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saintpaul
nuovo c.s.


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Inserito il - 28/08/2008 :  16:03:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

aut nunc aut



“Tous les hommes ne savent pas qui ils sont. Chaque homme ne sait pas qui.”

Vis-à-vis, sotto una luce abbagliante, al Signore una voce chiedeva la verità: - “Comment était la question? comme cela s’était produit? comment les choses aller?”
“Come se le cose potessero andare, o prodursi, da sé” – si diceva tra sé e sé.
“Il y a une seule chose à faire: comment pourrait-il être la pluralité des choses? ”

Il n’y avait pas beaucoup à faire. Il n’y avait aucune façon. Il n’y avait aucun moyen de revenir, que ce soit, tandi que le moins, il n’y avait aucun moyen d’y aller.

“Les noms! Ne les noms! Faire les noms!” – insisteva la voce.
“Come se le cose potessero avere un nome e questo farsi, da sé” – pensava tra sé e sé.
“Prenez-vous le journal, vite, vite!”
“Vite, vite!”
“Vite?” – si chiedeva tra sé e sé, - “come se le cose potessero avere una vita, e piú vite.” E continuava: - “Se solo si potesse supporre, come qualcuno pur suppose, che, ove vi siano cose, vi siano vite, e che queste stesse vite non siano altro che cose, ecco allora a ché il registro: non c’è forse un registro per le vite? Non c’è forse un registro per le morti?”

Il semblait y avoir un pourparler, juste eu l’air d’être une négociation; ou il semblait être un temps de parler.

“Come se si potesse dare un’idea dell’idea” – si diceva tra sé e sé.

Ou plutôt ce n’était pas un temps pour parler, ou d’en parler de pur ou impur, mais un message dans le code, crypté?

“Nous avons besoin de le déchiffrer, dès que possible: vous savez qui? Vous le savez sans autre!”
“Come se si potesse sapere chi è. Come se si potesse sapere chi si è. E saperlo senz’altro” – pensava tra sé e sé.
“Comment savoir sans aucune doute?”

“Savez-vous qui l’a fait? Vous savez sûrement!”
“Come se si potesse sapere chi è stato. Come se si potesse sapere chi si è stato. E poi, saperlo senz’altro?” - si chiedeva tra sé e sé.
“Comment savoir sans l’autre? Et puis, et puis qui va, n’est-pas? Ce qu’il veut n’est pas, n’est-pas? Mais comment savoir, alors?”
“La vérité! Ensemble! La vérité, toute la vérité et rien que la vérité! ”

Il signore era dinnanzi a uno specchio: guardava, ed era guardato. Ma forse lo specchio non era che una porta, al di là della quale c’era un altro signore dinnanzi a uno specchio, che guardava, ed era guardato.




Modificato da - saintpaul in data 10/09/2011 11:47:18
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fattore kappa
nuovo c.s.


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Inserito il - 01/09/2008 :  04:26:58  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

le message



Era sera, e il Signore a quello pensava; era una qualunque sera, ma, se pur fosse stato giorno, un giorno qualunque, nulla sarebbe mutato, il Signore sempre a quello pensava: “il n’y a rien de nouveau sous le soleil, ni sous la lune”.

“Vous n’avez pas d’autre alternative: vous êtes obligé de répondre” - disse una voce.

Come se potessero esserci risposte. Come se potessero esserci alternative ad esse.

“Peut être que vous avez autre, que vous avez une alternance, mais sans alternative; il n’y a donc qu’une seule possibilité, une seule chance, que la répons peut être. Vous n’avez pas le choix, si non forcé: vous avez été condamné, maintenant vous êtes un forcés.”

Come se potessero esserci scelte. Come se potessero esserci scelte da scegliere.

“On a été choisi. Il est toujours choisi, un peu sombre, mystérieux, énygmatique.”
“Vous devez ouvrir la porte, et puis enfermez-le; vous avez besoin de la clé, et puis de le jeter: il veut la lois, c’est la lois.”

Venne aperta la porta, che non era chiusa a chiave, e il signore poté in fine vedere: dinnanzi a sé c’era come un riflesso, anzi piú riflessi, come da specchi infiniti, e una luce ottenebrante, che tutto oscurava, e una tenebra lucente, che tutto illuminava; e scale ovunque, e ogni scala terminava con una porta, e ogni porta era forse anche il principio di un’altra scala, ulteriore.

“Ils n’ont plus besoin de la clef, ni peut-être jamais il y avait besoin. La porte est ouverte.”

D’une autre éternité jusqu’à l’éternité, pour lui, et seulement pour lui, juste ou injuste qu’elle soit, bon ou méchant, pur ou impur, la porte était ouverte.

“Ce qui fut, cela sera; ce qui s’est fait, se refera.”



Modificato da - fattore kappa in data 10/09/2011 11:50:37
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 06/09/2008 :  11:14:29  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
la disparition du message


pi esse enti menti
o ri-senti... menti?

Modificato da - campi giovanni in data 06/09/2008 11:16:00
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nelson dyar
c.s. infuocato


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Inserito il - 08/09/2008 :  13:02:03  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
-ALTOLA'! CHI VA LA'!?AMICHEN O NEMICHEN?!-

-Semplici conoscenti-

[img]http://www.ilbonvi.it/images/menu/sxsturm.gif[/img]
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fattore doppia kappa
nuovo c.s.


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Inserito il - 17/09/2008 :  16:46:27  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

prove poco edificanti

[img]http://www.mondoviaggiblog.com/wp-content/uploads/2008/03/la-grande-muraglia-cina.jpg[/img]
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stregadinotte
c.s. acquatico


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Inserito il - 20/09/2008 :  23:11:42  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare[/left]
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sanbernardo granmente
nuovo c.s.


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Inserito il - 22/09/2008 :  16:26:33  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

(Scritto a intervalli e da correggere accuratamente)
Pessoa
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fattore kappa
nuovo c.s.


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Inserito il - 03/10/2008 :  11:37:42  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
http://milich.multiply.com/journal/item/13
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fattore doppia kappa
nuovo c.s.


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Inserito il - 05/10/2008 :  11:13:34  Mostra Profilo  Rispondi Quotando



illuministration



Era leggenda che del luogo della torre e delle torri non fosse rimasto nulla, se non appunto le torri e la torre.
Tutto era fatto di ciò di cui eran fatte la singola torre, e singolare, e le doppie, e plurali, sebbene non si possa dire con certa certezza che la singolarità dell’una sia in tutto fatta della pluralità delle altre, e che dunque la pluralità sia in tutto fatta della singolarità. C’è chi dice di fatti che questa sia parte di quella, ma non di tutto quel che è quella, e quella sia parte di questa, ma non di tutto quel che è questa: come dire che l’indefinito è parte del definito, ma non di tutto quel che è definito, e il definito dell’indefinito, ma solo in parte.
Quale che fosse la parte del tutto era appunto il tutto della parte. O forse non proprio tutto: forse un tutto improprio.
E questo è tutto. E questo è quanto.

“Ma quello? quello cos’è?” – si chiese il Signore.
“Quel quanto, quant’è?” – continuò a chiedere.
“Un petit peu de la langue: une bêtise, ou une bête, pour le jour du procès et la nuit du jugement, les derniers jours et nuits jusqu’à la résurrection” – rispose una voce.



Modificato da - fattore doppia kappa in data 10/09/2011 11:52:43
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 09/10/2008 :  17:50:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
minuta babbeolioteca



il tic della tac

[img]http://www.poliziadistato.it/pds/primapagina/mummie/images_facial/tac_big.jpg[/img]

[img]http://www.arsvalue.com/webapp/upl/immagini/83e4ba5e-4a2f-4f4f-980e-196ab31195fe%5C200802%5C12894171-tic-tac-toe-paul-kostabi_big.jpg[/img]

Modificato da - campi giovanni in data 10/10/2008 15:08:53
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 13/10/2008 :  11:43:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
il tic della tac

(prima parte)



Naturalmente, nostro caro Lettore, il titolo di cui sopra vuole essere
niente di più d’un gioco di parole, le quali parole, come perle d’un
filo di perle sfilacciato rotolanti per ogni dove, muovonsi, girovaghe
trottole, di tra la scansione del tempo degenerato e quella della possi-
bilità di dissezionare o meno la graphìa dei tomi in questione. Trattasi
d’un gioco di parole in quanto l’a della tac, per esempio, non è principio
di principi, in vero non praticandosi quasi più l’assiale tomografia, sì
bene, come d’una evoluzione involuta, ora praticandosi l’a spirale, - che
sia una sorta di chiocciola?, - la cui forma pur è quant’altre mai alla moda,
o sia il multistrato, anch’esso à la page avendo soppiantato la pianta
piantata dell’albero dal legno come che sia; l’assiale, per altro, rimande-
rebbe alla mente di chiunque un cartesiano cogito e dunque sono di cui
non v’è traccia alcuna nel tracciato delle centuriacce che avrai l’avventura
di leggere, sventurato caro nostro Lettore: vuolsi così per la mancanza di
un pensiero che non sia senza pensiero, vuolsi colà per la mancanza d’un
essere che non sia senza essere, e vuolsi così colà per la mancanza d’un
sono che non sia e senza sono e senza essere e senza pensiero. Non più
d’un cenno vorrà dirsi dunque sul tempo de generato, ma si noti per inciso
la finezza di codesta recisione della possibilità di generare alcunché, e
della scansione sua: e bene, con cotale espressione devesi intendere non
tanto un tempo volto alla fine, quale il generare pur potrebbe far imaginare
presupponendo altresì un suo inizio, quanto più tosto un tempo non ancora
creato, un tempo decreato, un tempo in cui non c’era tempo né concepto,
concepito d’alcun che si sia, di esso; e dunque, allo stesso modo senza modo,
la scansione sua non è che parte d’un’inesistenza, che ora muove i passi in
un quando che potrebbe succedere mille millanta anni fa, e ora in un altero
medesimo quando che potrebbe essere successo saecula saeculorum anni
innanzi. Ecco per ché, avendo in mente di esemplare un algoritmo, la cui
formula, seguendo sequenze a tutti logiche d’istruzioni, e quanto elementari,
e evidenti, e d’interpretazione univoca, e il cui ordine sia stabilito e pre-
stabilito, e la cui soluzione sia data in un numero finito di passi, ognun sa,
la stessa mente altera demente la formula mentirà viceversa del logaritmo,
cioè a dirsi d’una funzione inversa rispetto a quella esponenziale, una
disfunzione, dunque, che non esponga nulla, o il suo contrario: che
esponga appunto il nulla. Se di fatti la funzione esponenziale espone
l’esponente e dunque espone quel che espone, la funzione inversa ad
essa non potrà che esporre quel che non espone, e non esporre quel che
espone, l’argomento ottenendosi sì dall’esponente da dare al numero,
ma nelle modalità appena sdette, una volta che si sian mutati i fattori in
summe, i rapporti in differenze, e la potenza e la potenzialità in atto inatto
e in attualità inattuale.

(fine prima parte)

(continua)

Modificato da - campi giovanni in data 16/10/2008 11:28:32
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campi giovanni
c.s. oltre


861 Messaggi

Inserito il - 17/10/2008 :  12:03:27  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
il tic della tac

(seconda parte)

Or bene, ecco ché l’ecco perché della mente de-
mente che, pur avendo in sé la volontà d’esemplare il ritmo dell’algo-
ritmo, si esempla in vece nella menzogna del ritmo del logoritmo: non
si seguiranno sequenze, se non illogiche, e di senso e di logica, e di
dissenso e di dialogica, e di nonsense e di logorroica orrorificenza;
né si seguirà un filologico filo logico, se non sfilacciato in sempre
più esili, lievi, fili di fili, a ordir orditi, a tramar trame, a tesser
tessere, di reiterate tiritere; d’istruzioni elementari saranno, ma solo
e soltanto senza apostrophare alcun ché, sì s’offrendo d’eco disrupta
distruzioni decostruite d’arduità; l’evidenza della cosa apparirà
null’affatto evidente, e l’apparenza s’evidenzierà in nessuna ap-
parenza, sebbene possa dirsi in tant’altri modi scombinando la
combinazione; l’interpretazione univoca s’equivocherà, ma senza
equità di voci, in plurali singolarità e in singolari pluralità; l’or-
dine si disordinerà, e il disordine s’ordinerà, come stabile disarmonia
e instabile armonia; la soluzione, infine, quella che si diceva da dare
in un numero finito di passi, s’offrirà o in un numero finito di passi
infiniti o in un numero infinito di passi finiti, o non s’offrirà punto
tacendo d’altero. Ci perdonerà, lo sventurato caro nostro Lettore, co-
desta lunga digressione, a metà di tra il distrarsi e il deviarsi, ma si
è certi che non sarà sfuggito al Suo occhio, che tutto vede e tutto sa,
quel che è tutta via ancora indeciso se chiamare refuso del tipo o del
topo grafico, a seconda che i loci ameni abbiano una tipologia poco
o null’affatto logica e dunque sian un tutt’uno con le amenità tipiche
del tic, o che abbiano una topologia refrattaria a qual si sia classi-
ficazione in classi prese a sé stanti e incline in vece al dissesto di sé
declinato via via in un distinguo d’istintivo dire, in un distintivo carattere
di poco carattere, in un es tinto d’estinto e in un distinto di stinto istinto,
e dunque siano, questi loci ameni, un niun uno con le amenità topiche
della topica del toc toc della tac: in luogo del logaritmo, non sarà certo
sfuggito che si è scritto logoritmo. Ora, si sa come sono i refusi: scissi,
sono un capriccio di re fusi, con fusi intendendo innanzi tutto confusi,
ma altresì, e proprio per esso confondersi, soffusi e di luce propria
e di luce altrui, effusi in gran copia di copie per dove dovunque e
quando quandunque, e poi perfusi di sperso e sparso liquor reo
d’umido umor nigro di semi disseminati, e poi in e poi tras, a signi-
ficar insignificanze di dentro e fuori e oltre, et ultra. Et non plus ultra.


(fine seconda parte)

(continua)

Modificato da - campi giovanni in data 17/10/2008 12:04:42
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nelson dyar
c.s. infuocato


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Inserito il - 20/10/2008 :  11:08:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Tu quoque, Dmitri...


The original of Laura di Nabokov verrà pubblicato
L'autore di Lolita "tradito" dal figlio


ROMA (19 ottobre) - Vladimir Nabokov aveva chiesto alla moglie Vera prima di morire di bruciare il suo manoscritto The original of Laura, sottotitolato, ironicamente, Dying is fun, "morire è divertente". Ma il figlio, Dmitri ha deciso che pubblicherà lo scritto che per 30 anni riposa nei caveau di una banca svizzera. La dcisione del figlio dell'autore di Lolita era stata anticipata da Ron Rosenbaum, ricercatore e studioso americano. «Mio padre - ha detto Dmitri, cantante d'opera e appassionato di corse automobilistiche, al settimanale francese Point de vue, - avrebbe voluto vedere il suo manoscritto distrutto, l'aveva più volte ripetuto a mia madre. Questo non significa che la mia decisione poteva essere diversa». «Mi sono interrogato più volte sui motivi che avevano spinto mio padre a non distruggere il manoscritto - ha aggiunto - Un dubbio che mi attanaglia, al quale non sono riuscito a dare risposte. Forse non tutti sanno - ha proseguito Dmitri - che mio padre aveva tentato di bruciare, per ben due volte nella nostra residenza di Ithaca, negli Stati Uniti, anche il manoscritto di Lolita. È stata mia madre a fermarlo, all'ultimo momento».

Secondo Dmitri il padre non aveva intenzione di cancellare il romanzo «teneva troppo a Laura, un testo importante, fondamentale per lui. Ho sempre pensato - ha continuato - che quest'ultima fatica non potesse assolutamente avere, come mio padre confessava con malizia e ironia, lettori di fantasia composti da animali, pavoni, piccioni, dagli stessi miei genitori, ormai scomparsi da tempò, da alcuni infermieri e da un medico di famiglia così vecchio che era diventato quasi invisibilè». Dmitri Nabokov ha comunque tradito le ultime volontà paterne. Nessun problema di coscienza per lui. «Infatti è stato così», ha risposto.

Dubbi e sogni. Inizialmente Dmitri aveva deciso di far consultare il testo a ricercatori e studiosi affidandolo a una biblioteca con una clausola d'esclusiva. Poi c'è stata poi la pubblicazione di una falsa Laura di Jeff Edmunds, ricercatore dell'Università di Pensilvania. E un sogno confessato in un'intervista ad una tv australiana nel quale il padre gli ha chiesto di pubblicare il suo ultimo romanzo, purtroppo incompiuto. «Mi capita spesso di vedere mio padre, un'apparizione, un'ombra - ha spiegato - È lui che spesso risponde ai miei interrogativi, che risolve problematiche, anche di ordine linguistico mentre sto traducendo testi dal russo, dall'italiano, dall'inglese. Mio padre continua ad essere per me una presenza importante, fondamentale».

Sul manoscritto poche parole da parte di Dmitri. «Il manoscritto è formato da 138 schede bristol scritte a matita - ha spiegato - Mio padre è sempre stato fedele ad una matita n. 2 molto, molto fine». «Ogni pagina è stata numerata, ma solo un terzo purtroppo. Il resto dell'opera è un insieme di schizzi, brevi frasi, frammenti, pensieri sparsi che si prestano a molte interpretazioni. Ho pensato di pubblicare la parte del romanzo, che mio padre è riuscito a terminare sotto forma di libro, il resto in facsimile che ogni lettore potrà interpretare secondo la sua fantasia - ha confessato il figlio di Nabokov - Penso che il suo ultimo romanzo sia una sorta di distillato, sicuramente il più brillante, del suo genio. Un libro assolutamente radicale dal punto di vista dello stile. Un nuovo approccio all'arte del romanzo, di straordinaria originalità, non soltanto per i temi che tratta, ma anche per le espressioni che utilizza». «Nessun confronto con le opere del passato, nessuna continuazione ideologica, anche se spesso ci sono, tra le ombre della narrazione di Laura, personaggi riconoscibilissimi», ha detto ancora.

Il protagonista del manoscritto è un famoso neurologo, grasso, sporco, sposato ad una donna molto bella e molto più giovane di lui, con una vita sentimentale complicata e movimentata. Situazione insopportabile per l'anziano professionista, che lo trascina in uno stato di prostrazione e sofferenza. Parallelamente al racconto principale scorrono le storie di un pittore, che deve realizzare un ritratto, da cui il titolo del romanzo e quella di uno scrittore che deve scrivere la storia di una donna chiamata Laura. «Il neurologo vorrebbe porre fine ai suoi giorni - ha spiegato ancora il figlio dello scrittore scomparso - Desidera la morte, ma il suo sogno è che non sia definitiva. Immagina allora un suicidio particolare. Solo per alcune parti del corpo. Si parte dalle dita dei piedi e poi si sale su, su, fin verso la colonna vertebrale. Sino a quando il corpo non riprenderà le sue funzioni vitali. Penso che mio padre, alla fine della sua esistenza, abbia voluto giocare con il destino e la morte - ha proseguito Nabokov junior- Un gioco e nulla più, la sua vita. Ricordo una delle ultime passeggiate nei dintorni di Gstaad - ha concluso Dmitri Nabokov - Mio padre mi confessò di aver portato a termine la sua missione di romanziere e scrittore. Era felice di aver scritto tutto ciò a cui lui teneva, tutto quello che aveva fortemente desiderato».

(Dal Messaggero on line)

Modificato da - nelson dyar in data 20/10/2008 12:49:29
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 21/10/2008 :  17:57:44  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Quando uno vuole davvero bruciare, dài retta a me Nelson, che un po' piromane sono, brucia.

Scontento del decimo capitolo dell'Onegin, Pushkin buttò il quaderno nel fuoco.

Quanto al caso del "The Original of Laura" (che si trascina ormai da oltre dieci anni), si potrebbe anche pensare, semplicemente, all'affettuosa previdenza di papà Vladìmir, persona oculatissima, che vicina a morire mette assieme qualche cartella sparsa e monta un caso letterario a beneficio dei suoi - almeno a quanto candidamente ammette lo stesso Dmitri:

"I have decided that my father, with a wry and fond smile, might well have contradicted himself upon seeing me in my present situation and said: "Well, why don't you mix the useful with the pleasurable? That is, say or do what you like but why not make some money on the damn thing?"

Ho deciso che mio padre potrebbe aver cambiato idea vedendomi nello stato in cui sono [di molto malandato, tra Montreux e Palm Beach, ndt] e avermi detto, con un sorriso fra il tenero e l'ironico : "Beh, perché non unire l'utile al dilettevole? Insomma, fai come vuoi, ma perché non alzare qualche soldo dalla benedetta faccenda?"

Modificato da - fiornando in data 21/10/2008 18:01:26
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campi giovanni
c.s. oltre


861 Messaggi

Inserito il - 26/10/2008 :  10:15:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
prossima mente

[img]http://files.splinder.com/87a5c74675ed7557cf783c1ad3093447.jpeg[/img]


[img]http://focus007.files.wordpress.com/2007/10/borges2.jpg[/img]


[img]http://socialdesignzine.aiap.it/sdz/images/basquiat-ritratto.gif[/img]


http://www.youtube.com/watch?v=360De1FsCm0

Modificato da - campi giovanni in data 26/10/2008 10:41:25
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