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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 06/03/2007 :  18:08:47  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

(continua)


[img]http://img140.imageshack.us/img140/9096/tiepolocapovoltoorizzonef6.jpg[/img]

[img]http://img140.imageshack.us/img140/2376/tiepoloduepulcinellazn0.jpg[/img][img]http://img140.imageshack.us/img140/2779/tiepolo90graditx4.jpg[/img][img]http://img140.imageshack.us/img140/596/tiepoloduepulcinellaateun4.jpg[/img][img]http://img70.imageshack.us/img70/1417/tiepolo180gradija5.jpg[/img]

[img]http://img140.imageshack.us/img140/5762/tiepoloduepulcinellacaphs3.jpg[/img]


(continua)


Campi Giovanni
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 06/03/2007 :  18:20:11  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

(primo dunque)


l'illetterato senso della lettera


che sian i sensi letterali colti
da minime minie di testi incolti
ecco pararsi, pare, d'un disporsi
il caotico comporsi, d'un porsi

l'ordinato scomporsi: se riflesso
il sé, pur congiunto a chi o cosa si sia,
non appare che sé, ogni se la poesia
contenendo oltre modo l'irriflesso

suo es: ma tale contenere è tener
tenere mani che non tengan conto
di nulla, com'un trattenere contro

senza mai tender le mani all'intender
altro da sé: e altero va, cotale,
l'illetterato senso letterale



(continua)


Campi Giovanni
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 06/03/2007 :  18:44:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
time is money
space much more -
so, my honey,
why this bore?
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campi giovanni
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Inserito il - 06/03/2007 :  23:25:21  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

(discontinuirato)


mielato fiele melenso


[img]http://img211.imageshack.us/img211/1260/goya4aoe1.jpg[/img]


purgato dal purgatorio


[img]http://img61.imageshack.us/img61/817/sf03lb1.jpg[/img]


Canto XVIII

[Canto XVIII, il quale tratta del sopradetto quarto girone, ove si
purga la soprascritta colpa e peccato de l'accidia]

"Posto avea fine al suo ragionamento
l'alto dottore, e attento guardava
ne la mia vista s'io parea contento;
e io, cui nova sete ancor frugava,
di fuor tacea, e dentro dicea: 'Forse
lo troppo dimandar ch'io fo li grava'.
Ma quel padre verace, che s'accorse
del timido voler che non s'apriva,
parlando, di parlare ardir mi porse.
Ond'io: - Maestro, il mio veder s'avviva
sì nel tuo lume, ch'io discerno chiaro
quanto la tua ragion parta o descriva.
Però ti prego, dolce padre caro,
che mi dimostri amore, a cui reduci
ogne buon operare e 'l suo contrario...
(...)
Però, là onde vegna lo 'ntelletto
de le prime notizie, omo non sape,
e de' primi appetibili l'affetto,
che sono in voi sì come studio in ape
di far lo mele; e questa prima voglia
merto di lode o di biasmo non cape.
Or perché a questa ogn'altra si raccoglia,
imitata v'è la virtù che consiglia,
e de l'assenso de' tener la soglia"
( Dante , La commedia secondo l'antica vulgata, Purgatorio XVIII,
1-15, 55-63)


Campi Giovanni
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fiornando
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Inserito il - 07/03/2007 :  13:06:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
i' non mi so che diavolo mi piglia
e che prudor mi monta in su la coglia
quand' i' veggo qualcuno che s'appiglia
a pensieri vestuti d'altrui panni
per dir de' suoi, e a quello s'appariglia.
i' non capisco perché tu t'affanni
sempre con l'alighiero e 'l manganello:
tutti sanno volar con l'altrui vanni!
ma qualcosa di tuo, nel tuo cervello,
attecchisce sì o no, campi giovanni?
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campi giovanni
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Inserito il - 07/03/2007 :  16:37:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

(rispondiscontinuo)


risposta economica: è un bene-rifugio la ricchezza altrui se la
penuria m'è propria


risposta statistica: dar di conto il dar di motto, dar di matto il
dar di cunto: sul totale dell'inserito (letterale-simbolico-allegro-
ma-non-troppo-allegorico) detrarre il proprio e l'altrui


conclusione: è la differenza che monta di tra l'indifferenza che la
feria* ferisce e l'inferenza che la féerie inferisce


ma che monta?


* feria infernale: fig: periodo nel quale, secondo alcune leggende,
le pene dei dannati sarebbero temporaneamente mitigate
(Devoto-Oli, Dizionario della lingua italiana)



e sia comunque
torno al
dunque


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campi giovanni
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Inserito il - 07/03/2007 :  16:56:29  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
(secondo dunque)


direttamente dalla mia cerebroteca in immondovisione


quel che penso del simbolo come deriva:
un senso che deriva dai sensi?


venendone vene, che qual cosa sia
talora chiara talora atra,
talora tale talora talaltra,
colta è la rosa da mia incolta poesia:

'cosa che porga chiosa par la rosa':
il dire che dice il pensiero pensante
al significato insignificante
della rosa che appare dalla cosa

che sia, predice il pretesto per dire
e il ridire e il non dire che dice
la mente demente: così disdice

il simbolo, disdicevole dire,
che dice e non dice: deriva dal senso
della deriva che penso e non penso



( seccatura di rose rinsecchite
o florilegio di rose fiorite?
)


[img]http://img401.imageshack.us/img401/7764/start01pp7.jpg[/img]


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Inserito il - 08/03/2007 :  11:58:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Colpa pena e pieta' per i tipi umani

Il primo tipo e' l'uomo standard, il secondo quello che appartiene al primo ma non lo ammette, il terzo quello che non appartiene al primo, il quarto appartiene al terzo ma spende la sua vita cercando di stare nel primo, un'ombra invisibile agli altri tre.
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campi giovanni
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Inserito il - 08/03/2007 :  16:48:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

(ludiscontinuo)


le mialolalie della gatta cenerentola
in la tarantola matta del cunto de li cunti



e uno e doje e tre e quatto
e cinche e sei e sette e otto



"Ccà nun se parla cchiù,
se va sempre fujenno,
e 'a vita se ne va,
senza storie 'a raccuntà..."


[img]http://img170.imageshack.us/img170/1601/peppebarrahl8.jpg[/img]


"miao, miao, miao, cuccuruccù..."


"Uno doje e tre
votta 'o tuocco e jesce a te
ce sta sempe chi se fotte
e tutt'a vita resta sotto...
(recitato) Uno doje e tre, uno doje...
pa' te pa' te... juòca!..."


"ANTIDOTUM TARANTULAE" (senza parole ché è strumentale)


[img]http://img170.imageshack.us/img170/1310/znapoli45cl3.jpg[/img]


"Dice ch'era na vota lo re de la Valle Pelosa, lo quale aveva una
figlia chiammata Zoza, che, comme n'autro Zoroastro o n'autro Era
cleto, nun se vedeva maie ridere"


"Nient'autro, se non che me raccomanne a la palomme de le fate, de-
cennole che me manneno quarcosa; e, si te lo scuorde, non puozze ire
né 'nanze né arrete. Tiene a mente chello che te dico"



(disbloccato)


Campi Giovanni
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Inserito il - 09/03/2007 :  16:28:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il n. 4
Alvin si era laureato in matematica, gli piaceva l'analisi funzionale, il calcolo variazionale, l'algebra delle convoluzioni ecc.. insomma quella parte che riguardava il calcolo applicativo. Ma non essendo riuscito a trovare un lavoro che gli permettesse di sfruttare appieno quello che aveva studiato, essendo lui inadatto nei rapporti umani, verso i quarant'anni si rese conto che aveva perso ogni interesse per quelle cose, decise percio' di fare lo spazzacamino e getto' via tutti i suoi libri tecnici. Se ne andava in giro per le vecchie case col suo furgone carico di attrezzi a togliere la fuliggine dai camini, gli piaceva quel lavoro, gli piaceva arrampicarsi sui tetti e di lassu' guardare le persone che passavano sulla strada indaffarate per i fatti loro, non le invidiava per nulla, non avrebbe piu' fatto un lavoro che lo facesse sentire una formica, e poi lavorava solo quando ne aveva voglia. Una mattina stava scendendo da un tetto, e mentre appoggiava i piedi per terra si accorse che non riusciva piu' a toccarlo, non riusciva ad avvicinarsi a piu' di cinque centimetri da esso. Penso' che fosse solo un brutto sogno, e si aggrappo' stretto al camino cercando di svegliarsi, e dopo essersi toccato dappertutto per capire cosa fosse accaduto riprovo' a scendere dal tetto, ma era sempre la stessa cosa, non riusciva proprio a toccarlo, i suoi piedi galleggiavano sempre a cinque centimetri da esso. Finche' realizzo' che intanto doveva cercare di arrivare alla scala e scendere giu'. Alla fine ci riusci', anche se la cosa non fu affatto semplice, era come camminare nel ghiaccio senza alcun attrito, dovette appoggiarsi ai muri e alle tegole con le mani per evitare di cadere rischiando di uccidersi. Con uno sforzo enorme e correndo notevoli rischi alla fine riusci' a scendere, chiamo' a gran voce il padrone di casa, che usci' quasi di corsa spaventato dalle sue grida, e gli spiego' quello che gli era successo. Ma quello vedeva solamente A. che non riusciva a stare in piedi e che continuava a scivolare, e penso' che avesse bevuto, allora lo guardo' con aria di disapprovazione, e piu' A. cercava di spiegargli piu' lui si convinceva della sua idea, cosi ad un certo punto lascio' perdere la discussione, lo carico' nel furgone, lo porto' a casa e lo mise sul divano, facendogli anche la predica "col tuo lavoro non puoi permetterti di stare sopra i tetti ubriaco, cosi ti ammazzi, vedi di non farlo piu'". Il povero A. era troppo avvilito e spaventato, cosi se ne stette disteso sul divano senza nemmeno accennare una risposta, sembrava un bambino spaventato. Quando il tipo che lo aveva accompagnato a casa se ne ando', A. rimase per un po' a riflettere, sperando che la sua strana situazione fosse passata, ma quando riprovo' a scendere per rimettersi in piedi, ancora non riusciva a toccare il pavimento, pero' si alzo' ugualmente, e appoggiandosi con le mani raggiunse il frigorifero, dove teneva una bottiglia di whisky, la tiro' fuori e se ne verso' mezzo bicchiere. L'effetto fu di calmarlo un po', ma non abbastanza, cosi se ne verso' ancora un altro mezzo, e poi un altro mezzo ancora, finche' non si senti' davvero meglio, e a quel punto era ubriaco davvero. Ma proprio in quel momento scopri' che riusciva di nuovo a toccare terra coi piedi e a camminare normalmente, anche se barcollava un po', "Finalmente il mio incubo e' finito, ma accidenti se mi sono spaventato, forse mi sono svegliato solo ora" penso', si rimise sul divano e si addormento' profondamente. Quando si sveglio' l'effetto dell'alcool era passato, ma non appena riprovo' a mettersi in piedi scopri' con terrore che di nuovo non riusciva a toccare per terra. Da quel giorno comincio' una lunga serie di visite mediche, lui che galleggiava e i medici che invece erano convinti avesse qualche strana malattia che gli toglieva l'equilibrio, una forma di labirintite, anche se tutte le analisi lo davano sanissimo. Il povero A. comincio' a bere sempre di piu' perche' era l'unico sistema che gli permetteva di camminare appoggiato al suolo, cosi' divento un alcolizzato, e allora lo portarono in un ospedale psichiatrico, pensavano che avesse qualche forma di malattia mentale, cosi una nuova serie di visite mediche, e anche queste non riuscirono a trovare niente, ma lo tennero dentro ugualmente, non gli lasciarono piu' bere e lo costrinsero a stare in una carrozzella a causa del suo equilibrio precario. Finche' un giorno di lui si perse ogni traccia, i suoi documenti e le prove della sua esistenza svanirono, sul tetto fu trovata una carrozzella vuota e gli infermieri si chiesero perche' fosse li.
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campi giovanni
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Inserito il - 10/03/2007 :  15:26:11  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
(discontinuo dindondante)


di(n) dante a donati

la singolar tenzone

s'io fossi dante e Lei Donati arderei
lo 'ngegno mio qual sia per dirLe una fia
per tutte che faria di questa graphia
Sua: io ne la torrei via, né la vorrei

qual mia. Le riporto donde ha, a torto
o a sragione, torto tal mio contorto
dire: quel dimonio, d'alluso conio
Suo, discende, trigonio, qual testimonio

di cerbero illeso, forse dipeso
da Cerbero leso, forse di peso
a cotanto pensar: secreto poetar

escreto in vece non sia sol tanto sòn
di note ignote con che dican din don,
ma di can infuocar le fauci ove far



[img]http://img410.imageshack.us/img410/4338/candeline2fq9.jpg[/img]






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fiornando
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Inserito il - 11/03/2007 :  08:12:01  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
naa. nun ce si' tagliate, giuvà.

ma un tu lo sai mia te ikké vol dire "una fia" in toscano? e tu lo sapessi, e tu gioeresti meno con le parole, da' retta a me.
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campi giovanni
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Inserito il - 12/03/2007 :  12:37:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
(disputinuando)

lor tumidi signori di nullitudine d'or

d'ora in ora ognora s'ignora
l'indotta Signora ignoranza dotta...



...detto dei detti...


"Usava di farsi leggere quando un libro quando un altro, per lo più
di scrittore antico; e interponeva alla lettura qualche suo detto,
e quasi annotazioncella a voce, sopra questo o quel passo, di mano
in mano. Udendo leggere nelle Vite dei filosofi scritte da Diogene
Laerzio, che interrogato Chitone in che differiscano gli addottri
nati dagl'indotti, rispose che nelle buone speranze; disse: oggi è
tutto l'opposto, e i conoscenti non sperano cosa alcuna.
Similmente, leggendosi nelle dette Vite come Socrate affermava essere
al mondo un solo bene, e questo essere la scienza; e un solo male,
e questo essere l'ignoranza; disse: della scienza e dell'ignoranza
antica non so; ma oggi io volgerei questo detto al contrario."
( G.Leopardi , Detti memorabili di Filippo Ottonieri )


... detta la suocera di Veronica che veronica di sua cera ne fa...


[img]http://img85.imageshack.us/img85/8883/rosaliaporcaro2fk7.jpg[/img]


"'gnurant' a mme?
io tengo 'a casa chiena de libbre
tengo 'e libbre pe' tutt''e parte
pe' dinte 'e terature
pe' 'ncopp li mòbbele
pe' 'ncopp 'e bumbuniere"
(Rosalia Porcaro)


par che odìa una parodia senza ché


parodiar dante par odiar donati


"O dolce frate, che vuo' tu ch'io dica?
(...)
vedi che non pur io, ma questa gente
tutta rimira là dove il sol veli"
(Dante, Purgatorio XXXIII 97, 113-114)


"I' mi son un che, quando
Odio mi spira, noto, e a quel modo
ch'e' ditta dentro vo significando"
"



Campi Giovanni
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campi giovanni
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Inserito il - 13/03/2007 :  23:38:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

(bisbidismanganellando un pò)


"Morti di codesta razza si irraggiano nel nonquì, non abbisognando
spazio essi sono a distanza tale l'uno dall'altro che in nessun caso
potranno confrontarsi e in tal modo guadagnano una sorta di spuria
dignità più offensiva e umiliante di qualsiasi scherno, anzi, uno
scherno irreparabile - giacché, chi puoi sfidare, qui? E vuoi davvero
sfidare, o non ti piace questo trucco miserevole e tristo?
"
(G.Manganelli, Dal disonore)


"Comunque, non è impossibile che io sia insieme persuaso e indispet-
tito, e che pertanto cerchi
quella cruna, proprio come una donnetta,
una ladruncola colta sul fatto, e sia codesto fatto un furto misere-
vole e vile, tenta ancora di escogitare una difesa, una petulca ar-
gomentazione - insomma io 'faccio la vittima' - proprio l'ultima
cosa che potrebbe fare un assassinato, e cerco la cruna per questo
appunto, perché voglio andare a dire la mia, voglio l'ultima parola,
atteggiamento infantile, giacché tutte le parole sono state già det-
te, e che argomenti potrei trovare, interessanti per chi?
Ma è sin-
golare questo: che sempre si cerchi di andare a piatire là appunto
dove siamo stati condannati, pesati e trovati mancanti, e non, ma-
gari, cercare una condizione dove tutto ciò sia irrilevante, esplo-
rare se non si dia un luogo dove l'opinione pubblica non abbia nulla
contro gli assassinati: insomma, andare veramente altrove, checché
ciò voglia dire
."
(ivi)


Campi Giovanni
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Inserito il - 14/03/2007 :  13:31:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
"Alvin, hai annegato la bambola di tua sorella, perche' l'hai fatto?" "mamma, non sono stato io, e' stato il mio amico Alessandro" "ma quale Alessandro, da stamattina a casa ci siamo solo io e te" "ma mamma, ti dico che non sono stato io, e' stato lui" " smettila di dire bugie o ti daro' due ceffoni di quelli che non ti dimenticherai cosi facilmente, e ora fila a letto senza cena" La bambola galleggiava nella vasca da bagno a pancia in giu' con la testa staccata, era ridotta da buttare. A. pensava a quella scena di quando era bambino, e si sentiva ancora in colpa, anche se era sicuro di non essere stato lui, quanto tempo era passato da allora, ma certe cose rimangono dentro, chiuse in un cassetto che ogni tanto si riapre, non spariscono mai. Sua madre non c'era piu' da un po', quando la vita gli aveva chiesto il conto se ne era andata incazzata con tutti, convinta che fosse stato il mondo a costringerla a trattenere i suoi sentimenti senza dargli all'ultimo istante una seconda possibilita'. Lui si sentiva ancora controllato da lei, una forma di ossessione, ma l'eredita' era anche un'altra, lo stesso suo disturbo, ma di tutto questo si era reso conto tardi, troppo tardi per poter porre rimedio, sapeva di essere condannato, una maledizione che lo avrebbe costretto alla solitudine. Cosi per sfogarsi ogni volta che stava molto male scriveva, le cose gli uscivano senza nemmeno pensarci, il cervello dettava e A. non doveva far altro che scrivere, fino a quel giorno le aveva respinte negli abissi della sua mente, ma su consiglio di X. aveva deciso di non farlo piu'. Una differenza tra lui e sua madre era il senso di colpa, un regalo che lei non aveva, lui invece l'aveva appiccicato addosso come un indelebile tatuaggio dell'anima e gli procurava un dolore forte, forse piu' forte dello stesso dolore fisico. Il mondo che A. vedeva era distorto, deformato e schiacciato, la luce intensa lo disturbava, non la sopportava come non sopportava piu' le persone, crescendo era diventato una creatura delle tenebre, solitaria, con un passato da riuscire ad accettare e senza un futuro. L'unica persona che riusciva a frequentare era Y., leggera come lui, quella sera si sono gettati insieme in un burrone attraversando il confine della notte.

... giacché tutte le parole sono state già det-
te, e che argomenti potrei trovare, interessanti per chi?
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Generated in 0.14 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03