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Pagina: di 28

f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 28/02/2007 :  07:24:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
castrazioni allegoriche però

[img]http://hal9000.cisi.unito.it/girota/Origene1.jpg[/img]


<blockquote id="quote"><font size="1" face="Verdana" id="quote">Citazione:<hr height="1" noshade id="quote">scrive fiornando:
eh beh, mi sa che il trio oxfordiano meni qui the dog for the aia[/quote]

Tutta la voce allegoria nella dantesta di Pépin è costruita tenendo ben presenta la differenza tra scrivere e interpretare allegoricamente. Dante scrive "veltro" e certo è un'allegoria - del genere obscuro, perché nessuno sa chi sia quel messianico dog fuor dell'aia. Poi scrive "quel giorno più non vi leggemmo avante" e sappiamo che Paolo e Francesca passano dai dubbiosi disiri alle vie di fatto. Il che non toglie che io possa interpretare allegoricamente anche quell'evento di cronaca nero-rosa, perché c'ho la testa sensibile al simbolico, anche se codesto passo dovrebbe essere inteso alla lettera e come exemplum.

Leggere alla lettera o per allegoria poteva avere conseguenze definitive. Origene, che è stato tra i primi geniali lettori della Bibbia come testo permeato soprattutto da significati secondi, lesse questo branetto del vangelo di Matteo "vi sono eunuchi che si resero tali da sé per il regno dei cieli. Chi può comprendere, comprenda" secondo la lettera, e se lo tagliò. Come ho citato, Agostino ribadì e chiarì meglio che non tutta la Bibbia ha un significato figurato, però "eunuco" per lui era una metafora. E, poiché vale l'imitatio Christi come principio di salvezza, e non risulta che Cristo si castrò, Origene aveva esagerato in rigore.
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campi giovanni
c.s. oltre


861 Messaggi

Inserito il - 28/02/2007 :  10:39:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

(continua)


dov'ero rimasto? alla postilla della premessa?

e allora
digresso dalla postilla della premessa all'ingresso



[img]http://img84.imageshack.us/img84/5306/triadesemedeltempolr0.jpg[/img]


da la-can al can il passo è infinitamente breve
e il contrappasso brevemente infinito?



[img]http://img206.imageshack.us/img206/7163/omerogi3.png[/img]


"Ed ero figlio di Zeus Cronide, ma pianto
senza mai fine avevo: a un uomo molto inferiore
dovevo servire, e m'ordinava penose fatiche.
Un giorno quaggiù mi mandò, a prendergli il Cane: niente
pensava sarebbe stato più grave di questa fatica!
ma glielo portai, lo tirai fuori dell'Ade:
Ermete mi fu guida, e Atena occhio azzurro"
( Omero , Odissea, Libro undecimo: L'evocazione dei morti, 620-626)


[img]http://img208.imageshack.us/img208/5140/eraclecerberovy5.jpg[/img]


precipuo inciso impreciso

c'è chi (chino) beve la bava, e chi (prono) no perché pro no


[img]http://img207.imageshack.us/img207/394/cerbero2aj5.jpg[/img]



"... Cigolò sotto il peso la barca
tessuta di giunchi, molt'acqua entrò dalle falle.
Ma indenne, infine, di là dal fiume depose, tra il fango
squallido e l'alga glauca, la profetessa e l'eroe.
Cerbero qui, gigantesco, con tre gole latrando,
rintrona quei regni, steso ferocemente nell'antro.


[img]http://img340.imageshack.us/img340/6438/portadellantrodellasibifu9.jpg[/img]


A lui la Sibilla, vedendo già i serpi drizzarsi sui colli,
gettò una focaccia sonnifera, di miele e drogata farina.
Con fame rabbiosa, tre gole aprendo, l'afferra
quello a volo: ed ecco il corpo pauroso crollò,
sdraiato in terra, immenso per tutto l'antro si stese.
(...)


[img]http://img215.imageshack.us/img215/4421/campi20solcatiah6.jpg[/img]


Non lontano di qui s'aprono in larghe distese
i Campi del Pianto: con questo nome li chiamano"
( Virgilio , Eneide , VI 413-423 e 440-441)



"Al tornar della mente...
(...)
Cerbero, fiera crudele e diversa,
con tre gole caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa.
Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra,
e 'l ventre largo, e unghiate le mani;
graffia li spirti ed iscoia ed isquatra.
Urlar li fa la pioggia come cani;
de l'un de' lati fanno a l'altro schermo;
volgonsi spesso i miseri profani.
Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,
le bocche aperse e mostrocci le sanne;
non avea membro che tenesse fermo.
E 'l duca mio distese le sue spanne,
prese la terra, e con piene le pugna
la gittò dentro a le bramose canne.
Qual è quel cane ch'abbaiando agogna,
e si racqueta poi che 'l pasto morde,
ché solo a divorarlo intende e pugna,
cotai si fecer quelle facce lorde
de lo demonio Cerbero, che 'ntrona
l'anime sì, ch'esser vorrebber sorde"
( Dante , La Commedia secondo l'antica vulgata , Inferno VI, 1, 13-33)



[img]http://img149.imageshack.us/img149/6489/paintedoviduo0.jpg[/img]



"C'è una via che in declivio si perde tra il fosco di tassi funerei;
attraverso muti silenzi conduce agli inferi... La capace città ha
mille entrate, e porte aperte dovunque... Errano esangui le ombre,
senza corpo e senza ossa, e in parte si accalcano nella piazza, in
parte nella reggia del sovrano dell'abisso... Ebbe l'ardire di andare
laggiù, Giunone figlia di Saturno, lasciando la sede del cielo...
Appena entrò, appena la soglia scricchiolò sotto il peso del suo
sacro corpo, Cerbero levò i suoi tre musi e mandò tre latrati in una
volta: Giunone chiamò le Furie, figlie della Notte, divinità terribi-
li e implacabili... Esse sedevano davanti alla porta d'un carcere
chiuso con spranghe di duro metallo, pettinandosi i serpenti... Quel
posto si chiama 'Reparto Scellerati'... La figlia di Saturno... dis-
se... il motivo della sua... venuta... Quando ebbe finito, Tisìfone
si tirò indietro i serpenti,... e rispose: 'Non c'è bisogno di tante
parole..."
( Ovidio , Metamorfosi, IV 432-476)


poniamo tempo in mezzo



(continua)


Campi Giovanni
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 28/02/2007 :  11:23:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
"Non lontano di qui s'aprono in larghe distese
i Campi del Pianto: con questo nome li chiamano"


Non sarestù di quelli, o mio Giovanni?
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fiornando
c.s. oltre


573 Messaggi

Inserito il - 28/02/2007 :  11:30:03  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
allegoria vs/ allacusia

Non metto in dubbio la liceità dell'operazione. ci sono altri termini così stranamente indifferenti al soggetto e all'oggetto dell'azione. ospite, per esempio (un tempo: oggi si dice solo di chi è ospitato), abbagliare, stordire, eccetera. mentre correggiamo sùbito il bimbo che equivoca fra insegnare e imparare (eppure sarebbe un suo diritto: non avendo nulla da insegnare, essendo all'oscuro di tutto, per lui tutte le gatte son bigie) lasciamo invece che persone colte usino lo stesso termine per descrivere due azioni almeno logicamente contrapposte: parlare (scrivere) e intendere (interpretare). forse perché mentre "parlare d'altro, in altro modo" è ancora accettabile, "intendere altro, in altro modo" lo è molto meno.

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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 28/02/2007 :  14:12:54  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
(continuo il discontinuo dal continua)


disattese l'attese Sue:
benintesi da Lei i malintesi miei?

disperate le speranze Sue:
benedette da Lei le maldicenze o maldicerìe mie?

dissentire dal sestosensosentire suo, e dal risentirsi suo:
benefico benefattore Lei, malefico malfattore io?

rilego i regoli

dunque, relego le regole se bene o male sappia che
denegar le affermazioni è un pò negar le negazioni:
forse che sia un re-negato o soltanto un innato
rinnegato?


Campi Giovanni
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 28/02/2007 :  19:07:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
allego allegorie


Visto che siamo nel forum del "lettore ideale"... l.i. sarà quello che avrà una certa smaliziata confidenza con lo sconfinato problema dei significati (letterali, allegorici, simbolici).

Goethe:
"E' cosa molto diversa se il poeta cerca il particolare in funzione dell'universale, e se nel particolare scorge l'universale. Dalla prima maniera risulta l'allegoria, dove il particolare non è che l'emblema, l'esempio dell'universale; ma la seconda (il simbolo) è propriamente la natura della poesia: essa esprime un particolare, senza pensare all'universale e senza alludervi" (Massime e riflessioni).

In questa pagina web trovate innanzi tutto la definizione del Lausberg. E poi moltissime cose interessanti: http://users.libero.it/emt/scriptllegori.html

Modificato da - f.c. in data 29/04/2010 07:12:39
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 01/03/2007 :  11:48:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

(collego slegate discontinuità)


l'iniziazione all'inazione


anzi ché non 'l'azione almeno logicamente contrapposta',
vice versa l'inazione al più illogicamente pro-posta?


Campi Giovanni
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 01/03/2007 :  14:05:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
(continua)


senza por mezzi termini
lo sterminato sterminio
della prole delle parole



[img]http://img474.imageshack.us/img474/5573/paintedovidpk2.jpg[/img]


"Senza por tempo in mezzo la tremenda Tisifone prese una torcia in-
zuppata nel sangue, indossò un manto grondante di sangue, tutto ros-
so, si attorcigliò alla vita un serpente, e partì. La seguivano nel
suo cammino il Pianto, la Paura e il Terrore, e la Follia dall'occhio
allucinato. Giunse, e si fermò sulla soglia... La malefica Furia
sbarrò il passo piantandosi sull'entrata, e allargando le braccia im-
brigliate da intrecci di vipere agitò la chioma: i serpenti, scossi,
crepitarono, e in parte si snodarono sulle spalle, in parte scivolan-
do sul petto mandarono sibili, vomitarono putrida saliva, fecero ba-
lenare le lingue. Poi essa si strappò due serpenti di tra i capelli e
con la mano pestifera li scagliò con violenza. E quelli si misero a
strisciare... e insufflarono fetido fiato; senza infliggere ferite al
corpo: solo la mente sentì il terribile assalto. La Furia aveva por-
tato con sé anche un filtro mostruoso: bava di Cerbero e veleno di E-
chidna, vaneggianti deliri e oblio di mente ottenebrata e malvagità
e lacrime e rabbia e sete di strage... Improvvisamente, Atamante
figlio di Eolo... uscito di senno si lancia all'inseguimento della
moglie, come di una bestia feroce, le strappa dal seno il figlio che
ride e tende le piccole braccia, rotea due o tre volte il fanciullo
per aria... e gli fracassa il viso contro una dura pietra, spietato"
( Ovidio , Metamorfosi , IV 481-519)


[img]http://img211.imageshack.us/img211/4166/imageslacansc6.jpg[/img]


dal can e la pietra a la-can e il sasso
il passo è infinitamente (in finta mente) breve,
o finitamente (finita è la mente, e sfinita) lungo?



[img]http://img145.imageshack.us/img145/4313/sasso20barocco20200xd8.jpg[/img]



e il contrappasso è lungamente finitimo
(lungi dal mentir la mente del demente),
o brevemente infinitimo
(beve la mente la bava del demente)?




[img]http://img99.imageshack.us/img99/2715/winter20il20grande20fremw0.jpg[/img]


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nelson dyar
c.s. infuocato


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Inserito il - 01/03/2007 :  14:25:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Laca-lissiana la struttura misogina della mente maschile, dai miti della caverna a quelli erotici et oltre...
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campi giovanni
c.s. oltre


861 Messaggi

Inserito il - 01/03/2007 :  15:36:30  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

(collego slegate discontinuità)


allegro... ic!... allegorico


[img]http://img338.imageshack.us/img338/6388/raddoppxf5.jpg[/img]



pur sì troppo



[img]http://img338.imageshack.us/img338/3091/sasso20abitato20full204hv9.jpg[/img]


Campi Giovanni
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 01/03/2007 :  16:37:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
(contiguo e al continua e al discontinuo)



senza parole


[img]http://img79.imageshack.us/img79/1715/scilla1747xp7.jpg[/img]



con groviglio chiaro d'oscure parole


"C'era una caletta, un'insenatura a forma di arco ricurvo, rifugio
prediletto di Scilla che lì si ritirava per ripararsi dal bollore
del mare e del cielo quando il Sole a metà del suo giro era tremendo
e cadendo a picco riduceva le ombre a un filo. Questa caletta, la dea
la contamina e la inquina con veleni mostruosi: vi spande sopra linfe
colate da radici malefiche e vi mormora sopra, nove volte per tre, u-
na cantilena magica, groviglio oscuro di misteriose parole. Scilla
arriva, e si è appena immersa fino a metà del ventre, che vede spun-
tare, intorno alle proprie anche, orribili cani latranti. E dapprima
non potendo credere che quei mostri siano parte del suo corpo, cerca
di schivarne e di respingerne i ceffi insolenti, che le fanno paura.
Ma quando si sposta per fuggire, li trascina con sé, e quando prova a
guardarsi quelle parte del corpo che sono le cosce, gli stinchi e i
piedi, al loro posto non trova che musi da Cerbero"
( Ovidio , Metamorfosi XIV 51-65)



divago e m'invago
lo svago del vago



[img]http://img231.imageshack.us/img231/620/ercoleecerberohk3.jpg[/img]


"Ed ecco ben presto Teseo arrivare dal padre Egeo, che non lo cono-
sceva... Per farlo perire, Medea preparò una pozione con aconito che
tempo addietro aveva portato con sé dalle contrade della Scizia. E'
questa un'erba che, si racconta, è nata dai denti di Cerbero, figlio
di Echidna. C'è una spelonca buia, dall'imboccatura tenebrosa: da qui
per una via in declivio, Ercole, l'eroe di Tirinto, trascinò fuori,
legatolo con catene di duro metallo, Cerbero che s'impuntava e stor-
ceva gli occhi non sopportando la luce e il brillio dei raggi. E il
cane, divincolandosi infuriato, riempì il cielo di tre latrati in
una volta e spruzzò i verdi campi di bava bianchiccia. Questa, si
pensa, si coagulò e trovando alimento nel suolo fertile e fecondo,
divenne un'erba capace di avvelenare, un'erba che nasce e resiste
sulla dura pietra"
( Ovidio , Metamorfosi VII 403-418)



(continua)



Campi Giovanni
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f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 02/03/2007 :  07:32:52  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
simboli poco seri

[img]http://www.metmuseum.org/toah/images/ht/ht_1976.537%5B19%5D.jpg[/img] [img]http://www.metmuseum.org/toah/images/ht/ht_1976.537%5B19%5D.jpg[/img] [img]http://www.metmuseum.org/toah/images/ht/ht_1976.537%5B19%5D.jpg[/img]


"...sino al punto di far passare per facili e divaganti le sue prove più azzardate ed enigmatiche: gli Scherzi. Se Tiepolo non fu mai preso pienamente sul serio, si direbbe quasi che lo volesse. Non mise mai i simboli e i significati in posa, con il risultato che generalmente quei simboli e quei significati venivano ignorati. Anche negli Scherzi, seppure non meno di undici sui ventitré fogli siano intrisi di una tensione quasi intollerabile legata all'atto del guardare qualcosa di ignoto, altri sono immersi in un mite torpore, come nelle due immagini di gruppo familiare in riposo, una volta di Satiri e una volta di umani. Non c'è, negli Scherzi, alcun senso obbligato (come accadrà invece un giorno per i Desastres de la guerra di Goya), ma una scansione fisiologica, un'alternanza di climi psichici, dove nessun elemento prevale sugli altri. Anche quando i significati si addensavano nelle sue immagini con furia insolente, Tiepolo non rinunciava mai alla sua aria di chi fa "senza fatica e quasi senza pensarvi". Riuscendoci così bene da lasciar credere che pensiero in lui non vi fosse. E così proteggendo quel pensiero da intrusi."
(R. Calasso, Il rosa di Tiepolo)
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campi giovanni
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Inserito il - 02/03/2007 :  12:01:33  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
(discontinuo)



miserrimo siero semiserio


risolversi ad assolvere:
a) dall'accusa
b) al còmpito (compìto compito il còmpito incompiuto)

o risolversi a dissolvere?




fagocita il facitore di nulla
il tutto
fagocita il facitore di tutto
il nulla



vomito il voto dei tomi del mito



dagli scherzi ai capricci


[img]http://img225.imageshack.us/img225/8682/tiepolofrontespiziodeglqk2.jpg[/img]

[img]http://img208.imageshack.us/img208/6939/tiepoloduepulcinellame4.jpg[/img][img]http://img223.imageshack.us/img223/287/tiepolopulcinelladivertlk3.jpg[/img]

[img]http://img297.imageshack.us/img297/9969/indextiepolo2th1.jpg[/img]


Campi Giovanni
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campi giovanni
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Inserito il - 02/03/2007 :  17:41:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

(ancora ancorato, e accorato, al discontinuo accurato)


dicevo: dai capricci agli scherzi


[img]http://img520.imageshack.us/img520/6243/goyacapriccivp6.jpg[/img]



a) risolversi ad assolvere dall'accusa


dire d'ire, ridere del ridire



"Eutifrone: Oh, che c'è di nuovo, Socrate?...
Socrate: Eutifrone, gli ateniesi questa mia non la chiaman lite, no,
ma accusa.
E: o bella! ti ha alcuno mosso accusa, pare? tu a un altro? non credo
S: io no.
E: Un altro a te?
S: si.
E: Chi?
S: Né anche io lo conosco bene...
E: ... ma qual è codesta accusa?
(...)
S: Oh, cose dell'altro mondo, mio caro: dice ch'io sono un fabbrica-
tore d'Iddii, e che, mentre ne fo de' nuovi, disfaccio i vecchi: vedi
che accusa!
E: Ho bell'e capito: gli è perché sei usato dire che hai un demone
con te.... Ma la è tutta invidia: non ci si badi e tiriamo via.

S: E' non fa nulla, Eutifrone, a essere beffati. Al vedere, cale poco
agli ateniesi se ci sia alcuno bravo, purché ei non si metta a fare
il maestro e a piantare altri bravi come lui; se ne accorgono, sia
invidia come di' tu, o che so io, se ne pigliano.
E: io, caro Socrate, la voglia di far prova come si comporterebbero
con me in cotesto caso, io non l'ho davvero.
S: ... Quanto a me, sto in pensiero non si siano avveduti ch'io, per
amore degli uomini, con ogni persona butto lì quel che so, non pure
senza paga, ma offerendomi da me a chi mi voglia stare a sentire.
Dunque torno a dirti che se, come conti tu, avessero anche di me far
le risate, poco male sarebbe a passarcela in tribunale ridendo e bur-
lando; ma se fan per davvero, niuno, salvo che voialtri indovini, sa
dove la anderà a finire.
E: Non ne sarà nulla, via; sta' allegro."
( Platone , Eutifrone )



[img]http://img356.imageshack.us/img356/8319/lalamparadeldiablosmtf4.jpg[/img]



a che vale la leva?
e ora leva la vela!




b) risolversi ad assolvere al compito


S: E dici bene, mi pare; ma io ho bisogno ancora di una piccola cosa.
... Noi si dice, per esempio: non tutti... san coltivare i cani, ma
solamente il canaio.
E: Sì.
S: Perché l'arte del canaio è culto de' cani.
E: Sì.
(...)
S: Ora ogni culto non s'indirizza su per giù ad alcun bene e giova
mento di quello ch'è coltivato?... E similmente i cani migliorano
per l'arte del canaio, e via dicendo: o credi tu il culto torni a
danno di quello ch'è coltivato?"
( ivi )


e allora ritorno al continuo del canaio


Campi Giovanni
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 03/03/2007 :  17:42:51  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

(continua)


"Eutifrone: ... e poi tu... certo ci metterai tutta l'anima, come io
farò nella mia"
( Platone , Eutifrone )


disanima dell'anima definita finita e rifinita sfinita


"Pasciti delle mie sofferenze, o figlia di Saturno! Pasciti, e con-
templa dall'alto questo strazio, o crudele, e sazia il cuore feroce!
Oppure, se faccio compassione anche a un nemico, a te cioè, toglimi
quest'anima sfinita dai tremendi tormenti, e odiosa, e nata solo per
faticare. La morte sarà per me un regalo... E così sono stato io a...
non lasciarmi spaventare né dalla triplice forma del mandriano d'Ibe-
ria, né dalla sua triplice forma, o Cerbero? Siete state voi, mani
mie, a far chinare le corna al toro possente?... Può ancora qualcuno
credere nell'esistenza degli dèi?"
( Ovidio , Metamorfosi IX 176...186, 203-204)


"Socrate: Qui hai ragione, e il nodo sta proprio qui"
( Platone , Eutifrone)



[img]http://img395.imageshack.us/img395/3914/goyaclothedmajasmjq4.jpg[/img]


il velo svela


[img]http://img340.imageshack.us/img340/3797/goyanudemajasmld4.jpg[/img]



"... Dal loculo ove abita e vive, codesto atro antro, d'ululo cupo
Cerbero rintrona: - Nudo, il nodo si posa adagio. - Dell'ombra è qui
il luogo, del sonno, e della notte notturna; tutta via, in terra ter
ragna s'interra e sotterra ogni vacua cava, ogni cruda crudeltà, così
alla luce portando e il ricordo di chi, e il ricordo ora di allora.
Qual è quel gran vermo, quel trifauce cane che tuono tuonando ciascun
rintrona, e così s'acqueta, ché soltanto atterrire intende, cotale
diventa quella fiera di crudeltà, quella figura di mostro: gli spirti
spiritelli confonde e l'anime tutte, in modo sì fatto che esse vor-
rebbero esser appunto sorde e al crepitìo, che una mostra di figura
retorica o geometrica intrae, e allo stesso modo al silenzio, che
mutolo parla, e senza dire alcun ché. Come dire che quel che avviene
è senza avvenire alcuno? Immoto è il moto che le cose muove?
L'una cosa all'altra alternandosi, ma senza alternativa, cautela tan-
ta occorre a proseguire, e passo dopo passo seguire, passim e oltre.
Ritorna dunque il pensiero a quel che fu senza mai divenire e anzi.
Cerbero, prima che Voi vi disfaceste, e dopo e ora che tutti disfatti
siate e siete, fatto fu tale, e sarà ed è, per sempre tale e da sem-
pre. Cane trifauce, il gran vermo, crini di serpe avendo e coda al-
trettale, Cerbero ulula striscia serpa; corpo di drago, occhi di fuo-
co, unghiate le mani, Cerbero adunghia infuoca squarta; lingua tri-
forcuta e zanne bramose, ventre da gigante, e piedi immensi, Cerbero,
cane antropoide, nell'antro di peso posa il piede, e sventra e sbra-
na, e brama e azzanna, e striduli stridori stride, stridenti. Tra i
denti, infatti, come tra sé e sé, Cerbero, codesto uomo fiera, code-
sta fiera uomo, guardiano di quel luogo già più volte descritto, in
varie guise e diverse, chi a lui viene per vie traverse dritto guata:
gl'occhi dall'occhio trafitti, e infitti. Mosso o commosso l'uomo
entra, nell'atro antro s'addentra, e con Cerbero s'incontra, e non
solo: sotterra torte tormente e contorte, ciò incontra, e torture.
Dalla cruda crudeltà tormentata, e d'ogni cava vacua, l'uomo prosegue
e viene e va; un passo dietro l'altro avanti, o un passo avanti l'al-
tro indietro, come dire che l'uomo resta e sta, e solo d'immoto moto
pur si muove. Come commosso è l'uomo dal ricordo di chi, dal ricordo
ora d'allora. E come allora un fiume trova e ritrova, un letto di
fiume, su cui s'adagia e riposa. Ma ecco che l'ovale alveo, da spec-
chio d'acqua qual era, cotale diviene: un atro tetro teatro, una ca-
vea, cavica cloaca, fogna dei gradi gradini tutti, ove finalmente
discendere, e la miniata memoria teterrima precipitare. Dove si sia
quel che si ha, dove si abbia quel che si è, in quel luogo che è il
non luogo a procedere per eccellenza, o forse per scelta, o solo per
vocazione, là pur si procede. E si prosegue. Ma l'unica azione ad
agire è la voce: non altro; semplicemente non ci si muove, se non di
immoto moto, e commosso. Tutto è già stato detto, più e più volte
detto, e pure dramatis personae nuove dimentiche del ruolo loro af-
fidato da chi ora come allora avendo è, o sia quel che sia, o vero
da chi ora come allora essendo ha o abbia, codesti guitti o personag-
gi a tutto tondo, un giro girotondo inaugurano, una giostra, ma come
impazzita, una danza di figure e figuri. Gli auguri di fatti vengon
detti senza parola alcuna, in silenzio; così gli auspici, sovvoce
vengon detti senza nulla dire, sovvoce dicendo soltanto il nulla qual
è. - Come dire? - è la sibilla a dire, e disdire; ma forse predice:
- Nel bel mezzo del foglio, che l'uomo e gli uomini tutti tien scrit-
ti, l'incontro accade. - E l'oracolo, codesto dell'Ore gemelle ille-
gittimo figlio, un oroscopo, tanto inatteso quanto a dire inatto,
leggero legge: - Nel bel mezzo d'un foglietto, d'un letto di foglie,
che l'uomo e gli uomini tutti tien scritti, e accoglie e raccoglie,
accade l'incontro. - E l'Ore gemelle, dell'oracolo madri, e matrigne,
codeste guardiane delle porte del tempo, le stelle guardando e il
cielo, ritualmente annunziano: - Nel bel mezzo d'una fola volata via
dall'albero della conoscenza, che l'uomo e gli uomini tutti tien
scritti, l'incontro fatalmente accade. - Ma codesti personaggi a
tutto tondo, in giro andando a formare la fugura del circolo, non
ostante abbiano il dono del dire, pur tutta via non dicon altro se
non il predetto; e dunque, di Cerbero la coda di serpe mordendo morsi
a loro volta da essa fiera ne vengono.
Ognuno è dentro di sé solo, e tra le sue proprie entragne s'addentra
a Cerbero andando incontro, e non solo, pure andando incontro ai
dannati, ai torturati, ai tormentati, a coloro che abitano quel luo-
go: la dimora dei morti.
Se della bestia la voce, Cerbero feroce, atroce è, la radice nel nero
affondando s'innerva, e al di sotto inalbera, come capovolta: terri-
gena, frutto dà che cadendo in terra terragna si inferna. Dagli infe-
ri Cerbero tuona e rintrona, atterra e sotterra; ed il crepitìo ed
il silenzio suoi allo stesso modo assordano, dell'animule confuse i
volti rivolti essendo al panico, all'urlo, all'urgenza di una pre-
ghiera quale che sia, quale che è, qual è: - padre mio che sei sot-
terra, dammi un segno dall'assenza tua; e colma, e ricolma. -
Innaturale è la natura del luogo, e a descriverla occorre o la teoria
dei contrari, o la prospettiva del capovolto, o il teorema del paral-
lelo: se ora, come figura di spirale, che spira e spira, facendosi
però pira, o infocata scheggia di sole e lunula infiniti, ora, im-
ploso che sia mai quel sanguipeto ordegno della diastole, si scioglie
e raccoglie in tessuto d'arti, in tessuto tappeto di lava volante;
se l'albero della conoscenza al di sotto s'inalbera, a cima in giù,
il frutto suo, che si dà, o si coglie e raccoglie all'istante, o ca-
dendo si perde e negli inferi va. E pure quel che ne ritorna, da ciò
che ora, i punti delle rette correndo a distanza sempre uguale mai
s'incontra, in punto convergendo unico ed infinito, ora in vece e
sempre s'incontrano: in punto di morte, in punto morto e a capo.
O in fine."
( me medesmo , Della distanza, racconto di quando scrivevo incompiuto
e inconcluso)


inconcludibile?



(continua)





Campi Giovanni
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