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 letture, scritture
 Qual è il lettore ideale?
 Timido signore di moltutudini
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 22/11/2008 :  12:43:05  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Se un'opera d'arte è brutta non serve alla causa [dell'arte, che è quella di emozionare] - al massimo resta come documento del suo tempo, finito lì.

Non c'è eroismo che tenga (troppi ne ho visti, d'eroismi risoltisi in bolle di sapone)- solo il tempo, che cambia, dimostrerà se sarà Berio a rimanere vivo, a emozionare, o Siffredi; Manzoni o Dan Brown.

Si tratta d'aver naso, di scommettere, caro effecì (e di perseverare, boboross), in pieno accordo con le scelte molto personali e le idiosincrasie di cui parlava poco fa Feyerabend.
Lui cestinava certi manoscritti, io salto a piè pari certi post.

Modificato da - fiornando in data 22/11/2008 21:04:27
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o_cugino
c.s. infuocato


132 Messaggi

Inserito il - 22/11/2008 :  14:47:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

fiornando:
Se un'opera d'arte è brutta non serve alla causa [dell'arte, che è quella di emozionare] - al massimo resta come documento del suo tempo, finito lì.

Non c'è eroismo che tenga (troppi ne ho visti, d'eroismi risoltisi in bolle di sapone)- solo il tempo, che cambia, dimostrerà se sarà Berio a rimanere vivo, a emozionare, o Siffredi; Manzoni o Dan Brown.

Si tratta daver naso, di scommettere, caro effecì (e di perseverare, boboross).
----------------------------------------

mi permetto la mia opinione

L'arte secondo me, come tutte le cose umane inizia da una necessita', in questo caso sarebbe una spinta incomprensibile a rappresentare un viaggio lungo i confini della fantasia, quindi a spingersi oltre e al di fuori della realta', che puo' provocare anche emozioni molto forti in chi riesce a farsi trascinare. Non credo invece sia automaticamente vero il contrario, cioe' che l'emozione sia sempre arte, soprattutto perche' quasi sempre ha a che fare con la realta' di ogni giorno, percio' con altre e ben differenti necessita'. Definire arte quella di rocco siffredi e' come dire che tutto e' arte, anche quello che si limita a stimolare istinti, e di conseguenza provoca emozioni, ad esempio soffermarsi a guardare la vetrina di una pasticceria e farsi venire l'acquolina in bocca. Se fosse cosi l'arte apparterrebbe anche al genere animale, un cane che si attacca alla gamba dimenandosi in quel tipico gesto potrebbe essere tranquillamente un artista, quindi mi dispiace ma non sono d'accordo. Preferisco pensare all'arte come alla pittura degli uomini delle caverne, conseguenza della loro necessita' di esprimere le fantasie della giornata appena trascorsa. Siffredi, o le trasmissioni della de filippi, secondo me stimolano piuttosto ad allontanarsi da quell'orizzonte della mente che io chiamo arte, la cui esistenza potrei definire come l'essenza fondamentale di tutto cio' che spinge verso il progresso, e che non dipende dalla dimensione del naso, sarebbe un po' riduttivo.

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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 22/11/2008 :  15:37:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
irriducibile gran naso

[img]http://www.liberonweb.com/images/books/8804349387.jpg[/img]

Modificato da - campi giovanni in data 22/11/2008 15:47:50
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 22/11/2008 :  16:55:15  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

dopo la prima volta

[img]http://www.accd.edu/SAC/ENGLIsh/bailey/sterne.jpg[/img]

"Ora, prima di avventurarmi ad usare la parola Naso per la seconda volta, ad
evitare la minima confusione in ciò che sto per dire in questa interessante
parte della mia storia, non sarà male che spieghi il significato che do al
termine, e definisca con la massima precisione ed esattezza possibile in
qual senso vorrei che fosse inteso."
(Laurence Sterne, La vita e le opinioni di Tristram Shandy gentiluomo)
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nelson dyar
c.s. infuocato


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Inserito il - 14/12/2008 :  09:11:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/dc/Benczur-narcissus.jpg/200px-Benczur-narcissus.jpg[/img]


Spesso la bontà di un autore è inversamente proporzionale alla presenza che il lettore -più o meno consapevolmente- ha nella sua prosa. Che poi almeno una tale presenza ci sia è fuor di dubbio, chi scrive è sempre Narciso che si piega sulle acque, sia per mirare la propria bellezza, che la propria follia.

Modificato da - nelson dyar in data 14/12/2008 09:16:24
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 14/12/2008 :  13:14:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

toni sim patetici
s(')offrono


"Estraneo a ogni forma di angoscia religiosa o di lacerazione tragica, Ovidio
guarda a questa labile realtà con atteggiamento curioso e divertito (che non
esclude, spesso, i toni patetici) per coglierne gli aspetti più singolari. Ciò
che lo affascina, nella grandiosa fantasmagoria, è l'intreccio di situazioni
paradossali, è lo spettacolo delle apparenze ingannevoli, dei labili confini
tra reale e irreale: la vicenda di Narciso innamorato della sua vana bellezza
gliene offriva un'occasione eccellente"
(Giampiero Rosati,
Narciso e Pigmalione Illusione e spettacolo nelle Metamorfosi di Ovidio)
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 15/12/2008 :  17:11:11  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
senza famiglia

[img]http://www.filmfestival.dk/Webnodes/cache/filmfestival.dk/image_9825_da-scale_210x180-quality_60.jpg[/img]


"I libri vanno trattati da orfanelli, da trovatelli, da bastardi. Li hanno messi per strada e lasciati lì. Perché hanno la loro storia da raccontare, ma la raccontano loro; mica siamo noi che la raccontiamo."
(Giorgio Manganelli, da una fotocopia di un saggio preso da non so quale volume collettivo)
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 16/12/2008 :  04:18:54  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

[img]http://www.nickcarter.it/ten/img/tuttoebene.jpg[/img]

DICE IL SAGGIO:
QUANDO C'E' UN FALSO DOTTOLE,
PUO' ACCADELE CHE SI MUOLE...
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 17/12/2008 :  16:18:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
scrittore ideale


[img]http://files.splinder.com/bbb60797bfa1236dd8472e648293df22.jpeg[/img]


XII. Gradi della composizione: pensiero, stile, scrittura. Il senso della bella copia è che in questa fase l'attenzione va ormai soltanto alla calligrafia. Il pensiero uccide l'ispirazione, lo stile vincola il pensiero, la scrittura ripaga lo stile.

XIII. L'opera è la maschera mortuaria dell'idea.

(W. Benjamin, Strada a senso unico, 1928 trad. it. Einaudi, 1983)
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 17/12/2008 :  17:59:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Autori e Narcisi (nelson dyar)

Si tratta d'intendersi: chi scrive si vede riflesso nell'acqua, come Narciso, e magari si piace anche (senza autostima tutto va storto). Ma poi c'è la prova del nove, che il Narciso rifiuta: quella di aprirsi agli altri, e non d'affogare in sé. E' l'ironia che a Narciso manca, su bellezza follia e qualsiasi cosa. Autori privi d'ironia, cacatae chartae.

Modificato da - fiornando in data 17/12/2008 18:06:24
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 17/12/2008 :  18:04:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Benjamin quasi ovvio, effecì: idea lo dice il nome. Poi va tirata in terra. A la materia l'anima s'apprende. A una forma, a un corpo deve pure essere abbinata, l'idea, per prendere vita (scrittore-moira e scrittore-mamma). Ci sono scrittori dal parto facile e scrittori da leggere col forcipe.

Futuribile, ma leggere direttamente nel pensiero, d'altronde, oltre che sconveniente mi parrebbe anche poco appagante: come condividere idee e pensieri e tutto d'una donna ohibò! senza donneschi recessi e protuberanze. Abbordando una novità in libreria non guardo a nomi titoli o recensioni: leggo un pezzo (chissà perché sempre al centro del volume). E se mi piace la compro, la sposo.

Modificato da - fiornando in data 17/12/2008 18:19:54
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nelson dyar
c.s. infuocato


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Inserito il - 17/12/2008 :  19:14:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

Time is out of joint


[img]http://farm1.static.flickr.com/99/278178245_ea7c5742e5.jpg?v=0[/img]


Sarà per questo che Rosencratz e Guildestern sono morti? Questa moderna selva oscura in cui il pensiero uccide l'ispirazione forza la scrittura a partorire opere morte, dice bene Benjamin. E non lui solo: non c'è autore che non tema il momento in cui una sedia torni ad essere soltanto una sedia, svelando così i contorni dell'orrore supremo: la "realtà" (quest'invenzione borghese). Il trucco magico che ogni autore opera con mezzi vari -siano essi oppio, alcol, psicoterapia o esercizi di stile, liberazione del flusso di coscienza o tender orecchio alle voci, altro che Ulisse- vuole proprio far sì che l'ispirazione, vagula animula, non condensi da vapori azzurri di sogno in fetide acque marce, cacciata senza requie dalle luci abbaglianti della ragione (ragione polifonica di collettivi inconsci, spazzatura). Se a qualcuno è mai accaduto di blandire quei momenti felici e di trattenerli (come sogni in cui si sa di sognare) allora sa che l'interesse si espande mentre lo spazio della pagina si contrae, e si scovano all'improvviso porte strette in un giardino segreto (le porte migliori sono strette) da cui sbirciare l'antirealtà, l'anti-borghese. In quei momenti basta sollevare un lembo della tela per scorgere insospettati intrecci (le visioni di Lowry, i deliri di Baudelaire, gli aforismi di Zurau e la biografia di Assia Wevill). Se è mai esistita una verità, sta sempre dietro la porta col cappello in mano, pronta a scappare via. In ogni caso, Fiornando, fuggendo ride, ma ride amaro.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 17/12/2008 :  21:14:38  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
47

[img]http://images.ciao.com/iit/images/products/normal/660/product-248660.jpg[/img] [img]http://www.corriere.it/Media/Foto/2008/09/27/toto--140x180.jpg[/img]


(del resto, perché aver paura di quella morte che è il testo in cui s’è sepolta l’idea? Non siamo platonici fino a questo punto. A restar nella metafora, la tomba potrebbe essere la conchiglia magnifica in cui pur risuona il mare che non c’è più. Ma andrei anche oltre: seppelliamo l’idea così in fondo da far perdere il cadavere, e ridurre la tomba testuale a cenotafio neppure a sua volta evidente: ben mimetizzato e stravolto tra i muschi del tempo, del troppo e del niente della vita che scorre e che è già scorsa.

Un’idea missing, un changeling di idee morte infanti e senza rimpianti e struggenze: idee abbandonate al testo: e un testo vero, che non sia una buchetta per semicadaveri risorgenti alla Allan Poe, ma una voragine, per idee morte morte, da precipitare in forme senza ritorno.

Che solo le idee morte siano esprimibili lo diceva, prima di Benjamin, benissimo Nietzsche, come si sa grafomane. - Se questo inevitabile coscienza del legame tra scrittura e morte genera invece afasia, sarà sintomo di un rapporto nefasto, appunto, con la morte e con le idee. Cerchiamo la morte delle idee, e infatti scriviamo. Si scriva solo in lingue morte, come Leopardi le mitiche Operette: sarà un carnevale, non so se alla Bachtin o alla veneziana (posto che vi sia differenza)… in ogni caso, si sa, il carnevale danza con la morte come nessun’altro.

Sarà il testo un morto che parla: il contrario di un vivo che tace. La scrittura come morte è la prova che la letteratura non ha bisogno di essere più armata di altro che di se stessa. E’ il già detto. A essere cristiani: il già espiato. A essere puerilmente ottimisti: dove saranno andate le idee, una volta fottuto tutto nel testo? Saranno risorte, lasciando il sepolcro aperto e vuoto: volate via nell'azzurro indicibile. Ma questo a noi non interessa: troviamo molto più avventuroso che Rosencrantz e Guildenstern siano morti, che dal testo tombale il becchino tiri fuori il cranio fesso e vuoto di Yorick, in attesa di Ofelia, Amleto, Shakespeare e tutti gli altri.

Lo scandalo che leggi nel Fedro: che la scrittura non cambia, che ha già detto tutto quanto aveva da dire, che si ripeterà uguale, catatonica, oscenamente definitiva, stupida, non un “farmaco della memoria”, ma il tossico che ne prende il posto: proprio quello che vogliamo. - Così, se dev'essere fatto, che sia fatto bene, senza più mani a rivoltarsi nel sangue che non c'è: tutto il sangue rappreso nel testo, e cioè sotto, e cioè non più.
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stregadinotte
c.s. acquatico


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Inserito il - 17/12/2008 :  21:28:13  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Abbordando una novità in libreria non guardo a nomi titoli o recensioni: leggo un pezzo (chissà perché sempre al centro del volume). E se mi piace la compro, la sposo.
[/quote]

ti capisco, fiornando, io lo faccio anche con le "non novità", e compro dopo aver provato, toccato. ma non sposo! troppo eterno..
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 18/12/2008 :  03:22:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Citazione:
Messaggio inserito da fiornando

Autori e Narcisi (nelson dyar)

Si tratta d'intendersi: chi scrive si vede riflesso nell'acqua, come Narciso, e magari si piace anche (senza autostima tutto va storto). Ma poi c'è la prova del nove, che il Narciso rifiuta: quella di aprirsi agli altri, e non d'affogare in sé. E' l'ironia che a Narciso manca, su bellezza follia e qualsiasi cosa. Autori privi d'ironia, cacatae chartae.



@ fiornando

hai dimenticato l'irragionevole prima della prova del nove
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Generated in 0.08 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03