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Inserito il - 02/08/2007 :  00:38:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
visioni?

...Alvin aveva percorso l’ultimo tratto in auto da solo, circa trecento Km (risparmio la descrizione del suo viaggio, molto lungo e faticoso in quei posti e con quelle strade, perché credo non interessi a nessuno, e poi questa è un’altra storia, gia' troppo lunga per conto suo, e probabilmente nemmeno questa interessa a nessuno) .... insomma al crepuscolo arrivò all’appuntamento. La casa al mare di Angelo, suo vecchio amico e compagno ai tempi dell’università’ stava li, davanti a lui. Angelo lo aveva invitato a passare qualche giornata insieme, in memoria dei vecchi tempi. Quel posto non poteva certo lasciare indifferenti, mare tutto attorno ad una lingua di roccia che scendeva in acqua, in fondo alla quale si protendeva la casa, sbattuta in continuazione dalle onde. Era piuttosto alta, aveva tre piani da piu’ di tre metri ciascuno, e l’intonaco, che un tempo doveva essere stato rosso mattone, era diventato color sabbia per un paio di metri dalla base sulla roccia, cancellato dalle onde, mentre sopra era di colore rosa smorto, anche i serramenti erano scoloriti, di color verde pallido, o forse cobalto, a quell’ora non si capiva bene. La cosa ancora piu’ strana era lo stile, ricordava una di quelle case che stanno sulle isolette della laguna veneta, lontana da li migliaia di Km, quel posto se non era il piu’ a sud dell’europa continentale, sicuramente era questione di poco, solo qualche Km. Cipressi altissimi, tra lecci, olivi, eucalipti e macchia mediterranea facevano la guardia alla costa, immobili, lassu’ sulla scogliera, e per il resto non c’era nient’altro che roccia, quel posto inquietava A., forse perche’ si aspettava qualcosa di completamente diverso, piu’ allegro, invece aveva un po’ l’aspetto di un paesaggio simbolico. Poi si riprese dai suoi pensieri e si ricordo’ perche’ si trovava li, suono’ il clacson e Angelo usci’, aveva la solita faccia sorridente e allegra. “Ma che idea passare qualche giorno qui” penso’ A., ma non disse nulla al suo amico, per non dispiacerlo. Si salutarono abbracciandosi, Angelo gli voleva bene, e voleva sapere del viaggio. A. gli racconto’ un po’ delle sue traversie e gli spiego’ che si sentiva un po’ stanco, Angelo gli tiro’ fuori dalla macchina la borsa con le cose, lo accompagno’ alla sua stanza, e per lasciare che si riprendesse un po’ gli disse “se non scendi verro’ a chiamarti tra un’ora per la cena, se ti sentirai stanco rimani pure a letto, ci vedremo domani” poi scese al piano terra, gli spiego’ che lo avrebbe aspettato nella sala. Cosi A., dopo essersi rinfrescato un po’ in bagno entrò in camera, si sdraiò sul letto, si accese una sigaretta, e provo’ a rilassarsi osservando la stanza, meditando sulle strane sensazioni che gli dava quella casa e quel posto. L’interno della casa era altrettanto strano, corridoi, grandi sale, finestre con veneziane, mobili d’epoca, quadri polverosi e specchi in stile, ormai quasi opachi, dalle cornici dorate, ma tutto era vecchio e malandato, in modo da sembrare ancora piu’ vecchio. Il sentore di un antico splendore faceva apparire quella casa ancora piu’ triste e misteriosa di quanto gia’ fosse, come se resistesse in quel posto solo per orgoglio o per chissa’ quale sconosciuto motivo “ma le case non hanno un’anima”, non riusciva a spiegarsi il perche’ delle sue sensazioni “sara’ colpa del fatto che sono molto stanco, sono sicuro che presto mi passera’” si disse. Per scrollarsi di dosso quei pensieri A. si diede una spinta improvvisa sulle gambe e si alzo’, poi apri’ la finestra e si appoggio’ al davanzale, guardando fuori. Il mare era nero, piu’ scuro del cielo limpido e stellato, e gli giungeva un rumore continuo, il mare o il vento, o entrambi, soffiavano e muggivano assieme, si immagino’ che si fossero alleati, perche’ non smettevano mai, anche se non c’era alcuna burrasca. Quel paesaggio avrebbe dovuto essere bellissimo e rasserenante, ma A. non lo sentiva cosi, gli sembrava che in quel posto mancasse qualcosa, o ci fosse qualcosa che non doveva. Alla fine si decise a scendere, sempre con quella sensazione, una stretta al cuore che non riusciva a capire, aveva paura che gli avrebbe rovinato la gioia di quella vacanza con Angelo, dopo tanto tempo che non si vedevano. La cena fu ottima, passarono la serata a ricordare i vecchi tempi, bevendo un liquore locale abbastanza buono. Ma A. non si sentiva molto in forma, circondato da quei suoi strani pensieri, cosi decise di ritirarsi presto, si diedero la buona notte e un appuntamento per l’indomani mattina “ci sono molte cose che voglio mostrarti, ci divertiremo come una volta, vedrai” gli disse Angelo dandogli la buona notte. A. sali’ in camera sua, chiuse la finestra perche’ aveva freddo, poi tiro’ fuori un libro e si mise a letto, provando a leggere un po’. Si addormento’ col libro in mano, ma il suo sonno era disturbato e agitato, sentiva sempre quel rumore incessante e disarmonico, che veniva dal mare, o dal vento, non riusciva a capire. Ad un certo punto si sveglio’ del tutto, e si sedette sul letto sudando freddo, quel rumore gli entrava dentro, nel profondo, e gli faceva male, siccome davanti a lui stava uno specchio, accese la piccola lampada e si guardo’. Quel rumore gli rubava il tempo, davanti a quello specchio vedeva la sua vita che scorreva tutta in un attimo, e il suo corpo che invecchiava velocissimo, come in un film accelerato migliaia di volte, e lui si stava sfaldando e prosciugando, per trasformarsi in una mummia e poi in polvere che crollava per depositarsi sopra il letto. Ma in quell’istante comprese, anzi vide, e vide che la realta’ profonda non si comprende, e’ solo una visione. La sua vita era solo la fiamma della capocchia di un fiammifero che bruciava in un attimo, e non solo la sua vita, ma quella dell’intera umanita’, in confronto alle stelle che vivevano miliardi di anni, l’umanita’ messa tutta insieme non era che un piccolissimo cerino che brillava un attimo, e poi si spegneva, praticamente una microscopica fiammella in un inferno di fuoco. A cosa serviva l’intelligenza? A sopravvivere un attimo in piu’? Come poteva aver tanta importanza quell’attimo? Vedeva i soli bruciare, anzi infiniti universi che bruciavano. E vide che il suo tutto non contava nulla, i sentimenti, l’amore, chi gli aveva voluto bene, chi lo aveva tradito, imbrogliato e chi lui aveva tradito ed imbrogliato non erano nulla, tutto scompariva come invisibile scintilla in mezzo a tutta quella luce che stava bruciando, e cosi dimentico’ tutte le sue stupide storie, entrando nel nulla con quell’unica visione, poi il nero piu’ assoluto lo assorbi’. Di tutta la sua vita piena di ragionamenti, illusioni rimorsi e rimpianti solo in quell’attimo aveva visto la realta’ e aveva un senso, che non e’ comprensione, ne intelletto, ne coscienza. Quel virus che si chiama uomo, condannato alla tristezza e all’infelicita’ proprio dalla sua stessa anomalia, l’inseguimento intellettuale e spirituale nell’assurda pretesa di voler dare valore e spiegazione alle cose a tutti i costi, nemmeno fosse il dio creatore dell’universo, quanto spreco inutile. Al mattino Angelo lo trovo’ disteso sul letto, morto, A. aveva fatto un infarto. Dicono che chi si risveglia dal coma certe volte si ricorda di un tunnel di luce, e pensa che sia dio, le illusioni non finiscono mai. Lo seppelli’ vicino ai cipressi neri che stavano di guardia davanti al mare, convinto che gli avrebbe fatto piacere, Angelo sentiva che in qualunque luogo fosse andato sarebbe stato sempre in pace con se stesso.
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Inserito il - 06/08/2007 :  10:56:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

una sera cosi ...

[img]http://www.cenacolotheastrum.it/luna_3.jpg[/img]


Il mare, che bello, e quanta voglia di rivederlo dopo tutta questa montagna, anche se mi piace ed e’ stupenda, l’importante comunque e’ che non sia piatta pianura, quella non la sopporto. E poi la musica, certa musica e’ praticamente necessaria per vivere, magari uno potrebbe vivere senza averla mai ascoltata, ma adesso no, la conosco e non posso piu’ farne a meno, e’ troppo tardi per rinunciare al suo linguaggio, piu’ compatto delle parole. Ma che sto dicendo? sono tutte scemenze e considerazioni da bambini, ma stasera mi sento cosi’, un bambino, o un cretino, o tutte e due insieme, oppure una cosa e l’altra, a trattini. Prima sono andato a far visita ad un paio di persone, e come spesso mi succede in questi casi, sul piu’ bello ho realizzato che se me ne stavo a casa da solo era meglio, non avevo assolutamente niente da dire, ma non potevo rimanere in silenzio, a guardare, ne sbattere la porta e scappare come un ladro, forse mi potevo inventare un malore improvviso, ma in quel momento non ci ho pensato, cosi non mi e’ rimasto che pensare alle cazzate da dire, non dovevano essere troppo pesanti e roboanti per non diventare ridicolo e farmi notare troppo(anche perche’ poi la gente si ricorda); ma non potevo nemmeno dire cose troppo stupide e frivole, col pericolo che la mia mente senza inerzia si stoppasse nel nulla, rischiando di interrompere il discorso a mezz’aria, bloccato senza energia dalla sua stessa inconsistenza, cosi mi avrebbero scoperto. Faticosa serata insomma, vorrei sapere a che serve parlare quando non si ha nulla da dire. Sinceramente in quei momenti preferisco stare in compagnia ognuno immerso nei propri pensieri, bisogna proprio aprire sempre la bocca?. Ad un certo punto e’ stato messo un cd, e io ho subito pensato “che fortuna, ecco la scusa buona per tacere”; macche’, anche con la musica doveva continuare il calvario... bla bla bla.
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Inserito il - 11/08/2007 :  17:12:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

[img]http://www.tate.org.uk/collection/N/N01/N01391_8.jpg[/img]


Alvin, quanto manca alla fine del sogno? “ “non molto, penso alcune decine di anni al massimo, poi ci sveglieremo, e saremo a casa” “ a casa? ma che stai dicendo? la mia casa e’ qui, in questo posto e in questo tempo “ “ puo’ darsi che tu abbia ragione Zen, ma adesso facciamo una bella corsa, non senti che la giornata e’ stupenda? ” “ mah, sara’“, rispose lei pensosa. A. trotterellava oltre il passamano, sul cornicione della chiesa, a trenta metri da terra, facendo attenzione a non cadere. Zen lo seguiva, col suo movimento sinuoso ed elegante, indossava il solito vestito rosso, senza nessuna paura di cadere.” “Che creatura affascinante” pensava A. dentro la sua testa, mentre l’ammirava muoversi lassu’, in cima alla chiesa, posta a sua volta sopra il monte che dominava la valle, quasi toccando il cielo. “Sei bella” gli disse, non riuscendo a trattenersi. Lei gli rispose col suo solito sorriso dolce e tranquillo, mentre continuava ad avanzare ondulando armoniosamente, senza mai scomporsi. A. sentiva di essersi perso qualcosa, si sentiva come uno che non aveva imparato nulla, nemmeno ad usare un cacciavite, abituato ad occuparsi di cose dove le mani servivano poco, per scrivere, schiacciare tasti, sfogliare pagine, il massimo della difficolta' forse era tenere una sigaretta accesa, un bel fallimento, e fosse stato solo quello. E' certo che da soli si puo' godere della liberta', ma la liberta' in solitudine e' un oggetto svalutato, anche se sempre meglio di una vita mal vissuta in compagnia. Le cose che cercava le aveva trovate tanto tempo fa, ma non aveva saputo apprezzarle, cosi le aveva perdute. Ma la vita continua, cosi dopo aver percorso un enorme circolo, sempre piu' in basso, era tornato li, col suo passato che gli parlava, aveva addosso l'inferno mentre con gli occhi guardava il paradiso, "ma che momento perfetto!" penso'. Poi suono' il telefono, “pronto, sei tu?” “si, ciao” “ricordati di dar da mangiare ai gatti” “si, va bene, e buone vacanze, ciao.” Pensava a quei 4 piccoli simpatici delinquenti coi baffetti, e avrebbe voluto che il mondo fosse come quei vecchi computer che immagazzinavano la memoria su nastro, potenti come un piccolo cellulare che sta in mano a qualsiasi ragazzino del giorno d'oggi, anche se costavano milioni di dollari, ma avevano il comando “rewind”, riavvolgi, che magia. Intanto il rimpianto, la malinconia, la tristezza si mescolavano dissolvendo quel sogno in rosso lasciandogli in testa una sensazione nauseante, “dopo la colazione prendo le mie pastiglie, sono sicuro che poi staro' meglio” si raccontava sbadigliando, poco convinto. Guardava dalla finestra quella giornata fresca e bellissima, coi capelli arruffati, la barba e le mutande. L'unica realta' che gli era rimasta addosso era quella di essere un uomo ridicolo.
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Inserito il - 22/08/2007 :  22:38:04  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ricordi di un entomologo

[img]http://web.unife.it/progetti/geometria/Escher_A/immagini/scarafaggi.jpg[/img]


“Mi fai vedere il tuo cane?” Alvin gli porto' il suo cagnolino, tutto orgoglioso di mostrarglielo, lei lo accarezzo' un po' e poi disse con un'espressione che non si capiva se fosse seria o scherzosa: “ sei proprio scemo, ti sei preso un cane proprio adesso che abbiamo deciso di partire, che ne sa lui di quello che stiamo facendo, e se le cose si mettessero male? ” “ l'ho trovato per strada, mi ha fatto gli occhi dolci, mi supplicava di prenderlo in braccio, mi ha dato la sensazione che cosi l'avrei salvato, allora mi sono impietosito e l'ho preso, lo porteremo con noi, vedrai che non ci disturbera', sta tranquilla Zen ” “ ah si?, e pensi che dormira' in tenda con noi? ” ” no no, se ne stara' fuori, buono buono, te lo prometto, fara' la guardia e magari ci aiutera' a trovare la strada se la smarriremo, non e' bene tutto questo? ” “ il destino e la strada non sono mai buoni, per te sono la stessa cosa, comunque fa come vuoi, sei il solito ingenuo ” gli rispose lei. Cosi i due e il cane partirono a piedi, col sole che stava morendo. Un po' alla volta, giorno dopo giorno, dormendo in tenda e inerpicandosi per i piu' impervi e stretti sentieri, senza mai cibarsi di nulla, a parte il cane che mangiava anche troppo, giunsero finalmente sulla cima, che sembrava dividere il mondo, un posto incredibile. A. e Zen erano diventati magrissimi, parevano due spettri ondeggianti. Da lassu' potevano osservare l'immensa nave che li aveva trascinati coi suoi rollii e le sue scosse attraverso l'oceano del tempo. “ Eccola laggiu' la nostra nave, che ne pensi Zen? ” “ mio caro A., non ho cambiato idea, mi sento ancora addosso l'aria soffocante e nauseante di quell'immensa e sudicia carretta della finta speranza che abbiamo deciso di lasciare; guardala, sono sicura che ci sta ancora aspettando, per succhiarci cio' che rimane della nostra anima, senza traghettarci da nessuna parte, per lei noi siamo solo cibo, anzi meglio dire carburante. Non la rimpiango affatto, piuttosto che essere cibo per lei preferisco il nulla ” “ sono d'accordo con te, guardala, da qui si vede bene, non c'e' nessuno nel ponte di comando che la sta conducendo, proprio come abbiamo sempre sospettato ” osservo' A. “ maledetta nave puzzolente, piena di laboriosi scarafaggi, religiosi moralisti filosofi politici scienziati e falegnami ..o idraulici, ci sono tutte le specie, bravi insegnanti che sanno solo farsi la guerra, per affondarla mentre corrono avanti e indietro strisciando, poi dicono di tirarla avanti e di salvarla, ma gli interessa solo mangiarsi uno con l'altro, quei cannibali, che schifo! ” aggiunse Zen con disprezzo, e A. “ Se fossero qui vedrebbero come stanno le cose, che nessuno sta guidando nessuno, che quella nave sta solo andando alla deriva per affondare, ma sono convinto che loro continuerebbero a negare ugualmente, la loro menzogna e' come l'alcool per un bevitore, una necessita', continuerebbe a bere anche con la cirrosi, e continuerebbe a negare, a negare sempre ” “ Mah, forse e' la troppa ansia di fottersi tra loro e il timore di farsi fottere che gli impedisce di alzar la testa e vedere come stanno le cose, oppure fanno apposta, non gli conviene perche' traggono da questi insani desideri il loro vero piacere e la loro profonda motivazione, alla quale non riescono a rinunciare. Magari hanno sviluppato il pensiero solo allo scopo di nascondersi la verita', e il loro pensiero profondo parte solo da li, dal ventre, potente e invisibile capitano che comanda quella nave di m..., in ogni caso non mi importa piu' nulla, sono affari loro“. “ E allora, cosa stiamo aspettando? abbandoniamo la nave e tuffiamoci qui, questo e' il posto giusto” aggiunse il cane per concludere. E i tre naufraghi si buttarono nel nulla, proprio dove aveva indicato il cane; per una volta tanto nella vita si sentirono liberi e in pace con se stessi, mentre cadevano convinti di volare come uccelli. Non furono piu' visti, nessuno li ricorda ne' li rimpiange, a parte me. Ho raccontato la loro storia perche' so come e' andata, ho visto coi miei occhi dove sono finiti quei due sfortunati. Sono caduti proprio in mezzo alla nave, che nel frattempo si e' spostata velocissima sotto di loro, e sono stati immediatamente divorati dai famelici frequentatori del ponte. E il cane dagli occhi dolci, mentre cadeva si strappava la pellicia, dalla quale uscivano un'infinita' di scarafaggi, il finto bastardino era solo una spia di quelle blatte intelligenti, che avevano provveduto a non farsi sfuggire anche quel poco cibo, i passeggeri di quella topaia galleggiante erano piuttosto ingordi e non si rassegnavano facilmente.
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Inserito il - 26/08/2007 :  12:19:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Profumo

[img]http://xoomer.alice.it/maumorelli/immagini/Castelluccio/TH015-Castelluccio.jpg[/img]

Seduto sulla poltrona, sento entrare dalla finestra spalancata un profumo dolcissimo, sono curioso, quindi mi alzo e mi sporgo per dare un'occhiata, voglio capire da dove viene. Fuori vedo una pianta con strani fiori, meta' sono gialli e meta' sono rossi, non sono un esperto e non me ne intendo di fiori, anche se mia mamma in giardino ne coltivava di tutte le specie, e non faceva che parlare di piante e fiori, quindi ho avuto occasione di vederne parecchi, ma forse e' proprio per questo che mi sono sempre un po' disinteressato, e quella pianta alta circa un metro e mezzo dai fiori gialli e rossi non l'ho mai vista, nemmeno ho mai sentito quel profumo, mi ricorda vagamente il biancospino, ma so che fiorisce in maggio, ed e' sicuramente bianco, oggi e' il ventisei agosto. Poi penso “quanto odio i profumi dolci addosso alle persone, mi fanno venire la nausea; i profumi della natura invece mi piacciono tutti molto, mah”. Torno a sedermi per riprendere quello che stavo facendo, ascoltare la musica sdraiato in poltrona, e visto che mi sono alzato, mi accendo un'altra sigaretta, tanto per cambiare. Poi il mondo che mi sta attorno si mette a liquefarsi per crollarmi addosso, una implosione, diventa un fiume che entra nel mio cervello, come se fosse diventato l'immenso scarico di un lavello. Mi sento quasi affogare, riempito da quella roba tutta insieme, una scia di ricordi che mi attraversa e scende per perdersi dentro la mia anima, lasciandomi una malinconia terribile, sensi di colpa e spleen a piene mani insomma, mescolati a quel profumo dolce. Mi confondo, arrivano le vertigini, a momenti mi sembra di avere ancora vent'anni, attorno a me vedo persone smarrite e scomparse una giovinezza fa, che mi stanno parlando, “che volete da me? lasciatemi in pace”, mi chiedo e gli urlo con la mente, frastornato, poi devo concentrarmi per cercare di chiudere quella voragine senza fondo e cacciarli via. Per concludere insomma (non m'interesso di transumanza, ne' di trans-fughi, sono un gioco suvvia) io credo che ognuno nella vita ha il suo senso di qualcosa, prima o dopo gli viene a tutti, nessuno e' nato “imparato”, l'importante e' averne coscienza per combatterlo meglio, e provare a togliersi di dosso le sue maledette piattole. Poi penso che si deve imparare ad amare se stessi, certamente anche gli altri, magari dopo, se necessario. Piu' o meno il contrario di quel che ha detto quel tizio dall'aspetto innocente, capelli lunghi e barba, scomparso in malo modo parecchi anni fa, lasciandosi dietro una scia, un esercito di “men in black”, spesso subdoli, sicuramente molto pericolosi, che mi danno molto da pensare. Quanti buoni propositi, alla fine mi rimane l'impressione che tutti gli altri riescano a farle, le cose che bisogna, mentre io non faccio che limitarmi a pensarle, davanti ai fatti non cambio mai, sono sempre lo stesso indolente, pero' mi piace il profumo dei fiori.
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Inserito il - 06/09/2007 :  17:57:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ho notato che le file degli aerei alitalia sono numerate cosi': ...11, 12, 14, 15, 16, 18, 19... scarsa democrazia dei numeri, scaramanzia, o pecca riguardo la matematica?

[img]http://www.clusone.org/home/la-citta/capolavori/danza-macabra/atphotoalbum.2007-01-04.2222818261/atphoto.2007-01-04.2732349733/photo_thumb[/img]

“Per quanti sforzi avessi fatto per volare, e a guardar le stelle mi sia spesso illuso di appartenere a loro, la nostalgia della terra dopo un po' mi appesantiva il cuore, facendomi precipitare sempre nello stesso posto, come un cane alla catena quando tenta di fuggire. Forse perche' la polvere attira la polvere, non c'e' nulla da fare, ecco percio' un bel destino, purtroppo il mio. Allora mi vien voglia, mi metto a pensare e a fantasticare chissache', quando arriva puntuale la strega, per cavalcarmi, farmi correre proprio come fossi un cavallo. Con le mie gambe piu' lunghe, piu' veloci, piu' forti di quanto esse stesse siano, tanto che per brevi tratti riesco anche a volare, con lei sul mio groppone. Insiste fino a spossarmi l'anima e a possedere il mio corpo, ci riesce sempre la maledetta strega, come e quanto gli pare. Potrei nascondermi, rintanarmi nell'oscurita' o in qualche posto sperduto, ho gia' provato mille volte, solo tanta fatica inutile, lei mi scova ovunque. Poi all'improvviso, quando e' soddisfatta, sparisce e se ne va lasciandomi cadere a terra svuotato, io e le mie stesse lacrime, piene di frustrazione e di rabbia, sono cosi limpide che gli altri le scambiano per pioggerellina, niente di speciale, ma io so che e' sangue mio.” (A. Alvin)
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Inserito il - 19/09/2007 :  23:02:38  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Alvin Alvin, se non ci fossi io come faresti?

[img]http://img224.imageshack.us/img224/5611/normaldark7e0vd6.jpg[/img]

L'acqua era fresca e limpidissima in quel fiume molto profondo e senza cielo, mentre nuotavo, guardando sotto di me non riuscivo a vederne il fondo. Stavamo vicini al muro di pietra che faceva da argine alla grande ansa, rallentando la corrente fin quasi a fermarla. Da quel muro dritto e altissimo sporgeva una scala d'acciaio arrugginita, forse eravamo entrati in acqua da li, io Zen ed N, la sua migliore amica, immersi nell'acqua sporgevamo solo le nostre teste, si stava bene, nel corpo e nell'anima in quell'acqua tiepida. Zen ed N. nuotavano accanto a me, a qualche metro di distanza, ma io sentivo il corpo di Zen molto piu' vicino, avevo la sensazione che mi sfiorasse, e questa sensazione mi dava molto piacere, riempiva il mio cuore di felicita', anche se credevo non fosse possibile. Zen, dalla pelle creola e i capelli corti e nerissimi, dai movimenti sinuosi, il sorriso dolcissimo dei suoi occhi neri, profondo e intelligente, era li, ancora una volta accanto a me. Sentivo che le avevo fatto del male, tanto male che non riuscivo ad avvicinarmi di piu', per la vergogna e un gran senso di colpa nel cuore, ma non ricordavo cosa avessi fatto, avevo solo ricordi vaghi e confusi, lo sentivo e basta. Poi N, che forse aveva letto nella mia mente, o sapeva cio' che io non sapevo, all'improvviso mi mise una mano sulla spalla e mi spinse dolcemente verso di lei, e i nostri volti si trovarono vicinissimi, io e Zen ci stavamo guardando negli occhi. In quell'istante ero incapace di muovermi, paralizzato, la desideravo moltissimo, lei accosto' la sua bocca alla mia e mi bacio'. Il mio corpo e la mia anima furono avvolti da una sensazione bellissima di felicita', e tutte le mie ansie e paure scomparvero, sciolte nel nulla. In quel momento mi sentivo leggero, desideravo solo che quel bacio non finisse mai, nulla mi avrebbe fatto ancora paura. Mentre ero completamente immerso in queste sensazioni dolcissime sentii che qualcosa non andava, qualcosa stava cambiando dentro di me, ma il mio cervello si rifiutava in quel momento di prendere in considerazione qualsiasi ipotesi per iniziare ad indagare oltre. Dopo un po' dovetti rendermi conto, mio malgrado, della orribile trasformazione, non avevo piu' vent'anni, il vortice del tempo mi aveva allontanato improvvisamente, fino a diventar vecchio in pochi istanti. Lei stava ancora li, con la sua pelle fresca e la sua giovinezza, ma per me era persa per sempre, entrata in un altro universo, lontanissimo e irraggiungibile. Avrei preferito mille volte trovarmi dall’altra parte della terra, piuttosto che in quella situazione, l'avrei raggiunta ugualmente col mio entusiasmo, avrei attraversato le montagne piu' alte e impervie a piedi per ritrovarmi accanto a lei, ma ormai ero solo un vecchio e inservibile rottame, che orrore. Anche i miei ricordi confusi si rimisero a fuoco, e con loro il ricordo di tutti i miei peccati, li stavo scontando trascinato dal tempo, divenuto guardiano di una prigione insuperabile, maledetto demonio che mi aveva consumato il corpo e straziato lo spirito, quando di colpo mi svegliai. Avevo addosso una sensazione di nausea, di smarrimento totale, e un desiderio di morire, anche se non in quel momento, in mezzo a quell'immensa solitudine senza alcuna ragione plausibile, e stavo molto male. Allora mi alzai, andai a mettermi sulla poltrona, davanti la tv accesa, per guardare qualcosa che impegnasse la mente e mi distraesse, desideravo allontanare il nulla del futuro che mi sentivo addosso, il non senso della vita, quell'immensa voragine aperta che non riuscivo a riempire, sentivo non ci sarei mai riuscito. Se la ragione distrugge la fede, la necessita' della fede colpisce alle spalle e demolisce la ragione, lasciandoci indifesi e terrorizzati. Il senso dell'infinito che si prova guardando la nostra anima, e' tutta questione di specchi ed illusioni, o e' il divino che fa sentire la sua presenza, allora come affrontare il futuro? sapevo che non avrei mai trovato una risposta. Poi arrivo' un gioco, indifferente mi sistemo' sul tavolo, sopra ad altri fogli, e non mi sentii piu' solo, poi spense la luce e io mi addormentai, e' bello avere qualcuno che si prende cura di te, cosi ci si dimentica delle domande senza risposta, almeno per un po'.
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Inserito il - 20/09/2007 :  13:12:27  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://www.renatoc.it/Acquariofilia/Guida/acquario-marino.jpg[/img]

Sto seduto al tavolo e osservo la lancetta dei secondi dell'orologio a muro, davanti a me, anzi quasi sopra di me, tic tac, tic tac, e mi chiedo “ma chi glielo fa fare di continuare a girare, non si stanca mai?”. Poi penso a me, costretto a anch'io a tirare avanti, piovuto qui dal nulla, e divento metafisico “ma che senso ha, io sono un pigro indolente, e' ovvio che non ne ho voglia, e se mi fermassi a riposare, oppure provassi a farmi tirare avanti dagli altri?, ma che idea, quelli piu' che tirarmi mi spingerebbero, nel senso che mi manderebbero avanti a furia di calci nel sedere, sono gia' troppo infastiditi e incattiviti dai problemi loro”, cosi mi verso un bicchiere di vino e mi accendo una sigaretta, e mi allargo ancora un po' mentre guardo le lancette “la terra gira attorno al sole da miliardi di anni, ci sara' un motivo? E mi rendo conto che non ne ho la piu' pallida idea, a questo punto la mia intelligenza a cosa serve se non capisco nulla di quello che davvero sarebbe importante sapere?” “potrei inventarmi dio e aggiustare tutta la storia, si va bene, ma come fare a convincersi, con l'illuminazione a comando?” “Potrei piuttosto scaricare la mia aggressività e frustrazione per sottomettere gli altri impegnandomi a fare soldi, oggi si usa cosi. In tal caso salutare la metafisica e usare l'intelligenza come si usa un aratro, per scavare solchi, ma no, non ci riesco, quanto vorrei avere un q.i. al livello di un pesce, anzi vorrei essere un pesce tropicale, che nuota nei mari tropicali, caldi limpidi e tiepidi, come piacciono a me, per gironzolare senza chiedermi nulla attorno alla barriera corallina, tanto prima o dopo si finisce tutti per finire nello stesso posto. Questa e' la vera evoluzione, quella che da la felicita' dovrebbe andare verso il basso, a ritroso”. Poi mi verso un altro bicchiere di vino e mangio del formaggio invecchiato(in frigo) con dei grissini, e il mio corpo si sente un po' piu' soddisfatto, la mente che vada pure a farsi fottere. Ora devo andare, a tirare avanti questo carro condotto da un bue senza testa, che sogna i pesci.
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Inserito il - 01/10/2007 :  21:49:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
diario di un uomo col cervello di una talpa

[img]http://www.findamuralist.com/mural_images/thumbnails/151_124_2439.JPG[/img]

Ho scavato una buca profonda nel giardino, volevo arrivare al centro della terra e oltre, dall'altra parte del mondo, in una spiaggia tropicale e sparire laggiu' per sempre, ma poi mi sono stancato di scavare ed ho abbandonato il lavoro per riposarmi; e poi confesso che non mi piaceva quella buca, non mi aveva convinto. Cosi il giorno dopo ne ho scavato un'altra, e pensavo “stavolta ce la faccio”, ma piu' scavavo e piu' mi passava l'entusiasmo e la convinzione, era tardi e mi sentivo stanco, cosi ho lasciato perdere anche quella buca e mi sono addormentato sul prato, accanto alla buca. Nel mio sogno ero arrivato, stavo seduto su una poltrona in riva al mare, in una notte di cristallo sotto le stelle dei tropici, avvolto dalla notte tiepida e dal rumore delle onde, calme e rassicuranti; un fuoco bruciava vicino a me illuminando la sabbia e la mia figura, che teneva in mano una bibita, ghiaccio spezie e molto alcool, portata da una bellissima ragazza creola, intelligente colta e dolce, che mi spiegava le stelle e il mistero della vita seduta su di me. Ma poi un cane rabbioso mi sveglio' all'improvviso, proprio nel momento in cui stavo per scoprire i segreti, voleva azzannarmi e uccidermi, allora scappai e mi buttai dentro la buca per nascondermi. Mentre dormivo era diventata profonda, molto profonda, e mi portava dove volevo, proprio sotto la croce del sud, seduto su quella poltrona; la ragazza era ancora li, mi aspettava per abbracciarmi e amarmi, mi diceva cose dolcissime, che sarebbe appartenuta a me per l'eternita', ma io mi sentivo infelice, mi veniva da vomitare. Cosi sono fuggito anche da quella spiaggia raggiungendo l'aeroporto piu' vicino, dove chiesi un biglietto per andarmene il piu' velocemente possibile, “dove vuole andare?” , “dove c'e' tanta nebbia” ho risposto io, “le va bene la pianura padana, parma reggio o ferrara? “, “perfetto, mi faccia subito prendere il primo volo” rispondo io, mentre pensavo: mi mancano le anime morte, e tutti i miei sogni. Prima di prendere il volo ho chiamato un gioco, mi sta aspettando all'aeroporto, ho molta paura, temo che stavolta la punizione sara' terribile, e che non possa perdonarmi. (Alvin)
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Inserito il - 03/10/2007 :  21:29:14  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
tornando a casa...

[img]http://www.meteorete.net/nuvole.jpg[/img]

“Ma che cielo” pensava Alvin mentre in auto viaggiava verso ovest seduto accanto ad un gioco, che aveva l'espressione seria di chi e' concentrato sulla guida, poi si giro' a guardarlo senza parlare, nessuno dei due aveva voglia di aprir bocca, ma tra loro le cose andavano spesso cosi, era normale. Il tramonto era pieno di nuvole, alcune bianche candide, altre come sporche, disposte in modo tale da sembrare una spiaggia rovesciata, e i due compagni avevano la sensazione di viaggiare appesi a testa in giu'. La palla luminosa del sole, di color giallo oro, brillante e intensa si muoveva pigra, lentamente sotto quella sabbia, scendendo inesorabile verso l'orizzone, dove le cose vanno a morire, penso' A. in quel momento. Alla sera, quando arrivarono a casa, A. dopo la cena accenno' ad un gioco alcuni pensieri fatti durante il viaggio, “che cos'e' per te l'occidente?”, gli chiese. Un gioco ci penso' un po', poi rispose con lo sguardo assente e malinconico “occidente significa rincorrere il sole per non farlo mai morire, un sogno molto vecchio, hanno sognato sumeri, babilonesi, assiri, fenici, egiziani, minoici, persiani, greci, romani, arabi, italiani, tedeschi, spagnoli, francesi, inglesi, americani. Ormai siamo alla fine, anche l'ultimo traguardo e' stato raggiunto, dal momento che la terra e' rotonda, prima o dopo doveva accadere, e i sogni scompariranno, da est presto arrivera' la signora morte col suo passo calmo e tranquillo, ma ineluttabile, senza faccia ne legge ne forma, il destino e' il destino, dicevano gli arabi, noi non possiamo far nulla, perche' ogni cosa ha il suo tempo”. “Che ne sara' di noi?” chiese A. un po' ansioso, e un gioco gli sorrise con un'espressione strana, “di noi? di noi non ti preoccupare, non ci riguarda, scompariremo molto prima, di sicuro in qualche altro modo, ma credo che il mondo come lo abbiamo pensato finora non ci sara' piu', finira', oppure non so, chissa' che cosa accadrà”. Quando si mise a letto, A. non riusci' a dormire bene, si girava e rigirava, avvolgendosi sempre di piu' nelle lenzuola, sudava tormentato da incubi e cattivi presagi. L'accettazione del destino e' difficile, pensava, se la nostra storia e' finita non rimane che rassegnarsi, in quei momenti non rimarra' che il coraggio e il valore degli uomini. Ci vuole calma e pazienza per morire, la calma che possiedono gli animali quando capiscono che sono arrivati alla fine, noi con le nostre illusioni di grandezza forse abbiamo perso anche quella, e finalmente si addormento'. "Perche' dev'essere cosi?” si chiedeva A. mentre galleggiava annaspando con le mani nel nero e profondo abisso del nulla, “non voglio scomparire, il destino mi deve una seconda possibilita', non e' giusto che finisca cosi”. Mentre pensava queste cose, vide apparire un filo di luce che tagliava il buio profondo con una linea netta verticale, “allora c'e' ancora un po' di giustizia” penso' contento infilandosi nella fessura, era una porta socchiusa che dava in una stanza. Dietro la porta stava un gioco, col braccio sollevato e un grosso coltello nella mano. Lo stava fissando, ed era sconvolto “avevo deciso di farla finita con te, ma non ci riesco, se ti uccido muoio anch'io”, gli disse un gioco tutto tremante, poi abbasso' il braccio sconsolato “la peggior morte e' quella senza la distruzione del corpo, sai quanti ne vedo ogni giorno di questi fantasmi? basta guardarsi attorno, il mondo e' pieno”, aggiunse, poi getto' a terra il coltello e spari' in camera sua. “Anche stavolta l'ho scampata bella, devo stare piu' attento, non devo mai abbassare la guardia, altrimenti... zac!”, si disse, e torno' a letto, sentendosi pacifico e contento, dopo cinque minuti aveva dimenticato tutto, e si addormento' quasi subito, un gioco invece passo' la notte in bianco.
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Inserito il - 05/10/2007 :  22:06:26  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
doppio ritratto

[img]http://www.romaone.it/immagini/Cultura/06/GiorgioneDoppioRitratto-1.jpg[/img]

L'anima entra nel corpo e gli da la vita, si sa(?), non quella biologica, ma quella che ci spinge a farci le domande. Per un errore del cielo(anche lui sbaglia) e' successo tanto tempo fa che due anime sono entrate nello stesso corpo. Un errore ne porta un altro, anche questo lo sappiamo, cosi alla fine queste due povere anime, o quello sfortunato corpo, ne commisero una cifra, portandole, quando fu il momento, alla resa dei conti. La situazione era strana e complicata, ogni volta i vicini di casa sentivano gridare dalle loro finestre “sei stata tu” “no, sei stata tu”, di conseguenza un litigio che non finiva mai, non erano disposte a fare il fifty fifty delle loro colpe, volevano una all'inferno e l'altra in paradiso, ovviamente sempre l'altra, l'orgoglio non mancava loro di sicuro. E cosi il loro pensiero fisso era diventato sbarazzarsi una dell'altra, giustificandolo come necessita' di sopravvivenza “c'e' cibo solo per una, che facciamo?, o io o te, tocca a te”, “no, tocca a te”. Avevano pensato a mille maniere per farsi fuori, ma l'anima non muore per definizione, e se anche fosse stato possibile, la paura che se fosse morta una sarebbe morta anche l'altra(come accade a certi gemelli siamesi), fece in modo che nessuno dei due ebbe mai il coraggio di rischiare, quindi niente da fare. Fatto sta che per tentare di risolvere quell'incresciosa storia, ad un certo punto una ebbe una felice intuizione, “e se fossimo in tre, tre in uno, non si starebbe meglio, il terzo farebbe da paciere” “tu dici? uhm, tre in uno, sai che guerra, ma forse a ben pensarci, si, si potrebbe provare”; e poi “senti, come si dovrebbe chiamare questa unione?”, “uhm, dunque...triade, triadica, trialismo, trinita', va bene ?” “si, trinita' mi piace, va bene, si puo' fare, allora quando si comincia?”, “prima bisogna cercare un socio”. Cosi misero un'inserzione sul giornale “cercasi anima, o spirito, libero da corpo, possibilmente disoccupato e nullafacente, per convivenza”. Ovviamente fu facile trovarlo, e sembra che da allora le cose siano andate meglio, in tre non litigano piu', probabilmente riuscivano a scaricare tutte le loro frustrazioni e aggressivita' sui “singles”, quelli con una sola anima in un solo corpo. Il povero Alvin senti' il mondo spaccarsi in tre, da allora ha iniziato a balbettare frasi sconnesse del tipo “la colpa e' come un'anguilla, vive in una palude e scivola via dalle mani facilmente, se non si ha abbastanza fame da ingoiarla. Ma prima o dopo un affamato si trova sempre”. Poi da' in escandescenza e diventa pericoloso, cosi lo imbottiscono di tranquillanti, finche' si calma e se ne va in giro come un automa per i corridoi del reparto chiuso.
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Inserito il - 09/10/2007 :  02:58:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
settembre

[img]http://www.dlf.it/archivio/manif98/gitaAGR/gitaAGR2.jpg[/img]

“Tu mi fai ridere, ma no, di piu', tu mi fai morir dal ridere, sei divertente, allegra, bella, simpatica, mi piaci, i tuoi capelli neri ondulati sono agitati dal vento lieve di questa estate che sta morendo lentamente, dentro un cielo tiepido, di un azzurro trasparente, scrollano via tutta la mia perenne malinconia, facendomi dimenticare in un attimo tutto il buio che ho dovuto portarmi dentro. Sei acuta, comprensiva, possiedi la percezione profonda, sei fatta apposta per me e io sono affamato di te, forse la felicita' esiste e sta qui e ora, ero ormai rassegnato, convinto che non sarebbe mai accaduto. Invece e' tutto cosi facile, naturale e meraviglioso, come l'acqua fresca di una fonte in cui si tuffa il viandante assetato per rinfrescarsi, dopo il suo lungo viaggio nel deserto, sotto la polvere e il sole bruciante. Non sento piu' la tristezza, metto un disco di mozart, la sua musica e' fatta per illuminare lo spirito, suggerita dall'alto, armonia divina. Perche' tu mi fai sentire felice con cosi poco?, mi basta sapere che esisti e sei con me, mi sento addosso una gran voglia di mettermi a saltare e a ballare, mi sento scoppiare il cuore dalla gioia, sai che faccio? prendo l'auto e ce ne andiamo in montagna; voglio correre, vedere i boschi, il loro mare verde disteso sotto tutto questo azzurro dal sole dorato ancora caldo. Lo sento entrare nella mia anima per accenderla, ma quanto tempo ho passato nel buio profondo, come ho fatto a sopportarlo?. E adesso... che stai facendo?, perche' non vieni con me, hai da fare? mi sei passata vicino e poi sei corsa via, te ne stai andando come se non mi avessi mai incontrato, su, dimmi qualcosa, perche' non mi parli? non essere indifferente come se nulla fosse, dopo tutta la gioia che mi hai dato. Il tuo potere su di me e' grande, tanto grande che non riesco nemmeno a immaginarlo, nella mia esistenza ho sempre viaggiato per sentieri oscuri, che non andavano da nessuna parte, adesso che ti ho trovato tu te ne vai? non puoi andartene cosi, in silenzio. Ti seguiro', devo sapere il perche' di tutto questo, voglio capire, non m'importa se non servira' a nulla, voglio la mia felicita', faro' qualunque sacrificio, e ti ritrovero'. Ti prego aspettami, io sono lento, mi muovo faticosamente e goffamente, correndo cosi scomparirai presto in fondo all'orizzonte, non lasciarmi solo, che ne sara' della mia vita, della mia anima debole e fragile. E adesso che mi succede? sento addosso un gelo ed una paura terribile, qui non sono protetto e il sole mi brucia gli occhi, tutta questa luce mi sta accecando, non riesco piu' a stare qui, devo lasciarti andare, addio felicita'”.
Dopo essere sbucata all'aria aperta, la talpa aveva visto le sagome degli uomini ed ascoltato i loro discorsi, le uniche forme che avesse mai visto prima, le loro parole erano le prime che aveva udito in tutta la sua vita. Si immagino' di essere uguale a loro, ma dopo qualche istante di gioia ed ebbrezza si senti' impaurita e a disagio, sopraffatta da tutta quella luce. Ritorno' nelle sue gallerie scavate nella profondita' della terra buia, umida e fredda, dove aveva sempre vissuto, guidata dal suo potente istinto.
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Inserito il - 14/10/2007 :  18:04:30  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Per raggiungere la perfezione occorre dimenticare tutto il resto, per rimanere concentrati su un unico pensiero e obbiettivo, fino all'ossessione; si costruisce allora un bel castello, impenetrabile. Quando il castello e' finito ci si ricorda di essere uomini, e in quel preciso istante il castello crolla, sommergendo tutto con le sue macerie, dalle quali si esce pieni di polvere, bianchi e scoraggiati fantasmi che fuggono rasentando i muri, pieni di vergogna. (Alvin)
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Inserito il - 15/10/2007 :  11:55:27  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

L'uomo e' in ginocchio, con la testa bassa sta pregando, la sua fede e' grande ed incrollabile, sente il suo dio che lo osserva, lo scruta col suo occhio profondo che arriva in fondo all'anima; e' consapevole della potenza del suo dio, sa che davanti a lui tutti gli uomini si piegano, con umilta'. Nessuno puo' sfuggire al suo sguardo, profondo coltello che si pianta nella loro anima, il dio della vergogna non perdona. (Alvin)

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Inserito il - 18/10/2007 :  15:05:02  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
porte chiuse, in un sogno di un sogno, sogno di un sogno...

[img]http://www.intralinea.it/intra/ipermedia/magistro/It/..%5CFotogrammi%5CnebbiaDesertoRosso.gif[/img]

L'aria si era improvvisamente raffreddata provocando una leggera foschia, affogando il mio sorriso nel lago oscuro e profondo della tristezza e della malinconia, “ecco, il mio fantasma e' arrivato, e' venuto a trovarmi, ma non lo voglio vedere” pensavo e angosciato mi chiedevo perche' accadessero certe cose, perche' proprio a me, e andai a nascondermi in una stanza al buio, in attesa che se ne andasse via per tornare da dove era venuto, stanco di cercarmi, senza capire quanto sciocca e vana fosse la mia speranza. Questo semplicemente non era possibile, infatti lui stava sempre li, davanti a me, sembrava un mendicante, il suo corpo si trasformava in uno specchio che rifletteva la mia immagine e tutto il mio talento sprecato nell'inedia, e ancor piu' spesso inseguendo sogni in cui non credevo affatto, facendo brillare altro che la mia stupidita', la mia vera stella. So bene che lui non desiderava farmi sentire in colpa, che cercava solo un po' di consolazione, ma perche' proprio da me, da uno che non riusciva nemmeno a sopportare se stesso, come avrei potuto dargliela. “Non e' colpa mia se il mondo e' questo e io sono un altro, e non riesco, non posso cambiare, perche' sono cosi come sono, non mi sono fatto io, non ho mai nemmeno pensato che dovesse cambiare lui, il mondo esterno, percio' ti prego, lasciami in pace” lo supplicavo. Allora lui, quello spettro col mio nome e la mia faccia mi guardava piangendo in silenzio, e io non sapevo piu' che fare, avrei voluto aiutarlo, consolarlo, ma non riuscivo ad aprir bocca, avevo esaurito tutte le mie bugie, mi era rimasta solo la pena e lo strazio per quell'ombra senza piu' ragione, e mi sentivo impotente, non potevo fare nulla per lei, in quel momento desideravo solo scomparire, invece la mia colpa e la mia vergogna mi tenevano inchiodato li. Mi impedivano ogni movimento, era troppo tardi ormai, avrei voluto solo mettermi a letto e dormire, dimenticare, e pensavo ad un bambino lontano, dal sonno profondo e innocente, anche se capivo che non mi sarei addormentato. Quanti pensieri inutili allora mi attraversavano la mente, almeno avessi potuto fuggire, per nascondermi nelle pieghe del tempo, lontano dagli uomini, invece stavo sempre li, immobile davanti a lui che mi osservava con quella faccia, muto, dietro la porta di quella stanza, un'ombra svuotata dalla vita e riempita di disperazione, che non si decideva mai ad andar via. Il tempo non passava mai mentre noi due stavamo cosi, uno di fronte all'altro, a guardarci negli occhi in silenzio, intanto i miei pensieri diventavano sempre piu' pesanti sulle mie spalle, mi piegavano la schiena disegnandomi sulla faccia una smorfia di dolore, finche' quel carico divento' insopportabile, e non riuscii piu' a resistere, allora lo presi con le mani e lo scaraventai nell'abisso, sperando di farlo sparire per sempre, cercando di togliermelo di dosso con quel gesto istintivo, senza chiedermi se cosi saremmo stati meglio entrambi. Infatti era tardi, il suo odore di morte aveva ormai impregnato per sempre l'aria che respiravo, entrandomi dentro, la mia reazione in quell'istante di terrore fu di fuggire, per liberarmi di lui, “prendo un aereo e sparisco, mi trasferisco lontano da quest'aria irrespirabile, troppo piena di solitudine e dolore, da qualche parte deve esistere il mio cielo e il mio sole, lo trovero', sara' il mio ultimo sogno”. Ma dove va a suicidarsi un morto consapevole di esserlo? Cosi mi svegliai, la giornata era piovosa e molto fredda, mi avvicinai alla finestra per guardare la strada sotto di me, le persone e le auto la attraversavano malinconiche, in mezzo a quel colore dappertutto grigio. Mi girai dall'altra parte per andare a farmi il caffe', e lui stava ancora li, l'aria si fece fredda e si riempi' nuovamente di nebbia, esattamente come nel sogno.
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Generated in 0.17 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03