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amministratore
Amministratore


173 Messaggi

Inserito il - 30/03/2005 :  16:21:14  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

Per il prossimo numero, proponiamo la prima strofa di "Le cimetière marin". Come sempre, ne presenteremo diverse traduzioni, sia edite che dei nostri lettori.
Eccola:

Ce toit tranquille, où marchent des colombes,
Entre les pins palpite, entre les tombes;
Midi le juste y compose de feux
La mer, la mer, toujours recommencee
O récompense après une pensée
Qu'un long regard sur le calme des dieux!


Chi vuol contribuire alla sezione tradire&tradurre, mandi la sua traduzione a: direzione@compagnosegreto.it
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boboross
c.s. infuocato


397 Messaggi

Inserito il - 14/04/2005 :  22:13:44  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
E dopo Valery ?
Non è il caso di pensare a Shakespeare?
Certo, bisogna sceglierne un'opera o andiamo al collage?
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tiziana
c.s. terrestre


24 Messaggi

Inserito il - 26/12/2005 :  23:27:52  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[quote]Messaggio inserito da Polly Peachum

Ora, Markel diletto, non credere di sfuggirci... l'appuntato mette tutto a verbale, ed è così zelante... quel che hai osato proferire su Proust presto o tardi t'offrirà il giubilo d'una pena inenarrabile... ehehehe (do you remember Charlus?) ...concedimi nel frattempo una domanda: stai forse pensando ai giudizi portentosi sull'opera di Simenon?

A dir la verità, mi aggrego a quel che ha osato proferire Markel su Proust.
Un numero su Simenon io non lo vorrei.
Vorrei un numero su Musil.
Oppure su Shakespeare, come dice Boboross.
Intanto magari vado a leggere meglio i numeri già editi.
Salutissimi a tutti.
(Mi pare che qui ci sono delle belle possibilità grafiche, le devo studiare, intanto buon anno nuovo!)

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topsy
c.s. alato


99 Messaggi

Inserito il - 28/12/2005 :  10:11:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il Grande Scrittore, visto da tergo

Buon anno a te, Tiziana - sameach hanukkah.
Ah però, un numero su Musil: difficile da comporre, difficilissimo fors'anche da leggere... magari si potrebbe avvicinare l'ingegnere (e perché non fare un numero sugli ingegneri scrittori? ) con la scusa dei saggini sul tennis, sulla stupidità; le pagine postume pubblicate in vita... ché l'Uomo è talmente una cella scabra, così totalizzante: costellazione di una sola stella, ironica sì, pure senza strascichi da eclissi dell'intellettuale; semmai solita figura di fossa della marianne, flessa attorno al proprio segreto, che è lacero d'intensità - e ti inghiotte proprio per questo, ricucendoti poi negli orli tessi della tua ferita.

la storia di questo romanzo viene a dire che la storia che in esso si dovrebbe raccontare non viene raccontata, sicché tacerne - anche perché si rischierebbe di fare dell'inutile mito asburgico... e torti così volgari, maimaimai... mito asburgico, quindi, scortato da tutti i classici cotillons d'occorrenza: la Cacania come albergo della Nostalgia; l'era della Tecnica, tabe purulenta che tutte le scienze riduce a metodologia della scienze; "il risentimento nell'edificazione di una morale", proprio come in Scheler, e via seguendo... tralasciando, invece, Agathe che è arco teso verso la punta di spillo che domina le incompiutezze: l'androgino...

(ce lo ricordiamo, sì,a proposito di androgino, che adamà è di genere femminile, terra, e afàr, maschile, polvere?
Vaytzer YHVH Elohim et ha-adam afar min ha-adamah
E YHVH Elohim creò un uomo polvere della terra - Gen 1,7)


...se ti interessa, lo scorso anno Siegmund Ginzberg ha scritto sul Foglio Quotidiano questo bel lenzuolo: ricordo di averlo ritagliato e riposto nel cassetto delle cose odorose di intelligenza; felice ora di ritrovarlo on the air, eccolo:
http://www.rottanordovest.com/saggistica/ginzberg_musilironico.htm
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tiziana
c.s. terrestre


24 Messaggi

Inserito il - 28/12/2005 :  12:55:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Di nuovo buon anno e grazie per la risposta (mi sto stampando il testo di Ginzberg, e in più il sito non lo conoscevo). "Il Grande Scrittore, visto da tergo": mica sarai poco rispettosa? Ti cito Musil: "...in fondo ciò dimostra soltanto che brutalità e amore non son più lontani fra loro che le due ali di un grande uccello muto e variegato. Aveva posto l'accento sulle ali e sul grande uccello: un'immagine senza molto senso ma contenente una particella di quella vasta sensualità con la quale la vita nel suo organismo immenso soddisfa contemporaneamente tutti i contrasti rivali..."
La tua proposta, dopo il numero sui medici scrittori, di un numero sugli ingegneri, è interessante: mi viene in mente anche Gadda, ma altri non ne conosco.
Mi piacerebbe anche un numero su Savinio, cosa ne pensi?
Non so l'ebraico, figurati. Sto cercando di imparare l'inglese, e faccio fatica.
Buone Letture
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topsy
c.s. alato


99 Messaggi

Inserito il - 28/12/2005 :  18:10:15  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
malvasie dolci-amare


...direi amatissimo qui Savinio, ovviamente; e forse un po' da tutti... anzitutto per la leggerezza trascinante dei suoi scritti, anche quelli più seriosi, o almeno tesi: penso a Sorte dell'Europa... e per certa straordinaria sua irriducibilità a qualunque Genere Letterario, ché davvero davanti alle sue robine sai mai se si tratti di bellettrismo, music-hall, badinage journalese, intrattenimento colto... sicché maximum respect per l'idea onesta d'esser giusto un gran dilettante delle lettere, abbandonato al valore magico, cialtronesco della parola; e altro che manifesti, cortei, appelli... soprattutto in tempi tronfi di nicodemismo, accademismo, e compagnia (più o meno) bella... sicché deliziosissimo seguire l'occhio suo di viaggiatore instancabile, rapsodico, capace di costruire sul nulla scatole di immagini sonore, tatuate nel grottesco, un po' sul tono ceronettiano, però senza profezie apocalittiche; forse più modulate sugli andantini di Barilli, anche se meno ruspanti, per via dell'esser suo comunque creatura straniera nella propria stessa lingua... sicché incorporeo, immaginoso, scribacchiante; afflitto da un pizzico di rondismo, dunque molto ben inserito nelle camere delle meraviglia dell'epoca, epperò extravaganza zigzagante faccia a faccia con quei faraglioni monolitici che sono i nostri primonovecento. Leggibile sempre, anche in traduzione: il che già basta a fargli posto sulla nave argo...

(scrittori-ingegneri? Boris Vian, Leonardo Sinisgalli...)

(Il Grande Scrittore, visto da tergo: Musil, L'uomo... capitolo 95, parte seconda, Einaudi, A.Rho 1996)
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tiziana
c.s. terrestre


24 Messaggi

Inserito il - 28/12/2005 :  23:32:27  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
(Il Grande Scrittore, visto da tergo: Musil, L'uomo... capitolo 95, parte seconda, Einaudi, A.Rho 1996)

Oh, non mi ricordavo, c'è il Grande Scrittore visto da tergo e il Grande Scrittore visto dal davanti, ritiro l'obiezione.
E un numero su Elias Canetti, visto che sta per finire il centenario della nascita, cosa dici? O meglio, cosa dice il redattore capo? O meglio ancora, cosa dite entrambi?
E un numero sulla poesia (non so bene cosa intendo)?
Ho cercato Herbert, nel motorino di ricerca interno, e ho trovato Herbert von Karajan, ma io intendevo Zbigniew Herbert (Leopoli 1924 - Varsavia 1998), "Rapporto dalla città assediata", Adelphi, trad. Pietro Marchesani



Lettera a Ryszard Krynicki

Ben poco rimarrà Ryszard ben poco davvero
della poesia di questo secolo folle sì Rilke Eliot
qualche altro insigne sciamano che seppe il segreto
di incantare parole d'una forma refrattaria al tempo senza cui
non c'è frase degna di memoria e la lingua è come sabbia

i nostri quaderni di scuola sinceramente tormentati
segnati da sudore lacrime sangue saranno
per l'eterna correttrice come il testo d'una canzone priva di note
nobilmente leale fin troppo evidente

con fretta eccessiva abbiamo creduto che la bellezza non salvi
che conduca sventati di sogno in sogno alla morte
nessuno di noi ha saputo destare la driade del pioppo
leggere la grafia delle nuvole
perciò l'unicorno non seguirà le nostre orme
non risusciteremo la nave nella baia il pavone la rosa
c'è rimasta la nudità e stiamo nudi in piedi
dal lato destro del trittico
Il Giudizio Universale

ci siamo caricati sulle magre spalle i problemi pubblici
la lotta contro tirannia menzogna le trascrizioni della sofferenza
con avversari però - ammettilo - miserabilmente meschini
valeva dunque la pena di abbassare la lingua
al bla-bla dalla tribuna alla nera schiuma dei giornali?

c'è così poca gioia - figlia degli dèi - nei nostri versi Ryszard
troppo pochi luminosi crepuscoli specchi ghirlande slanci
null'altro che cupe salmodie balbettio di animule
urne di ceneri in un giardino arso


quanta forza occorre per sussurrare
nell'orto degli ulivi malgrado la sorte
verdetti della storia iniquità umana - tacita notte

quanta forza d'animo occorre per far sprizzare
battendo alla cieca disperazione contro disperazione
una scintilla di luce una parola di conciliazione

perché eterno duri il cerchio del ballo sull'erba folta
il giorno benedetto della nascita d'un bimbo e ogni inizio
i doni dell'aria della terra e del fuoco e dell'acqua


io non lo so - Amico mio - perciò
ti mando nella notte questi enigmi di civetta
un cordiale abbraccio

l'inchino della mia ombra

Zbigniew Herbert


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topsy
c.s. alato


99 Messaggi

Inserito il - 29/12/2005 :  17:02:20  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Herbert, certo... il signor Cogito... e non solo: versi d'amore stupendissimi, con tante conchiglie e navi ubriache...

...ma anche le poesie del suo amico Jacek Bierezin; non sono sicura sicura, pure credo di poter dire che i nomi dei due poeti apparvero la prima volta in Italia addirittura prima della traduzione di "giovani poeti polacchi",l'antologia di Jerzy Pomianowski, a cura di Paolo Statuti: quella sì che fu un gettare il filo per nuovi viaggi, oltre a squarciare veli fatti di soli Poniatowski e Potocki, che pure avercene da noi... sicché, i due - dicevo - credo apparvero in Italia per tramite di Elémire Zolla: era 1973 (non eravamo ancora nati!) Conoscenza Religiosa ospitò una serie di poesie tradotte all'occorrenza: folgoranti, sì - e quasi imbarazzanti per la semplicità ficcante: ortiche selvatiche e vitali. (lo stesso avvenne come con Josif A. Brodskij, in anni lontanissimi e dimenticati...) Sì, piacerebbe molto leggere un numero su, chessò, due tre poeti degli ultimi trent'anni - bella idea. O magari - di qui il riferimento pedante all'esordio italiano - anche un numero sui suggeritori segreti - Conrad!- in seno alle case editrici... su faccende polacche, tanto per dirne una, quante meraviglie ci ha dissigillato Gustaw Herling, o la stessa Croce... a loro dobbiamo i sonetti della Crimea...dispensatori di gemme, ecco cosa erano...

[img]http://expositions.bnf.fr/bestiaire/expo/images/img/10_02_tro_det.jpg[/img]

(Oh Tiziana - grazie molte per la considerazione, ma davvero sono redattrice di nulla; lettrice, ecco: lettrice compagnuccia e segreta, questo sì, non altro.)
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tiziana
c.s. terrestre


24 Messaggi

Inserito il - 29/12/2005 :  22:54:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
A proposito di faccende polacche, possiedo una copia autografata di un libro di poesie di Ryszard Kapuscinski, che di solito pubblica con la Feltrinelli, e di solito non scrive poesie, ma racconti di viaggio: "Taccuino d'appunti", editrice Forum, a cura di Silvano De Fanti. E' un libro anche fotografico, ci sono foto di Josef Koudelka, Josef Sudek. Trascrivo la prima.

Il Deserto dei Tartari

Là ormai non c'è altro che trucioli e sterpi
erbacce ingiallite cespugli riarsi
terra screpolata pozzi disseccati
ammassi di pietre un vento gelato
là ormai non c'è altro che ossame ciarpame
e polvere muffa chiazze rugginose
ed il silenzio
che spezzano a tratti

stridore di ferri e urla di comandi


Ryszard Kapuscinski


(p.s. Ho fatto una ricerca, ma non ho trovato nulla di Bierezin in italiano. Forse c'è qualcosa in qualche antologia. Mica ci faresti una trascrizione, se hai qualcosa? Adesso vado a cercare Biebl, poeta ceco, lo cita Kapuscinski, ciao.)
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Macheath
c.s. alato


94 Messaggi

Inserito il - 30/12/2005 :  16:23:05  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
infine sgorgò la luce dalle vene aperte


te lo trasrivo io, Bierezin - benvenuta Tiziana! - così mi distraggo un po' dai miei amori sgretolanti; ecco qui Emigrazione - è del 1972.

Corsi molto per giungere in tempo alla nave ubriaca
che partiva dalla stazione orientale alle 6.40
la valigia era pronta Avevo solo bisogno di qualche libro
come ogni uomo comune ma pensante
che ha negato i rapporti causa-effetto della rivoluzione
nella sfera della coscienza della felicità e del bello
(leggi i libri Sankhya: chi distingue considera la felicità dell'uomo già di per sé una forma di sofferenza)

alla mia domanda quanto l'India fosse distante
il vigile rispose annuendo
ma anzitutto mi rimproverò aspramente
di aver smesso di scrivere versi
privandolo così di vita interiore.

Sulla strada i tram, strepitavano allegramente
Sisifo rotolava il sasso. Si trasportava il latte.
apparentemente tutto era normale.
Noi come del resto ogni solito schiavo
che non supera i limiti dell'ordine imposto
avendo alle spalle l'esperienza di venti secoli
fingevamo che nulla fosse accaduto -
e apettavamo la venuta dei nuovi barbari.

tutto ciò accadde una sera d'inverno quando l'incertezza
delle parole mi si rivelò come verità.
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tiziana
c.s. terrestre


24 Messaggi

Inserito il - 30/12/2005 :  22:14:14  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Questa poesia fa parte di una antologia, quella che citava topsy? E' reperibile in commercio? Non è che io sia una grande acquirente di testi poetici, ma cercando Bierezin sul web mi comparivano solo pagine in polacco o in inglese, mi sa che non è proprio conosciutissimo e tradottissimo e pubblicatissimo, o sbaglio? Ho qualche libro di poesia - Caproni, Giovanni Giudici, Scialoja, Bukowski, Villon, il libro di Kapuscinski appunto, Herbert l'avevo preso in biblioteca - ma la mia fonte poetica principale è l'antologia "La lirica d'Occidente, dagli Inni omerici al Novecento", a cura di Giuseppe Conte, Guanda Editore. Ah, ho anche un librone mega delle tre sorelle Bronte mentre, ehm, non ho nulla della Dickinson, eccetto quello che si trova nella succitata antologia. Un momento, ho anche l'"Antologia di Spoon River", vecchio regalo di Natale. Ho anche una antologia sui lirici greci, con un inutilissimo, per me, testo a fronte. Insomma, poca roba.
Dalle "Poesie" di Charles Bukowski, a cura di Vincenzo Mantovani (Oscar Mondadori):

l'uccello

con gli occhi rossi e stordito come me
l'uccello giunse in volo
dal lontano Egitto
alle 5 del mattino,
e Maria quasi inciampò sui tacchi a spillo:
cos'era, un razzo?
e andammo di sopra.
riempii due bicchieri di porto
e aspettammo che le campane
stanassero gli sgobboni dai loro miserabili nidi
poi Maria andò dentro ad annaffiare
il vaso
e io rimasi là seduto a strofinarmi la barba di tre giorni
pensando a quel matto di un uccello
e questo è il risultato:
tutto ciò che davvero contava
era andare in qualche posto
quanto più in fretta tanto meglio era
perché restava meno da aspettare
per morire. Maria uscì
e tirò giù le coperte
e io mi tolsi il vestito macchiato
m'infilai sotto le lenzuola sudate,
chiudendo gli occhi al suono e alla luce,
e la sentii sfilarsi i tacchi aguzzi
e i suoi piedi gelati mi calcarono i polpacci
e io battezzai quell'uccello
Mr America
e poi rapido mi addormentai.

"Infine sgorgò la luce dalle vene aperte" è il titolo di un testo di Bierezin?
Grazie per il benvenuto
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topsy
c.s. alato


99 Messaggi

Inserito il - 31/12/2005 :  14:06:03  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
...infine sgorgò la luce dalle vene aperte
è l'ultimo verso di Emigrazione, e davvero non vuole essere un'apocalissi torbida; risveglio, semmai: rosato e pallido, carico di presagi prosperosi, incendiosi... quindi benissimo: non aspettavamo altro, noi...

[img]http://imagegalleryonline.com/pics/francescononino11-big.jpg[/img]


(sì, la poesia di Bierezin - lestissimo il Macheath: ah però! chi se lo immaginava - è inserita nell'antologia curata da Statuti; credo effettivamente non sia più in commercio - ecco, sì, temo proprio sia diventata irreperibile. Ma non è grave, credimi: dai bouquinistes prima o poi la troverai: è quel particolare tipo di libro che sugli scaffali si ferma mica troppo tempo nonnò: come i manoscritti che non bruciano tende a volarsene spesso via - per farsi poi trovare quando meno te lo aspetti - a me è capitato già tre volte, in due città diverse - e a distanza di anni...)

(ah brava, il Toti Scialoja - ma anche certo Sanguineti, mi raccomando: solo quello spiritoso, divertito, tendenzialmente gattolupesco: davvero nasuto nosferatu nostradamico nostro...)
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tiziana
c.s. terrestre


24 Messaggi

Inserito il - 01/01/2006 :  11:57:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Grazie per la trascrizione e per le precisazioni. Volevo aggiungere una appendice alla poesia di Kapuscinski. In "Imperium" K. sorvola la Russia in lungo e in largo, storicamente e geograficamente. Mi è rimasto impresso il capitolo sulla distruzione della Cattedrale del Salvatore a Mosca (voluta dallo zar Alessandro I per ringraziamento allo "scampato pericolo" napoleonico nel 1812) ad opera di Stalin, nel 1931. A proposito volevo trascrivervi la poesia che dà il titolo alla prima raccolta (se non erro) di poesie di Brodskij, "Fermata nel deserto", a cura di G.Buttafava (anche qui si distrugge una chiesa, ma a Leningrado, cioè a Pietroburgo, anni dopo)

Fermata nel deserto

Son così pochi i greci rimasti a Leningrado
che abbiamo demolito la chiesa greca, al fine
di costruire sopra l'area sgombra una sala
da concerto. Qualcosa di sconsolato è in questa
architettura. Mille posti e più ad un concerto
non sono poi, del resto, senza qualche speranza:
è un tempio, un tempio d'arte. Di chi mai è la colpa,
se il vocalizzo frutta più incassi che i vessilli
della fede? Soltanto spiace che di lontano
vedremo ormai una linea piatta, indecente, invece
d'una normale cupola. Ma se poi guardiamo
alla bruttezza delle proporzioni, non da essa
dipende l'uomo, dalle proporzioni del brutto,
se mai.

Ricordo bene come l'hanno abbattuta.

Era di primavera e frequentavo allora
una famiglia tartara nelle vicinanze.
Dalla loro finestra io guardavo e vedevo
la chiesa greca. Tutto cominciò dalle chiacchiere
tartare, e poi dei suoni presero a mescolarsi
nella conversazione, fondendosi in principio
con i nostri discorsi, presto però smorzandoli.
Nell'orto della chiesa entrò un demolitore
alla guglia mirando col pendolo a ghisa.

E piano cominciarono le pareti a cedere.
Ridicolo è non cedere se sei muro e innanzi
ritrovi un distruttore. E la macchina inoltre
poteva ritenere di aver di fronte a sé
una cosa senz'anima ed in un certo modo
fatta a sua somiglianza. Nel mondo inanimato
non si è soliti rendere pane per focaccia.
Quindi accorsero in frotta autocarri, bulldozer...
E poi la sera tardi, in mezzo alle rovine
dell'abside sedevo. Dentro le brecce aperte
tutt'intorno all'altare, si spalancava il buio.
Ed attraverso questi squarci io dall'altare
scorgevo tram in fuga, fanali smorti in fila.
E tutto ciò che in genere non s'incontra in chiesa,
io vedevo attraverso il prisma della chiesa.

Tra tanto tempo, quando di noi non resterà
più nulla, o, a meglio dire, dopo di noi, ancora
sorgerà al nostro posto qualche cosa, capace
di atterrire chiunque ci abbia conosciuto.
Ma a ricordarci invero saranno molto pochi.
Ed ecco i cani, attratti dall'antica memoria,
nel nuogo consueto sollevano la zampa.
La palizzata è tolta ormai da molto tempo,
ma la vedono in sogno, inevitabilmente.
Se la realtà scancella le fantasie dei cani,
forse invece la terra conserva il loro odore,
e l'asfalto non riesce a soffocarne il tanfo.
Che cosa importa ai cani questo edificio informe!

Per loro qui c'è un orto, proprio così, c'è un orto.
Ciò che è evidente agli uomini, ai cani è indifferente,
totalmente. E s'intende perché la gente dice
"fedele come un cane". Se è proprio necessario
che prenda posizione sul serio sopra quello
che dicono "staffetta delle generazioni",
proclamo la mia fede solo in questa staffetta
o meglio in tutti quelli che quest'odore avvertono.
I greci a Leningrado sono ormai così pochi.
D'altronde si può dire che fuori dalla Grecia
siano pochi dappertutto. O almeno sono pochi
per poter conservare gli edifici del culto.
Che abbiano fede in quello che noi edifichiamo
in coscienza nessuno lo pretende.
Battezzare una nazione con la croce è un conto,
ma portare la croce dev'essere una cosa
già ben diversa. I greci avevano un impegno
al quale fare fede. Non ci sono riusciti.
Il campo incolto è invaso dalla gramigna. "Tu,
seminatore, serba l'aratro, perché noi
decideremo quando si coglieran le spighe".
Non hanno conservato il loro aratro.

E' notte,

guardo dalla finestra e dove siamo finiti
mi domando e da dove ci siamo allontanati
di più: dall'ellenismo o dall'ortodossia?
Dove ci avviciniamo? Che c'è dinnanzi a noi?
Ci aspetta forse un'era diversa, e se è così,
in che consisterà il nostro impegno comune?
Cosa dovremo noi portarle in sacrificio?

1966
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ospodar
c.s. acquatico


66 Messaggi

Inserito il - 02/01/2006 :  19:26:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
mi mortifica e morde un madrigale
rammento che il rammendo è riflessione

c'era un poeta a Recanati
si chiamava il Sanguineti...
casalingo-rap di Alberto Arbasino


[img]http://www.radio.rai.it/radioscrigno/img_schede/10_sanguineti.jpg[/img]


ah sì -ciao Tiziana: auguri- il Sanguineti diverte anche me. soprattutto perché - odiandolo a morte da sempre per tutte quelle sue vetero-forforosissime critiche al sistema mondo - quando due volte l'anno smette lo stiffelio uggioso da malebolgia generazionale e si fa gattolupesco, beh, che vuoi, lo trovo irresistibile... con quel suo prendere e protendere proterva proboscide nasale, poi... che il dottor Froid ce l'ha insegnato come leggerlo, quel protendere: figura inequivocabile, ecco, sì... sicché, quando il proboscidale barrisce broda lirica, tu non sai come l'ospodar si sganasssssi a veder la poesia tutta, la significativa, l'impegnata, quella che salverà il mondo, sbriciolarsi in un nonnulla allitterato, non-sensato...

Ahi, acri abissi, astruse apocalissi,
bisce bisex, bavose & brontolose,
chi in chiave crede crudi chiodi chiede:
demonio dotto è docile decotto,
esulcerato, ecco, è l’ente eccitato,
franto è il fragile femore &, frattanto,
[...]
tronco i tremori & i testicoli ai tori

(il gatto lupesco - poesie 1982-2001)
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tiziana
c.s. terrestre


24 Messaggi

Inserito il - 02/01/2006 :  21:17:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Trovata su it.cultura.libri. La trascrivo per chi gradisce.

Marin Sorescu

Atavismo


Guardare dalla finestra è diventato un tic,
tutti guardano dalla finestra.
Leggono, lavano, amano, muoiono
e di tanto in tanto danno una capatina
e guardano dalla finestra.

Che cosa volete vedere?
Chi guardate?
Datevi pace, chi doveva venire è venuto,
chi doveva partire è partito,
ciò che doveva passarvi davanti è passato.
Abbassate le tende,
chiudete le imposte
e misuratevi un'altra volta la pressione.

Dopo aver visto tutto - pioggie, guerre,
sole, talpe, avvenimenti,
che si ripetono uguali,
non credo che l'umanità desideri sul serio
vedere altre cose.
Eppure è lì, incollata alle finestre,
con dentro gli occhi un vuoto.


Traduzione di Marco Cugno.
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Generated in 0.23 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03