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 in vino vanitas
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 25/12/2008 :  11:38:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
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campi giovanni
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Inserito il - 28/12/2008 :  20:00:52  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

habeas corpus

"37: 'Questo vino ha del corpo': mette in bocca uno spessore, una consistenza che si
aggiunge al sapore; si lascia toccare, accarezzare e rotolare dalla lingua tra una
guancia e l'altra e contro il palato. Non si accontenterà di scivolare nello stomaco,
lascerà la bocca ricoperta di una pellicola, di una membrana fine o di un sedimento
del suo gusto e del suo tono. Si potrebbe dire: 'questo corpo ha del vino': dà alla testa,
sprigiona vapori che affascinano e intorpidiscono lo spirito, eccita, incita a
toccarlo per elettrizzaersi al suo contatto."
(Jean-Luc Nancy, Cinquantotto indizi sul corpo)
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campi giovanni
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Inserito il - 31/12/2008 :  15:51:30  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

O
Bottiglia
Tutta piena
Di misteri,
D'un'orecchia
Ti vo' sentire:
Tu non differire
Il motto a proferire
Dal qual pende il mio cuore!
Tutto quel divino e nettareo liquore
Che sta ne' tuoi bei fianchi rinchiuso:
Bacco, che fu dell'India il vincitore,
Tiene in serbo ogni verità.
Vino tanto divin, da te ben lunge stanno
Ogn bassa menzogna ed ogni inganno,
Sempre sia lieta l'alma di Noè,
Che di te ci ha fatto il dono.
Dimmi quel motto, ti prego,
Che mi toglierà di pena.
Così mai non si perda
Goccia alcuna di te, sia bianca o nera,
O bottiglia
Tutta piena
Di misteri!

(François Rabelais, Gargantua e Pantagruel Libro 5° cap. 44°)
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campi giovanni
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Inserito il - 31/12/2008 :  16:31:51  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

in vino vanitas!

Non ricordo dove esattamente, ma in qualche luogo della
biblioteca – si sa, ogni biblioteca, se pur minuta, partecipa
dell’infinito, - ci doveva essere quella citazione d’un’altra cita-
zione, che parlava dell’eminenza letteraria della descrizione, da
parte di non so chi, forse era un sommelier, o forse un intenditore,
o forse soltanto un santo bevitore, d’un vino. Ora non avendo la
possibilità di parlare delle prime due ipotesi, stante l’incapacità
d’intendere e volere non ché di somministrare cure ed accuratezze,
né avendo quella di trascrivere la citazione al cubo, distante com’è
il suddetto luogo impreciso e imprecisato, mi dedicherò alla terza,
la quale, tra l’altro, ha dalla sua una parte di leggenda, il che
potrebbe significarci una carta da leggere come in un sogno: che
sia la carta dei vini d’un noto ristorante à la page lo escluderei,
sebbene ne la page risuoni l’eco d’una radice simillima a quella
pagina in cui può darsi vi sia la carta dei vini d’un’osteria: l’osteria
del gambero rosso, ecco, così da essere, al risveglio, tutti quanti, noi
e loro, nel campo dei miracoli. Ebbene, in un cantuccio, c’era appunto
codesto santo bevitore - così detto poiché il suo motto era “sursum
carta!”, - il quale, assistendo alla scena madre dell’incontro di
tra l’oste e i suoi improvvisi e improvvisati commensali, non potè
fare a meno di porsi interrogativi su quell’uva paradisa richiesta
da uno di quei tre. E per tutta risposta così principiò il primo sorso:
“Qual ti negasse il vin de la sua fiala per la tua sete, in libertà
non fora se non com’acqua ch’al mar non si cala”, a cui aggiunse
il suo “sursum carta!”. Al primo sorso ne fece seguire un secondo,
nel mentre parlava, parole tacendo, del sapore del sapere: “Ho io
appreso quel che s’io ridico, a molti fia sapor di forte agrume”,
il che testimoniava, a suo dire, di quel certo non so che e di aspro e
di fruttato insieme, come se tale frutto, fatto di grumi d’agrumi,
provenisse dalla mediterranea macula, e per ciò partecipasse tanto
del mare magnum e della madre terra e nostra matrigna, quanto
del mare nostrum e del pater noster a cui rivolgersi in fine per il
suo “sursum carta!” Finito il secondo, eccolo al terzo, che parlava
del sapere del sapore: “Nondimen, rimossa ogni verità” – o era ogni
menzogna? – si chiedeva, - “tutta tua vision fa manifesta” – o ne era
celata?, - e giù il “sursum carta!” Ma subito era al quarto sorso,
questa volta per dare voce al gusto: “Ché se la voce tua sarà molesta
al primo gusto, vital nutrimento lascerà poi, quando sarà digesta”,
un gusto dunque d’improba e improbabile immediatezza. Non appena
ebbe pronunciato il “sursum carta!” a suggello del gusto, gli venne
dietro appunto il retrogusto suggeritogli dal suggere, tutto d’un sorso,
dopo il quarto, il quinto divino sorso di vino, e “ la sua radice incognita
et ascosa”, la qual cosa, più che il tutto in un sorso, pareva svelarne il nulla,
il retrogusto non avendo probabilità d’esser detto diverso dall’inverso di
sé, e dunque come d’un gusto un po’retrò, da coloro i quali giudicheranno
quel tempo antiquo: un enigma dell’equorea terra e del caelicolo mare e
del terragno cielo, là dove via su vada il “sursum carta!” E seguitò così al
quinto l’ultimo sorso, il sesto, acuto; un arco a tutto sesto ne disegnava,
e tanti e quanti archetti, la mano muovendo la coppa, a seconda dei gradi;
il santo bevitore, mirandone, di quella polpa d’uva paradisa, di quel succo
d’uva paradisa, il colore, e nel disegno divino il segno in scala del sogno
d’una scala cromatica, così parlò: “Color d’oro, in che raggio di gratia tra-
luce, e multiplicato resplende”, e così giù finendo l’ultimo sorso “sursum
carta!” concluse. Di fatti, all’interno del calice, che diremo di cristallo,
ma del più puro, dai mille millanta riflessi, come infiniti specchi del
primo specchio infinito, in che appunto par trasparire quel raggio della
gratia, all’interno della purezza, la più pura, la più pura, c’era la parola.

Modificato da - campi giovanni in data 01/01/2009 17:25:20
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nelson dyar
c.s. infuocato


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Inserito il - 31/12/2008 :  19:39:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://farm3.static.flickr.com/2240/2227704871_43bee3f7b9_m.jpg[/img]

(tombe de Malcom Lowry au cimetière de Ripe, près de Lewes, East Sussex)

"Il Console abbassò finalmente gli occhi. Quante bottiglie, dopo? In quanti bicchieri, in quante bottiglie s'era nascosto, dopo d'allora? Ad un tratto le vide, le bottiglie di aguardiente, di anìs, di jerez, di HighlandQueen, i bicchieri, una babele, di bicchieri- a torre, come il fumo del treno di quel giorno- alta fino al cielo, e che poi crolla, i bicchieri che precipitavano rotolando, infrangendosi, cadevano dai Giardini del Generalife, giù per terra, le bottiglie che si frantumavano, le bottiglie di Oporto, tinto, blanco, bottiglie di Pernod, di Oxigénée, di assenzio, bottiglie esplose, bottiglie gettate via, bottiglie che cadevano con un tonfo sulla terra dei parchi, sotto le panchine, sotto i letti, sotto le poltrone dei cinematrografi, nascoste nei cassetti dei Consolati, bottiglie di Calvados, cadute inavvertitamente per terra, e andate in pezzi, o esplose in mille frammenti, buttate sui mucchi di immondizia, scagliate in mare, il Mediterraneo, il Caspio, il mar dei Caraibi, bottiglie galleggianti nell'oceano, scozzesi morti sugli altipiani dell'Atlantico, - ed ora le vedeva, le fiutava, tutte, dalla prima all'ultima- bottiglie, bottiglie, bottiglie, e bicchieri, bicchieri, bicchieri, di bitter, di Dubonnet, di Falstaff, di whiskey di segale, di Johnny Walker, di Vieux Whiskey Blanc Canadien, gli aperitivi, i digestivi, i demis i dobles, i noch ein Herr Obers, gli et glas Araks, i tusen taks, le bottiglie, le bottiglie, le belle bottiglie di tequila e le zucche seccate, le zucche, zucche, zucche di meraviglioso mescal....il Console sedeva immobile come una statua."


Modificato da - nelson dyar in data 31/12/2008 19:52:36
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campi giovanni
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Inserito il - 01/01/2009 :  17:21:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
E allora si sentì questa parola:
- TRINK.
- Virtù di Dio, - esclamò Panurge, - deve essere rotta o crepata senza fallo!
(Rabelais)

[img]http://www.foodsubs.com/Photos/mezcal.jpg[/img]


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Generated in 0.06 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03