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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 30/04/2007 :  14:53:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
paradisi

[img]http://www.pd.astro.it/othersites/stelle/laluna/foto/luna41.jpg[/img]


"Si sa che, forse, il fine ultimo della poesia è il paradiso, e che un'esperienza paradisiaca, "il paradisiaco", è il miraggio più o meno confessato di ogni poeta, miraggio dalle più diverse coloriture, ma terribilmente uno nel suo carattere. Pochi toccarono questo non-luogo dell'esperienza, anche se ogni testo, perfino il più "infernale" ha un qualche rapporto con questo non-luogo. Dante, o Ariosto, ebbero e diedero paradisi."
(A. Zanzotto, Fantasie di avvicinamento)
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campi giovanni
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Inserito il - 30/04/2007 :  15:19:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
anticipi ancipiti


"[...] miran ne lo speglio
in che, prima che pensi, il pensier pandi"


(Dante Alighieri, La commedia, Paradiso XV 62-63)



Campi Giovanni
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f.c.
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Inserito il - 11/06/2007 :  13:32:34  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
il sonetto del sarto

[img]http://www.maxartis.it/data/604/thumbs/EnzoIlSarto-2_Web.jpg[/img]


Perché spoglio è il mio verso, e il nuovo sfarzo
sfugge (mai variazioni o strani scarti)?
Perché, come fa il mondo, anch’io non sbircio
fresche figure e misture bizzarre?
Perché da sempre solo questo scrivo,
l’estro obbligando a una foggia sola,
al punto ch’ogni verbo fa il mio nome
svelando la sua nascita e la scuola?
Sappi, amore, che sempre di te scrivo
che tu e amore siete il mio argomento,
che il meglio mio è rivoltar parole
cucendo ancora quanto fu già speso;
e come il sole è sempre nuovo e vecchio
è l’amor mio che dice il sempre detto.


Why is my verse so barren of new pride,
So far from variation or quick change?
Why with the time do I not glance aside
To new-found methods and to compounds strange?
Why write I still all one, ever the same,
And keep invention in a noted weed,
That every word doth almost tell my name,
Showing their birth and where they did proceed?
O, know, sweet love, I always write of you,
And you and love are still my argument;
So all my best is dressing old words new,
Spending again what is already spent:
For as the sun is daily new and old,
So is my love still telling what is told.
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fiornando
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Inserito il - 11/06/2007 :  15:10:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
eh, effecì! sei meglio di tanti altri sugli scaffali. 'perché, come fa il mondo, anch'io non sbircio' vorrei averlo scritto io. e comunque rispondo, visto che provochi:

76

Perché i miei versi mancan di trovate?
Di variazioni o capovolgimenti?
Perché non strizzo l’occhio – va di moda –
A nuove norme e a strani accoppiamenti?

Perché la stessa solfa sempre scrivo,
E vesto l’invenzione al modo solito,
Che quasi ogni parola ha su il mio nome,
Mostrando dov’è nata e donde viene?

Perché scrivo, amor mio, sempre di te,
Di te e d’amore: è tutto il mio argomento.
Tutto il mio meglio sta nel rivestire
A nuovo vecchi termini, spendendo
Di nuovo quello che è già stato speso:

Come ogni giorno il Sole è nuovo e vecchio,
Così l’amore mio dice il già detto.
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fiornando
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Inserito il - 11/06/2007 :  16:42:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
A Marina Baranovich

Tu, ragazzina dalle lunghe gambe!
Con quel corpo d’amore, alato, armonico!
Come trascini a stento e senza grazia
L'essere tuo, stordito dall’angoscia!

Ah, ben conosco io quel leggero incedere
Nel gorgo della notte e in mezzo ai ghiacci,
E quella voce sorda che risale
Dio sa da quali vivi precipizi.

Ricordo il buio d’occhi così chiari.
Come davanti a te, tutti tacevano
Quando lei, invasata dalla musa,
Col suo furore m’incendiava tutta.

E’ strano: in tutto tu me la ricordi!
Stesso oro rosa e madreperla in viso,
La sua stessa setosa morbidezza,
Il suo stesso calore battagliero...

E quello stesso gelo di serpente
Viscido e scaltro... Ma l'ho perdonata!
E amo te, Marina, e te attraverso,
L’immagine di lei, della tua omonima!


Sofija Parnok, 1929

Sicuri non si è di nulla, ma voi che dite? dopo un dico fra Marina e Sonja (una raccomandata r.r. all’anagrafe, o uno scritto dal notaio) leggeremmo oggi una poesia così o qualche scartoffia d’avvocato?
Non vi sposate, gente, non vi dicate, non firmate nulla per l’amor di dio! colla caramellina dei diritti e dei valori vogliono solo fregarvi, solo scucirvi quattrini, o di riffa o di raffa. andategli nel c.
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f.c.
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Inserito il - 11/06/2007 :  18:20:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Sempre sul 76

[img]http://www.tccandler.com/hedy_lamarr_PROFILE_small.jpg[/img]


La tua è più bella! (Ero in treno, tanto per cambiare, e due ore con un sonetto volano. - Sulla traduzione la pensiamo allo stesso modo. La scommessa è sempre metrica. Ho tradotto un altro sonetto di Shakespeare per il numero degli amleti. Ma su questo non dico altro. Solo che, invece di endecasillabi, son venuti fuori alessandrini. Cioè settenari doppi. Verso, a far sentire bene gli emistichi, meraviglioso puro illo.)
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fiornando
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Inserito il - 11/06/2007 :  20:13:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
l'alessandrino va ancora bene per il teatro di scespir, tragedie e commedie; i sonetti li infranciosa un pochino: sono scritti per un teatro a tre: lui, un altro lui (o una lei), e il lettore (non lo spettatore). la morte della pentapodia inglese è il nostro endecasillabo - metro chissà perché snobbato dai francesi (e difatti il traduttore di Donne ha scelto l'alessandrino). sono curioso.
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f.c.
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Inserito il - 14/06/2007 :  10:59:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
quartina dell'infedeltà

[img]http://www.elangelcaido.org/fotografos/kertesz/kerteszp.jpg[/img]

(questa quartina sempre dai sonetti di Shakespeare,
la prima del 93, è stata difficile. Serpieri usa
"versi" di 17-18 sillabe; però, data la sua
bellezza, inevitabile da tradurre)

*°*

Dunque vivrò credendoti fedele,
da coniuge ingannato, il volto amore
sempre potrà sembrarmi amore, anche se
non più: mi guardi e hai il cuore chissà dove.

So shall I live, supposing thou art true,
Like a deceived husband; so love's face
May still seem love to me, though altered new;
Thy looks with me, thy heart in other place.
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f.c.
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Inserito il - 14/06/2007 :  21:25:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
93

[img]http://www.houkgallery.com/lartigue2000/image/imprintsofjoy/thumnails1/22.jpg[/img]



Dunque vivrò credendoti fedele;
da coniuge ingannato, il volto amore
sempre potrà sembrarmi amore, anche se
non più: mi guardi e hai il cuore chissà dove.

Poiché l’odio non può starti negli occhi,
come tu cambi mai potrò sapere.
La storia bugiarda del cuore a molti,
grinze malocchi e umori, è scritta in volto;

ma il cielo nel crearti decretò
che sempre il dolce amore avessi in viso,
che, per quanti sian pensieri e travagli,
soltanto dolcezza avesse il tuo sguardo.

Mela d’Eva sarà la tua bellezza,
se nega la tua virtù quello che mostri!


So shall I live, supposing thou art true,
Like a deceived husband; so love's face
May still seem love to me, though alter'd new;
Thy looks with me, thy heart in other place:

For there can live no hatred in thine eye,
Therefore in that I cannot know thy change.
In many's looks the false heart's history
Is writ in moods and frowns and wrinkles strange,

But heaven in thy creation did decree
That in thy face sweet love should ever dwell;
Whate'er thy thoughts or thy heart's workings be,
Thy looks should nothing thence but sweetness tell.

How like Eve's apple doth thy beauty grow,
if thy sweet virtue answer not thy show!
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fiornando
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Inserito il - 15/06/2007 :  20:18:52  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
93

Così vivrò, fingendoti fedele,
Da marito ingannato: il tuo bel viso
Mi parrà sempre quello dell’amore
Ma cambiato: a me gli occhi e il cuore altrove.

E poiché nei tuoi occhi odio non vive,
Mai da loro saprò se sei mutato:
D'un cuor falso la storia in viso scrivono
Le arie strane, i fremiti, i cipigli.

Ma nel creare te il cielo decise
Che sul tuo viso viva sempre amore,
Che ogni cosa ti frulli in cuore o in mente,
Il tuo sguardo non mostri che dolcezza:

Però una mela d’Eva è l’avvenenza
Se virtù non risponde all’apparenza!



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fiornando
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Inserito il - 15/06/2007 :  21:26:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
serpieri continua a cercare la quadratura del cerchio: non ha ancora capito che prosa e poesia sono incommensurabili. presentando su radio3 l'ultima sua fatica su donne ha snobbato le versioni "poeticistiche" - così l'ha chiamate lui, allundendo, penso, alla valduga. a me la cosa ha rammentato subito, va da sé, la volpe e l'uga. e séguito a non capire che bisogno ci sia d'un'altra traduzione in prosa dopo quella, ottima, di giorgio melchiori.

quanto a me, nel mio piccolo, sto pubblicando l'integrale poetica di donne, versione metrica e testo a fronte, su www.johndonne.org
a seguire altri siti dedicati a puskin, alla cvetaeva, e così via. mi libero d'un po' di fogli poeticistici sulla scrivania.
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Inserito il - 16/06/2007 :  13:44:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
orologiai

[img]http://vitruvio.imss.fi.it/foto/ingrin/ingrin-62MSL15rt.jpg[/img] [img]http://vitruvio.imss.fi.it/foto/ingrin/ingrin-62FOS3rt.jpg[/img]


Ti ruberei il terz'ultimo verso, che è molto più musicale del mio. Sul tuo distico finale invece ho dubbi: scegli un modo universal-gnomico e sentenzioso che ti permette la meraviglia della rima, ma W.S. parla proprio al suo amante. Come sempre, è questione di prezzo, e chi valuta è di volta in volta il traduttore e il lettore del testo a fianco. La traduzione, in fondo, è l'azzardo che rende solo più evidente l'instabilità di ogni lettura.

[img]http://www.ilibrintesta.it/blog01112006.jpg[/img]


La versione dei Sonetti di Serpieri - basta vedere quant'è grosso il volume - più che la traduzione è tutto il lavoro esegetico che le sta intorno, e quello mi sembra indispensabile. Oltre l'introduzione generale, per ogni sonetto c'è un'introduzione specifica e quindi note utili e corpose. Leggere la versione "poetica" di Serpieri non leggendo originale e "paratesto" è come leggere una parafrasi senza poesia - peggio dunque di non leggere niente. - Proprio nell'introduzione, A.S. riconosce almeno una versione in endecasillabi "spesso felice", quella di Rina Sara Virgillito per Newton Compton, Roma 1988.

(Frequentando una decina di versioni dell'Amleto, e andando su e giù per altri drammi di Shakespeare tra originale e traduzioni, i Sonetti mi sembrano quanto di più difficile per il traduttore: per quanto ambigua, piena di doppi sensi, poetica e concettosa, la parola teatrale scorre a tutt'un'altra velocità, secondo arcate ritmiche talmente più ampie che, anche se nei singoli versi si può scantonare, alla fine il testo pare tenere comunque. Il sonetto invece è roba da orologiai: ogni sillaba sotto la lente, ogni inezia che può bloccare il meccanismo. E infatti quasi tutti gli Amleti sono leggibili, quasi tutte le versioni dei Sonetti no).
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fiornando
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Inserito il - 17/06/2007 :  11:32:02  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
nulla, checché, contro l'esegesi e i trattati sui sette piani d'ambiguità: benvengano. ma anche benvadano al momento giusto, quello dell'incontro, della fruizione d'amore. sconveniente, secondo me, farlo col manuale di sessuologia sott'occhio - che poi cambia, da una generazione all'altra - desanctis all'ottocento, serpieri al novecento, etc etc - mentre la "sempre" felice virgillito rimarrà finché la sua lingua sarà parlata - nemmeno lei dunque ta emata panta, come omero e scespir.

quanto ai sonetti, sarebbe bene pensare che non li ha scritti il drammaturgo scespir, ma un tale will, w.s. suo contemporaneo - come se ritrovassimo un diario intimo del giovane omero: lo leggeremmo come l'odissea?
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fiornando
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Inserito il - 17/06/2007 :  11:56:36  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
e sai perché dico "sempre felice virgillito", e non "spesso"? perché il termine assoluto di paragone necessariamente manca: solo un esegeta può credere d'averlo nella sua testa. la virgillito ha dato il suo 'massimo', non 'del suo meglio'. lo stesso ha fatto la valduga. la cosa mi ricorda un fatto, di quando divenni proprietario d'ulivi e non sapevo da che parte rifarmi per prendermene cura. m'iscrissi a un corso di potatura, presso una fattoria. un tale in completo bianco, cappellone a tesa larga in testa (professore d'agraria alle Cascine) indicava col bastone da passeggio al bracciante dove tagliare e dove no, spiegando il perché. vecchi contadini guardavano, perplessi. quegli ulivi non dettero frutto per quattro anni.
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Inserito il - 17/06/2007 :  17:19:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
variazioni del petrarchista (il 105)

[img]http://dvdtoile.com/ARTISTES/5/5504.jpg[/img]


Non si chiami il mio amore idolatria,
né mai appaia un idolo il mio amato
se uguali sono i canti miei e le lodi,
tutti per uno, ancora e sempre tali.

Gentile è l’amor mio oggi e domani,
costante meraviglia d'eccellenza;
la mia poesia, alla costanza tesa,
tralascia ciò che muta e quella esprime.

“Bello gentile e vero” è il mio argomento,
“bello gentile e vero”: io vario i nomi
e in variazioni l’estro mio consumo:
tre temi uniti in rara prospettiva.

Il bello, il gentile e il vero già vissero
Spesso soli, mai prima uniti in uno.


Let not my love be call'd idolatry,
Nor my beloved as an idol show,
Since all alike my songs and praises be
To one, of one, still such, and ever so.
Kind is my love to-day, to-morrow kind,
Still constant in a wondrous excellence;
Therefore my verse to constancy confined,
One thing expressing, leaves out difference.
'Fair, kind and true' is all my argument,
'Fair, kind, and true' varying to other words;
And in this change is my invention spent,
Three themes in one, which wondrous scope affords.
'Fair, kind, and true,' have often lived alone,
Which three till now never kept seat in one.
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Generated in 0.14 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03