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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 01/05/2005 :  15:00:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
vantaggi funesti

[img]http://pages.globetrotter.net/rcdubois/fascicules/images/purete_raymond_depardon.jpg[/img]


O preda dello sguardo: pe-ri-co-lo-sa-men-te!

Poiché l’occhio di psiche sulle sue plaghe di seta
Aveva visto già splendere e impallidire
Troppi giorni di cui predissi corsi e colori.
La noia, la chiara noia che scorge le sfumature
Mi dava sulla vita un vantaggio funesto:
L’alba mi mostrava nemico il giorno intero,
Ero morta a metà, e, forse, a metà
Immortale; sognavo che il futuro stesso
Non fosse che il diamante che ferma il diadema.

(P. Valéry, La giovane Parca)
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 01/05/2005 :  22:35:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Questa la sintassi che ci vedo io:

Lo spirito non è così puro che mai
idolatra (pred. di foga) la sua foga solitaria dagli slanci di fiaccola
non faccia fuggire i muri della sua tetra tomba.


In succo:
uno spirito del tutto puro ha davanti a sé solo ed esclusivamente la sua tomba.
lo spirito del poeta invece non è mai così puro: parfois è debole (lassitude)
la sua foga solitaria e fiammeggiante dissolve i muri della tomba
creando eidòla, e dunque theatre, che lo distrae dalla contemplazione della morte.

quelle eidòla sono la cifra di follia di cui parla Céline, e prima ancora Shakespeare (ma qui il discorso si allargherebbe troppo).

Tutino resta nell'indeciso, preferendo al senso l'alessandrino. L'impeto sta alla foga come Achille a me quando mangio.
Dal Fabbro ha preso una bella cantonata in quelle pareti. Ha voglia di respingerle...

Perché non rendi disponibili le faccine come in chat? Deprimente non salutare con un bel sorriso!


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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 02/05/2005 :  12:54:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Oh a suo rischio e pericolo, chi è preda del suo sguardo!

(liberissimamente, a chiarire, a costo di sanguinose cantonate, questo verso ellittico di verbo, cioè d'azione. de mortuis nisi bonum, ma la voglia, di tirargli un buffetto, al buon Paolo, ci sta tutta. son = son propre, della preda. Non è ancora Vasco Rossi, Valéry: la vita pericolosa non fa per lui: il pericolo è già nell’introspezione, nell’estrapolazione del proprio futuro, nel sentirsi preda del proprio sguardo)

Perché l’occhio interiore sui suoi lidi di seta
Già aveva visto splendere e sbiadire troppi giorni
Di cui m’ero predetto colori e svolgimento.
La noia, la chiara noia di vederne il rèspice
Mi dava sulla vita un funesto vantaggio:
L’alba mi rivelava ostile il giorno intero.
Per metà ero morta, e forse, per metà
Immortale, sognando che il futuro stesso
Non fosse che un diamante a chiusa del diadema
In cui si scambia il freddo dei mali che verranno
Con altrettanti, autonomi, fuochi della mia fronte.


frettolosamente
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f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 04/05/2005 :  13:31:58  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Letture sorde


[img]http://www.greatdreams.com/meteor1.jpg[/img]


Per me, leggere La giovane Parca di Valéry è una prova d'impotenza.

Ogni volta - già questo è strano, e sembra un sogno - accade sempre lo stesso: il testo sembra una palla di ghiaccio. Io sono fuori, che scivolo sulla pellicola delle parole senza mai, non solo che si apra un crepaccio, ma che si senta almeno uno scricchiolio, che s'intuisca una qualche minaccia di senso... - Scivolo lungo un'eufonia chiusa verso l'interno: è come pattinare su una cometa che però non incontri mai il suo sole, e dunque resti compressa in sé, senza che liberi mai non dico una coda sgargiante, un'estasi, ma almeno la luce di un sospetto, di un varco.

[img]http://tealbluesea.pair.com/comet.jpg[/img]


A starci così, naturalmente, a volte mi annoio, e mi sento ozioso: forse qualcosa del genere capita al campagnolo che viene lasciato fuori della porta del paradiso nel Processo di Kafka. - Ma sapendo che nella Giovane Parca non c'è nessun paradiso: come nel pezzo di marmo non c'è che da aspettarsi marmo, qui nel corpo del testo c'è solo se stesso.
Così almeno per me.

A forza di starci - ma sono letture discontinue, molto lontane negli anni, condizionate ormai da questa consuetudine di reciproca laconicità -, a forza di starci, qualche oasi, qualche morbidezza più sensuale mi pare di intravvedere e di sperimentare. - Lì dove accade, traduco.

I pezzi messi nel forum, dunque, sono le fotografie del piccolo fallimentare satellite che, spinto dalla gravità a una buona distanza dalla Sfera di Ghiaccio, fa giusto a tempo a scattare qualche istantanea (dove intravedo una ruga, un'ombra, un inarcarsi...), prima che la stessa forza che l'ha avvicinato lo risucchi nello spazio nero.

[img]http://www.oakridger.com/images/041597/comet.jpg[/img]


Aggiungo a queste ciance, un'altra: penso persino che alla Giovane Parca manchi in realtà, per essere davvero un capolavoro, il Final touch (come invece alla casa di Stan Laurel e Oliver Hardy) d'una catastrofe. Sospetto cioè che, come per una Venere greca o per la filosofia di Eraclito, potrebbe essere un gran bene una rovina che amputi, squarci, disconnetta le giunture di un testo così abominevolmente levigato... che salvi pure lacerti anche casuali, dicamo un decimo del testo: ci sarà solo da guadagnare a immettere la suspense di un po' di vuoti violenti tra i versi perfetti del poeta sopraffino...

[img]http://www.greatdreams.com/Linear-frag.jpg[/img]


Certo questo è appena un delirio e una vendetta della mia lettura, che passa appunto da zone per me vive a lande del tutto avare e opache: versi e versi che non mi vogliono, per i quali io sono indifferente, e attraverso i quali passo come uno straniero ingiustificabile. - Magari però, come Stendhal raccontava che gli succedeva per la musica, quelle aree buone, in realtà un po' alla volta dilagheranno ancora, come macchie d'olio, acquisendo nel loro calore altre zone del testo: ottimisticamente, si potrebbe sostenere che, tra qualche secolo, potrei leggere per intero La giovane Parca senza più una zona grigia, senza più alternare brevi cerchi di incanto a lunghe frigidezze marmoree: e che almeno si facciano più marini i suoi cimiteri.

[img]http://www.greatdreams.com/Comet%20Kudo.jpg[/img]


Avrei bisogno comunque di lunge pause, di letture non più che intermittenti, perché La giovane Parca mi stanca. - Almeno però si sa che le poesie, a differenza degli uomini, sono pazienti e non portano rancore.

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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 27/06/2005 :  08:15:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
AI FRANCESI

Non avevate
Il tempo
Di piangere
I morti
Che sono caduti
Per voi
Eravate
Troppo presi
Dai vostri piccoli
Affari
Andate a farvi fottere


7 giugno 1984. E' una delle "poesie-aforismi" che Marlene Dietrich scriveva in vecchiaia per passatempo. Questa perché schifata - viveva a Parigi e vedeva molta televisione - dalla favola francese di aver vinto la seconda guerra mondiale...
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nelson dyar
c.s. infuocato


470 Messaggi

Inserito il - 18/07/2005 :  15:29:23  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Verità Labichiane


"Prima di fare un favore a qualcuno, assicuratevi che non sia un imbecille."
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Verbosa
c.s. alato


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Inserito il - 27/10/2005 :  19:32:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
i soldi devono rimanere in famiglia

Non che possa passare per mitzva, no, questo proprio no, ché nulla ha della buona azione, epperò devo - m'è fatto assoluto dovere stroncare l'insolenza chic di Alain Elkann. Stroncare questo suo depositare inpunemente in libreria, anno dopo anno, libercoli sempre più sottili, sempre più leggeri, privati... privati di qualunque senso, oltre che di interesse pubblico...

...vi è capitato per le mani l'ultimo? taccio anche il titolo, né posso, voglio, recuperarlo... voi risparmiatevelo, ve lo ordino: risparmiate! conservate gli euri e i furori per un'altra occasione...

...perché qui, nell'ultimo "suo" Bompiani, qui siamo deportati già dalla dedica dinanzi all'Intollerabile; seguono cento pagine scritte larghe, fogliolini che si vorrebbero "strappati a un moleskino, a un'emozione, a un momento", ma che funzionano giusto come pretenziosissimo gioco di tra l'ombelicale e l'autoreferenziale ...mi spiego: ci vengono raccontate con una scontatezza di stile e una pochezza disarmante (ma chi frequenti, alain?) nell'ordine: delle insulse telefonate tra padre e figlio (-"stai bene? - "da dio, papa" - allora ciao - ciao"); e certo chiacchiericcio scialbo da serata intellòs, tipo la mia auto consuma tot, ho preso una borsafrigorifero coi punti della benzina, stasera c'è un vento...

...insomma nulla. ma non un nulla informe, che magari ti fagociti squassandoti la corteccia cerebrale. no. un nulla impiegatizio, untuoso, banalmente domestico, da cinquantenne deprimente...

...che senso ha? no dico, che senso ha offrire a un pubblico di affezionati della fuffa in brossura? avvolta in un cartoccio farebbe comunque la sua figura pieromanzoniana... che poi, pensandoci, già sarebbe editorialmente discutibile pubblicare simili insignificanze pur se tratte dalla corrispondenza di chissà quale mostro sacro della letturatura, figurarsi nel caso di un autore in piena attività, stretto tra giornalismo e bioiardia di stato, da cui se proprio proprio non ci si può pretendere il romanzo, d-o mio, ci offra almeno del silenzio. vogliamo essere t-r-a-s-c-u-r-a-t-i-i-i-i-i...
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 23/12/2005 :  17:28:21  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
homo scientificus non natalitius est

[img]http://bagliorinelvuoto.scienze.unipd.it/immagini/bagliori/E27c.jpg[/img]

"La scienza è pur sempre un'ideazione
che l'umanità ha prodotto nel corso della sua storia,
sarebbe perciò assurdo se l'uomo decidesse
di lasciarsi giudicare da una sola
delle sue ideazioni."

(E. HUSSERL, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale)
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 07/02/2006 :  18:32:33  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Nam June Paik

[img]http://www.iyume.com/blog/upload/tvbuddha7.jpg[/img]


N.J.P. è morto qualche giorno fa, e così ho ripensato a quella volta a Pordenone (quindici anni fa più o meno), quando c'era da montare un'istallazione sua con cura e attenzione - ché il pezzo, prestato da un colllezionista pazzo, valeva pur sempre duecentocinquanta milioni.

C'era da appendere sul muro nero di una stanzetta nera una cassetta della posta smaltata di rosso sgarciante. Era una vera cassetta per la posta ottocentesca, non so se di ghisa o di ferro, alta più o meno un metro e dunque bella pesante. Nella stanza non doveva esserci altro.

[img]http://www.bunkier.com.pl/upload/basel06_small.jpg[/img]


Il visitatore non avrebbe dovuto notare, in quel buio assoluto e dunque mentale, che il rosso della cassetta. Poi la curiosità bighellona e uggiosa avrebbe potuto giusto concentrarsi sulla fessura dove si infilavano le lettere: lì avrebbe visto, posato in fondo, un piccolo monitor di una decina di pollici che trasmetteva in bianco e nero l'immagine incerta (si era al buio!) dello stesso visitatore che guardava dentro la buca delle lettere.

[img]http://www.elcorreodigital.com/vizcaya/pg060131/prensa/fotos/200601/31/074D2VIZ002_1.jpg[/img]


In un angolo in alto, infatti, avevamo montato la piccola telecamera: proprio una di quelle che vedi spiarti nelle banche, nei supermercati e ormai dappertutto. Fine della mise-en-abime di Paik.

Quello che a noi della truppa un po' seccava, di questi ready-made post-dada post-moderni e post-post è che si rompevano continuamente: peggio di giocattoli made in China. E poi nessuno parlava di Zen. Dei duecentocinquanta milioni però sì.


[img]http://www.sculpture.org/documents/archive/images/paik.jpg[/img]

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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 08/02/2006 :  18:05:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
un libro parlato

[img]http://www.photoarts.com/21stphotography/images/welcome_plat_pharrison.jpg[/img]

"Un uccellino si è posato sul davanzale
della finestra e guarda nella stanza;
ha appena ascoltato il violino della morte,
o è un'allegoria dell'anima sul punto
di involarsi?"
(C. BAUDELAIRE, L'arte filosofica)


Piccolo bighellonaggio in libreria, e guarda qua guarda là... ecco un libretto bompiani dove - ma pensa - per la prima volta dopo Deleuze si prenderebbe filosoficamente sul serio il cinema. - Apro e saggio il logos dell'autore (U. Curi, "Un filosofo al cinema") sull'ultimo imbarazzante amatoriale sciatto de Oliveira, "Un film parlato", che invece il filosofo trova - come quasi tutta la critica - "mirabile"...

[img]http://www.zeigermann.com/cartoonist/images/2004/01/17/parke6.jpg[/img]


...ma non è certo questo il punto: la noia infinita delle paginette plumbee è che il "filosofo" non guarda mica il film come un film, ma come un cestinello di contenuti edificanti (chi non li ha?), i quali stanno lì apposta perché il logos-rroico si estasi della capacità sua di trovarli... nel caso del "film parlato" - pensa un po' - l'occhio di falco pizzica al volo il simbolo mirabile della decadenza dell'occidente, il sommesso grido d'allarme, la lucida parabola...

[img]http://www.artnet.de/artwork_images/149619/149466t.jpg[/img]


...e questi non erano i Temi che ci facevano fare al liceo? Esponi in modo chiaro il valore morale della treccia destra di Ermengarda, riconosci il respiro emblematico delle corazzate zinne di Clorinda, disponi in rapidi cenni il ritratto di un Leopardi che non poteva non dirsi cristiano... per queste genialate non bastava essere crociani e non andare a Chiasso?
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Macheath
c.s. alato


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Inserito il - 08/02/2006 :  20:07:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
bastava bastava effecì... leggere queste tue righe: il "filosofo" non guarda mica il film come un film, ma come un cestinello di contenuti edificanti (chi non li ha?), i quali stanno lì apposta perché il logos-rroico si estasi della capacità sua di trovarli mi fa ricordare a contrasto un articolo di Berardinelli, apparso al solito su Il Foglio del 31 gennaio scorso - ci si lamentava di Calasso, di un saggino a forte rischio di ridicolo dal suo ultimo La follia che viene dalle Ninfe, quello in cui si spiega "La finestra sul cortile di Hitchcock" usando i due massimi pensatori e mistici dell’induismo, cioè lo shivaita Shankara e il vishnuita Ramanuja: il primo “monista”, il secondo “dualista mitigato”. Perché questa curiosa ma anche sterile esibizione da parte di un autore raffinato come Calasso? Vuole dimostrare che è in possesso delle dottrine più vertiginose? O vuole dirci che la sua erudizione antimoderna non gli impedisce di andare al cinema e di degustarne le moderne delizie?

[img]http://www.carloorsi.com/uploads/piccole/07_25.jpg[/img][img]http://www.carloorsi.com/uploads/piccole/07_25.jpg[/img][img]http://www.carloorsi.com/uploads/piccole/07_25.jpg[/img]

E continuando:
Calasso all’inizio del suo itinerario terreno aspirava alla conoscenza essenziale, mistica e definitiva. Per questo si è sprofondato nello studio folle e disperato di tutte le metafisiche. In età più matura ha capito che all’uomo occidentale contemporaneo in verità quella conoscenza è preclusa. Ecco che allora, non potendo fare un uso proprio di quello che imparò, ne fa un uso improprio. Invece di vedere Dio, va al cinema, portandosi dietro l’inutile bagaglio della sua erudizione.

[img]http://www.leemiller.co.uk/images/pricing.jpg[/img]

Ora, non so davvero giudicare se Hitch-cock sia compatibile con i falli e le fallacie indù (epperò, così, tanto per dire, Shankara è esattamente il contrario di uno shivaita...) nondimeno non trovate forse anche voi che scoprire affinità insospettate tra ambiti naturalmente portati a escludersi sia passatempo divertentissimo? e come farlo se non sovrapponendo piani di lettura inediti a Cose stanche d'esser prese sempre alla stessa maniera? Ma basterà allora la strategia del 'o famo strano? O forse il gioco durerà, al solito, fin tanto non si scada nell'esagerazione tipo Idea eletta a discorzo programmaticamente vagliato su piattaforme ideologggiche sempre uguali a sé stesse - e che importa se si stia parlando di marzabotto o di marzapane, apriamo un dibattito... evidentissimo scivolone nel ridicolo monomaniacale - e stendiamo un velo pietoso - come non ci fosse di monito da sempre la storiella del prof di zoologia che a fine d'anno assegna alla classe una tesi sull'elefante; e il ricercatore canadese si getterà subito al lavoro stendendo rapporti informatissimi sui predatori alfa e la caccia ai pachidermi; quello inglese si sdilinquirà pudicamente in "la vita sessuale di Dumbo tra saki e sadhu"; e l'israeliano: "l'elefante e la questione ebraica"... ma allora qual'è il limite?
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Macheath
c.s. alato


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Inserito il - 16/02/2006 :  08:27:29  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
il ricciolo critico, per forza!

[img]http://cache.corbis.com/CorbisImage/170/11/57/45/11574553/VV8614.jpg[/img]

...a chi estasiato gli domandava da dove venisse quella geometria celeste talmente illuminata d'avergli suggerito di dividere l'urlo e il furore in quattro sezioni, ognuna intitolata col nome del narratore, Faulkner rispondeva stupito: Ma no, ma quale geometria - nessuna ricerca sperimentale - semplicemente ho riscritto la medesima storia quattro volte perché le prime tre non erano venute bene.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 16/02/2006 :  15:36:26  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Errori di Caccia

[img]http://www.bur.it/images/cacciari.jpg[/img]


“Gesù era un maestro di laicità. Chi ha detto che il suo regno non è di questo mondo? Più laico di così…” (M. Cacciari, intervista a Repubblica, 16 febbr. 2006)

Già fiornando mi fa sempre dubitare della mia laicità; dopo questa cacciarata non mi resta pietà per me stesso... ripasso la frase cacciara tra me e me: lo faccio deliberatamente con cattiva coscienza: con lo scopo di ciucciar fuori dall’incomprensione almeno un po’ di livore. – Dunque: un Laico, tanto per cominciare, avrebbe un regno.

Già questo me lo rende – sono invidioso perfino di un emanuelefiliberto qualunque - odioso. Ora, fossi un cospirante machiavellico o un carbonaro da padiglione sulle dune, potrei aspirare almeno ad usurparglielo, il suo regno rubato. E invece il Laico ha sì un regno ma non in questo mondo: il solo che conosca, uffa.

Mi vendico allora supponendo che il Laico sia un tipo penosamente autoreferenziale. – E non mi fermo qui. Insisto: i Laici, a sentir loro, vivono in almeno un paio di mondi contemporaneamente: sono dunque schizofrenici, il che ammetterete che per un monarchico è già un bel paradosso. - Per di più, di uno dei due (mai però in quello dove sia io) sono monarchi assoluti: quel mio regno… chi si credono di essere, Riccardo terzo?...

Un monarca come si deve, dopo tre secoli di galatei costituzionali, mette il gomito nella minestra piuttosto che dire una cosa così cafona... Il mio regno… Megalomania immedicabile. - Pregherò dunque la mia prece new-age, aprirò un paio di chakra, immolerò mandala per codesti Laici che non sanno né quello che fanno né ciò che dicono, e chiederò al mio elefantino volante di dispensarli dalle pene che la loro protervia pur imporrebbe. Ommmmm.
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fiornando
c.s. oltre


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Inserito il - 17/02/2006 :  15:43:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
arrossisco come una verginella: che complimento, far dubitare! trovassi io, chi mi fa dubitare che il dubbio sia il sale della terra! o che il reuccio di venezia non stia tentando di fare le scarpe al patriarca per diventare sindaco e pantocratore. la barba ce l'avrebbe già.
E comunque la fissa di cacciari, che non ci sia nessuno più laico di gesù, non è mica poi tanto peregrina: i socialisti dicevano che fu il primo di loro, blok lo mette in testa ai dodici bolscevichi, mitra in mano. berlusconi dice che è lui. chissà che anche benedetto sedici non ne faccia un prototipo.
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ospodar
c.s. acquatico


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Inserito il - 22/02/2006 :  18:37:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
...ah beh, interessante questa faccenda del cristo laico: quando torna comodo il filosofo novecentesco Gli cancella l'alone divino per fare dell’umanità Sua immanente lo slogan perfetto per l'agenzia di valori morali semidurevoli di cui è titolare: la società civile laicista e anticlericale; quand'invece torna meno comodo glorifica la Sua divinità, dichiarando di esserne per nulla affascinato, al solo fine di disprezzare Santa Romana Chiesa che su quell'escamotage vorrebbe fondare certa personalissima univocità di giudizio nei fatti morali (etica della ratziragione)...

[img]http://www.applauseonline.com/store/media/JC_Superstar~Bach.jpg[/img]

...sicché tutt'un togli l'aureola, metti l'aureola, secondo i casi... e mai una volta, invece, che alla parola Laico venga attribuito il suo significato più esteso, per nulla in opposizione a spirituale o trascendente o chissà cosa, ovvero sia libero: il Cristo è laico perché in tempi di rigido appiattimento confessionale non accettava parole d'ordine della dottrina imperante. punto.
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Generated in 0.27 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03