"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 13, settembre 2007                                         

 

           n. 13 °*°  William Shakespeare: Spettro delle mie brame - fantasmi di Amleto °*° n. 13

 


 

 

81. T. S. Coleridge

 

 


 

Amleto, per il già di suo peritosissimo Coleridge, è la prova di un’esitazione dovuta a una «great, an almost enormous, intellectual activity, and a proportionate aversion to real action consequent upon it» (S. T. Coleridge, Hamlet, 1819).

 

A. C. Bradley si oppose, suggerendo ironicamente che questa interpretazione  avrebbe potuto essere frutto di una proiezione della nevrosi dello stesso Coleridge, «for it is downright impossible that the man we see rushing after the Ghost, killing Polonius, dealing with the King’s commission on the ship, boarding the pirate, leaping into the grave, executing his final vengeance, could ever have been shrinking or slow in an emergency. Imagine Coleridge doing any of these things!» (A. C. Bradley, Shakespearean Tragedy, 1904).

 

Potrebbe essere benissimo così, ma cosa farsene della propria biografia se non la porta per accedere a qualcosa di più essenziale? Il punto infatti è che Coleridge è il primo a sentire l’esigenza di una svolta per un «philosophical criticism».

E infatti: «I believe the character of Hamlet may be traced to Shakspere's deep and accurate science in mental philosophy». Come si sa, questo della «philosophy» è uno degli spartiacque essenziale che hanno diviso le infinite letture di Amleto in due, e tendenzialmente le letture anglosassoni non hanno scelto la parte di Coleridge.

 

Coleridge disegna un Amleto molto simile a come lo ritroveremo nella celebre recensione di Gadda: il giovane principe, reso «in exhaustion and inanity» dall’incontro con lo Spettro, è ipersensibile come un espressionista; percepisce coi sensi e con la mente «a form and a colour not naturally their own»; «his senses are in a state of trance, and he looks upon external things as hieroglyphics».

Da qui il suo infinito parlare: «Hamlet opens his mouth with a playing on words, the complete absence of which throughout characterizes Macbeth».

 

Da qui accedi alla pagina con tutto il saggio di Coleridge.


 

 torna a  

 

torna su