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santommaso
nuovo c.s.


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Inserito il - 18/12/2008 :  03:56:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Citazione:
Messaggio inserito da nelson dyar

[...] non c'è autore che non tema il momento in cui una sedia torni ad essere soltanto una sedia, svelando così i contorni dell'orrore supremo: la "realtà" (quest'invenzione borghese) [...]




[img]http://www.samuelbeckett.it/teadon2.jpg[/img]

"La perfida precisione delle sue parole! [...] E ancora: ripasseggiavo per la
medesima sala e, cadendomi l'occhio su un'innocua sedia, mi attardavo alquanto a
considerarne il modo di essere? E lui, aperto poi a caso come si fa colla Bibbia:
"Talvolta sono oggetti qualsiasi dell'ambiente, sui quali cade lo sguardo, che forni-
scono il punto di partenza per le domande coatte: "Perché questa sedia sta così e non
così? Perché la si chiama appunto sedia? Perché essa ha quattro gambe, né più, né
meno? Perché è scura, perché non è più alta, né più bassa?"
Tommaso Landolfi
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nelson dyar
c.s. infuocato


470 Messaggi

Inserito il - 18/12/2008 :  13:21:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
L'essenza dell'assenza


[img]http://www.liceolocarno.ch/Liceo_di_Locarno/materie/storia_arte/magritte/immagini/opere/pipa/lingannodelleimmagini.jpg[/img]
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pensaci minuto giacomo
nuovo c.s.


4 Messaggi

Inserito il - 18/12/2008 :  15:23:36  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

mischiare le carte in favola

"Perché sono quattro le gambe del tavolo?"

http://www.miserabili.com/2005/03/30/joyce_ultrapsichico.html
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 20/12/2008 :  13:18:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
MORTO CHE PARLA

Piacere o non piacere, ecco il problema (del duo pensiero-testo). Piacere prima dell'autore e poi degli altri. Che del resto è stato l'unico, lapalissiano metro di giudizio d'un testo, come d'ogni altra cosa del resto, da Omero ai giorni nostri. Morto magari è l'autore, morti sono i suoi pensieri, le sue idee (ché dài e dài muoiono, se Dio vuole, anche quelle), morta la sua ispirazione, le sue fisime, sbiaditi i suoi cataloghi d'armi e cavalieri - cos'è che resta vivo di lui, che suscita il nostro interesse per i suoi incunaboli, le sue pergamene, le sue pagine ingiallite? Cos'è che in libreria ci alleggerisce del borsellino quanto non oserebbe mai la querula consorte? Ma proprio il modo, il garbo, lo stile con cui l'autore è riuscito a esprimere la sua (del suo tempo) mortalità. Quello non morrà mai: non la sua ispirazione, che riguarda soltanto lui, non il suo pensiero, acqua calda ormai, ma il suo modo di porgersi, di rivolgersi agli altri, presenti e futuri) a aiutarci a capire e a convivere con la nostra, di mortalità. E' da questo scontro lui-noi, fra testo scritto, reso vivo, vivissimo dallo stile, e la nostra mortale ignoranza, che scaturisce il piacere della lettura: piacere, vabbè, totalmente necrofilo: se leggi o scrivi non vivi; se vivi, né leggi né scrivi; e se né leggi né scrivi né vivi o sei Buddha o sei uno che conosco io.

Modificato da - fiornando in data 20/12/2008 16:46:23
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 21/12/2008 :  19:30:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
hai dimenticato l'irragionevole prima della prova del nove (campi giovanni)

Ma vedi, Campi: la matematica è piena zeppa d'irrazionali irragionevoli: diciamo pure che ci si fonda. L'importante è che la prova torni, che gli altri ti rimandino l'eco de ta grandeur interne, quella che Narciso inutilmente aspetta dall'acqua in cui si specchia - e in cui si sprofonda a cercarla. Eco-pernacchia o eco-plauso che sia. Tutto il resto è pugnetta.
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fiornando
c.s. oltre


573 Messaggi

Inserito il - 21/12/2008 :  19:41:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ti capisco, fiornando, io lo faccio anche con le "non novità", e compro dopo aver provato, toccato. ma non sposo! troppo eterno.. (stregadinotte)

Sbagli, strega: un libro è per sempre, finché morte eccetera. Càpita d'imbroccare male (non solo libri: che fare? Io li tengo lì in disparte, non li apro più. Renderli mi vergogno, bruciarli non sia mai. Stanno lì. E quanto a "novità", ho voluto specificare perché se si tratta, che so io, d'uno Stendhal, d'un Leskov, d'un Savinio che non ho li compro a occhi chiusi: novità non sono, ma vecchi amici.
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o_cugino
c.s. infuocato


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Inserito il - 22/12/2008 :  02:42:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

da fiornando del 20/12/2008 :

MORTO CHE PARLA
Piacere o non piacere, ecco il problema... ecc
-------------------------------

Questa teoria non l'avevo mai sentita, per me e' davvero alquanto originale, cioe' omero che ci piace leggere soprattutto per il garbo e lo stile. Innanzitutto nessuno sa nemmeno se omero sia mai esistito, poi un testo di 3500 anni fa, tradotto mille volte e passato mille volte di mano, probabilmente tramandato prima ancora da chissa' quali tradizioni orali arcaiche (ci sono parecchie somiglianze con alcune leggende sumere di altri 1000 anni prima). Allora, se non ho capito male, secondo questa innovativa teoria, sembra che uno debba apprezzare omero solo per il garbo e lo stile che ha saputo mettere nei suoi libri(ma chissa' quale omero, tra i mille omeri che li hanno portati fino a noi, va tu a saperlo). E poi da questo ragionamento mi sembra di capire che i sentimenti, i desideri, la fede, il coraggio, le pulsioni, gli istinti e tutta la natura umana contenuti ad esempio nell'odissea o nella divina commedia siano tramontati e morti, per lasciare posto alle uniche cose che contano, l'immortalita' e l'eternita' del garbo e dello stile dell'autore. Sara'...ma per me e' una teoria ancora troppo innovativa, credo mi servira' molto tempo per poterla assimilare e riuscire cosi ad apprezzare il garbo e lo stile dell'odissea, ignorando piuttosto l'affascinante avventura umana di ulisse e compari, forse il tempo di una lobotomia?

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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 22/12/2008 :  10:36:11  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Già da Lucano a Stazio a Silio Italico, fino al Boiardo, al Pulci, al Malmantile (per restare in Italia), una caterva di poeti ha ripercorso gli stessi identici fatti, passioni e sentimenti descritti nei poemi omerici, senza però minimamente attingere il garbo e lo stile di quelli. Lobotomizza e friggi: con patatine e coccole d'alloro è la fine del mondo.
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o_cugino
c.s. infuocato


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Inserito il - 22/12/2008 :  13:56:03  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

L'arte e' creazione, e non basta tutta la tecnica(vedi garbo e stile) del mondo per fare di un pittore senza niente da dire un artista, anche se sicuramente ci vuole tecnica per rappresentare un'idea, ma e' questa l'essenza che viene trasmessa, quindi il valore sta sempre nell'idea, non nella tecnica, e questo lo do per scontato, come la scoperta dell'acqua calda. Il ragionamento di zio fio' e' come dire che le pieta' del michelangelo non esprimono nulla di valore che non sia la sua bravura, ma se un erudito ragiona cosi mi chiedo che cosa legge e studia a fare, forse per “friggere e lobotomizzare” le menti degli ignoranti che lo stanno ad ascoltare, magari per renderle uguali alla sua attraverso i suoi ragionamenti pirotecnici, coi quali crede di poter sempre dimostrare la prima scemenza che gli viene in testa.


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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 22/12/2008 :  15:33:29  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
C'è della nebbia in Valpadana. La tecnica s'impara, le idee ci vengono su su: garbo e stile no: con quelli ci si nasce, come con gli occhi azzurri. Per cui è esatto: le sculture di Michelangiolo, come pure le sonate di Beethoven, come pure qualsiasi opera d'arte, nient'altro esprimono che la bravura, il garbo e lo stile dell'autore: chiaro di luna e mater dolorosa sono titoli ad usum delphini, per cervelli da dirozzare.

Erudisciti, caro, cominciando dallo Zingarelli: una cultura senza erudizione è come una cintura senza pantalone.


Modificato da - fiornando in data 22/12/2008 15:38:49
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campi giovanni
c.s. oltre


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Inserito il - 22/12/2008 :  16:13:26  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Citazione:
Messaggio inserito da fiornando
Tutto il resto è pugnetta.




Minuta punga

Minta sciorinata l’è di bucato
Lercio quella di mano in mano e mani
Familiar mente dei contra passato
Prossimo l’aghi de funti n’emani
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o_cugino
c.s. infuocato


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Inserito il - 22/12/2008 :  17:14:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

da fiornando: nebbia in val padana

Coi discorsi confusi che fai stai semplicemente dimostrando quello che penso ed ho gia' scritto prima, quindi inutile risponderti sul piano delle idee, mi sembra che ti basti e avanzi da solo, ma su quello delle battute si, voglio anch'io dire le mie, se mi permetti.

L'importante e' che la nebbia stia fuori dalla porta, piuttosto che dentro la testa, anche se magari fuori c'e' il sole, ho la netta sensazione che troppi libri letti cosi, solo per citarli, possano in certi casi produrre tale effetto.

Mi ricordi un tipo, in non so piu' quale libro, che faceva il custode della biblioteca, per farsi una cultura aveva iniziato a leggere tutti i libri, iniziando dalla lettera A, e via di seguito...era arrivato alla lettera M, a buon punto, tu a che lettera sei arrivato, pensi di esserti erudito abbastanza?


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f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 22/12/2008 :  17:47:38  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
erudito stercorario

[img]http://files.splinder.com/ee5477f49111745fb397625d8b383fea.jpeg[/img] [img]http://www.homolaicus.com/letteratura/romanzo/images/croce.jpg[/img]


(naturalmente, un mondo senza eruditi sarebbe un mondo perso: valesse anche la vecchia spocchiosa distinzione crociana tra cultura ed erudizione, almeno all’erudito andrà riconosciuto il merito di aver accumulato e predisposto la quantità di sapere a partire dalla quale l’uomo magicamente colto dovrebbe sviluppare percorsi avventurosi e costruire tabernacoli e cattedrali. Mi piacerebbe essere un mediocre umbratile erudito, con tutti i rischi del caso: miopia catastrofica nei confronti del mondo che intanto sempre corre, amore pusillanime per il dettaglio, cura della minuzia estrema e rara, stitica asfittica ascetica conservazione di pagine morte, collezioni desuete, cataloghi impronunciabili… la vita troverebbe una sua quieta piccineria in cui sedarsi, uno scragnetto da cui blaterare dell’universo con acida eppure corroborante sicumera.

Naturalmente, trascorrerei la gran parte del tempo a cercar di far passare questo culto della minuzia peregrina per cultura, e la piega stessa delle mie labbra testimonierebbe il dispetto che mi lascia il prossimo per il suo vizio di trascurare sempre il particolare rivelatore che gli ho appena elargito: la chiave segreta che gli ho confidato, rarissima e fondamentale.

Allo stesso tempo, benché condannabile per questa mia evidente grottesca magrezza di spirito, non potrei essere autore di grandi mali. Tenuto a una vita metodica per non dire tediosa, introversamente vocato ad avventure invisibili e a solitari orgasmi polverosi, tedierò tutt’al più il prossimo mio, darò del testone a mio figlio, coltiverò uno schifo discreto e certo non del tutto celato nei confronti di allievi che a loro volta, del resto, in tutta evidenza mi detestano… magari però troverò un’altra stele di Rosetta, darò il nome a qualche decina di stelle incognite, farò qualche attribuzione sottile di manoscritti altrimenti incomprensibili. - Ahimè: in verità, che fine hanno fatto questi eroi silenti e non bisognosi di gratitudine? Chi si danna più l’anima sulla polvere del vecchio fondo d’incunaboli, chi perde ancora gli occhi su libracci tarmati e verbosi?

Modificato da - f.c. in data 22/12/2008 17:51:57
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o_cugino
c.s. infuocato


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Inserito il - 22/12/2008 :  19:03:15  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

Quoto fc, e con questo ritornerei al significato della frase di partenza che avevo messo in un altra discussione con zio fio', cioe' “conosci te stesso”.

Chiamiamo tanto per fare una distinzione, (A) = l'uomo erudito, (B)= l'uomo colto

(A) quella frase la interpreta cosi, “riconosci i tuoi limiti, tu sei soltanto cio' che gli altri pensano di te, percio' tieni lo sguardo basso, verso terra, attraverso i dettagli delle piccole cose scoprirai i segreti dell'universo”, ma sapendo che questo non e' vero egli e' un mentitore, e qui rivela la sua meschinita', senza nulla togliere alla sua importanza e necessita' di esistere.

(B) invece la interpreta in un altro modo, cioe' “identificati con te stesso, perche' tu sei solo quello e nient'altro, quindi apri lo sguardo e portalo sempre verso l'orizzonte, perche' quello e' il tuo istinto e la tua natura, non nasconderti mai e spingilo anche oltre quei confini, non cedere a cio' che ti puo' impedire tutto questo, di essere sempre te stesso, anche a costo della tua stessa vita, altrimenti ti perderai, e perderai con te i segreti dell'universo, per seguire una vita che non vale la pena di essere vissuta”.

(voglio precisare di non voler dare valore morale ad alcun tipo di scelta, anche perche' questo e' tutto da dimostrare, ed e' un altro discorso che qui non mi interessa)

Tanto tempo fa (A) ha vinto in oriente, perdendo da noi.
Quando gli elleni interrogarono l'oracolo di delfo durante il primo tentativo di invasione di dario I, se esso fosse stato (A) gli avrebbe risposto di arrendersi senza combattere e lasciar entrare le truppe persiane, invece non e' andata cosi, ha risposto (B), coerentemente al reale significato di quella scritta. Percio' a quel tempo (A) ha perso, e la storia e' cambiata, anche per noi adesso, (A) deve rimanere nel suo recinto, non montarsi la testa e provare a saltare la staccionata, se esce o gli si annebbia il cervello e muore di paura e di fame, oppure il lupo se lo mangia, come hanno dimostrato le guerre persiane.

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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 23/12/2008 :  09:41:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Non bisogna, effecì, aver paura delle parole - nemmeno di quelle che nel tempo hanno preso una brutta piega.

Naturalmente l'erudizione non deve essere fine a se stessa, cioè limitarsi a ricevere: a un certo punto deve cominciare a dare, a produrre frutti: qui sta l'intimo senso del processo e del termine "cultura". Grandi eruditi furono grandi spiriti del passato (cito alla rinfusa: Dante, Muratori, Vico, Gibbon, Leibnitz, Newton, Galileo, Leopardi, lo stesso Croce).

Poi se preferisci, effecì, il termine "fondamentali", anziché erudizione, userò "fondamentali". Dico uno sproposito se penso che quanto più numerosi e dettagliati e chiari uno ha in mente i suoi "fondamentali", e tanta più buona cultura c'è da attendersi da lui?

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Generated in 0.09 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03