"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 13, settembre 2007                                         

 

           n. 13 °*°  William Shakespeare: Spettro delle mie brame - fantasmi di Amleto °*° n. 13

 


 

 

91. Copernico

 

 


 

«Digges era un contemporaneo di Shakespeare (1564 – 1616), la cui carriera letteraria si svolse in un periodo di grande fermento intellettuale: il Rinascimento, la Riforma e la graduale conferma da parte di Galileo del modello copernicano dell’universo. Shakespeare conosceva la famiglia Digges, era al corrente della corrispondenza tra il grande astronomo danese Tycho Brahe e persone vicine a Digges, e conosceva anche il ritratto di Tycho sotto le insegne di famiglia dei suoi trisavoli Sophie Gykdenstierne ed Erik Rosenkrantz. Tycho sosteneva ancora un modello dell’universo con la Terra al centro (che aveva pubblicato nel 1588) e sembra che Shakespeare costruisse l’Amleto, la sua massima tragedia, costellandola di ogni sorta di allusioni a questi dibattiti astronomici (*).

I personaggi di Rosencrantz e Guildenstern nascono in questo modo, e rappresentano la concezione geocentrica del mondo di Tycho, che il falso re Claudio trae dall’astronomo dell’antichità Tolomeo (vissuto intorno al 140 d.C.), il cui modello dell’universo fu soppiantato da Copernico. Claudio ingiunge n modo memorabile ai due cortigiani di aiutarlo con un nuovo modello geocentico, al che Amleto proclama con eloquenza poetica la sua visione di un mondo infinito ispirata dall’amico Thomas Digges: “Potrei vivere in un guscio di noce e credermi re d’uno spazio infinito”.»

(J. D. Barrow, Linfinito. Breve guida ai confini dello spazio e del tempo, Milano 2006)

 

(*) Peter Usher, “Bulletin of the American Astronomical Society”, 28, 1996, p. 1305 e Shakespeare’s Cosmic World View, “Mercury” 26, gennaio-febbraio 1997, pp. 20-23.


 

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