"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 4, aprile 2003


Ogni scrittore, come ogni persona, ha le sue stelle d’orientamento, e a sua volta è stella (danzante?) per altri. 

Proviamo a segnalarne qualcuna

 

 

Per Don Giovanni di Lorenzo Da Ponte e W. A. Mozart:

 


 

 

18. Alexandr Puškin (il Don Giovanni di)

 

 

 

 


 

Chandrá vuol dire Voluttà.

 Sentir un cuore al primo battito

L’amore inseguire e d’un tratto

Strappare a lei un appuntamento

Segreto… e nell’intimità

Ammaestrarlo in tranquillità…

 

“Per poco non morivo di noia, che gente! che paese! Il cielo, grigio come fumo! E le donne? Vedi, mio sciocco Leporello, io non scambierei l’ultima contadina Andalusa con la più bella donna di laggiù […] era una pena frequentare quelle bambole di cera, senza vita…” - Il Don Giovanni di Puškin (torna dall’esilio, forse da Bòldino?) è senz’altro afflitto da una qualche forma di chandrá alla Eugenio Onieghin, sorta di ondata di spleen byroniano che lo fa sbuffare, lamentare, provar nostalgia per gli sguardi sotto la veletta (pizzo e malinconia) delle sue donne.

Un po’ come in Baudelaire, Alla passante: “Io contratto come un pazzo, bevevo/ nel suo occhio, livido cielo dove germoglia l’uragano/la dolcezza che affascina la bellezza che uccide”.

Ama, questo don Giovanni, e sembra quasi redimersi dall’impenitenza (che delusione!)

 

Eppure quale sciabolio di schermaglie amorose guizzano nella scena IV: Don Giovanni maschera la sua “natura” sotto un tabarro da monaco, e inginocchiato ai piedi di Donn’Anna (“amo la folle giovinezza,/ e ressa, i fasti, e contentezza/ e di dame l’attento vestire/ e bei piedini… ancora l’Onieghin tradotto da Giudici), Don Giovanni si dichiara pronto a baciare finanche la fibbia della sua vedova “consolabile”…

Ecco, ecco che qui si è direttamente sbalestrati nella mitica biblioteca puškiniana, lo Shakespeare del Riccardo III aperto a bella posta sul tavolo di betullina spenta. Le analogie sembrerebbero invitanti: Gloucester è l’assassino crudele del marito di Lady Anna, così Donn’Anna è ancora una volta moglie, e non figlia del Commendatore. Proprio dinanzi al feretro Gloucester urla - gli è naturale, è nato con i denti: “ciò presagiva chiaramente che avrei ringhiato e morso, e fatto il cane”- Gloucester urla, strepita e blocca il corteo “o per san Paolo, faccio una salma di chi disubbidisce!”; allo stesso modo, nella notte nera Don Giovanni si fa trovare davanti la tomba del Commendatore, e col suo piglio satanico giunge a prendersi gioco di lei, invitandola a star di guardia all’alcova, praticamente il “vuoi star dentro con la bella ed io far la sentinella” canticchiato da Leporello.

 

Lady Anna pare decisa, sembra non voglia cedere a nessun prezzo: “sozzo demonio, vattene”. E ancora: “Spenga il tuo giorno una notte nera e… morte… la … tua … vita". Ma Gloucester, seduttore luciferino:  non maledire  te stessa, ché sei tu luce e vita per me

Allo stesso modo, Donn’Anna, ignara di chi sia il suo corteggiatore, di Don Giovanni si lascia sfuggire: “pugnalerei al cuore, quel farabutto…” E Lui: … tacerò; ma non scacciate quello a cui la vostra vista è sola gioiaDov’è il pugnale? Ecco il mio petto […] Cosa significa morire? La vita io darei con serenità, per vedervi anche un solo istante…” 

Insomma qualche assonanza, il tono, il fraseggio trillato, negli affondi e parate di quest’assalto in punta di fioretto, per quanto… per quanto Don Giovanni paia davvero illanguidito, vittima della propria fama, in tutto  trasfigurato dall’amore “amando voi, io amo la virtù, e per la prima volta trepidante e umile mi inchino innanzi a lei” ; mentre Gloucester – assassinio speranza delle donne - meglio se sotto i panni di Carmelo Bene, una volta sedotta Lady Anna, ci dà ancora qualche speranza: …la tengo la tengo, ma non per molto, non per molto…ehehehheehehehehhe”.      


 

 

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