"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 12, settembre 2007

 


 

n. 12 °*° W. Shakespeare : Fantasmi di Amleto  °*° n. 12

 

 

 

30. Atto quinto, scena seconda

 

 

 

 


 

«Gli inglesi stessi hanno riconosciuto che l’interesse finisce col terzo atto…»

(W. Goethe, Wilhelm Meister. Gli anni dell’apprendistato, Milano 2006)

 

  

«Il ridicolo prepara all’orribile» (L. Tieck, Il meraviglioso in Shakespeare, 1793); ma anche il viceversa. - «I funerali di Ofelia sono stati una buffonata convulsa: il duello una furia di spadate da beccaio. L’unico a sapere qualcosa è certo quel sordido fantasma, ma sarebbe vano e forse rovinoso interrogarlo» (G. Manganelli, Un amore impossibile, in Agli dèi ulteriori, Torino 1972).

 

Predisposto da Laerte e Claudio il piano, il resto è pochade: «Ho comprato un unguento da un ciarlatano…» (Atto IV; sc. 7): «basterà un graffio»… così parla Laerte, un furbetto del quartierino che «la marmaglia / chiama signore» (Atto IV, sc. 5). Il Re aggiunge un veleno suo («basterà un sorso») a quello del ciarlatano da offrirgli in una coppa: ammazzarlo due volte perché non muoia a metà… i due tramano… in quanto furbetti, sarebbero perfetti Totò e Peppino che cercano di far scema l’avara Titina per rubarle il denaro necessario a uno stralcio di dolce vita…

 

Seguono da tanti errori pochi rapidissimi fatti: la regina beve nella coppa avvelenata al posto del figlio; Laerte viene ferito dalla spada da lui stesso avvelenata; il re viene infilzato dalla spada di Laerte e ingozzato a sua volta col veleno della coppa che aveva predisposto… notevole che «Amleto il danese» (Atto V, sc. 1)  dia al moribondo del «dannato Danese» (Atto V, sc. 2), ma non è la prima volta che in questa Danimarca il peggio che possano farsi è darsi del Danese… Amleto quindi agonizza e dice parole bellissime e per una volta brevi. Orazio si crede più un antico romano che un danese – anche lui! - e decide di avvelenarsi a sua volta, ma Amleto lo ferma perché vuole che resti «per narrare la mia storia» (Ibid.). Amleto morente vota per Fortebraccio re, che è il figlio omonimo del nemico dell’omonimo suo padre (il Fantasma!). «Il resto è silenzio».  Fortebraccio pronunciando un breve elogio del morto accetta la corona; la sua ultima parola è «sparare». – Morti Gertrude, Ofelia, Polonio, Amleto e Claudio, sopravvivono – legge darwiniana? – solo gli insignificanti, che subiscono una sola perdita: Laerte. I superstiti, questo necessario contorno della tragedia, appaiono al momento rintronati, ma li sappiamo capaci di oblio. Saranno, come del resto sempre, estimatori imbambolati del presente in quanto tale: fortebraccisti della prima ora. Da ciò la necessità, per il morto Amleto, di Orazio, parco emblema della scrittura.


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