"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 8, luglio  2004

 


Elogio degli uccelli di Giacomo Leopardi

 

 

8. Al diavolo il tesoro!

 

 

 


 

“...benché queste disposizioni dell’animo sieno 

ragionevolissime, e le lor contrarie irragionevoli.” 

(Dialogo di Plotino e di Porfirio)

Il contrario di illusione non è verità; ma noia. 

La noia (cuore depressivamente esatto e stupidissimamente intelligente) sa il prezzo di tutto e il valore di niente. Soprattutto, la noia s’illude che la vita abbia finito di illudere, dando per certo che il tutto alle spalle sia proprio Tutto. Sottovaluta così la legge che chiameremo leopardianamente del “Ma contuttociò”, aggravando vanamente uno stato già pernicioso di suo.

Prima di essere animali sapienti, infatti, malgrado il decadere sempre più ricorrente nei deserti senili della pura razionalità, siamo animali naturali. Esseri cioè ai quali, in fondo, non interessa davvero trovare il tesoro, ma indugiare a cercarlo certo sì! - E, proprio nel più bel libro mai scritto su un tesoro da cercare, la frase-clou, nell’euforia del viaggio che inizia e con le vele spiegate al vento che chiama, dice schietta e diretta al tesoro: “Al diavolo!” (R. L. Stevenson, L’isola del tesoro).

Resta il fatto che il bisogno inguaribile di vivere deve farsi nel corso del tempo arte sottile. Perché, ahimè, “Non è in arbitrio degli uomini” dimenticare (Dialogo di Timandro e di Eleandro). - Essendo il mondo fatto alla rovescia, la cosa vale per tutto tranne che per la scuola. Fuori di lì, però, l’accatastarsi morboso di disincanti e dolori vampirizzerebbe la vita che scorre, ingorgandone il meglio dentro ferite rimaste spalancate e onnivore come buchi neri avarissimi.

Ma questo uccide sul nascere la nostra vocazione essenziale, che è - come per gli uccelli - di essere, e di compierci, come dice Plotino a Profirio, e per quanto a ognuno è dato, “nel miglior modo”...

                                             


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