Home | Profilo | Discussioni Attive | Utenti | Download | Cerca nel web | Cerca | FAQ
Nome Utente:
Password:
Salva Password
Password Dimenticata?

 Tutti i Forum
 Extra-vaganze
 Uno spazio "senza tema"
 plotone d'esecuzione
 Nuova Discussione  Rispondi
Pagina Precedente
Autore  Discussione Discussione Successiva
Pagina: di 7

questo quello ciò
nuovo c.s.


0 Messaggi

Inserito il - 10/11/2010 :  11:30:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://www.theoi.com/image/Z19.1Mnemosyne.jpg[/img]


"Era al di sopra di tutti, ma questo non dipendeva da lui: aveva semplicemente dimenticato di desiderare..."
(Cioran, L'inconveniente di essere nati)
Torna all'inizio della Pagina

iniziali comuni
nuovo c.s.


0 Messaggi

Inserito il - 03/01/2012 :  12:12:38  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://spa.fotolog.com/photo/58/20/112/villaanbar/1278537512233_f.jpg[/img]


behemoth


“O il male è ciò di cui abbiamo paura, o il male è che abbiamo paura”.

Qual eccellenza di pluralità si cela in questo nome: - behemoth! - quasi che nel suo nome siano racchiusi tutti i nomi degli animali a venire, e quelli leggendarî e quelli reali; e chi sa se poi gli animali da leggenda non diventino, in un futuro a noi noto, reali, o se, in un passato a tutti ignoto, non lo sian stati, e chi sa che i reali non diventino, estinguendosi via via le specie tutte, immaginarî, o se, estintesi esse specie di già, di già immaginati, di là da immaginare.
Una notte, forse la notte dei tempi, behemoth, questo il suo bizzarro nome, addormentandosi da veglie inquiete, si ritrovò mutato, nel suo letto di foglie, in una creatura pien di meraviglia; e prese a sognare: quello che era il luogo della sua dimora, o la dimora del suo luogo, e il tempo altresí, – tutto, tutto era come d’incanto mutato, e la stessa sua dimora non era piú la stessa. Era una notte onnipervasiva, una notte totale, assoluta, che avvolgeva di sé ogni cosa rendendone indistinti e i contorni e di che la loro consistenza. Al tocco suo le cose tutte assumevano nuove forme, ed anzi, era proprio come se le perdessero, quasi evanescendo le forme nuove e vane nascendo morte al vano, e le evanescenti in vece come se ne trovassero finalmente una, a latere della propria latenza, o d’altrui, e piú e piú forme a margine dei loro proprî marginalia, o dei suoi dèi. Il letto di foglie volate via, un sibilo di vento di sibilla sillabi e sillabe di fatto in soffio soffiando su di esse, desso, si ricomponeva nell’aria senz’aria come d’un tappeto miniato di nebuloscure, venate e innevate, grondanti larme di larve, e stilla a stilla stillanti nerinchiostri, e poi bianchi, e poi un uovo, intanto che il fior di loto e la pianta sua selvatica e salvatica, alla cui ombra behemoth giaceva, al di là s’innervavano d’ogni visibilia, d’ogni mirabilia al di là. Umido umore emanando da la palus putredinis che abitava, da cui era abitato, qual tumido tumore a capo, ne rilasciava liquido liquor vitreo e diaccio a bagnare di sé il fuor di sé, quasi che nulla potesse proteggere il cerebro suo dalla spina puntuta e pungente. Là dove la terra terragna era – ora, a ogni passo da gigante, le dimensioni sue essendo ancora cotali, la falda si sfaldava in mota smottata, come d’un tremuoto che aprisse crepe e crepacci, e solchi e solchi minati di sé, o d’altro, e abissi, e abissi, pronte le mine a esplodere, a implodere; di ossi di ossa, le pareti scoscese d’osceno teatro d’ossesso, il greto sgretolato d’ogni enfio fiume volto all’urna o al sepulcrum, dalla lettera muta di bellezza, del gran mare cinereo, e d’oronero e di nerocarbone fin qui nato, lembi lambiva l’equo reo di nessuna colpa, di nessuna innocenza, – e quale la colpa, allora? – e quale l’innocenza, allora? Solid’ali di nulla a nulla attaccate, se non al resto di nulla, volavan senza volare per la solid’aria men comune, epperò piú comune se solo fosse stata non di tutt’altra solidità, re spirando e la natura tutta e lo stato senza stato d’essa e delle cose altresí, come d’un evolvere in voluto nolente di nessuna intelligenza e nesciente di nessuna scienza, che progredisse solo e soltanto nel regresso d’ogni bene per – e quale il bene, allora? – o che regredisse solo e soltanto nel progresso d’ogni male diviso e condiviso – e quale il male, allora? Di gorgo in gorgo il traffico stupefatto e stupefacente d’organi organato alla bisogna della mancanza d’ogni ben navigato essere alla necessità del superfluo – e quale la necessaria necessità allorquando la presenza invece d’ogni male tra pianto espianto espiando chi sa cosa, chi sa chi? Et cetera et cetera muta mutava in dolenza di rotta voce e dirotta, o di verso smisurato e diverso, senza piú metro, senza piú regolo né regole, privati gli archi a tutto sesto in un di sé dissesto da particole privanti, qua lí men che mai nonunque, e cosí la sofferenza provata dai provati d’essa, e cosí il dolore provato dai provati d’esso, – a che? a che la purezza, impari ad ogni impuro? a che la giustitia, e questa giustitia ingiusa, e quella insusa, e amendue insulse e ingiuste? e ché negare ai di già negati? e ché rifiutare ai di già rifiutati? Ad ogni angolo di strada rifiuti e rifiutati, anzi, non v’era piú strada da percorrere in questo percorso di bujo, e l’erta antiqua fatta di rovine, d’eventi senz’evento, e ogni casa disabitata dalle parole: solo un rumore disumano abitava di tra l’abbandonate all’abbandono mura, come non di spirti ma di lemuri; soltanto la paura abitava questi luoghi senza luogo, questi tempi senza tempo. Cava la montagna non piú montagna, cava la cava d’ogni esserci – mento armato: la verità era che si mentiva nel dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità – e quale la verità, se non disarmata, e disarmante? La realtà era che non c’era realtà, se non da disarmare – e quale la realtà, allora? Ogni cosa disabitata d’umano, ove mai fosse l’uomo umano, o fosse stato, al tocco del behemoth, quest’animale, questa bestia, questo spirto spiritello, si riappropriava di sé, e tornava a esser cosa, e la natura innaturale natura, e l’uovo nuovo uovo.
Torna all'inizio della Pagina

iniziali comuni
nuovo c.s.


0 Messaggi

Inserito il - 03/01/2012 :  12:15:13  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
[img]http://spa.fotolog.com/photo/58/20/112/villaanbar/1278537512233_f.jpg[/img]


behemoth


“O il male è ciò di cui abbiamo paura, o il male è che abbiamo paura”.

Qual eccellenza di pluralità si cela in questo nome: - behemoth! - quasi che nel suo nome siano racchiusi tutti i nomi degli animali a venire, e quelli leggendarî e quelli reali; e chi sa se poi gli animali da leggenda non diventino, in un futuro a noi noto, reali, o se, in un passato a tutti ignoto, non lo sian stati, e chi sa che i reali non diventino, estinguendosi via via le specie tutte, immaginarî, o se, estintesi esse specie di già, di già immaginati, di là da immaginare.
Una notte, forse la notte dei tempi, behemoth, questo il suo bizzarro nome, addormentandosi da veglie inquiete, si ritrovò mutato, nel suo letto di foglie, in una creatura pien di meraviglia; e prese a sognare: quello che era il luogo della sua dimora, o la dimora del suo luogo, e il tempo altresí, – tutto, tutto era come d’incanto mutato, e la stessa sua dimora non era piú la stessa. Era una notte onnipervasiva, una notte totale, assoluta, che avvolgeva di sé ogni cosa rendendone indistinti e i contorni e di che la loro consistenza. Al tocco suo le cose tutte assumevano nuove forme, ed anzi, era proprio come se le perdessero, quasi evanescendo le forme nuove e vane nascendo morte al vano, e le evanescenti in vece come se ne trovassero finalmente una, a latere della propria latenza, o d’altrui, e piú e piú forme a margine dei loro proprî marginalia, o dei suoi dèi. Il letto di foglie volate via, un sibilo di vento di sibilla sillabi e sillabe di fatto in soffio soffiando su di esse, desso, si ricomponeva nell’aria senz’aria come d’un tappeto miniato di nebuloscure, venate e innevate, grondanti larme di larve, e stilla a stilla stillanti nerinchiostri, e poi bianchi, e poi un uovo, intanto che il fior di loto e la pianta sua selvatica e salvatica, alla cui ombra behemoth giaceva, al di là s’innervavano d’ogni visibilia, d’ogni mirabilia al di là. Umido umore emanando da la palus putredinis che abitava, da cui era abitato, qual tumido tumore a capo, ne rilasciava liquido liquor vitreo e diaccio a bagnare di sé il fuor di sé, quasi che nulla potesse proteggere il cerebro suo dalla spina puntuta e pungente. Là dove la terra terragna era – ora, a ogni passo da gigante, le dimensioni sue essendo ancora cotali, la falda si sfaldava in mota smottata, come d’un tremuoto che aprisse crepe e crepacci, e solchi e solchi minati di sé, o d’altro, e abissi, e abissi, pronte le mine a esplodere, a implodere; di ossi di ossa, le pareti scoscese d’osceno teatro d’ossesso, il greto sgretolato d’ogni enfio fiume volto all’urna o al sepulcrum, dalla lettera muta di bellezza, del gran mare cinereo, e d’oronero e di nerocarbone fin qui nato, lembi lambiva l’equo reo di nessuna colpa, di nessuna innocenza, – e quale la colpa, allora? – e quale l’innocenza, allora? Solid’ali di nulla a nulla attaccate, se non al resto di nulla, volavan senza volare per la solid’aria men comune, epperò piú comune se solo fosse stata non di tutt’altra solidità, re spirando e la natura tutta e lo stato senza stato d’essa e delle cose altresí, come d’un evolvere in voluto nolente di nessuna intelligenza e nesciente di nessuna scienza, che progredisse solo e soltanto nel regresso d’ogni bene per – e quale il bene, allora? – o che regredisse solo e soltanto nel progresso d’ogni male diviso e condiviso – e quale il male, allora? Di gorgo in gorgo il traffico stupefatto e stupefacente d’organi organato alla bisogna della mancanza d’ogni ben navigato essere alla necessità del superfluo – e quale la necessaria necessità allorquando la presenza invece d’ogni male tra pianto espianto espiando chi sa cosa, chi sa chi? Et cetera et cetera muta mutava in dolenza di rotta voce e dirotta, o di verso smisurato e diverso, senza piú metro, senza piú regolo né regole, privati gli archi a tutto sesto in un di sé dissesto da particole privanti, qua lí men che mai nonunque, e cosí la sofferenza provata dai provati d’essa, e cosí il dolore provato dai provati d’esso, – a che? a che la purezza, impari ad ogni impuro? a che la giustitia, e questa giustitia ingiusa, e quella insusa, e amendue insulse e ingiuste? e ché negare ai di già negati? e ché rifiutare ai di già rifiutati? Ad ogni angolo di strada rifiuti e rifiutati, anzi, non v’era piú strada da percorrere in questo percorso di bujo, e l’erta antiqua fatta di rovine, d’eventi senz’evento, e ogni casa disabitata dalle parole: solo un rumore disumano abitava di tra l’abbandonate all’abbandono mura, come non di spirti ma di lemuri; soltanto la paura abitava questi luoghi senza luogo, questi tempi senza tempo. Cava la montagna non piú montagna, cava la cava d’ogni esserci – mento armato: la verità era che si mentiva nel dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità – e quale la verità, se non disarmata, e disarmante? La realtà era che non c’era realtà, se non da disarmare – e quale la realtà, allora? Ogni cosa disabitata d’umano, ove mai fosse l’uomo umano, o fosse stato, al tocco del behemoth, quest’animale, questa bestia, questo spirto spiritello, si riappropriava di sé, e tornava a esser cosa, e la natura innaturale natura, e l’uovo nuovo uovo.
Torna all'inizio della Pagina
Pagina: di 7  Discussione Discussione Successiva  
Pagina Precedente
 Nuova Discussione  Rispondi
Vai a:
© Torna all'inizio della Pagina
Generated in 0.09 sec. Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03