"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 10  maggio 2005

 

 

      Degas Danza Disegno di Paul Valéry


 

 

 2. Matite 

 

 

 

 


 

 

“Vi è un’immensa differenza tra il vedere una cosa senza matita in mano e il vederla mentre la si disegna.

O meglio, sono due cose assai differenti che si vedono. Anche l’oggetto più familiare ai nostri occhi diventa tutt’altro, se ci si mette a disegnarlo: ci accorgiamo che lo s’ignorava, che non lo si era mai veramente veduto. Sino ad allora l’occhio non era servito che come intermediario”

(Degas Danza Disegno)

 

La “vista voluta” dell’uomo che disegna richiede “una volontà che duri”: dunque il contrario della vaga e discontinua attenzione della vita di sempre: quella ci fa correre senza pace, per lo più nella contemporanea obbedienza a più compiti nello stesso tempo. Le sue sono dunque le leggi che rendono possibile la fretta: essenzialità, chiarezza dei segni, automatismi... Per orientarsi, dunque, basta una segnaletica, e figure lette come abbozzi standard.– Col disegno si entra in un altro mondo, già solo se si cerca semplicemente di copiare qualcosa. 

 

All’inizio, il miracolo dell’attenzione (Simone Weil!) precipita nello spaesamento, perché si scopre quanto cieca sia una lettura delle cose che le riduca al loro semplice riconoscimento. - Proust, a un certo punto racconta un momento in cui il narratore guarda la nonna, e vede finalmente che è vecchia, e che morirà. La visione costante ed economica della persona cara, cancellava invece, su quel volto e su quel corpo, il tempo - che sul corpo di un vecchio è l'essenziale.

 

Quello sguardo - in quante storie, religioni, miti? -, tra meraviglia e dolore, è un risveglio.

Il disegno coltiva - costanza e volontà - questa pratica, e “la festa dell’occhio è anche una battaglia” (Ib.). - Il primo gesto sarà allora la cancellazione della figura economica e convenzionale della cosa perché la cosa stessa emerga, astratta e complessa:  “mi accorgo che non conoscevo affatto quello che conoscevo: il naso della mia migliore amica...” (Ib.).

 

Così, sotto l’occhio di chi disegna le cose tornano intere, quindi misteriose. - Ma, se un uomo che disegna con una matita si costringe a una precisione di sguardo incomparabilmente maggiore, di quella che ci basta di solito,  va bene pensare come Valéry che non esiste arte che possa impegnare più intelligenza del disegno” (Ib.)

 


 

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