"Il Compagno segreto" - Lunario letterario.Numero 13, settembre 2007 

 


n. 13 °*° W. Shakespeare : Fantasmi di Amleto  °*° n. 13

47.  Vendette senza gioia

 


«E’ una dolce passione la vendetta, di grande peso e naturale: lo vedo bene se pure non ne ho alcuna esperienza.»

(M. de Montaigne, Saggi, vol. III)

 

«Le opere della virtù sono più rare

di quelle della vendetta.»

(La Tempesta, Atto V, sc. 1)

 

 

Per la gioia del Bouvard o Pechucet che è in noi: leggi i critici e trovi un coro unanime, almeno, sulle capacità di Amleto di far la festa a Claudio: «il principe Amleto sa meglio di noi di aver ricevuto un incarico del tutto inadatto alla sua personalità» (H. Bloom, Shakespeare, Milano 2003); «Egli dovrebbe vendicare l’assassinio, ma si sente stranamente incapace di farlo» - (S. Freud, Dostoevskij e il parricidio, 1927); la sua è una «pigra vendetta» (R. Girard, Shakespeare. Il teatro dell’invidia, Milano 2002); «Tutte le circostanze cospirano a favore della vendetta, ma invano!»; (W. Goethe, Wilhelm Meister. Gli anni dell’apprendistato, Milano 2006). La babele ricomincia sul perché.

 

Posto che un’ipotesi escluda l’altra, non perché sia un Edipo da psicoanalisi ma un Narciso, dice Auden: «Prima che questo avvenisse egli non era affatto un eroe, ma solo un giovanotto normale. Il risultato è che, invece di vendicare semplicemente il padre e farla finita, egli ama segretamente la sua situazione e non può sopportare di farla finire, perché chi sarebbe allora?» (W. H. Auden, Lezioni su Shakespeare, Milano 2007).

Amleto sarebbe dunque troppo giovane e narciso per almeno sospettare la saggia gioia di essere nessuno. Intanto subisce la cattiva presunzione dello Spettro-papà, il quale, benché uso a valutar soldati, non cura il principio essenziale: per il bene della missione, mai dare incarichi stolti a uno troppo intelligente.


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