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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 26/10/2004 :  18:56:01  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Libri brilli


[img]http://www.kataweb.it/speciali/images/blog/libri.jpg[/img]


Per quel che ne so, il primo che abbia scritto - deliberatamente - per non andare da nessuna parte, è stato Petrarca.

Dova "va" il Canzoniere?
Non in Paradiso. E, se sono parole scritte "per" Laura, sono sempre allo stesso punto: senza che Laura si avvicini, o si allontani, di un millimetro.

(Kafka scriveva che ci sono cose che si scrivono per non essere lette: che differenza ci sarà? e cosa vorrà dire leggere pagine che non vanno da nessuna parte?)

[img]http://www.wwf.it/educazione/images/libri.jpg[/img]


In pieno cristianesimo, non andare da nessuna parte è "la" bestemmia. - Perché la vita è tenuta ad avere un senso, a disporsi lungo un "Itinerarium" (San Bonaventura) che vada dal male al bene.
Il modello, insuperabile, erano le "Confessioni" di Agostino.

Anche una vita fallita aveva comunque un senso, un "verso", benché per-verso: Giuda, Caino, lo stesso Satana, e con loro l' "infinitum numerum stultorum" (Bibbia di San Girolamo), hanno vissuto all'incontrario: dalla luce di Dio, alle tenebre. - sarà orrido, ma va verso qualcosa...

[img]http://www.du.edu/~smondrag/library_icon.gif[/img]


Ma il sospeso, accidioso, inutile Petrarca? Uno che si fa esaminare da Sant'Agostino per non convertirsi...

Quanto meno interessante che l'andare a vuoto del Canzoniere sia l'andamento del primo vero "libro" di poesie accuratamente concepito dell'occidente: vedi il rompicapo che per P. fu, fino alla morte, la "dispositio" dei testi.

[img]http://www.amherst.edu/magazine/issues/03winter/images/books_flying.jpg[/img]


Ora tutto ciò è morto.
La pretesa che la vita abbia un senso è una favola da tivù, e non vale sprecare il nome di Nietzsche per riconoscersi in questa liberazione.

Così, non tenuto a niente, me la godicchio con una pagina che non va da nessuna parte:

"Naturalmente la prima cosa da fare era di studiare nelle linee generali il paese per il quale si accingeva a viaggiare. "E' quasi come imparare la geografia", pensò Alice, alzandosi sulle punte dei piedi nella speranza di vedere un po' più lontano. "Fiumi principali - non ce ne sono proprio. montagne principali... questa su cui sto è l'unica, ma non credo abbia un nome. Città principali - toh!, cosa sono quelle creature, che fanno il miele laggiù? Non possono essere api... nessuno ha mai visto delle api da un miglio di distanza, figuriamoci..." e per un po' restò in silenzio, ad osservare una di loro che s'affaccendava qua e là in mezzo ai fiori, immergendovi la proboscide, "proprio come se fosse un'ape normale", pensò Alice."
(L. CARROLL, Attraverso lo Specchio)

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nelson dyar
c.s. infuocato


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Inserito il - 26/10/2004 :  21:28:51  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RESTARE ANDANDO.
Nè male nè bene, nè senso nè non-senso. Chi ha mai preteso questo dalla letteratura? Tutto ciò che dovrebbe fare è un percorso di tipo Wittgensteiniano: permettere di gettar via la scala una volta che si sia ascesi. Ma l'altezza della scala, e l'ascensione dipendono ovviamente dal punto di partenza di ognuno. Ecco perchè non tutta l'energia potenziale diventa poi cinetica: un bel po' po' di spreco; e questo è vivere, direbbe Valèry.
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f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 02/03/2005 :  12:12:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Luzismi liberi


[img]http://www.raisatzoom.it/archivio/2000/2800/2810/2813/arbasino.jpg[/img]


Due testi fanno nel mio "libro della memoria" (Vita Nuova, giusto?) cortocircuito, e qui della scarica mi libero come per provvida "messa a terra".

Il primo è il necrologio gentilissimo, allegro con brio, di Arbasino per la morte di Luzi.

Incipit:

"Negli anni Quaranta, per noi zelanti scolaretti, interpretare l'ermetismo fiorentino (e i versi di Mario Luzi) era un arduo problema di comprendonio, su quelle edizioni Valecchi così scabre ma non tanto essenziali.
Le cotte giovanili si fissavano piuttosto su Dino Campana, oltre che su Montale, e sui romantici tedeschi tradotti. (ma un prediletto restava Palazzeschi).
Venne in seguito un'impegnativa attrazione per Andrea Zanzotto. E poi, allegria, con la scoperta di Toti Scialoja e la rivalutazione "cantabile" di Giorgio Caproni. (E chissà che impressione farebbe una riapertura di Filippo De Pisis).
Intanto mi sono veramente affezionato a Mario Luzi come compagno di viaggio...."

(così, per leggerlo non lo si leggeva mica tanto, ma che cara persona! Mai stanco, mai chiacchierone, mai fuoriposto, e non faceva neanche la pipì! Per un poeta laureato, il massimo).

Poi, leggo questo, ed è il disastro delle libere associazioni:

"Per tutta la vita desiderò infatti quel tocco di dabbenaggine che, essendogli sempre mancato, non aveva nemmeno potuto perdere. Egli sembra, o meglio era, un po' troppo poco saggio e al tempo stesso fin troppo acuto per fare lo scrittore. Non era abbastanza saggio da notare che le sue saggezze erano anche i suoi nemici. La sua intelligenza gli impediva in molti casi di essere intelligente. Spesso sono le nostre ottusità a farci intraprendere la cosa giusta."
(R. Walser, Ritratto di un poeta in Ritratti di scrittori)
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 26/03/2005 :  00:11:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
E il blabla?

[img]http://www.zazieweb.fr/images/magzone/7.jpg[/img]


"Il sentire che sentiamo, il vedere che vediamo, non è pensiero di vedere o di sentire, ma visione, sentire, esperienza muta di un senso muto"
(M. Merleau-Ponty, Il visibile e l'invisibile)
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boboross
c.s. infuocato


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Inserito il - 26/03/2005 :  08:20:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro f.c.,
inserisci sempre dei post fantastici, pescando nei luoghi più diversi. E peschi sempre perle.
In quello sopra trovo un che di ottimista che mi commuove quasi: magari vivessimo l'esperienza muta di un senso muto!
Intorno a noi, invece, sento solo chiasso, molto chiasso, privo di senso forse, ma poco muto.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 26/03/2005 :  19:02:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il pensiero del sorvolo e la sentinella

[img]http://www.rtalbot.com/images/zurbtb.jpg[/img]


grazie, boboross, davvero gentile!

Leggevo un po' di cose di Merlau-Ponty sperando di ricavarne qualcosa di buono per il prossimo numero su Valéry-Degas. Quanto a questo scopo, ne ho cavato poco e niente e certo solo per mia pochezza. Però, qualche perla buona in sé da conservare in bisaccia sì.

Per esempio, il pensiero che segue, che potrebbe portarci lontano, fin dentro le flebo tristi di casi in questi giorni scerpati dall'isteria perenne di quello che giustamente tu chiami "chiasso":

"E' necessario che il pensiero scientifico - pensiero di sorvolo, pensiero dell'oggetto in generale - si ricollochi in un "c'è" preliminare, nel luogo, sul terreno del mondo sensibile e del mondo lavorato così come sono nella nostra vita, per il nostro corpo, non quel corpo possibile che è lecito definire una macchina dell'informazione, ma questo corpo effettuale che chiamo mio, la sentinella che vigila silenziosa sotto le mie parole e sotto le mie azioni."
(M. Merleau-Ponty, L'occhio e lo spirito)
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tamer
c.s. alato


101 Messaggi

Inserito il - 06/04/2005 :  16:18:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Flobert o Flaubert?


(...questa proprio non me l'aspettavo: oggi, sulLa Repubblica, in Cultura, un'articolessa da restare di princisbecco. Aprite le pagine 48 e 49, e deliziatevi. Pietro Citati, quest'uomo da cui non mi aspettavo più nulla se non le solite recensioncelle fritte panate nella melassa dell'ovvio, roba insomma da Gran Saggista paludato qual'è, Citati oggi spara bombarde a destra e a manca. E fa molto male... Ma non alla solita maniera, ancorato alla scorciatoia dell'anonimato. No. Lui li chiama tutti per nome e cognome, i suoi bersagli, e li fucila ferocissimamente, come del resto è giusto. Quel che sorpende e delizia un antidemocratico come me è che lo sbeffeggiamento muova dalle colonne de La Repubblica, giornale sinceramente democratico. Immenso! Da gemito di piacere. Resto prono nell'ammirazione.)

Il tema è interessante: cosa fare di fronte alla valanga di idiozie che raggiungono impunemente i nostri padiglioni auricolari: impuntarsi e gridare il famoso Resistere resistere resistere! magari indignandosi molto, con gran levate di grugni minacciosi tra il serioso e l'intimidatorio? O piuttosto lasciar correre, scatenandosi casomai in pacchiane risate, da ebeti furiosi a piede libero, unica difesa davvero efficace?

La battaglia è diventata più difficile negli ultimi anni, da quando gli Americani e gli Europei hanno immaginato di essere buoni. Purtroppo questa vasta professione di bontà si accompagna al più feroce egoismo che, forse, sia mai apparso nella storia occidentale.

Segue elenco di catastrofi umanitarie passate totalmente sotto tono: Ruanda, Algeria, Congo...
ma nulla potrebbe essere più indifferente agli occidentali. [...] Ma se un capitano dell'aeronautica italiana, o una soldatessa americana, o due ragazze e una giornalista del Manifesto vengono sfiorate da un proiettile o imprigionati per qualche giorno- allora l'intera Europa piange, si commuove, versa torrenti di lacrime, e due milioni di persone attraversano in lutto la città di Roma. Qualche tempo fa, durante il rapimento di Giuliana Sgrena, abbiamo conosciuto una di questa feste del dolore italiano. Le folle cominciarono a riunirsi il 5 febbraio. C'erano bambini appena nati, poppanti, bambini in triciclo, ragazze delle medie, studentesse universitarie, impiegati, vecchi barcollanti, moribondi, Barbara Alberti con la Kefiah rossa, coppie che si baciavano ardentemente in pubblico, e decine di milioni di bandiere della pace, in tutte le possibili confezioni. Tutti ripetevano la stessa cosa: "Non è giusto". Una donna incinta ripeteva: "Da quando aspetto la mia bambina, non vengo più alle nostre feste, ma ora sono venuta qui, a dire a tutti che non è giusto (ma che cinquanta iracheni vengano massacrati ogni giorno è tollerabile, e forse persino giusto). La folla si chiedeva cosa fare. Qualcuno pensava che era meglio accendere candeline dietro le finestre: altri credevano che fosse preferibile appendere sui balconi sontuose lenzuola di fiandra, perché secondo tradizioni diverse le candeline e le lenzuola avevano, tempo prima, liberato dal carcere le cosiddette due Simone.

...segue ritratto mirabolante di Pier Scolari, il compagno della Sgrena; e ancora - perché non si creda che la geremiade sia di natura partitica, scatarrata reazionaria d'un vecchio destrorso- giù mazzate contro il Capo del Governo, la sua inqualificabile compagine di alleati... per concludere, poi, con delle considerazioni deliziosamente crudeli sull'ultima sceneggiata: regionali in casa Mussolini.

Coinvolta in una losca storia di firme falsificate, Alessandra Mussolini ha deciso di fare lo sciopero della fame in un camper davanti alla sede del Tar del Lazio: nel cuore del regime di Ceaucescu che, mentre scrivo, ci opprime, ci lega, ci imbavaglia. Quando ha appreso che per un vero sciopero della fame, erano concesse soltanto tre tazze di cappuccino senza zucchero, ha obbedito con la severità di una antica matrona romana. Le vicine le hanno offerto la pasta all'amatriciana, la pasta all'aglio e al peperoncio, gli ziti siciliani, i ravioli parmigiani alla zucca. Lei ha rifiutato: nessuna lusinga l'ha fatta cedere. Ma la sua anima era piena di nostalgia. pensava alla zia Sophia, lontana, in Svizzera, sul lago di Lugano. Diceva ai giornalisti: "Zia Sophia piange tutta la notte, non dorme mai, pensa sempre a me, mi sta vicina ogni istante, e io le sono tanto vicina". La sera successiva, aggiunse: "Questa sera Zia Sophia non ha mangiato il dolcetto per amor mio".
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f.c.
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Inserito il - 10/04/2005 :  12:51:44  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Kant che abbaia


[img]http://www.consapevolezza.it/notizie/2003/apr-giu/imgs/cartina_italia_berlusconi.gif[/img][img]


Sempre pensato che la filosofia sia la più pratica delle scienze.
Appena passato un'oretta con un amico che deve dare un esame su quell'essenziale ginepraio che è la filosofia tra Leibniz gli empiristi inglesi e Kant. - In particolare, abbiamo "sudato jucunde" su un paio di pagine di uno degli scritti "precritici" di Kant dedicate al concetto di spazio assoluto. - Soprattutto quel Kant scrive da cani. Lo stesso Kant lo sa, e infatti si sente in dovere qua e là di chieder venia per certe catastrofi di ipotassi. Il che non vuol dire che non valga la pena. Anzi. (Se però quella materia interessa ma si ha fretta e una certo bisogno di bellezza stilistica, si può saltare a quel genio dell'editing kantiano che fu Schopenhauer)...

In filosofia, a volte basta trovare un buon esempio, per aprire un primo varco di luce nella mente nostra ottusa. Così, avessimo letto prima questa frase dell'editoriale di Scalfari , il rapporto tra cosa c'è prima e cosa c'è dopo una qualunque esperienza spazio-temporale sarebbe risultato subito chiaro (o è risultato chiaro avendo letto Kant??...):

"Berlusconi spedisce a Fini una lettera REDATTA DA Gianni Letta e da Matteoli (ministro di An), rivista PREVENTIVAMENTE dallo stesso Fini e letta al telefono ANCHE a Bossi PER averne l'approvazione."

Chiaro, no?


[img]http://www.becx.de/voices/images/feedback.gif[/img]
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f.c.
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Inserito il - 13/04/2005 :  14:03:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Eternità di Hegel


Già al liceo, il passaggio necessario- allora ce lo raccontavano così - da Kant a Hegel mi sembrò a naso il salto da uno scrupoloso a un pasticcione.

Vagamente intuii perfino che il mondo ("la vita! l'azione!" dirà un Gentile ormai da un po' tornato in auge) è dei pasticcioni, essendo proprio il mondo un pasticcio gigantesco. - Machiavelli direbbe: "Per forza, gli scrupolosi sono troppo lenti! Guarda invece un Giulio II, non capiva niente e quindi non sbagliava un colpo!"...

Al liceo capii pochissimo di Hegel, perfino meno che di Kant, ma almeno intuii che tra i due non c'era partita: Kant era quel signore senile che pretendeva di buttarsi in mare solo dopo aver scrupolosamente imparato a nuotare a terra, e insomma in teoria!.

Hegel invece riconosceva al volo lo Spirito della Storia perfino se si presentava a cavallo.

Essendo la sua una filosofia "in atto", come il Tao andrà cercata, più che in quel linguaggio faticoso che faceva imbestialire il casto Schopenhauer, nel concreto realizzarsi dello Spirito: qualcosa di provvidenziale che "fa" la storia concreta e mirabile di tutti noi.

Temo che cosa sia lo Spirito della Storia, sia spiegato (nessuna spiegazione migliore delle involontarie, e qui siamo a livelli di icasticità che neanche un Karl Kraus!...) da un ministro della nostra devoluzionabile repubblica:

[img]http://www.ansa.it/fdgimages02/1097927585_v_in_RIFO_20041016.jpg[/img]

«Non conosco il problema,
e sono la persona giusta per risolverlo»

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f.c.
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Inserito il - 19/04/2005 :  12:13:03  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Elogio del cembalo che tintinna


[img]http://www.assocasaugl.it/BENDATO.GIF[/img]


"Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla."
(1 Cor. 13, 1 ss.).


Premessa minima: basta un ex studentello di filosofia medievale come me, per almeno intravedere la grandezza dell'(ex?) agostiniano Ratzinger: da dare anni di vita in cambio di un decimo dell'erudizione e della potenza teoretica sue!

Detto ciò, leggendo sui giornale le cronache della sua omelia di ieri, che si chiudeva con un riferimento alla celebre frase paolina che ho citato sopra, avevo pensieri - tanto per cambiare - riottosi e ribelli.

E infatti: l'avete mai sentito un cembalo che tintinna nel silenzio? Il suono vibra direttamente dal fondo del cuore, al punto da farti credere che proprio da lì nasca, e gli armonici che pare non debbano finire mai lasciano l'aria a tremare miracolosamente: in un tempo che di colpo si sospende da tutto: che, oserei dire, si fa sacro.

Se poi ho capito bene, Ratzinger va perfino oltre il già drastico calunniatore di cembali Paolo, affermando che la carità senza fede è cieca. - Sono incondizionatamente attirato da una carità cieca proprio perché cieca. Un fare il bene inconsulto, distratto da se stesso, un fare il bene con l'alzheimer, che si sciala comunque e dappertutto. - Credo per di più che per l'esercizio di una carità cieca, il motto sia addirittura evangelico: quel fare il bene senza che la destra sappia cosa fa la sinistra. - Arrivo così ad essere perfino impertinente, a domandarmi: se la destra non sa niente della sinistra, potrebbe sapere qualcosa di Dio? - Non sarà forse una mano atea? Atea almeno nel momento in cui fa il bene?
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f.c.
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Inserito il - 22/04/2005 :  15:11:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Oltre il serpente

[img]http://www.mariinsky.ru/lib/ballet/ballet.jpg[/img]

Va'! Non ho più bisogno della tua razza grezza,
Serpente caro... Io attorco me, o vertiginoso!
Tu smetti d'apprestarmi il tuo intrico di nodi
e la tua fedeltà che mi fugge e indovina...
Basta già la mia anima, fregio della rovina!

(P. Valéry, La giovane Parca)
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 22/04/2005 :  20:11:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Tutto

[img]http://www.ballett-intern.de/image/seyffert.jpg[/img]


Lo so... La mia stanchezza ogni tanto è teatro.
Impuro è anche lo spirito che non idolatra mai.
La sua foga solitaria dagli slanci di fuoco
Non metta in fuga i muri della sua tomba triste.
Tutto quaggiù può nascere da un'attesa infinita.

(P. Valéry, La giovane Parca)
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 23/04/2005 :  18:28:42  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Lo so... La mia fiacchezza a volte è un teatro.
Non così puro da non esser mai
Idolatra è lo spirito, che fiaccole
Della sua foga solitaria, a sprazzi,
Non facciano svanire le pareti
Della sua tetra tomba: tutto può
Nascer quaggiù, da una snervante attesa.


Naturalmente, razionalizzando, ci sono volute sei parole in più.
C’è però un’appropriazione indebita: l’idolatria, a rigore di logica,
non è imputata allo spirito, ma alla sua foga solitaria.

En passant, pare che Valéry abbia ripetuto più volte quest’ultimo verso, morendo.
Che Goethe chiedesse mehr Licht per vedere meglio questo “Tout”? Anche la rètina dell’uccello stecchito, in Auden, ambisce all’ultima registrazione. Quindi, gli occhi, si chiudono o si aprono?

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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 30/04/2005 :  14:45:13  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Da - a

[img]http://www.louvre.or.jp/louvre/img/photos/audito/hermaph1.jpg[/img]

Tutta? Ma tutta per me, signora delle carni,
fermando in un fremito la mia distesa strana,
e nei miei lacci dolci, al mio sangue sospesa,
mi guardavo guardarmi, sinuosa, indorando
da uno sguardo a uno sguardo, i miei boschi profondi.

Vi seguivo un serpente a mordermi arrivato.

(P. Valéry, La giovane Parca)
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 30/04/2005 :  18:20:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

PS: attese infinite (del tradurre)


sul frammento precedente, tradotto anche da fiornando, sono pentito della mia versione. Il punto è che Valéry fa una strana cosa, molto - per come suona a me - à la Debussy, nel senso di legare due frasi in modo "anfibio" (qual è il soggetto della negativa del quarto verso? l'esprit?... e il passaggio dall'indicativo al congiuntivo-imperativo?).

L'originale, bellissimo, dice così:

Je sais... Ma lassitude est parfois un théâtre.
L'esprit n'est pas si pur que jamais idolâtre
Sa fougue solitaire aux élans de flambeau
Ne fasse fuir les murs de son morne tombeau.
Tout peut naître ici-bas d'une attente infinie.

Come si vede, la frase che comincia con "L'esprit..." non finisce, come ci si potrebbe aspettare, a "élans de flambeau", ma continua, appunto, con la negativa "Ne fasse...": che va legata a che?

Valéry non mette punteggiatura; sia fiornando che io sentiamo che qualcosa va fatto... nella versione di Tutino (Einaudi), si rispetta la mancanza di punteggiatura, e viene fuori questo:

"Né si puro è lo spirito che giammai idolatra
l'impeto solitario suo che ha slanci di torcia
non metta in fuga i muri della sua triste tomba."

...che a me, più che incomprensibile, suona fedele ma brutto. Del tutto vago il soggetto di "non metta"... cioè: potrebbe essere che il sogg. sia "impeto solitario"; il quale è allo stesso tempo il compl. ogg. della frase precedente... quindi proprio un legame anfibio! due frasi in cui la seconda metà della prima è allo stesso tempo la prima metà della seconda...

1.
Né si puro è lo spirito che giammai idolatra
l'impeto solitario suo che ha slanci di torcia

2.
l'impeto solitario suo che ha slanci di torcia
non metta in fuga i muri della sua triste tomba."


Dal Fabbro (Feltrinelli), rispetto alla cristallinità dell'originale, forse fa pure peggio: anche lui rispettando l'assenza di punteggiatura genera questo:

"...Né sì pura è l'anima
che la sua foga solitaria e sempre
idolatrica agli urti della face non respinga
del suo tetro sepolcro le pareti."

Qui il soggetto di "non respinga" sembra "la foga"...
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Generated in 0.12 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03