"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 11, settembre 2005                                         


 

n. 12 °*° William Shakespeare: Spettro delle mie brame - fantasmi di Amleto  °*° n. 12

 


 

 

31. Saxo Grammaticus

 

 

 

 


 

 

«Il fondatore sacro di Copenaghen potete salutarlo nella sua effigie sul palazzo municipale: è Absalon, vescovo guerriero, uscito indenne da una strage di re, duro e alacre battezzatore degli ultimi pagani baltici; nel suo secolo, il dodicesimo, in Islanda si scrivevano le saghe, stupendo documento della morte del Nord arcaico. Ma Absalon era questo paradosso, un vichingo cristiano, un «romano»; e fu lui a dar mandato al suo scrivano Saxo Grammaticus di scrivere in latino quella cronaca danese che generò Amleto e i suoi fantasmi.»

(G. Manganelli, L’isola pianeta, Milano 2006)

 

«Ci si soffermi sia pur brevemente su questa fonte [Historia Danica di Saxo Grammaticus]. Abbiamo qui un re ucciso dal fratello, il quale ne sposa la moglie. E un giovane principe, “Amlteh”, che vuole vendicare il padre e per far questo finge, come leggiamo, una “grottesca pazzia” (dietro la quale, sottolinea la fonte, c’è una straordinaria astuzia). ….

(A. Lombardo, L’eroe tragico, Roma 2005)

 

«La porta da cui entrare nel regno dell’Amleto pre-shakespeariano è la disadorna narrazione di Saxo Grammaticus (ca 1150-1216) nei libri III e IV del suo Gesta Danarum

(…)

«Grazie alla buona formazione ecclesiastica, Saxo sapeva scrivere in un latino eccellente e ornato, dote rara ai suoi tempi. Benché ispirato dal patriottismo a scrivere le grandi cronache del suo paese, egli fu in Danimarca come un pesce isolato, anche se rispettabile, in una rozza provincia. Egli rimase orientato verso il polo culturale di quei tempi, l’Islanda, da cui doveva trarre la maggior parte del suo materiale, pur contribuendo a ‘danesizzarlo’, come vediamo nella storia di Amleto, dove tutti gli elementi indicano una vicenda dinastica locale.» 

(…)

«Nella versione riportata da Saxo, Amleto diventa re e regna felicemente. (…) Quando assistiamo alle nozze di Amleto non solo con la figlia del re inglese, ma anche con la regina di Scozia, e al suo ritorno in patria con le due mogli per convivere in armonia, possiamo sospettare un grossolano tentativo di fondare pretese dinastiche al regno di Britannia da parte della Casa di Danimarca.»

(G. de Santillana – H. von Dechend, Il mulino di Amleto, Milano 2003)

 

«Forse Shakespeare non aveva un preciso progetto del dramma, alla cui fonte danese erano ignote sia la malinconia che l’esitazione.»

(G. Restivo, Percorsi della critica su Amleto, in Tradurre/Interpretare “Amleto”, Bologna 2002).

 

 °*°

 

L’Historiae Danicae Libri di Saxo Grammaticus (1140-1210) fu pubblicata nel 1514. I libri III e IV sono dedicati al leggendario Amlethus o Amlodhi. Per Shakespeare fu una fonte indiretta, mediata dalla versione francese di François de Belleforest, che trovi nel terzo racconto della quinta serie delle sue Histoires Tragiques (1570). Belleforest allunga del doppio l’originale aggiungendo dialoghi, notazioni psicologiche e osservazioni moraleggianti. Shakespeare la lesse probabilmente in originale: la versione francese, del 1608, è infatti posteriore di diversi anni all’Amleto.


 

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