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 TORTINI E MADRIGALI: il forum del compagno segreto
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fiornando
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Inserito il - 08/05/2006 :  17:47:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Uno dei casi eclatanti era la storia della parola Verità, che è latina, e l'abissale differenza tra lei e la parola greca che, traducendo, tradiva (aletheia).

in che senso tradiva? tradiva il concetto di quella latina? c'è un concetto di verità - che non sia quello logico-matematico - presente in ogni lingua? perché se li paragoni, il termine greco e latino, per esempio a quello russo, ìstina, o al semitico amen/amin, altro che abissale differenza: ti parranno fratelli gemelli!
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 09/05/2006 :  17:32:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
S-velata

[img]http://www.aip.org/history/einstein/images/b31.jpg[/img]


“Se traduciamo alétheia, invece che con “verità” con svelatezza”, allora questa traduzione non solo è più letterale, ma contiene anche l’indicazione che induce a pensare e a ripensare il concetto abituale di verità…” (M. HEIDEGGER, Dell’essenza della verità)

Caro Fiornando, Alethéia corrisponde alla verità nel senso di svelamento: è ciò che per un certo tempo si s-vela (A-léthe) per poi tornare a celarsi. Questa "verità" è come quello spicchio mobile di gamba che intravedi muoversi tra e dietro i bordi dello spacco della gonna. Occhieggia rapida e inafferrabile perché, come dice Eraclito dell'Essere, "ama nascondersi" (e, tra i suoi mille veli, qua e là, discontinuamente disvelarsi).

Nel senso invece di corretta corrispondenza tra una descrizione e una cosa, ciò che i latini chiameranno "adaequatio rei et intellectus", i greci - vedi già Platone - dicono orthòthes. Orthòtes è la correttezza, il risultato che viene giudicato stabile, e quindi vero, alla fine di una giusta procedura logico-sperimentale.

[img]http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/39158000/jpg/_39158949_einstein_main_203.jpg[/img]


I fatti puntualmente anticipabili dalla teoria sono ta mathémata: le cose anticipate, lo scopo essenziale della scienza. Questa capacità prolettica della matematica è il suo vero potere, la sua essenza.

Tra orthòtes e alétheia c'è già un abisso: i greci mai si sarebbero sognati di ridurre la "verità" al primo dei due casi. Sarebbe vero che 2 e 2 fa quattro, ma non vero l'amore, data la riproducibilità 'matematica' del primo caso ma non del secondo.

All'orthòtes corrispondereanno quindi leggi, procedure, tecniche e via dicendo; all'alétheia no.

Chi capirà la portata di questa differenza una volta per tutte è Kant, il quale chiarirà che una verità del tipo, come dici tu, logico-matematico, non è qualcosa che stia fuori di noi e che noi riconosciamo come se ne fossimo gli specchi perfetti. E' invece qualcosa che le nostre stesse procedure conoscitive delimitano e determinano: “Chi vuole conoscere il mondo deve prima costruirlo, cioè progettarne l’impalcatura fondamentale e proprio in se stesso” (I. KANT, Critica del giudizio).

Goethe seppe essere fulmineo nel riassumere tutto questo quando scrisse che “ogni fatto è già una teoria”.

La verità logico-matematica è un nostro, molto umano, modo di rapportarci alle cose, allo spicchio di cose per noi utilmente conoscibili. Stop. Serve a fare la spesa e a mandare i missili su Marte, a inventare la relatività allargata e a gestire i bit per le chat nei pc. Sperando (vedi Hume) che nel frattempo a questo confortevole spicchio di cosmo non venga una troppo rapida nostalgia dell'entropico caos.

[img]http://www.artivisio-kunstdrucke.de/bilder/images/PE_th/liby_albert_einstein_2385.jpg[/img]
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f.c.
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Inserito il - 09/05/2006 :  17:45:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
P.S.

[img]http://www-public.tu-bs.de:8080/~zelesnik/bruch/img19.gif[/img]


Una parola ebraica per verità, 'emet, ha anche lei questo carattere fattivo. Umberto Galimberti (Psiche e techne), che a sua volta ha presente S. Quinzio (La croce e il nulla), fa notare che, per esempio nel vangelo di Giovanni, Dio non è ma fa la verità (3, 21). Giovanni, che scrive in greco, è fedele a questa idea della verità come qualcosa che si fa (ou poioumen ten aletheian).
Oramai che Dio è morto, la verità che si fa è evidentemente solo quella della tecnica. La quale non ne ammette altre.

[img]http://www-public.tu-bs.de:8080/~zelesnik/bruch/img37.gif[/img]


Non ci piove che il pane si fa, e lo stesso il vino. Che fare e farsi è una gran cosa.
Allo stesso tempo, però, la verità che 'si fa' non sembra essere la verità che chiede Pilato a Cristo, né quella su cui fa l'ignorante funambolo Socrate, né quella che sempre lui si sente suggerire da Diotima nel Simposio. Più in generale e più semplicemente non è la verità come essenza di qualcosa o addirittura delle cose, che infatti il giovane Wittgenstein del Tractatus invita a lasciare tra i problemi su cui si deve tacere.

[img]http://www-public.tu-bs.de:8080/~zelesnik/bruch/img46.gif[/img]


“Che cos’è la verità? Inertia, l’ipotesi che ci soddisfa; minima spesa di forza mentale, ecc.”
(F. NIETZSCHE, Frammenti postumi, 1885-87)

“La verità è quel genere di errore senza di cui un determinato genere di esseri viventi non potrebbe vivere. Alla fine decide il valore della vita."
(F. NIETZSCHE, Frammenti postumi, 1884-85)
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fiornando
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Inserito il - 09/05/2006 :  19:23:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
vedi che non si smette mai d'imparare! io credevo che aletheia volesse dire indimenticabilità, da alfa privativa e radice di lanthano. verità cioè come ciò che resta nella memoria, che sopravvive al tempo che passa, al panta rei. il termine latino si rifà invece al timore, al rispetto, al tabù (vereor). soggetto di ambedue è sempre l'uomo: è lui che ricorda, o che ha paura. ecco perché ho detto che sono simili, se paragonati al russo ìstina, o all'ebraico emet (dalla radice MN, matrice d'un sacco di parole: 'omnah, 'aman, 'amon, 'omen, amen, eccetera, tutte riferite al significato di "fermo, stabile, puntellato, saldo, incrollabile")- il cui soggetto è FUORI dell'uomo, in russo come concetto ontologico (ìstina risalendo alla stessa radice di esse-re) e in semitico, papale papale, come concetto teocratico, di certezza assoluta (per cui se solo tenti di metterci l'uomo, come soggetto di amen, o di emet, ti devi reggere la pancia dalle risate). è qui l'inghippo, in fondo, per cui bush sarà sconfitto e democrazia non potrà esserci in paesi islamici: perché le verità non s'incontrano.
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f.c.
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Inserito il - 10/05/2006 :  21:15:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il sub-comandante

[img]http://www.math.yorku.ca/SCS/Gallery/images/portraits/descartes.jpg[/img]


...arduo usare il latinissimo "soggetto" (sub-iectum: che sta sotto, che fa da fondamento) per indicare la posizione dell'uomo rispetto allo s-velarsi & velarsi della greca alétheia. La verità greca non è a disposizione dell'uomo, caso mai ne dispone; non si ingriglia in assi cartesiane; non è riducibile a nulla; non è com-prensibile, caso mai comprende; non è, cioè, antropomorfa. E' quanto si svela a noi del Cosmo nel cui scorrere la nostra labile vita per un istante emerge a galleggiare.

Sub-iecutm viene da un'altra storia, quella ben più nota che comincia con l'uomo che si crede a immagine e somiglianza di Dio, signore unico di un creato di cui disporre assolutamente. Quell'uomo penserà a se stesso come unico soggetto certissimo di ogni verità: è il Cogito ergo (EGO) sum...
Questa verità dell'EGO-sum non è qualcosa che ora c'è ora no, ma qualcosa di trattenuto per certo una volta per tutte: da questa certezza dell'IO si salirà su su fino alla certezza di Dio.

Quell'
uomo così sicuro di sé come soggetto, e che dunque sarà capace di verità oggettive (quell'uomo così precipitato nella sua Occidentalità), interrogherà la natura non come lo scolaro domanda al maestro, ma come il giudice che per il suo giudizio chiede conto a imputati e testimoni (I. Kant, intr. alla Critica della ragion pura).

Questa storia, che normalmente senti chiamare "progresso" (da Bush come da D'Alema, da Ratzinger come da Bertinotti) è chiamata da Schopenhauer "illusione", Nietzsche "deserto", da Heidegger "oblio", da Severino "nichilismo".

(Interessante, io trovo, pensare a Shakespeare in questa rete di fatti così radicalmente nostri...)
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fiornando
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Inserito il - 11/05/2006 :  10:33:13  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
eh, bisognava provarsi, una volta, quando il prof chiedeva qual era il soggetto, a rispondergli boh, non è mica poi così sicuro... scusami se ragiono terra terra, non sapendo di certezze assolute e di cogiti: ma quando dico "mi ricordo" oppure "ho paura", esprimo qualcosa di mio, che è nel mio sangue o nella mia testa: questa certezza, per misera che sia, nessuno me la può togliere o infirmare. quando invece dico "questa cosa esiste, vive" oppure "questa cosa è incrollabile" esprimo un'opinione che chiunque potrebbe rendere falsa, distruggendo, uccidendo, abbattendo quella cosa, mentre nessuno, ripeto, può togliermi la memoria o la paura. in questo senso l'uomo è il soggetto di alètheia e di veritas, non di ìstina o di èmet.

e pure la storia è alètheia (per gli occidentali: gli orientali non hanno storia) da quando appunto erodoto le dette nome (ricerca) "affinché le vicende umane non si dimentichino col passare del tempo", con buona pace degli illusionisti, quorum scespir.
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f.c.
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Inserito il - 11/05/2006 :  14:10:14  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Psycopatologie

[img]http://www.zonezero.com/exposiciones/fotografos/uelsmann/images/03sm.jpg[/img]


Quel Soggetto-boh è molto vero e divertente.

Caro Fiornando, naturalmente non ho niente da eccepire sul "tuo" discorso. A cominciare dal dato proprietario che, appunto, il discorso sia "tuo", come tua la testa, i pensieri, la memoria e via dicendo. - Quanto a me, quel tuo "nessuno può togliermi la memoria" io lo scriverei solo col soggetto maiuscolo: "Nessuno può togliermi la memoria".
Qui, infatti, qualcosa pensa che quel Nessuno possa.
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fiornando
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Inserito il - 11/05/2006 :  15:43:38  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
e va be', a quel punto non sono più io: che me frega a me? e che sono pasquale? direbbe totò.
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f.c.
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Inserito il - 12/05/2006 :  07:06:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Chi scrive?

[img]http://scusateilritardo.altervista.org/malafemmina3.jpg[/img]



"...quando/ Amor mi spira, noto, e a quel modo/ ch'e' ditta dentro vo significando" (Dante, Purgatorio, XXIV): chi è il soggetto? Secondo me, Pasguale.
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f.c.
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Inserito il - 23/05/2006 :  14:12:20  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
La virtù del Colui


"Cos'è un uomo se tutto ciò che cava dal suo tempo non è che dormire e nutrirsi? Una bestia, nient'altro. Certo colui che ci fece con una mente così vasta, e capace di guardare indietro e in avanti, non ci dette questa virtù, questa ragione divina perché ammuffisse inusata."
(Amleto, Atto IV, sc. 4)
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 07/06/2006 :  09:15:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Glossa della fanciulla


"Ma! In questi tempi di danno e di vergogna, come dice Michelangiolo (quest'uomo superiore a tutti i nostri Thorwaldsen), in questi tempi fanciulle non ve ne sono più: tutte infermiere! oh, dimenticavo le bambolette assai care ma purtroppo infrangibili, le vipere e le tiepide ochette da capezzale."
(J. LAFORGUE, Amleto ovvero Le conseguenze della pietà filiale. trad. di E. Flaiano)
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Macheath
c.s. alato


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Inserito il - 29/06/2006 :  14:42:52  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
glassa del fanfulla


...la donna non ex-siste. ma il fatto che essa non ex-sista non esclude che se na faccia l'oggetto dei propri desideri: al contrario, donde il risultato.

Jacques Lac-an, Télévision - Seuil 1999


(ma perché la femme n'ex-siste pas in luogo di n'ec-siste pas?)
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nelson dyar
c.s. infuocato


470 Messaggi

Inserito il - 24/02/2007 :  08:00:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

Pourquoi ne sexe pas.
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campi giovanni
c.s. oltre


861 Messaggi

Inserito il - 24/02/2007 :  16:29:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando



ecco tremula, di tra lo specchio d'acqua, la tinta del fiore
cangiante, e tremula e tremula; e vibrula il tono suo muto e
mutante, e vibrula e vibrula. Si svela il velo pendulo suo che
sia, e titilla e titilla. Rosa è la carne del fiore che nasce,
e rosa son l'ossa; rosa , percossa è la carne, rose , percosse
son l'ossa: dal dolore il colore rosa rosso che stilla diviene
e così s'estingue. Ma sanguina e tinge: rosso vivo diviene anzi
ché morto in fine rosso a capo ora mai. Rosso è dunque nel
centro il colore suo, o giallo ; e ha dovunque i petali bianchi.


[img]http://img329.imageshack.us/img329/6749/imagesrosawi8.jpg[/img]


quali e quanti son di numero i petali bianchi, che son tali,
che son tanti?


Campi Giovanni
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nelson dyar
c.s. infuocato


470 Messaggi

Inserito il - 26/02/2007 :  21:36:57  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Parce qu'il n'est pas encore trop tard...?



voglio un pensiero ossessivo che mi scrolli di dosso fiori impiccati a testa in giù
[img]http://img329.imageshack.us/img329/6749/imagesrosawi8.jpg[/img]
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Generated in 0.11 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03