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 imagi imagina imaginate
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campi giovanni
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Inserito il - 25/04/2010 :  16:00:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
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imagi imagina imaginate




(preambolo)




imagina imaginate imagini

imagina di essere al crocicchio del no, là, ove un sentiero, uno come che sia, nient’altro sia, se non uno dei frammenti della negazione, imagina che non vi sia sbocco alcuno, né bocca, né Bocca, imagina, che pur dandosi sbocchi, essi siano sola mente dall’uno all’altro dei sentieri di cui e sopra si parlò e sotto si parlerà, ma senza bocca, sentieri di cui sossopra, e dentro e fuori, e fino in fine, e fino alla fine e senza, a capo in fine le bocche d’essi parlando sola la mente

imaginate

imaginate l’utilità del progresso inutile, e l’inutilità di quello utile, imaginate le meraviglie dell’evoluzione involuta, e quelle dell’evoluta involuzione, imaginate il senso della storia insensata, e il non senso della sensata, imaginate di ogni storia il non senso da imaginare

imagi imaginate imagina

imagina di essere al trivio, deciduo vacuo e terrifico il primo frammento del quale, tenue insinue e pervasivo il secondo, e il terzo suasivo periclite e precipite

imaginate

imaginate di essere parte del nero e parte del bianco, e dal nero al bianco del grigio, imaginate di essere parte del bianco e parte del nero, e dal bianco al nero del grigio, viceversa, l’universo capovolto ugualmente, ugualmente capovolto l’universo, imaginate

imaginate imagi imagina

imagina la notte degradarsi in giorno, o il giorno lentamente digradare in notte, imagina di tra notte e giorno cosa, a poco a poco, digredire, cosa digredisca imagina, o chi, imagina di tra giorno e notte chi, a poco a poco, digredire, chi digredisca imagina, o cosa, imagina non sapere, imagina non sapere perché digredisca, né come, imagina cosa non sapere perché, né come, imagina chi non sapere come, né perché

imaginate

imaginate, in luogo di chi, angeli, imaginate in luogo di chi l’oscuro, o il luminoso di chi, imaginate, in luogo di cosa, le tenebre o la luce, imaginate le tenebre in luogo di cosa, o la luce, la luce imaginate, imaginate di essere l’oscuro qualora l’angelo luminoso, il luminoso qualora oscuro, imaginate in somma i multipli, o i divisorj, la pluralità dell’une tenebre, ottenebrate tenebre, e dell’altra la singolarità, lucente luce, imaginate tenebre multiple e plurali, singolare luce dividenda imaginate

imagina imagi imaginate

imagina il numero, il numero primo, il numero uno, l’un numero, il solo, l’unico, l’unico numero imagina, e tutti, i numeri tutti imagina, pari o dispari, pari o dispari il dado, imagina il dado rotolare, e rotolar rotolando, imagina la ruota, la curva, imagina lo spigolo vivo, ma mortificante, imagina lo zero, lo zero imagina innumero, il nulla, in fine nullo zero innumero imagina, lo zero imagina innumero nullo fino in fine, infinito a capo essendo dire che, non uguale, uguale a che, uguale a sé, da dove a dove poco a poco cade, e decade, e decade l’uno insieme allo zero, imagina decade l’uno insieme allo zero, i venti ventando, imagina i venti ventare, e ventare ventando, imagina i venti aequi il due, il due imagina insieme allo zero, venti ventare, e via così, zero uno due o enne o

imaginate

imaginate di questo, imaginate del numero, imaginate di questo del numero, di quelli, imaginate dei numeri, imaginate i numeri dei, innumeri imaginate dei, e la natura, e la natura di questo, la natura del numero, la natura sua del numero, la natura di questo del numero, imaginate, e la natura loro, di quelli, imaginate dei numeri la natura loro, di quelli, i numeri dei, innumeri dei e la natura loro, imaginate pari la natura, o dispari, imaginate pari o dispari la natura del numero dei numeri, innumera, imaginate quale la natura, la natura del sua, la natura dei loro, e se, imaginate se la natura, imaginate non sapere se, né quale, né quale la natura del sua né se, né se la natura dei loro né quale, imaginate dove, e quando, imaginate forse dove, quando forse imaginate, forse

imaginate imagina imagi

imagina della natura l’informe forma, e di essa, e di lei, la forma imagina di essa informe, in forme di lei imagina la forma, imagina la natura, la natura come natura, la natura morta come natura morta, la natura imagina come in forma di, come in forma di scatola, o di scala, imagina la scatola aprire, aprirsi, chiudersi, chiudere, ora chiudere, in scala salire, salirsi, in scala discendere, discendersi

imaginate

imaginate la scala, o una, una scala imaginate, in scala, e il grado gradino, imaginate sul gradus ad, d’essa scala in scala, portare chi sa dove, chi sa dove la porta, la porta imaginate portare la scala chi sa dove, bene, bene imaginate sul gradus ad una scatola, o male, male imaginate la scatola, e dentro, imaginate dentro la scatola la scala, in scala, una nuova scala minuta, la scala in scatola, la scatola in scala, e sul grado gradino gradus ad, d’essa scala, portare chi sa quando chi sa cosa, chi sa quando chi la porta, chi sa cosa chi la porta, la porta imaginate portare chi sa cosa chi sa quando, male, male imaginate sul gradus ad una scatola, o bene, bene imaginate la scatola, e dentro, imaginate dentro una scatola una scala, in scala, la nuova scala, ancora più minuta, imaginate la nuova scala portare chi sa chi, chi sa chi la porta, la porta imaginate portare la scatola in scala, bene, imaginate dentro, chi dentro imaginate

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campi giovanni
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Inserito il - 27/04/2010 :  15:41:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
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imagi imagina imaginate



(uno)




Il sentiero sia parte d’un ordegno, secreto ma incompiuto, fatto di spire in fine infinite. Da capo. Il sentiero sia fatto parte di spirali infinite di cieli e terrae, parte di tessuti di lava e detriti di mare, parte di schegge di lunule e nebule. Codesti frantumi, parti del tutto, ma d’un tutto ch’è stato detto essere il no, cotali frantumi siano ove il dove del no sia. Negati dunque lo stato di cosa e l’essere stato, come segato il ricordo, e la memoria, frale, fralmente legata a chi o cosa sia, il silenzio, ora mai il silenzio, la memoria legata a chi o cosa fosse, la memoria, sola, la sola memoria, la memoria, solo, ora mai l’esser solo, ora mai l’esser sola, e via e via, frale la mente parlando né bocca alcuna parlando fino in fine. Da capo.

Il sentiero sia parte d’un ordegno, secreto ma incompiuto, fatto di spire e tessuti e schegge, da dove lente inane fino a dove, da dove immoto tu stesso, e voi fino a dove immobili movendo lentamente ancora una volta e via, via i passi uno dietro l’altro avanti, ma forse al contrario, al contrario dunque avanti l’uno dietro l’altro e poi, o forse solo i passi di una volta, soli, una volta o l’altra farla finita con i passi, passim, la storia del sentiero di una volta, una volta o l’altra farla finita con il sentiero di ogni storia, e quando farla finita forse come dove, da quando allora, da quando allora a poco a poco, da quando allora a poco a poco fino a quando, fino a quando, da quando tu la parola di cosa fino a quando voi le parole di chi, farla in fine finita. Da capo farla finita.

Allora come dire allora come era, come era, la storia dire come allora era, fuor di mente, dire la vita, dire la vita andata, dire la vita andata persa, dire la vita ora mai andata persa, se allora, se allora persa, chi sa, chi sa mai, se mai, ora al ritorno, ora al ritorno forse meno d’allora, meno d’allora, ora al ritorno come dire ora, ora al ritorno come dire ora come è, come è, ma allora andata persa la vita come era, dirlo così, dirlo così come dire, dirlo così come dire che stato, stato che è stato, che è stato che è stato, che stato essere chi, chi essere stato cosa come dire, dire solo, dire solo è passato, dire solo è passato e nient’altro, dire sola, dire sola è passata, dire sola è passata e nient’altro, nient’altro da dire che solo è passato, è passato, nient’altro che sola è passata, è passata. Passato è passata.

Negato dunque lo stato di cosa al passato, o di chi, ogni essere stato negato, come segato il ricordo di chi, la memoria legata, la memoria legata fino in fine, la memoria a capo legata a cosa che, la memoria, la memoria legata a chi che, a chi che sia, o fosse. Allora come dire come era. Farla in fine finita tu voi le parole di, dire solo, dire solo prima o poi, solo prima o solo poi, e prima di prima e poi di poi, ma anche, ma anche prima di poi e poi di prima, così, prima di tutto e poi di niente, o non così, qualcosa di qualcuno come dire, forse nel nero, nel nero dunque, forse nel nero a poco a poco, prima di nulla e poi di tutto. Forse. Troppo, troppo come dire, ora troppo come dire ora, allora era troppo. Troppo poco, troppo poco come dire, ora troppo poco come dire ora, ora è troppo poco. E poi. E poi come dire, e poi come dire ancora troppo, e poi come dire ancora troppo poco come dire, come dire come sarà. Ma allora. Allora era nel nero, il sentiero di una volta. Una volta o l’altra, la storia del sentiero di una volta, una volta o l’altra farla finita. Prima o poi, la storia del sentiero di una volta, prima o poi farla finita. Ma ora. Ora d’allora cadere. Ecco ora d’allora cadere. Ecco. Cadere ecco nel nero, nel buco, nel buco nero. Cadere ecco nel buco nero.

Come cadere, come dire come cadere, come dire come cadere nel buco nero che buco non è né nero, che buco era, e nero, come dire come cadere allora, ecco come dire come cadere allora nel buco nero, nel bujo, nel bujo la stella, e nel cielo, nel bujo la stella nel cielo, e le stelle, nel cielo le stelle nel bujo, o forse del, nel bujo del cielo, la stella nel bujo del cielo, e le stelle, le stelle nel bujo del cielo, prima di quella e poi, poi quel che sarà come dire, come dire, allora nel cielo del bujo, allora la stella nel cielo del bujo, dire allora nel, tutto nel, dire allora nel cielo nel bujo nel nero nel buco, in collasso la stella, e le stelle. La notte, ecco come forse dire, la notte, nel buco del bujo, la notte, nel nero del cielo, la notte allora, o forse di, di notte, di notte allora le ipotesi tutte a una a una, di chi la stella, le stelle di cosa, a volta a volta, la forma a volta del cielo. Ecco, ecco una volta la volta del cielo, e l’arco, la volta del cielo di una volta, e l’arco, l’arco male detto, ora di allora male detto, arco e volta quando mai, arco e volta dove mai, come dire in fine, ma già allora, ma già allora mai, avvolti erano, arco e volta, avvolti erano nella notte.

Il cielo nero nel bujo della notte, la male detta notte di allora, il cielo nero di notte nel bujo, di volta in volta, già, già mai, già mai nera più d’una volta la volta del cielo, e ora, e ora meno nera di allora e poi, e poi né più né meno come dire come sarà, nera la volta, nero l’arco, nero il cielo. Mal detta, la notte del collasso, mal detta la notte nera di chi la stella, mal dette mal dettano le stelle di cosa la notte nera, e chi e cosa, come dire chi mai, come dire cosa mai, come dire chi ora cosa mai, ma già allora, già allora mai, ecco come forse dire, ecco come forse chi era chi e cosa cosa, quando la notte nera in ogni dove era, dove la notte di quando in quando, forse sempre, dove la notte sempre era, quella notte nera, quella notte nera la stella di chi un angelo, e più angeli le stelle di cosa, l’una stella, l’una stella nero buco, l’altre stelle, buchi neri l’altre stelle, angelo nero l’una, l’altre neri angeli, quella notte, quella notte insieme, l’una stella e più stelle, l’angelo e più angeli, quella notte nera in somma, quella notte nera la stella di chi era l’angelo nero, nero buco nel bujo della notte nera di allora, quella notte nera le stelle di cosa erano angeli neri, plurimi buchi neri nel bujo della notte nera d’una volta, già, già mai nera più di quella e ora, ora meno di allora e poi, e poi come dire come sarà, come sarà se, se né più né meno di allora, se né più né meno d’ora mai, ecco come forse dire come sarà, ma allora, allora nera, la notte di allora, così dire, così era, e l’angelo come forse dire, così dire, così era, l’angelo custode che non custodiva, e gli angeli come forse dire, così dire, così erano, gli angeli neri erano le stelle che non c’erano, gli angeli neri erano buchi neri, quando dovunque, dove sempre, erano tenebra, erano le tenebre, nient’altro dire, nient’altro se non tenebre multiple e plurali, nient’altro dire che questo, questo erano gli angeli, e nient’altro, nient’altro se non angeli custodi che non custodivano, nient’altro se non stelle che non c’erano, nient’altro se non buchi neri o tenebra, buchi neri e tenebre.


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campi giovanni
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Inserito il - 28/04/2010 :  10:48:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
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imagi imagina imaginate



Tu la parola di chi, voi le parole di cosa, dire ancora una volta come dire e farla finita una volta per sempre, per sempre. Ma allora, allora come dire, come dire allora come era, come era una volta la volta del cielo, e l’arco, l’arco come mal dire, come mal dire l’arco mal detto ora di allora, ora dire c’era una volta e poi, e poi come dire ci sarà. Forse. Ma allora non c’era nessuna volta, né volta del cielo né arco, nient’altro se non tenebra, nient’altro se non tenebre, nel cielo, ecco come dire, nel cielo tenebre di palpebre, ecco come dire, nel cielo l’occhio cieco, ecco come forse dire come era, mal dire il male, mal dire il male che era, il male di chi come dire, il male di chi era il male di allora, e di cosa, il male di cosa come dire, il male di cosa era il male di allora. L’occhio cieco. D’una ruota che non girava, che non girava. Le palpebre dell’occhio cieco. Come ali. Le palpebre come ali, come mali. Mal dire le palpebre come mali, come ali, come ali di mali. Ali d’un angelo custode, che non custodiva. E più ali di più angeli, che non volavano, che non volavano. Ali immote o buchi neri. Buchi neri o stelle. Buchi neri che non brillavano, stelle che non danzavano. Che allora come dire non c’erano, che allora come dire proprio, proprie, né proprio né proprie c’erano. Le palpebre come tenebre, come il perimetro delle tenebre, come il luogo da dove lente movendo inane fino a dove, da dove la ruota immota girando, e le ali, le ali fino a dove immote volando ancora una volta, l’ultima di allora e poi, e poi via nel sentiero di quella volta. Ma come dire chi nel sentiero di cosa, o cosa, cosa come dire nel sentiero di chi. La ruota e le ali immote movendo per l’ultima volta nel sentiero o perimetro, quando immote come dove, da quando allora, da quando a poco a poco fino a quando, da quando ruota e ali, immote fino a quando movendo, lente a poco a poco ancora una volta, nel sentiero o perimetro di allora per l’ultima volta, per l’ultima volta la ruota, che non girava, immota movendo del carro la ruota, e le ali per l’ultima volta, per l’ultima volta le ali, che non volavano, immote movendo degli angeli le ali, l’una nel sentiero, la ruota, la ruota nel sentiero, l’altre nel perimetro, le ali nel perimetro, o al contrario, nel sentiero l’altre, nel perimetro l’una, nel sentiero le ali, nel perimetro la ruota e via così, e così via, e così via nel sossopra del nulla. Dire ancora una volta come dire in fine finita, finita, è finita, è stata finita, daccapo. Infinito dire ancora una volta come dire, come dire infinita, daccapo. Chi o cosa era quella volta la volta del cielo nelle tenebre, di chi il volto da capo come mal dire, mal dire di cosa il capo volto. Di volta in volta. Di volta in volta, di volto in volto, una a una le ipotesi tutte. Daccapo. La volta del cielo in fine dirla finita nelle tenebre del perimetro, o ancora, la volta del cielo in fine dirla finita nelle tenebre del sentiero di quella volta, dove non c’era volta, né arco, e nient’altro, nient’altro dire di allora, di quando infinito il volto di chi, e di cosa, di cosa il capo male detto ora di allora, ora come allora, ora come allora mal detto e poi, e poi come dire come sarà, ma ora, ora mai il male mal dire, e nient’altro, se non il male che era, null’altro, se non il nulla che era. Il male mal dire come nulla, il nulla mal dire come zero, lo zero in fine mal dire come male. Lo zero. Lo zero, numero innumero. Lo zero solo in fine finito, lo zero solo a capo infinito. Lo zero alla fine dei numeri in meno. Lo zero daccapo infinito, dei numeri in più. Lo zero mal dire come meno, come più, come più o meno mal dire. Mal dire al meno, allora, allora come era lo zero al meno, o al più, al più allora mal dirlo così, lo zero pari era, o dispari, lo zero del dado di allora dispari era, o pari. Come capovolto allo specchio, lo zero del dado, ogni faccia del quale sia al più sia al meno senza numero alcuno, senza numero dispari, senza numero pari, ogni faccia del dado e lo spigolo, lo spigolo rotolando vivo e mortificante, ogni faccia del dado senza numero era, e senza pari, e senza dispari. Come dire. Come dire come tradire il volto, quella volta, e la faccia. Come tradire, il voltafaccia di chi a cosa, di cosa a chi, frale mente la mente, parlando fuor di sé, né bocca parlante oracola parlando. Mente mente singolare plurale tradimenti. Mal detto, male detti.

Questo o quello pari è, o dispari, ma allora, allora né dispari né pari e poi, poi come dire come sarà, né questo né quello, ma ciò, se dispari o pari ciò che sarà, ma allora, né pari né dispari il dado. Il dado, la ruota, la sorte, il numero innumero, lo zero finito dai meno a sé, o da sé ai più infinito, ai più infiniti, lo zero, lo spigolo, di spigolo in spigolo lo zero né in fine finito né infinito a capo. Daccapo. Lo zero, men che pari, men che meno dispari era, né più che dispari, né più che più pari, lo zero, ma di natura affatto innaturale. Lo zero del dado come era, alla fine dei numeri in meno, dei più a capo, come era allora lo zero, lo zero del dado qual era, nel meno senza meno, nel più senza più, solo, numero senza numero, alla fine dei meno senza essere meno, a capo dei più senza essere più, solo se stesso, allora. Allora come dire allora come era, e dove come, come dove dire d’allora come era, solo questo, solo quello. Questo, come di cosa che, come di natura affatto innaturale. Quello, come di chi che, come di disumana affatto umanità. Quello, solo quello, quello solo, nient’altro, se non il niente che era, solo che era. Questo, solo questo, questo solo, nient’altro, se non il niente che era, solo che era. Quello per dire di allora, questo per mal dire ora di allora e poi, e poi ciò per dire di poi ciò che sarà come dire.

Tu la parola di chi, di chi come lei che, e voi le parole di cosa, di cosa come essa, è ora detta di allora, sono ora dette di allora, di quella volta qual era, tu ancora una volta, l’ultima, voi ancora una, per farla finita per sempre, o per una volta o l’altra, per una volta o l’altra farla finita, tu con la parola per male dire le parole, voi con le parole per mal dire la parola, una volta o l’altra farla finita, farle finite, per sempre. Come dire farla finita con chi come lei qual era, e con cosa come dire, dire forse farla finita con cosa quale era come essa. Con cose come esse. Allora come dire d’allora, di allora quale era, di questo o di quello come di cosa che, come di chi che, d’una innaturale natura qual cosa dire di cosa, d’una umanità disumana qualcuno dire di chi. Nel sentiero di ogni storia, nel senso insensato della storia, la storia del sentiero d’allora, e di qualcosa qualcuno, e di qualcuno qualcosa, prima o poi, prima di tutto e poi di niente, o al contrario, prima di niente e poi di tutto, prima di tutto il nulla che era, questo o quello mal dire che era come era, e nient’altro, e nessun altro, ora, ora mai niente e nessuno nella storia del sentiero di allora, nel sentiero niente, e nessuno mai, ma allora come dire allora come era se niente e nessuno mai, la natura allora, la natura dire come era, come era la natura di chi, e di cosa come dire come era, la natura come natura, come cosa la natura, o come chi, come la natura di chi, e non dire nient’altro, se non il niente che era, dire il niente, male dirne il niente quale allora era, mal dirne la forma che fatta di un nulla era, o al contrario il nulla mal dirlo mal fatto, il nulla fatto d’una forma mal fatta di male. O il nulla, fatto d’una informe forma, o la forma, fatta di nulla e nonnulla, questo o quello mal dire, e nient’altro. Nel sentiero mai, nessuno mai, nessuno ora mai nella storia del sentiero di quella volta. Ora come allora, mai. Ma ora dire c’era una volta e poi, e poi come dire ciò che sarà, come dire ci sarà, che ci sarà come dire, ma allora non c’era nessuna volta, né la volta del cielo né l’arco, né l’una stella né l’altre, non l’angelo, non gli angeli, né meno la ruota, e non più il dado, ora mai niente e nessuno, né in cielo né in terra, nessuno e niente mai, né anche di tra la terra e il cielo. Ma allora come allora mal dire, mal dire chi, come lei nessuno, e cosa, cosa come allora mal dire, come essa niente. L’umanità della forma di nessuno, disumana. La natura della forma del niente, innaturale. Questo o quello mal dire, nient’altro, solo questo, solo quello, sola la mente mentendo, di notte. Allora di notte, di notte la notte, quella di una volta, questa mal detta ora di allora, quella o questa notte, mal detta del collasso, questa o quella notte, fuor di sé la mente mentendo d’essere stata sola, d’essere sola, d’esser stata di chi, e di cosa, di cosa ora mai esser stata sola, frale la memoria, di notte la notte, di notte il collasso di chi la stella e le stelle di cosa, il collasso del cuore mal dire di chi come lei, come lei forse nessuno, forse, e di cosa come mal dire, come essa forse niente, forse. Forse ancora una volta niente e nessuno mai, ancora una volta. Quante volte, quante volte mal detta la volta di allora male detta, ma una volta o l’altra farla finita con la volta, e con l’arco, con la volta che non c’era, con l’arco mal detto ora di allora, e con la stella e le stelle farla finita, farle finite, farle finire, e con l’angelo, e con gli angeli, finirla, finirlo, finirli, e con la ruota e il dado, e con occhi e bocche, con gli occhi ciechi di chi, che non vedevano, con le bocche mute di cosa, che non dicevano, e con l’eco, con l’eco ora mai sfumata farla finita, con l’eco di oracoli e di sibille farla finita. E quante e quante le volte mal dette ora di allora. Con l’eco, ecco, con l’eco farla finita, con l’eco di ninfe di dei, con l’eco di folli folletti, con l’eco detta ora mai sfumata, solo l’eco ora. Allora solo una eco, la natura al minimo, minuta natura per dire di allora come era, o minuta minuta per male dire quel che era, e minuta ancora, ancora per dire, per dire di ora come è, come è colei che ora è e poi, poi dire come sarà, al più, ai più, e se, se maiuscola, se maiuscola Colei sarà come Eco, ma allora, allora minuta di eco la natura era, e dell’eco, come di bocca affatto muta, come di bocche affatto mute, bocche cave e diacce, bocche d’inferno, bocche d’inferno per dire del re probo di ora, come è, per mal dire del reprobo di allora, come era, per dir male il male male detto come era, come era il male, di cosa come dire, e di chi. Tu l’ultima volta la parola, e voi ancora una, voi le parole più d’una volta ancora. Ma allora, allora come dire allora la natura come era, la natura di chi, e di cosa, di cosa come dire come era, la natura del male, la natura del male di chi, e di cosa, la natura del male di cosa, forse dire ora com’era. Il male della natura come chi, come cosa, la natura come male, della natura il male, questo o quello mal dire, male dirlo come era. Non un regno era la natura, re probo non essendovi né l’eco di colei, quale ora è, né di Colei o Eco, quale poi, quale poi sarà, e se, essendovi in vece sua, in vece loro, essendovi in vece solo una eco, la eco sfumata, e solo un reprobo, il reprobo male detto dalla eco di chi. La natura era nulla, non era niente, se non una scala, se non una scatola. Una scala, che non saliva, che non saliva, Una scatola, che non si apriva, che non si apriva. Una scala che discendeva, giù, infernica. Una scatola chiusa, e aperta nel fondo, e d’esso fondo precipitare, in fondo. In fondo sprofondare, nel profondo della superficie, nella superficie del profondo, e ritrovare una minuta miniatura, la natura in scala, ma non della eco di chi, né di cosa, la natura come natura ritrovare.

Nel sentiero della storia di allora, d’ogni storia di allora, o nella storia del sentiero, d’ogni sentiero di quella volta, e di questa, sola la mente parlando di chi era e di cosa, di cosa mentendo e di chi, la mente mentendo, sola la mente mentendo d’esser stata quel che non, se non in mente, era stata, era stato, quel che stato solo in mente, questo che ora mai stato allora, mai stata, e non solo in mente quello, quel che stato né meno in mente mai, mai più in mente quel che mai stato men che meno. Come dire il passato, dire è passato, e nient’altro. La natura come natura morta, l’inferno di allora, tutto questo è passato, è passata. La scala che discendeva, la scatola aperta nel fondo, tutto questo è passato, è passata. E quello con questo, la notte che non finiva di esser notte, la stella e le stelle, l’angelo e gli angeli, il dado e la ruota, questo nulla con quello, la natura come natura morta, l’inferno di allora, tutto questo nulla è passato, e con questo quello, forse nulla di tutto questo è passato. Forse il passato non è passato.

(continua)
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Generated in 0.09 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03