandler.com/hedy_lamarr_PROFILE_small.jpg[/img]


La tua è più bella! (Ero in treno, tanto per cambiare, e due ore con un sonetto volano. - Sulla traduzione la pensiamo allo stesso modo. La scommessa è sempre metrica. Ho tradotto un altro sonetto di Shakespeare per il numero degli amleti. Ma su questo non dico altro. Solo che, invece di endecasillabi, son venuti fuori alessandrini. Cioè settenari doppi. Verso, a far sentire bene gli emistichi, meraviglioso puro illo.)

fiornando

l'alessandrino va ancora bene per il teatro di scespir, tragedie e commedie; i sonetti li infranciosa un pochino: sono scritti per un teatro a tre: lui, un altro lui (o una lei), e il lettore (non lo spettatore). la morte della pentapodia inglese è il nostro endecasillabo - metro chissà perché snobbato dai francesi (e difatti il traduttore di Donne ha scelto l'alessandrino). sono curioso.

f.c.
quartina dell'infedeltà

[img]http://www.elangelcaido.org/fotografos/kertesz/kerteszp.jpg[/img]

(questa quartina sempre dai sonetti di Shakespeare,
la prima del 93, è stata difficile. Serpieri usa
"versi" di 17-18 sillabe; però, data la sua
bellezza, inevitabile da tradurre)

*°*

Dunque vivrò credendoti fedele,
da coniuge ingannato, il volto amore
sempre potrà sembrarmi amore, anche se
non più: mi guardi e hai il cuore chissà dove.

So shall I live, supposing thou art true,
Like a deceived husband; so love's face
May still seem love to me, though altered new;
Thy looks with me, thy heart in other place.


93

[img]http://www.houkgallery.com/lartigue2000/image/imprintsofjoy/thumnails1/22.jpg[/img]


Dunque vivrò credendoti fedele;
da coniuge ingannato, il volto amore
sempre potrà sembrarmi amore, anche se
non più: mi guardi e hai il cuore chissà dove.

Poiché l’odio non può starti negli occhi,
come tu cambi mai potrò sapere.
La storia bugiarda del cuore a molti,
grinze malocchi e umori, è scritta in volto;

ma il cielo nel crearti decretò
che sempre il dolce amore avessi in viso,
che, per quanti sian pensieri e travagli,
soltanto dolcezza avesse il tuo sguardo.

Mela d’Eva sarà la tua bellezza,
se nega la tua virtù quello che mostri!


So shall I live, supposing thou art true,
Like a deceived husband; so love's face
May still seem love to me, though alter'd new;
Thy looks with me, thy heart in other place:

For there can live no hatred in thine eye,
Therefore in that I cannot know thy change.
In many's looks the false heart's history
Is writ in moods and frowns and wrinkles strange,

But heaven in thy creation did decree
That in thy face sweet love should ever dwell;
Whate'er thy thoughts or thy heart's workings be,
Thy looks should nothing thence but sweetness tell.

How like Eve's apple doth thy beauty grow,
if thy sweet virtue answer not thy show!


fiornando

93

Così vivrò, fingendoti fedele,
Da marito ingannato: il tuo bel viso
Mi parrà sempre quello dell’amore
Ma cambiato: a me gli occhi e il cuore altrove.

E poiché nei tuoi occhi odio non vive,
Mai da loro saprò se sei mutato:
D'un cuor falso la storia in viso scrivono
Le arie strane, i fremiti, i cipigli.

Ma nel creare te il cielo decise
Che sul tuo viso viva sempre amore,
Che ogni cosa ti frulli in cuore o in mente,
Il tuo sguardo non mostri che dolcezza:

Però una mela d’Eva è l’avvenenza
Se virtù non risponde all’apparenza!

serpieri continua a cercare la quadratura del cerchio: non ha ancora capito che prosa e poesia sono incommensurabili. presentando su radio3 l'ultima sua fatica su donne ha snobbato le versioni "poeticistiche" - così l'ha chiamate lui, allundendo, penso, alla valduga. a me la cosa ha rammentato subito, va da sé, la volpe e l'uga. e séguito a non capire che bisogno ci sia d'un'altra traduzione in prosa dopo quella, ottima, di giorgio melchiori.

quanto a me, nel mio piccolo, sto pubblicando l'integrale poetica di donne, versione metrica e testo a fronte, su www.johndonne.org
a seguire altri siti dedicati a puskin, alla cvetaeva, e così via. mi libero d'un po' di fogli poeticistici sulla scrivania.

f.c.

orologiai

[img]http://vitruvio.imss.fi.it/foto/ingrin/ingrin-62MSL15rt.jpg[/img] [img]http://vitruvio.imss.fi.it/foto/ingrin/ingrin-62FOS3rt.jpg[/img]

Ti ruberei il terz'ultimo verso, che è molto più musicale del mio. Sul tuo distico finale invece ho dubbi: scegli un modo universal-gnomico e sentenzioso che ti permette la meraviglia della rima, ma W.S. parla proprio al suo amante. Come sempre, è questione di prezzo, e chi valuta è di volta in volta il traduttore e il lettore del testo a fianco. La traduzione, in fondo, è l'azzardo che rende solo più evidente l'instabilità di ogni lettura.

[img]http://www.ilibrintesta.it/blog01112006.jpg[/img]

La versione dei Sonetti di Serpieri - basta vedere quant'è grosso il volume - più che la traduzione è tutto il lavoro esegetico che le sta intorno, e quello mi sembra indispensabile. Oltre l'introduzione generale, per ogni sonetto c'è un'introduzione specifica e quindi note utili e corpose. Leggere la versione "poetica" di Serpieri non leggendo originale e "paratesto" è come leggere una parafrasi senza poesia - peggio dunque di non leggere niente. - Proprio nell'introduzione, A.S. riconosce almeno una versione in endecasillabi "spesso felice", quella di Rina Sara Virgillito per Newton Compton, Roma 1988.

(Frequentando una decina di versioni dell'Amleto, e andando su e giù per altri drammi di Shakespeare tra originale e traduzioni, i Sonetti mi sembrano quanto di più difficile per il traduttore: per quanto ambigua, piena di doppi sensi, poetica e concettosa, la parola teatrale scorre a tutt'un'altra velocità, secondo arcate ritmiche talmente più ampie che, anche se nei singoli versi si può scantonare, alla fine il testo pare tenere comunque. Il sonetto invece è roba da orologiai: ogni sillaba sotto la lente, ogni inezia che può bloccare il meccanismo. E infatti quasi tutti gli Amleti sono leggibili, quasi tutte le versioni dei Sonetti no).

fiornando

nulla, checché, contro l'esegesi e i trattati sui sette piani d'ambiguità: benvengano. ma anche benvadano al momento giusto, quello dell'incontro, della fruizione d'amore. sconveniente, secondo me, farlo col manuale di sessuologia sott'occhio - che poi cambia, da una generazione all'altra - desanctis all'ottocento, serpieri al novecento, etc etc - mentre la "sempre" felice virgillito rimarrà finché la sua lingua sarà parlata - nemmeno lei dunque ta emata panta, come omero e scespir.

quanto ai sonetti, sarebbe bene pensare che non li ha scritti il drammaturgo scespir, ma un tale will, w.s. suo contemporaneo - come se ritrovassimo un diario intimo del giovane omero: lo leggeremmo come l'odissea?

*°*

e sai perché dico "sempre felice virgillito", e non "spesso"? perché il termine assoluto di paragone necessariamente manca: solo un esegeta può credere d'averlo nella sua testa. la virgillito ha dato il suo 'massimo', non 'del suo meglio'. lo stesso ha fatto la valduga. la cosa mi ricorda un fatto, di quando divenni proprietario d'ulivi e non sapevo da che parte rifarmi per prendermene cura. m'iscrissi a un corso di potatura, presso una fattoria. un tale in completo bianco, cappellone a tesa larga in testa (professore d'agraria alle Cascine) indicava col bastone da passeggio al bracciante dove tagliare e dove no, spiegando il perché. vecchi contadini guardavano, perplessi. quegli ulivi non dettero frutto per quattro anni.

f.c.

variazioni del petrarchista (il 105)

[img]http://dvdtoile.com/ARTISTES/5/5504.jpg[/img]


Non si chiami il mio amore idolatria,
né mai appaia un idolo il mio amato
se uguali sono i canti miei e le lodi,
tutti per uno, ancora e sempre tali.

Gentile è l’amor mio oggi e domani,
costante meraviglia d'eccellenza;
la mia poesia, alla costanza tesa,
tralascia ciò che muta e quella esprime.

“Bello gentile e vero” è il mio argomento,
“bello gentile e vero”: io vario i nomi
e in variazioni l’estro mio consumo:
tre temi uniti in rara prospettiva.

Il bello, il gentile e il vero già vissero
Spesso soli, mai prima uniti in uno.


Let not my love be call'd idolatry,
Nor my beloved as an idol show,
Since all alike my songs and praises be
To one, of one, still such, and ever so.
Kind is my love to-day, to-morrow kind,
Still constant in a wondrous excellence;
Therefore my verse to constancy confined,
One thing expressing, leaves out difference.
'Fair, kind and true' is all my argument,
'Fair, kind, and true' varying to other words;
And in this change is my invention spent,
Three themes in one, which wondrous scope affords.
'Fair, kind, and true,' have often lived alone,
Which three till now never kept seat in one.


fiornando
105

Non chiamate il mio amore idolatria,
Né guardate al mio amato come a un idolo
Perché sono e saranno tutti uguali
I miei canti e le lodi: ad uno solo,
D’uno solo, e per sempre, e sempre più.

Gentile è oggi il mio amor, gentil domani,
D’una stessa, mirabil perfezione,
Perciò il mio verso, da costanza avvezzo
A trattar d’una cosa, ogni altra ignora.

Bello, gentile e bravo: questo è il tema,
Bravo, gentile e bello: si riduce
La mia inventiva a scambio di sinonimi.
Tre temi in uno, intento formidabile.

Gentile, bravo e bello erano tre:
Mai stettero, fin qui, in un corpo solo.


f.c.

il dubbio del platonico (dal 101)

(l'estetica platonica in 4 versi,
traducendo io, si perdono tutte le coppie
di iterazioni di questa quartina molto concettosa
//colour - colour, beauty - beauty, best - best//,
ma altro schermo non trovo che mi scampi).

[img]http://www.staleywise.com/collection/von_unwerth/big/unwerth6_b.jpg[/img]

Dimmi, Musa: forse vorresti dire
"Non vuole il Vero tinte sulle sue,
Beltà che sul suo vero si spennelli,
ma il meglio è meglio se con niente lega"?

Make answer Muse: wilt thou not haply say,
'Truth needs no colour, with his colour fixed;
Beauty no pencil, beauty's truth to lay;
But best is best, if never intermixed'?



fiornando

101

Pigrona d’una musa, che rimborso
Darai per la mancata tingitura
Di verità in bellezza? Tutte e due
Dal mio amore dipendono, e del resto,
Anche tu ne ricavi risonanza.

Rispondimi, non vorrai mica dire
Che verità non vuole altro colore
Mischiato al suo? Che non vuole bellezza
Pennelli che ne ostentino il valore?
Che il meglio è meglio non mischiarlo ad altro?

Non ha bisogno, è vero, lui, di lodi,
Ma non è buona scusa per star muta,
Perché da te dipende che egli viva
Molto più d’una tomba, sia pur d’oro,
E nei tempi dei tempi sia lodato.

Fai il tuo dovere, musa, che t’insegno
A mostrarlo al futuro com’è adesso.


f.c.

petrarchista libertino (il 110)

[img]http://www.elangelcaido.org/fotografos/wgloeden/038wgloedenp.jpg[/img]

Ahimé, è vero, ho corso qua e là,
di me facendo un pubblico buffone,
fatti a stracci i pensieri, il più prezioso
svendendo, e a nuovi affetti vecchie offese.

Più vero è che la fedeltà ho guardato
di sbieco e straniera. Ma, per il cielo,
per questi errori mi è rinato il cuore,
meglio nel peggio ti provai amore.

Ora è passato, a te ciò ch'è per sempre.
La voglia mia mai più vellicherò
con nuovi assaggi, e il vecchio amico, un dio
d'amore a cui mi stringo, non proverò.

Prendimi allora, è il più vicino al cielo
il petto tuo più puro e innamorato.

*°*

Alas 'tis true, I have gone here and there,
And made myself a motley to the view,
Gored mine own thoughts, sold cheap what is most dear,
Made old offenses of affections new.
Most true it is that I have looked on truth
Askance and strangely; but by all above,
These blenches gave my heart another youth,
And worse essays proved thee my best of love.
Now all is done, save what shall have no end;
Mine appetite I never more will grind
On newer proof, to try an older friend,
A god in love, to whom I am confined.
Then give me welcome, next my heav'n the best,
Ev'n to thy pure and most most loving breast.



fiornando

insisti? insisto.

110

E'vero, ahimé, ho vagato a destra e a manca,
Ho fatto la figura del pagliaccio,
Ferito i miei stessi pensieri, svenduto
Quel che c'è di più caro, i vecchi affetti
Offendendo coi nuovi. Ancor più vero

E'che ho guardato con sospetto e incuria
Alla lealtà: ma questo tuo ritrarti -
Per quanto sopra - un'altra giovinezza
Dona al mio cuore, e le peggiori prove
Ti dimostrano il meglio del mio amore.

Ora tutto è passato, prendi ciò
Che non avrà più fine: il mio appetito
Mai più lo affilerò su nuove voglie
Per mettere alla prova un vecchio amico,
Un Dio in amore, a cui son consacrato.

Perciò accoglimi, amore mio diletto,
Ancora sul tuo puro, ardente petto.

io però mi piglio un bel vantaggio su te, e sugli altri traduttori: non rispetto la struttura del sonetto - raramente accade e me ne compiaccio, ingiustamente: è come provare un paio di scarpe del 43 perché ti piacciono e sorprenderti quanto ci stai bene, tu che porti il 44: merito del calzolaio, non tuo.

fiornandismi

[img]http://fr.photography-now.com/pn/Bilder/Hauptbilder/klein/T45361.jpg[/img]

[font=Georgia]Le altre volte che avevo letto i sonetti di W.S. non mi avevanmo impressionato come questa. Ora mi succede la solita cosa: che certi riesco solo a leggerli, altri devo tradurli per forza, altrimenti non mi sembra di averli neppure letti: traduzioni dunque nate da mancanza.

Certo in questo c'entra anche la forma del sonetto, che è una delle invenzioni dell'umanità, ed ho un piacere fisico a stare nei quattordici endecasillabi: tradirò dunque altre cose, ma non la misura che mi sta a cuore. Aggiungi la poetica dell'ostacolo, come la racconta Baudelaire: renditi la vita difficile fino all'impossibile, e spremi il meglio. E' la mia versione dell'ama e fa ciò che vuoi applicata alla traduzione. - Come vedi sono al 110, non so quanti ancora ne tradurrò. Siamo comunque vicini alla fine. Il fatto che tu risponda "per le rime" mi piace molto e mi istiga ulteriormente. Sono molto curioso e ammirato dalle tue versioni, e non ho difficoltà a dirti che ogni tanto mi dico "vediamo cosa inventa questa volta fiornando".

Anche se tu aggiungi alle quartine un verso, il sonetto a me pare di sentirlo lo stesso: un fantasma di sonetto, come del resto il mio che non ha rime esterne e fisse, un sonettone: come un passaggio da una viola da gamba con corde di budello a un violoncello con corde di metallo. Se suona Casals va benissimo anche se lo spartito è di Marin Marais. - Mi torna in mente una delle cose più belle che abbia sentito dire sull'interpretazione d'artista: "siate più sensuali che fedeli" (Carlos Kleiber all'orchestra).

fiornando

a qualcosa bisogna pur rinunciare, effecì, tutto ha un limite quando una lingua in dieci battute dice dieci parole e un'altra cinque o poco più: una volta esauriti gli espedienti, i trucchi del mestiere, insistere sulla forma significa solo stendere la musa sul letto di procuste, anziché d'amore. anche alle altre otto è successa la stessa cosa, sai meglio tu di me cos'è avvenuto delle mille forme canoniche della musica, della pittura, e così via. solo il pensiero, la logica, il senso, vanno rispettati fino alla vargogna di sé - ma quelli non sono muse.

ripeto, quando càpita fa piacere anche a me, ma se non càpita pazienza: preferisco qualche riga in più o in meno (mi sarà successo un due o tre volte, fra donne e puskin - quandoque bonus dormitat eccetera), l'importante è far passare di qua, traducere, quanto più possibile di quello che il poeta ha detto, nella forma più nitida e scorrevole di cui sono capace.

cosa, a esempio, non necessaria con la cvetaeva - se non raramente, quando anche lei 'sente' la necessità della forma classica - che usò del metro a piacimento, secondo il respiro spesso rotto e affannato d'un secolo che classico non fu. ritornerà il sereno? speriamo.


f.c.

Shakespeare alla John Donne (sonetto 116)

[img]http://www.elangelcaido.org/fotografos/manray/manrayp.jpg[/img]

Mai m'opporrò allo sposalizio d'anime
sincere: l'amore non è amore
se cambia quando il cambiamento trova
e cede e si ritrae se lo fa l'altro.

Lui no, lui è il segno sempre fissato
che scruta le tempeste e non n'è scosso,
è la stella per ogni barca errante
che la misura e non ne sente il pregio.

Amore non è il buffone del Tempo
che guance e labbra rosa falcia via,
non guasta in ore svelte o settimane
e tiene fino al giorno del giudizio.

Se quest'è errore, e su di me si provi,
io mai non scrissi, mai uomo ha amato.

*°*

Let me not to the marriage of true minds
Admit impediments. Love is not love
Which alters when it alteration finds,
Or bends with the remover to remove:
O no! it is an ever-fixed mark
That looks on tempests and is never shaken;
It is the star to every wandering bark,
Whose worth's unknown, although his height be taken.
Love's not Time's fool, though rosy lips and cheeks
Within his bending sickle's compass come:
Love alters not with his brief hours and weeks,
But bears it out even to the edge of doom.
If this be error and upon me proved,
I never writ, nor no man ever loved.



fiornando

116

Non m’opporrò alle nozze di due anime,
Se son sincere: non è amor l’amore
Che cambia appena incontra un cambiamento,
O trasloca imitando chi trasloca;

Ah no: è un faro incrollabile che guarda
Di là dalla tempesta e non n’è scosso;
Stella polare d’ogni errante barca,
La cui virtù c’è ignota, non il punto;

Non zimbello del tempo, anche se vengono
Labbra e guance di rosa alla sua falce,
Amor non cambia con la sua breve ora,
Ma si conferma fino al sommo passo.

Se c’è uno sbaglio in questo e m’è provato
Io mai l’ho scritto e mai nessuno ha amato.


visto? questo rispetta pure la forma sonetta.


f.c.

fools of time

[img]http://www.elangelcaido.org/fotografos/manray/manray1.jpg[/img]

Dopo giornata faticosa, provo la tivù ma non c'è niente, accetterei anche un telefilm psicosanguigno con artificiosi salti di montaggio e implausibile trama parapsicologica: macché, televendite e porcheriole per i fischiatori di prodi, oppure prodi - e a ballarò d'alema e casini. Perfetto per addormentarsi, invece niente.
Così leggo e qui mi blocco (anche perché qui è scritto meglio il palinsesto tivù):


124

Se l’amor mio non è che figlio al rango,
è orfano s'è bastarda la Fortuna,
esposto com’è all’odio e amo del Tempo:
un fior tra i fiori, erbaccia tra le altre.

E invece no: sorto fuori del caso,
l'annoia il sorriso del lusso e regge
sotto i colpi dello scontento oppresso
a cui tempo e costume c’han condotto.

Lui non teme quell’eretico intrigo
che complotta per svelte ore contate,
ma tutto solo sta, profondo e saggio,
né cresce al caldo o annega per le piogge.

Chiamo a testimoni i guitti del Tempo,
Servi del male dalla pia morte.

*°*


If my dear love were but the child of state,
It might for Fortune's bastard be unfather'd'
As subject to Time's love or to Time's hate,
Weeds among weeds, or flowers with flowers gather'd.
No, it was builded far from accident;
It suffers not in smiling pomp, nor falls
Under the blow of thralled discontent,
Whereto the inviting time our fashion calls:
It fears not policy, that heretic,
Which works on leases of short-number'd hours,
But all alone stands hugely politic,
That it nor grows with heat nor drowns with showers.
To this I witness call the fools of time,
Which die for goodness, who have lived for crime.



fiornando

124

Fosse 'l dolce amor mio soltanto figlio
Della situazion, ben e' sarebbe
Bastardo nato a caso e sanza padre,
Quando amato dal mondo e quando odiato,
Erba tra l'erbe o fior tra' fiori còlto.

No, lungi da accidente e' fu costrutto
Tetragòno a percosse d'arridente
Trionfo o d'asservito malcontento,
A che 'l mondo attraente ne conforma.

Non rispetta l'usanza, quell'eretico,
D'oprar per brevi lassi e ore contate:
Ma tutto solo istà, altamente accorto
Di non crescere al caldo o in pioggia spegnersi.

Ne cito a testimoni e' folli d'oggi,
Che a male avvezzi di virtù periscono.


(à la manière de michel-ange.)
Vesto all’antica anche questo sonetto, piuttosto oscuro se non si scelga l’accezione minore per to fear, rispettare, e la principale per policy e politic. Naturalmente that Heretic va considerato un inciso, e which works riferito a policy.

C'è chi, basandosi su policy e politic, butta in politica questo sonetto, vedendo negli zimbelli del tempo chi la congrega del conte di Essex, chi quella dei Gesuiti, chi Enrico III, chi altri ancora; dove il Nostro sta sempre, in tutta la sua opera, altamente accorto di non trattare temi così importanti come politica, religione e sport, di cui pure erano pieni i media del tempo, ma solo amore, odio e consimili quisquilie.

ti aspetto sul 126.


f.c.

sex bomb

[img]http://www.elangelcaido.org/fotografos/brassai/brassai6.jpg[/img]

sonetto 129

E’ spreco dello spirito – e guasto di vergogna,
E' l’atto di lussuria – e finché lussuria è atto
è spergiura e omicida – gonfia di sangue e colpa
Selvaggia, estrema, greve, - crudele e mai nel vero.

Goduta sul momento, – è subito schifata,
Braccata è follemente – e non appena avuta
È follemente odiata: – come un’esca inghiottita
A bell’a posta messa – per far pazzo chi prende.

Pazzo quando la insegue – e quando la possiede:
Che ha, che abbia avuto, – che avere cerchi, è eccesso
Estasi mentre provi, – provata, è vera pena.
Prima promessa gioia, – a cose fatte un sogno.

Bene lo sa il mondo? – Non uno così bene
Che schivi il paradiso – che porta a quest’inferno.


*°*

The expense of spirit in a waste of shame
Is lust in action; and till action, lust
Is perjured, murderous, bloody, full of blame,
Savage, extreme, rude, cruel, not to trust,
Enjoy'd no sooner but despised straight,
Past reason hunted, and no sooner had
Past reason hated, as a swallow'd bait
On purpose laid to make the taker mad;
Mad in pursuit and in possession so;
Had, having, and in quest to have, extreme;
A bliss in proof, and proved, a very woe;
Before, a joy proposed; behind, a dream.
All this the world well knows; yet none knows well
To shun the heaven that leads men to this hell.



fiornando

Spreco di forza e di vergogna scialo
E' lussuria in azione, e, prima ancora,
Assassina, spergiura, sanguinaria,
Smoderata, selvaggia, oscena, infìda,

Più presto disprezzata che goduta,
Oltre ragion cercata, e appena avuta
Oltre ragione odiata, sì come esca
Gettata a render folle chi l'inghiotte;

Sfrenata nella cerca e nel possesso:
Aver avuto, avere, e ancora chiedere;
Delizia in atto, ma crudele croce
Fra un sogno e la delizia che propone.

Questo san tutti, ma nessuno sa
Quel ciel fuggir che porta a questo inferno.


Il senso dipende, qua e là, dalla punteggiatura. per il verso prima della coppola i migliori mmss hanno:

Before a joy propos'd behind a dream,


f.c.

virgole

[img]http://www.william-shakespeare.info/images/william-shakespeare.gif[/img]

Purtroppo non so i manoscritti (esistono?).
Però, per un testo pieno di antitesi, parallelismi, echi e simmetrie varie, anche la coppia before/behind fa pensare facilmente a due emistichi in parallelismo l'uno rispetto all'altro: before-joy / behind-dream, con punteggiatura direi conseguente: Before a joy proposed, behind a dream.


fiornando

hai ragione: codici. l'editio princeps dà questo testo, per il 129:

A blisse in proofe and proud and very wo,
Before a joy proposd behind a dreame,

riproduzione anastatica su:http://extra.shu.ac.uk/emls/Sonnets/h3v.jpg

come vedi, le virgole che l'editor volle mettere ci sono rimaste tutte.

ma, come ben sai, quell'edizione non era "autorizzata", e nelle successive ognuno ha fatto quel che gli pareva.


f.c.

true lies (il 138)

[img]http://www.elangelcaido.org/fotografos/brassai/brassai3.jpg[/img]

Bellissimo il sito con l'anastatica! Anche se mai dire mai, questo per me è l'ultimo, e uno dei preferiti:


Quando l’amore mio mi giura fedeltà,
io le credo, anche se so che mente,
perché possa pensarmi sprovveduto,
pivello a false mondane finezze.

Io vanesio, credo mi creda giovane,
Anche se sa i miei giorni belli andati;
m’affido ingenuo alla sua lingua falsa
e in due la pura verità celiamo.

Ma perché non dice ch’è infedele?
Perché non dico io che sono vecchio?
Miglior modo in amore è il finto vero,
ché il vecchio amante odia gli dican gl’anni.

Così mento con lei, e lei con me,
tutt’e due in fallo e da bugie incantati.


*°*

When my love swears that she is made of truth
I do believe her, though I know she lies,
That she might think me some untutor'd youth,
Unlearned in the world's false subtleties.
Thus vainly thinking that she thinks me young,
Although she knows my days are past the best,
Simply I credit her false speaking tongue:
On both sides thus is simple truth suppress'd.
But wherefore says she not she is unjust?
And wherefore say not I that I am old?
O, love's best habit is in seeming trust,
And age in love loves not to have years told:
Therefore I lie with her and she with me,
And in our faults by lies we flatter'd be.



fiornando

peccato: tradurre è una buona ginnastica mentale, palestra gratis di soul building.

138

Quando il mio amore giura che è sincera
Le credo pur sapendo che è bugiarda,
Lei mi giudica forse un ragazzino
Ignaro delle falsità del mondo.

Così, fingendo che mi pensa giovane
(Anche se sa che il meglio mio è passato),
Semplicemente accetto le sue frottole,
E tutti e due ci nascondiamo il vero.

Ma perché lei non dice che m’inganna?
E perché non dico io che sono vecchio?
Perché di finta fede amor s’ammanta,
E a vecchio drudo dir l’età non piace.

Per questo io mento a lei, e lei a me,
E ognuno sguazza nella sua menzogna.


f.c.

Rerum translatum fragmenta

[img]http://www.vieusseux.fi.it/archivio/immagini/home_fondi_little.jpg[/img]

Puoi proporre tu, e certo non per forza Shakespeare. Io arrivo un po' a francese e inglese. - La mia copia dei Sonetti di W.S. è piena non solo di segnacci e glosse per lo più dementi, ma di abbozzi di traduzioni, molte solo di brani: quartine, distici... la prima quartina, poi niente, poi la terza quartina, anche solo l'ultimo verso o uno in mezzo, come se fosse un motto. - La stessa traduzione di Serpieri spesso più che letta è usata, coperta di segnacci come se fosse un manoscritto mio, con righe che spostano parole, freghi per sostituirle con altre. E molte "A" per dire "qui Amleto!".

La definizione che dà fiornando di questi esercizi è per me perfetta: "palestra, soul building". Si potrebbe chiedere alla Webmamy di aprire un nuovo forum dove spostare tutte le nostre traduzioni e aggiungere le nuove.

(boboross porta fortuna: da quando ha scritto "qui non scrive nessuno", di botto il c.s. è salito a oltre 3.500 contatti al giorno; oggi però ne ha talmente tanti che suppongo un errore del servizio)

Sonetto 94

Possono fare male e non lo fanno:
non fanno ciò che più mettono in mostra,
muovono gli altri e come sassi stanno,
fermi e freddi, nel desiderio accorti.

They that have power to hurt and will do none,
That do not do the thing they most do show,
Who, moving others, are themselves as stone,
Unmoved, cold, and to temptation slow



fiornando

94

They that haue powre to hurt, and will doe none,
That doe not do the thing, they most do showe,
Who mouing others, are themselves as stone,
Unmooued, could, and to temptation slow:

They rightly do inherrit heauens graces,
And husband natures ritches from expence,
They are the Lords and owners of their faces,
Others, but stewards of their excellence:

The sommers flowre is to the sommer sweet,
Though to itselfe, it onely liue and die,
But if that flowre with base infection meete,
The basest weed out-braues his dignity:

For sweetest things turne sowrest by their deedes,
Lillies that fester, smell far worse than weeds.

merita d'esser letto tutto, questo sonetto-delizia degli esegeti: incredibile la quantità di fatti e personaggi storici tirati in ballo in tesi di laurea e monumentali studi.
rinfacciare all'amato il tradimento (perché di questo si tratta, dal sonetto 86 al 96) a forza di dietrologie storico-politiche - ma si può?

Chi potrebbe ferire e non ferisce,
Chi non fa cosa cui pur mostra intento,
Ma move altrui, restando egli di sasso,
Distante, freddo, a tentazione lento,

Chi è giusto erede de’ favor del cielo,
E non scialacqua i doni di natura,
Egli è signore e dònno di sua faccia,
E gli altri solo scalchi de' suo' pregi.

Fior dell'estate è dell'estate grazia,
Ben che solo per sé fiorisca e muoia,
Ma se una vile ruggine l'intacca
La più mal’erba in dignità lo passa.

Quel ch’è più dolce dà in più amari effetti,
Corrotto giglio pute più che erbaccia.

f.c.
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Inserito il - 23/06/2007 :  12:53:57  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ma come porti i capelli bella bruna (sonetto 127)

[img]http://www.letitbe.com/auction/pictures/due.jpg[/img]


Ai vecchi tempi il nero mai fu bello,
o, se lo fu, mai fu detto bellezza;
ma ora di bellezza è lui l'erede,
mentre bellezza ha l'onta di bastarda:

dacché ogni mano usurpa la natura,
e il brutto abbella ben truccando i volti,
non è sacra Bellezza e non ha nome:
se non è già in disgrazia, è profanata.

Perciò la donna mia ha occhi corvini,
occhi luttuosi che levan lamenti
per chi, non bella bionda, non rinuncia
natura gabbando con falsi pregi,

ma occhi tristi, sì dolci nel dolore,
ch'ogni lingua ammette che questo è il bello.

*°*

In the old age black was not counted fair,
Or if it were, it bore not beauty's name;
But now is black beauty's successive heir,
And beauty slander'd with a bastard shame:
For since each hand hath put on nature's power,
Fairing the foul with art's false borrow'd face,
Sweet beauty hath no name, no holy bower,
But is profaned, if not lives in disgrace.
Therefore my mistress' brows are raven black,
Her eyes so suited, and they mourners seem
At such who, not born fair, no beauty lack,
Slandering creation with a false esteem:
Yet so they mourn, becoming of their woe,
That every tongue says beauty should look so.
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fiornando
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Inserito il - 23/06/2007 :  14:16:47  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Un tempo il nero era spregiato, o almeno,
Non un colore in fama di bellezza:
Ma ora n'è l'erede a pieno titolo,
E beltà è ignobilmente calunniata:

Perché, dacché ogni mano ha rivestito
Il poter di natura, con un falso
Viso facendo bello ad arte il brutto,
Beltà non ha più nome né sacello,
Ma è profanata o vive in disonore.

Per questo la mia donna ha neri corvi
Per ciglia: vestono i suoi occhi a lutto
Per chi bella si fa, bella non nata,
False stime spargendo nel creato,

Mentre ai suoi occhi il nero dona tanto
Che ognuno dice: questa sì è bellezza!
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f.c.
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Inserito il - 24/06/2007 :  10:43:02  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
126

[img]http://soddu2.diap.polimi.it/progettazionegenerativa2003/640072/clessi1.jpg[/img]
Citazione:
fiornando: "ti aspetto sul 126."


Tu che tieni, o mio fanciullo dolce,
l’ampolle del Tempo in fuga e la falce,
che declinando cresci e dai risalto
ai fiochi amici e tu che acquisti smalto;

se, regina di rovine, Natura,
mentre procedi al prima ti cattura,
è sol perché con l’arte il Tempo infami
e uccida tutti i suoi minuti grami.

Pur se in sua grazia, la devi temere:
non può per sempre il suo tesoro avere.
Anche sospeso, il conto sarà chiuso:
offrire in saldo te sarà suo uso.


*°*


O thou, my lovely boy, who in thy power
Dost hold Time's fickle glass, his sickle, hour;
Who hast by waning grown, and therein show'st
Thy lovers withering as thy sweet self grow'st;
If Nature, sovereign mistress over wrack,
As thou goest onwards, still will pluck thee back,
She keeps thee to this purpose, that her skill
May time disgrace and wretched minutes kill.
Yet fear her, O thou minion of her pleasure!
She may detain, but not still keep, her treasure:
Her audit, though delay'd, answer'd must be,
And her quietus is to render thee.
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fiornando
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Inserito il - 24/06/2007 :  19:42:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ragazzo bello, che non temi labile
Specchio del tempo, la sua falce, l'ora;
Che declinando cresci, e intanto mostri
Ai tuoi sfiorenti amanti come sboccia

La tua dolce persona; se natura
(Regina di rovine) ti trattiene
Mentre avanzi, lo fa per diffamare
Con la sua arte il tempo, per distruggere
Un momento infelice; ma tu temila,

Cocco del suo piacere: non per sempre
Lei potrà trattenere il suo tesoro!
Tardi, ma il conto ti presenterà
E, per quietanza, render te dovrai.


quando si dice le complicazioni: i primi due versi, nell'edizione thorpe, sono stampati così:

O Thou my louely Boy who in thy power,
Doest hould times fickle glasse,his sickle,hower:

http://extra.shu.ac.uk/emls/Sonnets/h3r.jpg

già la f di fickle e la s di sickle sono identiche. già su 'glasse' metà studiosi tifano per 'specchio' e metà per 'clessidra'. poi ci si mette anche l'interpunzione - con le virgole fra soggetto e verbo, coi due punti, al solito, o perlomeno spesso (anche in Donne) usati al posto del punto e virgola, o anche del tutto a sproposito. e così via. non stupisca perciò il carattere di work in progress della traduzione.

infinità del bello.

p.s. webmomy! mi ci vuole più tempo a correggere che a postare! non so perché la finestra non mi accetta i caratteri asci accentati. sarà che ho il set di caratteri cirillici per la seconda lingua di input?
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Inserito il - 25/06/2007 :  10:10:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
come salutare l'amore che non c'è più

[img]http://www.metmuseum.org/toah/images/h3/h3_L.1995.2.202.jpg[/img]


Il 126 è il diverso da tutti. E' il solo che non è un sonetto (non 14 ma 12 versi e tutti per distici a rima baciata). Ha la posizione più evidente: sta a fine della prima parte del "canzoniere", e dunque fa da soglia alla seconda. E' l'ultimo per il bel giovane. Dal 127, come si vede anche nel forum, c'è la donna bruna. Il 126 è una quintessenza. Leggerlo da solo non ha quasi senso. Se ne potrebbe cogliere la preziosità, non il resto. - L'addio è un gesto che non finisce mai. Dopo l'amore, solo caleidoscopi di addii, sempre più silenti, clandestini, segreti, sempre più tra sé e sé, senza nessuno ad ascoltare. La superficie della vita resta linda e smaltata, mentre tutto obbedisce a una cifra che governa le fratture. Forse anche il 126 è un addio postumo, un addio scritto molto dopo la fine dell'amore e degli addii - scritto nel tempo in cui non resta più niente o solo l'amore. Il 126 è una quintessenza, anche irritante (per quel tono di chi sa a chi non sa). Il resto è dark lady.

43

Più chiudo gli occhi, più io vedo te,
che tutt'il giorno vedo vili oggetti;
ma quando dormo in sogno vedo te,
e, luce buia, ho raggi al buio diretti.

*°*

When most I wink, then do mine eyes best see,
For all the day they view things unrespected;
But when I sleep, in dreams they look on thee,
And darkly bright are bright in dark directed.
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fiornando
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Inserito il - 25/06/2007 :  10:34:02  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il 126... è l'ultimo per il bel giovane. (fc)

dissento. non ho indizi, né tanto meno prove, ma mi sa che l'ultimo sonetto dedicato al fair youth sia proprio il 125. il thorpe per primo si accorse che il 126 non era un sonetto: come vedi marcò con parentesi vuote i due versi mancanti.

sono invece quasi sicuro (dico quasi perché qui ho solo indizi) che i sonetti per la black lady sono stati, dal thorpe, raccolti a parte e accodati a quelli per il lovely boy, ma che la vicenda sentimentale sia frammista e contemporanea: il tre (lui, lei, l'altro, o l'altra) è la cifra, il marchio di scespir, come il due lo è di donne.
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fiornando
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Inserito il - 25/06/2007 :  11:06:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
43

When most I wink then do mine eyes best see,
For all the day they view things unrespected,
But when I sleep, in dreams they look on thee,
And darkly bright, are bright in dark directed.

Then thou whose shadow shadows doth make bright,
How would thy shadow’s form, form happy show,
To the clear day with thy much clearer light,
When to unseeing eyes thy shade shines so?


How would (I say) mine eyes be blessed made,
By looking on thee in the living day?
When in dead night thy fair imperfect shade,
Through heavy sleep on sightless eyes doth stay?

All days are nights to see till I see thee,
And nights bright days when dreams do show thee me.

Più chiudo gli occhi e più ci vedon meglio,
Tutto il giorno non guardan che sciocchezze,
Ma quando dormo, è te che in sogno vedono:
Fanali spenti, splendono nel buio.

Tu allora, la cui ombra ombre rischiara,
Quanto più lieto aspetto al chiaro giorno,
Con la tua luce che del dì è più chiara,
Produrrebbe la forma della tua ombra
Se così splende ad occhi che non vedono?

Pensa che gioia agli occhi miei vederti
Nel vivo giorno, quando in morta notte
Su di essi, ciechi di pesante sonno,
Si posa la tua bella ombra incompleta.

Il giorno è notte, se vederti agogno,
E notte è giorno, se m’appari in sogno.

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f.c.
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Inserito il - 25/06/2007 :  18:34:15  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
il triangolo sì

[img]http://www.tccandler.com/hedy_lamar_03.jpg[/img]


Citazione:
dissento. non ho indizi, né tanto meno prove, ma mi sa che l'ultimo sonetto dedicato al fair youth sia proprio il 125. il thorpe per primo si accorse che il 126 non era un sonetto: come vedi marcò con parentesi vuote i due versi mancanti.

sono invece quasi sicuro (dico quasi perché qui ho solo indizi) che i sonetti per la black lady sono stati, dal thorpe, raccolti a parte e accodati a quelli per il lovely boy, ma che la vicenda sentimentale sia frammista e contemporanea: il tre (lui, lei, l'altro, o l'altra) è la cifra, il marchio di scespir, come il due lo è di donne.



Può benissimo essere così. Anch’io ho pensato a un intreccio più romanzesco dei sonetti per la dark lady con quelli per il lovely boy, visto soprattutto i sonetti in cui W.S. soffre il tradimento del suo ragazzo con una donna. Il principio d’economia – ma in amore vale? – spingerebbe a credere che ci sia “un” triangolo. Ma forse i triangoli sono molteplici, sia contemporanei che successivi. Ancor più del giovane W.H., la dark lady è infedele, e all’infedeltà di lei fa specchio – vedi tra quelli qui ritradotti il 110 – quella di W.S. – Tutti amando tradiscono tutti. Forse, però, mischiare i tradimenti del ragazzo amato con la donna bruna, e quelli di questa con altri, e poi quelli del ragazzo con uomini e donne, e di W.S. alle spalle ora dell'uno ora dell'altro, non sarebbe facilissimo neppure per l'autore della Dodicesima notte.

Quanto al 126: secondo me è davvero un testo finale, non solo per il tono ma proprio per la metrica: non è un sonetto meno due versi, è un-non-so-che-sonetto che, invece del solito intreccio di rime A-B-A-B con il pamp-pàm finale della rima baciata, è fatto solo di rime baciate (tra l'altro: che ci voleva per accorgersene?). Questa forma ne fa in ogni caso un’altra cosa. Ora perché un supersaputo extravirtuso come W.S. scrive una cosa diversa solo una volta se non per porla a cesura di qualcosa? O per il passaggio verso la dark lady, o per chiudere tutto il libro.
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fiornando
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Inserito il - 25/06/2007 :  22:02:13  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
eppure resta il fatto che il rapporto con la dark lady (ma lèggi pure 'bella negretta'), se all'inizio è un idillio a due, dopo un po' diventa un triangolo e infine un poligono tendente al cerchio, tanto che il delicato scespir - chi l'avrebbe mai detto - si lascia andare alle oscenità.

Il sonetto 144 mi pare compatibile col triangolo ws-wh-dark lady:


Two loves I have of comfort and despair
Which like two spirits do suggest me still,
The better angel is a man right fair.
The worser spirit a woman colour’d ill.

To win me soon to hell my female evil,
Tempteth my better angel from my side,
And would corrupt my saint to be a devil,
Wooing his purity with her foul pride

And whether that my angel be turn’d fiend,
Suspect I may, yet not directly tell,
But being both from me both to each friend,
I guess one angel in another’s hell.

Yet this shall I ne’er know but live in doubt,
Till my bad angel fire my good one out.

***

Ho due amori, a conforto e dannazione,
Che sempre come spiriti mi seguono:
L’angelo buono è un uomo tutto biondo
E il cattivo una donna color piombo,

Che per menarmi tosto nel suo inferno
Tenta l’angelo buono che ho al mio fianco
E cerca far di lui, santo, un demonio,
Circuendo il suo candor con sfarzo osceno.

E che il buono si sia voltato a diavolo
Non posso dirlo, n’ho solo il sospetto,
Ma essendo amico all’altro, me in disparte,
Suppongo che al suo inferno prenda parte.

Ma non lo saprò mai, vivrò nel dubbio
Finché l'angelo reo non spenga il buono.


il 126 invece mi pare un corpo estraneo, come diversi altri nella raccolta: riflessioni e massime eterne, magari sì accese da un accidente del quotidiano, ma essenzialmente estranee alla 'storicità' d'un rapporto amoroso: da lirica la vena poetica vi diventa gnomica, tragica; da particulare universale. la storia d'amore con w.h., anche quella cominciata - come tutte le storie d'amore del resto - fra ninnoli e nannoli, finisce con la formidabile scenata del 125, dopo la quale riferire a "illo" il 126 mi sembra francamente impensabile.
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f.c.
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Inserito il - 26/06/2007 :  07:41:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
per mio conforto e pena

[img]http://www.fototrek.com/images/belgeselfotograf/bellocq/bellocq_3.jpg[/img]


Sui sonetti 125 e 126.
Non sono d'accordo con te sul piano del romanzo e della vita. Credo nelle scenate (son. 125) come fine molto teatrale, appunto, dell’amore. Non credo che possa finire così in interiore canzonieri, come non finisce così nel cuore. Fatta la scenatona che par tagliar di netto un miliardo di lacci e lacciuoli, poi si torna sul luogo del delitto/diletto: tanto più un Orfeo patologico com’è un poeta.
Se poi credi che la divisione tra lovely boy e dark lady sia artificiosa, e che tutto invece s’intrecci, perché dovrebbe esserci una poesia di cesura se non – forse - alla fine del canzoniere?

144

Per mio conforto e pena ho un doppio amore,
due spiriti che sempre mi fan loro:
è buono e biondo l’angelo migliore,
il peggio è donna dall’agro colore.

Per schiantarmi all’inferno la mia diavola
attira via da me l’angiol del bene:
corrompe il santo mio in mefistofele
blandendo castità a voglie oscene.

E che l’angelo mio sia volto in diavolo
io lo sospetto e non posso affermarlo,
ma, assieme via da me, assieme amici,
l’angelo all'inferno so indovinarlo.

Ma questo mai saprò, vivrò col tarlo
finché l’angela mala infetti il santo.
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f.c.
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Inserito il - 11/07/2007 :  14:46:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
in nomine Patris

[img]http://thumbs.photo.net/photo/4471853-sm.jpg[/img]


"Non va trascurata la bruttezza, l’imprecisione, l’inadeguatezza delle traduzioni adottate, bibliche e liturgiche, nella messa conciliare. Basterebbe quel e col tuo spirito, così letterale e così patata, di risposta a Dominus vobiscum... Che cosa s’intende per spirito? Che cosa rinvia di più al semplice vobiscum dell’officiante lo spiritus della risposta? Basterebbe quello sviante togli letterale per tollis in Agnus Dei qui tollis peccata mundi, perché il senso è al mille per mille porti, secondo l'imprescindibile origine biblica da Isaia 53,7 dov’è pura metafora e non prefigurazione messianica. L’Agnello divino porta, si carica dei peccati, altro non può fare, non toglie nulla, non cancella nulla, sarebbe una cuccagna! Il senso del verbo latino tollo è pregnante ma anche a portata di dizionario, consiglio di dargli un’occhiata." (G. Ceronetti, W W... su La Stampa di oggi).
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Inserito il - 17/03/2008 :  20:31:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Propongo di continuare qui i nostri saggi di traduzione dalla Dickinson cominciati nel forum "cosa stiamo leggendo?" (http://www.compagnosegreto.it/forum/forum.asp?FORUM_ID=26)
1101

Tra la vita e la forma della vita
la differenza è così grande
come tra un Liquore alle Labbra
e uno nella Brocca
L'ultimo - eccellente da conservarsi -
ma per la necessità dell'Estasi
quello senza sughero è migliore -
lo so perché ho provato.
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fiornando
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Inserito il - 18/03/2008 :  07:57:38  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ottima idea.

993

We miss Her, not because We see -
The Absence of an Eye -
Except it's Mind accompany
Abridge Society
As slightly as the Routes of Stars -
Ourselves - asleep below -
We know that their superior Eyes
Include Us - as they go –


Lei ci manca, ma non perché vediamo
Che un occhio non c’è più escludiamo
Che la sua mente accompagni
Riduca la compagnia
Come le rotte delle stelle lieve -
Noi stessi – che quaggiù dormiamo –
Sappiamo che ci includono
I loro occhi dall’alto – mentre vanno –


qui mi sa che considerare except verbo, anziché congiunzione, sia l'unico modo per chiarire un testo altrimenti contorto - basta vedere dove si arrampicano i traduttori, malroux compreso. a except è bellamente contrapposto include, nell'ultimo verso.

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Inserito il - 19/03/2008 :  05:34:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Sono passato di qui, ed ho letto la traduzione di colui che a questo punto non mi trattengo più dal definire "un assassino della poesia". Mi ha rovinato il sonno, ed a quest'ora di notte ho "dovuto" cercare di rimediare, si proprio io, il povero ignorante infelice analfabeta scarafaggio ecc ecc, presentatosi sfacciatamente e senza diritto alla corte delle persone di ingegno. La mia traduz. forse non sarà buona, o precisa, nè tantomeno perfetta, anzi criticabile finché si vuole, ma nessuno può dirmi che non mi sia sforzato almeno un pò, a differenza di qualcun altro, pieno di spocchia.

993

We miss Her, not because We see -
The Absence of an Eye -

Except it's Mind accompany
Abridge Society
As slightly as the Routes of Stars -
Ourselves - asleep below -

We know that their superior Eyes
Include Us - as they go -

-----------------------------------------

Noi l'abbiamo persa, ma non per
l'assenza di uno sguardo.

Salvo che il suo pensiero non accompagni
/solitario,
evanescente, come i sentieri delle stelle/
noi, addormentati quaggiù.

Sappiamo che i loro occhi superiori,
vagando, ci racchiudono.

-----------------------------------

Credo che parli di qualche persona che è morta, e poi sono abbastanza d'accordo con Malraux.

Riguardo la traduzione di F., beh, se qualcuno la capisce allora quello secondo me è un "grandissimo” uomo di ingegno, e gli regalo la mia 911 turbo(quasi 500 hp). Più leggo le sue meravigliose traduzioni(e i suoi scientifici commenti), e più mi sovviene il consiglio che danno a me, ogni volta che mi accendo una sigaretta.

ps: il testo di E.D. non è contorto, contorta casomai è qualche altra cosa, che non sto a dire per umanità... ma come si fa?

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Inserito il - 19/03/2008 :  10:02:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
... e bravo, continua a correggere, invece di pensarci prima, comunque per adesso fa ancora schifo, magari un po' alla volta, correzione dopo correzione(tipico degli uomini di ingegno), chissà ...

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Generated in 0.52 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03