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fiornando
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Inserito il - 17/06/2007 :  20:50:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
105

Non chiamate il mio amore idolatria,
Né guardate al mio amato come a un idolo
Perché sono e saranno tutti uguali
I miei canti e le lodi: ad uno solo,
D’uno solo, e per sempre, e sempre più.

Gentile è oggi il mio amor, gentil domani,
D’una stessa, mirabil perfezione,
Perciò il mio verso, da costanza avvezzo
A trattar d’una cosa, ogni altra ignora.

Bello, gentile e bravo: questo è il tema,
Bravo, gentile e bello: si riduce
La mia inventiva a scambio di sinonimi.
Tre temi in uno, intento formidabile.

Gentile, bravo e bello erano tre:
Mai stettero, fin qui, in un corpo solo.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 17/06/2007 :  23:52:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
il dubbio del platonico (dal 101)

(l'estetica platonica in 4 versi,
traducendo io, si perdono tutte le coppie
di iterazioni di questa quartina molto concettosa
//colour - colour, beauty - beauty, best - best//,
ma altro schermo non trovo che mi scampi).

[img]http://www.staleywise.com/collection/von_unwerth/big/unwerth6_b.jpg[/img]

Dimmi, Musa: forse vorresti dire
"Non vuole il Vero tinte sulle sue,
Beltà che sul suo vero si spennelli,
ma il meglio è meglio se con niente lega"?

Make answer Muse: wilt thou not haply say,
'Truth needs no colour, with his colour fixed;
Beauty no pencil, beauty's truth to lay;
But best is best, if never intermixed'?
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 18/06/2007 :  01:15:51  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
101

Pigrona d’una musa, che rimborso
Darai per la mancata tingitura
Di verità in bellezza? Tutte e due
Dal mio amore dipendono, e del resto,
Anche tu ne ricavi risonanza.

Rispondimi, non vorrai mica dire
Che verità non vuole altro colore
Mischiato al suo? Che non vuole bellezza
Pennelli che ne ostentino il valore?
Che il meglio è meglio non mischiarlo ad altro?

Non ha bisogno, è vero, lui, di lodi,
Ma non è buona scusa per star muta,
Perché da te dipende che egli viva
Molto più d’una tomba, sia pur d’oro,
E nei tempi dei tempi sia lodato.

Fai il tuo dovere, musa, che t’insegno
A mostrarlo al futuro com’è adesso.
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f.c.
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Inserito il - 18/06/2007 :  21:01:52  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
petrarchista libertino (il 110)

[img]http://www.elangelcaido.org/fotografos/wgloeden/038wgloedenp.jpg[/img]

Ahimé, è vero, ho corso qua e là,
di me facendo un pubblico buffone,
fatti a stracci i pensieri, il più prezioso
svendendo, e a nuovi affetti vecchie offese.

Più vero è che la fedeltà ho guardato
di sbieco e straniera. Ma, per il cielo,
per questi errori mi è rinato il cuore,
meglio nel peggio ti provai amore.

Ora è passato, a te ciò ch'è per sempre.
La voglia mia mai più vellicherò
con nuovi assaggi, e il vecchio amico, un dio
d'amore a cui mi stringo, non proverò.

Prendimi allora, è il più vicino al cielo
il petto tuo più puro e innamorato.

*°*

Alas 'tis true, I have gone here and there,
And made myself a motley to the view,
Gored mine own thoughts, sold cheap what is most dear,
Made old offenses of affections new.
Most true it is that I have looked on truth
Askance and strangely; but by all above,
These blenches gave my heart another youth,
And worse essays proved thee my best of love.
Now all is done, save what shall have no end;
Mine appetite I never more will grind
On newer proof, to try an older friend,
A god in love, to whom I am confined.
Then give me welcome, next my heav'n the best,
Ev'n to thy pure and most most loving breast.
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fiornando
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Inserito il - 18/06/2007 :  22:10:21  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
insisti? insisto.

110

E'vero, ahimé, ho vagato a destra e a manca,
Ho fatto la figura del pagliaccio,
Ferito i miei stessi pensieri, svenduto
Quel che c'è di più caro, i vecchi affetti
Offendendo coi nuovi. Ancor più vero

E'che ho guardato con sospetto e incuria
Alla lealtà: ma questo tuo ritrarti -
Per quanto sopra - un'altra giovinezza
Dona al mio cuore, e le peggiori prove
Ti dimostrano il meglio del mio amore.

Ora tutto è passato, prendi ciò
Che non avrà più fine: il mio appetito
Mai più lo affilerò su nuove voglie
Per mettere alla prova un vecchio amico,
Un Dio in amore, a cui son consacrato.

Perciò accoglimi, amore mio diletto,
Ancora sul tuo puro, ardente petto.


io però mi piglio un bel vantaggio su te, e sugli altri traduttori: non rispetto la struttura del sonetto - raramente accade e me ne compiaccio, ingiustamente: è come provare un paio di scarpe del 43 perché ti piacciono e sorprenderti quanto ci stai bene, tu che porti il 44: merito del calzolaio, non tuo.
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f.c.
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Inserito il - 19/06/2007 :  00:56:52  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
fiornandismi

[img]http://fr.photography-now.com/pn/Bilder/Hauptbilder/klein/T45361.jpg[/img]


Le altre volte che avevo letto i sonetti di W.S. non mi avevanmo impressionato come questa. Ora mi succede la solita cosa: che certi riesco solo a leggerli, altri devo tradurli per forza, altrimenti non mi sembra di averli neppure letti: traduzioni dunque nate da mancanza.

Certo in questo c'entra anche la forma del sonetto, che è una delle invenzioni dell'umanità, ed ho un piacere fisico a stare nei quattordici endecasillabi: tradirò dunque altre cose, ma non la misura che mi sta a cuore. Aggiungi la poetica dell'ostacolo, come la racconta Baudelaire: renditi la vita difficile fino all'impossibile, e spremi il meglio. E' la mia versione dell'ama e fa ciò che vuoi applicata alla traduzione. - Come vedi sono al 110, non so quanti ancora ne tradurrò. Siamo comunque vicini alla fine. Il fatto che tu risponda "per le rime" mi piace molto e mi istiga ulteriormente. Sono molto curioso e ammirato dalle tue versioni, e non ho difficoltà a dirti che ogni tanto mi dico "vediamo cosa inventa questa volta fiornando".

Anche se tu aggiungi alle quartine un verso, il sonetto a me pare di sentirlo lo stesso: un fantasma di sonetto, come del resto il mio che non ha rime esterne e fisse, un sonettone: come un passaggio da una viola da gamba con corde di budello a un violoncello con corde di metallo. Se suona Casals va benissimo anche se lo spartito è di Marin Marais. - Mi torna in mente una delle cose più belle che abbia sentito dire sull'interpretazione d'artista: "siate più sensuali che fedeli" (Carlos Kleiber all'orchestra).
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fiornando
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Inserito il - 19/06/2007 :  07:54:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
a qualcosa bisogna pur rinunciare, effecì, tutto ha un limite quando una lingua in dieci battute dice dieci parole e un'altra cinque o poco più: una volta esauriti gli espedienti, i trucchi del mestiere, insistere sulla forma significa solo stendere la musa sul letto di procuste, anziché d'amore. anche alle altre otto è successa la stessa cosa, sai meglio tu di me cos'è avvenuto delle mille forme canoniche della musica, della pittura, e così via. solo il pensiero, la logica, il senso, vanno rispettati fino alla vargogna di sé - ma quelli non sono muse.

ripeto, quando càpita fa piacere anche a me, ma se non càpita pazienza: preferisco qualche riga in più o in meno (mi sarà successo un due o tre volte, fra donne e puskin - quandoque bonus dormitat eccetera), l'importante è far passare di qua, traducere, quanto più possibile di quello che il poeta ha detto, nella forma più nitida e scorrevole di cui sono capace.

cosa, a esempio, non necessaria con la cvetaeva - se non raramente, quando anche lei 'sente' la necessità della forma classica - che usò del metro a piacimento, secondo il respiro spesso rotto e affannato d'un secolo che classico non fu. ritornerà il sereno? speriamo.
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f.c.
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Inserito il - 19/06/2007 :  08:13:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Shakespeare alla John Donne (sonetto 116)

[img]http://www.elangelcaido.org/fotografos/manray/manrayp.jpg[/img]

Mai m'opporrò allo sposalizio d'anime
sincere: l'amore non è amore
se cambia quando il cambiamento trova
e cede e si ritrae se lo fa l'altro.

Lui no, lui è il segno sempre fissato
che scruta le tempeste e non n'è scosso,
è la stella per ogni barca errante
che la misura e non ne sente il pregio.

Amore non è il buffone del Tempo
che guance e labbra rosa falcia via,
non guasta in ore svelte o settimane
e tiene fino al giorno del giudizio.

Se quest'è errore, e su di me si provi,
io mai non scrissi, mai uomo ha amato.

*°*

Let me not to the marriage of true minds
Admit impediments. Love is not love
Which alters when it alteration finds,
Or bends with the remover to remove:
O no! it is an ever-fixed mark
That looks on tempests and is never shaken;
It is the star to every wandering bark,
Whose worth's unknown, although his height be taken.
Love's not Time's fool, though rosy lips and cheeks
Within his bending sickle's compass come:
Love alters not with his brief hours and weeks,
But bears it out even to the edge of doom.
If this be error and upon me proved,
I never writ, nor no man ever loved.
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fiornando
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Inserito il - 19/06/2007 :  11:55:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
116

Non m’opporrò alle nozze di due anime,
Se son sincere: non è amor l’amore
Che cambia appena incontra un cambiamento,
O trasloca imitando chi trasloca;

Ah no: è un faro incrollabile che guarda
Di là dalla tempesta e non n’è scosso;
Stella polare d’ogni errante barca,
La cui virtù c’è ignota, non il punto;

Non zimbello del tempo, anche se vengono
Labbra e guance di rosa alla sua falce,
Amor non cambia con la sua breve ora,
Ma si conferma fino al sommo passo.

Se c’è uno sbaglio in questo e m’è provato
Io mai l’ho scritto e mai nessuno ha amato.




visto? questo rispetta pure la forma sonetta.
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nelson dyar
c.s. infuocato


470 Messaggi

Inserito il - 19/06/2007 :  12:27:58  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://www.parchilagomaggiore.it/jpg/pippo.gif[/img]
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 19/06/2007 :  12:34:34  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

che vispa vespertella!


Campi Giovanni
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 19/06/2007 :  13:08:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[...]

(Come che sia partecipe dell'Ombre, del Sonno,
della Notte, quasi un regno popolato da ungule
di fiere, lunule di fiori, animule e spirti, e
vagole ali di luci di lucciole, 'il sentimento
di' avrà a che fare con la piova che giova, la
grandine che gronda digrada e gioca, e l'acqua
frammista a neve: sentimento d'etternità greve
al contempo leve. Come dire? C'erano una volta
dei penduli veli, che, come vispi vespertelli,
le ciance cianciavano, o solo un ps ps, ps ps)


[...]




Campi Giovanni
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 19/06/2007 :  15:02:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
bentornata pipistrella, mezza topa e mezza uccella! smack!
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f.c.
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Inserito il - 19/06/2007 :  22:49:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
fools of time

[img]http://www.elangelcaido.org/fotografos/manray/manray1.jpg[/img]


Dopo giornata faticosa, provo la tivù ma non c'è niente, accetterei anche un telefilm psicosanguigno con artificiosi salti di montaggio e implausibile trama parapsicologica: macché, televendite e porcheriole per i fischiatori di prodi, oppure prodi - e a ballarò d'alema e casini. Perfetto per addormentarsi, invece niente.
Così leggo e qui mi blocco (anche perché qui è scritto meglio il palinsesto tivù):


124

Se l’amor mio non è che figlio al rango,
è orfano s'è bastarda la Fortuna,
esposto com’è all’odio e amo del Tempo:
un fior tra i fiori, erbaccia tra le altre.

E invece no: sorto fuori del caso,
l'annoia il sorriso del lusso e regge
sotto i colpi dello scontento oppresso
a cui tempo e costume c’han condotto.

Lui non teme quell’eretico intrigo
che complotta per svelte ore contate,
ma tutto solo sta, profondo e saggio,
né cresce al caldo o annega per le piogge.

Chiamo a testimoni i guitti del Tempo,
Servi del male dalla pia morte.

*°*


If my dear love were but the child of state,
It might for Fortune's bastard be unfather'd'
As subject to Time's love or to Time's hate,
Weeds among weeds, or flowers with flowers gather'd.
No, it was builded far from accident;
It suffers not in smiling pomp, nor falls
Under the blow of thralled discontent,
Whereto the inviting time our fashion calls:
It fears not policy, that heretic,
Which works on leases of short-number'd hours,
But all alone stands hugely politic,
That it nor grows with heat nor drowns with showers.
To this I witness call the fools of time,
Which die for goodness, who have lived for crime.


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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 19/06/2007 :  23:45:52  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
124

Fosse 'l dolce amor mio soltanto figlio
Della situazion, ben e' sarebbe
Bastardo nato a caso e sanza padre,
Quando amato dal mondo e quando odiato,
Erba tra l'erbe o fior tra' fiori còlto.

No, lungi da accidente e' fu costrutto
Tetragòno a percosse d'arridente
Trionfo o d'asservito malcontento,
A che 'l mondo attraente ne conforma.

Non rispetta l'usanza, quell'eretico,
D'oprar per brevi lassi e ore contate:
Ma tutto solo istà, altamente accorto
Di non crescere al caldo o in pioggia spegnersi.

Ne cito a testimoni e' folli d'oggi,
Che a male avvezzi di virtù periscono.


(à la manière de michel-ange.)
Vesto all’antica anche questo sonetto, piuttosto oscuro se non si scelga l’accezione minore per to fear, rispettare, e la principale per policy e politic. Naturalmente that Heretic va considerato un inciso, e which works riferito a policy.

C'è chi, basandosi su policy e politic, butta in politica questo sonetto, vedendo negli zimbelli del tempo chi la congrega del conte di Essex, chi quella dei Gesuiti, chi Enrico III, chi altri ancora; dove il Nostro sta sempre, in tutta la sua opera, altamente accorto di non trattare temi così importanti come politica, religione e sport, di cui pure erano pieni i media del tempo, ma solo amore, odio e consimili quisquilie.



ti aspetto sul 126.
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Generated in 0.09 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03