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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 06/10/2009 :  16:47:23  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
risi amari

[img]http://www.wuz.it/mm/3505/00249692_b.jpg[/img]


Leggendo il saggio di Masolino d'Amico, La commedia all'italiana (Il Saggiatore, 2008), alla luce di un presente ogni giorno più imbarazzante, non si può non vedere come il tipo dell'italiano oggi dominante era perfettamente pronto già negli anni cinquanta e già salamandra collaudatissima al tempo del mitico Boom. Come un virus transgenico e tenace, il mostro (nel senso di Dino Risi, 1963) si è rafforzato nel tempo, diventando aggressivo e sfacciato: ha smesso come un vestito inutile l'ipocrisia controriformistica di Alberto Sordi a favore dell'autocelebrazione pagana: il Gassman de Il sorpasso (Dino Risi, 1962).
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boboross
c.s. infuocato


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Inserito il - 30/10/2009 :  11:33:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Yale ( furioso ): Tu credi sempre di essre l'unico giusto, lo sai ?
Beh, ma siamo persone, siamo esseri umani , no ? Cosa credi di essere ? Dio ?

Ike: Io...io dovrò pure ispirarmi a qualche modello ?

Sceneggiatura di MANHATTAN, pubblicata da Rizzoli nel 1982, trovata frugando fra i libri in vendita al mercatino domenicale di Gorizia.
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 07/11/2009 :  20:33:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Parnassus

[img][img]http://liveforfilms.files.wordpress.com/2009/10/parnassusandmrnick.jpg[/img]




Quando, avrò avuto sette anni, vidi con mio padre in un cinema di Roma Bambi. Alla fine, quando uscimmo, guardai con occhio straniato il traffico, le strade, le luci delle case e delle insegne e mi chiesi: "Perché il mondo non è come lì dentro? Perché il mondo non è bello come Bambi?". E' una di quelle illuminazioni infantili che possono segnare di una ferita senza rimedio la vita... Hai voglia poi a curarti riconoscendo che il mondo è anche bellissimo così com'è, e che Dio non ha sbagliato la creazione. Ma un fondo di inquietudine e insoddisfazione resta sempre, e non c'è più niente da fare.

Io trovo nei film di Gilliam sempre quella stessa domanda struggente, e il suo cinena è per me il tentativo continuo - una tela di Penelope che il mondo senza posa disfa! - di salvare la bellezza che non solo non si sa più far nascere (siamo diventati troppi per la bellezza?), ma neppure riconoscere. E questo tentativo perenne di aprire oasi di colore e di libertà per la bellezza in quanto tale, di aver cura perché si tengano sempre aperti gli accessi ai canali spaziotemporali del fantastico infinito, è commovente. E, per noi che abbiamo perso l'alfabeto per questi doni, facile che cotanta profusione di bellezza ci appaia esagerata, come una cornucopia febbrile.

Tanto più che, anche se Gilliam conosce il segreto della grazia che mai farà pesare i suoi doni, è una cornucopia colta, perché la verià è che la freschissima bellezza è una ragazzina antica. Così c'è Alice nel paese delle meraviglie, e tutte le favole, Bosch e Bruegel, la pittura italiana e lo steampunk, e Il Maestro e Margherita (il diavolo di Tom Waits!)... con un tale gusto, una tale capacità musicale di tenere tutto insieme, un tale senso pittorico delle inquadrature, che ci si sorprende in continuazione.

"Troppe note!", come si sa, disse Giuseppe II all'esuberantissimo Mozart del Ratto del serraglio, e Gilliam lo sa così bene che questo è il suo rischio (quanti gliel'avranno detto?), che a un certo punto Heath Ledger lo dice del carrozzone del dottor Parnassus: "forse troppi colori...". Ma il rischio è proprio di questa esuberanza che non si vede come potrebbe mai placarsi. Non credo che si debbano guardare opere come queste domandandosi se siano perfette; questa è la domanda vendicativa e invidiosa degli accademici stenti e stinti. Non è la perfezione del bello che qui vieni a cercare, ma il caos caleidoscopico del sublime.

Modificato da - f.c. in data 08/11/2009 10:25:11
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nelson dyar
c.s. infuocato


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Inserito il - 08/11/2009 :  20:36:33  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://farm4.static.flickr.com/3246/2722521282_8487d15afa.jpg[/img]


"Chi vuol fare grandi cose deve pensare a fondo i dettagli."

P. Valéry
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boboross
c.s. infuocato


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Inserito il - 09/11/2009 :  08:25:03  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Mi pare una cità meridionale, quella della fotografia. Forse pugliese.
E' così ?

Modificato da - boboross in data 09/11/2009 08:25:28
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f.c.
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Inserito il - 09/11/2009 :  11:31:30  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Parnassus 2

[img]http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/parnassus-uomo-voleva-ingannare-diavolo-img-ombrello-nuvole-cineo.jpg[/img]


"Ora non ho spiriti a cui comandare, né arte da far incantesimi, e la mia fine sarà disperata a meno che non sia soccorso da una preghiera che sia così commovente da vincere la stessa divina misericordia e liberare da ogni peccato. E come voi vorreste esser perdonati di ogni colpa, fate che io sia affrancato dalla vostra indulgenza."
(W. Shakespeare, La tempesta)


Come nella Tempesta, c'è dunque un vecchio Prospero, mago e padre di una Miranda che dovrà anche lei sposarsi e aver figli e perdere il padre e il suo mondo di magie. E come nella Tempesta il mago accetta la fine della magia, che già covava nei pensieri della figlia, che da tempo avrebbe cambiato il mondo fantastico per quello borghese promesso da un catalogo di mobili. E questo appare del tutto inevitabile. Il mondo magico è solo come tramonto; è sempre ormai sul punto della sua fine, e gli spazi concessi sono quelli degli accattoni, perché in questo mondo inevitabile, un principe antico può vivere solo da straccione.
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nelson dyar
c.s. infuocato


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Inserito il - 09/11/2009 :  14:15:13  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://www.consequor.it/Link/Hieronimus_Bosch_IL_CONCERTO_NELL_UOVO_XVI_sec.jpg[/img]


Ho visto il film di Gilliam, la parola commovente è appropriata. Il mondo delle favole e quello della poesia (arte?) cedono definitivamente il passo a quello grigio e prosaico del futuro. Il passaggio dura già da qualche secolo, e s'accompagna, come molti simili, a requiem plurimi e necrologi quotidiani. Eppure è essenziale nel suo andamento psicoanalitico: l'innocenza che a detta di Cioran abbiamo perso con Freud illumina il film e la figura del padre di sarcasmo: anziano, ma immortale e onnipresente, è il motore della storia; si gioca la figlia con una scommessa, le nasconde la verità, manovra la sua vita di nascosto, è tutto sommato il rappresentante di uno statu quo che difficilmente libera la fantasia, tant'è che i sogni della figlia rappresentano proprio un passo avanti sulla strada dell'ordinario, piccolo borghese tramonto in tecnicolor. (Il diavolo impersonato da Waits è assai più accattivante nel porre dubbi e si direbbe il vero fautore del mondo fantastico grazie alla propria natura). Insomma: l'originalità è solo apparente, ma grazie ad un'ottima confezione il film è tutt'altro che scontato.

Per Bobo: non saprei, ho trovato l'immagine su flick, e l'autrice sembra sia russa...

Modificato da - nelson dyar in data 13/11/2009 17:41:56
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nelson dyar
c.s. infuocato


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Inserito il - 13/11/2009 :  13:42:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ucciso da un cliché


[img]http://tomas13.blog.kataweb.it/files/photos/uncategorized/2007/05/18/woody_allen.jpg[/img]


E' da lungo tempo che W. Allen ci delizia con le sue caricature di nevrosi freudiana personificate da una varietà di tipi, sempre riconducibili, come in una commedia dell'arte, a tre personaggi principali. Non manca praticamente mai l'intellettuale afflitto da una marea di fissazioni dovute alla sommatoria di quei pregiudizi che distinguono l'uomo colto dall'ignorante; c'è l'ingenua di turno, a volte sofisticata, a volte bellamente ignorante, ma sempre donna (femmina) e dunque anch'essa prigioniera dei propri sommovimenti tellurici e ormono-maniacali; infine la spalla, il più variabile dei caratteri, che può essere il caro amico, la mamma, lo psicanalista, dio.
Nonostante la fissità dei luoghi comuni di Allen, la sua verve ebraica gli infonde una fantasmagoria di storie e dialoghi tale da rendere quanto meno il costo del biglietto garantito (in fondo, da buon ebreo, non ama che si sprechino i soldi, nemmeno quelli altrui!) ma bisogna riconoscere che gli anni passano e Woody resta se stesso, continuando a sacrificare la qualità alla quantità. L'ultimo film, che lascia ben sperare all'inizio per una gustosa sparata in perfetto stile sado-consolatore si arena ben presto nella fretta del regista di concludere la storia senza troppa fatica di un'insolito intreccio, o con quel minimo di calma necessario per dare ai personaggi uno spessore tale da non renderli caricature senza rimedio. Purtroppo non accade: esigenze di lavorazione? Esaurimento delle trovate? Stanchezza? Capita a tutti di essere prigionieri di cliché; ad alcuni anche dei propri; però è un peccato.

Modificato da - nelson dyar in data 13/11/2009 17:42:39
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f.c.
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Inserito il - 14/12/2009 :  20:12:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
giochi dell'amore e del caso

[img]http://culturazzi.org/review/wp-content/uploads/2009/01/vicky_cristina_barcelona-cruz-bardem.jpg[/img]


Ieri sera visto Vicky Cristina Barcelona, giudicato tra i suoi leggerini, per non dire addirittura fatui. M'è venuto da confrontarlo col recentissimo Almodovar di Abbracci spezzati, ritenuto dai critici laureati invece tra gli ottimi. Per me, invece, senza possibile confronto: Allen conosce una musicalità, un ritmo, una leggerezza micidiale (per quello che ti sa dire dell'amore) inarrivabile all'altro. Ricorda non solo il Lubitsch di capolavori come Partita a quattro e Mancia competente ma anche il teatro delizioso di Marivaux, il Così fan tutte libertinissimo di Mozart e Da Ponte... ammirazione senza riserve.
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orlandogibbons
c.s. acquatico


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Inserito il - 05/02/2010 :  22:49:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
tutto il contrario di A single man, in questi giorni al cinema: una chicchera pettinatissima per shampisti e malgiogli: veramente imbarazzante osservare come il tocco di Tom Ford - in passerella così non convenzionale- di fronte al tema delle relazioni umane sia orgogliosamente bolso e bistrato: estetica da sciuretta col pot pourri tascabile in auto. Lentezza, giochini di prestigio, viscontismi irragionevoli sulla verità dei toni e degli sfondi, e tanti ti vedo e non ti vedo con claudiobaglioni in sottofondo. Cento volte meglio Wes Anderson che disegna film per musiche altrimenti mute
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orlandogibbons
c.s. acquatico


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Inserito il - 05/02/2010 :  22:56:54  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
pensate solo a Hotel Chevalier, prologo del Darjelling ltd. O alla presentazione dei personaggi in Royal Tenenbaum con il secondo movimento del quartetto per archi di Ravel.
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f.c.
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Inserito il - 06/02/2010 :  08:45:21  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
il tramonto del viale

[img]http://www.classicmoviefavorites.com/garbo/garbo20.jpg[/img]


Dopo il disastro dell’invenzione del sonoro, che ridusse a lungo il cinema a filmare “conversazioni” (Alfred Hitchcock), arrivò l’onta del colore, che disfò tutte le cose, e soprattutto i cieli e i volti delle belle donne, fino all’evidenza esagerata che è di ogni volgarità. Se l’eros è allusione e il porno evidenza, è chiara la strada inesorabile che il cinema ha preso da sempre…

Ha una sua bellezza vedere i film di adesso tenendosi al di qua di queste catastrofi. Come se il cinema fosse finito una volta per tutte coi baci tra la Garbo a Gilbert (La carne e il diavolo, 1927) e poi di nuovo con Non per soldi ma per denaro (1966, ultimo film in bianco e nero di Billy Wilder). Vedere i film di adesso come se davvero il cinema fosse diventato inesorabilmente sempre più “piccolo” (Gloria Swanson in Viale del tramonto, 1950).

I kolossal in cinemascope degli anni sessanta furono il delirio abnorme di una compensazione che sul momento giustamente fallì. Presto però arrivò la “Nuova Hollywood” (Coppola, Lucas, Spielberg…) e insegnò a tutti come si doveva fare. Ormai dilaga la droga dei nuovi effetti speciali: dal bullet time, al motion capture, al 3d… Questa corsa senza fine verso la “realtà”…

“Col passaggio dal muto al sonoro, e poi al colore, al tridimensionale e all’attuale gamma degli effetti speciali, l’illusione cinematografica è sparita via via che la performance si realizzava. Non c’è più il vuoto, non c’è più l’elissi, non c’è più silenzio. Più ci si avvicina a questa definizione perfetta, a questa perfezione inutile, più si perde la potenza dell’illusione” (J. Baudrillard, Il delitto perfetto, 1995).

A riprova: non c’è niente che invecchia tanto rapidamente come appunto gli effetti speciali, mentre il volto di Lauren Bacall… Che poi il tempo di questa morte infinita sia costellata di capolavori, non smentisce affatto questo punto di vista apocalittico, la sua struggenza, la sua innamorata consapevolezza. Si ama Kubrick e Eastwood e Scorsese e i Coen e tanti altri riconoscendo con gratitudine sotto l’inganno del presente l’ostinarsi dei segreti antichi, che ogni tanto possono permettersi perfino di ostentare (Changeling, Segreti di famiglia, L’uomo che non c’era…): il muto, il bianco e nero, certi movimenti di macchina, certi attacchi di montaggio: infinite e anche infinitesimali allusioni a quell’immenso che il pubblico non ha da sapere, e che è il linguaggio segreto che sostiene il presente migliore.

Modificato da - f.c. in data 06/02/2010 08:47:35
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f.c.
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Inserito il - 06/02/2010 :  10:45:01  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
post scriptum, pro sex

[img]http://www.ilcinemante.com/foto/new/31_4.jpg[/img]


Che ogni arte si nutra anche di una sua misteriosa riottosità al reale, e che anche nella mimesi più smaccata si esiga una propria sacra distanza, lo dimostra proprio il porno, che non vuole l'Alta Definizione: sapendo bene che non è così reale la sua realtà.

Modificato da - f.c. in data 06/02/2010 10:45:17
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 11/02/2010 :  07:00:05  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
non

[img]http://www.brianrose.com/journal/blanchett.jpg[/img]

"Io voglio il caos, non so se il caos vuole me."
(Io non sono qui, di Todd Haynes, 2007)
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 20/02/2010 :  15:03:01  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
persistenti omissioni

[img]http://www.premiere.com/var/ezflow_site/storage/images/list/20-hottest-sex-scenes-of-all-time/11.-blow-up-1966/44727-1-eng-US/11.-Blow-Up-1966_imagelarge.jpg[/img]


Bertolucci, e non ricordo chi altro, si è indignato perché, per un film tedesco sul famigerato Jüd Süss l'ebreo, son venuti fuori vecchi scritti fascisti e antisemiti di Michelangelo Antonioni. I quali esistono. Per puro caso, letti poco fa in quel libretto del 1962 che ho già citato in uno dei tanti forum, Il cinema, la carne e il diavolo di Claudio Quarantotto. Ormai il Maestro, dopo lunga vecchiaia, è al di là delle nuvole. Avrebbe però avuto tutto il tempo, magari senza un grido, di ricordare l'avventura del deserto nero, di quella notte, magari non più di un'eclisse, della ragione. E' pur vero che non lo fece nessuno (Soldati, Zavattini, Rossellini, Chiarini...) neppure qui in Italia. Non furono solo i tedeschi come Heidegger a cucirsi la bocca. In ogni caso, come rimproverare la professione a un reporter?
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Generated in 0.06 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03