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 letture, scritture
 Qual è il lettore ideale?
 France frattini - 2006
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alchimistanero
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Inserito il - 02/02/2009 :  14:27:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Trin(at)ee

Il caporale ordino' la ritirata.
ma nessuno sembrava prestargli ascolto.
Nei sentieri scoscesi si desiderava essere arrendevolmente
impavidi...
¨ma come faro' a ricomporvi ,se continuate a marciare senza
seguire le giuste coordinate segnate sulla mappa!
avevamo deciso di restare uniti,nella mente e nelle membra ma,
al solito,c'è sempre qualcosa che vi allontana dalla strada
superiore, e vi farà strisciare nell'invisibile identità.
Io vado via...
Nessuno sembro' curarsi delle sue notevoli parole,forse urlate,
forse avanzanti sommesamente(chi puo' riferire i giusti fatti?),
per cui ognuno segui l'inerzia delle propie gambe.
Stranamente arrivarono tutti in un punto preciso:
il silenzio era insopportabile,troppo forti le precendenti urla sui
campi fangosi...

Caro amico fuggevole,
cerchi di trovare risposte in occhi scuri;
da piccola desideravo diventare una sibilla,
e divertirmi ad inventare le risposte che tutti avrebbero voluto
sentire.
Mi guardi senza parlare,ti dico andiamo via,riscopriamoci in un
nuovo paessaggio, mi rispondi:il rumore dei miei attimi è ancora
troppo forte,non riesco a sentirti!
ho rubato la foto del matrimonio,il maglione rosso di cotone,
dischetti di memorie prima del distacco,aggiungo calze a rete e sigarette da dark lady,possiamo andare...
sul treno ti mandai un bacio,stringendomi forte al tuo profondo
sguardo,
e su una scala in penombra avrei voluto darti tutte le mie
forme del momento...
[URL=http://img113.imageshack.us/my.php?image=photolivremassifrance20iw6.jpg][IMG]http://img113.imageshack.us/img113/3968/photolivremassifrance20iw6.th.jpg[/IMG][/URL]
(nella metro a parigi,ma non ricordo dove...)
[url]http://fr.youtube.com/watch?v=GlwyGOmG2Gg[/url]

f.c.
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Inserito il - 04/04/2009 :  10:13:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
impossibili

[img]http://www.chinaoilpainting.com/upload/file-admin/images/new7/Gustav%20Klimt-492653.jpg[/img]


"Scrivere letteratura non è un gesto sociale. Può trovare un pubblico, tuttavia, nella misura in cui è letteratura, esso non ne è che il provvisorio destinatario. Viene creata per lettori imprecisi, nascituri, destinati a non nascere, già nati e morti; anche, lettori impossibili."

(Giorgio Manganelli, La letteratura come menzogna)

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f.c.
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Inserito il - 19/04/2009 :  14:39:35  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
contro l'interprete

[img]http://www.amadeusonline.net/news/CeliMich.jpg[/img]


"Cosa significa interprete? Non credo che esista l'interpretazione, o abbia senso parlarne; esiste semmai la chiaroveggenza, l'unico modo che consenta di rilevare l'opposizione sentimentale data dalle note: naturalmente variabile a seconda del luogo e del momento, a seconda della situazione e via dicendo. Spesso il musicista di oggi è diventato imitatore, cerca la ricostruzione della semplice morfologia della musica: la topografia della partitura. Quella nessuno può cambiarla, non si modifica: esce da sola, è un errore occuparsene. L'impegno di un musicista deve essere di segno contrario: liberarsi da quella struttura primordiale che è la morfologia, trascendere la dimensione fisica dell'opera e ricostruire piuttosto la dimensione astrale partendo dal materiale primitivo, il suono. Non si può chiamare semplicemente interpretazione tutto ciò: è un processo di sublimazione del mondo."
(S. Celibidache, in U. Paroni, Sergiu Celibidache, Zecchini Editore 2009)
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f.c.
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Inserito il - 24/04/2009 :  19:12:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
lettore indispensabile

[img]http://www.kafka.flagella.it/blog/farbenlehre.jpg[/img]


"Se un buon pezzo teatrale non può in realtà essere trasferito sulla carta e gran parte di esso rimane piuttosto affidata allo splendore del palcoscenico, alla personalità dell'attore, alla forza della sua voce, alla peculiarità dei suoi movimenti, e perfino all'intelligenza e alla favorevole disposizione degli spettatori, ancor più ciò è vero in un libro che tratta di fenomeni naturali. Se esso deve essere apprezzato e utilizzato, la natura deve essere presente al lettore o di fatto o nella vivacità della fantasia."
(J. W. Goethe, Teoria dei colori)
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f.c.
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Inserito il - 01/05/2009 :  09:22:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
sul capolavoro

[img]http://www.desmm.com/wp-content/gioconda_3d.jpg[/img]

"Non sono certo che esistano i capolavori."
(G. Manganelli, La favola pitagorica, Adelphi 2005)
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campi giovanni
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Inserito il - 01/05/2009 :  11:21:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

sòn dèi


http://www.youtube.com/watch?v=fAKsP5qcYWo
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Inserito il - 15/07/2009 :  13:13:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
diario del lettore infelice

[img]http://rossellagrenci.files.wordpress.com/2009/06/655241child-reading-a-book-in-school-posters1.jpg[/img]

"Non sono certo che esistano i capolavori."
(G. Manganelli, La favola pitagorica)



…ho dunque letto, finalmente, i Canti Pisani di Ezra Pound. Testo che mi suscitava da sempre un timore davvero reverenziale, come Finnegans Wake di Joyce, eppure amo visceralmente l’Ulisse... L’introduzione di Raboni non lascia spazio a dubbi: è il miglior poema del secolo! Naturalmente ci credo.

Inizio non temendo la mia scarsa comprensione, ho imparato (Mallarmé) che la comprensione arriverà – forse – per ultima, che quella che conta è la bellezza: idea ormai radicata negli anni, che fa della lettura qualcosa che a me pare, se funziona, molto simile all’amore.

Leggo con attenzione tutte le note (moltissime ma, almeno per me, addirittura non sufficienti). Torno quindi al testo, leggendo sia l’originale che la traduzione, e non succede niente. Niente paura, mi dico, sei all’inizio, continua, vedrai che come un boa constrictor ti avvolgerà, ci cadrai dentro e sarai felice di esserci finito…

No. Il libro continua a non volermi, a non dirmi niente. Il boa mi disdegna. Intanto, il passaggio dalle note al testo e viceversa diventa sempre di più qualcosa di meccanico: come se mi si fosse dato da ricostruire un puzzle che, confesso, accenna un disegno che non mi interessa… Questo infatti accade anche, o forse ancora di più, quando la nota chiarisce il non più che supponibile significato. Ma leggere non è decriptare, e se la decriptazione è il piacere, siamo proprio finiti fuori dalla poesia.

[img]http://www.chia.chinesemuseum.com.au/gifs/chia-image.jpg[/img]


Questo, volendo, a riprova appunto che la comprensione non è l’essenziale. Perché l'importante è la bellezza: qualunque significato possa avere questa parola, qualcosa che è incommensurabilmente di più di ogni comprensione.
L’idiota, per esempio, è quel tipo di persona che ci pare di capire benissimo, e magari abbiamo perfettamente ragione a pensare che sia proprio un idiota; ma, proprio perché lo capiamo, nessun eros, nessuna avventura di alcun tipo.

La vendetta della lettura è quella che mi fa all’inizio annoiare e poi iniziare ad infastidirmi, a trovargli difetti (quel tono sapienziale che non saprei distinguere dalla saccenza… i riferimenti ermetici come nei delirî ma senza davvero gioia a decifrarli)?
Come nei confronti di un analista con cui non è nato alcun transfert, o un amante che non sai neanche più tu perché stai carezzando, precipito in una piena definitiva frigidità: testo refrattario per lettore refrattario.

A questo punto, o in realtà tutto era molto più premeditato?, nasce in me il puntiglio (e i puntigli sono tutti stupidi) di leggerlo comunque… E lo leggo, sempre passando dall’inglese all’italiano e viceversa, ma senza più compulsare le note su questo e quello. Leggo il testo da sé, come se fosse la sua prima edizione. Bevo il calice fino in fondo.

Come se almeno potessi dirgli: almeno, caro capolavoro, non potrai dire che non ti ho letto. Naturalmente resterà sempre il giusto sospetto che questo tipo di lettura non sia che una forma particolarmente elaborata di cecità, ma tant'è. Anche quelli che dicono che i Cantos sono un capolavoro potrebbero essere niente di più che dei ciechi boriosi.

Si salvano nella mia memoria pochissimi versi, quelli che – vedi caso – trovi più citati nei vari siti e blog che non mi hanno aiutato per niente: versi sull'amore.

[img]http://www.letturaweb.net/images_gcl/thumbs/Llewelyn_tn.jpg[/img]


Solo un altro autore mi ha fatto un effetto così faticosamente refrattario: Giovanni Verga. Per provarne piacere, non potendo cambiare loro, dovrei cambiare io. Sempre possibile, ma niente in me ha voglia di cambiare per amare Verga e Pound. Pazienza. Ad amor non si comanda. E non si può amare tutto il mondo. L’importante è che ci sia qualcuno che lo ami anche per noi (come noi altre cose per lui).

Modificato da - f.c. in data 15/07/2009 16:55:21
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campi giovanni
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Inserito il - 16/07/2009 :  10:04:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
http://www.radio.rai.it/radioscrigno/player/scrigno_player.cfm?txv552.rm

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f.c.
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Inserito il - 16/07/2009 :  11:50:03  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://www.radio.rai.it/radioscrigno/img_schede/manganelli-01.jpg[/img]


Grazie! Manganelli che chiude con "...ma Pound è stato sempre un disordinato utilizzatore delle sue velleità eroiche.": perfetto per me. Lo sapevo che dovevo leggere i Cantos...
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campi giovanni
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Inserito il - 16/07/2009 :  13:20:23  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Giorgio Manganelli
(1922-1990)


Scirocco!

Al vento

degli estri

Le frasi

ci piegano

come torri

di bambù

[img]http://www.ilibrintesta.it/blog290405.jpg[/img]



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nelson dyar
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Inserito il - 24/08/2009 :  20:36:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Termodinamica applicata



[img]http://www.cdconnection.com/covers/251494.jpg[/img]


Più leggo, (sempre troppo poco) più apprezzo gli scrittori in grado di aumentare l'entropia con i loro scritti, e di conseguenza quella della mente dei lettori. Viceversa, coloro che scrivono favorendo il processo inverso, lo fanno quasi sempre per un bisogno intimo di analisi, e quindi commettono un doppio falso: verso di sé, e verso chi legge. Poi c'è il caso di Kafka, il quale riesce in entrambe le operazioni, ma direi che è l'eccezione che conferma la regola.
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nelson dyar
c.s. infuocato


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Inserito il - 24/08/2009 :  23:30:33  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Vele-nose vole-mose


"Non sono certo che esistano i capolavori."


Non sono certa che esista Manganelli.

Modificato da - nelson dyar in data 24/08/2009 23:34:10
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Inserito il - 25/08/2009 :  08:04:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
tragedia dei capolavori

[img]http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/07/manganelli.jpg[/img]


Goethe diceva che i capolavori sono ingiudicabili. Come si fa infatti a dire che la Divina Commedia è brutta? E quindi come si fa a dire che è bella? Ma se non si può dire né che è brutta né che è bella, cosa si potrà dirne, ormai? Perché è evidente che non c’è più scelta: si dovrà solo prendere atto che esiste, come un Essere parmenideo strappato al divenire... qualcosa, lo si ammetterà, tutt'altro che rassicurante.

E di questa cosa ormai definitiva, immortale (dalla cui immortalità succhiamo un po' la nostra?... sarebbe allora la nostra paura della morte che fa nascere i capolavori?) si sarà tenuti, con quei gesti di adorazione che generano il loro dio, a compilare mappe, aggiungere note ai margini, fare della filologia, ricostruire l'anagrafe risalendo alle fonti, individuando filiazioni... insomma affidare il nascituro capolavoro alle cure di una precipua burocrazia sacra, che d’ora in poi vivrà per adempiere il compito di puntellare il capolavoro, di nutrirne l'immortalità che lei stessa nel suo lavoro perenne genera.

Perché un capolavoro senza burocrazia non può darsi. Solo un gravoso annoso lavorìo di schiere di scoliasti può fare d'un'opera un capolavoro, facendolo assurgere alla sfera degli imprescindibili! Ed è un lavoro da lasciare ai professionisti, veri sicari che sistematicamente uccidono la morte che minaccia il capolavoro: una schiera tenuta ad essere efficiente e pervasiva come una Mafia (detto nel senso più ammirativo possibile). L’ammirazione ingenua e spontanea di schiere di lettori, anche di generazioni di lettori, farà di un libro un best-seller, e tutt’al più di un best-seller un long-seller: qualcosa di evidentemente volgare e di pateticamente tenace come un Via col vento, e cioè la versione cheap del vero capolavoro, che non si misura con le vendite al mercato! Perché è evidente che i capolavori si comprano solo se il mercato è truccato dalle scuole che ne fanno libri obbligatori, come è evidente che i capolavori abbandonati a se stessi hanno sempre venduto pochissimo: chi va mai a comprarsi l'Aminta o Il pastor fido, Il libro del cortigiano o le Cronache del Villani?

Senza accademie, scuole, convegni, giornali, bibliografie, manuali, università, e dunque carriere, riconoscimenti, dispute, eresie, ecc. nessun'opera da sola ce la farebbe mai: neppure la Divina Commedia... Il capolavoro è dunque il frutto di un lavoro squisitamente collettivo, e come una secolare cattedrale gotica, quindi, non ha autore.

Dunque, delle due l'una: o c'è un autore o c'è un capolavoro: aut-aut! E' un sillogismo evidente: siccome esiste la Divina Commedia, non esiste Dante - se non come parte gregaria al capolavoro, mentre di per sé si ammetterà che quel signore è meno d'una larva.

Ora, tra di noi possiamo dircelo: è chiaro che tutto questo non può funzionare. Perché quello di capolavoro allo stesso tempo vorrebbe essere il giudizio estetico supremo: individuando il superbello talmente bello che più bello non si può! E questo è ormai catastroficamente e palesemente contraddittorio: in quanto ingiudicabile, il cosiddetto capolavoro non può essere esposto per sua natura a nessun giudizio estetico (che è sempre soggettivo: vedi, per esempio, quel capolavoro di Kant che è la Critica del giudizio!).

E’ semplice: se si può dire che è bello, si deve poter dire anche che è brutto: ma come si fa, ormai, a dire che la Divina Commedia è bellina, così così, più brutta della fame, meno interessante di Stephen King, più avvincente di Susanna Tamaro, ecc. ?

Capolavoro è un giudizio paradossale e impossibile, e indiscutibilmente bello è un evidente ossimoro.

Ma abbiamo bisogno di questi complessi laboriosi artifici, come se rendessero più sopportabile la vita. Si ammetterà che il prezzo è sostanzialmente insostenibile: perché dire che la Divina Commedia è un capolavoro ormai a priori, qualcosa di cui godere è un dovere, ci mette nella inevitabile e un po' seccante condizione di non poterne godere più. Non sono certo i migliori – posto che si riesca ad averne – gli orgasmi a comando.

Da ciò i suggerimenti sovversivi di Manganelli – che certamente non esiste – di leggere la Divina Commedia declassandola (nel senso dell'accademica gerarchia dei capolavori) a I tre Moschettieri, e in genere di fornicare con un cosiddetto capolavoro come con l’operina minore di un autore periferico: per salvare – se ne nascerà - il piacere, che è sempre personale, intimo, addirittura clandestino.

Modificato da - f.c. in data 25/08/2009 08:48:12
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nelson dyar
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Inserito il - 25/08/2009 :  13:54:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Vista così, è già diversa: l'ultima osservazione mi pare poi l'unico modo in cui si possa leggere qualcosa (indipendentemente da giudizi a priori già consolidati dal mondo accademico) o ascoltare qualcosa, o guardarla. Personalmente su Dante, come su Manzoni et al. ho idee diverse da quelle generalmente espresse, proprio per ciò che ho scritto due post fa sul "grado di disordine" dell'opera artistica. Dissento invece sul fatto che un cosiddetto capolavoro non sia giudicabile, sempre tenendo conto che i giudizi sulle opere son pettegolezzi di lavandaie: non stiamo parlando di scienza, per cui se un giudizio non è falsificabile non lo si può esprimere.

Modificato da - nelson dyar in data 25/08/2009 13:56:17
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Inserito il - 25/08/2009 :  19:12:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
falso per buono

[img]http://www.pekelamsterdam.nl/Pictures/BabettesFeast.jpg[/img]


Si può esprimere un giudizio non falsificabile (nel noto senso di Popper) in ambito artistico? Grazie a Dio, no. Allo stesso tempo come non dar ragione a Baudelaire quando loda il lavoro e la dedizione che stanno in un’autentica opera di valore? E come dar torto a Valéry che sa riconoscere il virtuosismo nel senso alto, tutt’altro che estrinseco, della parola?... perché certo che de gustibus non est disputandum, ma resta il fatto che un buon bicchiere di Brunello sarà sempre evidente all’esperto e per lui non scambiabile con un bicchiere di vino da cartone. Certo che al bifolco che porta la bella al ristorante si potrà propinare di tutto e lui dirà “buono!”, affettando un cipiglio da esperto, e si farà giustamente gabbare con un conto astronomico: ma appunto perché bifolco e non esperto. Chiaro che qui c'è un errore, e non è nel vino ma nell'imperizia del degustatore. Che sia così poco soggettivo e aleatorio il gusto del vino lo dicono già da sé i prezzi. E solo il parvenu comprerà il vino caro appunto perché caro e non perché buono. Perché si compra tutto tranne il gusto, e il gusto non è falsificabile proprio perché implica un’educazione. Mentre due mele più due mele deve far quattro mele anche in totale assenza di gusto matematico. Così al ristorante (e per Dante la cultura è una mensa) solo il conto sarà lo stesso per l’esperto e per l’ilota, ma non quanto mangiato e bevuto, anche se le pietanze fossero le stesse. Quanto ho scritto è perfettamente popperiano: vedere Il pranzo di Babette, o leggere il racconto della Blixen, per verificare se quanto ho scritto è falso.

Modificato da - f.c. in data 25/08/2009 19:15:49
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nelson dyar
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Inserito il - 25/08/2009 :  21:06:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://www.malaspina.org/GIF/bar_caravaggio_12.jpg[/img]


Dunque, mentre il gusto è in via di estinzione, i capolavori continuano ad esistere. La differenza non sta nel fatto che a gustarli siano genti raffinate o villanzoni; con modi blasée o sudando freddo; ma nel fatto che i primi sanno dire perché un'opera è valida, mentre i secondi al più possono dire "buono!" o ripetere, che è lo stesso, l'ultima recensione o saggio in merito. Se il capolavoro fosse una struttura in cui le tre parole, lavoro, virtuosismo e dedizione avessero effettivamente un peso si potrebbero costruire capolavori alla catena di montaggio. E invece niet. Ciò perché, evidentemente, un capolavoro si contraddistingue per una serie di sfaccettature, o strati, che lo rendono fruibile in molti modi e in molti tempi, che stanno spesso dentro una forma virtuosa ma solo per trascenderla, e quindi renderla fruibile ad enne ripetizioni con n che tende ad infinito... Vogliamo chiamarla "riproducibilità"?

Modificato da - nelson dyar in data 25/08/2009 21:12:02
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Generated in 0.16 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03