"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 13, settembre 2007                                         

 

           n. 13 °*°  William Shakespeare: Spettro delle mie brame - fantasmi di Amleto °*° n. 13

 


 

 

88. Boris L. Pasternak

 

 

 


 

La traduzione di Pasternak di Amleto (1939, ma poi a lungo rielaborata) sta alla Russia come quella di Schlegel alla Germania. Segna un punto di non ritorno, e un grande evento letterario. Proposta a Pasternak dal regista Vsèvolod Mejerchòl’d e da sua moglie, la celebre attrice Zinaida Raich, impegna il poeta «come un’opera drammatica originale in russo, perché, al di là dell’esattezza, della corrispondenza con l’originale, è animato soprattutto da quella libertà intenzionale senza cui non è possibile accostarsi ai capolavori».(B. Pasternak, Traducendo Shakespeare, in Quintessenze Venezia 1990):

 

«Una traduzione non costituisce un gran merito, anche se è ben fatta. C’est pas grandchose [sic]. Ma quale gioia e che salvezza per me è stato lavorarci! Del resto non c’è bisogno di convincertene: sei stata tu che hai scritto quelle cose sulla Bisbetica… Il piacere più alto, non paragonabile a nessun altro per me, consiste nel leggere ad alta voce e senza tagli almeno metà della tragedia. Per tre ore di seguito mi sento un uomo nel più alto significato della parola, un essere, cioè, non asservito e privato della parola, ma libero e ardente; per tre ore soggiorno nelle sfere a me familiari per nascita e per la prima metà della mia vita, e poi cado esausto per il dispendio di energie, “ritorno alla realtà”.»

(B. Pasternak, Le barriere dell’anima. Corrispondenza con Ol’ga Fréjdenberg, Milano, 1987)

 

Versione moderna, rapida, che ispira spettacoli celeberrimi: il film di Grigori Mihailovic Kozintsev del 1964, lo spettacolo di Jurij Ljubimov alla Taganka di Mosca del 1971, accomunati da un tratto dinamico e positivo di cui era già stato rimproverato Pasternak: «…hanno trovato Amleto troppo attivo e ottimista, senza più nulla di tragico. Ma è proprio questo lo spirito della traduzione! Poveri interpreti!» (Ibid.).

 

Questo Amleto deciso nel destino lo riconosci anche nella poesia che gli dedica il Dottor Zivago (1957) e che leggi con le altre alla fine del romanzo:

 

S’è spento il brusio. Sono entrato in scena.

Poggiato allo stipite della porta

vado cogliendo nell’eco lontana

quanto la vita mi riserva.

 

Un’oscurità notturna mi punta contro

mille binocoli allineati.

Se solo è possibile, abba padre,
allontana questo calice da me.

Amo il tuo ostinato disegno,
e reciterò, d’accordo, questa parte.
Ma ora si sta dando un altro dramma
e per questa volta almeno dispensami.

 

Ma l’ordine degli atti è già fissato,

e irrimediabile è il viaggio, sino in fondo.

Sono solo, tutto affonda nel fariseismo.

Vivere una vita non è attraversare un campo.

 

(trad. di M. Socrate, Milano 2002)


 

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