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 PSYCO-ANALYSIS
 riassunto (dal forum su "cinema")
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tamer
c.s. alato


101 Messaggi

Inserito il - 03/06/2004 :  19:38:26  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Orfelin! sono magnifici questi tuoi ultimi messaggi pschicosi! dai riflessi valdugani su su risalendo a ritroso sino alle latrine libidose... una frase, l'ultima di Grr.. Grr.. Frr... Frr è da un'oretta che sta scandagliando i recessi miei verminosissimi... diomio, ma è devastante! ...bisognerà pur tornarci prima o poi...

(...anzi, eccola qui:

Solo la vittima è crocifissa all'istante che satura tutto il tempo, ma proprio per questo sta fuori dall'ascolto di ognuno.

perdonatemi la ripetizione, ma col semplice riscriverla invito me, e tutti noi, a respirarne il monito, siccome esichia imporrebbe nella preghiera del cuore...)

...oh, poi, già che siamo qui... a proposito di certo Io, che mai una volta si assentasse dalla stanza per un cappucciono-cornetto al bar, mai! ecco, a proposito di quell'odiosetto, mi permetto trascrivere qui dei versi di Patrizia Cavalli (Poesie, 1999) che son capitati sott'occhioo nel bel mezzo d'un combattimento interiore.


Esseri testimoni di se stessi
sempre in propria compagnia
mai lasciati soli in leggerezza
doversi ascoltare sempre
in ogni avvenimento fisico chimico
mentale, è questa la grande prova
l'espiazione, è questo il male.


[url]http://dept.kent.edu/museum/exhibit/toledo/bibite300.JPG[/url]
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gabrilu
c.s. alato


88 Messaggi

Inserito il - 03/06/2004 :  21:32:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

PUNTI ESCLAMATIVI


Ed ecco a voi, siore e siori, un piccolo stralcio tratto dalla seconda delle lezioni tenute da Amos Oz in Germania, all'Università di Tubinga nel 2001 e che avevano come tema principale il fanatismo .

Ero indecisa se metterlo in "Guerra", o "Cosa stiamo leggendo" ma poi sono capitata qui e mi pare che anche qui ci stia proprio bene...


Il senso dell'umorismo è un'ottima terapia. In vita mia non ho ancora visto un fanatico dotato di senso dell'umorismo, e non ho nemmeno mai visto una persona dotata di senso dell'umorismo diventare un fanatico, a meno di non perdere il senso del'umorismo. I fanatici sono spessissimo sarcastici. Alcuni di loro hanno un profondo senso del sarcasmo, ma niente spirito. L'umorismo implica la capacità di ridere di se stessi. L'umorismo è relativismo, è la facoltà di vedersi così come potrebbe vederti il prossimo; è il rendersi conto che, a prescindere da quanto tu sia retto e da che torti tremendi tu abbia subito, esiste immancabilmente un risvolto che è un poco buffo.
E che più sei integerrimo, più buffo diventi


[img]http://www.feltrinelli.it/fs/cover/im/1/88-07-84042-1.jpg [/img]



(Amos Oz, Come guarire un fanatico. L'oltranzista è un punto esclamativo ambulante. In "Contro il fanatismo" , Feltrinelli, maggio 2004)

gabrilu
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orfano sannita
c.s. infuocato


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Inserito il - 07/06/2004 :  20:49:58  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Kill B.


Per motivi indipendenti dalla mia più profonda volontà (la tesi di laurea!) tanti anni fa rosicai come un topastro diligente e livoroso l'opera omnia di Benedetto Croce.
Miriadi di volumi Laterza: filosofia, storia, letteratura, politica, e stravaganze varie... per di più, alla fin fine, con una certa ammirazione progressiva, soprattutto per il teorico della storiografia - che avrebbe dovuto poi essere (quale fallimento!) il mio campo essenziale...

[img]http://www.rtsi.ch/prog/images/Trasm/70rsi_benedetto_croce-b.jpg[/img]


...poi c'era una faccenda di amore per vaso comunicante, nel senso che allora veneravo Thomas Mann, che con don B., quale campione italico dell'Europa Liberale, s'intendeva al limite dell'affinità elettiva, per cui...

...detto ciò, ora però, dopo un secolo, e guardando anche la giusta autocelebrazione dell'Europa nata dal D-Day (e da Stalingrado...) mi sbocca fuori verso cotanto genio un conato di stizza nera, perché, insomma, don B., avrà capito una gran quantità di cose, ma sempre da dentro un'incomprensione totale e imbarazzante di sé e del suo tempo!...

[img]http://www.bibliopolis.it/croce.jpg[/img]


...provate a leggere i suoi saggi in "Poesia e non poesia" (già il titolo...): non ne indovina una: che scriva di Leopardi, di Pascoli, di Baudelaire, di Dante è un disastro. Mettici accanto le pagine di Garboli, Auerbach, Severino, ecc., e la cosa diventa definitivamente imbarazzante (mentre Gentile, ad esempio, su Leopardi, continua a dire "cose" e non a manifestare sintomi)...

...insomma, e per farla breve, uno che credeva che in letteratura il top fosse Carducci (e andate a dare un'occhiata a cosa propinavano i suoi volumi della "Letteratura della Nuova Italia"!...), e in storia che il fascismo fosse stata una parentesi, dopo la quale si poteva ricominciare come se non fosse successo nulla (eccola, la dinamica del nevrotico che se la cavicchia col principio di realtà a forza di grandiosamente animalesche rimozioni travestite da Logos!)... ecco, tutto questo mi fa dire: ah! don B. sul lettino del dottor Freud! quale stupenda Occasione Mancata mancata!

[img]http://www.thelema-spf.org/immagini/divano_freud.jpg[/img]


...ora il tempo s'è presa la sua vendetta: malgrado le riedizioni Adelphi, il corpus immenso del Nostro è stato risucchiato fino al bordo del gorgo del Niente (e cioè biblioteche, centri studi, cattedre, accademie, ma nulla più...) e ne è rimasto, per di più come uno slogan da politicanti, quel "perché non possiamo non dirci cristiani" - titolo d'un saggio che ha preso subito il posto del saggio stesso, che infatti ormai nessuno legge...

[img]http://www.pontaniana.unina.it/img/croce.jpg[/img]


...metto la cosa in "psicoanalisi" perché quella crociana è una patologia che mi manda fuori dai gangheri: guarda caso, mi ricorda mio padre... per cui è chiaro che qui, ben più che di Croce, sto mettendeo impudicamente fuori visceracce mie... in ogni caso, per me, quella crociana è un tipo di patologia gravissima: quella veterotestamentaria della convinzione del controllo, della padronanza del giudizio, della convinzione patetica della Spiritualità delle proprie idiosincrasie, che i propri sì e no siano i Sì e No della Logica del Mondo... ecco, questo catastrofico monolito dell'Ottocento spostato di secolo che continua a pontificare su tutto e su tutti,
a me ricorda tanto il patetico insopportabile fratello dello zio Vanja cecoviano, e io, come zio Vanja, ogni tanto gli tiro qualche colpo sghembo di rivoltella (anche se poi torno a snocciolare i piselli)...


[img]http://www.euroagrumi.it/it/qualita/images/piselli_conf200.jpg[/img][img]

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m.c.
c.s. infuocato


159 Messaggi

Inserito il - 09/06/2004 :  14:42:15  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
citazione da orfano:" per me, quella crociana è un tipo di patologia gravissima: quella veterotestamentaria - ??? - della convinzione del controllo, della padronanza del giudizio, della convinzione patetica della Spiritualità delle proprie idiosincrasie, che i propri sì e no siano i Sì e No della Logica del Mondo... ecco, questo catastrofico monolito dell'Ottocento spostato di secolo che continua a pontificare su tutto e su tutti, "
Mi pare di ricordare che nel precedente forum (quello azzurrino)invitavi a leggere "lelimpide pagine" di Croce, francamente non mi viene in mente a quale proposito, forse sul senno del poi.
Odio e amore? In effetti succede spesso.
In merito alle considerazioni di boboross su Brodsky e Manganelli autori "freddi", in mancanza di chiarimenti da parte dell'interessato mi azzardo ad interpretare il suo pensiero nel senso che per lui sono scrittori che comunicano più per concetti che per forza espressiva. Forse lo annoiano?
Ma naturalmente è tutto molto soggettivo.
Un saluto a tutti.m.c.
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orfano sannita
c.s. infuocato


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Inserito il - 10/06/2004 :  13:46:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Fare i compiti
[img]http://www.opdebeeck.com/afbeeldingen/karikatuurschetsen/large/kafka.jpg[/img]


"Due compiti per iniziare la vita: restringere il tuo cerchio sempre più e controllare continuamente se tu stesso non ti trovi nascosto da qualche parte al di fuori del tuo cerchio."
(F. KAFKA, Aforismi di Zurau)


...ecco, questa frase meravigliosa, che per me scava dentro una dei Diari Intimi di Baudelaire ("La giovinezza è l'età della dispersione, la maturità della concentrazione"), cade a fagiolo anche qui... è chiaro che ancora una volta sono fuori del mio cerchio... che dico e disdico, che nel forum azzurrino c'è un ex-me che contraddice me... né c'è mai pace.
Grazie a m.c. che ricorda.


[img]http://www.bela1996.de/literature/images/kafka-tagebuch.jpg[/img]
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orfano sannita
c.s. infuocato


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Inserito il - 14/06/2004 :  18:31:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il principio di Quack!



L'amico esperto di psico-campi, un giorno mi spiegò:
"Di fronte al primo catastrofico "No!" - l'Edipo! - o diventi pazzo, o diventi nevrotico. Se quel "No" è per te talmente insostenibile da doverlo addirittura negare e rimuovere del tutto, addio principio di realtà!... così diventi megalomane, autoreferenziale, infantilmente egocentrico, ecc....

[img]http://www.ultrazine.org/ultragallery/ziche.jpg[/img]


...Se invece quel "No!" che ti dice per la prma volta la vita, è il trauma che da allora imparerai a elaborare (tutta la dinamica, appunto, che dal principio di piacere ti porta al principio di realtà, con tutti i complicati labirinti doverosi per la sublimazione), allora diventi nevrotico: perché la negazione al sesso della madre non è mai qualcosa di assorbibile senza dolore e senza residui... da lì strategie di adattamento al dolore, e, cioè, nevrosi.

[img]http://www3.telus.net/rojay/WVanHornDonald1.jpg[/img]
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orfano sannita
c.s. infuocato


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Inserito il - 19/06/2004 :  11:18:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
I regali di Circe


[img]http://www.maggioregam.com/images/opere/savinio.jpg[/img]


Ulisse, anche per gli psicoesperti d'adesso, è il mito buono per l'uomo compiuto. Il quale non è un uomo banalmente intero, un Achille invulnerabile, ma un uomo che sa vivere le proprie fratture tragiche e inconsolabili. Egli è infatti l'uomo che muore due volte.

Entrando nell'Ade da vivo, da vivo muore una prima volta. Muore perché vede la nullità evidente della morte; e la vita che gli resta, non più aleatoria, non più leggera, tanto meno eroica, vista da quel regno del niente che ogni cosa aspetta, non sarà più la stessa.

[img]http://www.italica.rai.it/principali/argomenti/arte/savinio/dx1.jpg[/img]


Non solo l'Ade dei fantasmi è irraccontabile, ma rende irraccontabile tutto il resto della vita. Ulisse da allora non avrà più parole giuste per i suoi compagni; i quali infatti, all'inizio, non comprendendolo più, sospetteranno di lui; poi gli disobbediranno sfrontatamente, perdendosi. Perdendosi senza poter capire perché. Della loro perdita Ulisse non potrà mai giustificarsi; solo Laerte lo salverà dalla vendetta dei loro parenti.

Ulisse dopo l'Ade conosce la sventura di Cassandra: sapere il futuro che incombe, ma non poterlo dire se non provocando l'effetto contrario del buon avvertimento: invece di far schivare il pericolo, spingere le persone care a precipitarvisi ancora più decisamente dentro.

[img]http://www.italica.rai.it/principali/argomenti/arte/savinio/dx2.jpg[/img]


Tutto questo sarà sempre troppo per un uomo solo. Ulisse è salvo per le sue protettrici ambigue - ambigue perché a metà tra vita e morte, dèi e inferi, amore ed egoismo: Atena, Calipso, Circe. Senza di loro, Ulisse sarebbe divenuto solo un morto tra i tanti. E cioè un incompiuto.

Ulisse dovrà allora custodire il segreto della prima morte? quella che gli ha fatto abbracciare il nulla del fantasma della Madre, e sentire da Achille quale Niente sia il Regno della Morte? Dovrà ricomporre una vita, celandone la verità più segreta e abissale?

Nell'Ade, la Madre di Ulisse gli dice: "Osserva tutto questo per poterlo raccontare alla tua donna". Sarà Penelope allora la sola - non il padre, né il figlio! - perché solo lei sorella del lato buio e mortale di Ulisse? e così del suo stesso lato buio e mortale?
Di questi dialoghi tra Penelope e Ulisse, com'è giusto, non sappiamo nulla.

(Ma questa storia non è una linea semplice e diritta, ma solo necessaria. Dopo l'Ade, Ulisse dà ordini ai suoi compagni subito incomprensibili (il passaggio davanti alle Sirene!). Ma anche a Itaca, Ulisse lascia Penelope per ultima a sapere, e lei ne resterà offesa.)

[img]http://xena.webz.cz/HSouvis/Odysseus.jpg[/img]
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orfano sannita
c.s. infuocato


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Inserito il - 22/06/2004 :  08:23:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Le falsità sincere


[img]http://isd.canberra.edu.au/special/art/images/rembrandt-detail3-s.jpg[/img]


Massimo Cacciari, sul "Corriere" di oggi, a proposito di Ulisse secondo Dante:

Certo, non è quello di Enea il suo «volo». Enea - e Paolo... e Dante! - sono chiamati. L’eroe nella sua virtù viene, invece, da solo. Ma non basterebbe questo a condannarlo. Che cosa ne impedirebbe il «riscatto» come per Traiano? Soltanto la sua estraneità all’idea provvidenziale dell’Impero? La ragione non può essere che filosofico-teologica. E questa consisterebbe - si è detto e ripetuto - nell’intreccio di due ordini di motivi: da un lato, Ulisse ignora la pietas virgiliana; non reca il padre sulle proprie spalle, non riconosce «portante radice», come Enea; nessun «debito amore» lo trattiene.

Mentre Enea va, per quanto «invitus», alla Casa destinatagli, Ulisse abbandona la propria, anzi: neppure vuol farvi ritorno. D’altro lato, egli sarebbe proprio simbolo di amore «inordinato», poiché ignora come per «removere viventes in hac vita de statu miseriae ad statum felicitatis» ogni forma di umana sapientia sia essenzialmente impotente e la «caccia» della ricerca debba essere superata in quel «stare» fermo della contemplazione, che, «al sommo», Bernardo figura.

Sono motivi molto seri - ma davvero fino in fondo convincenti? Non potremmo dire che è chiamato ad abbandonare tutto anche il pellegrino cristiano? Forse che la pietas del contemplante si esprime nel restare presso il focolare con Penelope?

E poi perché il peccato di Ulisse dovrebbe avere a che fare con la sua impotenza a «sormontar di sopra» a sua «virtute»? L’«ultimo» dantesco sono duo Ultima. In sé il fine terreno, l’accordo tra vita teoretica e ricerca del Bene comune, è perfetto come quello ultraterreno, solo grat ia godibile. E Ulisse non naufraga alle porte del Paradiso, ma a quelle del paradiso terrestre! È dunque ad philosophiae portum che la sua esperienza e la sua virtù non sanno condurre. È la sua filosofia a «peccare».

(...)
Ulisse è un fraudolento, un cattivo consigliere perché fraintende i documenta philosophica . Non è l’Ulisse dell’inganno del cavallo! L’Ulisse del raggiro, della mera calliditas non riveste alcun interesse per Dante. Ma come? Non inganna anche lui i pochi compagni che lo avevano seguito fino al Limite? Non li «seduce» da autentica Sirena con la sua orazione, col suo straordinario, scolpito breviloquio? Non li raggira apparecchiando per essi la sventura?

Ingannare implica mentire, conoscere la verità e mascherarla, offrire un dono che si sa essere morte. L’Ulisse della Stella di Dante, invece, pronuncia ai suoi faccia a faccia ciò che sa e che vuole, nulla nasconde loro di ciò che sa e che vuole. Né li inganna su quanto li attende oltre «quella foce stretta»; non li sprona a seguirlo in vista di altre terre e altre esperienze «degli vizi umani e del valore». No, il «sempre oltre» che li ha incitati ad andare si volge ora al «mondo senza gente». Nulla più troveranno. A inabissarsi sono chiamati. E la Montagna che insorge improvvisa e che non potranno toccare non era in alcun modo la méta prefissa.

Dunque, Ulisse non inganna, se non in quanto nel suo ardore si inganna; è il suo essere che lo porta al naufragio. La sua alta retorica, capace «quae falsa sunt vera ostendere» (Gregorio Magno) convince lui stesso, prima di qualsiasi altro; è la filosofia che la muove a essere «inventor scelerum».


(Ulisse che inganna sinceramente e quindi efficacemente: qualcosa del genere come una delle caratteristiche prime del leader politico, secondo Max Weber).
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orfano sannita
c.s. infuocato


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Inserito il - 29/06/2004 :  18:19:44  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il giro a vuoto, ovvero: del Problema Cicciottello


(A reveilvie
che scrive - in altro forum -
di Amleto)


(...può accadere - ora lo so - che il problema si faccia il intrepido, e decida di affrontare il giro sempre più incerto e ansioso di tutte le soluzioni possibili. E può accadere che tutte si rivelino non solo sbagliate, ma perfino inabitabili. - E che, non potendo crederci, il problema provi a fare un secondo giro, pensando di aver forse trascurato il punto essenziale che avrebbe offerto libertà dal suo peso sempre più intollerabile. - E naturalmente può accadere che anche questo secondo giro, ancora più scrupoloso e complice di tutte le soluzioni possibili, comprese le più capziose e strampalate, non porti a nulla di buono.

(...il problema allora cercherà, come Maria e Giuseppe respinti da tutte le case di Betlemme, una grotta qualunque dove passare la notte: ma non è detto che la trovi, o che anche da quella non venga cacciato, come se fosse un accattone sporco e bugiardo.

(...ma intanto è accaduto questo: che non solo nessuna soluzione avrà avuto un qualche effetto buono sulla natura dolorosa del problema; ma che, come se tutte le soluzioni possibili non fossero che gabbie spinose e strette, ognuna, prima di fallire, avrà lasciato ancora più dolorante la carne del problema.

(...così, ciò che chiamiamo il problema, resta nel corso del tempo non solo intatto, ma ulteriormente sgraffiato e tumefatto dalle stesse soluzioni a cui ha provato, perfino come un cane bisognoso di padrone, a sottoporsi.

(...esistono problemi, infatti, che sono solo la strage delle loro soluzioni - anche se è sempre il problema, alla fine, il pezzo di carne più tumefatta.


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tamer
c.s. alato


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Inserito il - 01/07/2004 :  16:20:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
rase al suolo tutte le mie scarse certezze pregresse, questo l'effetto del brano -direi pressoché sconosciuto - che sto per trascrivervi... altro che morte dell'Io e di Dio...

[img]http://expositions.bnf.fr/chine/expo/images/img/c024det.jpg[/img] [img]http://expositions.bnf.fr/chine/expo/images/img/c028det.jpg[/img]

...l'io non è il corpo destinato a morire e rimutare senza tregua, il quale è mio, non è me. Io non è nemmeno la mente, il flusso di pensieri e di immagini, che cessa di operare nel sonno. Forse raggiunge l'io chi si dedichi allo yoga, cui arridano l'illuminazione e la beatitudine? No, perché l'una e l'altra si possono tacciare d'essere transitorie illusioni. L'io è qualcosa di sempre presente, non è qualcosa di lontano, da raggiungere. è simile piuttosto all'ombra immancabile, basta accorgersene. è simile allo specchio che include ogni apparizione, allo spazio che comprende ogni realtà, si situa tra sonno e veglia, fra un soggetto e l'altro ed è semmai ciò che porta verso gli oggetti. Non ha forma, sapore, suono, gioia, dolore, non è né il conoscente né il conosciuto, è il conoscere.


Elémire Zolla, L'uomo perfetto nel 2030, dal testo della conferenza presso la Società Cultura Italiana, Milano 16 Marzo 1990.
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tamer
c.s. alato


101 Messaggi

Inserito il - 02/07/2004 :  08:32:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Categorie di Imperativi

[img]http://expositions.bnf.fr/portraits/expo/images/241/102.jpg[/img]

...leggendo un magazine di cosmetici mi è spuntato improvvisamente un dubbio sulla fronte: il fatto che una cosa sia inevitabile non significa per questo sia anche incriticabile: capire non è accettare.

...ma allora, scusate, come la mettiamo con il vecchio e carezzevole Spinoza: se comprendi la Necessità di una cosa, non puoi non essere d'accordo con essa, accettarne le conseguenze?
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f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 02/07/2004 :  09:37:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
La mosca al naso

[img]http://www.aprweb.org/graphics/blakebig.gif[/img]


..."il vecchio e carezzevole Spinosa" credo mandi in sollucchero molti psico-analizzatori, essendo loro come di Baruch il peccato dell'ottimismo: la superstizione, insomma, che tutto abbia un senso. Addirittura una logica. Nei casi più estremi (Hillman!) una provvidenzialità!

Mentre il mondo non è antropomorfo: e l'uomo men che meno.

Sarà spiacevole al fondo (ma di questo si potrebbe discutere) ma l'esercizio di immaginarsi quale metafisica possa elaborare un maialino nato in allevamento per prosciutti mentre il nastro trasportatore lo porta al macello, ci renderà meno o più spinosi di Spinoza?

[img]http://www.ucalgary.ca/~elsegal/J_Transp/Nebuch.GIF[/img]


Torno sulla mia recente fissazione: Baruch e Freud tra gli infiniti che cercano di usurpare con una soluzione il posto del problema? - E del resto a ragione! Ah, la soluzione!... lenitivo e balsamo che, come pensava pratico Jung, non è importante che sia vera al cospetto dei vari gradi del Trubunale della Ragione, ma che funzioni all'altezza dei visceri riottosi e delle straniatissime sinapsi dell'"animale non stabilizzato" (Nietzsche)!


Leggo infatti, in Spinosa - e trasecolo d'invidia - che "Il Pensiero è un attributo di Dio"... il che non toglie che ai gelidi neurologi del XXI sec. questo genio piaccia, e giustamente, e molto più di Cartesio!... uno che già sapeva che "La mente non conosce se stessa se non in quanto percepisce le idee dalle affezioni del Corpo"!...

Leopardi sottoscriverebbe al volo.

...e, sarà proprio che verso questo stiamo precipitando con il prossimo n. 8 del c.s., ma io leggo nel messaggio di Tamer proprio un'affezione leopardiana: questo concepire come criticabile l'Inevitabile!... fa tanto intrepido Islandese al cospetto della donna mezzo terribile e mezzo bella, perbacco!...


[img]http://www.inter-art.com/images/bilder/op/7563.jpg[/img]
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topsy
c.s. alato


99 Messaggi

Inserito il - 02/07/2004 :  15:32:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Arrosti Pazienti


e infatti per Bacco, e per Iacchos, l'inghirlandato di bosco... beato Tamer che crede di farcela, e dunque, risultando "le cose sono, perché Io penso e credo che così siano" - spinozianamente (ma in senso diverso) ce la fa... Topsy pende da ben altri alberi di sconsiderata consapevolezza...

...crede infatti non sia dato criticare l'Inevitabile, e non già perché tanto la Necessità si farà comunque beffe di noi, vibrando il mento ben oltre i nostri gemiti, e tirando poi dritto... no no, semplicemente perché far le mostre di accettare passivamente il don de rien comprendre, accogliere la mannaia che cala giù dritta, senza cigolio - ecco, un simile Accettare è sempre, pur nel paradosso, la più ribelle espressione di coscienza vigile, invitta porosità, trangugiar la vita senza bagnarsi! Dissimulando in tal modo, siamo infatti poi noi, sì proprio NOI, a scantonare Ananke - che tale è solo per sé - barando nientemeno che sul tavolo pubblico delle sue stesse regole: le non-regole.

Che cosa imparò Eracle a Eleusi non si saprà, finché i misteri restano misteri. Ma quel che imparò doveva servigli a penetrare nel regno dei morti; e ancor più a uscirne. Non diede però mostra di alcuna conoscenza. Forse gli insegnarono a non stupirsi. Non è questo un iniziato? a cosa mai ci si inizia se non ad accettare? e accettare senza opporre resistenza alla morte che ti sorvola, fu forse il segreto insegnatogli per tornare vivo. (Ginevra Bompiani, l'illusione, da la Stanchezza)
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orfano sannita
c.s. infuocato


308 Messaggi

Inserito il - 06/07/2004 :  11:10:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Amleto negli inferi (delle fragole)


...che non è - ahimè - Eracle, non avendo più la "misura" della sopravvivenza...

La dismisura della sofferenza psichica fa allora ripensare alla vecchia idea delle nonne: che le turbe psichiche siano i lussi dei sani? Come le allergie: un BISOGNO di malattia che fa subire come un veleno ciò che non lo è affatto - l'allergia è la malattia che massacra il corpo lì dove non c’è nulla che dovrebbe ammalarlo - come se il corpo esigesse comunque il suo Quantum di malattia!... - E del resto per quanto falso sia, di quel non-veleno si muore realmente attossicati. - Siamo animali condannati ad essere aggressivi verso un reale o ipotetico qualcos’altro; e il nostro stesso “equilibrio” presuppone la guerra contro qualcosa, un rancore perenne da città assediata e - a nemico debellato (affrancamento dai bisogni, libertà, ecc.) - assediata dall’interno?...

("...e quindi il vivere è di sua propria natura uno stato violento. - Forse." G. LEOPARDI, "Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare")
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orfano sannita
c.s. infuocato


308 Messaggi

Inserito il - 13/07/2004 :  07:12:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Uno o due?
(uno & due?)

Uno
"Siamo liberi quando i nostri atti emanano dalla nostra personalità tutt'intera, quando l'esprimono, quando hanno con essa quell'indefinibile somiglianza che si trova talvolta fra l'opera e l'artista." (H. BERGSON, "Saggio sui dati immediati della coscienza")

Due
"Quando le energie terrestri, soggette alla necessità di quaggiù, sono le sole ad alimentare i nostri atti, noi non possiamo fare e pensare che il male." (S. WEIL, "L'ombra e la grazia")
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Generated in 0.28 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03