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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 02/12/2008 :  18:43:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
In fondo la sola obiezione che un uomo potrebbe fare a questo "universo aberrante"... è che si muore: e quasi sempre al momento sbagliato. (f.c.)

E soprattutto in modo impoetico. Mi scrive ieri una signora. Non trova nei miei quaderni la poesia di Donne che recita: "Tutta l'umanità è un solo volume. Quando un uomo muore...". Come mai non l'ho tradotta? Lei l'ha sentita in un film, le è piaciuta assai e vorrebbe metterla nel sito che ha fatto erigere in memoria d'una sua giovane figlia, da poco morta. Il mondo di ***, l'ha chiamato. Mi ringrazia se le fo avere la poesia e promette di menzionarmi in quel mondo.


E' un sito enorme, con tanto di mappa per orientarsi. La home page ricorda vagamente una di quelle cappelle gentilizie d'antan, con fregi liberty, gigli e angeli dolenti. Solo che qui c'è anche la musica: un trio di chitarre accompagna (rumba lenta, tipo la Historia de un Amor) il cybernauta nella visita alla casa terrena di *** (il solo percorso da me compiuto, tralasciando diari, disegni d'infanzia, album fotografici, poesie e opere varie della defunta - opere che per altro riempiono abbondantemente pareti e mobili delle varie stanze: cucina, pranzo, salotto, studio, camera da letto.

Non voglio qui esprimere giudizi sul gusto abitativo della sfortunata ***. Ma sono stato quasi felice di poter rispondere a sua madre che quella citazione non era tratta da una poesia, purtroppo, ma da una meditazione in prosa. In secca, gelida prosa.
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o_cugino
c.s. infuocato


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Inserito il - 15/12/2008 :  01:57:36  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

una giornata dubbiosa

Piove da giorni, la pioggia insistente di questo dicembre mi ha bagnato completamente, ma non mi importa ne dell'acqua ne del freddo, cammino su questa strada dove e' tutto grigio e di notte nero come la pece, il mio cuore e' a pezzi, vedo uscirne il sangue che scorre in gran quantita', scivola lungo il mio vestito mentre si mescola con la pioggia, insieme alle mie lacrime, poi sbiadisce, perde il suo colore rosso e si disperde sciogliendosi nelle pozzanghere, scomparendo.
Ma io continuo a camminare, ad ogni passo mi sento piu' debole, devo arrivare al santuario ed aprire quella porta, i demoni che mi hanno assalito mi stanno facendo a pezzi, vogliono mangiare il mio cuore dilaniato dai loro artigli, simili a quelli di un grosso rapace. Le auto intanto passano veloci accanto a me, i loro fari mi abbagliano un attimo e poi spariscono, non si accorgono, ma penso che se anche cosi non fosse, non gli importerebbe ugualmente nulla di me, e poi nessuno crede piu' a queste cose. Ma io no, sento il contatto con altre realta', le piu' irreali e impossibili, mi sento sfiorare da mani sconosciute, e spiato da occhi di un altro mondo, che mi scrutano attraverso le invisibili anomalie del tessuto del nostro universo, esseri dotati di percezioni totalmente sconosciute, di sensi che non riusciamo nemmeno ad immaginare, forse portatori del male assoluto. Un cane attraversa la strada, viene verso di me trotterellando, col sorrisino tipico dei randagi, ma quando mi arriva vicino il suo muso si copre di terrore, fugge correndo a tutta velocita', rischia di finire investito da un'auto, poi non lo vedo piu'. Mi chiedo che cosa vogliono da me, quando mi avranno distrutto che cosa accadra', mi trascineranno nel loro mondo infinitamente lontano e diverso? Ma ..un momento, forse sono io nel posto sbagliato e “loro” vogliono semplicemente riportarmi a casa?.


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o_cugino
c.s. infuocato


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Inserito il - 07/01/2009 :  18:51:26  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
prigioni

Il signor Vinal, un signore simpatico e gentile, che conosco molto bene da lungo tempo, col quale ho spesso delle interminabili e piacevoli conversazioni, e col quale passo la maggior parte del mio tempo libero, un giorno si e' accorto che gli ho rubato i suoi appunti. Anche se il mio scopo era solo leggere alcuni suoi pensieri che forse non mi aveva mai confessato, la mia era solo una grande curiosita', so bene che ho sbagliato a farlo e non dovevo, ma una notte li aveva scordati sopra il tavolo, in salotto, ed io non sono resistito alla tentazione di prenderli, cosi li ho portati in camera e li ho letti durante la notte, poi mi sono addormentato e sono rimasti sopra il mio letto. Lui, il giorno dopo, dal momento che si alza sempre presto e prima di me, se ne e' accorto, e' entrato in camera mia e se li e' ripresi senza dirmi nulla, ma dall'espressione del suo viso ho capito che era molto arrabbiato, e in quel momento ho pensato che me l'avrebbe fatta pagare. Infatti, dopo alcuni giorni durante i quali non mi aveva piu' rivolto la parola, mentre dormicchiavo impigrito sul divano, mi ha legato una corda attorno al collo, con l'altra estremita' agganciata saldamente al soffitto del centro della cucina, era una bella corda in acciaio, lunga 15 metri, la quale mi impediva di allontanarmi ad una distanza maggiore della sua lunghezza dal punto in cui era fissata, permettendomi percio' di girare per la casa, ma a rimanerci senza poter uscire, perche' potevo arrivare al massimo fino alla porta d'ingresso, nemmeno un centimetro in piu', facendomi sentire come un cane alla catena. I primi giorni ho provato in tutti i modi a tagliarla, ma non ci sono riuscito, era impossibile perche' si trattava di un intreccio di fili in acciaio armonico robustissimo, quindi per tagliarla mi sarebbero occorse delle attrezzature particolari, che tenevo in un punto della casa che non riuscivo a raggiungere, cosi alla fine ho rinunciato. Il caro signor V. pero' si prendeva ugualmente cura di me, perche' non mi faceva mancare nulla, prendeva la posta, mi procurava i giornali, le sigarette, il vino e il cibo, e spesso mi portava anche cd musicali e le donne, tenendomi informato su quello che accadeva fuori, nel mondo esterno, ma in pratica ero prigioniero in casa mia. Cosi, a parte la mia liberta' di uscir fuori, persa dal momento in cui ho spiato nei suoi appunti, avevo tutto quello che mi occorreva per sopravvivere. Avevo pure il sospetto che lui facesse tutto questo piu' che per vendicarsi, per vedere gli effetti di questa costrizione su di me, per studiare le mie reazioni e il mio comportamento, perche' dal giorno in cui mi aveva legato continuava a scrivere ininterrottamente nei suoi appunti, mentre mi osservava girare per la casa. Ormai e' passato un anno da quel momento, o forse di piu', perche' non mi ricordo esattamente quanto tempo sia trascorso da allora, dato che ora mi sembra di aver sempre vissuto cosi, intanto la corda che mi legava e' scomparsa, deve essermi entrata nell'anima diventando mille volte piu' robusta e impossibile da tagliare, e da allora, anche se materialmente non esiste piu', non ho piu' il coraggio di uscire di casa, anche se potrei farlo benissimo. Il mondo che sta fuori per me e' diventato come lo spazio vuoto e profondo del cosmo, un ambiente totalmente oscuro ed ostile che mi terrorizza, ho persino paura di uscire per andare a prendermi le sigarette dal tabacchino, che sta a soli cinquanta metri da casa mia. Qualche volta ci ho provato, ma dopo aver fatto a piedi pochi metri, mi sentivo mancare il respiro, come avessi ancora quella specie di catena al collo, cosi ero costretto a rientrare immediatamente a casa. Inoltre quando esco devo nascondere il viso perche' ho paura di essere visto dagli altri esseri umani che frequentano il mondo esterno, divenuto per me ormai impossibile, al punto che non sopporto piu' la loro vista, credo che se mi dovessero salutare potrebbero paralizzarmi, bloccando qualsiasi mio movimento, al punto da rischiare di morire soffocato. Cosi non tento nemmeno piu' di uscire, e chiedo tutto a lui, al signor V., che d'altra parte si presta sempre con molta gentilezza ad esaudire ogni mio desiderio e necessita', al punto che la sola idea che gli accada qualcosa mi spaventa da morire. Ogni volta che la mia mente si avvicina a pensare a questa accidentale situazione, essa immediatamente la rimuove, perche' per lei e' ormai insostenibile, cosi se un giorno lui non si facesse piu' vivo credo che impazzirei, morirei di fame, o farei qualcosa di totalmente assurdo, ma non riuscirei in alcun modo ad uscire di casa.
Cosa stava scritto negli appunti di V.?, ho evitato accuratamente di descriverne il contenuto, anche se erano cose importanti, perche' da loro dipendono un sacco di altre cose, ora pero' esco e mi prendo un po' di bottiglie di vino, sono rimasto a secco e non ho piu' voglia di mangiare altri bastoncini al kirsch, mi stanno facendo venire la nausea.


Modificato da - o_cugino in data 07/01/2009 18:57:46
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o_cugino
c.s. infuocato


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Inserito il - 09/02/2009 :  15:02:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

polvere

[img]http://glun.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/Glun/foggy_nightjpg.jpg[/img]


Mi chiedo spesso chi sono, che cosa sono, perche' sto qui, ma non so rispondermi, forse mi sono nascosto per sfuggire a qualcosa di cui non ricordo piu' niente, o forse mi hanno rinchiuso qui, poi si sono dimenticati di me e della mia stanza, una delle tante pratiche inevase e mai risolte, seppellita dalla polvere, tanta polvere, che ricopre tutto, semplice inefficenza, niente di speciale.


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o_cugino
c.s. infuocato


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Inserito il - 11/02/2009 :  15:14:36  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
cinema

[img]http://www.agi.it/uploads/newson/sn/EJ/snEJdzwhMerqRTTc_pnafw/700_dettaglio2_verdone.jpg[/img]

Stavo percorrendo il marciapiedi lungo il viale dove avevo parcheggiato la macchina, ero di ritorno da una delle mie tante visite al caro amico Vinal, col quale intrattengo spesso piacevoli e interessanti conversazioni sui piu' svariati argomenti. Mentre camminavo, come mio solito abbastanza speditamente e distrattamente sempre immerso nei miei pensieri, ho notato davanti a me, ad una decina di metri di distanza, che una mercedes nera aveva appena parcheggiato, una di quelle piccole e alte, una classe A, una brutta automobile. Dalle portiere anteriori erano uscite due signore bionde, tinte, dall'aspetto volgare, mentre dalla portiera dietro appena aperta, quella che dava sul marciapiedi, stava ancora scendendo un ragazzo sui diciotto anni, il quale, mentre posava il secondo piede fuori dall'auto, guardando a terra aveva sputato, quasi davanti a me, “che schifo di persone” mi sono detto, girandomi dall'altra parte, appena in tempo per evitare con uno scatto di gettare a terra una vecchietta accompagnata dalla sua badante, sembravano apparse dal nulla. La vecchietta era handicappata, o forse era artrosi, comunque teneva la mano sinistra appoggiata al petto, eternamente fissata e rattrappita in una posizione che rappresentava un gestaccio, come se volesse farlo a tutti quelli che incrociava per strada, forse una vendetta verso il mondo crudele. “Oggi non e' giornata” mi sono detto riprendendo a camminare per raggiungere la mia auto ancora piu' in fretta. La zona in cui mi trovavo era un quartiere elegante in centro citta', quindi da ambo i lati della strada, accanto ai marciapiedi, era tutto uno sfavillare di luccicanti e sfarzose vetrine, piene di specchi, abiti lussuosi e oggetti di moda, che in genere non guardo mai, perche' la loro eccessiva apparenza mi infastidisce piu' di quanto mi attira, provocandomi a volte una specie di mal di testa. Ma quel giorno, dopo quei due fatterelli, non so spiegarmi esattamente il perche' ma mi era venuta voglia di guardarmi, cosi ho approfittato del primo specchio che ho visto dentro una vetrina e mi sono soffermato davanti. La sorpresa fu grande, perche' quello che ho visto dall'altra parte dello specchio non ero io, anzi si, ma era un bambino, ero io da bimbetto, non piu' di dieci anni. “Non e' possibile” mi dicevo continuando a puntarmi con un dito per vedere se l'immagine dello specchio faceva lo stesso movimento, ma purtroppo era sempre cosi, era inequivocabile. Allora ho pensato: “Ma questo e' il colmo, sono come negli stupidi film commerciali dove il corpo di un bambino entra in quello di un grande e viceversa, ma se quei film non li avevo mai visti proprio perche' erano troppo sciocchi?” la situazione pero' era quella, senza dubbio, e bisognava prenderne atto. Cosi mi sono detto: “e va bene, cerca di stare calmo, ragiona, vuol dire semplicemente che sei entrato anche tu nel business” poi mi sono girato verso il viale ed ho ripreso a camminare verso la mia auto, ma stavolta con passo piu' lento, tranquillo e sicuro, assumendo un aspetto composto e serio, da quel momento dovevo essere convinto e deciso, si trattava della mia parte da adulto, e come avrebbe fatto qualunque buon attore, dovevo riuscire ad ingannare almeno i carabinieri, se volevo salvare la mia patente.


Modificato da - o_cugino in data 11/02/2009 15:21:13
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o_cugino
c.s. infuocato


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Inserito il - 18/02/2009 :  19:31:15  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

parole, e noia

[img]http://www.uh.edu/engines/ballerina.jpg[/img]

Problemi di fede, ma soprattutto di potere? ma pronti, ci sono i chiesaioli; problemi di immigrazione, marocchini, rumeni, negri, razze strane? ci pensa la lega; problemi di soldi e tasse? c'e' fovza italia e i suoi espevti; problemi di altissimo profilo etico-morale, ingiustizie sovrumane quasi cosmiche da risolvere con bellissime parolone da caffe' letterario, il becchime preferito dai polli? voila', veltroni e la sinistra; si desidera mandare qualcuno in galera? in italia c'e' sempre bisogno di un facile di pietro, gli arruffapopoli da noi fanno sempre fortuna; c'e' da indignarsi sugli scandali per arricchire un comico di nicchia, un po' furbetto? grillo, eccolo li, col suo teatrale business; hai sete? bevi l'acqua di del piero, cosi gli paghi lo sponsor e lui fa goal. Ma io voglio solo scrivere un po', anche se non ho nulla da dire, solo bisogno di sublimare le mie frustrazioni, rendere astratte e meno volgari le mie rabbie, e poter parlare, anzi sparlare, di lui, di loro, senza mai nominarli, un modo come un altro per vendicarsi senza che nessuno sappia nulla. E le donne? quelle arrivano e partono, coi loro trolley alla moda, credono che la mia anima sia la pista di atterraggio di un aeroporto, senza accorgersi che non c'e' rimasto piu' spazio nemmeno per un elicottero, cosi ogni tanto si rovesciano mentre atterrano, si fanno male e poi danno la colpa a me, un grande classico, ma io ormai mi limito solo a descriverle nelle loro ingenue acrobazie, nemmeno si accorgono che non sanno piu' volare, sono impacciate e un po' ridicole, mentre le guardo semplicemente esibirsi senza fare piu' commenti ormai da molto tempo, credo sia meglio cosi per tutti. In quanto alla bellissima e sinuosa zen vestita di rosso, se ne e' andata e non tornera' mai piu', ma non e' la distanza fisica che separa, a volte succede di dover stare alla finestra a guardare la notte e l'inverno anche se fuori fa caldo e c'e il sole, perche' tutta la luce del sole non basta a cancellare il buio di un'anima che si e' persa, ti mette addosso un piccolo e insignificante dolore. Che cosa rimane in tutta questa noia? ma si, quella volta che stavo in turchia con un gruppo di amici, o quasi, quando nel caos dell'aeroporto di istambul ad uno e' venuta l'idea di fare un biglietto per la siria, un solo giorno a damasco, andata e ritorno 40 euro, un'ottima occasione. Tutti quelli della nostra compagnia di amiconi lo hanno fatto immediatamente, eccetto uno, io, perche' non avevo un soldo in tasca, spesi tutti come al solito, ma soprattutto avevo dimenticato i miei documenti in albergo, e col check-in gia' aperto non rimaneva piu' tempo per me, cosi mentre loro salivano la scaletta per andare a divertirsi io me ne sono rimasto li, seduto in sala d'attesa, a guardare il via vai dei jet e delle persone che partivano e arrivavano, con una lattina di birra in mano e la faccia triste e sconsolata. Ma la vita e' varia e multicolore, cosi ad un certo punto ho visto uno in lontananza che si stava dirigendo verso di me, dalla sagoma e i movimenti aveva un non so che di familiare, ma laggiu' a 3000 km da casa non poteva essere, cosi ho pensato solo alla mia immaginazione, e sono rimasto ad osservarlo indifferente, pero' la curiosita' ormai si era messa in moto cosi ho continuato a fissare quella figura mentre si avvicinava, sorseggiando la mia birra annoiato. Ebbene era proprio lui, il mio amico vinal, anche lui a spasso per quell'aeroporto “toh, passavo di qui per caso e ti ho visto, cosi eccomi qua, ciao cugino, come stai, e come mai anche tu qui?” mi ha fatto con la sua solita aria tranquilla e mai stupita. “Mi sembra incredibile, mi stavo annoiando a morte, ho appena perso un aereo per la siria, un giorno in compagnia di amici, e non sapevo piu' che fare per passare il tempo fino a stanotte, quando loro rientreranno” gli ho spiegato con una faccia che piu' stupita e felice non poteva essere, infatti il mio grande amico v. era proprio li accanto a me, in quel momento. “Dai, non te la prendere, adesso prendiamo un taxi e attraversiamo lo stretto, conosco un paio di posti niente male per passare la giornata” mi ha risposto incamminandosi, cosi l'ho seguito come un automa contento, appena resuscitato, e siamo usciti dall'aeroporto. E' stata una giornata stupenda, rilassato a discutere con v. guardando il sole tiepido che scendeva lento sul topkapi, accanto ai pescatori di sgombri, dall'altra parte dello stretto, quella orientale, pranzo e cena in un bellissimo quanto rustico ristorante in legno. Ma soprattutto ho potuto visitare una cineteca incredibile, dove erano raccolte le vite di tutti gli uomini piu' importanti, un vecchio professore ci ha fatto scoprire moltissime cose interessanti della nostra storia che quasi nessuno conosce, un posto segreto e fantastico dove mi ha portato v., gli ho promesso di non parlarne a nessuno, quindi non posso dire di piu', e poi che posto segreto sarebbe se lo facessi. Cosi in quel benedetto giorno ho risolto in un colpo solo il nodo di gordio e il mio magone, a volte penso che se non ci fosse v. non saprei che fare della mia vita, ho la netta sensazione che finirei per trasformarmi in un patetico cartone animato.

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o_cugino
c.s. infuocato


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Inserito il - 05/03/2009 :  09:03:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

la trappola

[img]http://rebstein.files.wordpress.com/2008/05/vincent-van-gogh-notte-stellata.jpg[/img]



La nebbia era densa, bassa, cosi bassa che i finestrini della mia auto sporgevano al di sopra di essa, la luce della luna piena la riempiva di una luminescenza lattiginosa, come fosse dotata di luce propria, ma trattenuta al suo interno, quindi incapace di illuminare qualsiasi cosa. Sapevo che da li a poco si sarebbe immersa nelle pieghe della terra per scomparire infilandosi nelle sue oscure cavita', da dove era comparsa improvvisamente non molte ore prima, obbediente al richiamo della luna, mostrare la faccia oscura e nascosta di quel mondo. Avanzavo quindi piano con la mia auto in quel freddo crepuscolo notturno, una barca alla deriva che galleggiava in quel mare opalescente. Non capivo perche' andavo in quel posto, in quell'insolito momento, anche se intuivo che c'era un motivo, ma non riuscivo ad afferrarlo, mi sfuggiva continuamente, forse perche' ero troppo impegnato ad osservare la mia collina, un'isola che emergeva alla mia sinistra, la conoscevo bene perche' mi costringeva a voltarmi verso di lei tutte le volte che le passavo accanto, durante il giorno. Sporgeva una cinquantina di metri verso il cielo, sopra la nebbia, alla luce fredda e bianca della luna mostrava un agglomerato di massi di colore giallo avorio, enormi vecchi denti scassati e smussati dal tempo, ammassati da qualche forza immensa uno accanto all'altro, fino quasi a fondersi tra loro. Mentre attorno, nei fondali di quel mare basso e tranquillo, la bocca sdentata e nascosta della vecchia terra era pronta ad ingoiarmi se fossi uscito di strada. Nelle pieghe di quei massi consumati si arrampicavano grandi chiazze di vegetazione, e sulla sommita' della collina, che era spianata, c'erano sette cipressi, sette immobili fiamme nere altissime e affusolate che puntavano la luna componendo un magico cerchio dal significato ignoto, almeno per chi non conosce la notte e le sue creature. Proprio quando stavo per arrivare ai piedi della collina la nebbia scomparve all'improvviso, immergendosi nelle profondita' della terra, trascinando con se tutti i misteriosi ed impauriti abitanti del suo mondo, la processione degli spettri, inseguita dalle loro veloci ombre. Era giunta l'alba, la luce del sole aveva cambiato tutto, la collina si innalzava dolcemente dalla campagna che si stava svegliando, i cipressi oscillavano le loro chiome verde scuro, salutavano il cielo azzurro del mattino, ma niente era piu' lo stesso di prima. Io invece ero stato solo un gioco tra le due entita', si erano messe d'accordo tra loro per attirarmi in trappola, imprigionandomi nell'attimo in cui si erano toccate, in quell'eterno attimo che divide i due mondi, escludendomi.

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o_cugino
c.s. infuocato


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Inserito il - 11/03/2009 :  18:08:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
piccole confidenze spiate nel mondo segreto delle formiche, sognando le cicale

[img]http://www.melonigroup.it/import/images/28094_big.jpg[/img]


Ci sono giorni in cui non riesco piu' a camminare, mi impantano nel fango fino alla pancia, a malapena riesco a strisciare, allora dibatto le mie zampette inutilmente come uno stupido scarafaggio accecato dall'istinto e dal terrore, finendo per sprecare tutta la mia energia nel tentativo inutile e goffo di liberarmi. L'unico risultato che ottengo e' sporcarmi tutta senza spostarmi di un solo millimetro, poi con le mie antenne appesantite e piegate dal fango cado a terra stremata. Allora mi siedo ansimando, attendo con pazienza l'arrivo della luna, quando la melma scompare, mi torna il senno e mi trasformo, divento agile e snella, le antenne mi si raddrizzano posso persino rimettermi a correre. Dove prima era solo fango diventa tutto liscio e scorrevole, quindi guai a chi pensa di rubarmi la notte promettendomi in cambio la luce del sole, non so che farmene di quella fabbrica di bianco scialbo. Ebbene mie care amiche, lasciatemi libera di essere cio' che sono, di pensare a cio' che voglio e di divertirmi col mio piccolo cervello come mi pare e piace. Voglio sorridere della tragicita' degli eventi che coinvolgono le altre formiche, quelle cosidette intelligenti, che si agitano freneticamente sotto il sole tutto il giorno nevrotiche e ridicole, quelle che pretendono di parlare seriamente e profondamente, convinte di essere portatrici di importanti missioni, addirittura verita' divine, nemmeno fossero le padrone di questo inferno, quando ne sono solo i succubi ed esaltati abitanti, schiavi del formicaio, sono talmente confuse nelle loro certezze da dimenticare che basta un semplice sasso che cade per cancellarle definitivamente. Se dipendesse da me potrebbero tenersi tutto il formicaio, l'argomento non mi interessa affatto. La mia piccola mente puo' trasformare tutto quello che desidera in cio' che gli pare, lei sa che puo' illuminare questo misterioso buio contando sulla mia complicita', l'unica cosa certa e' che tutto e' solo un gioco senza parenti lassu', ne moralismi e pretese quaggiù, che non siano un gran desiderio di curiosita' dei giocatori, anche se a volte diventa un po' crudele, un vero gioco e' sempre cosi, come l'arte, il sole in questo discorso non c'entra proprio nulla, non esistono scorciatoie o inganni per raggiungere il cielo. Percio' chi si crede cosi importante da permettersi di mettere le sue sporche mani sulla mia liberta', se non addirittura sulla mia anima, e' solo un baro, se lo fa nel nome di un dio, o di qualunque altro grande principio, e' anche un vile, per il semplice motivo che non esistono, nessuno lo sa, sono semplici parole, tante, migliaia, anzi miliardi di parole, dietro alle quali non c'e' nulla, solo una montagna di stupidaggini inventate, scritte e spacciate per verita' assolute da altri piccoli e meschini insetti come me, preoccupati molto probabilmente di una sola cosa, ottenere il potere attraverso l'inganno delle parole, per assoggettare gli altri sfruttando l'ingenuita' delle loro anime, senza alcun merito. Il mio interruttore e' mio e solo mio, quando credo di aver esaurito ogni altra risorsa penso a lui, alla mia zampetta che puo' spegnerlo con un semplice gesto, e questo mi aiuta perche' mi fa sentire ancora profondamente libera, mi consola, solo io ho il diritto di decidere se come e quando staccarlo. Oltre al destino, ovvio, perche' e' lui il vero ed indiscutibile padrone di tutta questa storia. Percio' quel qualcun altro convinto che basti poco per fregarmi non mi fa pieta', potessi schiacciarlo come uno scarafaggio poi andrei a dormire tranquilla come niente fosse, sono forse cattiva o buona per questo? ma non fatemi ridere, che poi mi si spezzano le antenne.



Modificato da - o_cugino in data 11/03/2009 18:18:32
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o_cugino
c.s. infuocato


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Inserito il - 30/03/2009 :  19:33:21  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

se fossi un angelo


[img]http://www.valentinatanni.com/blog/rabbits.jpg[/img]


Dal palco sistemato in fondo alla sala si fece avanti l'eletta, poi si giro' indietro un attimo, cercando con lo sguardo l'approvazione degli altri, i due o tre saggi, i grandi capi che le stavano accanto fecero un cenno affermativo, lei allora sollevo' il bastone puntandolo minaccioso di qua e di la, e si mise ad urlare con voce acuta il mio nome alla folla. Tutti gli altri presenti sfoderarono i loro bastoni, con sguardi feroci, ma fissi, e imitarono il suo gesto, anch'essi agitarono i loro bastoni a caso, finendo cosi per colpirsi uno con l'altro, e questo li fece infuriare ancora di piu', finche' dopo un un paio di minuti scoppio' una furibonda rissa tra non vedenti, che sollevava una gran nuvola di polvere, penne e piume dalla grande gabbia. Ma io non c'ero, stavo al bar davanti ad una birra, assaporandomi una sigaretta con calma, li osservavo picchiarsi tutti contro tutti dalla terrazza del mio locale, ero proprio di fianco e sopra alla loro sala, “il raduno si sta mettendo male” pensavo. E il mio nome? bah, doveva trattarsi di un caso di omonimia, che avevo io da spartire con loro?. A proposito, mi sono dimenticato una cosa, e' una banalita', lo so, ma fa niente, bisogna accettare la ricetta confezionata per ciascuno di noi. Lui l'ha scelta tra tutte le infinite combinazioni possibili che coinvolgono la nostra piccola esistenza, mescolandola con quella degli altri, cosi a volte ci stanno accanto, vicinissimi, altre volte sono lontanissimi, irraggiungibili, persi per sempre contro ogni nostro sforzo e desiderio, e' tutto inutile, ma si sa, a lui piace ad ogni occasione sottolineare la nostra impotente debolezza. Lui dice che questo e' il nostro cammino, la liberta', che la nostra direzione e' a caso, ma e' difficile da credere, perche' e' stretta, confinata tra due mura altissime e perfettamente liscie, non si puo' che seguirla, inoltre abbiamo solo un infinito attimo a disposizione, nient'altro. Ma non gli basta, perche' e' sempre in agguato, pronto ad aspettare il momento buono, ogni volta che ci scordiamo di lui tira di nuovo fuori la sua zampa e fa lo sgambetto, ci rigetta a terra, quindi occorre tanta forza e fantasia, ma soprattutto ironia, per rialzarsi ancora in piedi, scrollarsi di dosso un po' di polvere e riprendere la strada verso il nulla. Perche' tutto questo? perche' penso che si dovrebbe fare ben altro, e molto meglio, cosi davvero non va, sembra una dichiarazione di resa. Ma allora che cosa va? e' chiaro che si tratta del bisogno di uscire dalla gabbia, sono convinto che tutti noi lo portiamo dentro in una certa quantita', chi piu' chi meno. Non reagire significa che prima o poi si trasforma in ossessione, fissandosi nell'anima come la radice di una erbaccia, ma non e' un sentimento, ne la gioia ne il dolore, perche' loro entrano ed escono tranquillamente, come il respiro, invece quella radice bisogna estirparla, o attecchisce nell'anima soffocandola, come un tumore. Eh si, bisogna guardare oltre, e dimenticare lo stupore di essere qui senza sapere nulla, senza che nessuno ce l'abbia mai chiesto, non rimane che individuare e materializzare quell'ombra, catturarla, strapparla, soggiogarla ai nostri desideri, plasmarla con la nostra fantasia, ed infine espellerla nelle sue molte forme: un dipinto, una equazione, un racconto, una musica ...anche solo un pensiero. Ma se io fossi un angelo non direi niente a nessuno, anche perche' sicuramente non mi ascolterebbero, e poi non sarebbe nemmeno affar mio, quindi a maggior ragione continuo a fare quello che sto facendo, anzi prendo un'altra birra, il mio bicchiere e' di nuovo vuoto. E poi e' cosi taumaturgico il breve piacere della leggerezza conseguente all'uscita da una gabbia, se il risultato e' entrare in quella accanto?


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o_cugino
c.s. infuocato


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Inserito il - 10/06/2009 :  20:04:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

“dio non gioca a dadi”(einstein)
“eccome se lo fa”(un gioco)
“per me i dadi sono truccati”(alvin)
“avevo il biglietto vincente della lotteria, ma l'ho perso”(o cugino)
“felicita', caffe', vino e marlboro”(vinal)
“non siete che dei blasfemi destinati a bruciare all'inferno, purtroppo hanno abolito l'inquisizione, quelli si che erano bei tempi”(dom perignon)

[img]http://www.1-877-spirits.com/store/images/large/Dom-Perignon-1999-lg.jpg[/img]


E' tardi, molto tardi, cosi tardi che e' diventato presto, quasi giorno, e io guardo in su', vedo gli uccelli che si stanno svegliando, piccole statuine che prendono vita grazie alla luce, una magia. Dopo un po' di lenti movimenti si scrollano di dosso la polvere e l'umidita' della notte, arruffano le piume e spiccano il volo. Ce ne sono di grandi e di piccoli, di tutte le forme e colori, alcuni mi passano accanto velocissimi, come se non mi vedessero, con le loro ali mi sfiorano e spariscono nella campagna, hanno fretta, come se la loro vita non potesse attendere ancora un attimo, troppo preziosa. Io li osservo con la mente sempre piu' da vicino, finche' li porto davanti ai miei occhi, diventano giganteschi, poi attraverso le loro penne, entro nel loro corpo, sotto la pelle, poi vedo i muscoli le ossa i polmoni, entro nel loro piccolo cuore che batte spingendo velocissimo il sangue, osservo le loro cellule, addentrandomi sempre di piu', fino alla catena di atomi del loro dna, li studio, entro nel nucleo, vedo gli elettroni, cosi mi accorgo che la realta' non e' piu' la stessa. La gravita', che per noi e' una legge fondamentale, laggiu' praticamente non esiste, gli elettroni non girano come pianeti, sono entita' quasi elementari, che appaiono e scompaiono, stanno pure in due posti contemporaneamente, in altri non ci stanno quasi mai, perche' obbediscono ad altre leggi, che sembrano dipendere dalle probabilita', un far west di fuorilegge dove tutto e' possibile, anche se non accade mai. Ma se la probabilita' governa l'essenza delle cose, quando esse si raggruppano ammassandosi per formare la nostra realta' di ogni giorno mi chiedo perche' dovrebbe perdere il suo senso per lasciar posto ad un mondo continuo e deterministico completamente diverso, e' logico tutto questo, la realta' e' la convoluzione di tutte le probabilita' oppure la logica non c'entra nulla ed e' solo tutto un imbroglio? La provvidenza aiuta davvero l'uccellino a trovare il cibo necessario per sopravvivere, o e' solo una comoda spiegazione, un velo per nascondere che tutto discende dal caos, una cosi semplice risposta altrimenti troppo difficile da sopportare e digerire? La nostra mente non e' che un semplice scandaglio, dotato di cinque sensi, sicuramente intercetta solo una minima parte di cio' che ci sta attorno, magari quella piu' necessaria per farci sopravvivere nell'immediato e allontanarci dalla paura della morte, ma cosa si nasconde veramente dietro a questo velo? Se la probabilita' governasse il nostro mondo, ogni nostro pensiero avrebbe una chance di realta', quindi tutto sarebbe possibile, e niente sarebbe scontato. La storia ha sempre dimostrato col senno di poi che i veri pazzi erano coloro che pretendevano di spiegare le cose guardando all'indietro, quelli che volevano bruciare galileo, quelli che sacrificavano i loro figli per placare le ire degli dei, i saggi del loro tempo ...mah, quasi quasi stasera salgo in macchina, parto, poi vediamo.

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o_cugino
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Inserito il - 10/06/2009 :  20:05:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

“dio non gioca a dadi”(einstein)
“eccome se lo fa”(un gioco)
“per me i dadi sono truccati”(alvin)
“avevo il biglietto vincente della lotteria, ma l'ho perso”(o cugino)
“felicita', caffe', vino e marlboro”(vinal)
“non siete che dei blasfemi destinati a bruciare all'inferno, purtroppo hanno abolito l'inquisizione, quelli si che erano bei tempi”(dom perignon)

[img]http://www.1-877-spirits.com/store/images/large/Dom-Perignon-1999-lg.jpg[/img]


E' tardi, molto tardi, cosi tardi che e' diventato presto, quasi giorno, e io guardo in su', vedo gli uccelli che si stanno svegliando, piccole statuine che prendono vita grazie alla luce, una magia. Dopo un po' di lenti movimenti si scrollano di dosso la polvere e l'umidita' della notte, arruffano le piume e spiccano il volo. Ce ne sono di grandi e di piccoli, di tutte le forme e colori, alcuni mi passano accanto velocissimi, come se non mi vedessero, con le loro ali mi sfiorano e spariscono nella campagna, hanno fretta, come se la loro vita non potesse attendere ancora un attimo, troppo preziosa. Io li osservo con la mente sempre piu' da vicino, finche' li porto davanti ai miei occhi, diventano giganteschi, poi attraverso le loro penne, entro nel loro corpo, sotto la pelle, poi vedo i muscoli le ossa i polmoni, entro nel loro piccolo cuore che batte spingendo velocissimo il sangue, osservo le loro cellule, addentrandomi sempre di piu', fino alla catena di atomi del loro dna, li studio, entro nel nucleo, vedo gli elettroni, cosi mi accorgo che la realta' non e' piu' la stessa. La gravita', che per noi e' una legge fondamentale, laggiu' praticamente non esiste, gli elettroni non girano come pianeti, sono entita' quasi elementari, che appaiono e scompaiono, stanno pure in due posti contemporaneamente, in altri non ci stanno quasi mai, perche' obbediscono ad altre leggi, che sembrano dipendere dalle probabilita', un far west di fuorilegge dove tutto e' possibile, anche se non accade mai. Ma se la probabilita' governa l'essenza delle cose, quando esse si raggruppano ammassandosi per formare la nostra realta' di ogni giorno mi chiedo perche' dovrebbe perdere il suo senso per lasciar posto ad un mondo continuo e deterministico completamente diverso, e' logico tutto questo, la realta' e' la convoluzione di tutte le probabilita' oppure la logica non c'entra nulla ed e' solo tutto un imbroglio? La provvidenza aiuta davvero l'uccellino a trovare il cibo necessario per sopravvivere, o e' solo una comoda spiegazione, un velo per nascondere che tutto discende dal caos, una cosi semplice risposta altrimenti troppo difficile da sopportare e digerire? La nostra mente non e' che un semplice scandaglio, dotato di cinque sensi, sicuramente intercetta solo una minima parte di cio' che ci sta attorno, magari quella piu' necessaria per farci sopravvivere nell'immediato e allontanarci dalla paura della morte, ma cosa si nasconde veramente dietro a questo velo? Se la probabilita' governasse il nostro mondo, ogni nostro pensiero avrebbe una chance di realta', quindi tutto sarebbe possibile, e niente sarebbe scontato. La storia ha sempre dimostrato col senno di poi che i veri pazzi erano coloro che pretendevano di spiegare le cose guardando all'indietro, quelli che volevano bruciare galileo, quelli che sacrificavano i loro figli per placare le ire degli dei, i saggi del loro tempo ...mah, quasi quasi stasera salgo in macchina, parto, poi vediamo.

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o_cugino
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Inserito il - 12/07/2009 :  07:19:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

insettini

[img]http://www.quiff.it/img/personaggi/moscerini.gif[/img]


Quel puntino nero mi cammina sul braccio distraendomi, cosi cerco di scacciarlo con un gesto automatico e annoiato della mano, lui allora sparisce, ma dopo un po' torna, stavolta si posa sul mio naso, che prurito, scuoto la testa e lui sparisce un'altra volta, ma non appena mi rilasso e mi distraggo un po' eccolo di nuovo sul mio braccio, cammina tra i peli provocandomi un gran fastidio. La situazione comincia ad innervosirmi, cosi decido di liberarmi di quell'insettino, percio' tengo immobile il braccio dove si e' posato e gli avvicino la mano dell'altro, ma con movimenti lentissimi e intervallati da istanti in cui la tengo ferma, calcolando che in tal modo il puntino non si accorga di lei, poi la sposto ancora un po' nella sua direzione, ma sempre piano piano, come il gatto che tende l'agguato all'uccellino. Quando arriva abbastanza vicina alla preda tutto e' immobile e io sto per sferrare il colpo decisivo, pregustandomi l'attimo in cui schiaccero' quell'impertinente e microscopico fastidio, ecco che allora lui sparisce con un piccolo ronzio, lasciandomi rabbioso e frustrato, quel maledetto sembra leggermi nel pensiero, perche' anticipa le mie mosse. Alzo la testa e mi guardo attorno per cercare di capire dove e' andato a nascondersi, ma di lui non c'e' piu' alcuna traccia, e' sparito, volatilizzato. Poi un po' alla volta mi rilasso di nuovo, finendo per dimenticarmi di lui, cosi mi immergo nuovamente nel pigro piacere dei pensieri e delle fantasie del mio sonnecchiante dormiveglia. Ma lui proprio in quel momento ricompare dal nulla e mi si posa sulla mano, come per sfidarmi, allora il mio fastidio e la mia ira diventano insopportabili, sto quasi per esplodere, tanto che tutto il mio essere si concentra su di lui e in quel momento ho un solo pensiero e desidero: cancellarlo dalla faccia della terra, distruggerlo. Ma lui non e' scemo, e neppure piu' solo, perche' nel frattempo ha portato con se un piccolo sciame di amichetti, magari e' la sua famiglia, infatti un altro insettino mi si e' appena posato sul naso, un istante dopo con un balzo si e' portato attorno alla mia bocca per passeggiare sulle mie labbra, provocandomi un prurito irresistibile. La mia reazione immediata quanto istintiva e' quella di muovere violentemente la mia mano destra verso la bocca per schiacciarlo, con il risultato di darmi solo un forte ceffone, perche' lui e' gia volato via, e mentre mi massaggio le labbra per il dolore sono sempre piu' convinto che quei moscerini mi leggono nel pensiero, perche' riescono sempre ad anticipare le mie mosse ed essere quindi imprendibili, possono prendersi gioco di me come e quando vogliono, non c'e' niente da fare. Non potendo combatterli decido allora di arrendermi, anzi di tentare una ritirata strategica, cosi mi alzo dal divano e fuggo in camera mia, e per maggior sicurezza chiudo anche la porta a chiave dietro di me, poi mi sdraio sul letto, abbandonata ormai l'idea del mio dolce dormiveglia mi metto a leggere un libro, sperando di calmarmi e sbollire la mia rabbia. Ma non appena mi lascio cullare dai meandri della storia e mi dimentico del mondo che mi circonda ecco che ricompaiono quei maledetti disturbatori, perche' uno di loro e' appena atterrato sul lobo del mio orecchio sinistro e lo sta usando per sgranchirsi le gambe. Ma come avranno fatto ad entrare, mi chiedo meravigliato, ho persino chiuso la porta a chiave, sono quasi spaventato dalla capacita' e determinazione con cui stanno cercando di distruggere la mia giornata. Mentre faccio questi ragionamenti me ne sento puntualmente addosso un altro, poi un altro ancora, sono ormai in loro balia, senza difese, cosi appellandomi al loro senso di pieta' ma soprattutto al mio elevato senso di giustizia, mi metto ad urlare disperato ”ma che volete da me, che cosa vi ho fatto di male per tormentarmi cosi tanto?” A quel punto uno di loro, forse il capo di quella banda di piccoli scocciatori volanti mi fa ”siamo attirati dalla tua pelle, per noi e' irresistibile” al che io gli rispondo quasi meccanicamente ”non posso certo cambiarla, non sono mica un serpente”, “e come no?” mi fa l'insettino. Mi sento un po' offeso dalla sua risposta, cosi ansioso e orgoglioso di mostrargli la mia grande umanita' mi giro e mi guardo nello specchio che sta all'angolo della stanza. Con mia grande meraviglia e stupore vedo un corpo pieno di squame, senza arti, in cima a quel corpo affusolato e lucido che ancora non riconosco come mio c'e' una testa triangolare su cui spuntano due occhi dalla pupilla verticale, uno stupendo esemplare di serpente, un aspide degli acquitrini, ecco cosa sono. Accidenti, mi guardo attorno, sto in un prato con le erbe dallo stelo alto e il profumo intenso, profumo reso ancora piu' intenso dal sole che sta evaporando la pioggia del temporale appena passato, le cicale cantano a squarciagola la loro noiosa sinfonia, e non so come ma so perfettamente che c'e' uno stagno non molto lontano da li. Ho addosso una certa fame, sento in vicinanza l'odore dei topi selvatici che mi stimola alquanto l'appetito. Tutti i neri insettini si sono alzati in volo scomparendo, non hanno piu' voglia di posarsi su di me, non gli interesso piu'. Forse mi sono semplicemente inventato tutto, fatto sta che mi allontano strisciando in direzione dell'odore del mio cibo, che proviene dallo stagno, voglio pranzare al piu' presto. E tutto il resto, ma quale resto? ora ho solo fame, io non so nulla del resto, ma soprattutto non sono niente, e quando mi stanchero' di questo? beh allora vedro' di riposarmi. (vinal)

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Inserito il - 23/07/2009 :  16:38:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

il caffe'

[img]http://www.caffe.it/img/caffe-007.jpg[/img]

“La verita' e' quella cosa che i bugiardi conoscono bene” dicevo ad Alvin mentre mi fumavo una sigaretta, seduto comodamente all'ombra di una grossa pianta aspettando il caffe' in una trattoria dispersa in mezzo alla campagna, venticello lieve e caraffe mezze vuote di vino fresco sopra un tavolo imbandito e coperto da una tovaglia di un bianco candido, ormai un po' macchiata di sugo e vino rosso, tracce sparse del nostro pranzo appena finito. Lui ci ha pensato un po', poi mi ha risposto: “la verita e' che non esiste, e' una nostra invenzione, tutti ci danniamo disperatamente per cercarla, come se essa fosse la chiave che da un senso a tutto” “ma se esiste il falso deve esistere anche il vero” osservai io portandomi la sigaretta alla bocca. “e chi te l'ha detto? non esiste il falso e il vero, ma solo la nostra idea di essi, io vedo e sento attraverso i miei sensi soltanto il qui ed ora, magari non esiste nemmeno quello, di sicuro sono immagini della nostra mente, questo secondo te basterebbe per dire che sia realta' oggettiva?”, “vorresti dire che la nostra conversazione non e' mai avvenuta?” dissi, e A.: “infatti, appena sara' finita fara' parte dei nostri ricordi, fratelli dei sogni e delle nostre visioni, gia' partiti e andati via per sempre col loro treno in eterno movimento dal quale non scendono mai, e sul quale noi non possiamo salire”. Allora io incuriosito andai ancora oltre: “sarebbe come dire che per te non esiste nulla, che e' tutto un sogno?” “e perche' no, l'importante secondo me e' sopravvivere, e continuare a farlo, l'unica cosa che ci sta rincorrendo e' il futuro, ma dato che non esiste nemmeno quello, meglio non preoccuparsi troppo di lui; non chiedermi se c'e' una ragione in questo, perche' non lo so, a volte visto in questo senso il mondo e' pure piacevole”. Visto che il caffe' tardava ad arrivare mi sono versato ancora un po' di vino nel bicchiere, lo sorseggiavo lentamente, mi piaceva, ero soddisfatto e contento di quel posto tranquillo, di essere con lui in quel luogo e in quel momento, mi sarebbe piaciuto averglielo detto, ma non ci sono riuscito, quella sensazione di appagamento stava dentro di me, temevo che se gliene avessi parlato se ne sarebbe andata, lasciandomi di cattivo umore, chissa' se era cosi anche per lui. Cosi pensando al significato di quel momento mi interrogavo sul senso della felicita', su cio' che siamo diventati e su cio' che eravamo. In un tempo ancestrale probabilmente la felicita' era la consapevolezza di essere sopravvissuti al giorno, senza alcuna pretesa del domani; l'emozione della caccia, dell'agguato alla preda erano appaganti, come lo erano le fughe precipitose da chi a sua volta cacciava noi, l'adrenalina scorreva a fiumi in quei momenti, e la sera era l'unico istante di tranquillita', il ricordo della giornata trascorsa e la dolce sensazione dell'essere sopravvissuti probabilmente accompagnavano il sonno. Un mondo di piccole tribu' adattate al loro ambiente, ma poi queste piccole tribu' hanno cominciato a crescere, e quindi a scontrarsi tra loro, all'inizio probabilmente solo per la sopravvivenza nel territorio, poi dev'essere nato il potere, e cosi gli uomini hanno preferito scegliere la tranquillita' e la sicurezza all'antico senso dell'esistenza, affogandolo in un mare chiamato civilta'. Ad un certo punto mi sono chiesto: ”ma se il potere e' il male, il nostro destino e' ...segnato?”, in quel momento e' arrivato il caffe', me lo sono gustato fino in fondo, poi ne ho preso un altro, ma quanto e' buono il caffe'.

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Inserito il - 01/09/2009 :  20:44:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

appuntamento

[img]http://www.bastianelli.net/Immagini/SilsMaria.jpg[/img]

Alvin aveva un appuntamento, percio' si era preoccupato di presentarsi in tempo, ci teneva a non arrivare in ritardo. Pero' chi doveva incontrare si era persa tra locali piu' o meno eleganti, sale da gioco, ristoranti, alberghi, e certi altri posti frequentati da persone poco raccomandabili di cui non mi va di parlare, altre volte aveva anche impegni importanti. Alvin tutto questo non lo sapeva, lui pensava solo al suo appuntamento. Sicuramente lei non aveva piu' pensato a lui, probabilmente distratta dalle situazioni della sua vita, infine si era scordata di lui, ma come ho gia' detto, tutto questo A. non lo sapeva, cosi lui ha continuato ad aspettare, fedele al suo impegno, cosi fedele all'appuntamento che forse l'avrebbe attesa lo stesso anche se avesse capito, perche' lui non riusciva a pensare ad altro, infatti si limitava solo a chiedersi ogni tanto:“chissa' che fine ha fatto, prima o dopo pero' arrivera', ne sono sicuro”. Poi un giorno gli comparve davanti il mare, e oltre, uno spazio immenso, una terra senza fine piena di colline coperte di neri boschi, di valli con laghi pieni di pesci e di campagne gialle, sulle quali scorrevano tra la vegetazione grandi e tranquilli fiumi, che al tramonto sembravano enormi e luccicanti serpenti che si infilavano lenti nei laghi, perdendosi e ricomparendo. Sparsi qua e la, a caso, c'erano tanti piccoli villaggi dei quali si distinguevano solo i tetti rossastri, tutto quel panorama era cosi, fino all'orizzonte dove si perdeva anche la vista. Allora il suo cuore si apri' in un enorme respiro, distendendosi sopra quel mondo infinito, dal tramonto tranquillo, e lui divenne parte di quel mondo, e si convinse, non si sa perche', che lei doveva trovarsi li, da qualche parte, forse penso' che non aveva piu' senso aspettarla, decise percio' di mettersi alla sua ricerca laggiu'. Attraverso' allora le pianure, entro' nei boschi, si bagno' e si nutri' dei pesci di quei laghi freschi e trasparenti, poi conobbe e interrogo' tutti gli abitanti di quel mondo, dei pacifici contadini. A tutti quelli che incontrava chiedeva se l'avessero vista, loro risponevano sempre la stessa cosa, che forse l'avevano incontrata, che era possibile, che tutti avevano la sensazione che fosse appena passata, ma che pero' non ne erano del tutto sicuri. Queste poche parole bastavano a convincerlo che la sua ricerca non era inutile, che l'avrebbe trovata, che fosse li da qualche parte, che magari per essere giunto solo un istante dopo l'avesse persa spesso per un attimo, in qualche tramonto. Quando di notte le luci delle case si accendevano come piccole stelle nel buio di quelle terre sconfinate e lontane a volte si faceva prendere dallo sconforto e dalla malinconia, ma non si arrese mai, convinto che prima o poi sarebbe riuscito nella sua impresa. Ma non la trovo', nemmeno dopo mille e mille anni, e col tempo divenne vecchio, cosi vecchio che riusciva a malapena a camminare, il corpo gli doleva dappertutto, ma ancora insisteva nella sua ricerca, trascinandosi con un bastone proseguiva lo stesso zoppicando, ma un giorno si senti cosi male che il dolore era divenuto insopportabile e dovette per forza fermarsi. In quel momento comprese che stava morendo, un contadino ebbe' pieta' di lui e decise che non lo avrebbe lasciato agonizzare da solo in mezzo ai boschi, percio' lo porto' a casa e lo mise sul letto. Ma quello era il letto di A., e sua era anche la stanza da letto. A. era sfinito e riusci appena, con molta fatica, a sollevare lentamente lo sguardo per guardarsi attorno, davanti a lui c'erano i parenti, i suoi figli, i fratelli e i nipoti, e in mezzo a loro c'era lei, Zen, bellissima come la prima volta, come sempre. A. con un filo di voce le disse:“come mai sono qui, e tu zen, non sei venuta all'appuntamento, ti ho cercata dappertutto, ti ho aspettato tanto, mi sfuggivi continuamente, perche'?” “Ma quale appuntamento, te ne sei andato un giorno, cosi all'improvviso senza un perche', sei sparito quando avevi trent'anni e da allora non ti ho piu' visto” le rispose lei, il nostro A. abbasso' la testa e chiuse gli occhi, per sempre.

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Inserito il - 14/09/2009 :  19:46:35  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

amici

[img]http://www.osteriadelcastelgavone.it/immagini/foto/osteria_1_terrazza_di_sera.jpg[/img]

Erano seduti all'osteria “i tre garofani”, quella che sta proprio nella piazza, il centro di quel paesino frequentato durante la stagione estiva da una miriade di turisti, quasi tutti stranieri. C'erano alvin, zen, il gatto con gli stivali e la volpe di pinocchio, ma zen non c'era piu', sparita da una vita, il gatto se l'era inventato A. e la volpe non si era presentata, in quel momento era impegnata in altre faccende. Facile credere che A. fosse solo, ma invece no, le cose non stavano cosi perche' a lui non importava dove loro fossero e con chi, li sentiva accanto, e per lui questo bastava per pensare che ci fossero. Discutevano della morte, della vita, di filosofia, e mentre altri concetti molto profondi attraversavano i loro pensieri un osservatore poco attento si sarebbe convinto che a loro interessasse soprattutto il vino, buono, e la barista, carina, e che di tali elevati pensieri in loro non vi fosse traccia, avrebbe quindi certamente sorriso per una scusa cosi ingenua, ma si sarebbe sbagliato, perche' le cose stavano proprio cosi, io li conosco bene, lo so. Ad un certo punto uscirono per fumarsi una sigaretta, ma dato che il pomeriggio era molto bello, il cielo limpidissimo per l'aria secca e fresca, e le loro intenzioni abbastanza buone e sincere, A. propose loro di lasciar perdere tutto per salire nella sua auto e andare a farsi un giro in un certo posto, a lui noto e che riteneva interessante, dimenticandosi di quella discussione forse troppo impegnativa e profonda per quei momenti. Sono sicuro che fosse cosi a costo di ripetermi, quindi non a causa della quantita' eccessiva di vino o delle occhiate sempre piu' severe e insofferenti che i nostri amici da un po' stavano ricevendo dalla barista. La proposta di A. fu immediatamente approvata all'unanimita', cosi dopo un attimo erano gia' in auto, diretti verso quel posto, qui pero' occorre precisare che A., nonostante avesse pensato e desiderato un'infinita' di volte di andarci, non c'era mai stato, per una serie di motivi, come l'imprevisto o la banale fatalita', che come tutti abbiamo sperimentato, a volte guida la nostra vita molto piu' di quanto si potrebbe pensare. Pero' quel posto lui lo conosceva bene almeno di nome, dal momento che aveva una fama piuttosto particolare, oserei dire quasi sinistra, si raccontava infatti che ogni tanto vi accadessero cose strane, ad esempio che li il tempo avesse la capacita' di scorrere in modo diverso, che a volte rallentasse oppure accelerasse, che le salite diventassero discese e viceversa, che fossero apparse persone e che altre fossero scomparse, e altre stramberie del genere che ora non sto ad elencare. A. pero' non credeva affatto a quelle storie, le considerava solo sciocche dicerie, lui pensava solamente che li, al riparo dal sole e in mezzo al verde delle tremule e delle betulle che limitavano la campagna dai boschi, scorreva in fondo alla valle un piccolo fiume dall'acqua limpida e fresca, piena di trote che tra i sassi e le ombre risalivano la sua corrente, penso' quindi che sarebbe stato l'ideale per concludere quel meraviglioso pomeriggio soleggiato che si stava avviando lentamente a sera, in compagnia dei suoi cari amici. Non ci misero molto ad arrivare, le strade in quel periodo di ferie dell'anno erano praticamente deserte, inoltre quel posto metteva alla gente una certa inquietudine quindi cercava di evitarlo, e infatti durante il tragitto non incontrarono quasi nessuno, eccetto qualche contadino sperduto in mezzo ai campi, sopra il suo trattore e sotto il sole che picchiava, A. li considerava semplicemente i soliti dispettosi, quelli che provano piacere a lavorare quando tutti gli altri riposano.

Ora pero' mi dispiace, ma non ho piu' voglia di proseguire il racconto di questa interessante storia, realmente accaduta, oltretutto devo farmi la doccia ed uscire per un paio di cosette, ma prometto che lo faro' presto, soprattutto per aiutare me stesso, devo imparare a raccontare i fatti cosi come sono accaduti, non posso rischiare di perdere il senso della realta' e finire per inventare, o peggio ancora dimenticarmi, quindi ovvio che e' nel mio stesso interesse.


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Generated in 0.22 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03