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Pagina: di 7

campi giovanni
c.s. oltre


861 Messaggi

Inserito il - 26/10/2008 :  13:41:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
il tic della tac

(terza parte)

Per andare oltre. Per non andare oltre. Per non andare oltre
per andare oltre. E viceversa: per andare oltre per non andare oltre.
Or dunque, tralasciando un attimo il logaritmo, se bene, forse, così
inagendo, e cioè mettendolo da parte, ne saremmo in qualche modo più
partecipi, si prenda in esame il logoritmo. L’esame cui s’intende sotto-
porlo procederà per sovrapposizioni d’imagini testate in laboratori
d’infima qualità, là dove il sossopra di sotto cederà a favore del
sossopra di sovra, allor quando la graphià verrà rielaborata per
quel che sia: il mito dei tomi interni che leggendoci si scrivono, e
scrivendoci si leggono. Un ben noto mal essere avendo in sé un altrettale
mal noto ben essere, come è chiaro che del bene e del male ne sia ignoto
il noto, così è oscuro che ne sia noto l’ignoto: parlare ora della tartaruga
potrebbe, per esempio, mostrare d’un lato come i propri comandi non
abbian a che fare nulla con i comandamenti, né dunque con le leggi,
quali ch’esse siano, né men che mai con la Legge, tale qual è, e d’altero
lato invece sì. Il punto di vista ne risulterà affatto sregolato, non
esprimendosi in un verso assoluto né in un assoluto verso dove, sì bene
in un verso relativo e in un relativo verso quando, l’orientamento dei
quali sarà per ciò non tanto corrente, come un flusso fluente di coscienza,
quanto più tosto stantio, come in un riflusso ininfluente d’incoscienza
d’un io stante distante da sé e disorientato sul da farsi: se andare avanti,
per esempio, o se indietro, nei passi, e di questi - ci si chiederà: - farne
quanti? e quanti e quanti! - risponderci; - se andare in su o se in giù,
nei passi, e se a destra verso sinistro o a sinistra verso destro; se in fine
andare in fine e a capo andare a capo o se in fine andare a capo e a capo
in fine, i passi, - di nuovo chiesti: quanti? e quanti e quanti! - risposti, -
movendoli immoti la pena della penna, e d’estro antiquo o sinistro giro
ruotandoli in un senso o nell’altro, in un fuori tutto dentro nulla o vice-
versa. Certo il ritmo del logo, in cosiffatto modo, potrebbe ben dirsi più
strutturato se a quello di base confrontato, come d’istinto basico, che è
l’andare verso dove; di fatti l’andare verso quando, relativo al relativo e
non all’assoluto, sebbene possa dirsi ugualmente d’un relativo assoluto,
o diversamente d’un assoluto relativo, ha questa struttura che ricorda
vagamente e il vago e la vaga mente che sì si mente vaga di qualcosa, ma
d’una qual cosa simillima a nulla, a poco più o a poco meno di nulla.


(fine terza parte)

(continua)

Modificato da - campi giovanni in data 26/10/2008 13:42:28
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nelson dyar
c.s. infuocato


470 Messaggi

Inserito il - 26/10/2008 :  15:26:35  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Feticisti & piromani



[img]http://farm4.static.flickr.com/3105/2604512646_4b25f8cd82.jpg?v=1214294803[/img]


...Son d'accordo con te, Fio. E aggiungo che è tutto sommato una fortuna per i feticisti letterari se esistono amici pietosi, vedove generose e figli traditori. Quello che mi resta più difficile è immaginare Nabokov senior esprimersi come un camionista californiano. Ma magari anche qui Dmitri ne sa più di me on the damn thing.

Modificato da - nelson dyar in data 26/10/2008 15:40:00
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campi giovanni
c.s. oltre


861 Messaggi

Inserito il - 02/11/2008 :  12:22:57  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
il tic della tac

(quarta parte)

E in somma tutta codesta parata del parere nullo o nulla parere trova
in sé la differenza per dirsi uguale e diverso da ciò che in differenza
trova e la somma e la somma indifferenza: trattasi dunque, e sempre e
comunque, d’un’inversione non tanto dell’esponente, esposto o celato che
sia, quanto dell’astrazione, astratta o concreta che è, o sia dell’evidenza
apparente o dell’apparenza evidente. E però la torta struttura ritorta in
tortura sarà testimonianza complessa di semplicità, che comprenda l’in-
comprensibile, che ecceda l’eccezione, che saltabelli d’un punctum ad un
altero del cerebruttum: di modo che l’uso smodato dei modi, desunti dalle
mode desuete dei tempi, suggerisca un garbuglio d’esili fili, già detti sfi-
lacciati, ma sì intrecciati e annodati su d’una rocca non forte ma debole, e
indebolita, e inatta a sostener fusi, che non dirsi possa in altero modo. E
pur tutta via, codesti lievi fili, intricati in intrichi via via minori e dunque
districati, ma poi riannodati alla reprobità e al peggio, di cui solo si è
capaci, essendo appunto capaci soltanto d’incapacità e incapaci soltanto
di capacità, più che avvolgersi ai fusi, fatti come son fatti di materia
immateriale, d’infondato fondamento fatti non di fatti, di fatti essendo sì
interpreti ma d’una mancata interpretazione, codesti fili, dunque, si riav-
volgono avvoltolandosi, senza volgersi al volgo, né svolger svolgimenti,
come d’un rapace, ma senza artigli, gli arti essendo disarticolati e l’armi
avendo ormai disarmate, che da predone si fa preda, come d’un avvolto
io in sé, ma fuor di sé, che d’io fa decapitata testa di testuggine, per la
cara pace del carapace, non si sa se sacerrimo o s’acerrimo se, con o senza
accento. Quanto una memoria è non programmata a memoria, sì bene a
dimenticanze e sì male a oblio del tutto; affetti che si sia d’infetta patho-
logorrorvacuità; sprovvisti di provvida vista, ed anzi la fede cieca in chi
amandola in cosa sia la cieca fede, e dunque d’improvvida vista provvisti;
tocchi e toccati: la memoria smemorata – ricordate? – tanto s’improvvisa
in memoria profetica, ma senza profezia alcuna, d’altere centurie. Non sia
nostro compito, per ciò, il divinar provvidenze, né provveder a divinità, ma,
senza tema di sorta, compitar del mito dei tomi un minuto plot all’ennesima
impotenza, una concordanza discorde, una corrispondenza non rispondente
a nessuna domanda.


(fine quarta parte)

(continua)


Modificato da - campi giovanni in data 02/11/2008 12:24:35
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 14/11/2008 :  15:45:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

il tic della tac

(quinta parte)

La disamina, per tanto, verterà
intorno a quanto di vertente possa esserci o meno, e sossopra
a quanto divertente possa essere l'opportunità di opporsi al-
l'unità triadesca sviluppandone l'inviluppo hiperypothetico:
equi libri librinsi per ciò in disequilibri dislalici; absorti
abc sorti morti, o abortiti prima del tempo, e dopo di esso,
mossi siano nel rimosso; e sonore onde del mare magnum e lu-
minose urtino, come particelle contro antiparticelle, l'oscure
e silenti, qual d'io ex es, - l'ego an te alfabeta solvere in-
soluto e insolvere soluto - il dissoluto bruttanatroccoluto, -
ma chine su di sé, inuse a inchiostrarsi se non nel chiostro
d'anfibologiche fobie dal bolo isterico, deglossolaliutite
come macula amluetica del dono interpretaportertativo, s'anni-
chiliscano in probabiltà da non credere, insieme attuttandosi
in improbabilità da credere. Da non credere da dovero quel che
sia da credere, e da credere da dovero quel che non sia invece
da credere: tal è la beffa errabonda, che vaga di errore in
errore alla ricerca d'animare l'esanime esame dell'anime spet-
trali. Spettro spettro delle Vostre brame, qual è la più bella
del reame? Forse la reggente? La regina reggente? La frase re-
gina reggente? O non più tosto la dipendente? La subordinata
dipendente? La frase subordinata dipendente? Ma cosa regge la
reggente? E la dipendente, da cosa dipende? E se, anzi ché non
reggere subordinate, la regina s'insubordinasse? E la dipen-
dente, se, anzi ché non subordinarsi alla reggente, s'insur-
reginamentisse? Per di poi tacere di che dipende da che di-
pende, se da avversare le avversative, per esempio, o asse-
verare le asseverative, se da dubitare delle dubitative o
accertare le accertative, et paradoxa di creta certa cetra
cetera et cetera, ipotizzando dunque le ipotetiche di vario
grado, di grado in grado degradarsi e, degradandosi, il gradus
ad digradare; e digradando digredire: farne frane, di buon
grado, d'ogni ordine e grado, mal grado tutto e mal grado
niente.


(fine quinta parte)

(continua)
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 14/11/2008 :  16:22:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

il tic della tac

(parte sesta)


E d'ogni genere degenerarne la natura, e renderlo innaturale:
d'ogni umano genere degenerarne l'umanità e l'attualità e la
potenza, a ché diventi disumano, inattuale, impotente. E per
ciò niger nigra nigrum disseminare d'ogni genere di sorta, e
dissipare: di concepto in concepto, inconcepibile concepire,
incomprensibile comprendere, et altero; di costrutto in co-
strutto, decostruirne la struttura, e destrutturando disedi-
ficare. La pianta espiantare di ramo in ramo, diramandosi; e
d'ogni diramazione perderne il controllo, per un incontrol-
lato dire, e disdicevole, disdetta ogni disdetta; e ogni in-
nesto disinnestare, e ogni inserto desertificare: da ogni
rada radura, diradarsi. Di verso in verso, diverso invertire
e inverso diversificare; e divertire, con minimi scarti, per
variationi minute, il differente differire: con verso con-
vertire, per verso pervertire. E di vario in vario, il di-
vario invariarne e l'invarianza divariarne: la differita
differenza inferendo, il divariato dolore divaricare di fe-
rita in ferita, e l'inferita inferenza, se irrimediabile in-
ferta, e incurabile, di indifferenza differendo. E se tutte
codeste differenze, se pur minime o nulle, non fossero altro
che quei rapporti mutati, e mutati proprio dall'indifferenza,
di tra l'uno e un altero uno? E se codesta indifferenza non
fosse che una coincidenza? E se codesta coincidenza non fosse
solo e soltanto una coincidenza, ma un coincidere, appunto
un coincidere di appunti e appunti, un coincidere di punti
su punti, un coincidere di opposti, una ragionevole follia?
Codesta reductio omnium ad unum, che sia dunque quel minuto
plot di cui noi si è alla ricerca, nostro caro ma sventura-
tissimo Lettore?


(fine parte sesta)

(continua)

Modificato da - campi giovanni in data 15/11/2008 11:26:23
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 15/11/2008 :  16:54:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

il tic della tac

(parte settima)

Non resterebbe altro che un resto privo di resto, un se privo di se,
un se stesso privo di sé: un soggetto privo di soggetto: una storia
priva di storia: un reale privo di realtà: un oggetto privo di ogget-
tività: un argomento privo di argomenti. Il de argomentando, ma senza
argomenti, appunto del privato, e del privarsi, e del privarsi del
privato, e del privarsi del privato appunto, l'articolo dell'uno,
detto or ora, si articolerà in disarticolata arte, e complessa, de-
terminato che sia l'indeterminato, nel mentre che l'articolo d'un
altero uno, or ora sdetto, si disarticolerà in articolata arte, e
semplice, indeterminato che abbia il di già indeterminato, come una
sorta di work in regress ad infinitum, di termine in termine, di fine
in fine, di origine in origine. Ora, si sa, c'è chi l'origine disse
essere la meta, o viceversa, e dunque, disarticolando quest'ultima
meta e ricomponendola nel linguaggio, di cui si farà un uso smodato,
ne risulterà una testimonianza dislessicografica, quanto disordinata
è a tutti ora mai chiaro, nel rigore d'una confusione totale. Per
ritrovare la via, occorrerà dunque uscire da sé ritornando in altero
sé, pensare senza aver pensiero del pensiero, ideare senza aver idea
dell'idea, allor quando ogni idea è tutte le idee e nessuna, e ogni
pensiero tutti i pensieri e nessuno: riunire nella differenza il
differente e l'identico, e nell'identità l'identico e il differente;
d'ogni causa non produrne effetti se non d'improduttiva inefficacia,
e d'ogni effetto non risalirne alle cause né alle concause, ma ri-
discendere, precipitevolissimo e ancipite sprofondare, mettersi in
abime, sognare un sogno in cui un sognatore ci sogna, riferirsi,
come d'una novantiqua ferita, al riflesso che siamo e non siamo.
Di niente in niente, tuttificarsi; di tutto in tutto, nientificarsi:
tracciare tracce di tracciati senza traccia, compitare compiti che
si compiano nell'incompiutezza, significare significati significanti
nell'insignificanza a noi solo e soltanto significativa. Di forma
in forma, deformare l'informazione fin ché sia ben bene malforme,
forgiata appunto nel male, nel dire, nel dire male di o del ben
detto.

(fine parte settima)

(continua)
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 20/11/2008 :  16:48:30  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
il tic della tac

(parte ottava)

Come d'un vizio di forma, scardinare i cardini della porta delle
virtù, e di quelle cardinali e di quelle teologali; come d'una
caduta di stile, oh, ma quanto libera la caduta mente!, il verbo
aggettivandosi in un gettito di nessuna gettata di progetto né di
programmatico programma di grammatica, e sostantivandosi in una
sostanza di nessuna sostanza, codeste virtù cardinali le diremmo
tetralephzerunumeriche, e quelle ordinalteologali strologanti la
trina senza dottrina della triade triale, a designare frantumati
fragmenti d'idee di dèe e dèi in fuga dal mondo finito per tran-
sitare nel transfinito numero di mondi paralleli o tangenti o se-
canti, là dove l'universo muto in multiversi muti, anch'essi gli
stessi, anch'essi diversi: non c'è forse fede nel non aver fede?
Non è forse dire lo stesso che si crede di non credere, e diverso
che si dubita di non dubitare? Ogni disperanza, per quanto matta e
disperata, non è forse sperare di non aver più speranza alcuna, in
modo tale che la dannazione sia dei superi, questi nomina pluralia
tantum, e la salvazione degli inferi, questi singolari plurali?
E i singolari singolari - ci si chiederà? - E bene, ponendo modo
ponente o levando modo levante, per tacere dei casi ulteriori,
come il levare il ponente o il porre il levante, nell'un caso si
affermerà un dedurre per indurre a condurre una regolata regola,
il cui regolo la tartaruga, codesta testa di testuggine, codesto
testo detestato, pur denegherà non ostante se e allora quali che
sian veri o falsi, ed anzi ostandoli fuor di sé, e nell'altero
caso si affermerà la denegazione della verità o falsità di un
assunto sussumendone l'avversità dell'avversativa in un negarsi
per concludere che non c'è conclusione se non negata e denegata
e rinnegata. Ma non esserci la conclusione è un modo per porla
o levarla? E non essendoci conclusione, può porsi un principio
sine qua non? E dunque, al principio era l'algoritmo, via via
mutato in logaritmo e vieppiù, non si sa se per bontà del re
probo o per reprobità del refuso, in logoritmo; regredendo poi
ad absurdum, stante di fatti l'inesistenza di quell'algoritmo
che abbia la facoltà d'intendere e volere, per un dato dato, se
esso sia indecidibile oppure no, in siffatto modo offrendo la
possibilità d'eludere appunto l'indecidibile, non ne è restata
che questa opercola, la babbelioteca, a raccogliere, come d'un
raccolto incolto, con e senza accento, il mito dei tomi e farne
una mitomania, la cui unica possibilità è, e sarà, quella di de-
ludere e il decidibile e il dicibile.


(fine parte ottava)

(continua)

Modificato da - campi giovanni in data 21/11/2008 16:01:58
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campi giovanni
c.s. oltre


861 Messaggi

Inserito il - 24/11/2008 :  03:27:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

il tic della tac

(parte nona)

Or bene, essendo stati percorsi ripercorsi passi, se pur divisi,
alla ricerca d'un unicum che avesse potuto esemplarne la copia
copiosa dei tomi in questione, l'esemplare venutone fuori, code-
sto ticchettìo diteggiato d'artritica critica d'arte analfabeta,
che fa della trascuratezza dei tempi oggidiani un blablabla del-
l'oblativo ablativo, codesto ticchettàc compulsivo e repulsivo
del corpus iuris canonici, e quello che ne verrà fuori, la bab-
belioteca, mater matrigna matrioska, pater noster sgranato, che
non ha grana di voce, urlo muto, verbo senza verbo, l'uno ha poco
o nulla di esemplare, e l'altero tanto o tutto avrà del mostro da
baraccone. Immaginatelo per ciò come di chi avendo detestata la
testa metta in mostra tutto il suo decervelage: un testo fuor di
testa, e, come testé sdetta, una testa fuor di testo. Il tessuto
di già lacero verrà dilacerato, fatto a brandelli; i laceri, di-
lacerati lacerti di carne verranno depolpati, scarniti, scarni-
ficati, e ridotti all'osso, e disossati del tutto; il brano ne
verrà fuori sbranato, la pagina scompaginata, il plot plotonizzato
più che plotinizzato: ogni singola frase sarà in antifrasi di se
stessa, ogni singolo nome o in antinomia o in paranomasia, e le
lettere delle parole si allittereranno in una tiritera reiterata
per perder senso letterale e sensi tutti, per venire meno, per
venire meno al compito, per sentirsi venire meno, per sentire il
risentire altrui e il nostro retentire l'irretito, retentivo
smarrimento, per smarrire lo smarrimento, per fingere la finzione.
Il disordine dell'ordito starà, al grande plot del plotone d'ese-
cuzione, quale sua vera premessa, sì come al verosimile intreccio
di fili corrisponderanno trame su trame di segno uguale e opposto
al disegno originale, questo sì originale, e esemplare, nel mentre
che il disegno finale, quello no, non sarà né di segno uguale né
opposto, ma altero, e con e senza alterità. Le figure retoriche
si trasfigureranno anzi ché non mostrando glorie e splendori del
progresso, facendo mostra di vana vanità e tenebrori del regresso.
Dunque, fare luce sul fiat o oscurare l'oscurantismo darà fiato
alle trombe apocalittiche dello zero incurante della cura, dello
zelo null'affatto zelante dei tromboni, come d'una trombosi che
ottusa ottunda la vena.


(fine parte nona)

(continua)
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campi giovanni
c.s. oltre


861 Messaggi

Inserito il - 26/11/2008 :  04:06:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

il tic della tac

(parte decima)

E codesta vena, che non sanguina più, e sanguina ancora, grumo
raggrumito di singolari singolari, groviglio di latte e sangue,
macula che non si fa corpo, e si fa corpo, o anima, che non si
anima, e si anima, piega ripiegata di piaga, che si spiega, e
non si spiega, parentesi che si chiude includendo l'escluso, e
che si apre escludendo l'incluso, o parentesi chiusa ed aperta,
breve parentesi tra un nulla e l'altero, tra un eterno e l'al-
tero, tra un'eternità di nulla e una nullità di eterno, virgola
tra due virgolette, e punto senza, come allora, senza punto,
codesta vena senza vena, codesta pena senza pena, simbolo che
implica un continuum interrotto da una parentesi d'un insieme
vuoto, d'un insieme senza simbolo, d'un insieme senza simbolo
d'insieme, insieme, alla lettera, muta, insieme alla lettera,
muta, insieme alla lettera muta, muta, l'analfabetico alfabeto
dei simboli presi alla lettera, mente, libera, libera mente
muta, verbo senza verbo, nerbo senza nerbo, si definirà senza
definizione alcuna in una grammatica degenerativa delle tavole,
della legge, della verità, delle tavole della legge, delle ta-
vole della verità, della legge delle tavole, della legge della
verità, della verità della legge, delle tavole delle tavole,
della legge della legge, della verità della verità, ora ancora
muta, and or not, muta, e ora, e la congiunzione congiunga e
disgiunga, or ora, o la disgiunzione disgiunga o congiunga,
non ora, non la congiunzione congiunga né disgiunga, non la
disgiunzione disgiunga né congiunga, ma, forse, non questo ma
quello, forse questo forse quello, ecco qualcosa, non niente,
non ancora niente, non tutto, certo non tutto, certo davvero
non tutto, ma nemmeno niente, non più niente, ma nemmeno tutto,
giusto qualcosa, giusto qualcosa d'ingiusto, giusto qualcosa di
ingiusto anzi ché non niente, certo qualcosa, certo qualcosa di
incerto anzi ché non niente, tanto quanto poco, un poco di più,
poco più di niente, per dire qualcosa anzi ché non niente, per
dare qualcosa anzi ché non niente, per fare qualcosa anzi ché
non niente, ché un poco di meno, ché un poco meno di niente,
sarebbe non dire né dare né fare qualcosa, fallire senza falli-
mento, e il prodotto non essere summa, e il rapporto differenza,
e l'uno il contrario dell'altero, la summa differenza d'identità
e il prodotto rapporto di dotta ignoranza, fino in fine essendo
la meta l'origine, a ché abbia corpo l'habeas corpus de mon
cerebre mis a nu, guscio vuoto di gheriglio, guscio pieno di
labile labirinto cui si è stati condannati, che non ha processo,
che non ha processo cognitivo se non per saltabellare nel buio
della luce, e nel buio del buio, che non ha luogo a procedere
se non nel tempo, nel tempo degenerato per seguitare a esser
perseguitati, per seguire e esser perseguiti, per aver luogo
a procedere solo e soltanto nel fuoco che arde, per quella
lettera, e per questa, al centro del fare, per una lettera
muta, muta


(fine della decima parte e ultima)
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doct or cav illus
nuovo c.s.


3 Messaggi

Inserito il - 12/12/2008 :  16:54:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
- presentazione del doct or cav illus de la -




“babbelioteca minuta”

(inoperosa opera di giovanni campi)



°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°


Lungi dall’intendimento, di lusinghe per altro pleno, proposto dal
Sanguineti – prefatore dell’edizione Rizzoli del testo “La biere du
Pecheur” di Tommaso Landolfi, - di voler stilare, intinto di “bel-
letta negra” lo stilo a stillar stille e stille di stilemi, una “stilistica
dell’acedia”, della quale ultima troverei assempli a pie’ mani per
certo dovunque in codeste che il Nostro, in un impeto verosimile,
volle definire con lo spregiativo di centuriacce, ma quanto distanti
gli esempli e dall’esemplarità e dall’avere uno, e dico uno stile, ad
esso proprio per menomo che sia, o affatto menomato; mirante in-
vece, mio malgrado essendo che ciò che mi lega a questo men che
autore, forse copista forse compilatore, o forse soltanto desideroso
ma senza desideri, e amante ma senza amore, d’esser niente di più
d’un amanuense, è non dicasi un sentimento di agapica amicizia,
ma una sorta di compassione, mirante, dicevo, ma senz’alcuna am-
mirazione, a evidenziare in noterelle scabre e scabrose, ancora non
si sa se a pie’ pagina, a margine, o dov’altro, i testi da cui il Nostro
trae, ma senza tratto di disegno complessivo, piuttosto ritraendone
un’estrapolazione quante altre mai fuorviante, ciò che chiameremo,
senza tema di smentita, figure retoriche sì, ma di pessima foggia, e
da intendere per ciò nell’accezione oggidiana e negativissima ch’è
in uso di esso retoricume, senz’acume di fatti il Nostro movendo i
Suoi passi in passi altrui, e le Sue mani altrettali, un palinsesto in-
staurando, oh! ma senz’aura, per una nova retorica, alle cui figure
potremmo dare il nome di saccheggio o devastazione, di esempli-
ficazione snaturante o snaturata complicazione, di elementariandi
elementi o esplementariandi esplementi - mai che implementi non
dicasi un complemento d’arredo a ornamento ma almeno un objet
retrouvé d’antiquariato di valore; - e come che sia lungi o mirante,
son partito dalla prefazione sanguinetiana per divariate ragioni che
di subito vengo a elencarvi:

Modificato da - doct or cav illus in data 14/12/2008 14:26:08
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doct or cav illus
nuovo c.s.


3 Messaggi

Inserito il - 14/12/2008 :  17:51:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
in prima istanza è da dire che lo stesso
calligrafo Nostro perito, peritoso della mancata Sua perizia, ostan-
dogli la vita l’acclarata Sua imperizia, e imperitura, - so per certo
che riempie di malinchiostro dei quadernoni pigna a quadrettoni,
quelli destinati agli architetti, quasi abbia l’inconscio abitato d’una
latenza d’ordine supremo e superno, e la conscietudine di lasciare
a destra e a manca amplissimi margini per le migliorie del caso, e
ancora non bastanti a ciò, in quanto ché, diciamolo francamente e
una volta per tutte, a ciò fare dovrebbe ridurre le righe degli scritti
Suoi a non più d’una colonna sillabica, o anche a men d’una sola
sillaba, a una vocale vocalica, a una consonante consonante, ma
mai poi che vocalizzi consonanze, il di Lui scribacchiare essendo
una dissonanza distona, ed anzi senza tono alcuno, e però dunque
adibire il restante spazio alle correzioni appunto, - ma vogliate le
mie digressioni scusare, - dicevo che in prima istanza il nientigrafo
Nostro, ultimando “il tic della tac”, questo plot-pourri, manifesto
manifesto della pochezza Sua frammentaria – oh! quanto ria è a
tutti noto, - raccolta raccolta del nullo Suo dire, affermava essere
il primo minuto plot, quello intitolato “plotone d’esecuzione”, la
vera premessa, e il tic la falsa, alle centuriacce tutte, e ispirandosi
per esso granplot appunto alla “biere” landolfiana, non si poteva
dunque che partire da qui l’infernico e infermico nostro viaggiare
che non porta a nulla, o, che è lo stesso, che porta al nulla; e dire
che avrebbe potuto discavarne, viste le implicazioni letterarie e
religiose e psichiatriche, ben donde avendone, ben altro male che
non quello Suo, ch’è di poco conto, e invece eccolo lì a pari pari
ripeter capo e coda del “quasi diario”, senza mutar nulla la copia
dall’originale, cercandovi d’inserire l’abusatissima formula della
“adaequatio rei et intellectus” dell’aquinate omonimo di Landolfi,
e senza però comprendere che questi affissava oltre il punctum in
che rilevava che le modalità dell’intendimento fossero differenti
da persona a persona; né - e così arriviamo alla seconda istanza –
ha tenuto conto del monito sanguinetiano a riveder la “summa”,
questa sì theologica,


Modificato da - doct or cav illus in data 14/12/2008 17:53:23
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doct or cav illus
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Inserito il - 15/12/2008 :  11:11:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

là ove cita la definizione dell’acedia fornita
da san Tommaso, il Nostro invece limitandosi a negativizzare e
la theologia dell’uno e la letterarietà dell’altro, e a positivizzare,
invece, la pathologia (sic) del diarista, con che s’immedesma sì
nel percorrere “a caso” il caso Suo, ma senza avere un ben ché
minimo “calcolatissimo” disegno, - si veda, per questo, l’inesem-
plarità con cui infarcisce il Suo di già pasticcio con la storiella di
Vladimiro e Estragone sulle versioni dei fatti, la quale poi torna,
come un refrain, di tanto in tanto ad affacciarsi sulla scena senza
scena in cui si svolge senza svolgersi l’azione senza azione del
delitto senza diletto che è codesto Suo minuto plot, - non essendo
bastante alla Sua morta immaginazione un solo Tommaso né due,
ma abbisognandole quel che altrove chiama altere concordanze,
altere corrispondenze, e non si capisce in nessun modo ove siano
queste concordanze, né dove queste corrispondenze, forse solo in
quel nonunque del Suo girare a vuoto e nel vuoto delle Sue men
che idee e nel pieno di quelle più che idee degli altri: davvero ci
par lecito dunque abbandonarlo al plotone, e abbandonare anche
codesta presentazione, che fin troppo si è protratta, solo aggiun-
gendo che quello che qui si è detto per il primo plot questo varrà
per tutti gli altri.
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campi giovanni
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Inserito il - 13/01/2009 :  12:58:42  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://www.designserver.nl/cursus/html/clipart/escher.jpg[/img]

[img]http://mindshake.org/wp-content/uploads/2008/07/escher-torre-di-babele-small.jpg[/img]

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campi giovanni
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Inserito il - 13/01/2009 :  23:17:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

dotto re cinto

[img]http://www.segnalo.it/TRACCE/CIT/borges1.jpg[/img]

"Il fatto è che i dottori dell'Uomo, simili in ciò ai dottori di Dio, credono
all'enigma dell'interiorità (e la vogliono preservare e difendere) e non fanno
altro che recintare la follia fidando sulla presunta capacità del soggetto di
dominare la realtà fisica esterna attraverso la razionalizzazione della dia-
lettica. In effetti, essi sono costruttori di limiti. E' la loro fatica che ha
recintato, secondo un'idea di eternità, la biblioteca di Babele. E' la dialettica
che, dall'esterno, ha dato una figura geometrica all'assenza intorno a cui è
costruita tutta la biblioteca. Secondo la planimetria di Borges questa assenza
è quel vuoto che si sprofonda tra le pareti dell'esagono. E l'esagono è il
moralismo del limite."
Postfazione di Cesare Milanese a Scritti letterari di Michel Foucault

[img]http://pessimesempio.files.wordpress.com/2007/01/leonora-carrington.jpg[/img]
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campi giovanni
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Inserito il - 13/01/2009 :  23:44:02  Mostra Profilo  Rispondi Quotando


scarto o incarto?

[img]http://www.dartmouth.edu/~globalhealth/graphics/magritte.gif[/img]


"nella Biblioteca di Babele si lavora sempre e comunque alla ricerca di un libro;
è a questo scopo che i libri vengono moltiplicati. Ma si tratta di una moltipli-
cazione per ripetizione, non per sviluppo. Tale processo di riproduzione si basa
sul rapporto del libro e dello specchio. Dal momento che tutti i libri vengono
scritti avendo per riferimento il codice di un libro che nessuno mai ha scritto,
ogni libro deve rispecchiare e ripetere il precedente; ed ogni libro, a sua
volta, deve essere rispecchiato e ripetuto dai libri che lo seguono. E' un sistema
di raddoppiamento che trova soltanto in sé, soltanto nella propria procedura, la
possibilità di continuare ad esistere col continuare a ripetersi; è il sistema
verticale della specularità, il cui linguaggio apre uno spazio dentro al quale
esso sviluppa le immagini e le analogie di se stesso e attraverso le quali si
pone come l'analogon di se stesso."
Ivi
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