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 Qual è il lettore ideale?
 Timido signore di moltutudini
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 09/01/2007 :  00:09:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Scrittore ideale

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"Dalla vita ormai mi aspetto solo una serie di fogli di carta da impiastricciare di nero. Mi sembra di attraversare una solitudine senza fine per andare chissà dove. E sono nello stesso tempo il deserto, il viaggiatore e il cammello." (G. Flaubert, lettera a G. Sand, 27 marzo 1875)
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 09/01/2007 :  10:34:01  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

dovrebbe bastare?

"... ma non basta: io sono la coscienza buffonesca di tutto ciò;
cioè io non sono la coscienza del rettile, ma la risata del ret-
tile; giacché i miei lazzi, concepiti in quell'ambito, sono i
lazzi degli animali, sia di quelli che esistono che di quelli
che non esistono. Quindi io sono anche la coscienza buffonesca
di ciò che non c'è; l'autocoscienza, il riso delle ingegnose
forme del niente. Ride anche l'udenopto, occhio del nulla? Ride,
ride."

(Giorgio Manganelli, Encomio del tiranno)


Campi Giovanni
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campi giovanni
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Inserito il - 09/01/2007 :  10:50:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

PREAMBOLO ALL'EPITETO D'EPITTETO








Il manuale di Epitteto (Enchiridion)


Preambolo del volgarizzatore

Non poche sentenze verissime, diverse considerazioni sottili, molti precetti e ricordi sommamente utili, oltre una grata semplicità e dimestichezza del dire, fanno assai prezioso e caro questo libricciuolo. Io per verità sono di opinione che la pratica filosofica che qui s'insegna, sia, se non sola tra le altre, almeno più delle altre profittevole nell'uso della vita umana, più accomodata all'uomo, e specialmente agli animi di natura o d'abito non eroici, né molto forti, ma temperati e forniti di mediocre fortezza, o vero eziandio deboli, e però agli uomini moderni ancora più che agli antichi.
So bene che a questo mio giudizio è contraria la estimazione universale, reputandosi comunemente che l'esercizio della filosofia stoica non si confaccia, e non sia pure eziandio possibile, se non solamente agli spiriti virili e gagliardi oltre misura. Laddove in sostanza a me pare che il principio e la ragione di tale filosofia, e particolarmente di quella di Epitteto, non istieno già, come si dice, nella considerazione della forza, ma sì bene della debolezza dell'uomo; e similmente che l'uso e la utilità di detta filosofia si appartengano più propriamente a questa che a quella qualità umana.
Perocché non altro è quella tranquillità dell'animo voluta da Epitteto sopra ogni cosa, e quello stato libero da passione, e quel non darsi pensiero delle cose esterne, se non ciò che noi chiamiamo freddezza d'animo, e noncuranza, o vogliasi indifferenza. Ora la utilità di questa disposizione, e della pratica di essa nell'uso del vivere, nasce solo da questo, che l'uomo non può nella sua vita per modo alcuno né conseguir la beatitudine né schivare una continua infelicità. Che se a lui fosse possibile di pervenire a questi fini, certo non sarebbe utile, né anco ragionevole, di astenersi dal procacciarli. Ora non potendogli ottenere, è proprio degli spiriti grandi e forti l'ostinarsi nientedimeno in desiderarli e cercarli ansiosamente, il contrastare, almeno dentro se medesimi, alla necessità, e far guerra feroce e mortale al destino, come i sette a Tebe di Eschilo, e come gli altri magnanimi degli antichi tempi.
Proprio degli spiriti deboli di natura, o debilitati dall'uso dei mali e dalla cognizione della imbecillità naturale e irreparabile dei viventi, si è il cedere e conformarsi alla fortuna e al fato, il ridursi a desiderare solamente poco, e questo poco ancora rimessamente; anzi, per così dire, il perdere quasi del tutto l'abito e la facoltà, siccome di sperare, così di desiderare. E dove che quello stato di nimicizia e di guerra con un potere incomparabilmente maggior dell'umano e non mai vincibile, dall'un lato non può avere alcun frutto, e dall'altro lato è pieno di perturbazione, di travaglio, d'angoscia e di miseria gravissima e continua; per lo contrario questo altro stato di pace, e quasi di soggezione dell'animo, e di servitù tranquilla, quantunque niente abbia di generoso, è pur conforme a ragione, conveniente alla natura mortale, e libero da una grandissima parte delle molestie, degli affanni e dei dolori di che la vita nostra suole essere tribolata.
Imperocché veramente a ottenere quella miglior condizione di vita e quella sola felicità che si può ritrovare al mondo, non hanno gli uomini finalmente altra via se non questa una, di rinunciare, per così dir, la felicità, ed astenersi quanto è possibile dalla fuga del suo contrario. Ora la noncuranza delle cose di fuori, ingiunta da Epitteto e dagli altri Stoici, viene a dir questo appunto, cioè non curarsi di essere beato né fuggire di essere infelice. Il quale insegnamento, che è come dire di dovere amar se medesimo con quanto si possa manco di ardore e di tenerezza, si è in verità la cima e la somma, sì della filosofia di Epitteto, e si ancora di tutta la sapienza umana, in quanto ella appartiene al ben essere dello spirito di ciascuno in particolare. Ed io, che dopo molti travagli dell'animo e molte angosce, ridotto quasi mal mio grado a praticare per abito il predetto insegnamento, ho riportato di così fatta pratica e tuttavia riporto una utilità incredibile, desidero e prego caldamente a tutti quelli che leggeranno queste carte, la facoltà di porlo medesimamente ad esecuzione.


(Giacomo Leopardi)




Campi Giovanni
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f.c.
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Inserito il - 12/01/2007 :  17:44:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
niente di scritto
(del platonismo impossibile)


[img]http://www.spamula.net/blog/i15/horkay4-thumb.jpg[/img]


"Almeno questo ho da dire su tutti quelli che hanno scritto o scriveranno attorno alle cose a cui dedico il mio lavoro - gente che sostiene di conoscerle bene, sia che le abbiano ascoltate da me o da altri o che pretendono di averle scoperte da soli: secondo me, non è possibile che ne abbiano capito nulla. Non esiste su questi argomenti alcun mio scritto, né mai ci sarà. E' un sapere che non può essere espresso come gli altri."
(Platone, Lettera VII, 341 b)
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f.c.
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Inserito il - 13/01/2007 :  20:07:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Res cogitans res anonima

[img]http://www.dvd-science-fiction.com/upload/thumbs/lhommeinvisible.jpg[/img]


Credo che il caso più singolare di scrittore anonimo - vero paradosso senza uscita - sia Platone, autore di dialoghi dove tutti dicono la loro sul bene, l'anima, l'essere, lo stato, il bello, l'amore, gli dèi, i fanciulli, l'arte, la scrittura, ecc., ma non lui. Le uniche opere attribuite a Platone che non siano dialoghi sono le tredici Lettere: tutte apocrife tranne forse la settima (la più importante, che almeno in parte è però a sua volta sicuramente un falso).

Platone è citato in tutti i dialoghi di Platone (una dozzina di volumi nella mia ed. Laterza) una volta più di Marcel nella Ricerca del tempo perduto: quindi due volte: una per dire che avrebbe partecipato a una colletta a favore di Socrate, l'altra per dire che non c'era. Dunque Platone non c'è, e se c'è ascolta. Eppure era un maestro, fondò l'Accademia e platonismo è una delle parole clou della nostra cultura. Ma lui non c'è, se non come autore: definizione come si sa ambigua.

*°*


Vedi caso davvero provvido: campigiovanni aggiunge oggi proprio un frammento del Parmenide di Platone al forum filosofico (or ora uscito dalle pastoie infime che hanno reso perplessa Trilli).
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f.c.
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Inserito il - 15/01/2007 :  16:19:15  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
A conferma

[img]http://www.lospettro.it/pagina661_file/pINV-MAN.jpg[/img]


"Nei libri di Platone nulla viene affermato, e vi vengono invece argomentate molte tesi contrapposte: tutto è in questione, e non si dice niente di certo" (Cicerone, Varrone, 46)
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f.c.
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Inserito il - 17/01/2007 :  07:07:30  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Niente di personale

[img]http://www.vintage-movie-poster.com/INvisible_Man_Revenge_lc.jpg[/img]


"L'opera esige dallo scrittore che egli perda ogni "natura", ogni carattere, e che, cessando di riferirsi agli altri e a se stesso con la decisione che lo fa io, diventi il luogo vuoto dove si formula l'affermazione impersonale."
(M. Blanchot, Lo spazio letterario, Einaudi 1975)
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 20/01/2007 :  13:12:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
il poeta meno poetico

[img]http://www.horror-wood.com/invisi4.jpg[/img]


"Per quanto riguarda il carattere poetico, io penso a quella specie di uomini alla quale appartengo; che non ha io, che è ogni cosa e non è niente. Non ha carattere... si compiace tanto del lato oscuro delle cose quanto del loro lato brillante. E il poeta è, dopo tutto, ciò che vi è di meno poetico, perché non ha identità. Si riempie continuamente di altri corpi (sole, luna, mare) che non il suo. Gli uomini, le donne, che sono creature d'impulso, sono poetici, hanno un attributo immutabile. Il poeta non ha attributo, non ha identità. Di tutte le creature di Dio egli è la meno poetica. (...) Se dunque il poeta non ha io, e se io sono poeta, perché stupirsi che io dica che non scriverò più?"
(J. KEATS, lettera citata in M. Blanchot, Lo spazio letterario)
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f.c.
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Inserito il - 22/01/2007 :  16:27:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
un altro lettore ideale

[img]http://www.ministryofpropaganda.co.uk/blogimages/20040411-dodgy.jpg[/img]


"Infatti non è necessario che colui che legge abbia coscienza di leggere, specialmente se legge attentamente; né colui che agisce coraggiosamente ha coscienza di agire con coraggio, finché agisce: e così mille altri casi simili. Cosicché la coscienza pare offuschi gli atti che essa rende consci, i quali, da soli, hanno più purezza, più forza, più vita; e in questo stato di incoscienza più intensa è la vita degli uomini diventati saggi, poiché essa non si disperde nelle sensazioni, ma si raccoglie in se stessa in un punto solo." (Plotino, Enneadi, I 4, 10)
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nelson dyar
c.s. infuocato


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Inserito il - 22/01/2007 :  20:58:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
L'autore smascherato

ovvero La guglia dell'ammiragliato di V. Nabokov


Ah, mia cara Signora… Ah, “Signor” Serge Solncev, quant’è facile intuire che si tratta di uno pseudonimo, e che l’autore non è un uomo! Ogni sua frase si abbottona a sinistra. La Sua predilezione per frasi del tipo “il tempo passava” o “avvolta frileusement nello scialle della mamma” l’inevitabile comparsa di un cadetto (derivata da imitazioni di Guerra e pace) dall’erre moscia e, infine, note a piè di pagina con la traduzione di frasi fatte francesi bastano ad indicare il grado della Sua abilità letteraria. Ma non è tutto. Immagini quanto segue. Supponga che io, una volta, m’aggirassi per un meraviglioso paesaggio, fra cascate scroscianti e pittoresche rovine ammantate di edera e che poi, molti anni dopo, in casa d’estranei, mi capiti fra le mani un’istantanea che mi ritrae, in posa smargiassa, davanti ad una colonna di cartapesta; sullo sfondo, una cascata dipinta; e qualcuno mi ha disegnato un paio di baffi con l’inchiostro. Da dove proviene, quest’orrenda contraffazione? Buttatela via! Le acque fragorose ch’io ricordo erano vere, reali, e, per di più, nessuno mi scattò una foto in quel luogo. Vuol che interpreti per Lei questa parabola? Devo dirLe che provai la medesima sensazione, solo più cattiva e sciocca, leggendo il Suo scorrevole romanzo, la Sua terribile Guglia? Mentre il mio dito squarciava le pagine intonse e i miei occhi scorrevano sulle righe, non facevo che allibire e trasecolare. Ci tiene a sapere cosa è successo? L’accontento. Lei, Signora, giacendo mollemente massiccia su un’amaca e lasciando la Sua penna scorrere, avventata, sul foglio, Lei, Signora, ha narrato la storia del mio primo amore. Sì, roba da allibire e trasecolare. E siccome anch’io sono una persona massiccia, allo sbalordimento s’accompagna l’affanno. A questo punto io e Lei siamo entrambi col fiatone, poiché, indubbiamente, Lei sarà sbigottita di fronte all’improvvisa apparizione del protagonista da Lei inventato. No, è un lapsus: il contorno è roba sua, Glielo concedo, e così pure il ripieno e la salsa, ma la lepre, Signora, è mia, non Sua, la lepre è mia, con i miei pallini nel costato. Trasecolo: come e dove può aver una Signora a me sconosciuta trafugato il mio passato? Devo forse ammettere la possibilità che Lei conosca Katja- che siate magari intime amiche- e che ella Le abbia spiattellato tutta quanta la vicenda, per ingannare i crepuscoli estivi sotto i pini del Baltico, con Lei, vorace romanziera? Ma come ha osato, dove ha trovato l’ardire non solo di usare il racconto di Katja, ma in sovrappiù, di distorcerlo così irreparabilmente?
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f.c.
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Inserito il - 28/01/2007 :  14:18:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Avvertenze per un lettore perfetto


"Coloro che vorranno rinvenire uno scopo qualsiasi in quest'opera saranno citati in tribunale, chi vorrà vedervi una morale sarà esiliato, chi si metterà in cerca di un intreccio sarà passato per le armi." (M. Twain, Le avventure di Huckleberry Finn)

Modificato da - f.c. in data 29/04/2010 07:08:47
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f.c.
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Inserito il - 29/01/2007 :  16:37:20  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
de arte lecturae per alucinationes


"L'abitudine di cercare ambiguità conduce rapidamente ad allucinazioni"
(W. Empson, Sette tipi di ambiguità)

Modificato da - f.c. in data 29/04/2010 07:08:31
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campi giovanni
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Inserito il - 02/02/2007 :  10:47:26  Mostra Profilo  Rispondi Quotando


[img]http://img250.imageshack.us/img250/1893/220pxpeyotecactusfq9.jpg[/img]


Campi Giovanni
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campi giovanni
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Inserito il - 02/02/2007 :  10:52:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

AL(LE)LUCI-NATI


[img]http://img104.imageshack.us/img104/4169/9788845900396pcz8.jpg[/img]


Campi Giovanni
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campi giovanni
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Inserito il - 02/02/2007 :  11:05:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
TRA-DI/RE-IN-MEDIO-LETTO-


supposto il composto e trasposto il dire tmetico mediatico uno a capo
in fine l'altro, preposto il di al letto, e posposto il re al letto..


DILETTO LETTORE


Campi Giovanni
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Generated in 0.08 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03