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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 25/03/2007 :  17:27:33  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
il suono dell'eco, l'eco del suono


re-itera-re ecofonie tautologiche


"...di carta in carta, buffone, di me stesso buffo buffone, sbuffo il
vento, o l'anima mia; folle folletto o narciso d'eco il suono trovo.
D'eco il suono re trova: Narciso, Eco ritrova. Fatto di vento, se
stesso in fiore re fuso muta image di carta in carta; di vento in fio
re, le magie incarta, nel regno di carta abitando; re fuso, in scala
movendo i passi in giù o in su, grado gradino, grado per grado se
stesso muta. Vento o fiore, come sia, dal seme dei fiori di carta na-
scendo, la figura d'un re di cuori, re fuso, di cuore se stezso dona:
il fiore, il re dona, quale è. Nel regno di carta abitando, il fiore
narciso, di bianco dipinto, - Narciso diventa: - l'uomo di carta. Di
vento in vento, di fiore in uomo, maiuscolo Narciso, se stesso ritro-
va. Il suono echeggia: reggia o castello, il regno di carta di quanto
va tanto viene. Il re fuso, narciso, o Narciso che sia, se stesso do-
nando, il fiore o l'uomo, il suono di Eco, o il suono dell'eco, d'in
canto ritrova. La foglia posando, narciso, e le foglie perdendo, se
stesso ritrova. Re fuso, in pegno, il regno di carta, pagine e fogli
di carta, la reggia o castello, perdendo ritrova. La fola - Narciso,
- ritrova segreta, o Eco."


qui finisce la sventura
del signor malaventura


[img]http://img89.imageshack.us/img89/2442/8845911330fk6.jpg[/img]


qui comincia l'avventura
del signor bonaventura



ecolaliche ecofilie


"C'era dunque una volta colei.
Colei che dire voleva cosa era se stessa, o
chi mai; che dire voleva - al meno una volta -
e solo una volta, - il di lei nome, non altri;
quel nome che mai aveva ascoltato, e forse mai
avrebbe; colei che, nonostante cosa dir sapeva
se stessa non fosse, né il suo nome, nondimeno
il nome degli altri perfettamente dire sapeva;
appunto la nostra Colei era."


"C'era dunque una volta Colei.
Se Colei quando Colui se stesso chiamava, -
Colui! ripeteva, era - Colei! che dire voleva?
Colei, scossa che fu da quella voce, che se
stesso chiamava quando lei lo chiamava, dunque
vaga di chi amare: se amare se stessa, o altro
da sé; a chidersi chi amare, andava Colei.
Dove andava Colei, là era la voce di Colui.
Colei, giunta che fu in quel luogo, o forse
mai mossasi da, dunque pure vaga di cosa fosse
quel luogo: se plurimo, o uno; da dove veniva,
Colei andava.
Dove andava Colei, là era la voce di Colui.
C'era dunque una volta Colei, che andava da
dove veniva a chiedersi chi amare. E Colui, là
era."


(...)


"C'era dunque una volta, e più e più volte,
Colei, che andava da dove veniva a chiedersi chi
amare. E Colui, là era: dove dovunque, dove
nonunque, in quel luogo fuori luogo fatto di
nulla e nonnulla, nel non luogo a procedere che
è tutti i luoghi e nessuno.
Colei la quale Aura chiamata era, o Aria, Eco
ora chiamata in fine finalmente è; o vero a capo
eco soltanto chiamata è: all'univoca voce di chi
è Colei, Eco, la plurivoca voce di di che colei
la imago è, l'eco si alterna. Eco di nome chiamava
chi amava: - Narciso!, - ma era una voce soltanto.
-Oh!, - ma il corpo dov'era?
La eco di fatto, Eco Narciso amando, e chi
amando: - narciso!, - via via ripeteva, ma era
un fiore soltanto.
- Oh!, - ma il corpo dov'era?
- Dov'era il corpo di Eco, dov'era il corpo della
eco? - in tanti chiedevano.
Eco come era, eco come è, per ora si tacerà."


"Allo stesso modo per ora tacendo d'Eco com'era
e dell'eco com'è, si consideri anzi che non la vece
sì bene o male la voce sua com'era e il suono suo
com'è; la voce di Eco che chi amava chiamava, e
il suono della eco, Eco Narciso amando, il suo nome
riecheggia: - Narciso! - Eco il suo nome chiamava;
- narciso!, narciso!, - la eco nella reggia il suo
nome riecheggia. Il nome nella reggia di carta
straccia e scheggia: nume si fa, o vero, con il ro
ro del coro, numero sì, ma innumero."


"Oh! quante e quante volte Eco chi ama chiama, e
tante e tante volte Narciso chiama chi ama: un'unica
voce plurivoca, un multiplo suono unisono; un unico
suonomultisono, una plurale voce univoca. La eco di
fatto il suono nella reggia riecheggia, e così pure
il suo nome che nume si fa, o numero innumero: -
cara Eco, eco cara, vocia e suona! - così il ro ro
del coro canta; - e la voce suona, e il suono vocia!
- in coro il coro ancora canta.
La voce suono muta, il suono voce muta, ma è come
dire lo stesso: d'Eco la voce vocìo diviene dell'eco
e poi solo e soltanto sonìo.
All'oracolo vien chiesto qualcosa: - Son io? - Narciso
domanda. - Son io? son io? - Eco allora ripete. - Son
io sonìo... - la eco in fine riecheggia.
Non io son io: cotali le parole che in vece la voce
invano invoca a capo, e il suono altrettale che dire
in fine desiderato avrebbe. Ma a capo o in fine di che
per ora taciute le parole sono".


Campi Giovanni
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campi giovanni
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Inserito il - 26/03/2007 :  11:29:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

intermezzo interpretativo


non so come interpretare il fatto che si sia voltata pagina proprio
ora: è un caso? è un segno? è un caso del segno? è un segno del caso?
ecc.ecc.


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campi giovanni
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Inserito il - 26/03/2007 :  16:01:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

a capo di che?


"A capo di che le parole così come in fine:
un unico suono plurivoco, o una multipla voce
unisona; o vero, un'unica voce multisona, un
plurale suono univoco. - Non io son io!... -
tali le parole che la voce d'Eco invano invoca.
- Non io son io!... - altrettali le parole che
il suono dell'eco dire desiderate avrebbe. Ma
la voce che c'era ora non c'è, e il suono che
c'era né meno ora che mai più.
- Oh! la voce dov'è? -
- Oh! il suono dov'è? -"



d'Eco i rumori, le voci dell'eco



"Un rumore ora s'ha che suono non ha, che
voce non è; la voce suono muta, il suono
voce muta; d'Eco la voce vocìo diviene del-
l'eco, e poi, senza parola alcuna, solo e
soltanto sonìo.
- Come parlare senza dire alcun che? - si
domandano in pochi. -
Ma intanto delle ninfe il canto in alto si
leva, e va. Ma di tanto che va, tant'altro
ne viene; e il canto pianto diviene: - Non
io son io! - tali le parole son desiderate
d'Eco, dall'Eco; - Son io non io, son io non
io! - tale è in vece il coro di dolore delle
ninfe di loro sorelle, quale un lamento con-
tinuo, un pianto infinito. - Son io non io,
son io non io! - insiste il coro, e mai desi-
ste; anzi persiste: - Son io non io! - sol
tanto per dire che nessuno più esiste, né
Eco né l'eco.
Il coro di dolore di naiadi e driadi in questo
consiste: solo e soltanto un sonìo, come par-
lare senza dire alcun che, come un rumore."


"Quel che era un coro di dolore, ora non è che
un coro di rumore, che voce non è, che suono
non ha.
Una sfera di silenzio che assorda, un tamburo
di nulla, questa che è la musica che sola si
ascolta.
Un niente siffatto: l'osso contro le ossa pic-
chiando sasso diventa, o pietra; ecco: pietra
viva! Ecco come Eco prima forse era, ecco eco
ora com'è.
Forse.
- Ma come sarà? - si chiedono pochi, o tanti."


Campi Giovanni
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campi giovanni
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Inserito il - 26/03/2007 :  17:08:35  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

ma prima di voltar pagina,
la pagina si scompagina

dunque è tale il cenno
del non c'è,
prodotto d'uno scartafaccio
del mio cartasfascio



da cosa nasce cosa



dall'eco di Eco nasce cosa?

"- Su cosa si posa? - Tale è d'Ampri il canto,
quale è quello del coro: - Su cosa si posa?
Su cosa si posa! -
E Ampri di rimando: - Su cosa si posa? -
E il coro: - Su cosa ascosa si posa! -
E Ampri, tra sé e sé: - Su cosa ascosa si posa?
Cosa cosa ascosa? -"


da cosa e cosa ascosa a osso e ossa

"A domanda Asconde risponde con domanda, così
che al coro rimanda: - Osso è la cosa? e ossa
le cose? Osso è la cosa non più ascosa! e ossa
le cose ora mai ascose! -
Ma Asconde le parole confonde: - Perchè osso?
perchè ossa? - chiede e richiede.
Al che il coro richiesto in coro ancora riecheg-
gia: - Percosso è l'osso come cosa! e come cose
son l'ossa percosse!"


titic titoc, il suono fesso del tocco

"Per cosa percosso è l'osso, che è tocco, che è
tocco? tocco è l'osso percosso per cosa? tocco
è l'osso percosso per chi? per chi percosso è
l'osso, che è tocco, che è tocco?"
"Da chi per cosa percosso? da cosa per chi per-
cosso? e perché percosso? e tocco perché?"


da osso e ossa a sasso e sassi


"Allora, se sasso è adesso la cosa, e sassi le
cose, per cosa è percosso il sasso che è tocco,
che è tocco? tocco il sasso percosso è per cosa?
e tocco per chi? per chi è percosso il sasso,
adesso che è tocco, adesso che è tocco?"


da sasso scosso e sassi scissi a pietra e pietruzze

"Allora, se pietra è adesso la cosa, e pietruzze
le cose, per cosa è percossa la pietra che è
scossa, che è scissa? scossa la pietra è percossa
per cosa? e scissa per chi? per chi è percossa la
pietra, adesso che è scissa, adesso che è scossa?"


la pietra di parte si parte da sé

"- La pietra, parte di sé partendo da sé, da tanta
che era poca diviene! da tutto che era poco più di
nulla adesso diviene, o poco meno adesso! - E la
ninfa da presso: - Adesso la pietra, che è poca,
che è poca, da cosa è percossa, e tocca da che? A-
desso la pietra, che è nulla, che è nulla, per cosa
è percossa, e tocca perché?"


da pietra e pietruzza a fil di pietra

"Se poco o nulla è adesso la pietra, che è tocca che
è poca, che è nulla che è tocca, recisa dal filo la
pietra adesso che è?"
"La pietra, che è tocca che è tocca, che è poca che
è poca, che è nulla che è nulla, da un fil di pietra
è recisa la pietra, e incisa!"


incisioni

"Recisa dal filo, la pietra è incisa! e reciso dalla
pietra, il filo è inciso!"
"Questo o quello è dire lo stesso? Poco incide il
nulla, nulla incide il poco?"
"Allora, se poco o nulla è adesso il filo, che è
tocco che è poco, che è nulla che è tocco, inciso e
reciso dalla pietra, il filo adesso che è? Se poco
o nulla i fili, che son tocchi che son pochi, che
son nulla che son tocchi, incisi e recisi dalla
pietra, i fili adesso che sono?"


il filologico filillogico

"Coincisa la pietra con il filo reciso, di poco che
è tocca, toccata è dal filo di nulla! di nulla che è
tocca, toccata è dal filo di poco! Coinciso il filo
con la pietra recisa di poco che è tocco, toccata è
dalla pietra di nulla! di nulla che è tocco, toccato
è dalla pietra di poco!"


co-incidenze

"Se il filo, la pietra, che son poco che son poco,
che son nulla che son nulla, che son tocchi che son
tocchi, inciso questo su quella recisa, reciso questo
in quella incisa, coincisi sono? e se coincisi, co
incisi in che?"


a poco a poco il punto

"Inciso il filo su la pietra recisa, e reciso il filo
nella pietra incisa, coincisi sono! in punto di che,
il filo e la pietra coincisi sono!"


il punto di che

"Ma se coincisi sono in punto di che, il punto di che
che è? il punto di che dov'è? il punto di che perché?
- E il coro le strazia la mente: - Perché il punto di
che è dov'è in punto di che il punto di che!"


finito punto infinito

"L'infinito punto di che, tocco, in finito punto di
che è toccato? Il finito punto di che, tocco, in in-
finito punto di che è toccato?"


infinito punto finito

"E il coro, finito lo strazio infinito, l'infinito
lamento finisce: - E' per chi toccato in finito o
infinito punto di che, infinito o finito, perché,
tocco, l'infinito o finito punto di che è finito o
infinito! e per cosa toccato è perché tocco è!"


Campi Giovanni
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 26/03/2007 :  17:30:02  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
scommetto che lavori all'aci.
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 28/03/2007 :  09:43:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://img412.imageshack.us/img412/3027/041025lavoriincorsoqh1.gif[/img]


segnalefiche in o di rifecimento


per evitare ambigue disambiguità
l'inserto che procede, e un pò segue,
segue, e un pò precede,
quel che consegue, e ecc. ecc.,
da chi insegue insegne stradali
da strali di stralci d'intralci
o da gorghi d'ingordi ingorghi



lettori vigili


[img]http://img412.imageshack.us/img412/6283/img07pmn2.jpg[/img][img]http://img219.imageshack.us/img219/1673/img09peb4.jpg[/img]

[img]http://img207.imageshack.us/img207/5035/motorizzate1vo1.jpg[/img]


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campi giovanni
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Inserito il - 28/03/2007 :  15:42:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

alfagesuiticomega


"Tutti siam qui passaggeri... E ancor qui 'un giorno getta all'altro
la parola': perocché l'un giorno ci rammenta la manchevolezza dell'al
tro... Il dì oggi se ne va come quello d'ieri, e al sopraggiungere
di domani questo d'oggi sarà dove oggi è quel d'ieri, ito a perdersi
nel passato. Rivolgetevi con la memoria indietro... Saravvi forse pa-
recchie volte avvenuto di viaggiare in paese non prima da voi usato.
In quello andare vi vengono, per così dire, incontro... mille sempre
nuove... varietà di scene, ... con arte senza arte, ... d'ogni guisa.
Ne osservate... quello scambievole intrecciarsi e confondersi, e...
quei sentieri intralciati, boscosi, aggirevoli: e per tutto oscurità,
orrore, silenzio, e una non so qual dilettevole malinconia... Fatto
sera e pervenuto all'albergo, che vi rimane di tutto il presentatovi
innanzi quel dì? Nulla, fuor solamente una qualche debil memoria: ché
come l'eco (disse Basilio il Grande), dopo finite di proferi le voci,
ne mantien vive e torna indietro a chi le pronunziò alquante sillabe,
altresì l'immaginazione serba qualche residuo dell'impressole alla
sfuggita. Ma il dì seguente, al ripigliar del viaggio, nuovi spetta-
coli e nuove imagini sovradipinte accecano e cancellano dalla fanta-
sia le prime... Ben avverrà (disse il savissimo Epitteto) che un pas-
sagger navigante tocchi terra tal volta: e smonterà e, passo passo,
per su la piaggia lungo il mare andrà cogliendo conche, nicchi, con-
chiglie
, curiose pietruzze e cotali altri getti del mare; ma continuo
coll'un occhio alla preda e coll'altro alla nave, osservando se salpa
il ferro, se mette in punto di levarsi la vela: e in udendo la voce,
il grido che richiami i passaggeri, senza più gitta quel suo fanciul-
lesco tesoro e a tutta corsa inviasi a rimontar su la nave e rimet-
tersi in viaggio. Così egli: e vale a far noi chiari del quanto si
debbano differenziare il termine e la via, le somme e grandi cose
dell'uno dalle frascherie dell'altra" (da 'L'uomo pellegrino')

"Tal è in verità il prestissimo dileguarsi che fa quell'apparenza,
quella gran vista, quel luminoso spettacolo che di sé dan qui giù i
beati del mondo: tal che gli occhi della carne, incantati a quel bel-
lo, a quello splendido, a quel meraviglioso che mostrano, gli stima
avere quanto aver si può, un più che picciolo paradiso di beni in
terra." (da 'La scena del mondo')

(Daniello Bartoli, L'uomo al punto cioè l'uomo in punto di morte)



una foglia
un foglio
un figlio


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campi giovanni
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Inserito il - 28/03/2007 :  15:57:30  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

lettore corsivo


zanzara

trascorsi i decorsi
m'accorsi di quel cui incorsi
nei percorsi dei concorsi
non soccorsi ai corsi
né ai ricorsi
ma accorsi e corsi
oh! quanto corsi!...



zenzero

"Amleto: La parola avrà più stretta parentela con la cosa il giorno
che..."



zen zero


"Orsic: Niente. Né di qua né di là."




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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 02/04/2007 :  09:56:14  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
lettore di tuoni

[img]http://www.naturgefahren.ch/pictures/Naturgefahren/A_Gewitter_Blitz.jpg[/img]

"Nei campi di cui ci occupiamo,
la rivelazione accade soltanto in modo fulmineo.
Il testo è il tuono che segue e rimbomba a lungo."
(W. Benjamin, Parigi capitale del XIX secolo)
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 02/04/2007 :  10:21:47  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
fulminea mente

dal tuono al suono e...


"Se il coro d'una dèa ch'era di stenti unito al
canto delle Ore stentoreo diviene, da marmoreo
canto a incanto i cori vanno. E pure scultoree
nozze - uno prepara; - re del fuoco, l'uno, re
dei fuochi i giochi prepara. Danza a nozze, re
probo, e dal tuono al suono va; per l'amico re
fuso, re probo di fuoco chiama a sé i ciclopi.
E così dice: - tu Forte Ciclope... tu Ciclo...
Tenue o soave... Picchio, Granchio...Ops e Ops
...Cerchio... Circo e Angolo e Clono... e Velo
Volo o Creolo... Rotolo o Trottolo... insomma,
forgiate la saetta, la perfetta volte quattro,
il lapis forgiate! dal marmo il lapis forgiate
e d'ali cerate create ipotesi, regni di carta,
o di sabbia in castelli! - così loro disse re
probo di fuoco, amico di re fuso, dal tuono al
suono andando..."


Campi Giovanni
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campi giovanni
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Inserito il - 02/04/2007 :  11:15:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando


mente fulminata


... vice versa dal suono al tuono


" la saetta, la perfetta volte quattro, il lapis
forgiano; dal marmo il lapis o da ali di cera. E
le ipotesi, regni di carta o sabbia, e castelli,
questo e altro forgiano e creano e descrivono. -
Altro: segni o sogni, cose che a caso siano, cose
di chi, di cosa, e caos di re, respiro. Tutto, a
poco a poco, da che cavo era, e vuoto, ablativa
cosa diviene; ablativa cosa, bla bla, parole a
caso suasive, di fatte fusa, e via e via: via il
pensiero e il gelo, vene venule e venuzze, il
marmo e la cera, la forma del come, il tempo di
quando, lo spazio di dove.
- L'atto attende! - tuona il re probo, e dando
di matto esplode. E suona: - di tuono in suono
andando, venendo, miei Ciclopi; e tu, mio caro,
mio caro Cerchio, vice versa di suono in tuono
venendo, andando; e stando, uno a uno, e tutti,
stando ai 'si dice che', si dica: - il lapis, o
pietra ossimora, crei l'a capo in fine! - ciò
suona il re probo capovolto, ma dando di matto
implode. E tuona: - quadrato il cerchio! l'una
duna, re fuso, la piccola duna! - Bizzarro buffo
re fuso, ordianate le carte alla rinfusa, dando
di gatto buffi di coda e di baffo, ciance, parole
o frasi suasive, perso, e confuso, è il re fuso.
Regni di carta straccia re fuso, e il respiro.
Itera tiritera stracca, re itera. Del fuoco re
probo la carta incarta, e sovvoce gli dice: re
fuso, il canto incanta! il lapis crei l'a capo
in fine!
Lapis lapilla, altrove, in ogni dove: dove che
sian dovunque suoni e tuoni, colori e dolori e
colori: l'alba tramonti rossa di fuoco di vita."


Campi Giovanni
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f.c.
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Inserito il - 16/04/2007 :  13:00:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
facile/difficile

[img]http://math.sfsu.edu/beck/images/stan.oli.do.math.gif[/img]


"Al college, alla fine degli anni Settanta, leggevamo i maestri del Modernismo, faticando sull'Ulisse e La recherche du temps perdu, mentre i più ardimentosi tra di noi si cimentavano addirittura con I sonnambuli di Hermann Broch, Ferdydurke di Gombrowicz e L'uomo senza qualità di Musil. Associavamo l'eccellenza con la difficoltà... Che uno scrittore potesse a uno stesso tempo essere popolare e avere talento era una scoperta che evitavamo accuratamente di fare." (J. Eugenides, Il dono di Philip Roth).

Vedi che vario il mondo. Ho un amico che passò da non leggere nulla ad amare tutto perché folgorato da Musil; un bel po' di tempo fa raccontai in uno dei nostri forum di un macellaio della città vecchia di Trieste che adora l'Ulisse di Joyce, unico libro della vita sua letto e riletto. Ho un paio di amici, giovani universitari, che, scoperto chissà come Broch, soprattutto La morte di Virgilio, dunque "peggio" de I sonnambuli, per un periodo non sapevano estasiarsi d'altro.

Quando lessi Proust la prima volta avevo vent'anni: che peccato! pensai, quando finì il settimo dei biancovolumi einaudi; e avrei trovato un vero scempio traditore parlare dell'Ulisse come di un libro difficile invece che smaccatamente divertente. Se non ridi con l'Ulisse con cosa ridi? - E invece Il lamento di Portnoy, malgrado il celebratissimo monologo interiore del masturbatore, lo mollai più volte, e non lo ripresi più: pagine rimbalzanti, troppo difficile. Mi arresi.

PS: cos'è il "Modernismo"?
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f.c.
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Inserito il - 22/04/2007 :  09:13:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
brani scuciti

[img]http://z.about.com/d/inventors/1/7/R/_/radio2.jpg[/img]


"Egli (Seneca) ha questo notevole vantaggio per il mio gusto: che la sapienza che vi cerco è trattata a brani scuciti, che non richiedono l'esigenza di un lungo impegno (...). Tali le Lettere, che sono la parte più bella degli scritti di Seneca, e la più proficua. Non occorre una grande impresa per applicarvisi, e le abbandono quando mi piace."
(M. de Montaigne)
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f.c.
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Inserito il - 23/04/2007 :  10:21:42  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
quel tale

[img]http://www.luxflux.net/luoghi/giardini/kafka/s/sospens.jpg[/img]


"Bene si espresse anche quel tale, chiunque sia stato (infatti si è incerti sul nome dell'autore), che, essendogli stato chiesto quale scopo avesse tanta sua diligenza in un'arte destinata a raggiungere una strettissima cerchia di persone, dichiarò: "me ne bastano poche, me ne basta una, mi basta anche nessuno"."
(Seneca, Lettere a Lucilio, libro I, 7)
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 23/04/2007 :  17:54:15  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

subito ratto

"Quella che udì nessuno Armonia
Le dita, in cui è meno mortale
La vita, nel loro emigrare
Dentro le umane inesplicabili pieghe
Potrebbero, prima di perdersi, rapire?"

(G.Ceronetti, Frammenti di poesie per vivere e non vivere)



Campi Giovanni
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Generated in 0.14 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03