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Antigone
nuovo c.s.


2 Messaggi

Inserito il - 29/02/2008 :  12:25:26  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Mi chiedo spesso perchè oggi le persone sono così insoddisfatte della loro vita...Quali saranno i motivi???

Antonella Secci

orfano sannita
c.s. infuocato


308 Messaggi

Inserito il - 29/02/2008 :  13:47:14  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Perché, raccontaci, Antigone, ai tuoi tempi si era tanto più soddisfatti? A parte fratricidi e suicidi, l'atmosfera a Tebe era più - come dire? - "soddisfatta"?
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Antigone
nuovo c.s.


2 Messaggi

Inserito il - 01/03/2008 :  19:21:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Direi che forse l'insoddisfazione trova ragione dentro noi stessi...d'altronde tutti i tempi hanno avuto momenti di insoddisfazione...no?

Antonella Secci
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f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 02/03/2008 :  11:22:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
tutti gli errori

[img]http://www.ilpiave.it/IMGART/071105/EZRAPOUND.jpg[/img]

"Ma avere fatto piuttosto che non fare questa non è vanità
aver bussato, discretamente, perché un Blunt ti apra
avere colto dall’aria una tradizione viva
o da un occhio fiero ed esperto
l’indomita fiamma questa non è vanità.
L’errore sta tutto nel non fatto,
sta nella diffidenza che tentenna."
(Ezra Pound, da Canti Pisani)
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campi giovanni
c.s. oltre


861 Messaggi

Inserito il - 02/03/2008 :  12:36:04  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

un dono

http://mariapinaciancio.wordpress.com/2008/02/16/poesia-pasolini-ed-ezra-pound/
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fiornando
c.s. oltre


573 Messaggi

Inserito il - 04/03/2008 :  10:28:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Mi chiedo spesso perchè oggi le persone sono così insoddisfatte della loro vita...Quali saranno i motivi??? (Antonella Secci)

forse perché il soddisfatto, l'illuminato non ha storia: non è di questo mondo. chi è felice non guarda l'orologio (griboedov). pensa tu che casino, nelle stazioni, nelle fabbriche, nella svizzera felix, se nessuno guardasse l'orologio! l'italia è una repubblica fondata sull'orologio: sul lavoro, occhèi, ma solo quello timbrato dal marcatempo. non sarà mica fondata anche sul lavoro nero! d'altra parte anche l'avviso di pound, che l'errore stia tutto nel non fatto, che basti il fare, l'amare, per essere soddisfatti, giustificherebbe un po' troppe cose: dalle simpatie al fascismo al gippone mastelliano - come non amare, non desiderare e non cercare di "farsi" quel gioiello della meccanica e del comfort che è il porsche cayenne (specie se a spese d'una repubblica fondata sull'orologio?)

che concludere, antonella? boh. ma forse in quel 'sunt certi denique fines', con cui il buon orazio duemila anni fa si dava una risposta a un quesito simile al tuo (qui fit, Maecenas, ut nemo...contentus vivat?), qualche spunto di meditazione ce lo possiamo trovare anche noi.
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orfano sannita
c.s. infuocato


308 Messaggi

Inserito il - 05/06/2008 :  16:19:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
della verità come cozzo

[img]http://soforthoeren.de/images/res/pim_34_226_250_245.jpg[/img]


"Bisogna continuare a ficcare 'paradossi' in testa all'umanità finché questa non si accorge che sono le uniche verità, e che le antitesi argute vengono alla luce solo nel momento in cui un'acerba verità cozza con l'imbecillità del tempo."
(K. Kraus, Con le donne monologo spesso, Castelvecchi 2008)
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nelson dyar
c.s. infuocato


470 Messaggi

Inserito il - 05/06/2008 :  20:03:29  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://www.laboo.biz/pa/fotografie/nuv_0002.jpg[/img]


Corollario ciò del fatto assai strano per il quale qualunque affermazione è l'ombra della propria negazione, che spesso è la sola a risultare veridica ad un secondo esame.

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f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 23/06/2008 :  08:56:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
sacrifici

[img]http://cache01-videos02.myspacecdn.com/49/thumb1_4231d180dca4e8fb1de56af16b0c5ce2.jpg[/img]


"Caro signor professore,
in fin dei conti sarei stato molto più volentieri professore a Basilea piuttosto che essere Dio. [...] Vede, comunque e dovunque si viva, è necessario fare dei sacrifici. [...]

Con affetto cordiale,
il suo Nietzsche."

(F. Nietzsche, Lettere da Torino, A Jakob Burckhardt, Torino, 6 gennaio 1889)
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nelson dyar
c.s. infuocato


470 Messaggi

Inserito il - 23/06/2008 :  13:45:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

Sul ponte io stavo
or è poco nella notte bruna.
Veniva da lungi un canto:
auree gocce via sgorgavano
sulla tremolante superficie.
Gondole, luci, musica-
ebbre sciamavano nel crepuscolo.

L'anima mia, come arpa
invisibilmente toccata,
a sé cantava in segreto
una canzone di gondolieri,
tremando di beatitudine multicolore.

-L'ascoltava qualcuno?...
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campi giovanni
c.s. oltre


861 Messaggi

Inserito il - 23/06/2008 :  14:21:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

data la data:
epiphanie dedaliche


[img]http://img177.imageshack.us/img177/7061/ninfainlabirintofu1.jpg[/img]
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f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 04/07/2008 :  16:20:36  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
zen

[img]http://img183.imageshack.us/img183/4943/bashoputnikaj0kf0.jpg[/img]

*°*

Malato, non posso pensare che all'amore e a scopare, il canto d'amore
mugula nell'inguine. Ascolta: i miei capelli sono bianchi
incolta l'erba sul mio prato.

*°*

Non esitare, lasciati scopare,
è saggezza starsene senza far niente,
salmodiando che merda.

(Ikkyu Sojun)
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campi giovanni
c.s. oltre


861 Messaggi

Inserito il - 16/02/2009 :  12:58:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando


[img]http://digilander.libero.it/claustrophobia/nulla.jpg[/img]


è vocare pathos dei

e vocare vocali consonanti
m’usa musica di stringhe – infinito
numero che si parte dal finito
insieme – nota forma di quanti

e di quali che sian senza termine
di paragone muta fine mente
il verbo il nome ragione demente
di cosa il modo il tempo, ma germine

di solido nulla condensa pathos
e s’offre dono di pietà – genere
e grado in scala tenendo – tenere

mani giunte congiunte nell’omphalos
di mondi accenti – tronchi universi
l’unisono o summa dèi in multiversi?


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logistilla
c.s. terrestre


38 Messaggi

Inserito il - 21/02/2009 :  17:45:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Della pietà


Osservate e sentite, come osservo e sento io, in questo affrontamento di Ferdinand con la morte dell'amico Léon, ovvero con la verità e basta, quale vertigine di innocenza sa attingere la menzogna? quanto è onesto il dissimulare nei gesti che smentiscono i pensieri e nei pensieri che contraddicono i gesti? leggete anche voi come leggo io in queste due nude pagine nuda e bella la sola possibile, autentica pietà?

[img]http://cache.daylife.com/imageserve/0cll2IN8eB3Wu/340x.jpg[/img]


Fossi stato al posto di Léon, avrei preferito per me un'emorraggia interna, ti inonda il ventre, è fatta alla svelta. Ci si riempie il peritoneo e non se ne parla più. Mentre con una peritonite, c'è la prospettiva di un'infezione, è lunga. Ci si poteva ancora chiedere cosa bisognava fare, per finirla. Il suo ventre si gonfiava, ci guardava Léon, già molto fisso, si lamentava, ma non troppo. Era come una specie di calma. L'avevo già visto molto malato io, e in posti molto differenti, ma questa volta era una faccenda dove era tutto nuovo, i sospiri e gli occhi e tutto. Non lo fermavamo più si sarebbe detto, se ne andava di minuto in minuto. Sudava delle gocce così grosse che era come se avesse pianto con tutta la faccia. In quei momenti lì, ti imbarazza un po' essere divenuto così povero e così duro come sei diventato. Ti manca quasi tutto quello che ci vorrebbe per aiutare a morire qualcuno. Hai con te quasi soltanto le cose utili per la vita di tutti i giorni, la vita confortevole, la vita per sé sola, la cattiveria. Hai perduto la fiducia per strada. L'hai cacciata, l'hai tormentata la pietà che ti restava, accuratamente in fondo al corpo come una brutta pillola. L'hai spinta la pietà fino in fondo all'intestino con la merda. E' lì il suo posto, uno si dice.
E io restavo, davanti a Léon, per fargli coraggio, e mai ero stato tanto imbarazzato. Non ci arrivavo... Lui non mi trovava... Sudava sette camicie... Doveva cercare un altro Ferdinand, molto più grande di me, di sicuro, per morire, per aiutarlo a morire piuttosto, più dolcemente. Faceva degli sforzi per rendersi conto se alle volte il mondo avesse fatto progressi. Faceva l'inventario, povero disgraziato, nella sua coscienza... Se erano cambiati un po' gli uomini, in meglio, mentre lui era vissuto, se alle volte non era stato ingiusto senza volerlo nei loro confronti... Ma non c'ero che io, proprio io, tutto solo, al suo fianco, un Ferdinand autentico al quale mancava quel che farebbe un uomo più grande della sua povera vita, l'amore per la vita degli altri. Di quello non ce ne avevo, o almeno così poco che non era il caso di farlo vedere. Non ero grande come la morte io. Ero molto più piccolo. Non avevo una grande idea dell'uomo io. Avrei perfino, credo, sentito più facilmente pena per un cane che stava per morire che per Robinson, perché un cane non fa il furbo, mentre lui aveva fatto un po' il furbo malgrado tutto Léon. Anche io facevo il furbo, lo facevamo tutti... Tutto il resto se n'era andato lungo la strada e le stesse mimiche che possono ancora servire coi moribondi, io le avevo perdute, avevo perso assolutamente tutto per strada, non ritrovavo nulla di quel che ci vuole per schiattare, solo degli espedienti. I miei sentimenti erano come una casa in cui si va solo per le vacanze. E' appena abitabile. Poi è anche esigente uno che agonizza. Agonizzare non basta. Bisogna godere mentre te ne vai, con gli ultimi rantoli devi godere ancora, giù in fondo alla vita, con le arterie piene di urea.
Piagnucolano perché non godono più abbastanza i morenti... Reclamano... Protestano. E' la commedia dell'infelicità che cerca di passare dalla vita nella stessa morte.
ha ripreso un po' i sensi quando Parapine gli ha fatto un'iniezione di morfina. Ci ha persino raccontato delle cose su quello che era capitato. "E' meglio che finisca così.." ha detto lui, e poi: "Non fa così male come avrei creduto...". Quando Parapine gli ha chiesto in che posto gli faceva male esattamente, si vedeva bene che era già un po' partito, ma anche che ci teneva malgrado tutto a dirci delle cose... La forza gli mancava e poi i mezzi. Piangeva, soffocava e rideva subito dopo. Non era come un malato ordinario, non si sapeva come comportarci davanti a lui.
Era come se cercasse di aiutarci a vivere adesso noialtri. Come se lui avesse cercato per noi dei piaceri per restare. Ci teneva per mano. Uno per uno. Lo baciai. C'è solo quello che si può fare senza sbagliare in casi del genere. Abbiamo aspettato. Lui non ha detto più niente. Un po' più tardi, un'ora forse, non di più, è l'emorragia che s'è decisa, ma allora abbondante, interna, massiccia. Quella se l'è portato via.
Il suo cuore s'è messo a battere sempre più in fretta e poi velocissimo. Correva dietro il suo sangue il cuore, stremato, laggiù, già minuscolo, proprio alla fine delle arterie, a temare sulla punta delle dita. Il pallore gli è salito dal collo e gli ha preso tutto il volto. E' finito soffocato. E' partito di colpo come se avesse preso la rincorsa, stringendosi a noi due, con le due braccia.
E poi è tornato là, davanti a noi, quasi subito, già pronto a prendere tutto il suo peso di morto.
Ci siamo alzati noi, ci siamo liberati delle sue mani. Sono restate per aria le sue mani, rigide, piantate tutte gialle e blu sotto la lampada.
Nella camera sembrava come uno straniero adesso Robinson, che veniva da un paese spaventoso e uno non osava più parlargli.



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fiornando
c.s. oltre


573 Messaggi

Inserito il - 22/02/2009 :  12:46:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Grande artista, Céline, nonché medico professo, vincolato al giuramento di Ippocrate. Avesse avuto un concetto meno ippocratico, e ipocrita, della pietà non avrebbe scritto certe pagine contro gli ebrei. Pietà è diminuire noi stessi la cifra di dolore nel mondo, non aspettare che arrivi un'emorragia a farlo. Certo, non è chiaro quanto Robinson lo abbia chiesto espressamente all'amico. Ma è chiaro che manca, a Bardamu-Céline, e a quasi tutti noi (quasi: non a Beppino Englaro) "quel che farebbe un uomo più grande della sua povera vita, l'amore per la vita degli altri".

Quando capiremo che la sofferenza non è un valore, anzi, che è un disvalore, che non ci rimerita d'un bel nulla, e che dunque combatterla, limitarla, per quello che a ciascuno di noi è possibile, viene prima d'ogni legge o distinzione fra bene e male?
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f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 24/02/2009 :  18:42:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
finale di partita

[img]http://www.rfi.fr/radiofr/images/102/432_fin-de-partie.jpg[/img]


Per un paio d'anni ho accompagnato una persona cara al reparto di dialisi. Quando l'andavo a riprendere, aspettavo su una panca del reparto per lo più passando il tempo a leggere. E intanto ascoltavo: ascoltavo i dializzati che si sedevano a fianco e di fronte a me che parlavano tra loro, mangiando un panino di prosciutto, bevendo in bicchierini da caffè il minimo di acqua concesso. Parlavano del tizio che era appena morto, di un altro che aveva avuto una crisi isterica alla terza quarta ora di dialisi, di una macchina che si era inceppata: parlavano di corpi malati e anche di moribondi con distacco e disincanto, con laconica prosciugata semplicità. Parevano addirittura distratti rispetto al loro argomento, anche se il corpo e la malattia era la loro inevitabile costanza, la cosa che li accomunava. Certi erano lì da molti anni. Tutti avevano la pelle ingrigita, più spessa come se fosse diventata di cartapecora; erano tutti magri (i grassi muoiono prima). Provavano, qualche volta con successo, a convincere le infermiere a passar loro, di straforo dai medici che magari facevano solo finta di non vedere, un po' più d'acqua. Pareva non avessero paura della morte e in ogni caso non ho mai percepito la caduta in alcuna enfasi. Se c'è per loro un autore, è Beckett. Anche adesso mi capita di passare accanto a quell'ala del vecchio ospedale e di pensare a loro. Penso a loro tutte le volte che mi capita, per lo più non volendo, di leggere e ascoltare discorsi sulla sacralità della vita, l'onta dell'alimentazione forzata per chi la rifiuta, ecc. E non penso ad altro: solo a quei signori con la voce roca, smagriti come anime del purgatorio, che seduti sulla panca di metallo col bicchierino di plastica del caffè con un po' d'acqua e il panino si scambiano le notiziole essenziali di un reparto da cui sanno che non usciranno mai, dove sanno che prima o poi probabilmente moriranno.
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