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 Qual è il lettore ideale?
 Timido signore di moltutudini
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f.c.
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Inserito il - 26/06/2006 :  12:30:21  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il codice da princi(sbecco)

[img]http://static.flickr.com/7/8090775_da77b4b28d_m.jpg[/img]

"A proposito, si rende conto che la gente
non sa leggere Kafka perché cerca di decifrarlo?"
(Intervista a Milan Kundera)
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fiornando
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Inserito il - 26/06/2006 :  15:54:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
e in effetti, se c'è uno scrittore che non ha bisogno d'essere decifrato, quello è kafka. suo fu, ricordo, il primo libro che comprai, avendolo scovato in un angolo: rilegatura verde, frassinelli d'anteguerra: m'aveva incuriosito il nome, a quei tempi abbastanza ignoto - parlo del 1956. così da allora in poi ho sempre comprato i "miei" libri: a naso, diffidando di vetrine, chiasso e promozioni - timeo danaos - per cui non ho letto e non leggerò 'sto codice da vinci, al quale bisognerà però riconoscere il merito d'averci dato il destro d'entrare in possesso, per 15 miseri euro settinamali, del facsimile d'un vero codice leonardiano: l'atlantico della biblioteca ambrosiana. l'apro, leggo una frase a caso: "Il quadrato è il fine di tutto il travagliamento delle superfizie geometriche" - e chissà perché: tutti i miei prof di mat, coi loro epsilon, sigma, righe e compassi, sbiadiscono d'un colpo nella memoria, anzi, vanno proprio a farsi friggere.
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Inserito il - 27/06/2006 :  09:44:13  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
A domanda scritta molto mal, risposta adatta

Per quale motivo uno scrittore dovrebbe deprivarsi
del diritto di esprimere le sue tendenze filosofiche
apertamente e affermativamente nei propri romanzi?

[img]http://www.sfpalm.org/chinesetheater/images/15E_thumb.jpg[/img]
Perché non ne ha.

(Intervista a Milan Kundera)


*°*

Oh, sì: anch'io sguazzo nell'Atlantico vinciano!
Leonardo senza lettere è uno dei supremi, e ci si sguazza senza fallo:
soprattutto, per me, nel volumone UTET (1966, a cura di Anna Maria Brizio)
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fiornando
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Inserito il - 27/06/2006 :  10:14:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
non si capisce cos'è che "non ne ha": se di tendenze filosofiche o di diritto a esprimerle. ricordate, tempo fa, quando si parlava di scrittori grassi e magri? ecco, un'altra partizione di comodo potrebbe essere fatta proprio riguardo alle tendenze filosofiche: se uno sia scrittore a priori o a posteriori. a me pare che l'anonimo del lazarillo e quello della cronaca romana, per esempio, siano scrittori a posteriori, e che dostoevskij e tolstoj lo siano a priori: sostenere che i due russi non "ne" avessero mi sembra un po' azzardato.
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Inserito il - 27/06/2006 :  14:57:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
...eppure

[img]http://www.fucine.com/archivio/fm57/images/stanchina_02.jpg[/img]


Kundera: "...l'essenza stessa di una riflessione cambia nel momento in cui la si include in un romanzo. Al di fuori del romanzo si è nel mondo delle affermazioni: chiunque - filosofi, politici, portinai - è sicuro di quel che dice. Il romanzo invece è un territorio in cui non si possono fare affermazioni; è il territorio del gioco e delle ipotesi. Le riflessioni inserite nei romanzi diventano ipotetiche nella loro stessa essenza.
(...)
"La gente spesso parla della filosofia di Cechov, o di Kafka o di Musil. Ma prova a trovare un'idea filosofica coerente nelle loro opere! Anche quando esprimono le loro idee nei loro taccuini, si limitano a esercizi intellettuali, giochi paradossali, improvvisazioni più che affermazioni filosofiche. I filosofi che scrivono romanzi non sono altro che pseudo-scrittori che usano la forma del romanzo per illustrare le loro idee..."
(sempre Kundera)
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fiornando
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Inserito il - 28/06/2006 :  11:43:54  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
eh beh, qui si torna a bomba: intendersi su ciò di cui si parla, perché è chiaro che non si può rimproverare al gatto di non saper abbaiare: una cosa è il romanzo, un'altra il trattato filosofico. e finora s'era parlato, mi pare, di riflessioni, di visioni del mondo, non di critica della ragion pura: le tendenze filosofiche ce le ha pure l'assuntina, quando buridaneggia fra quello che dice il prete e quello che vuole il moroso - figuriamoci gli scrittori! caso mai si può rimproverare loro, come all'assuntina, di non essere sempre coerenti, di passare all'improvviso da una tendenza all'altra (non tutti, però - e mai, comunque, a livello di pura ipotesi: l'opera di tolstoj è una rassegna di quasi tutte le filosofie di questo mondo - ma vissuta, sofferta, fino all'ultimo giorno. come pure, non tutti i romanzieri scrivono per gioco. ma ha mai letto kundera veramente kafka? o piu semplicemente cehov? c'è una diagnosi più sicura, un'agonia più feroce di quella documentata nell'opera del praghese? ed è cosi fatalmente concreto e contagioso l'influsso che cehov esercita sull'anima del lettore che in russia si parla, anche in termini medici, d'umore cehoviano. territorio del gioco e delle ipotesi? forse. ma ci trovi il kundera riflessioni filosofiche altrettanto capaci di metter la gente, che so io, d'umore leibniziano piuttosto che cacciariano, e sarò d'accordo con lui.
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Inserito il - 04/07/2006 :  07:36:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
La biblio nel granaio

[img]http://www.tanatologia.org/in-memoriam/derrida.jpg[/img]


Jacques Derrida aveva un granaio stipato di libri. C'è un film (Derrida, di K. Dick e A. Z. Kofman) dove una giornalista viene accompagnata, dopo aver visitato la casa, a vederlo.

"Ma li ha letto tutti?"
"Solo tre o quattro, ma quelli molto molto bene."
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Inserito il - 10/07/2006 :  15:02:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Scritture cancellate

[img]http://www.bukowskis.se/images/2005/strindberg.jpg[/img]

"La personalità dell'autore mi è diventata estranea quanto può esserlo al lettore, e anche poco simpatica. Ha cessato di esistere; non ho più niente in comune con lei e, poiché sono stato io ad ucciderla, credo di avere il diritto di considerare espiato e cancellato dal Gran Libro il mio passato."
(A. STRINDBERG, Lo scrittore)
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Inserito il - 08/09/2006 :  20:04:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Per un'Hdemia di studi joyciani

[img]http://www.philosophersguild.com/pics/joycebig.gif[/img]


"Voi tutti e voi tutte siete degli esperti, appartenete a una istituzione fra le più strane. Che porta il nome di chi ha fatto di tutto, e lo ha detto chiaro e tondo, per renderla indispensabile e per farla lavorare nei secoli dei secoli, come a una nuova torre di Babele, ancora per "farsi un nome", come una potente macchina di lettura, di firma e controfirma al servizio del suo nome, del suo brevetto o del suo "patent". Ma una istituzione che, come Dio con la torre di Babele, lui ha fatto di tutto per rendere sin dal principio e in linea di principio impossibile e improbabile, per decostruirla in anticipo, sino a minare il concetto stesso di competenza (di sapere o di savoir faire) su cui un giorno si sarebbe potuta fondare una legittimità istituzionale."
(J. Derrida, Ulisse grammofono)
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Inserito il - 25/09/2006 :  12:34:42  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Dallo scrittore ideale

[img]http://www.ktvehi.com/public/upload/shining-macchina.jpg[/img]


"Questo è un libro di buona fede, lettore. Esso ti avverte, fin dall'inizio, che con esso io mi sono proposto soltanto uno scopo domestico e privato. Non mi sono affatto proposto di essere utile a te né alla mia gloria. Le mie forze non sono capaci di un tal disegno. L'ho dedicato all'utile particolare dei miei parenti e amici: affinché quando mi avranno perduto (cosa che accadrà molto presto) vi possano ritrovare alcuni tratti delle mie qualità e delle mie tendenze, e così conservare più completa e più viva la conoscenza che hanno avuta di me. (...) Così, lettore, sono io stesso la materia del mio libro: non c'è ragione che tu impieghi il tuo tempo per un soggetto così futile e vano. Un saluto, dunque, da Montaigne, oggi I° marzo millecinquecentottanta."
(M. de Montaigne, Al lettore, "Saggi")
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fiornando
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Inserito il - 25/09/2006 :  17:19:15  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
montaigne appartiene a quella categoria d'uomini che possono dire anche bischerate, e riescono simpatici lo stesso. che significa scrivere per uno scopo "domestico e privato"? o che non c'è ragione di perdere il nostro tempo per un "soggetto così futile e vano"? falsa modestia, semplicemente, larvato orgoglio di sé e della propria opera, tal quale lo sguardo schivo e il fare domestico e privato dell'assuntina quand'è alla coop, con gli occhi di tutti invece puntati su quello strepitoso po' po' d'interesse pubblico e di rilievo internazionale che si porta appresso.

lasci giudicare a noi, il buon uomo: il primo antropologo, cui tutti gli altri devono qualcosa.
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Inserito il - 27/09/2006 :  15:50:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Montaigne, Moi non plus

[img]http://www.treccani.it/images/parole/Ariosto.jpg[/img]


Citazione:
falsa modestia, semplicemente, larvato orgoglio di sé e della propria opera...


Magari non è tutta posa e tutta vanitas: chi siamo noi per dirlo? - Un nobile che scrive, già per questo rischia il declassamento: non ci sono preti, professori e precettori per questo? Se c'è da scrivere, ci si rivolge al servitorame. La penna è la spada degli eunuchi. Un cavaliere abita ben altre battaglie che i cavilli di Quintiliano. "Parole, parole, parole", dicono Amleto e Mina: infatti.

Mentre il punto è l'azione.
Secondo l'etica nobilissima dei cavalieri, se si sa passare dal saper dire al saper fare (rovello di quasi tutti in Shakespeare!), si ha un bellissimo climax esistenziale; se si fa il contrario, è il flop. Machiavelli scrive il Principe perché non lo è. Ma darebbe tutta la sua teoria per un po' di sana (?) pratica di governo in un principato anche periferico della già scombiccheratissima Italia. Giusto l'infinito Ariosto può pretendere di adempiere al suo debito esistenziale con "opere d'inchiostro" (e il principe suo mai gliel'concesse: ché scrivere, come diceva il mio papà, è un hobby...). - Intasamenti nel Passaggio da parole ad azione e viceversa fanno rischiare la follia: vedi l'incredibile coppia di contemporanei Amleto e don Chisciotte (ma su questo, rimando al prossimo numero del c.s.).

Su quanta "gloria" un aristocratico potesse aspettarsi dall'inchiostro, mi viene infine in mente il vecchio conte Monaldo Leopardi, il quale vede nel figlio sghembo e grafomane (che pretende di fare il professionista della scrittura invece che il gentiluomo nel nulla della campagna papalina) una diminutio grave dell'aura del casato suo. Va bene infatti scrivere per diletto (lo faceva perfino qualche re), ma aspirare a fare il poeta-filologo-prosator-filosofo è essere un conte che aspira a fare il cameriere.

Se poi, tornando nella torre di Montaigne, si pensa di arrivar alla "gloria" con un triplo volume in cui s'accozzano argomenti sparsi e spesso sparuti da filosofo scettico e confuso, mah... il minino che si possa immaginare è una pessima conoscenza di come funziona il mercato editoriale.
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Inserito il - 27/09/2006 :  16:15:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
allora mettiamola così: teniamo per vero quello che il sire d'eyquem confessa e, dato che non siamo né parenti né amici suoi, non perdiamo più tempo dietro a lui, anzi, sai cosa facciamo? portiamo i due volumi indivisibili adelphi dal bancarellaro e realizziamo almeno per un lecca lecca.
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fiornando
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Inserito il - 27/09/2006 :  17:12:13  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
e mi spiego: montaigne ci tiene anche a presentarsi, e lo fa spesso, come persona che scrive così come viene, che non bada alla forma, allo stile, alla costruzione della frase e al giro del periodo - come a scusarsi col lettore, insomma (di che poi non si sa). e invece no: basta dare un'occhiata all'esemplare a stampa dei Saggi, con le annotazione sue autografe (il cosiddetto esemplare di Bordeaux) per rendersi conto di quanto invece il piccoletto lavorasse di lima notte e dì sugli scritti che mandava in tipografia, riservando la spontaneità e il tira via a quelli non destinati alla stampa, come il voyage en italie, che in effetti sembra scritto da un altro (stessa impressione leggendo il voyage sadiano). vanitosi gli scrittori, tutti, dal primo all'ultimo! anzi, ti dirò di più: più uno è vanitoso e meglio scrive!
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Inserito il - 27/09/2006 :  18:37:14  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Giochi di mano

[img]http://www.alalettre.com/Images/blanchot.jpg[/img]


"Si può certamente scrivere senza domandarsi perché lo si faccia. Uno scrittore che guardi la propria penna tracciare segni, ha il diritto di alzarla e dire: fermati! Cosa sai di te? Verso cosa ti muovi? Non ti accorgi che il tuo inchiostro non lascia tracce, che vai avanti liberamente, ma nel vuoto, che, se non incontri alcun ostacolo, è perché non hai mai lasciato il punto di partenza?"
(M. Blanchot, La letteratura e il diritto alla morte, in Da Kafka a Kafka)
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Generated in 0.09 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03