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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 21/02/2007 :  17:08:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[center]
citazione: "checché ne pensi Borges"



"Pensai a Borges... ricordai la straziante, l'impassibile parola con
la quale egli ha forse sigillato per molti secoli le labbra della
poesia contemporanea, così come un giorno fu sigillata la Porta Ma-
gica: "Ogni linguaggio è un alfabeo di simboli il cui uso presuppone
un passato che gli interlocutori condividono".
(Chi condivide oggi quel passato? Chi quell'alfabeto di simboli? Vi
è un passato? Vi sono simboli? Dove, dunque, il nostro linguaggio?)"
( Cristina Campo , Gli imperdonabili )


Campi Giovanni
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 22/02/2007 :  17:51:03  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
disonore e vanagloria nei secoli dei secoli
all'anagogia della pinzillacchera




[img]http://img89.imageshack.us/img89/7682/imagespinzitr9.jpg[/img]



dire terra terra spezzate le lance in favor di medaglie spezzate

il pro loco dello sproloquio
(il pro topo dello sproposito o dello sprotopico)



(continua)


Campi Giovanni
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 22/02/2007 :  19:51:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ripensavo ora a Dante e a Baudelaire, simbolisti tutti e due, che differenza ci sia sotto - perché differenza ovviamente c'è, fra simbolismo medievale e ottocentesco. così, d'acchito, verrebbe da dire che per Dante il simbolo era un mezzo, a volte anche fumoso, che rimandava sempre a una granitica sostanza, mentre per Baudelaire (Mallarmé, Moreau, Vrubel' e compagnia bella) diventava un fine: autoreferente e chiuso in sé.
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f.c.
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Inserito il - 23/02/2007 :  10:05:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Figure e figurine di

[img]http://www.russianplanet.ru/filolog/dore/dante/images/inferno300.jpg[/img] [img]http://www.poetry-chaikhana.com/H/HolderlinFri/images/HolderlinFri.jpg[/img]



Sono quasi d'accordo. La "granitica sostanza" è Dio. Codesta sostanza però probabilmente aderisce male a una tenaglia come la coppia allegoria/simbolo. Io trovo molto persuasiva la lettura "figurale" della Comedìa di Auerbach (Feltrinelli): Dante stesso è figura, nel suo viaggio, della liberazione apocalittica che attende i buoni; come tutte le figure, è stato a sua volta pre-figurato da, per esempio, Enea (primo esempio, dato che Dante non conosceva Omero, dell'uomo chiamato a visitare i morti per tornare poi al mondo rigenerato di messianicità).

Sia Enea che Dante sono allo stesso tempo reali & simbolici: uomini-segno, significanti attraversati, nella linea del tempo, da significati sia verso il futuro che verso il passato: ogni istante del tempo è infatti la pellicola su cui si riflette una doppia mise en abyme: con l'occhio figurale, guardando all'interno di Dante-figura-dell'uomo standard, risali fino ad Adamo da una parte, e arrivi fino al Dio finale dall'altra. - Il che è ovvio, se si crede in un Dio creatore e onnisciente, padrone del tempo e dello spazio.

La morte di Dio, la "granitica sostanza", uccide tutto questa mentalità. Ma non direi che il simbolo diventi "chiuso in sé", quanto "aperto a:.......... " (alla Hölderlin).
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n/a
deleted


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Inserito il - 23/02/2007 :  11:22:20  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Secondo me il simbolo e' un segnale di riconoscimento, per esempio il leone di san marco o la bandiera francese sono dei simboli, ma anche l'albatros di Baudelaire, per chi li sa riconoscere sono qualcosa di abbastanza chiaro e semplice.
Mentre l'allegoria e' descrizione piu' complessa di sensazioni o situazioni attraverso altre differenti, dal significato non sempre immediatamente e facilmente comprensibile, magari ambiguo. Percio' anche se lo fosse non la vedo come insieme di simboli, sarebbe come definire un'automobile un insieme di pezzi di ferro.
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campi giovanni
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Inserito il - 24/02/2007 :  17:25:52  Mostra Profilo  Rispondi Quotando


(continua)


premessa


[img]http://img401.imageshack.us/img401/6894/imageslacanpq8.jpg[/img]
[img]http://img405.imageshack.us/img405/5037/lacanvignettatf2.jpg[/img]


menar la-can che morde per l'aio? che abba(gl)io!


"... l'uomo... non è divisibile geometricamente e... secondo l'idea
di Jacques Lacan, la sua topo-logia non è quella del dentro
e fuori, e ancora meno dell'alto e del basso, ma piuttosto
di un diritto e di un rovescio instabili, il cui linguaggio non cessa
per l'appunto d'invertire i ruoli e di fare ruotare le superfici in-
torno a qualche cosa che, per finire o per cominciare, non è"
( R. Barthes , Critica e verità )


(continua)


Campi Giovanni
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f.c.
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Inserito il - 26/02/2007 :  08:53:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cappuccetto nella Dantesca

[img]http://www.loup.org/spip/IMG/cache-195x292/090_1d-195x292.jpg[/img]


Stimolato dal forum, ho cominciato a leggere la voce "allegoria" nell'Enciclopedia Dantesca della Treccani (come vivere senza?:-)): è lunga 15 paginone fitte fitte. L'autore è un'autorità mondiale: Jean Pépin: questo è il link all'articolo di Le Monde sulla sua morte: http://www.voxdei.org/afficher_info.php?id=14547.71, e qui c'è un lungo riassunto, sempre in francese, del suo Mythe et Allégorie, Paris, 1986: http://bcs.fltr.ucl.ac.be/FE/04/labeye.html).

Finora (sono quasi a metà) ho imparato che, sia nell'antichità pagana che nei primi secoli cristiani, le cose stavano come le suppone fiornando: allegoria e simbolo non sono diversificati. Scrive Pépin: "la definizione antica e medievale di allegoria è tanto larga da prestarsi a quasi tutte le varietà dell'espressione figurata".

[img]http://www.loup.org/spip/IMG/cache-195x248/223-195x248.jpg[/img]


Nel cristianesimo il problema non è tanto una sottodiversificazione del "linguaggio figurato" (e quindi, per esempio, simbolo e allegoria), ma del rapporto tra il significato primo (letterale e storico) di qualcosa e il suo significato figurale.
Problema cruciale: ciò che si legge nella Bibbia è vero anche letteralmente? Risposero tutti tranne Origene.
Quindi Adamo ed Eva sono storicamente esistiti ed hanno mangiato una storica mela: evento però non solo della cronaca ma della profezia: allegoria dell'uomo eterno che cade in peccato e che senza la grazia si perde.

[img]http://www.gallimard-jeunesse.fr/img/actu_img/Petit-chaperon-double.jpg[/img]


La posta in gioco di una discussione che a noi apparirà un orpello della stilistica, era gigantesca: solo la possibilità di un'interpretazione allegorica poteva tenere insieme le due parti della Bibbia, Vecchio e Nuovo Testamento, e quindi il Padre e il Figlio; solo un'interpretazione allegorica poteva aprire al cristianesimo finestre per assorbire la cultura greco-latina che tanto la sovrastava (arrivando così al cristiano Dante che ha per guida il pagano Virgilio nel suo viaggio verso Dio), ma che non pochi fondamentalisti (Tertulliano!), predominanti nei primi secoli, pensarono semplicemente di distruggere come i talebani le statue del Buddha.

Dato il precedente abnorme del Libro di Dio, il problema dei poeti-non-profeti, e quindi di Dante, è: si possono raccontare verità allegoriche partendo da una storia che, alla lettera, è fiction? Dante risponde, come tutte le auctoritates, sì. E questo lo sapevano tutte le nonne: Cappuccetto Rosso è una buona favola per insegnare alle bambine la verità che non si deve dare confidenza agli estranei nei giardinetti.

[img]http://chaperon.rouge.online.fr/elements/litdore.jpg[/img]


Ma siamo su terreni avventurosi. I confini son labili, le risposte causano altre domande, e si riposizionano nel tempo: impossibile un letto di Procuste. Già Dante articolerà risposte sue nel Convivio e nella lettera di dedica della Commedia al Cangrande, e - soprattutto - il poema stesso si definisce via via alzando sempre più la posta sulla sua natura: da "commedia", appunto, a "'l poema sacro al quale ha posto mano e cielo e terra" (Paradiso, XXV). Il che vuol dire che c'è, nella (ex)Commedia, una trasformazione di Dante da poeta a profeta.

Poi Dio è tramontato. Petrarca è già di un altro cosmo. Ora di queste cose non sa più niente nessuno. La Chiesa stessa non parla di Dio ma di Dico.
Continuo a pensare che, tra la fine dell'allegoria e la nascita del simbolico (parola che Dante non pratica), ci sia un rapporto evidente.
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 27/02/2007 :  12:34:57  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
vediamo di dare un altro taglio alla faccenda: cosa si può fare cioè con un simbolo e cosa con un'allegoria.

col simbolo, mi sa, si fa una cosa sola: la stessa del puntatore in informatica, che rinvia a una e a una sola casella di memoria, dal contenuto ampiamente variabile, ma omogeneo e inequivocabile: dalle sciocchezzuole del gagliardetto sportivo, o politico, alla scelta di vita p.e. del pesce a Roma, da Nerone a Costantino (che testimoniava dell'appartenenza alla setta dei cristiani - dal greco ichthys = pesce, ma anche acronimo di Iesus CHristos THeou Yios Soter= Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore).

con l'allegoria invece, col parlar d'altro, col dire a nuoro perché sassari intenda, si possono mettere insieme discorsi, parabole, testi (anche loro dal contenuto ampiamente variabile: da una singola frase al poema, al trattato), facendo uso d'un linguaggio ora Oggettivo, ora Simbolico, ora Metaforico. a rigor di termini TUTTI i romanzi, tutte le poesie sono allegorie: il don chisciotte come il nome della rosa, la divina commedia come la vispa teresa. come dei concimi chimici, d'ogni testo si potrebbe indicare il titolo dei componenti: l'apocalisse, per dire, sarà un O-zero S-90 M-10, madame bovary un O-100 S-0 M-0. questo molto catastalmente: quanto alla lettera, all'analisi del linguaggio. quanto allo spirito, alla sintesi, bisognerà giudicare a posteriori, dal risultato della concimazione, sul cavolfiore d'ogni singolo cervello.

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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 27/02/2007 :  14:07:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
allegorie, tautologie, radioattività

[img]http://www.orbit.zkm.de/files/andalou-15.jpg[/img]


Il dizionario Liddell-Scott-Jones, Greek-English Lexikon (Oxford, 1940) per il verbo allegoreìn dà due significati: "to speak allegorically" e "to interpret allegorically". Il grande Florenskij, per esempio, da giovane offrì un'interpretazione potentemente allegorica dell'Amleto di Shakespeare (avrà una sua pagina nel prossimo numero del c.s.): il suo fu un gesto di interprete del tutto indipendente - fino a prova contraria - delle intenzioni dell'autore.

Come dice fiornando, si può interpretare allegoricamente quel che si vuole: precipitando magari nel Pendolo di Foucault... - Già Agostino nel De Civitate Dei negava che tutta la Bibbia, "parola del Signore", potesse essere letta allegoricamente("Non... omnia, quae gesta narrantur, aliquid etiam significare putanda sunt", XVI, 2). Non la penserà così un cabalista, ma il punto è evidentemente nevralgico: Dante, per tornare a lui, scriveva già allegoricamente, avendo chiaramente in mente - magari non sempre in modo chiaro - il significato allegorico a cui il lettore doveva arrivare: per esempio nella lunghissima processione di cui leggi al canto XXIX del Purgatorio. Ma è ragionevole pensare che quando racconta del diavolo il cui cul che si fece trombetta, gli interessasse più la lettera che l'allegoria.

[img]http://www.orbit.zkm.de/files/cu9_chien.jpg[/img]


A volte (o no?) una rosa è una rosa è una rosa (G. Stein); e la luna è la luna e basta (Salome, O. Wilde). - A questo proposito: pare che un giorno Freud incontrasse un tizio che, avendo letto già a quei tempi un po' troppa psicoanalisi, gli fece una battutina sul significato fallico, e/o di tetta incestuosa, del sigaro che si stava fumando in quel momento stranamente innocente. Al ché, il drastico dottore disse: "Certe volte un sigaro è solo un sigaro."
Tautologia contro simbolo/allegoria.

[img]http://www.orbit.zkm.de/files/andalou-13.jpg[/img]


Mi ricordo che anni fa Umberto Eco scrisse un articoletto per l'Espresso in cui raccontava di quando ai più dotti tra i semiologi del mondo chiesero di definire un "simbolo" che significasse inequivocabilmente "pericolo di morte": che lo significasse per tutte le culture della terra e, soprattutto, anche tra migliaia e migliaia di anni, quando le lingue attuali sarebbero tutte morte (si trattava di lasciare degli avvertimenti a quei posteri impensabili sulla durata infinita di depositi di scorie radioattive a lentissimo decadimento): non ci riuscì nessuno.
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campi giovanni
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Inserito il - 27/02/2007 :  15:20:54  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
( discontinuo dal continuo )





anaillogiche tautologie


[img]http://img85.imageshack.us/img85/3342/magrittepipesmyn6.jpg[/img]



contraddizioni analogiche


Campi Giovanni
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campi giovanni
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Inserito il - 27/02/2007 :  15:30:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
( continua )

dov'ero rimasto? alla premessa?

postilla alla premessa


[img]http://img329.imageshack.us/img329/5751/105campokw5.jpg[/img]


"Dice Marianne Moore di un eminente poeta di oggi: 'Egli è rimbrotta-
to per la sua arte perfetta; lo scrittore non può più eccellere nella
sua opera senza essere, come il cane di Coriolano, picchiato altret-
tanto spesso quanto tenuto perchè lo faccia'"
(Cristina Campo, Gli imperdonabili)



(continua)


Campi Giovanni
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fiornando
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Inserito il - 27/02/2007 :  16:29:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
chi è il simbolo? e chi l'allegoria? fra:

1. il cane
2. lo scrittore
3. Coriolano
4. lo faccia

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fiornando
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Inserito il - 27/02/2007 :  16:39:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
eh beh, mi sa che il trio oxfordiano meni qui the dog for the aia: ovvio che il parlante implica sempre almeno un ascoltatore (più l'interprete, se è il caso). ma in origine agorèuein significa solo "parlare in piazza" (agorà).

quesito interessante, piuttosto, è se i simboli preesistano, siano innati, e fondanti dello scibile umano, oppure si tratta solo d'un accorgimento del nostro cavolfiore, onde meglio organizzare i bytes nel proprio hard disk. eh sì, col cavolo, davvero, che ci leviamo di torno 'sto platone.

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campi giovanni
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Inserito il - 27/02/2007 :  20:11:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

(continuo il discontinuo)


attento ad attentare all'attenzione



ricettacoli dei cavoli


[img]http://img256.imageshack.us/img256/3503/163808293b6240b10eemyv2.jpg[/img] [img]http://img230.imageshack.us/img230/4604/cabbages20cotswoldskv7.jpg[/img]


Dei cauli.

A fare i cauli bianchi bene cotti. Togli i torsi del caulo,
e mondali bene, sì che de le frondi niente ci rimagna; e troncali
nel tenero de la cima: e quando bolle la pentola, con oglio et acqua
gittavi dentro i detti torsi, o vero bianco de' cauli, e mettivi del
bianco di finocchi, et falli tanto bollire, che sia bene spesso. Et
se vuoli, puoi ponervi dentro oglio, o brodo di carne, o di cappone,
pepe, polvere di spezie, ove dibattute, zafferano a colorare; e da'
al Signore.
( Anonimo toscano del 300 , Libro della cocina )


ricettacolo del cavolo a merenda



[img]http://img158.imageshack.us/img158/9721/sergiotofanocavoliameremi2.jpg[/img]


Tutti sanno che una volta
per andare a Zanzibar,
gli successe che una volta
sbagliò strada in mezzo al mar;
sbagliò strada: prese a destra,
e doveva a manca andar,
cosicché la via maestra
più non seppe ritrovar.
Corse l'onde come matto,
giorni, mesi, anni... finché...
Ma se noto a tutti è il fatto,
raccontarvelo - perché?

( Sto , Alcune fra le più note vicende di Guerino il meschino )


Campi Giovanni
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nelson dyar
c.s. infuocato


470 Messaggi

Inserito il - 28/02/2007 :  00:00:36  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

"Oh mio povero Agostino
tutto è andato
è andato
è andato"


(ovvero il secondo principio della termodinamica secondo hans christian andersen)
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Generated in 0.09 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03