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 letture, scritture
 Qual è il lettore ideale?
 France frattini - 2006
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 26/08/2009 :  07:46:15  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
condizioni

[img]http://pippasporch.files.wordpress.com/2009/07/leonardo-da-vinci-study-for-the-drapery-of-a-sleeve-artdotcom.jpg[/img]


Una cosa sono le condizioni necessarie, sulle quali è lecito ragionare, un'altra le condizioni sufficienti, che sono mistero. I caravaggeschi avevano per lo più le prime, Caravaggio entrambe. - Sempre Aristotele ci aiuta: per essere riproducibile l'arte dovrebbe essere frutto di una theoria applicata grazie a una techne, e invece è una phronesis (sapienza che si dà solo nella pratica). Anche la goduriosa fruizione di un'opera d'arte è una phronesis e non una theoria. Non si può insegnare a godere, nel senso di rendere riproducibile in altri il mio godimento. Questo per lo stesso motivo per cui, secondo Kant, e giustamente, non si può sapere (avere la certezza matematica) che Dio esiste. Se lo vuoi amare, non lo devi sapere. Il che vale per tante cose, forse tutte le essenziali.
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nelson dyar
c.s. infuocato


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Inserito il - 26/08/2009 :  13:17:04  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://www.ivirgil.it/set/Darwin/Jpeg/Vaso_profilo.jpg[/img]


...E chi vuole mai insegnare il godimento a "riprodursi"? Una bella utopia, altro che comunismo. Era un modo per individuare ciò che contraddistingue il capolavoro, che sia o meno phronesis poco importa, ma è un fatto: se esso è tale non esaurisce la sua carica artistica in un'occasione, che sia lettura visione o ascolto. E' questo il dramma, forse, del secolo, e quindi anche dell'arte: la smania socratica che consente di fare a pezzi qualunque cosa sotto ad un microscopio. Il che mi sta benissimo per ciò che riguarda "dio" che trovo impossibile "amare"; assai meno bene per ciò che riguarda ogni condizione che dia luce all'arte, dunque una nebbiolina ottimistica, nebbiolina a priori, qualcosa di esistente ma indefinito. L'osceno desiderio di vivisezionare ogni più piccolo moto dell'animo, sviscerarlo, analizzarlo, catalogarlo e liquidarlo ha fatto sì che non si potesse più far crescere nessuna pianta nel giardino dell'occidente. Un altro motivo, se già non ne avessi a sufficienza, per guardar male gli psicanalisti ab ovo.

Modificato da - nelson dyar in data 26/08/2009 13:30:19
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 26/08/2009 :  19:12:01  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
tutti pazzi per Socrate

[img]http://mysite.verizon.net/thelogos/socrate.jpg[/img]


Che sia una phronesis invece importa molto. Come diceva Carmelo Bene ai "critici": "voi le cose le dite, io le devo fare!"

Mi sembra che tu abbia un'idea di Socrate molto vicina alla versione che ne dà Nietzsche nella Nascita della tragedia: un Socrate "bieco illuminista"... ma, per esempio nel Fedro, si legge questo: "Non è vero, dice Socrate, che si deve preferire chi non ama a chi ama, perché il primo sa controllare se stesso (sophronei), mentre il secondo è pazzo (mainetai). Questo sarebbe ben detto, se fosse ovvio che la mania (follia) è un male; ma i beni più grandi vengono a noi attraverso la follia, quando è data per un dono divino (...). Noi, di contro, dobbiamo far vedere che tale mania è data dagli dei per la più grande fortuna (eutychia). E se questa dimostrazione non sarà credibile per chi è abile (deinos), lo sarà per chi è sapiente (sophos)." (Fedro, 245b-c). E le citazioni, anche da altri dialoghi, potrebbero abbondare. Come vedi, per stare al tuo criterio, un notevole causatore di "entropia": lo condannaro per questo.
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o_cugino
c.s. infuocato


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Inserito il - 26/08/2009 :  23:35:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

a proposito di capolavori godimento ed arte, chiedo scusa, mi consento

[img]http://matteocrespi.com/files/images/goya%20ridiculo.preview.jpg[/img]

forse che l'arte non e' semplicemente la costruzione di un pensiero originale costruttivo che possibilmente si spinga oltre quello di trovare il miglior sistema per riempirsi la pancia, si fa per dire. Dovuto, puo' darsi benissimo, ad una intuizione, visione, folgorazione divina, ecc ecc, e qui mi fermo, mi inchino e lascio tutto lo spazio alla nostra intellighenzia, l'unica in grado di riempirlo, come e' giusto che sia, io non ho ancora compreso ben a fondo il significato della parola sarchiapone. Dunque a volte capita che tale pensiero venga ben riprodotto su carta, su carta da musica, su tela, o in qualche altra forma espressiva, senza sottilizzare troppo, da colui il quale dotato delle qualita' per farlo riesca a farlo, colui che viene poi definito artista, magari per precauzione o giusta prudenza dopo aver atteso la sua morte. Seguono il godimento, il capolavoro, la sindrome di stendhal, ecc ecc, insomma un mare di considerazioni colte e intelligenti, piene di magnifiche bellissime citazioni, tanto che spesso mi lasciano stupefatto per la loro inventiva e genialita', ma anche qui mi fermo e lascio largo spazio a chi e' piu' adatto.
Detto questo, per non perdermi, come ho detto, nell'infinita profondita' delle arditamente colte e intelligentissime osservazioni mi permetto dunque un esempio pratico, terrestre, pure volgare, prego percio' si chiuda un occhio nei miei confronti, dato che di piu' non mi viene. Faccio quindi il confronto tra il miglior libro della tamarro(ma potrebbe essere di falletti, o di qualsiasi autore di best sellers attuale nostrano) e una pagina qualunque di uno scritto qualunque di kafka, togliendogli pure tutta la sua naturale ironia, il mio godimento riproduttivo(?), se possibile. Ora la mia semplicistica doppia domanda e' questa:
“va dove ti porta il quore” contiene un pensiero originale profondo, che sia uno, o magari due, o assomiglia di piu' alla sceneggiatura di una soap opera? la stessa cosa si puo' dire per quel foglio di K.? Ma io sono pigro, cinico, e con la scusa pure amante delle piante, quindi forse il mio e' un cattivo esempio, che mi e' comodo, troppo comodo, puo' darsi.

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nelson dyar
c.s. infuocato


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Inserito il - 26/08/2009 :  23:46:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
SOCRATE:
Chi Giove? Ma se Giove
non c'è! Non dir sciocchezze!
LESINA:
Che mai sento! E chi piove
dunque? Per cominciare, spiegami questa cosa.
SOCRATE:
Queste, diamine! E prove posso addurtene a iosa!
Senza nuvole, hai visto mai, dimmi, che piovesse?
Se fosse Giove, piover dovrebbe anche quand'esse
son lungi, a ciel sereno!
LESINA:
Questo me l'hai provato
bene assai, per Apollo! E io che pel passato
mi credevo che Giove pisciasse in un buratto!
Ma chi fa i tuoni, dimmelo? Quelli m'han sempre fatto
venir la tremarella!
SOCRATE:
Tuonano rotolando
queste!
LESINA:
E in che modo, spirito demolitore?
SOCRATE:
Quando
si sono rimpinzate di molta acqua, e conviene
si spostino per forza, di pioggia essendo piene,
e traendole il peso naturalmente al basso,
piombando una sull'altra, scoppian con gran fracasso.
LESINA:
E chi le sforza a muoversi? No Giove?
SOCRATE:
No davvero!
È l'etereo vortice!
LESINA:
Vortice? Non me n'ero
accorto! Non c'è Giove, c'è Vortice, sul trono!
Ma nulla ancor m'hai detto della romba e del tuono.
SOCRATE:
Non ci senti? Le nuvole, pese per la gran piova,
cadendo una sull'altra, rimbombano!
LESINA:
E la prova?
SOCRATE:
La trarrò da te stesso. Nelle feste d'Atena,
t'avvenne mai d'avere la pancia troppo piena
di brodetto, e sentirtela sconvolta, e un brontolio
rimescolarla tutto d'un tratto?

(Aristofane)

...Come fidarsi della buona fede di chi riporta un pensiero senza tentazione di metterci un afflato del proprio? Sia spirito comico, o scientifico, o politico? Non è grazie a ciò lo stesso Cristo un filosofo -senza magari essere nemmeno esistito? Nel mio delirio sull'aumento e diminuzione dell'entropia di uno scritto, mi riferivo precisamente alla narrativa, all'arte in senso lato; e l'aumento del grado di disordine è l'effetto piacevole che suscita in me e non la cosa in sé: ovvio che ad un saggio, o alla musica di Bach, tale criterio non si possa applicare (sempre che si possa). Ho usato la parola "socratico" grossolanamente, un "ti estì" per intenderci.


Modificato da - nelson dyar in data 27/08/2009 00:22:44
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o_cugino
c.s. infuocato


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Inserito il - 27/08/2009 :  02:25:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

"...nel mio delirio sull'aumento e diminuzione dell'entropia di uno scritto..."


[img]http://blog.lamiaombra.it/wp-content/uploads/sntuamadre.jpg[/img]


mi piace la parola entropia, assomiglia molto alla parola sarchiapone, dev'essere sicuramente una parola importante, vorrei capire ...anche socrate e le nuvole


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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 29/08/2009 :  08:13:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
entropie & antientropie

[img]http://sussurro.files.wordpress.com/2007/11/olho1.jpg[/img]


"Quanto maggiore è la parte dello choc nelle singole impressioni; quanto più la coscienza deve essere continuamente all'erta nell'interesse della difesa dagli stimoli, quanto maggiore è il successo con cui opera; e tanto meno esse penetrano nell'esperienza, tanto più corrispondono al concetto di "esperienza vissuta"."
(Walter Benjamin, Di alcuni motivi in Baudelaire)
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f.c.
c.s. oltre


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Inserito il - 29/12/2009 :  10:48:57  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
libro come liberi echi del libro

[img]http://www.sagarana.net/rivista/numero29/images/d7.jpg[/img]


"Vorrei che questo oggetto-avvenimento, quasi impercettibile fra tanti altri, si ricopiasse, si frammentasse, si ripetesse, si simulasse, si raddoppiasse, sparisse infine senza che la persona cui è capitato di produrlo possa mai rivendicare il diritto di esserne il maestro, di imporre quel che voleva dire, né di dire quel che doveva essere."
(M. Foucalt, Prefazione alla II edizione della Storia della follia nell'età classica)
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f.c.
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Inserito il - 31/12/2009 :  08:52:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
a chi baciare le mani

[img]http://www.ffzg.hr/kompk/slike%20nove%20web/tristram_shandy.jpg[/img]


1. «Gli intenditori! Sono tutti una manica di feticisti, idolatri dei fronzoli e degli orpelli della critica, o, per troncare la mia metafora, il che è un peccato, visto che ero andato a cercarla sin sulle coste della Guinea – hanno la testa, signore, così infarcita di regoli e calibri, sono così eternamente proclivi ad usarli in tutte le occasioni, che sarebbe meglio che un’opera di genio andasse alla malora subito piuttosto che essere punzecchiata e straziata a morte da quei signori. Avete provato a sentirli?»

2. «Farei cinquanta miglia a piedi, giacché non ho un cavallo che valga la pena di montare, per andare a baciare la mano a quell’uomo che avesse la generosità di lasciar le redini della sua fantasia nelle mani dell’autore, e si abbandonasse al piacere della lettura senza sapere né domandarsi perché.»

(L. Sterne, La vita e le opinioni di Tristram Shandy gentiluomo)

..e auguri di buon anno a tutti.

Modificato da - f.c. in data 31/12/2009 08:57:03
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f.c.
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Inserito il - 13/01/2010 :  17:33:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
nell'eventualità

[img]http://www.dangennoe.net/wp-content/uploads/2009/05/terracotta-army-general-xian-china.jpg[/img]


"Resta inteso che l'atto del leggere è come la messa in scena di un opera di cui siamo al contempo registi, interpreti e spettatori e, pertanto, non c'è commento che possa eguagliare la bellezza spirituale di un'esecuzione nell'eventualità creatrice e contemplativa del soggetto."

(M. Conti, Introduzione a SUN TZU L'arte della guerra, RL gruppo editoriale, 2009)

Modificato da - f.c. in data 13/01/2010 18:00:48
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Lady Catherine
nuovo c.s.


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Inserito il - 14/01/2010 :  13:22:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
"Forse non ci sono giorni della nostra adolescenza vissuti con altrettanta pienezza di quelli che abbiamo creduto di trascorrere senza averli vissuti, quelli passati in compagnia del libro prediletto (…) un ricordo talmente dolce (…) che ancora oggi, se ci capitano tra le mani i libri di un tempo, li sfogliamo come fossero gli unici calendari conservati dei giorni passati e ci aspettiamo di vedere, riflessi sulle loro pagine, le case e gli stagni che non esistono più."

Marcel Proust - Sur la lecture
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f.c.
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Inserito il - 15/01/2010 :  20:24:42  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
quando leggere era parlare

[img]http://www.pontremoli.info/immagini/Socrate.jpg[/img]


"Piú di tutte le altre, le opere filosofiche sono legate all'oralità, poiché la stessa filosofia antica è, anzitutto, orale. Certamente accade che ci si converta leggendo un libro, ma allora ci si precipita dal filosofo, per ascoltare la sua parola, per interrogarlo, per discutere con lui e con altri discepoli, in una comunità che è sempre un luogo di discussione. In rapporto all'insegnamento filosofico, la scrittura non è che un espediente per aiutare la memoria, un ripiego che non riuscirà mai a sostituire la parola viva.

La vera formazione è sempre orale, poiché solo la parola orale permette il dialogo, ossia la possibilità per il discepolo di scoprire egli stesso la verità nello scambio delle domande e delle risposte, e anche la possibilità per il maestro di adattare il suo insegnamento ai bisogni del discepolo. Numerosi filosofi, e non dei minori, non hanno voluto scrivere, poiché ritenevano #8209; sulla scorta di Platone e probabilmente con ragione #8209; che ciò che la parola viva scrive nelle anime sia piú reale e piú durevole dei caratteri tracciati sul papiro o sulla pergamena."

(P. Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi 2005)
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Inserito il - 02/04/2010 :  12:08:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
riceviamo e volentieri pubblichiamo

[img]http://zeirus.files.wordpress.com/2009/02/vecchi_libri.jpg[/img]


L'editoria italiana non paga, scordatevi la carriera – piccolo panorama realistico per gli aspiranti scrittori

Chi vive in Italia, e abbia almeno quarant'anni, quel che ora scriverò lo sa già, tuttavia è meglio metterlo per iscritto, ché magari servirà ai giovani italiani, perché sappiano che i motivi della loro rabbia e del loro sentirsi derubati, ignorati o sfruttati dalla attuale editoria, sono motivi sacrosanti.
Ricordatevi dunque sempre questo, giovani: l'Italia è il Paese dei malfattori incapaci di qualsiasi professionalità di alto livello culturale e morale. Solo loro, i privi di scrupoli che manco leggono i vostri CV e i vostri inediti, possono vivere (e bene) in questa stupenda isola di mafiosità e ignoranza – vergogna e motivo di riso per l'Europa moderna tutta, Paese isolato e giustamente incompreso, Paese dove neanche un contratto editoriale vi garantisce dal non essere pagati dall'editore che lo ha controfirmato.

Se non siete come loro, degli insensibili e dei disonesti, lasciate da parte le aspirazioni sane.
Dunque fate i calciatori, per carità, bravi giovini, o prendete altre strade, imbracciate altre carriere: economia e commercio, gioco in borsa o nelle bische, rapine ben fatte assieme ai banchieri, prostituzione televisiva, stradale o partitica, spaccio di droghette varie e quant'altro, che so: un assessorato al comune... ma la letteratura, l'originalità, la profondità e l'intelligenza, la competenza e la serietà, l'onore, per favore no! No! Mai! Diventerete lo zimbello di tutti e morirete di fame! Chi vi vuol selezionare e pretende di giudicarvi nell'editoria (tutta: piccola o grande, tranne eccezioni), sappiatelo sempre, è un incivile, un uomo rozzo e abbrutito senza passioni né competenze o professionalità: sfuggitegli! Sfuggite all'editore! Amatevi! Piuttosto cercate di conoscere quei sottosviluppati mentali che stanno nei realitisciò! Fate la fila per farvi decerebrare dalla De Filippi o simili! Ve ne prego! Amatevi! Non studiate l'italiano e men che mai la letteratura, la sintassi!

Insomma: se siete onesti e il papà non ha amici importanti, per favore emigrate subito a vent'anni, non aspettate di averne trentacinque come ho fatto io, povero demente illuso, attualmente quarantacinquenne! Laurea e via: trovare ostello fra gente normale, fuori Italia.

Eh, sí, qui adesso, giovani italiani, io vi scrivo per amore puro e disinteressato (lo faccio gratis): perché sappiate che se siete forti lettori e avete sale in zucca, se pensate che l'Italia sia dopotutto un Paese europeo, dove l'editoria è un campo dell'economia che accetta chi sappia lavorare bene, cioè scrivere bene, dove si può fare carriera come nell'economia, ecco, attenti: toglietevi questi grilli dalla testa: sapere scrivere è in Italia un demerito, anzi addirittura una colpa e una carriera nel campo della cultura è possibile solo per chi si arruffiani con direttori, editori, politici, imprenditori e loro fiduciari (portaborse e lustrascarpe amici di famiglia). Giri chiusi ed ermetici – non come Montale, eh eh eh. Siete fuori dai giri: non fatevi alcuna illusione, siete totalmente inutili, o magari solo carne da macello ad andar bene.

Sí: per fare strada nell'editoria italiana bisogna essere dei maleducati, nel senso di arraffatori, politicanti, affaristi spregiudicati e soprattutti analfabeti, o semianalfabeti (per salvare il blasone) che NON leggono, o se leggono lo fanno in fretta e se lo fanno in fretta non capiscono un acca. Ma leggono bene le cifre del proprio stipendio, quelle sí, hai voglia. Però voi uno stipendio, se avete dignità ed amor proprio, non lo percepirete mai. Prostituendovi magari sí: dovrete scrivere male e in modo piatto e intanto arruffianarvi col capo imbecille, e attendere che vi lanci un boccone come ai cani. Al guinzaglio.

Cosí, dunque, preciserò ancora, adesso scrivo (gratis) perché voi giovani dovete sapere di aver prefettamente ragione a ritenere l'editoria italiana un insieme di persone di dubbia moralità che pensano alla saccoccia loro e a quella dei tipografi, dei distributori, dei vecchi tromboni della letteratura, pensano alle tasche di tutti quelli che sono loro indispensabili insomma ma non alle vostre, voi siete di serie B: e questo perché voi giovani onesti e capaci scrittori avete la colpa di essere giovani, innamorati del sapere e della vita e bravi, professionali o che potete diventar professionali ben presto, se qualcuno vi aiuta e vi paga.

Avete la colpa di tutto questo, capite? E chi sta in colpa deve morire di fame, non deve pensare a fare lo scrittore ma l'impiegato a termine, non deve sposarsi e fare figli, essere felice, ma deve decadere e diventare un pessimista, un moribondo come i vecchiacci che vi giudicano. Mai leggere e lanciare le opere profonde scritte con sacrificio e competenza da chi non stia nei giri giusti, dicono e sanno bene questi vecchi perfidi e mezzi zombie, Grandi Ignoranti Editori e Direttori e Capiredattori ex leccaculo o attuali leccaculo anche se hanno i capelli bianchi.
E se ogni tanto leggono qualcosina – poco eh, non si sa mai ché fa male alla vista – questi volponi tutti direttori editoriali e intimi dei capoccioni, o anche tutti figli di papà o partigiani di qualche partito politico o filibustieri avventurieri, questa gentaglia insomma, se legge i dattiloscritti degli sconosciuti – putacaso il vostro dattiloscritto inedito – questa gentaglia, ripeto, cerca solo il modo per sfruttarli gratuitamente, i vostri sacrifici di occhi di testa e di cuore. E se poi questi mascalzoni vi fanno pubblicare un articoletto, guai a pagarvi: il vostro lavoro, il vostro tempo non vale una lira, un euro pardon. Gratis è la parola che tutti propongono al giovane che scriva bene, non certo ''Ti pubblico e ti pago'' ma GRATIS. Gratis voi, loro invece hanno già uno stipendio, ovviamente, il tipografo, poi, loro lo pagano, eh... il tipografo vale molto piú di voi che scrivete l'opera, sia chiaro.

No, no: la letteratura italiana non paga – gli scrittori competenti – paga solo editori, direttorucci e direttoroni, distributori, librai e tipografi. Con l'eccezione di qualche scrittore ammanicato e spesso penoso, che vanta un nome, e lo vanta perché ha un altro impiego sicuro in altro settore, e inoltre va a cena con gli editori e dunque può stare tranquillo. E nemmeno troppo, ma piú di voi che scrivete meglio di lui, sí, certamente costui è piú tranquillo di voi: che gliene frega? Tanto ha un altro lavoro, scrive solo per la gloria, mica perché sappia fare solo questo, come voi, poveri giovani letterati, voi poveri imbecilli illusi e sentimentali che vorrebbero fare letteratura per professione come in tutt'Europa accade ai competenti.

Allora forza: leggete solo i classici di almeno cinquant'anni fa e intanto imparate a scrivere male, esercitandovi inoltre a prostituirvi in altri campi piú redditizi, cos'aspettate? Donnine allegre, gigolò, savoir faire a tutta birra, ragazzi: muoversi!
Non crederete mica che Gadda, Campanile, Calvino e gli altri bravi oggi, se avessero venticinque anni nel 2000, farebbero altro se non imparare a scrivere sgrammaticato e a fare i furbi per sopravvivere nella marmaglia?

Sergio Sozi
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Inserito il - 19/04/2010 :  20:04:02  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
commozioni necessarie

[img]http://content.bauerweb.co.uk/central_content/films-dvds/dr_parnassus.jpg[/img]


"Io non cerco salvezza nell'indifferenza; la commossa meraviglia è la parte migliore dell'umanità e, per quanto il mondo gli renda difficile il sentire, l'uomo quando è commosso sente profondamente ciò che è infinito."

(J. W. Goethe, Faust)
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Generated in 0.08 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03