Home | Profilo | Discussioni Attive | Utenti | Download | Cerca nel web | Cerca | FAQ
Nome Utente:
Password:
Salva Password
Password Dimenticata?

 Tutti i Forum
 Extra-vaganze
 Uno spazio "senza tema"
 "open space"... il diario non segreto
 Nuova Discussione  Rispondi
Pagina Precedente
Autore Discussione Precedente Discussione Discussione Successiva
Pagina: di 10

o_cugino
c.s. infuocato


132 Messaggi

Inserito il - 24/09/2009 :  23:06:23  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

...amici...

[img]http://eaglesnake.altervista.org/_altervista_ht/La_fonte_eterna.jpg[/img]


Il ritardo, dovuto ad un momento di incapacita', ma non per dimenticanza dei fatti, che ho ancora vivissimi e precisi. Purtroppo quando la mente si riavvolge su se stessa e tutto si confonde accartocciandosi, allora il giorno sembra la notte e viceversa, e benche' il ricordo della mia storia rimanga intatto, non posso raccontare e scrivere nulla. Non resta che aspettare l'alba, che l'istante passi, quando le cose tornano al loro posto, almeno parzialmente, o per quel che e' necessario.


Arrivarono dove la campagna finiva per lasciar posto al boschetto delle tremule, la strada gia' da un po' non era piu' asfaltata e non vi entrava, ma faceva il giro per costeggiarlo, dall'alto si sarebbe visto una linea bianca che segnava il confine della campagna. Allora A. parcheggio' l'auto da un lato, su un praticello liscio, appena tagliato, e i nostri amici scesero per proseguire a piedi, addentrandosi nel bosco. Camminarono per un po', poi incontrarono e attraversarono le betulle e infine giunsero alla riva del fiume, costeggiata di salici, che avevano i rami lunghi e piegati fino a sfiorare l'acqua limpidissima e fresca, come se volessero proteggerla dagli sguardi indiscreti. L'acqua scorreva senza argini sporgenti, infatti dalla sua sponda bastava semplicemente piegarsi per poter immergere le mani nella corrente, poiche' era allo stesso livello del terreno del prato circostante i salici, che i nostri amici stavano calpestando. Quel posto aveva qualcosa di irreale, forse perche' appariva troppo bello e perfetto per non esserlo. Oltre i salici che sull'altra sponda costeggiavano il fiume cominciava la foresta di pini neri che risalivano lenti la grande montagna sulla quale erano posati, cosi fitti che si poteva tranquillamente pensare che il suo interno fosse sempre nella semioscurita', perche' nessun raggio del sole sembrava arrivare fino al suolo, si fermava sui rami, creando un gioco di inquietanti ombre che trasmetteva la sensazione di qualcosa che fosse vivo, la foresta era la pelliccia scura e sconfinata di una qualche immane e misteriosa creatura che dormiva respirando tranquilla, consapevole della sua forza immensa, guai se si fosse svegliata. A. ed amici risalirono il fiume lungo la sponda, seguendola sempre camminando sull'erba, tra i salici e nel silenzio di quel posto solenne, il silenzio di tutti i luoghi dove si sente la grandezza e l'immensita' della natura, evidenziando ancora meglio la piccola ed insignificante essenza dell'uomo, capitato per caso in una cattedrale non costruita per lui, in cui e' un semplice estraneo intimidito. Infatti i nostri amici, senza essersi accordati tra loro, istintivamente parlavano pochissimo, con un filo di voce come per non disturbare, o meglio ancora, forse per non rischiare di svegliare la solennita' del posto, cosi la loro passeggiata prosegui' nel loro quasi totale silenzio, pochissime parole, anzi piu' sussurri che parole. Il fruscio leggero della corrente che scorreva sfiorando le sponde e tra i salici era l'unico suono, la voce del fiume che parlava, senza che alcuno di loro riuscisse ad afferrare minimamente il senso delle sue parole. Mentre camminavano proseguendo il loro cammino si accorsero che orologi e cellulari avevano smesso di funzionare. Finche', in un tempo non piu' definito, giunsero dove l'acqua sgorgava direttamente dalla montagna formando un piccolo laghetto, era la sua sorgente.

E qui purtroppo mi devo fermare di nuovo, ho appena finito le sigarette, non so che farci, ma so che fare, esco e vado al bar che conosco, a far rifornimento, poi pero' resto li.


Torna all'inizio della Pagina

boboross
c.s. infuocato


397 Messaggi

Inserito il - 28/09/2009 :  09:25:42  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
<< Al sopraggiungere della sera due sconosciuti si incontrarono negli oscuri corridoi di una galleria di quadri.Con un leggero brivido uno di essi disse:
- Questo posto è sinistro. Lei crede ai fantasmi ?
- No -rispose l'altro - E lei ?
- Io si - disse il primo e scomparve. >>

G.L. Frost- Memorabilia 1923


Potenza della fede in qualcosa
Torna all'inizio della Pagina

boboross
c.s. infuocato


397 Messaggi

Inserito il - 28/09/2009 :  09:27:02  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
<< Al sopraggiungere della sera due sconosciuti si incontrarono negli oscuri corridoi di una galleria di quadri.Con un leggero brivido uno di essi disse:
- Questo posto è sinistro. Lei crede ai fantasmi ?
- No -rispose l'altro - E lei ?
- Io si - disse il primo e scomparve. >>

G.L. Frost- Memorabilia 1923


Potenza della fede in qualcosa
Torna all'inizio della Pagina

f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 18/11/2009 :  15:48:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
sogni
[img]http://dcairns.files.wordpress.com/2009/09/6266420_82274ec03f.jpg[/img]


Non ho mai trovato qualcuno, tra i professori dell'onirico, che come me sia stupito soprattutto dalla bellezza e dalla straordinaria precisione artistica di un sogno. Cos'è che permette a una mente addormentata di liberare visioni così accurate e del tutto impossibili da ridurre al semplice patchwork di frammenti di memorie diurne: volti e corpi fino al minimo dettaglio di persone mai conosciute, città fantastiche, portaerei volanti, nuvole sotto i piedi, voli tra le galassie, abissi che si aprono nella terra, mostri e angeli?... con una sapienza cromatica, una perfezione di disegno, una cura del dettaglio: cosa c'è in noi che è capace di una cosa così grande?

Il problema del sogno è sempre stato ridotto a quello della sua interpretazione, dove interpretazione è la riduzione di una serie infinita di suggestioni a significati relativamente semplici criptati in maniera per lo più estremamente oscura. E questa euforia estetica, questa ricchezza da cornucopia divina? Anche se non significassero niente, che cosa di impressionante bellezza che sa essere un sogno!... che sia la bellezza il vero messaggio dell'inconscio? che sia la bellezza il rimosso? (anche la bellezza degli incubi e delle angosce...).
Torna all'inizio della Pagina

f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 18/11/2009 :  15:53:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
sogni
[img]http://dcairns.files.wordpress.com/2009/09/6266420_82274ec03f.jpg[/img]


Non ho mai trovato qualcuno, tra i professori dell'onirico, che come me sia stupito soprattutto dalla bellezza e dalla straordinaria precisione artistica di un sogno. Cos'è che permette a una mente addormentata di liberare visioni così accurate e del tutto impossibili da ridurre al semplice patchwork di frammenti di memorie diurne: volti e corpi fino al minimo dettaglio di persone mai conosciute, città fantastiche, portaerei volanti, nuvole sotto i piedi, voli tra le galassie, abissi che si aprono nella terra, mostri e angeli?... con una sapienza cromatica, una perfezione di disegno, una cura del dettaglio: cosa c'è in noi che è capace di una cosa così grande?

Il problema del sogno è sempre stato ridotto a quello della sua interpretazione, dove interpretazione è la riduzione di una serie infinita di suggestioni a significati relativamente semplici criptati in maniera per lo più estremamente oscura. E questa euforia estetica, questa ricchezza da cornucopia divina? Anche se non significassero niente, che cosa di impressionante bellezza che sa essere un sogno!... che sia la bellezza il vero messaggio dell'inconscio? che sia la bellezza il rimosso? (anche la bellezza degli incubi e delle angosce...).
Torna all'inizio della Pagina

f.c.
c.s. oltre


1642 Messaggi

Inserito il - 18/11/2009 :  15:55:51  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
sogni
[img]http://dcairns.files.wordpress.com/2009/09/6266420_82274ec03f.jpg[/img]


Non ho mai trovato qualcuno, tra i professori dell'onirico, che come me sia stupito soprattutto dalla bellezza e dalla straordinaria precisione artistica di un sogno. Cos'è che permette a una mente addormentata di liberare visioni così accurate e del tutto impossibili da ridurre al semplice patchwork di frammenti di memorie diurne: volti e corpi fino al minimo dettaglio di persone mai conosciute, città fantastiche, portaerei volanti, nuvole sotto i piedi, voli tra le galassie, abissi che si aprono nella terra, mostri e angeli?... con una sapienza cromatica, una perfezione di disegno, una cura del dettaglio: cosa c'è in noi che è capace di una cosa così grande?

Il problema del sogno è sempre stato ridotto a quello della sua interpretazione, dove interpretazione è la riduzione di una serie infinita di suggestioni a significati relativamente semplici criptati in maniera per lo più estremamente oscura. E questa euforia estetica, questa ricchezza da cornucopia divina? Anche se non significassero niente, che cosa di impressionante bellezza che sa essere un sogno!... che sia la bellezza il vero messaggio dell'inconscio? che sia la bellezza il rimosso? (anche la bellezza degli incubi e delle angosce...).
Torna all'inizio della Pagina

o_cugino
c.s. infuocato


132 Messaggi

Inserito il - 03/12/2009 :  14:22:04  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
“sorella luna, anzi no, cugina alla lontana, se tu splendi io vorrei almeno ritrovare le sue magiche note”

[img]http://www.libreriaalternativa.it/tarocchi%20esoterici.jpg[/img]

Stavo tornando a casa, avevo appena firmato la mia ennesima dichiarazione di guerra al nulla, e riflettevo sul fatto che probabilmente si trattava soprattutto di un tipico gesto di ribellione, “adesso vedremo cosa succedera'” mi dicevo, tanto ormai quel che doveva accadere sarebbe accaduto, e niente lo poteva piu' fermare, percio' avevo deciso che non ci dovevo piu' pensare, non potevo che attendere ancora una volta, ma stavolta no, non ero piu' come al solito l'ebreo in eterna attesa del suo messia, qualcosa a breve sicuramente mi sarebbe piovuto addosso.Dunque viaggiavo verso est, la serata era una di quelle particolari che appaiono solo in alcune giornate invernali, quando il cielo e' particolarmente secco, limpido e freddo, e i miei occhi ansiosi e preoccupati si stavano lasciando affascinare dalla misteriosa luminosita' di quel crepuscolo che impregnava il cielo di colore rosa, senza sole. Poi all'improvviso, dalle colline proprio davanti a me, ma ancora piuttosto lontane, apparve la luna, una sorpresa che davvero non mi aspettavo, il suo disco arancio pallido era spuntato, evidenziando perfettamente le nere e affusolate sagome dei cipressi che segnavano il profilo del mio orizzonte ondulato. Si stava sollevando pigra, mentre con lo stesso ritmo cresceva la sua luminosita', stava diventando color argento pallido, mentre il cielo si faceva sempre piu' scuro, col suo lento movimento ormai aveva superato i cipressi, librandosi per galleggiare in cielo aperto, solitaria e perfettamente rotonda, con tutto il suo faccione che mi guardava da lassu', pieno e tranquillo, io pensavo che chi si fosse trovato in mezzo a quelle piante in cima alle colline le avrebbe viste tutte illuminate dalla sua pallida e fredda luce, e argentate come lei. Ma il caro Mozart invece se n'era andato, anzi a dire il vero ero io che l'avevo fatto scappare, che l'avevo abbandonato, probabilmente era colpa della mia solita endemica incapacita' di trattenere le cose, mentre guardavo la luna sempre piu' bianca in quella fredda serata invernale, sempre piu' alta in quel cielo trasparente, il suo volto pieno e sorridente era sfregiato all'altezza della bocca da una nuvola orizzontale lunga e sottile, un coltello di ghiaccio, lei pero' continuava a sorridere e non sanguinava, i fantasmi di ricotta non possono farlo.

“Sorridi mia dolce e pasciuta luna, che ne sai tu di Mozart, del fatto che io gli ho voltato le spalle e quindi non riesco piu' ad ascoltarlo? Lo so, per te tutto questo e' niente, per me invece no, e poi quanto sono sciocco, parlo con te ma so benissimo che non t'importa, dal momento che tu pensi solo a salire lassu', sempre piu' in alto, per poi sorridere eternamente al mondo, indifferente a tutto. A pensarci bene forse la mia ostinazione al dialogo e' dovuta all'invidia, forse il mio inconfessato desiderio e' diventare come te, e poi magari rubarti il posto, diventare un pallido e immortale spettro sorridente che appare ogni notte per sparire all'alba, da milioni di anni, e continuare a farlo per altri milioni di anni in futuro, anche quando non ci sara' piu' nessuno a guardarlo col naso all'insu', quando la terra sara' morta da un bel pezzo, e tu sorriderai ancora indifferente, figuriamoci se ti preoccupa il nostro umano viaggio che dura un semplice attimo, il tempo di una scintilla, che non si ripete mai, mai, nemmeno due volte. Ma adesso basta, mia simpatica e innocente luna ti devo salutare perche' sono arrivato e sto parcheggiando, non ho piu' tempo per te, e poi magari ti ho gia' detto anche troppo, devo sistemare alcune cose e poi arrangiarmi per la cena, e ad essere sincero ti confesso che un po' mi hai annoiato. Anch'io sono sempre solo come te, ma non sono affatto come te, non splendo in cielo ma posso ascoltare il divino Mozart, anzi veramente potevo, perche' come ti ho gia' detto ora non piu'. Ma dato che qui ed ora, come te ci sono arrivato anch'io, vorra' dire che m'inventero' qualcos'altro, oppure quando e se mi torneranno le forze andro' a cercarlo, magari in qualche osteria lo trovero' intento a bere e cantare, ho ancora un paio di domande da fargli. Tu intanto rimani li, non andartene mi raccomando, col tuo sorriso devi soddisfare almeno un po' le illusioni degli amanti, poi si prenderanno i tarocchi”.


Modificato da - o_cugino in data 03/12/2009 14:34:56
Torna all'inizio della Pagina

o_cugino
c.s. infuocato


132 Messaggi

Inserito il - 05/01/2010 :  02:09:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando


si dice che sia una lettera d'amore di gauguin, molti pero' pensano che sia un falso

[img]http://www.malaspina.com/jpg/gauguin.jpg[/img]


Chissa perche' tutte le intuizioni piu' importanti avvengono sempre quando sono in macchina, come ieri sera ad esempio, stavo cercando di capire come trovare la strada di casa in mezzo alla pioggerella ed alla fitta nebbia quando mi sono fatto una promessa. Le cose si sa, maturano sotto la pelle mentre noi non ce ne accorgiamo, poi salgono verso la superficie, diventano prurito, cosi noi ci grattiamo un po', convinti che passino, invece tornano, allora ci grattiamo ancora, ma loro tornano, ostinate, siccome non si puo' grattarsi tutta la vita, non appena si smette un attimo di farlo, magari per una piccola tregua, il fastidio diventa insopportabile, ed ecco che improvvisamente loro esplodono tutte insieme nel nostro cervello, illuminando col loro bagliore tutto cio' che si e' rifiutato, lasciato marcire in un angolo buio della nostra mente, mostrando tutto il loro bianco e insospettato splendore. E cosi e' stato, anche stavolta, percio' mi sono giurato che questo 31 dicembre sarebbe stato l'ultimo sotto questo cielo umido e freddo avvolto dalla nebbia. Quindi il prossimo 31 dicembre sara' sicuramente sotto la croce del sud, dove l'aspettero' tranquillo davanti ad un mare tiepido, sotto l'ombrellone per ripararmi dal sole, un bicchiere mezzo pieno sopra un tavolino con dentro qualcosa di alcolico, accanto le mie amate sigarette e infine un secchiello pieno di ghiaccio, necessario perche' quello e' un paese sempre caldo, anche in inverno. Ma che sbadato, quasi dimenticavo una cosa che non poteva certo mancare per completare il mio futuro orizzonte, intendo una ragazza giovane e bella, dai movimenti lenti e il corpo snello, gentile e sempre sorridente che mi versa da bere, eternamente in costume da bagno. Quando l'anima riesce a fuggire dalla prigione in cui e' stata rinchiusa, condannata a scontare una vita tra le sbarre, prima o poi trascina con se anche tutto il resto a cui era legata e che ha abbandonato durante la fuga per ovvi motivi, e' solo una questione di tempo, e prima o poi ti ritrova e ti agguanta nonostante tutti i tuoi sciocchi sforzi e gli inutili artifici mentali per provare a scapparle a gambe levate. Ma intanto lei che fa? e' gia' arrivata laggiu', lontana, e si sta godendo tutto quel sole e quel mare caldo e trasparente color smeraldo, magari proprio in questo momento si sta gia' preparando per una gita in barca, sta per attraccare sul quell'isoletta davanti alla terrazza di quel locale dove c'e solo un unico e vero amico, il barman, che mi sta aspettando per farlo sorridere, anche lui dev'essere un po' triste senza di me. Mentre io sto qui, in pigiama davanti alla tv, fuori piove e' buio e fa freddo, ma dammi solo il tempo di sistemare un po' di cose, le ultime, poi parto e ti raggiungo, mia cara lo so che ti manco, io e te lontani saremmo felici solo a meta'. Se poi il denaro non fa la felicita' ha poca importanza per me, so solo che mi piace stare in sua compagnia, perche' riesce sempre a calmarmi e a farmi sentire piu' tranquillo, e poi mi aiuta a sopportare meglio questa vita in mezzo alla nebbia e mi risolve un sacco di problemi, molti dovuti semplicemente alla mia endemica pigrizia. Il fatto e' che qui ormai non resisto piu', ma devo calmarmi e sopportare lo stesso, da qualunque parte mi giro vedo le solite facce pallide e tristi, che decisamente mi hanno stancato, non sopporto piu' nemmeno questo sprecare il mio tempo ad indossare maglioni e pigiami, a parlare e frequentare zombies impegnati tutto il giorno alla ricerca di quattro soldi da spendere malinconicamente il fine settimana, discutendo di stupidita' siderali, quantomai lontane e totalmente estranee a me, io invece adoro le camice estive, quelle svolazzanti sempre fuori dai pantaloni per raccogliere ogni refolo di vento, poi un paio di pantaloni di lino e i miei fedeli occhiali da sole, ma niente scarpe, solo ciabatte leggere, questo e' tutto il guardaroba che mi manca per raggiungerti. L'ultimo viaggio e' sempre quello definitivo, quando tra infinite e inutili sofferenze appare tutto chiaro, quando la strada si illumina in tutta la sua semplicita', cosi semplice da chiedersi come non si era potuto notarlo prima, probabilmente non c'e' nemmeno un perche', in questo ironico mondo dove tutto e' esattamente il contrario di cio' che appare, dove la morte e' condizione essenziale per la vita. Il nostro piccolo e ingannevole istinto fa il possibile per non comprendere, lui vorrebbe l'eternita' tutta e subito per se stesso, finendo sistematicamente per portarci a sbattere la testa contro un muro fino a romperla, o ad infilarla nelle crepe piu' buie come uno struzzo, poverino, pensando di salvarci ci porta solo sull'orlo dell'abisso, ma tant'e', non dipende da noi, o forse si, ma queste cose non m'interessano piu'. Quanti anni ha perduto Alvin a fare migliaia di chilometri, a girare tra citta', scienza, arte, persone, convinto di dover assolutamente capire e conoscere, ostinandosi a rifiutare l'intuizione precisa di essere intento solamente a sfuggire a lui, a Un Gioco, come fosse la peste nera. Alla fine si sono trovati, inchiodati dal destino uno di fronte all'altro, percio' costretti a guardarsi negli occhi, a parlarsi e conoscersi. E' stato difficile, soprattutto faticoso liberarsi di quella pesante montagna di rifiuti che si portavano addosso, accumulata col passare degli anni, coltivata minuziosamente dal senso del peccato per esser nati. Spinti in giro per il mondo per cercare di evitarsi, fossilizzandosi invece nell'eterna ripetizione della stessa patetica scena, anche se girata in mille modi diversi. E poi Zen, bellissima elegante e sfuggente, sempre accanto a loro, un angelo trascurato, il doppio custode delle loro esistenze, ma ora non piu'. Ormai manca poco a completare il puzzle, solo gli ultimi pezzi, il viaggio piu' grande, quello che non usa auto, ne navi o aerei, ma porta ai confini dell'universo anche stando sdraiati su un divano. Finalmente e' pace fatta tra Alvin e Un gioco(con la benedizione di Zen ovvio), ma pure un addio al vecchio divano, ormai troppo consumato, ho preso una sedia a sdraio e un biglietto, nessun rimpianto, ma tanti semplici ricordi.

Torna all'inizio della Pagina

o_cugino
c.s. infuocato


132 Messaggi

Inserito il - 10/03/2010 :  23:03:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

la ragazza del bar

[img]http://www.hotel-rimini.com/var/news/storage/images/notizie/cocktails-nuove-ricette/3347-3-ita-IT/cocktails-nuove-ricette_articolo.jpg[/img]


Otto erano i gradini, li avro' contati chissa' quante volte, era la mia discesa verso la piccola felicita' di quel viso sorridente, che da anni ogni tanto avevo il piacere di incrociare, quello della ragazza di quel bar in centro. Passeggiavo da piu' di dieci minuti pregustando quel momento, l'attimo del saluto sfiorando i sui occhi mentre ordinavo qualcosa da bere, e mentre mi avvicinavo mi interrogavo su cosa ci fosse in quel suo sorriso gentile, aveva il potere di riappacificarmi col mondo, senza essere mai riuscito a darmi una risposta. Ma a dire il vero non m'importava; si, d'accordo, la ragazza era carina, ma non era quello il motivo, in quanti altri locali era cosi, con una ragazza carina al bancone che serviva? e poi non avevo mai tentato di conoscerla, non le avevo nemmeno chiesto il nome. Ma quel giorno, dopo aver superato quei gradini ed aver percorso i pochi metri del porticato sotto al quale stava il suo piccolo bar, proprio mentre stavo per aprire la porta del locale, mi sono accorto che le luci all'interno erano spente, e su un cartello appeso alla porta proprio alla mia altezza c'erano scritte due parole: “cedesi attivita'”. Il mio cuore ebbe un sussulto, cosi rimasi immobile per alcuni secondi davanti a quella porta, rileggendo e rileggendo quelle due parole senza riuscire a pensare, non volevo afferrare il loro senso evidente. Poi, dopo aver provato a spingere ugualmente per un paio di volte la porta mi assali' una profonda tristezza, stavo realizzando che non l'avrei rivista mai piu', dato che non avevo la minima idea di chi fosse, e non sapevo il suo nome. Mentre una rabbia interiore e incontrollata verso me stesso e verso il mondo mi assaliva, ancora una volta mi domandavo cosa m'importasse di lei, come poteva quel nulla perduto riempirmi di tanta malinconia e tristezza. Le cose erano cosi semplici, lei era uscita dal mio universo delle ombre, e li sarebbe tornata, per sempre, che cosa sarebbe cambiato, nulla. Il semplice gesto di sorridermi mentre mi versava da bere non significava nulla per lei, ne ero sempre stato sicuro, le veniva troppo naturale, come era possibile avesse tutto quel potere su di me?. Poi, col passare del tempo, ho capito, ma non mi va di spiegare troppo, non posso, anzi non credo di poterci riuscire, dietro ad ogni angolo potrebbe nascondersi la luce nera del buio sempre pronta a tendermi un agguato per inghiottirmi, mentre la luce bianca ha fatto scomparire lei, spazzandola via per sempre, la mia linea divide a meta' quei due mondi inconciliabili e indesiderati, ai quali non appartengo, amo solo ridere di entrambi mentre gli scappo via a gambe levate facendo gestacci, anche se spesso con addosso la pelle d'oca. Come spiegazione non vale un gran che', lo so, anzi sono il primo a riconoscere che sia piu' che altro penosa, e me ne vergogno un po', ma credo che se tentassi con una migliore finirei per vergognarmi ancora di piu'.


Torna all'inizio della Pagina

o_cugino
c.s. infuocato


132 Messaggi

Inserito il - 02/04/2010 :  01:20:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

stelline
[img]http://www.cuore.org/wp-content/uploads/2008/04/stelline.jpg[/img]

E' facile perdersi, certe volte e' molto piu' facile di quanto uno pensa, ad esempio basta guardare il cielo in una notte limpida, stellata e senza luna, quella sensazione toglie il fiato, tutto si capovolge, come ci potessimo cadere dentro finendo per scomparire laggiu', ingoiati dallo spazio infinito. Poi si abbassa lo sguardo, non si puo' sostenere troppo a lungo quel brivido, cosi si torna qui, il viaggio rapidissimo e' gia' finito, durato un attimo, conviene guardare a terra e girare i tacchi. Solo il mondo, forse, ci appartiene, questa trottola che non smette mai di girare, certe volte fino a dare la nausea. Ma non e' questo cio' che occorre, il vino giusto, senza estasi si distrugge solo la contemplazione e oltretutto mi ruba il tempo. Meglio sognare, quindi chiamo la bella ragazza del bancone, che me ne versi ancora un po', col suo gesto grazioso e lento, devo farmi coraggio, me ne serve un po' per inseguire quella lucina lontana che mi sfugge sempre, perdendosi nella notte, e' cosi lontana, ma dev'essere proprio lei, la mia piccola stella, forse stavolta riesco a prenderla, questa calda notte e' quella giusta, me lo sento, infatti mi sembra finalmente di riuscire ad avvicinarmi a lei, e' sempre piu' luminosa, quasi ci sono, eccola, ancora un po', un'ultima corsa ed e' fatta, sara' mia. Ma all'improvviso un uomo, l'abitante di quella vecchia casetta che sta sulla sommita' della collina si affaccia alla finestra, poi spegne la lucina che illumina il suo campanello, ormai e' tardi e' se ne sta andando a letto, cosi ora e' buio totale. Ma domani riprovo, giuro che la prendo, so perfettamente che quando sara' mia la mia fortuna cambiera'.


Torna all'inizio della Pagina

o_cugino
c.s. infuocato


132 Messaggi

Inserito il - 31/05/2010 :  15:31:05  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

space oddity

[img]http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/b/b9/DavidBowiePhilips.jpg[/img]

La barca procedeva lenta sopra la secca mentre l'ecoscandaglio cercava i pesci, e intanto io me ne stavo sdraiato e rilassato in un angolo a prua, senza piu' pensare alla pesca, osservavo con distratto interesse quella specie di grande scoglio sotto il sole luccicante, chiamato l'isola dei topi, tutto pieno di riflessi. Ad un certo punto, mentre quasi sonnecchiavo cullato dalle onde, sopra uno spuntone comparvero come dal nulla tre sagome nere, immobili, guardavano me, anche se io non riuscivo a distinguerle bene lo sapevo perfettamente, cosi tutta la mia attenzione si concentro' su di loro, improvvisamente svegliata da quelle tre nere e misteriose presenze. Dopo averle fissate per un po' mi accorsi che erano tre cormorani, bruttissimi e neri come il carbone, niente di cosi straordinario, ma lassu', in cima a quel piccolo scoglio e in quel silenzio rotto solo dal leggero rumore del motore al minimo e delle piccole onde che sbattevano sulla poppa della barca le sentivo molto inquietanti, erano li che aspettavano me? Forse, ma la stranezza non era quella, fu l'intuizione che mi venne dopo pochi istanti, all'improvviso ebbi chiaro il significato dei primi 3 numeri, rappresentano fondamentali segreti dell'universo, parole grosse gia', eppoi era come se me lo avessero detto loro, quelle 3 sagome nere brutte e inquietanti, perfettamente immobili sopra quel grande scoglio. Il numero uno e' la solitudine, l'assenza o la mancanza, il numero due l'armonia, la dualita' dell'universo, il giorno e la notte, il bene e il male, la simmetria e l'antimetria che mettono equilibrio tra entita' contrastanti. Infineil numero 3, avevo chiara in testa la visione di chi fosse quello sconosciuto, almeno fino a quell'istante, era la stranezza che si nasconde dietro ogni cosa, l'anomalia che tra la vita e la morte fa in modo che alla fine prevalga sempre la morte, che pero' e' necessaria affinche' ci sia la vita, non potrebbe esistere la vita senza la morte, ma mai in contemporaneita', cosi il tre disaccoppiava un universo fino ad allora apparentemente perfetto. Si proprio lui, il numero tre, e' la stranezza che lascia eternamente aperta la porta al fato, all'imprevedibilita' che regola senza sottomettersi alla regola del due. I fisici pensano che alla nascita dell'universo ci sia stata una spaventosa guerra tra materia e antimateria, se non ci fosse il numero 3 tutto si sarebbe annullato, invece lui, l'anomalia, ha fatto in modo che la materia, almeno nell'universo che noi conosciamo, sia stata in piccolissima percentuale superiore, impedendo che tutto scomparisse in una immane esplosione di energia. Quindi da allora due piu uno per me non ha piu' fatto tre, come due solitudini non hanno mai fatto una compagnia. E mentre riprendevo in mano le canne da pesca questo pensiero si allontanava da me, scivolando e scomparendo veloce in quel mare trasparente, ovviamente spaventando i pesci, perche' da quel momento non abbiamo preso piu' nulla, ma da allora i numeri non sono piu' stati come prima, e chiaramente il numero tre e' diventato il numero del destino, e il destino a sua volta ha preso un significato differente. Chissa' quanti numeri mancano ancora all'appello della comprensione, magari sono infiniti, mah.



Torna all'inizio della Pagina
Pagina: di 10 Discussione Precedente Discussione Discussione Successiva  
Pagina Precedente
 Nuova Discussione  Rispondi
Vai a:
© Torna all'inizio della Pagina
Generated in 0.06 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03