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 Extra-vaganze
 Uno spazio "senza tema"
 "open space"... il diario non segreto
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zorea
nuovo c.s.


9 Messaggi

Inserito il - 22/05/2003 :  18:36:39  Mostra Profilo  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di zorea  Rispondi Quotando
La stanchezza - quella sensazione di malinconia fisica e torpore celebrale, lentezza della carne e immobilità di sguardo - talvolta mi rinfranca...
Mi sembra quasi di potermi lasciar cadere, come la foglia più in alto di un acero gialloarancio: sottile viaggio tagliente - nell'aria viziata dal vento, seduzione di una danza antica - volteggio d'amore senza cavaliere, nudo d'autore, mistico morire lo scendere - il cadere della fisicità e l'aurora dell'anima... mutuo consenso: l'eterno e il "finito" si confondono nella promiscuità del tempo. Oggi, tutto è fermo. O, forse, tutti sono troppo rapidi per me che non godo della grazia di accorgermi di un sorriso in questo lento chiudersi dei miei occhi che chiedono riposo. I gesti non trattenuti del corpo sono voce dei bisogni primari ed espressione, spesso, dell'autentico pensare... così, distrattamente, zorea



NOTA: L'intento è solo di avere uno spazio senza tema, senza una linea direttrice. Uno spazio dove riscrivere un po' di quel "se stessi" che si lascia nell'essere, in quel dentro che non ha la costanza per divenire pensiero o sentimento, che non lascia emozione né ricordo...

orfano sannita
c.s. infuocato


308 Messaggi

Inserito il - 30/05/2003 :  08:50:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Dal punto di vista della bicicletta, la strada e gli uomini rivelano nature drastiche e allarmanti. Il ciclista in mezzo al traffico è per gli altri uomini ciò che più si avvicina all'invisibilità: nessuno lo bada e mentre lui passa gli si aprono davanti sportelli di auto come mannaie a molla, automobili che sarebbero tenute a concedere la precedenza gli s'infilano davanti radenti e inquinanti, camion e camioncini, scooter e motoroni lo obbligano a una diffidenza costante di ogni apparenza: e il ciclista procede tenuto sempre ad un saggio chi-va-là?, mentre è costretto a una gincana fatta di scarti, inchiodate, rischi... E' un fuscello in mal tempesta: viene superato da ogni parte, sistematicamente schivato all'ultimo; se buttato fuori strada, è come se fosse una foglia cacciata in un mulinello di vento all'angolo di un marciapiede. Così, se si ostina, il ciclista diventa in poco tempo come Gulliver tornato dai suoi mille viaggi: teme l'uomo, che è arrogante e sbadato: Montale direbbe l'uomo che non cura la sua ombra, ma soprattutto, in questo caso, che non cura il ciclista-ombra che ogni tanto vanamente, per gli altri come un pesce nell'acquario, bestemmia il prossimo suo già fuggito nella sua idiozia da 50 all'ora, senza che nessuno lo senta.
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zorea
nuovo c.s.


9 Messaggi

Inserito il - 06/06/2003 :  17:16:35  Mostra Profilo  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di zorea  Rispondi Quotando
A volte, nell'arco della giornata (a dire il vero, raramente le mie giornate sono "archi", per lo più si tratta di salite, o discese, o monotononi tratti pianeggianti), mi accade di rimanere ferma, fissa con lo sguardo verso la finestra - rivestita di una grada bianca esterna. Fuori il verde alto dei tre pini fa da anticamera al palazzo di sbiaditi mattoncini arancio e all'unico, credo, parcheggio metro a piani esistente a Roma. Sopra di loro il cielo, sempre abbastanza pallido, uniforme, piatto, come nei disegni dei bambini. In quei momenti potrei non saper rispondere a chi mi domandasse il mio nome, ma potrei raccontare di come nasce un ago di pino, e quanto sia affascinante e pesante al contempo essere un ramo: sostenere e spingere verso l'alto, riempire lo spazio circostante e rimanere dentro il tronco, lasciarsi dondolare appena dal vento, svegliare dalla pioggia, bagnare dal sole... Ultimamente un ramo carico, sbilanciato dal peso e dalla lunghezza raggiunta, ha chinato il suo percorso, invadendo l'area intorno a sè con una curva flessuosa, agile, intrigante. Ciò ha creato un varco per i miei occhi. Se rimango fissa abbastanza, mi accorgo del passaggio (non della prima e talvolta neanche della seconda) della metropolitana. Blu e grigio, e blu e grigio e blu e grigio... dentro quei colori altri uomini, altre donne, altre vite. E ritorno al mio monitor, al desktop verdastro - con qualche finestra aperta qua e là. Un ultimo rapido sguardo distratto verso l'albero e riprendo il lavoro. Non è cambiato nulla, eppure mi accorgo che nel rientrare con lo sguardo e con la mente in questa stanza, il primo respiro è più profondo, come volessi bere di quell'ossigeno prodotto dalla linfa dell'albero amico (...e non dalla fotosintesi clorofilliana, in quel passaggio di formula "meccanica")...
Non so perchè ho scritto tutto questo. Ero partita volendo dire altro, credo. Poi mi sono persa, come mi accade spesso. Qui, però, non m'interessa cancellare e riscrivere, ricercare una coerenza, badare allo stile, dire o scrivere qualcosa che a tutti i costi abbia un senso. Confido nel cuore e nella mente di chi è in grado di leggere e ascoltare senza troppo giudicare, senza attendersi "produttività"...
...a volte mi sento così: sospesa fra la stanza e gli alberi (distanti circa trenta metri dalla mia finestra), senza tronco, che mi leghi alla terra, e senza ramo, che mi porti verso il cielo.
Così, liberamente zorea
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m.c.
c.s. infuocato


159 Messaggi

Inserito il - 06/06/2003 :  21:41:11  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ALBERI PER ZOREA

A.Stitfer dice che l'umanità sarà diversa quando sparirà la foresta amazzonica, così come è cambiata quando sono state distrutte le foreste di quercie dell'Italia. (Le due sorelle, è uno splendido racconto).
Scusami se sono pessimista...ciao M.C.
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fumodifumo
nuovo c.s.


14 Messaggi

Inserito il - 14/06/2003 :  10:28:58  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
mi piace, sì, mi piace molto camminare sotto la pioggia. e capita spesso che tornando a casa dopo le aste del pomeriggio, capita spesso che la sera di viola si sia già irrimediabilmente distesa cupa e vorace; eppure io non mi spavento, no, non demordo, e continuo a camminare magari allungando il passo, accarezzando certi vicoli, sondando tutte le pozzanghere, per tornare sempre e comunque a salutare Nostra Signora di Parigi, Nostre Dame delle messe gotiche.
Arrivo lì che ormai è notte, i ceri li avranno forse già smorzati, ma poco importa ché devo solo baciare le mie gargolle, devo; quell'antologia fatale di bestiari e grimari che punteggiano la facciata enigmatica, origami increspati nel cristallo, origami spiccanti e agitati, le mie gargolle; e le osservo allora, una per una, pericolosamente fisso è il mio sguardo, invadente; ma loro non si ritraggono, anzi, mi si affacciano talvolta vestite a festa, nello scintillio musicale più insospettabile... è in quel momento che mi lascio finalmente avvincere dal ritmo dei capitelli, e non guizzo più come timida anguilla, né scivolo nella solita cascata di biglie, pavida e liberatoria, ché son divenuto io stesso ghiaccio nel ghiaccio, blocco che a mano a mano si fa rimodellare all'incendio dell'Armonia... rinasco dunque Casa di ghiaccio, Pavillion d'Hiver per il parco di Caterina, dimora limpida e solare, fitta dei più puri desideri, Trasparenza fatta Casa di Bambole... perché in fondo quello scintillio musicale sa rapirti, e ti squassa poi come poco altro nell'esilio che è la nostra vita. Quelle pietre lì, quelle pietre, hanno simili poteri: esse sono la Melodia Silenziosa, l'urlo rattenuto, il pentagramma rifiorito: esse sanno CANTARE... e cantano soprattutto il gorgoglio della pioggia che risale e scende per misteriose condotte idrauliche; cantano il Frammento che solo può restituirci all'idea di Unità, miele necessario alle nostre gole vizze; e sibilano, quelle pietre, sibilano e cantano il genio oscuro di uno maestro spaccasassi, l'angelo che nell'ombra degli eoni forse le tagliò, siccome Cherubino era quel Palladio dell' Italia liberata dai Goti... Nella notte di velluto tutto è ormai chiaro, finalmente capisci, capisci che la forza della facciata è nella sua apparente, silenziosa, immobilità; capisci che è esattamente come per il trono del re: nelle zampe riposano la sua gloria e la sua potenza; le unghie rapaci altro non hanno da fare che rimanere immobili, assenti, nondimeno ieratiche e minacciose...perché, in fondo, il Saggio da seimila anni lo ripete: quel Silenzio è la sola Forza.
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m.c.
c.s. infuocato


159 Messaggi

Inserito il - 15/06/2003 :  15:05:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Fumo di fumo....
Quest-ce que la poesie? Une bouffe de fumee en quoi l'ame se retire toute entiere...


(C. Mauron)
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zorea
nuovo c.s.


9 Messaggi

Inserito il - 15/10/2003 :  17:45:54  Mostra Profilo  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di zorea  Rispondi Quotando
Partono e ritornano. Arrivano, per qualcuno. Talvolta ne senti il rumore o ne prevedi gli umori, altre una sensazione mista, fra il noto e l'ignoto, li preannuncia. Altre ancora cadono improvvise, come le comete. Sono gli anni, gli amori, gli amici o i parenti, i guai, la morte, la vita. Non basta essere pronti a tutto. O forse non serve, chissà. Ripartono, tornano.

Così, zorea.
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ALI
c.s. alato


101 Messaggi

Inserito il - 16/10/2003 :  12:11:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
... vai come l'acqua, torna come l'acqua...


[img]http://www.contrasto.it/img/Luce%20Mare%20%20copy5225_img.jpg[/img]

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m.c.
c.s. infuocato


159 Messaggi

Inserito il - 16/10/2003 :  13:58:23  Mostra Profilo  Rispondi Quotando



ciao, ALI!


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Markel
c.s. acquatico


53 Messaggi

Inserito il - 16/10/2003 :  14:57:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Gli anni, gli amori, gli amici, la vita. Non partono e non tornano. Semplicemente scorrono, in una sola direzione, e in una sola direzione si perdono. E in effetti non serve essere pronti a tutto, e non serve nemmeno essere pronti a niente.
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ALI
c.s. alato


101 Messaggi

Inserito il - 16/10/2003 :  17:10:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://a1259.g.akamai.net/f/1259/5586/1d/images.art.com/images/PRODUCTS/large/10057000/10057223.jpg[/img]

Ciaoooo Emmeccì!!!
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zorea
nuovo c.s.


9 Messaggi

Inserito il - 16/10/2003 :  18:23:15  Mostra Profilo  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di zorea  Rispondi Quotando
I viaggi di per sé presuppongono una partenza, un arrivo ed un eventuale ritorno. La vita è anche un viaggio. E tutto e niente fa parte della vita. Fra il niente e il tutto c'è sempre differenza, a volte. La coerenza è anche sapersi contraddire. Non so.

I particolari si calano nell'assoluto. E l'assoluto dipinge tutti i particolari. Scrivere senza pensare, correndo dietro i pensieri, digitando quello che si percepisce dall'esterno nell'intimo di se stessi, talora mi porta ad essere così sconclusionata che mi meraviglia si possa trovarne un senso... per questo scrivo "senza tema". [(Ancora un "non so" ci metterei...)
(Scrivo senza ripetere "secondo me", come si faceva a scuola con i primi temi. Perennemente sottointeso (il "secondo me" e talvolta "in questo particolare momento"), anche se la parvenza è di assolutezza.)]
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voltaire
nuovo c.s.


0 Messaggi

Inserito il - 25/07/2004 :  12:34:34  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
sai, la stanchezza è come l'ubriachezza, ti fa vedere doppio, dopo.
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tamer
c.s. alato


101 Messaggi

Inserito il - 25/02/2005 :  17:44:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ora sei lì, e non hai altro da fare che salire. Fallo, non impedirtelo, fallo. Ne sarai ricompensato. Ma ricorda, ricorda che a quella donna hai baciato un riflesso del suo turchese. Lo hai fatto per giurare. E la manterrai, quella promessa, la manterrai, ché le mani sue nodose t'ipnotizzarono non per esser poi vilmente offese. Ascoltale dunque, proprio come ascoltavi mentre ti srotolavano lievi l'anima tua bardata a codardia... mentre la spogliavano delle lebbre sue, incorporee e feroci. Togliti le scarpe, impilale assieme alle calze nel mobiletto di sandalo; è alla tua destra. Sta lì da sempre, illanguidito dalla devozione ripetuta del gesto che ora tu compi. Non lo deludere: è lì da prima di te. Ma vive perché tu ora sei qui. Sciogliti anche la cinta, scrollati di dosso lo zaino di pelle: così si vuole in questo luogo. Vestiti di rigore.

[img]http://www.rajasthaninfoline.com/images/dilwara.jpg[/img]


Ecco, sei pronto.
Sali allora. Sali su per questi gradini addobbati a festa. C'è una testa di drago scolpita sull'uscio: spia la tua pianta dei piedi, ti ha intravisto e già sa tutto di te, della tua supponenza ciarliera, del rantolare notturno che cadenza i tuoi sonni, torbidi, affannati. Varca quella soglia, e sgrana il tuo ramram; il drago ti sarà benigno sino all'uscita. E oltre.

Il Buio. Chinati, non ti agitare. Ascoltalo. Comincia ad essere Questo, dove Questo è ciò che ora Tu non sei. C'è poc'altro da fare. Niente che meriti di più. Ora non puoi vedere, sicché aspetta; goditi le virtù vogliose della tua pazienza. Chinati; e poi muovi passo passo le tue gambe, fallo con eleganza, conta i gesti, scivola, lima, svanisci. Uno spigolo, la tua spalla. Sei ancora in piedi. Devi chinarti di più, devi piegarti fin dove non t'è mai stato chiesto di fare: ci sono delle stalattiti di marmo sul tetto di questo andito, sono dei fiori di loto rovesciato. Sii prudente, striscia, inginocchiati, compromettiti. Sacrificati alla grandezza peritura del fiore di marmo. E non lo scheggiare, non con quel tuo cranio duro, ingrassato da millenarie falsità.
Cammina. Cammina sì; bastano pochi passi e fra un attimo la luce agghiaccerà nel bianco, mille colonne cominceranno a palleggiarsi le tue pupille. Sarai entrato nel regno degli spiriti intermedi. Inginocchiati; e guarda.

[img]http://www.rajasthaninfo.org/mountabu3.jpg[/img]


...dallo stipo issato sulla tua sinistra delle apsare già volano sulle note di tala vespertini. Chiedono di te; concedi loro la tua coscienza, venerale siccome il condannato prega all'alba il proprio boia che non ritardi il rito... dalla trabeazione di rimpetto un gruppo di gandharva fauneschi ti inchiodano sereni nell'attimo stesso in cui incroci il loro sguardo assente: suonano flauti e ruote perenni; vogliono che tu sia il frutto del loro gioco. Contentali. E sforzati di comprederne il sorriso. Percepisci la loro musica? no? fuggi allora, ripara sui monti. E non osare mai più di ritornare qui dove la pietra respira.

[img]http://www.destination-rajasthan.com/rajasthan-destinations/gifs/mount-abu-dilwara.jpg[/img]


Un alone bianco si accascia al tuo fianco. Si muove tra spirali di incenso. Porta un brandello di stoffa sulla bocca. Ti gira attorno. Ti girano attorno: sono tre, anzi quattro. Aloni, meno che aloni. Avanzano spuntando da dietro le colonne, scendono dagli incavi della pietra, dai capitelli più remoti. Incutono venerazione. Brillano anche; con quel fare naturalmente ammicante che è proprio di certe statue enigmatiche. Degli occhi di certe statue. Quelle chiuse nei recinti di candore issati nelle cellette proprio dietro di te. Voltati. C'è una corale muta di busti che ti fa da quinta: sono i santi ventiquattro tirthankara. O forse no. L'alone accenna un canto. Lo precede un fruscio, come di bambù scosso. è la sua scopa di saggina. La usa per carezzare il marmo livido: allonta gli insetti; morirebbe di vergogna se ne dovesse uccidere uno. é un giovane sacredote jain, e questo è il Narsingh Avtar Vimal Vasahi Temple a Delwara, Monte Abu, Rajasthan meridionale.

...anni fa ci sono stato e obliquo, attraverso la pietra, mi folgorò un residuo di Luce.
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Iomemedesimo
nuovo c.s.


4 Messaggi

Inserito il - 25/06/2006 :  01:40:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
E io mi presento qui,
iomemedesimo,

in abito scarno con pretese di prosa assai scarse...

cercavo "stanchezza" su un marchingegno moderno chiamato motore di ricerca, quasi come se la ricerca possa avere motore e non fosse una lenta inerzia dell'anima...

ritrovo tutto questo strano mondo fatto di gente surreale: quasi di improvviso mi sento un po meno matto, un po piu reale, siete forse la conferma di una vita interiore che in un mondo omologato ancora esiste?

non lo so...

Nell'ultimo "leggendo" si fa riferimento a questo mondo "futuristico" cosi sfuggente e fatto di auto che corrono e linee tese come rasoi pronte a sfregiarti...

Ecco si, sono uno sfregiato, trovo la stanchezza, trovo il ciclista che viene falciato...

E io so, e lo so bene non sono mica matto che tutto questo è successo 9 anni fa e come di incanto ho perso un qualcosa di mio, che a questo mondo è solo "una persona a me cara", io non capisco, la gente non capisce cosa sia il dolore...

ma si sa la solitudine unita al dolore resta un limite si sa...

non sono qui per abbatermi
ma ho vissuto tempi inermi
come foglie i ricordi spezzati
in unico sentore di spazi aperti

mirando ad un futuro migliore
le ho viste tutte ma "ancore"
si annidano nella anima
e mi strugge la rima

che il vil studente ancora
cerca di assemblare come aurora
in un cielo del sud
un suono secco uno "stud"

sono faccia a terra ma IL delirio
con voi parlo e ancor provo il desio
della normalità la dove di normale
esiste solo il mio grande male

"In memoria di Sabrina Betti 1982-1996"
era molto che non le dedicavo una riga, oggi sono tornato normale qui tra voi. ove la prosa e la poesia, seppur personale ed intima, non sono una vergogna

[img]http://www.yurimarcialis.it/impressionisti/monet/monet_etretat.jpg[/img]

da quale lato siedo del faraglione mentre dedico questi pensieri al passato?

Antropologo in costruzione, uomo troppo in fretta...
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ALI
c.s. alato


101 Messaggi

Inserito il - 27/06/2006 :  14:45:51  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://www.unmondodimmagini.net/risorse/clipart/farfalle/GUFO.jpg[/img]

Ciao iomemedesimo!
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Generated in 0.55 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03