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orlandogibbons
c.s. acquatico


57 Messaggi

Inserito il - 21/02/2010 :  21:15:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ma l'indignazione sta nel fatto che esistano gli scritti o che siano riemersi?

Modificato da - orlandogibbons in data 21/02/2010 21:17:37
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orlandogibbons
c.s. acquatico


57 Messaggi

Inserito il - 21/02/2010 :  21:26:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
terque quaterque a tutti!

a distanza di trentanni la città é cambiata ma soprattutto la fauna che la popola, almeno nei modi e nei riti della domenica. Eppure la scena iniziale - una non convenzionale vista di un lato di piazza vittorio - e semplicemente la chiusa su un corso galfer deserto come spesso nei pomeriggi d'estate toccano il nervo scoperto di chi abbia passato qualche tempo a torino.
La donna della fomenica, di comencini, 1974, vale forse solo per questo; per il gusto nella scelta di alcuni luoghi (l'albergo superga in collina, dove santamaria propone pepe e filetto alla dosio; gli androni poveri e umidi di via mazzini, dove vive il valen collega lello riviera) che assai più di qualunque balon o tanto meno lungopo snocciolano la cantilena di presentazione di torino.
Per una volta senza mole! Merito di fruttero e lucentini

Modificato da - orlandogibbons in data 21/02/2010 21:42:06
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boboross
c.s. infuocato


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Inserito il - 21/02/2010 :  22:35:15  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Gli intellettuali della generazione di Antonioni ebbero tutti a che fare col fascismo. Se non passarono gli anni in prigione o << in villeggiatura >>, come disse il sig.B. che evidentemente conosceva il film di Marco Leto, o nel magro esilio che a quasi tutti toccò, in un modo o nell'altro ebbero a che fare con il fascismo e tanto più quelli che svolsero un << lavoro culturale >> e che dovettero pagare dazio alla censura e/o alla propaganda.
Molti di loro sono stati poi la grande generazione intellettuale del dopo guerra.
Certo, quasi tutti misero fra parentesi la vita vissuta Benito duce e pochissimi ebbero il coraggio di guardarsi indietro, come fece Guido Piovene che sull'argomento ci scrisse pure un saggio, LA CODA DI PAGLIA.
A questo proposito ho letto un saggio di Gerbi, Tempi di malafede, pubblicato da Einaudi alla fine degli anni Novanta.
Ricorderò finché campo ( o finché non finisca perso nelle nebbie della demenza ) un'espressione usata dal giovane Piovene per esaltare il suddetto duce in un articolo: <<la nuca unica >>. Chi adulava tentava forse di essere originale, cosa difficile in un tempo di adulatori, e così si cercavano le parti del corpo non ancora poste all'evidenza del popolo italiano.
Queste operazioni in voga da qualche anno sugli errori giovanili di questo o quello ( magari deceduto da poco o da molto ) mi insospettiscono, tanto più che vengono da adulatori in SPE(servizio permanente effettivo)qui e ora. Adulano direttamente o indirettamente parlando sempre e soltanto dei ritardi, colpe della "sinistra" senza mai dire però che approvano quello che fa l'odierno grande uomo, così tenendosi pronta una via di uscita se e quando servirà.
In questo lavoro si distinguono editorialisti e articolisti vari del più venduto giornale italiano, che compulsano biblioteche per cercare l'articoletto infamante o per estrapolare quel giudizio positivo sulla DDR, scritto dal tale nel 196... ed opportunamente decontestualizzato.
Parlo di cose lette.
Un paio di settimane fa Chicken of the lodge ha preso alcuni brani di un pamphlet di Asor Rosa, passato a suo dire ingiustamente inosservato, e ha , novello Origene, estrapolato alcuni brani per dimostrare l'irrevocabile arretratezza culturale e mentale della "sinistra".
Chissà, magari non era questo che ha causato la scarsa fortuna del pamphlet?
Su tutto ciò ha scritto due dense pagine.
E' lo stesso Chicken che, temendo l'esplosione della nuova tangentopoli che potrebbe spazzare via il grande uomo ( questo lui non lo dice ma è questa la ragione di tanto agitarsi ), sta chiamando a correità tutta la società italiana per la corruzione spaziando dai politici corrotti alla P.A. per giungere ai grandi gruppi industriali-finanziari che impongono clausole o penali ai clienti, ignorando una sterminata letteratura giuridico- economica su contraente forte e contraente debole che è caratteristica delle società industriali a capitalismo maturo.
Tutto per non fare nomi e per non dare a Cesare quello che è di Cesare.
Ma sono partito da Antonioni e sono andato lontano, troppo probabilmente.




Modificato da - boboross in data 21/02/2010 22:37:20
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orlandogibbons
c.s. acquatico


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Inserito il - 21/02/2010 :  22:47:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
quindi se sputtani sei chicken; ma se invece ti indigni per simili tentativi di lesa maestà a tesori nazionali viventi ( vedi caso silone non so più quanti anni fa) sei proprio sicuro che non ti chiameranno corporativista? Ma siamo proprio sicuri di aver bisogno del nostro altarino lustro con tutti i bobbi e pertini intoccati nella loro mitologia da sussidiario?

Modificato da - orlandogibbons in data 21/02/2010 22:49:20
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boboross
c.s. infuocato


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Inserito il - 21/02/2010 :  23:32:33  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Non credo che Pertini volesse essere un mito per nessuno.
Fu un uomo che si fece anni di galera, che rischiò la fucilazione a Roma e che per finire se ne andò in alta Italia ancora sotto occupazione.
Ad altri modelli di eroi, proposti da certi odierni figuri, preferisco lui.
E vorrei tanto avere la sua schiena dritta se dovessi vivere in circostanze simili e non è mica sicuro.
Nessuno può dirlo.
Sulle operazioni di lesa maestà, penso di esser stato chiaro. Non mi piace questo << di notte tutte le vacche sono nere >>.
Non mi piace questa corsa alla ricerca del gesto o del testo incriminante che anziché degna di persone che si dichiarano, ohibò, liberali, è più consona ad aspiranti archivisti di qualche polizia politica dell'Est europeo.
Quanto a Silone e Antonioni, consenti di rilevare la diversità delle operazioni:
a Silone si imputa un temporaneo cedimento ed un suo presunto ausilio alla polizia politica fascista.
Anche se ciò fosse realmente accaduto, a mio avviso non si può non guardare con rispetto ( e con dolore ) ad una figura di intellettuale di eccezione, vissuto in tempi ferrigni.
Antonioni scrisse qualche cosa di antisemita. E' grave certo( ma si trova purtroppo in grande e rilevante compagnia ), ma sarebbe più onesto parlarne come del grande regista che fu ( o perlomeno del giudizio su lui espresso come grande regista: a me non piace quasi nulla di lui ).

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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 22/02/2010 :  20:09:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
cronaca di un amore

[img]http://www.filmreference.com/images/sjff_01_img0397.jpg[/img]


L'indignazione per Antonioni (l'ho letta sul Corriere della Sera) mi pare fosse data dal fatto che, tirando fuori il passato del Maestro, di per sé se ne infangava il genio (posto che sia tale. Io su Antonioni la penso come Orson Welles).

Al di là di Antonioni, ripensando a tutta quella storia (cinema italiano tra anni trenta e cinquanta), mi pare che il succo confermi la vecchia teoria di Pareto: le élites sono le élites sono le élites sono le élites... E che per emergere devi essere già a galla. Questo a prescindere. Il riciclo del medesimo è in Italia molto più facile dell'intrusione non cooptata del nuovo. E questa è uan vecchia storia.
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orlandogibbons
c.s. acquatico


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Inserito il - 23/02/2010 :  12:01:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
sempre piaciuto molto il trattamento del suono nei film di antonioni fino al 1967. Fruscii, rumori, di fondo parlottio dei comprimari, un po' come nei titoli di apertura di certi film di Rohmer dove c'é sempre qualche cincia che cinciallegra o qualche spiffero che sibila ( o qualche sibilla che spiffera).

Modificato da - orlandogibbons in data 26/02/2010 23:53:23
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 23/02/2010 :  17:04:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
troppa dolce vita

[img]http://www.taschen.com/media/images/320/default_fellini_exc_02_0706251612_id_58656.jpg[/img]


Il capolavoro mancato del cinema italiano è La dolce vita con l'audio originale. Mi pare che qualcuno anche lo suggerì a Fellini, di lasciare la presa diretta, col gli attori che parlavano in inglese italiano francese, forse tedesco, il casino della troupe e le voci dal set che dicevano fa' questo, va' di là... sembrava fosse sublime. Ma Fellini, come sempre, coprì tutto col doppiaggio.
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orlandogibbons
c.s. acquatico


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Inserito il - 26/02/2010 :  23:57:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
per chi voglia sapere quel che disse e udì Indro


http://francescorigatelli.nova100.ilsole24ore.com/2010/01/la-dolce-vita-secondo-indro-montanelli.html


(mi pare si continui a fare un gran parlare di un film che oggi non dice poi molto più dell'Itaglianostra di un qualunque Poveri ma belli, che volendo invece...)

[img]http://www.filmscoop.it/recensioni/image/poverimabelli4.jpg[/img]

Modificato da - orlandogibbons in data 26/02/2010 23:59:01
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 27/02/2010 :  12:03:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
effetti speciali

[img]http://images.tuttogratis.it/114130/scriptvatarphotoshop.jpg[/img]


"Quando invero si opera cercando l'effetto
e basandosi sull'effetto, non si crede mai
di averlo reso abbastanza percettibile."
(J. W. Goethe, Viaggio in Italia,
Napoli, 17 maggio 1787)


*°*

(Orlando, davvero la Dolce vita
ti pare lo stesso
dei Poveri ma belli?)
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 28/02/2010 :  11:11:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
triangoli

[img]http://theroadshowversion.files.wordpress.com/2008/03/threeonthebed.jpg[/img]


Visto per l'ennesima volta Partita a quattro (Design for living, 1933) di Lubitsch subito dopo Jules e Jim (1962) di Truffaut (diciamo come suo antidoto). Lubitsch era in paradiso e non lo doveva attendere. Subito dopo il Codice Hays provò a toglierlo anche a lui, ma Lubitsch era capace di malizie infinite. Pensavo a quanto cattolica sia stata quella narrazione che, anche quando raccontava triangoli amorosi dichiarati o esperienze viziose senza ritorno (Ultimo tango, ecc.), doveva far finire l'azzardo liberatorio nell'olocausto dei libertini. Mentre in Lubitsch bastava mettersi gioiosamente d'accordo, e poi violare gioiosamente il patto.
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boboross
c.s. infuocato


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Inserito il - 01/03/2010 :  00:08:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Grazie a youtube ormai i film li vedo a pezzi. IL triello di Sergio Leone, l'incipit di <<Touch of evil >>, la favola dello scorpione e della rana in << Mr. Arkadin >>, il finale di Otto e mezzo e così via.
Il cinema memorabile muore più o meno 40 anni fa. Dopo...
I nostri e gli altrui maestri degli anni '70 sono rimasti impigliati nella loro voglia di dissacrazione finita dal cinema d'élite in prima serata. Questo accade dappertutto, non solo qui da noi.
C'è qualcuno che abbia voglia di vedere Ferreri? C'è qualcuno che rimpianga Ken Russell o quei pallosissimi spagnoli usciti alla ribalta dopo Franco ? E Kluge e gli altri tedeschi ?
Il più attuale è Fellini, che aveva visto lontano. Nella Luna c'è anche l'unica immagine dì Berlusconi ante Sancti Sepulcri forum suum. E' la foto del Milan con staff e presidente appesa alla porta della cucina di un ristorante.
Non c'è bisogno di essere programmaticamente sgradevoli e dissacranti per scoprire le odierne sgradevolezze.

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orlandogibbons
c.s. acquatico


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Inserito il - 01/03/2010 :  06:06:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
bobo caro ti sento un po' viola... Cos'é quest'ossessione per il premier visto e soprattutto cercato ovunque, anche negli oroscopi di brankoelestelle? É una patologia, czro mio; occorre curarla; ma fai attenzione alle pastiglie viola: si confondono facilmente con le valda
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 01/03/2010 :  10:57:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
il caro estinto


Il cinema è abituato a morire. Morto talmente tante volte... la dipartita più tragica fu quella che impose di trapassare dall'empireo del muto alla valle di lacrime del sonoro; e da quell'ictus certo non s'è mai veramente ripreso (almeno nel cinema migliore, codesto lutto continua a lasciare la sua radiazione di fondo). Il colore fu un altro cinemacidio (chiedere alle dive che orripilate si vedevano proiettate sugli schermi negli stessi colori della mortadella), e anche il cinemascope che parve subito a Fritz Lang buono per bare e serpenti, essendo l'uomo lungo ma non largo. Negli anni barbosi di Ferreri & co., c'erano ancora degli ottimi Billy Wilder, in piena primavera Kubrick, la Nouvelle Vague ci faceva, oltre a se stessa, rivedere gli americani con occih finalmente limpidi, e la cosiddetta Nuova Hollywood era già una cosa seria, dopo il botto per caso di Easy rider...
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boboross
c.s. infuocato


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Inserito il - 01/03/2010 :  14:32:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Certe volte mi viene da pensare che uno degli attuali tratti caratteristici della comunicazione - tutti i tipi di comunicazione fra esemplari dell'homo sapiens sapiens - sia l'eccessiva attenzione verso colui che parla e la poca o punta cura di ciò che la medesima persona dice o ha detto.
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Generated in 0.08 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03