"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 4, aprile 2003


Ogni scrittore, come ogni persona, ha le sue stelle d’orientamento, e a sua volta è stella (danzante?) per altri. 

Proviamo a segnalarne qualcuna

 

 

Per Don Giovanni di Lorenzo Da Ponte e W. A. Mozart:

 

 

9. de Laclos

 


 


 

Era una donna, adesso non è nulla

(Balzac, La duchesse de Langlais)

Malraux aveva capito tutto: ”Valmont vuole andare a letto con la marchesa, che non vuole più andare a letto con lui; vuole andare a letto con la Tourvel, che non vuole. Va a letto con Cécile che vorrebbe andare a letto con Danceny. Quando la marchesa va a letto con Prévan, è ossessionata dall’idea di farlo cacciare. Nel corso di questa celebre apologia del piacere non una coppia, una sola volta, entra in un letto senza avere un’idea per la testa. Questa idea è, quasi sempre, la costrizione. […] l’originalità sta nel fatto che il mezzo di costrizione non è più la forza ma la persuasione. La menzogna è lo strumento più sottile di costrizione: agire su una parte dello spirito della persona da sedurre affinché questa domini la persona intera. Il lettore senta la costrizione con più forza poiché è nel segreto, e quando Cécile o Mme de Tourvel si credono libere, lui le sente prigioniere perché sa che sono state giocate.”

 

Ecco: la Persuasione, la Costrizione, la Crudeltà fredda, un dongiovannismo “come un’arte e una scienza, che ha le sue regole nella tattica e nell’attacco”; non è un caso, allora, che il giacubbino Laclos, artigliere maestro di balistica, inventore dell’obice, fosse proprio un “militare” di stanza presso l’isola di Ré (Che noia! Che noia! certo però, ammalarsi di dissenteria! Si potrebbe zufolare malandrini e arbasini: “morire a Taranto fu un errore/ lo fece per amore della sua Guarnigione…”)

Nelle Liasons il vero Don Giovanni non è Valmont, per quanto Baudelaire riconoscesse nelle sue fattezze il profilo francese di Lovelace; è piuttosto la marchesa di Merteuil, crudele “Eva satanica”,  grande architetto del Mondo specchiato nell’intrigo della Galanteria. È lei che “consiglia Valmont, lo tratta da idiota, con ragione, se egli osa consigliarla” (Malraux). E l’arte sua della Seduzione è talmente sottile, ventaglio affilato, da poter prescindere dalla Bellezza stessa; del suo viso, infatti, della freschezza sua mitica, la stessa che tutti assicurano stupefacente, del suo volto melusino  nessuno mai potrà, saprà, avrà necessità di descrivere  i tratti.

 

Ma allora è vero! Risulta veritiero il principio secondo cui “il trucco è l’anima”, se poi in questi  lacci perigliosissimi delle Liasons tutto ruota sempre attorno a questo Viso di cipria! 

Ecco, allora, il racconto della adolescenza silenziosa della marchesa “in cui, senza amici e senza maestri, [ella] si provoca volontariamente del dolore per cercare in quell’istante l’espressione della gioia”; e ancora,  il finale del romanzo, là dove il Volto assume il valore di emblema, medaglione dell’anima, e la macchia del vizio si manifesta allora in un devastante vaiolo, angelo necessario della Morale.  (un po’ come in un’insuperata lettura di Otello: Jago diventa ciò che Otello è, si fa cioè Moro, il vizio stravolgendolo lo colora di colpa.) 

E pensare che Laclos, proprio sul tema della seduzione, aveva avuto parole di un equilibrio roussoviano, in quel breve saggio “edificante” preparato per un concorso dell’Accademia di Châlons-sur-Marne: Quali potrebbero essere i mezzi più adatti a perfezionare l’educazione delle donne - Dell’Educazione delle donne.   Che diabolico sdoppiamento di personalità! 

Ma in fondo, come sempre aveva ragione Praz, gran lettore di Sade: “se la virtù non conduce alla felicità, almeno si salvino le apparenze punendo alla fine il vizio già trionfante”. 

Almeno salviamo le apparenze. Il trucco è tutto. 


 

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