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Pagina: di 9

orfano sannita
c.s. infuocato


308 Messaggi

Inserito il - 02/04/2004 :  19:44:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Mameli


Perché ci scandalizza tanto la frasaccia, nella rivendicazione della strage di Madrid, "voi volete la vita, noi vogliamo la morte", quando nell'innissimo nazionale si canta marzialissimi "Siam pronti alla morte!"? - Perché la nostra è forse la cultura del "per modo di dire" e la loro del "per modo di fare"?
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gabrilu
c.s. alato


88 Messaggi

Inserito il - 03/04/2004 :  00:48:04  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
O forse perchè, caro Orfano Sannita, quelli dell'inno di Mameli sono pronti a dare la loro vita per la Patria con la "P" maiuscola (più spesso per dire che per fare, e per artifizio retorico ) ma non gli passa manco per la capa di andare a mente fredda e programmandosi a puntino e per tempo (e dunque senza nemmeno l'attenuante del "raptus belli") a farsi esplodere o a fare esplodere un autobus di scuola pieno di bimbetti o una stazione di treni dove c'è di tutto un po'? Dai bimbetti alle donne incinte a lavoratori pendolari o anche gente benestante che va a trovare la zia fuori porta e insomma umanità varia assortita e magari anche loro correligionari e compatrioti? O in un mercato pieno di gente che va a fare la spesa ?


Forse perche' dopo avere compiuto queste nobilissime ed eroiche gesta sono tutti felici e contenti e giubilanti?

Nel loro caso il "per modo di dire" e il "per modo di fare" coincidono perfettamente: hanno sempre detto di avere intenzione di fare quello che poi, effettivamente fanno.

E questo, a me, non li rende affatto simpatici.

gabrilu
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f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 19/05/2004 :  11:45:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cesare Beccaria: dei pettegolezzi e delle pene


[img]http://digilander.libero.it/allenwoody/images/pics/TN_front2.JPG[/img]


Dei delitti e delle pene rispondeva a tutti i criteri del libro settecentescamente perfetto, e cioè il più possibile simile al Vangelo (così scrisse chiaro proprio Voltaire): tanto breve da poter stare quasi invisibile in ogni tasca, linguaggio semplice e chiaro, capitoli brevi, costo da newton&compton del tempo...

Trattando di materia scottante in tempi in cui poteri e magistrature sono pur sempre arcignissime, la stampa del libello fu fatta a Livorno - a.d. 1764 - come pamphlet anonimo... scelta di obbligata sagacia, e infatti subito la Chiesa lo mise all'Indice.

Ma ecco che il successo stratosferico e praticissimo (sovrani che leggono gli aurei capitoletti E QUINDI aboliscono tic-e-tac torture e pene capitali!) del capolavoro permette che l'Autore venga allo scoperto e si offra all'ammirazione del Mondo!
E qui sbuca Beccaria.

[img]http://www.westportartscenter.org/site/warshaw_mal/06.jpg[/img]


Che però fu -come Woody Allen in un film sul terribile maccartismo - un prestanome di ben altro cervello, quello di Pietro Verri, il quale, già autore delle immortali Osservazioni sulla tortura, figlio dell'arcigno senatore Giuseppe, non voleva o non poteva esporsi all'aleatoria gogna della gloria.
Beccaria, di dieci anni più giovane del suo grande maestro, era un pigro inconcludente tendente all'ozio e alla pinguedine: "Pensava molto prima di scrivere, spesso si pentiva e cancellava, e non poteva resistere alla fatica più di due ore, trascorse le quali lasciava la penna, divagandosi con la lettura di qualunque libro" (Alessandro Verri).

All'Accademia dei Pugni, il compito suo (come dello studente che aiuta l'amato professore ad apprestare la sua dispensa) fu di mettere giù a brogliaccio idee sparse, che però sempre farina di ben altro sacco erano!... tant'è che sarà poi direttamente il Verri a prendere in mano quel brodo primordiale per ricavarne un testo fatto e finito.
Come poi, a pubblicazione e a successo acquisito, fu sempre e solo il Verri a difendere il libro dagli attacchi del gesuita Facchinei che accusò il libro di "socialismo" (e anche questa è una prima!), ad aggiungervi prefazioni, a revisionare, ristampare, e insomma "a seguire per ogni dove il destino del libro" (L. Villari).

[img]http://www.ub.es/penal/historia/deidelitti.JPG[/img]


Come il Verri prende in mano la cosa, Beccaria oblomoviano se ne disinteressa del tutto, e infatti la copia manoscritta "in bella" è senza alcun dubbio proprio del Verri ("Se l'immagina il nostro lettore curioso un uomo come Verri che si mette a trascriveere in bella copia lo scritto di un altro?" L. Villari).

E' un fatto, del resto, che se fosse stato davvero il Beccaria l'autore, sarebbe da spiegare il gap impressionante delle altre sue opericciole rispetto al capolavoro di cui tutti in questi giorni si riempiono la bocca (ma mai più del titolo, mentre nessuno ricorda le Osservazioni sulla tortura verriane e neppure la Colonna Infame del Manzoni!). E poi c'è il fatto - divertentissimo come tutti gli imbarazzi degli altri - del viaggio del Beccaria a Parigi, "dove lo attendevano per acclamarlo i più pretigiosi intellettuali illuministi", ma facendovi appena la figuraccio di un "frastornato e inattendibile" (L. Villari) eroe per caso.

[img]http://lanazione.quotidiano.net/2001/03/24/cuts/img40531.jpg[/img]


Da lì il prestanome partì dunque di corsa "protestando l'aria, l'acqua della Senna, la salute o simili ragioni, con qual figura io non saprei" (lettera di Alessandro a Pietro Verri).
Subito dopo - vista la pervicace volontà di tenersi tutti per sé meriti non suoi - rottura definitiva coi Verri.

(Manzoni, che di uno dei Verri era in realtà figlio (ma questa è un'altra storia) e che, come si sa, del Beccaria era nipote da parte di mammà, mai lo cita nell'immortale "Storia della colonna infame", mentre elogia Pietro Verri quale "illustre e benemerito scrittore" nonché "uomo d'ingegno", e, da vecchio già aduso a velenose elusioni protodemocristiane, al Tommaseo che gli chiedeva del nonno, rammenta quanto caro fosse stato a tenerlo "sulle ginocchia bambino": quanto a libro, lode "sullo stile"...).

[img]http://www.faux-villecerf.net/Images/grand_pere.gif[/img]



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f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 27/05/2004 :  14:22:47  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
La lettera


[img]http://www.ibmsnet.it/toto/malafemmina3.jpg[/img]


Dunque: sembra una VERA lettera perché manoscritta, ma in realtà è una fotocopia. Ci sono (deformazione professionale, sorry!) errori di punteggiatura e peggio, ma non è naturalmente su questo che vale il caso di formalizzarsi.

Il punto è che comincia così:
"Gentile Signora, gentile Signore, [a capo] come sa [al singolare: ma non eravamo due: non c'era anche una gentile Signora?], alzare la voce non è nel mio stile."

...come "come so"?
Volto la lettera per vedere la firma e, subito sopra, la frase, l'ultima dunque, ribadisce la prima: "Mi conosce, conosce..."

Poiché proprio "non so" e "non conosco", mi allarmo, mi inquieto e mi faccio livoroso: il mittente E.B. si riferisce a qualcosa che DOVREI evidentemente sapere: qualcosa - lo "stile" di chi mi scrive! - che insomma non può essere proprio ammissibile che io ignori... l'affermazione, con la sua recitata amichevolezza, suona in realtà sarcastica e ultimativa: come quando un padre (o un figlio) stizzito replica al figlio (a al padre) che chiede una delle sue soliti stupidaggini, "come sai...".
Quel "come sai" è la punizione: frustino buono sia per la richiesta dell'idiota che per l'ignoranza del babbeo. - Mi viene in mente anche il vigile che ti fa la multa perché hai parcheggiato nell'abside di san Giusto: tutto il suo essere, la postura, lo sguardo, il sorrisetto compatente dicono quello stesso "come sa..."!

[img]http://www.fondazioneitalianelmondo.com/images%20comunicati%20arte/alberto%20sordi%208_small.jpg[/img]


...oppure, effettivamente chi mi scrive "sa" quello che io so: ma allora come? la paranoia per l'ennesimo stupro all'intimità (non sono mica scemo: non dirò certo "privacy", abracadabra che richiamerebbe su di me tutti i piazzisti, le spie e trafficanti furbi della terra!) perennemente violata scatta come istinto ormai belluino!
Potrebbe infatti essere che, effettivamente, tra le poche cose che pomposamente diremo che "so", ci sia proprio il fatto che io possegga una qualche idea dello "stile" del mittente di questa fotocopia di manoscritto... idea che però non corrisponde in realtà all'affermazione che quello stile non preveda mai di "alzare la voce"...

...mi si vorrà forse dire, con quel proemiale "come sa", che in realtà quello che so - sempre di quello "stile" - non lo so bene abbastanza? come captatio benevolentiae ricadremmo di nuovo nel sarcasmo da professorino saputello: "stile" in ogni caso esiziale per il latore (la suscettibilità sopravvive a lungo anche dopo completa estinzione dell'intelligenza)... a meno che, ma non posso immaginare tanto, chi scrive - il mittente che mi attacca il suo insolente bottone epistolare - sia effettivamente convinto, per disturbo catastrofico da Ego ipertrofico e magalomane, che quanto meno tutti noi, 57 milioni di italiani, sappiamo quanto serve dello "stile" del mittente.
Questo può in effetti essere, essendo da sempre, "come si sa" (questa volta l'ho scritto io!), pieno di matti il mondo.

[img]http://www.loc.gov/rr/print/swann/herblock/images/s03398u-th.jpg[/img]


La sicumera del "come sa", tende però a farsi "le nebbia di sempre" (Montale) dell'oblio: e infatti il capoverso seguente inizia così: "5 anni fa, forse anche Lei faceva parte di quella grande maggioranza di italiani che mi avrebbe voluto Presidente della Repubblica". E' chiaro che mi deve essere sfuggito - eppure cosa sono cinque anni? - qualcosa di essenziale. Un "golpe", non si dice così?... Poi, che vedo mia sorella, m'informo.

[img]http://www.zonezero.com/magazine/articles/hernandez/images/maestra.jpg[/img]


Ed ecco il climax, posto giudiziosamente al mezzo: "Le parlo con franchezza, con la sincerità che si deva agli amici: non sbagli ancora una volta."

[img]http://www.burburinho.com/img/nn020305.gif[/img]


A questo punto, mi spazientisco definitivamente, come mi succede quando qualche missionario di fedi ottocentesche cerca di convincermi al citofono che sta per arrivare la fine del mondo e che "io" non sono, già all'evidenza citofonesca, pronto... Per un residuo inguaribile di certo perniciosissima autostima, riduco la cosa a un dilemma che tranci via sfumature e cristiane sottigliezze: mi dice il sicofante: "non sbagli ancora una volta...": ...già, ancora una volta... cosa che però avrei tutta l'intenzione di fare... dico, sbagliare almeno un altro po' di volte, no? svalangando anche la mia pietruzza nel disastro che sempre si precipita nel gorgo nero del cosmico lavandino dell'Essere!... e invece no: "non sbagli"!... peggio del tristo corvo "Nevermore" di (un altro sarcastico!) Poe... io sarò di certo una versioncina entropica e querula di Emma Bovary, ma questa Emma Bonino è il clone della Vanna Marchi spacciatrice di unguenti per giocare al lotto e carte di credito spray...

[img]http://www.clstoons.com/paoc/pioneer%20art/kk1.gif[/img]


...Ora, la mia filologia paranoide trova un trionfo inoppugnabile per l'idea che Vanna Marchi sia la ghost-writer di madame Emma B. nella frase seguente: "abbiamo fatto miracoli": anche lei!
Ecco, chideo scusa del termine, ma Lei, signora, si è proprio fregata da sola: i miracoli sono l'unico articolo che non mi interessa. Ne abbiamo gli armadi pieni, per non dire poi dei cassetti e soprattutto di quanti ne restano sparsi un po' dappertutto: miracoli per terra, miracoli nel lavandino, miracoli appesi all'attaccapanni e sui quadri! Noi ci rompiamo le costole e la zucca a furia d'inciampare nei miracoli! - La cantina ne trabocca e ci sono state lamentele del vicinato e lettere ultimative dell'amministratore, anche se vanamente, e certo non per colpa nostra! La discarica dei miracoli è stata chiusa da tempo perché ricolma fino alla tracimazione, e ora ci resta che sperare in qualche paesino della Campania più sfigato di noi, o addirittura in qualche nazione dell'Africa, per scaricargli finalmente la nostra quotidiana processione di tir di miracoli.

[img]http://i.timeinc.net/time/daily/2002/0203/krazy_page0319.gif[/img]


PS: subito dopo la frase dei "miracoli", si parla di un certo "Marco" non meglio definito. Conosco tre o quattro Marco, ma nessuno di loro è richiamabile in un correo di miracoli. Vuoi vedere che è stato solo sbagliato il destinatario e, come diceva Linus, che ho sprecato un'incazzatura?

[img]http://hogwild.net/images/Misc/PeanutsRant/2-Linus.jpg[/img]
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 01/06/2004 :  11:20:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il vento degli adulteri


[img]http://www.erh.noaa.gov/er/images/hurricane.jpg[/img]


Il Corrierone sta offrendo letture/scritture delle sue firme più up dei canti della Commedia: un articolo per canto. Oggi tocca a Paolo e Francesca.
Si leggono mirabilie proprio da brava signorina che legge libri:


"E' comprensivo e indulgente, il padre Dante, con gli adulteri, di manica più larga che con gli altri peccatori. Facile pensare che probabilmente egli stesso dovesse riconoscersi nel numero di quei trasgressori, ragion per cui non infierisce: un po' di vento forte, che li costringe ad andare di corsa sempre, è l'unica pena. E quanto al luogo, ha destinato loro il secondo cerchio, quasi ancora un'antinferno, una specie di anticamera, un gradino appena più giù degli innocenti morti senza battesimo, luogo che in altri tempi avremmo chiamato «limbo» e che ora addirittura non esiste più, visto che i giusti oramai sono considerati giusti anche senza battesimo.
Stanno, gli adulteri, perfino più in alto dei golosi: segno che Dante, che immaginiamo magro scavato, aborriva i grassoni, o che il tempo suo - curiosamente in modo non dissimile dal nostro - stigmatizzava più severamente chi si riempiva la pancia che non chi si abbandonava - in perfetta linea - a qualche amore clandestino?"

...veramente, è solo davanti alla pena dei lussuriosi che non solo Dante piange ma SVIENE per l'angoscia... aggiungasi che i poveretti da quel vento vengono sbatacchiati contro le pareti infernali, il che, come potrebbe raccontare qualunque sopravvissuto a quei terribili tifoni dai nomi femminili che pare dalla Florida arriveranno prima o poi anche qua, è una gran bella seccatura anche per poche ore, figurarsi per qualche eternità.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 21/07/2004 :  08:43:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Sic et non
Ovvero della logica


Dunque, ricapitolando, perché fatico a credere di aver capito: ucciso un bimbo, e indiziata gravemente la madre, la linea della difesa della signora è la seguente: "sono innocente, ma guardate che, se mi condannano a trent'anni, spiattellerò il nome del vero assassino!".

Non credo che solo i logici dell'università di Parigi dei tempi capziosi ma inflessibili di Abelardo e poi Sigieri sarebbero andati a nozze con così fatto dilemma; perché come resistere a dire all'avvocatone di cotanta strategia: "Ma allora certo, caro, che la condanno: perché l'assassina o è la tua cliente, e si tenga i trent'anni, o forse è la persona che dirai tu - ma siccome, e chissà perché, me lo dirai solo se le do trent'anni..."

Restando in ambiti da nome della rosa, è il paradiso dell'asino di Buridano, di solito condannato a inedie atroci e paradossali.


Lo stupore, poi, è sempre per la catatonia giornalistica, dei televisivi sorreggitori di microfono, di fronte all'ennesima rodomontata da italiano esente da tutto. - In fondo, è con loro che mi arrabbio, mica col Taormina. Quasi come Petrolini che diceva al fastidioso in galleria: "Io non ce l'ho con lei, ma col vicino che non la butta di sotto". - Insomma, nessuno che azzardi almeno un "Ma scusi..."!

(Tutto questo, evidentemente, lasciando da parte - perché qui si parla di "logica"! - la faccenda morale di che cuore di panna si debba avere per fare di questi pokerini di fronte all'orrore).
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Markel
c.s. acquatico


53 Messaggi

Inserito il - 21/07/2004 :  18:15:21  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
da cuore di panna mi diletto un attimo col pokerino.
Perchè una persona dovrebbe dire che rivelerà il nome dell'assassino solo se essa (la persona) si prenderà trent'anni? Logico, perchè vuole proteggere fino all'ultimo, fino all'estremo, una persona che per lei conta molto. "Qualche anno per questa persona me lo faccio" dirà, "ma fino ad un certo punto". E quale può essere per una madre una persona così importante da farsi la galera al posto suo (sempre fino ad certo punto)?
Secondo me l'avvocatone dirà che il colpevole è il primogenito della coppia. Ma forse la mia è un'ipotesi talmente balzana che nemmeno lui potrà proporla.
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m.c.
c.s. infuocato


159 Messaggi

Inserito il - 22/07/2004 :  23:17:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Credo che non sapremo mai la verità. Qualcuno ha parlato di rito satanico all'epoca, "ha vomitato il demonio" scrisse Buttafuoco sul Foglio.


saluti, m.c.

p.s.sulla spregevolezza di Taormina concordo.
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f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 31/07/2004 :  13:24:01  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il grado zero del babà


[img]http://lafrusta.homestead.com/files/cecov1.jpg[/img][img]http://www.wlaciccia.it/famosi/images/spadolini.jpg[/img]


"Tu per noi eri un padreterno,
sapevamo i tuoi articoli a memoria..."
(A. Cechov, Zio Vanja)

Dal giornale di oggi apprendo che è l'anniversario - dieci anni: coma passa!, diciamo sempre io e la mia mamma - della morte di Giovanni Spadolini. Su "Repubblica" articolessa encomiastica addirittura di Giampaolo Pansa, che lo nomina, tra l'altro, "grande storico". - Boh. Avendo avuto la semisventura di perdere il senno e la salute già infante su una tesi di laurea sullo storico che fu maestro, tra gli altri, di Giovani Spadolini, mi fu affidata la missione impossibile di leggerne i libri...

[img]http://lafrusta.homestead.com/files/cecov.jpg[/img][img]http://www.pertini.it/immagini/a_spadolini.jpg[/img]


Per carità, che dire? Mica sono stupidate quelle che scriveva quel nostro prof. Spadolin Serebrjakov (il pletorico prof. proprio di Zio Vanja): non ci sono stupidaggini perché non c'è niente. Cosa puoi pensare di uno che scrive che Mazzini è stato un grande repubblicano? O che Cavour è uno di padri della patria? Caso mai, fastidi crescenti perché il Grand'Uomo ci impiega tremila pagine ogni volta... tant'è che quelli del ramo lo Spadolini non lo citavano mica: per quanto il Gentlemen's Agreement tra accademici sia tutto, era un peccato da mammolette alle prime armi rifarsi al Senatore: non ne cavavi molto di più che scrivere qualcosa come: "Come bene scrisse lo Spadolini, l'uomo è un essere mortale...".

E i maestri già ci dicevano: "Se vuoi studiarti Cavour, leggiti il Romeo, o sapere come si poté fare l'Italia senza gli Italiani, Chabod...". Ma pretenere di cavare qualcosa dalla lettura di Spadolini, è inventare l'ombrello mentre si pesta l'acqua nel mortaio.

(E, per prenderla alla cinica: poteva essere un affare per un editore pubblicarlo allora, quando era così pervasivamente presente e roseo, ma adesso: come pretendere che si compri la Metafisica di Amintore Fanfani, o un cofantetto con l'opera prima seconda e terza di Bruno Vespa, o le memorie elegiache di Franco Evangelisti... metti infatti che qualche anima buona, convinta dal Pansa, si precipiti in libreria e richieda l'omnia di Spadolini, in teoria iperbalzachiana, che gli danno?)

[img]http://railibro.lacab.it/archivio/1000/1100/1180/1189/chekhov.gif[/img][img]http://www.lancora.com/monografie/persone/spadolini_bobbio.jpg[/img]


(Il Pansa ne scopre la grandezza per contrasto. Scrive cioè: vuoi mettere con i nanerottoli orridi di adesso?... Ma il fatto che siamo ridotti ad acari su schiene di nani, farà di queste schiene di giganti?).


[img]http://www.dfs.unito.it/solid/RICERCATORI/7nani.jpg[/img]
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 05/08/2004 :  19:01:47  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Frammenti di un calvino amoroso
Ovvero, i "culmini" di Italo


[img]http://www.lindice.com/calvino.jpg[/img]


«Cara Elsa, (...) è un grande tesoro da portare con noi, il passato, e dovremmo cercare di proiettare su di esso le luci migliori, perché ci soccorra sempre (...). Saremo molto bravi e degni della parte migliore di noi se riusciremo col tempo a continuare il nostro sentimento trasformandolo in una amicizia intellettuale basata sulla stima e la profonda conoscenza reciproca. Sarà anche l'unico modo che abbiamo di non riprendere a farci del male e (contro ogni ragione) a odiarci. So che per questo ci sarà un tributo di dolore da pagare» (I. CALVINO).

...ma su può scrivere così?
E non è che gli altri frammenti citati nell'articolessa del Corriere (http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=COMMENTI&doc=CALV) siano meglio. Ora, e restando nell'ambito delle letture impossibili (amori e mutande privatissime!) non dico che si debba per forza saper scrivere come Eloisa ad Abelardo o come Kafka a Milena, ma qui siamo al grado zero dell'impiegatizio paraculoso. Né la cosa vale solo nell'entropia verbale da disastro avvenuto, ché anche all'aurora della passione il Calvino scriveva di «nuvolaglie che impediscono il volo del nostro amore». e «ho toccato dei culmini e non voglio ormai altro che la mia vita sia una vita di culmini»... perfino peggio delle pedagogiche lettere di Kleist alla fidanzata.

[img]http://www.brera.mi.astro.it/docB/poe/scuole/images/calvino.jpg[/img]


(Scommessa in cui non si vince niente: di Calvino si salveranno un paio di libri, "Città invisibili" e "Lezioni americane", e non nelle posizioni che il Canone (?) accademico gli attribuisce estatico -e sarà gustoso leggere questo minore che adesso si allucina come Supremo).
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gabrilu
c.s. alato


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Inserito il - 09/08/2004 :  11:34:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
LETTERE D'AMORE

(a proposito della querelle sulle lettere di Calvino a Elsa de' Giorgi )



[img]http://www.mymovies.it/filmclub/attori/8227.jpg [/img] [img] http://www.themodernword.com/calvino/calvino.jpg [/img]


Le lettere, si sapeva che ce n'erano e che sono molte, ma non se ne conoscevano i testi se non per sentito dire. Il leggere ampi brani sulle colonne di un giornale mi ha fatto un curioso effetto. Non somigliano in nulla alla scrittura di Calvino, non solo quella dei suoi libri ma anche quella delle migliaia di lettere che ha scritto nella sua vita.

Ho una mia tesi su questo salto di qualità. Direi che Italo, conoscendo le predilezioni della sua amante per un certo genere di missive adoratamente erotiche, abbia scritto quelle lettere più con la mano di Elsa che con la propria, più per piacerle che per piacersi. La passione, finchè dura, può fare di questi miracoli o di questi scherzi.

Naturalmente bisognerebbe poterle leggere tutte, quelle lettere, ed anche quelle in senso inverso che andavano da lei a lui. Ma già da questa prima (e spero ultima) anticipazione direi che somigliano più alle infocate missive dannunziane alle sue tante amnti che alla scrittura dell'autore delle "Cosmicomiche" e delle "Città invisibili"

(Eugenio Scalfari, L'ULTIMA CROCIATA SULLE LETTERE DI CALVINO, su LA REPUBBLICA, lunedi 9 agosto 2004)

A me viene in mente, a 'sto punto, Fernando Pessoa che aveva scritto

Tutte le lettere d'amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d'amore, se non fossero
ridicole

(Fernando Pessoa, UNA SOLA MOLTITUDINE, Adelphi, vol.I, pag.407)


gabrilu

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gabrilu
c.s. alato


88 Messaggi

Inserito il - 17/08/2004 :  17:49:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

LA REPUBBLICA DELLE BAN (D)ANE


[img]http://www.repubblica.it/2003/e/gallerie/politica/villacert/lapresse51728031608214923_big.jpg [/img]



[img] http://erewhon.ticonuno.it/2003/arti/artepolitica/img/altan.jpg [/img]


gabrilu
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marghe
nuovo c.s.


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Inserito il - 18/08/2004 :  16:32:26  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Le lettere d'amore, anche se vengono pubblicate, non appartengono al dominio della letteratura. A meno che lo scrivente, scrittore fino al midollo, non pensi ad esse come parte della propria opera. Ma in tal caso non sarebbero vere lettere d'amore. Spontaneità e letteratura non vanno d'accordo. In quest'ultima la naturalezza è una conquista artificiosa, come ben sappiamo, mentre l'immediatezza produce inevitabilmente risultati degni di biasimo. Non siamo in quest'ambito, però. Penso, e mi piace pensare, che Calvino se ne fregasse della letteratura scrivendo alla propria amata, che la vita venisse prima dell'arte.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 20/08/2004 :  21:47:34  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Da sé a sé: furti spontanei


[img]http://www.leobrogioni.it/mailart/images/diary/diario_kafka.jpg[/img]



Ah, che belli questi misteri!

Per esempio:
pare che Kafka finalmente si fidanzasse - con Felice - proprio per scatenare un epistolario che ha pochi paragoni possibili nel secolo... (allo stesso tempo proprio Kafka voleva che venisse bruciata ogni sua parola: dunque?: certo è che per noi, posteri egoisti, è inconcepibile Kafka senza epistolari come del resto senza diari...).

Ma non sentiamoci troppo in colpa: proprio Kafka amava moltissimo leggere epistolari, diari e qualunque forma di scrittura privata dei suoi preferiti: per esempio Kleist, Grillparzer, Goethe...

A sua volta Goethe scrive il Werther affibbiandogli lettere su una Lotte fittizia che sono elaborazioni di lettere vere dei dolori del giovane Goethe per una Lotte reale (su questo un romanzo di Thomas Mann: Carlotta a Weimar)... l'epigono nostro, l'Ugo Foscolo dal villoso petto e i mirabili sonetti, con l'Ortis fa esattamente la stessa cosa: riciclando lettere di vero amore per il suo suicida del tutto fittizio...
Che cinici questi autori!

[img]http://www.cronologia.it/storia/biografie/foscolo.jpg[/img]


Su spontaneità e letteratura, le cose forse sono ancora più complicate. Dostoevskij scriveva benissimo quando era costretto dai debiti, addirittura direttamente dettando.

Interessante il caso paradossale del "Diario" di Tolstoj (lo si trova col titolo roussoviano di Confessioni), che viene reso un libro aperto alla moglie, perché "tutto ma proprio tutto" sappia di lui... col risultato che Tolstoj scrisse solo quanto l'intrusa deliziosa avrebbe amato leggere del marito, e diramando in sottodiari e altri testi più clandestini quanto in quel quaderno sarebbe stato imprudente dire...
Inutile dire che già le Confessioni di Tolstoj sono un libro inevitabile...

[img]http://www.edu.nykoping.se/tessin/utb/inst/svenskinst/tolstoj/leo9.jpg[/img]
la bici di Tolstoj


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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 02/09/2004 :  11:20:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
STRONCARE PAROLE


[img]http://ciencianet.com/imagenes/parlante.jpg[/img]


(metto qui, in triestino si dice "salvo", l'articolo di Ceronetti sulla "Stampa" di oggi)

Lo stuzzicaventi

2 Settembre 2004

di Guido Ceronetti


Gente, stiamo perdendo lingua, e anche questo semicadavere ci lascia indifferenti! Tuttavia il mio primo glossarietto di parole e luoghi comuni di cui bisogna schiacciare l’infame testa, cancellandoli dal dire e dallo scrivere, ha avuto una discreta accoglienza. Ma il terreno dell’impronunciabilità è molto esteso, ogni giorno devo ringraziare, mentalmente, di essermi reso immune da questa pestilenza: - Grazie, Signore, per avermi fatto diverso da questi osceni italofoni oggi in transito tra lo Stelvio e il canale di Sicilia; non salvarne nessuno tra quelli che usano dire e scrivere le brutture che sto per indicare! -

GIOVANI E MENO GIOVANI. L’eufemismo «meno giovani» è addirittura rimozione di una rimozione. L’onesta, scrupolosa parola «vecchi» fa orrore agli imbecilli, ma sostituirla con «anziani» non basta più: i vecchi sono in realtà dei giovani diminuiti di qualcosa d’ineffabile e d’inesplicabile che li renderebbe dei meno rispetto a tutti gli altri, tutti quanti giovani a più non posso, salvo a esserlo meno di decennio in decennio della loro strippata di inalterabile bene di vivere. Non indugio a commentare oltre un’espressione solo adoperabile da terrorizzati di qualsiasi verità, anche la più umile, la più evidente.

Sono innumerevoli gli stipati sull’infernale toboga del cretinismo linguistico. Siamo in pochi a poter dichiarare «non ho mai detto»: FIORE ALL’OCCHIELLO, A TRECENTOSESSANTA GRADI, TRA VIRGOLETTE, IL SALOTTO BUONO, IL FILO ROSSO CHE LEGA, IL FAR WEST LEGISLATIVO, E’ NEL NOSTRO (o nel loro) DNA, E QUANT’ALTRO, CHIAMARSI FUORI, UN ATTIMINO PIU’ (o meno), RIMBOCCARSI LE MANICHE. Ci si rimboccava le maniche nei lavori agricoli all’epoca dell’Angelus di Millet: ma quale senso c’è nel «rimboccarsi le maniche» per chi lavora in un grattacielo sotto permanenti luci al neon o nella cancrena di un ministero? Per controllare un radar, torturare bestiole in un laboratorio, reggere una telecamera devi prima «rimboccarti le maniche»? Perfino le maniche stanno sparendo, surrogate da Siti Web traboccanti di maniche virtuali! Eppure «maniche» nei parlanti echeggia come «lavoro», «lavorare», a patto che siano rimboccate. Dunque, dove non ci sono maniche rimboccate (sfido a trovarne) non lavora nessuno.

Ce ne sono di più insidiosi. Da far riposare per alcuni decenni perché si ricarichi c’è straordinario. Non c’è spettacolo nato morto o canzone degna di Nobel del Melenso che non siano straordinari. Nel linguaggio detto mediatico tutto è definito straordinario. Di ordinario e comune non c’è quasi più nulla. I successi sono straordinari sempre. L’ultimo libro di un mediocre scriba è straordinario. Le mostre d’arte sono tutte straordinarie. E’ impossibile bandirlo dall’uso, ma se si riuscisse a dare il giusto peso alle cose, di autentico straordinario ne resterebbe pochissimo.

Non è lecito a nessuno, ma tutti lo fanno, trarre da un diminutivo un superlativo. Carino è un diminutivo: carinissimo iperbolizza ciò che è confinato tra le minorità. Va represso nelle donne e nell’infanzia, anche con punizioni corporali efficaci. Le donne trovano carino quasi tutto. Quel che non trovano carino è immediatamente sistemato come facente schifo. L’ammirativo più forte è in questa gonfiatura di carino che assume i connotati di un mostriciattolo boscico: carinissimo. Le donne del Carinissimo consiglio di evitarle. Non ci perdiamo che qualche catena.

Precipitato dal linguaggio dotto e raro nel consumismo più bieco c’è recepire, recepimento. Con gravità dalla Stultifera Navis partono bordate di «Il messaggio non è stato recepito», «a quarantott’ore dal recepimento nessuna risposta». Accogliere, ricevere, ricevuto vengono accantonati per elevare il sermone all’altezza del recepire. Segate quest’albero di morte. E non lo è meno l’orrido e ormai usatissimo gestirsi! La definizione che il Zingarelli 2004 dà di questo riflessivo insensato è «organizzare razionalmente la propria vita». Da qui il «non sapersi gestire» che è di tutti, perché chi davvero organizzasse razionalmente la propria vita non la vivrebbe, sarebbe come rimproverare a qualcuno di avere il naso, le mani...

Qualcosa che non è neppure un brutto verbo, ma una sostanza impura che pugnifica lo stomaco è ciattare (ortografia chattare, io chatto, noi chattiamo). Tuttavia io qui mi occupo di bestialità e idiozie linguistiche ancora comprese nell’ambito umano. Con chattare siamo fuori e al di là della nostra specie, così contenta di correre a perdifiato verso l’ebetudine. CHATTARE è già linguaggio post, gli Anni Luce si sono ridotti a pochi mesi di buio e noi chattiamo con Alieni verdi o grigi senza sorriso.
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Generated in 0.16 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03