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 Barca a "velia" salernitana...
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alchimistanero
nuovo c.s.


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Inserito il - 27/08/2007 :  19:22:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

Passeggeri distratti...

Nuovi turisti che mi ricordano i tanti carboni accesi di qualche falò salernitano...

- Vorrei che fosse ventre d'autunno...
- Come quello di agosto... come quello di adesso...

[img]http://www.costadelmito.it/palinurogriffe.jpg[/img]

...Qui la musica racconta una costa.

- Vorrei che fossi tu a raccontarla...

campi giovanni
c.s. oltre


861 Messaggi

Inserito il - 28/08/2007 :  04:05:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

tu è un pronome, un pro nome, a favore del nome, nomina il nome,
nomina il pronome, e forse ti sarà raccontata...


Campi Giovanni
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 23/03/2008 :  10:03:23  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
per chi Malpensa

[img]http://www.grafica.beniculturali.it/paesaggio/immagini/41%20Cisari%20Milano.jpg[/img]

"Questi milanesi col loro 'lavurà' mi hanno dato una bella mazzata sulla testa..."
(C. E. Gadda, in A. Arbasino, L'Ingegnere in blu, Adelphi 2008)

(bellissimo)
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boboross
c.s. infuocato


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Inserito il - 30/06/2008 :  22:15:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Un paio di mesi fa, finalmente, sono stato a Luino, patria di un affabulatore come non ce sono più: Piero Chiara.
Che meraviglia è stato leggere "La stanza del vescovo " sul battello di ritorno da Ascona, guardandosi attorno per indovinare i luoghi indicati nel romanzo !
Lago Maggiore: luogo di grande suggestione letteraria.
Ad Ascona ha lungamente vissuto e vi è morto René Reymond, alias James Hadley Chase, il più grande scrittore di noir, il suo più autentico inventore. In Francia, si trovano tuttora molte edizioni in francese dei suoi vari romanzi: la Série Noire gli deve molto.
Romanzi spesso disperati e cattivi.
In Italia, di tanto in tanto riappare qualche sua opera chez Feltrinelli ( recentemente ne è uscita una intitolata "Inutile prudenza", ambientata proprio sul Verbano), ma poi torna nell'oblìo.
Era inglese, ma ha ambientato i suoi romanzi in America, senza esserci mai stato.
Ma dell'America aveva ben intuito la violenza che la caratterizza.
Ricordo ancora un vecchio classico del giallo Mondadori intitolato "In nome della violenza", in cui il protagonista finisce in galera innocente nella consapevolezza dell'accusa e dei poliziotti, uno dei quali distrugge davanti a lui la prova della sua non colpevolezza.
Se fossi uno scrittore di noir, mi piacerebbe che la mia opera potesse essere valutata come accostabile (solo accostabile), per qualità, a romanzi come " Colpo a freddo", "Pendaglio da forca" e via discorrendo.
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nelson dyar
c.s. infuocato


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Inserito il - 11/12/2008 :  19:12:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/cb/Humphrey_Bogart_by_Karsh_%28Library_and_Archives_Canada%29.jpg/200px-Humphrey_Bogart_by_Karsh_%28Library_and_Archives_Canada%29.jpg[/img]


Almeno la metà dei racconti gialli pubblicati viola la regola che la soluzione, una volta svelata, deve sembrare inevitabile.
(R. Chandler)
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boboross
c.s. infuocato


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Inserito il - 31/12/2008 :  17:51:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RAVENNA 2008
Come è remoto il tempo di Dora Markus... per fortuna!
Girando nella città nebbiosa e sovrastata dal cielo grigio prenatalizio.
Non sentivo nell'aria alcuna dolce ansietà d'Oriente, nè incontrai donne le cui parole iridavano come le scaglie della triglia moribonda.
Se poi avessero dovuto iridare, meglio se lo avessero fatto illuminando il mondo circostante con i colori dei mosaici di San Vitale, restituiti non so da quando a nuovo splendore.
E quanto all'ansietà, non c'è nulla di esotico, essendo stata rimpiazzata dal rancurare di chi teme di non poter consumare compiutamente ciò che il mercato fornisce.
Ravenna è lontana e non distilla veleno una fede feroce, semmai idiozie di purissima fattura dispensate dagli epigoni di un uomo di bassa statura.

Faccio a tutti gli auguri di buon 2009.
Che sia meno fosco di quanto viene preveduto.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 08/04/2009 :  07:15:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
inverni

[img]http://turismo.firenze-online.com/Parco/Nazionale-Abruzzo/parco-nazionale-abruzzo.jpg[/img]


"Un'ora, meno di un'ora di macchiina separa l'Abruzzo da Roma; e tuttavia il viaggiatore ha la sensazione acuta di qualcosa di distante, distaccato, anche estraneo. Intanto l'aria, per l'appunto l'aria che si respira. Sarà la primavera bizzosa e maniaco-depressiva di quest'anno, ma l'aria d'Abruzzo mi è venuta incontro iraconda, severa, direi sdegnosa. Fa freddo, in Abruzzo, in modo ostinato, angoloso, professionale. E' una regione che si è specializzata in inverno; sa produrre diversi tipi di inverno, tutti robusti e ben lavorati. Si ha l'idea che l'inverno sia in Abruzzo la stagione di base, e su quella si lavori per produrre le altre."
(G. Manganelli, La favola pitagorica, Adelphi 2005)
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boboross
c.s. infuocato


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Inserito il - 26/04/2009 :  09:11:15  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ho colmato una lacuna: per un paio di giorni ho girato per la più letteraria delle città italiane: Trieste.
Sono tornato ieri sera, ancora frastronato dalla sua bellezza.
Ho visto la statua di Saba, al fondo di via Dan Nicolo e quella di zio Giacomino Joyce sul canal Grande.
Ho fatto il pellegrinaggio fra i suoi caffè storici, incontrando le effigie fotografiche dell'irlandese al caffè Torinese e alla pasticceria Pirona.
Ho girato nel castello di Duino, dove Rilke passò un anno alla grande, ringraziando poi con le sue Elegie.
Ho visto con i miei occhi che Trieste è davvero una città abitata da tante persone anziane, tanto che nemmeno nell'ora di punta è caotica.
Penso che il secolo breve, con i suoi odi e il suo sangue, le sue mutilazioni, abbia in un certo senso annichilito la città, prima diventata una città portuale italiana fra le altre e poi deprivata dell'hinterland, che doveva costituire il suo polmone vitale, da una miscela micidiale di nazionalismo e ideologia.
Pesante e importante letteratura, pesante e quasi letale la sua storia.

Caro, f.c., ad un certo punto ho pensato di cercare sull'elenco telefonico il tuo numero, poi ho immediatamente represso l'istinto e anzi mi sono detto che lo stesso pensiero denotava indiscrezione.
D'altra parte, come avrei detto?
" Buongiorno, casa f.c. ? Sono boboross."

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f.c.
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Inserito il - 27/04/2009 :  14:10:33  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
urca

[img]http://www.agriturismotrieste-carso.it/img/bora_miramare1.jpg[/img]


...e invece era proprio quello che dovevi fare! "Sono boboross" sarebbe stato come dire "Apriti sesamo!"... A colpo sicuro, e non solo perché di f.c. a Trieste nell'elenco ci sono solo io, ma perché sarebbe stato sicuramente un incontro piacevole e divertente. Mannaggia l'eccesso di educazione... la prossima volta che passi promettimi che mi chiami.
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boboross
c.s. infuocato


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Inserito il - 27/04/2009 :  21:18:52  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Te lo prometto sin da ora e mi piacerebbe fare a breve un'altro tour nella Venezia-Giulia.
D'altra parte, è proprio il castello di Miramare il sito che non sono riuscito a visitare...
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boboross
c.s. infuocato


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Inserito il - 03/05/2009 :  21:50:51  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ritorno su Trieste.
Incuriosito, di ritorno dalla città ho piluccato nella mia biblioteca ciò che aveva a che fare con quella città.
Un'ampia antologia del Canzoniere di Saba, un saggio a due mani sull'argomento (ARA-MAGRIS), entrambi pubblicati nella grande collana degli Struzzi Einaudi.
Ho scoperto che c'è una letteratura << minore >> che con Trieste è intrinseca.
I romanzi polizieschi di un tedesco tanto innamorato di Trieste da esserci rimasto, Veit Heinichen, il quale ha creato un altro italo commissario, Proteo Laurenti.
Il romanzo di una donna di Bombay, Laila Waida, che vive e lavora a Trieste e che ha scritto il romanzo <<Amiche per la pelle> in italiano.
Un'opera che mi ha interessato per una serie di ragioni, tutte esterne al fatto letterario.
Intanto, l'occhio con il quale gli stranieri ci guardano e che svela tutto il nostro mugugnare insensato, il fondamentale ottimismo degli stranieri che passano sopra anche quel diffuso razzismo, probabilmente perché sanno bene che nel ns. Nord fare a meno della presenza straniera è diventato impossibile e che il tempo, dunque, è on their side.
La constatazione di quanto il Ns. Paese sia invecchiato, cosa che oltre Pescara è ben più constatabile che altrove( ma presto anche sotto Pescara le cose andranno così).
Il rapporto dei triestini con l'Italia, tanto amata eppure sentita altra:
Bello quel che dice uno dei personaggi, una donna bosniaca.
<<Italia >> le ha risposto un giorno Marinka, estremamente contrariata dalla sua insistenza << Kvando a voi triestini vi sta bene, dite di essere in Italia.Kvando non vi sta bene, in un battibaleno diventate austriaci o longobardi o Dio sa cosa >>
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 22/12/2009 :  19:50:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
155 km/h

[img]http://drudo.files.wordpress.com/2007/01/bora.jpg[/img]


Trieste finisce sui giornali quasi solo quando la bora si scatena, oppure per la classifica delle città più vivibili, nelle quali arriva più o meno sempre tra le prime (nell'ultima del Sole 24ore, prima). Certamente il vento non fa parte dei parametri presi in considerazione, e magari, se lo fosse, sarebbe un handicap. Fosse per me, sarebbe un elemento fondamentale del suo primato. Il giorno delle raffiche a 150, sono voluto tornare a casa a piedi: una bella camminata di quasi un'ora, un po' a favore un po' controvento (perché la bora gira tra le case in maniera tutta sua). A un certo punto, controvento lungo una discesa, in un punto in città conosciuto proprio per essere ferocemente battuto, una raffica spinge indietro di cinque-sei metri me e il signore che mi sta camminando a fianco. Lì, tanto per capirci, i motociclisti si devono fermare, e proseguire spingendo faticosamente - in discesa! - le moto a mano. Quella raffica, a me e al signore accanto, fece fare una piroetta identica e quindi un po' di passi indietro: il vento ci rese sincroni come perfetti ballerini di fila: ci siamo visti e ci siamo messi a ridere. La camminata proseguì tra cassonetti spinti o in mezzo alla strada o sui marciapiedi, con le moto parcheggiate tutte buttate per terra. I cassonetti per le raffiche si aprivano e chiudevano, e sembrava che l'ululato del vento venisse dalle loro bocche metalliche. Quando ero col vento alle spalle, correvo anche camminando e gli occhiali, facendo vela, mi ballavano sul naso. Ho sottovalutato questo particolare. Così, quasi arrivato a casa, essendo come mi capita facilmente distratto, mi sono accorto che una raffica li aveva fatti volar via, chissà dove. Di questo mi sono un po' anche vergognato. Quando sono andato a ordinarne un paio nuovi, l'ottica gentilissima mi ha raccontato che è una cosa che succede spesso, soprattutto ai bambini però: la bora come una benedizione per gli ottici era un particolare che mi mancava. Stendhal, il poco tempo che fu qua, la odiò subito: diceva che una cosa che rischia di farti rompere un braccio non può neanche essere chiamato vento. E anche tra gli indigeni c'è chi la ama e chi la odia.
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boboross
c.s. infuocato


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Inserito il - 22/01/2010 :  22:46:33  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
In nessuna
parte
di terra
mi posso
accasare

Giuseppe Ungaretti
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 12/03/2010 :  16:12:38  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
in venti e senza vento

[img]http://www.scambiocasa.com/extraimages/72600_trieste%20bora%20e%20neve.jpg[/img]


Dopo cinque giorni di bora fissa e forte a ululare e fare disastri (anche sopra i duecento all'ora in Carso, in città quasi centonovanta), oggi è il giorno delle polemiche: pochi spargisale, autobus fermati dalla neve anche se con le quattro ruote motrici, ecc. Chiaro allo stesso tempo che i cassonetti sbandati dal vento fino a essere gettati in mezzo alle strade e coi coperchi divelti, e l'edicola staccata dal marciapiede e il furgoncino ape volato in largo Pestalozzi (per dire le cose più colorite) non sono riducibili a una questione che si possa chiamare politica. Sono anche volati un bel po' di alberi. Io e un amico abbiamo dovuto liberare una stradicciola da una tuglia recisa di netto dal vento: molto pesante, con un tronco bello grosso: in due non l'avremmo sollevata. Il mio entusiasmo per questo vento è incondizionato, e non lo cambierei con niente; allo stesso tempo in città una strana rassegnata tristezza anche facendo un rapido patchwork coi titoli del giornale. Visto che siamo su un forum culturale: si dovevano riaprire le scuderie di Miramare con una mostra sul lusso degli antichi romani ma non ci sono i soldi; i fondi della regione per il parco della Val Rosandra sono stati tagliati del settanta per cento; il meraviglioso filosofo Pier Aldo Rovatti scrive un fondo sul modo nichilistico in cui giovani e anche no vivono il sesso. Le buone notizie sono le cose che non accadono: in tutta Trieste si sono presentati volontari, per le "ronde" volute dalla Lega, in venti: la maggioranza è di anziani pensionati sopra i sessanta. Del resto, per andare in cerca di chi o di cosa? Qui si gira tranquillamente anche di notte, anche se si è una donna sola, e speriamo che almeno questo duri.
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boboross
c.s. infuocato


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Inserito il - 12/03/2010 :  21:09:35  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Probabilmente avranno pensato di darsi in tal modo << una botta di vita >>, titolo di un vecchio film con Blier e Alberto Sordi. La botta di vita , nel caso di specie, era di tipo ben differente.
Ma erano tempi diversi, non necessariamente migliori, ma diversi.
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boboross
c.s. infuocato


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Inserito il - 09/05/2010 :  18:40:54  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
L'EFFIMERO, IL DURATURO

Ho visitato il Cimitero di Venezia, sull'isola di San Michele.
Nel campo degli evangelici ci sono le tombe di Josip Brodskij, di Ezra Pound, del grande allenatore dell'Inter Helenio Herrera.
Anche davanti a quest'ultima, mi sono un po' commosso, da vecchio tifoso dell'INTER.
Addossata al muro di cinta, la tomba era disadorna, la lapide quasi illeggibile. Eppure H.H. è morto dopo Josip Brodskij.
La tomba di quest'ultimo, invece, è curatissima, rigogliosa di fiori freschi. Due donne anziane erano intente a tenerla in ordine: una era commossa visibilmente.
Probabilmente erano connazionali di quel poeta straordinario.
Nel campo greco vi sono invece le tombe di Igor Stravinskj e di Diaghilev( morto nel 1929). Entrambe sono curate, fiori freschi fanno da ornamento ad esse.
Eppure, quanti sono in vita fra quelli che ebbero l'occasione di vedere i balletti russi, la danza, pare, sublime di Nijnskji? Non molti di più quelli che hanno visto all'opera, da vivo, il compositore russo...
E allora, dopo tutto, si sa ciò che vale per sempre e ciò che, pur se ti dà una gioia, non è destinato a durare.
Neppure io, in fondo, ho posato un fiore sulla tomba del Mago Herrera.

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Generated in 0.12 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03