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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 14/03/2007 :  15:12:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
cose per campi g.

[img]http://www.imss.firenze.it/milleanni/cronologia/1509.gif[/img]

tacete unquanco, pallide vïole
e liquidi cristalli e fiere snelle:
e' dice cose e voi dite parole.
(F. Berni, Capitolo a fra Bastian dal Piombo)


"Noi scopriamo che le cose assomigliano ad altre quando siamo nel centro dei legami delle cose, altrimenti passiamo semplicemente da una cosa all'altra, percorriamo un reticolo, la periferia degli oggetti, che è quella che mi pare la maledizione del nostro linguaggio quotidiano."
(G. Manganelli, Dibattito pubblico, 1974)

(dove "quotidiano" potrebbe essere un qualunque linguaggio divenuto d'uso e dunque definito e manierato e ormai non rischioso ma inerte)
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 15/03/2007 :  13:35:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

privata virtù vizio pubblico


"interessantissimo! perché solo per me questa leccornìa?


Campi Giovanni
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campi giovanni
c.s. oltre


861 Messaggi

Inserito il - 15/03/2007 :  13:55:21  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
(il) manifesto (del) delirio logico o (della) logica delirante?(.)


- Mi dica dov'io ciancio parole anzi ché non cose, e io Le dirò
infinite cose infinte delle mie parole finite.

- Mi dica dove si dican cose anzi ché non parole, e io Le dirò
finite parole finte delle Lor cose infinite.

- "Ogni cosa che passa è solo una figura".

- Ogni cosa che sia, ogni chi che sia, è comunque una parola: ma
anche ogni cosa che non sia, ogni chi che non sia, è una parola:
e io la interrogo, la parola, quella che è, questa che non è, per
ogni dove, per ogni quando, per ogni come e perché, ambiguo passo
dopo passo ambiguo, digredendo e digradando, gradito e non gradito,
divagando, svagato e invaghito, probato re probo, reprobato reprobo:
mal detto maledetto, sdetto benedetto.

- Ogni cosa, che sia o non sia, ogni chi, che sia o non sia, è una
parola affatto ambigua: e io la interrogo, la parola.

- O forse sono dalla parola interrogato: mostrandosi (o meno) qual
è (o non è), mi chiede d'essere detta e non detta, detta e ridetta,
detta e contraddetta, detta e sdetta.

- Ogni bivio è un trivio: ogni adito dà adito all'adito ulteriore.

- Non ho pensiero dell'aver pensiero: e allora?

- Non ho idea dell'aver idea: e allora?

- Il mio cervello messo a nudo.

- Non ho idea né pensiero di cosa sia la cosa, e la interrogo con le
parole.

- Pensare il pensiero mi pesa oltre modo: e allora, al meno qui nel
forum, gioco con le parole. Penso senza pensare alla possibilità di
redigere un dizionario della tmesi per esempio, là dove la parola
detta venga una volta per tutte sdetta, là dove la parola spezzata,
scomposto che sia il tutto a pezzo a pezzo, a pezzo a pezzo il nulla
ricomponga; là dove la parola scissa venga scossa da questa ulteriore
possibilità, divergente che sia, e divertente non ostante l'impossi-
bilità mia a divertire alcuno; là dove la parola ferita, in fine,
mettendosi a nudo, s'offra per quel poco o nulla che si è, e per ciò
soffra: una ferita che inferisca la propria insignificanza, forse
solo a me significativa.


Campi Giovanni
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tanascia
c.s. acquatico


74 Messaggi

Inserito il - 15/03/2007 :  14:42:56  Mostra Profilo  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di tanascia  Rispondi Quotando
PAROLE.....!"Paroliamo"della parola con le parole.....La parola è un atto sacro nata dall'alchimia del respiro: l'inspirazione (il soffiar dentro: in = dentro, spirare = soffiare) e l'espirazione (il soffiar fuori: ex = fuori, spirare = soffiare) generano il suono della vita, unico e duale allo stesso tempo: il dentro e il fuori, la luce e il buio, il + e il -. Il suono, contenente gli opposti, ricorda perennemente all'uomo il ritmo primordiale che ha dato origine al gioco della vita, dove due e uno si scambiano i ruoli inseguendosi ed incontrandosi costantemente. La meraviglia di questo gioco è che l'Uno, nonostante si vesta di dualità, rimane sempre Uno.
In effetti il cerchio è dato da un punto che si avvia, facendo perno sul proprio asse con moto rotatorio e mantenendo sempre intatta la distanza di se stesso dai punti generati. In questo modo percorre la circonferenza prima in un verso e poi nell'altro, trovando sempre e, al contempo superando, il punto d'incontro tra ciò che viene e ciò che va: riproducendo se stesso all'infinito e coniugando il suo dinamismo con l'apparente staticità, palesa così il suo essere in costante evoluzione e ci fa dire che l'Uno è staticamente dinamico o dinamicamente statico. 1:2=2:1, 1+1=1.
Tutti i movimenti in natura seguono un percorso circolare, pensiamo ad esempio all'onda del mare: essa contiene un inizio, una fase media (il punto d'incontro e al contempo il culmine del movimento) e una fase finale che poi coincide con quella iniziale.
Le prime sillabe o parole pronunciate dall'essere umano sono state sicuramente di tipo onomatopeico, ovvero riproducevano un suono della natura (il vento, il mare, la pioggia) e il linguaggio ha cominciato ad assumere gradualmente una certa forma e ritmo quando gli esseri umani hanno riconosciuto le proprie emozioni e sentito il bisogno di esprimerle. Nella memoria atavica esistono suoni che danno sensazioni positive, quali pace, gioia, felicità e, per contro, conflitto, angoscia, tristezza. La parola espressa con la voce ha un colore, un volume, un ritmo musicale; emana un'aura che può essere armonica o disarmonica, evoca un'immagine, una sensazione, può dare un input o bloccare, può creare o distruggere. Giovanni, nel suo Vangelo, ci parla del Verbo fattosi carne, ovvero del Suono Sacro che si concretizza nel Suono di Vita. L'AUM, nella tradizione sacra orientale, ha una funzione simile: rievocare il ritmo iniziale della creazione e creare armonia in se stessi. E' necessario, quindi, per il nostro benessere e la nostra crescita spirituale nutrirci di suoni che riequilibrino le nostre cellule riproducendo al loro interno suoni armonici.
Oggigiorno si assiste sempre di più ad un uso di parole che non comunicano il loro significato intrinseco, ma vogliono riempire un vuoto di comunicazione, che proprio a causa di ciò diventa ancora maggiore e, le parole mal usate sono spesso il corollario di una vita affrontata superficialmente. Abbiamo davvero una grande responsabilità nello scegliere le parole e nell'accompagnarle ad atti sinceri che riflettano la volontà di bene. In questo modo possiamo diventare dei veri costruttori di pace edificando ponti di comunicazione sempre più ampi, così che raggiungano non solo la nostra anima, ma quella degli altri in una comunione illuminata che amplia il cerchio del nostro essere in una continua crescita di consapevolezza.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 15/03/2007 :  18:43:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
troppa eco

[img]http://www.fabriziocrisafulli.it/camera%20eco%20singola%202.jpg[/img]


Citazione:
campi g. scrisse:
"interessantissimo! perché solo per me questa leccornìa?


Per farti un po' di caos, per vedere come ti si rimestano i tarocchi mentali, avendo per catalizzante intralcio un Manganelli che, invece di una prevedibile laude di frate nulla e sorella ciàcola, mette al centro le cose. Cose, non "idee". Non avere idee, per tanti galatei più scrupolosi, è essenziale per ritrovarsi tra le cose. Il problema non è della parola vuota (di significato), della parola botola di Alice, ma della parola oziosa: quella che s'avvita in ecolalìa subito entropica: viene da saltarla, quando anche il Niente può esser detto con niente. O con tutto.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 16/03/2007 :  17:15:57  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
lector ridens
(The Arendt's touch)


...alcune delle critiche che le sono state rivolte si incentrano sul tono di alcuni suoi passi.

(...) Vede, ci sono persone che se la prendono - e posso in parte capirli - per il fatto che, per esempio, riesco ancora a ridere. Ma ero davvero convinta che Eichmann fosse un buffone. Le dirò, ho letto le trascrizioni dei suoi interrogatori, tremila e seicento pagine, le ho lette, le ho lette con grande cura, e sono scoppiata a ridere non so quante volte - ho riso a crepapelle! Alcuni si indignano di fronte a questa reazione, ma io non posso farci niente. Ma so una cosa per certa: probabilmente riderei anche tre minuti prima di una morte certa. E questo, secondo i miei critici, sarebbe il mio tono di voce."
(H. Arendt, conversazione con G. Gaus in Antologia, Feltrinelli 2006)

Modificato da - f.c. in data 29/04/2010 07:20:48
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 17/03/2007 :  08:31:04  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

immanente vacua vacanza da me stesso


[img]http://img80.imageshack.us/img80/4121/permanentrx7.jpg[/img]


Campi Giovanni
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 18/03/2007 :  16:46:47  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

imminente immane immanenza del risveglio


[img]http://img67.imageshack.us/img67/1669/risveglicinewg2.jpg[/img]


perchè il riso è giallamente quasi illeggibile?


"Ma il riso non ha, a sua volta, nulla a che fare con l'alleg(o)ria.
L'alleg(o)ria è socievole, è amica, è pacifica. Il riso è solitario,
incomunicabile, astratto, impossibile a trascriversi, trasversale, il
leggibile; il riso cavernoso non è tetro; è furbo, ha trovato una
caverna e ride, moltiplicandosi del riso della caverna che, notate,
notate, non sa leggere. Il punto puramente mitologico che la lettera-
tura non varca è appunto il riso: parola che indica, ancora, un vege-
tale, e s'apparenta a rosa, la Rosa finale. Per risum ad rosam. Nel
riso stemma ed ombra si conoscono identici: e lo stemma che domina
altissimo l'altissimo castello (dei destini che s'incrociano) è,
arrovesciato, il riso che conclude l'itinerario insondabile e nottur
no dell'ombra. Non vi siete mai svegliati ridendo? "
(G.Manganelli, Discorso dell'ombra e dello stemma)



vorrei segnalare a margine quel che m'accade e mi pare in fine essere

due parole son cadute alla fine del rigo: illeggibile e notturno

quando non metto il trattino mi significano il leggibile, l'articolo
che mi pare a capo e finalmente leggibile: dire in fine alla notte
un no cosmicomico che mi possa risvegliare, e apparire, e essere


'spaperimentare per paperadossi' il divariato dolore
omesso



Campi Giovanni
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 19/03/2007 :  16:23:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

le coordinate del singulto


"Per intervalli sospesi al di là di ogni clausola, due note venivano
dai silenzi, quasi dallo spazio e dal tempo astratti, ritenute e pro-
fonde, come la cognizione del dolore: immanenti alla terra, quandoché
vi migravano luci ed ombre."
(C.E.Gadda, La cognizione del dolore)


Campi Giovanni
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 20/03/2007 :  23:31:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

insufflo il deflusso, desufflo l'influsso


"flusso fa sì
che ogni cosa
pur essendo
ogni cosa
dunque quella
proprio quella
pur essendo
non è
parliamone"

(Samuel Beckett, Mirlitonnades)


Campi Giovanni
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 21/03/2007 :  07:23:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Lettori in guerra

[img]http://www.spurgeonworld.com/blog/images/groucho.jpg[/img]

"solo i libri cattivi possono essere buone armi"
H. Arendt, Comprensione e politica (le difficoltà del comprendere)

Obiezione platonica: E cattive letture di libri buoni no?
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 21/03/2007 :  09:56:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

fila fila filastrocca
un pò tocca
un pò sciocca



"In quel viso aveva il vano protendersi della memoria già radunato i
segni di lontananze strane: ma pareva a tratti riessere e coordinare
con tocchi subiti allora a sua posta i sciocchi frammenti in che va
dissolta la presunzione della continuità, rinucleandone più
puri enigmi."
( C.E.Gadda , La madonna dei filosofi)


lettori di fùnere
o
fùnere di lettori


"Oh! Ella doveva essere certo, pensò il compagno, la nipote d'un uomo
dedito a funeste letture!"
(Ivi)


[img]http://img83.imageshack.us/img83/964/busterpi4.jpg[/img]


Campi Giovanni
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 21/03/2007 :  16:11:29  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

(terzo dunque)


direttamente dalla cianciallegra ricevo e copio codesta
mitografia giallegorica

dal titolo
cogito ininterruptus


compilo pile di tomi dal mito
per un computo incompiuto del nulla:
commuto e permuto il muto compito
eufurorico fior che, dalla culla

dell'etimo emotivo, illetterale
improba lettera, pur improbabile,
moto immoto movendo del probabile
simpatico simbolo l'animale

Cerbero d'incolto teschio tripode
il passo dopo passo contra passo
tremuoto smovendo passim e l'oltre

modo del moto la mota qual coltre
che ripiega la spiega, infero sasso
riceve in dono chi gode e non gode



fine dell'illetterale lettera
fine del simpatico simbolo
fine dell'allegra allegoria


(fine del continuo e del discontinuo)


Campi Giovanni
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 21/03/2007 :  16:22:57  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
come ci si può salvare, non sapendo preghiere, dicendo "zoccoletti, zoccoletti", così si può trarre qualche utile da un brutto libro.
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f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 21/03/2007 :  20:15:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Lector in crapula

[img]http://www.viaggio-in-germania.de/lichtenberg.jpg[/img]


"Se un libro e una testa, scontrandosi, emettono un suono fesso, non è detto che la colpa sia del libro" (ma neppure escluso); "Un libro è uno specchio: se vi si specchia dentro una scimmia, esso non può certo riflettere un apostolo" (ma così diventa il riflesso di una scimmia): così Georg C. Lichtenberg ([url]http://en.wikipedia.org/wiki/Georg_Christoph_Lichtenberg[/url]), Lo scandaglio dell'anima, Rizzoli 2001.

Più passa il tempo (sto già platonizzando: più invecchio), più mi piacciono le cattiverie sulla scrittura, e quindi sui libri, che leggi nel Fedro. Platone, in fondo, accusa la scrittura di essere l'ecolalìa, il disco incantato, di un discorso vivo: una volta scritte, sempre la stessa solfa. Sempre lo stesso "zoccoletti zoccoletti" (fiornando), indipendentemente da chi domanda e cosa. Almeno I Ching, se lo sfrucùli appena un po' troppo, ti piazza un esagramma 4 (stoltezza giovanile) per dirti per cortesia di smetterla: altrimenti il libro si difenderà, facendosi più scemo del lettore scemo. Caso però di onestà intellettuale unica.

[img]http://www.kungfuclub.it/imgs/hex4-.gif[/img]


Mentre il resto dell'oceanica biblioteca non si difende dal lettore scemo, il quale nella lettura non s'illumina d'alcunché d'immenso, ma potenzia la scemaggine sua, diventa uno scemo colto, "un cretino pieno di idee" (Flaiano). Scolarizzato, lanciato a sua volta nell'ecolalìa di sé, aumenta la sua capacità di far danni. Capace che vinca il nobel e corrompa giovani anime con sentenze di flautata insostenibile saccenza.

E' un'idea di cui è certo Savinio: tutti i dittatori, almeno da Napoleone in poi, sono scrittori falliti, ai quali fece malissimo leggere: li riempì di ambizioni. Avevano ragione i gesuiti quando, ai tempi di Depretis Crispi & co., facevano la guerra all'alfabetizzazione universale? Quelle sì che eran tenzoni, altro che battagliare per Dico eterocliti & embrioni cresimati. A confronto di quel fort Alamo di fondamentalisti, oggi attaccare Bindi & Pollastrini è peggio che sparare sulla Croce Rossa.

Entropia entropia: "L’unico difetto che hanno gli scrittori veramente grandi è che di solito sono la causa di moltissimi scrittori cattivi e mediocri" (Lichtenberg). E si ritorna quasi da sé alla Arendt: cattivi libri uguale buone armi. Dunque, dai buoni libri alle armi non c'è che un passo.

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Generated in 0.16 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03